<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<!-- generator="wordpress/2.9.2" -->
<rss version="2.0" 
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	>

<channel>
	<title>Amisnet Global Feed</title>
	<link>http://amisnet.org</link>
	<description>Ogni notizia, commento e pagina creata sui siti del network AMISnet.</description>
	<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 13:09:45 +0000</pubDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.9.2</generator>
	<language>it</language>
	<item>
		<title>Cile: i minatori intrappolati lottano con il popolo Mapuche</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2010/09/02/cile-i-minatori-intrappolati-lottano-con-il-popolo-mapuche/</link>
		<comments>http://amisnet.org/agenzia/2010/09/02/cile-i-minatori-intrappolati-lottano-con-il-popolo-mapuche/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 13:09:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia Coronati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://amisnet.org/?p=9529</guid>
		<description><![CDATA[&#8220;Liberate i Mapuche, da 41 giorni in sciopero della fame&#8221;. &#8220;Pinera stai zitto&#8221;. Sono i due messaggi che i minatori intrappolati da quasi un mese nella miniera di San Jose&#8217; a Copiapo&#8217; hanno cercato di esibire davanti alle telecamere. Ma i media li hanno censurati.
I trentatre minatori, diventati involontariamente il simbolo della lotta alla precariet? [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Liberate i Mapuche, da 41 giorni in sciopero della fame&#8221;. &#8220;Pinera stai zitto&#8221;. Sono i due messaggi che i minatori intrappolati da quasi un mese nella miniera di San Jose&#8217; a Copiapo&#8217; hanno cercato di esibire davanti alle telecamere. Ma i media li hanno censurati.</p>
<p>I trentatre minatori, diventati involontariamente il simbolo della lotta alla precariet? delle condizioni di lavoro nel paese, hanno voluto dire al mondo di solidarizzare anche con un&#8217;altra battaglia: quella del popolo Mapuche, ancora oggi vittima di razzismo e discriminazione.</p>
<p>Tra i vari cartelli esposti in questi giorni, sono comparse due missive di supporto al gruppo di prigionieri politici che da quarantuno giorni? sono in sciopero della fame. I manifestanti sono vittime di una legge speciale che dai tempi della dittatura di Pinochet annienta le richieste di riconoscimento del popolo Mapuche, discriminato da secoli.</p>
<p>I messaggi anti-governativi sono stati censurati dai media cileni, che non hanno trasmesso le immagini.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss></wfw:commentRss>
		</item>
	<item>
		<title>Ponte sullo stretto: i danni dell&#8217;opera che non c&#8217;è</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2010/09/02/ponte-sullo-stretto-i-danni-dellopera-che-non-ce/</link>
		<comments>http://amisnet.org/agenzia/2010/09/02/ponte-sullo-stretto-i-danni-dellopera-che-non-ce/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 10:30:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia Coronati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Brevi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://amisnet.org/?p=9526</guid>
		<description><![CDATA[Non esiste ancora ma la sua progettazione è costata già milioni di euro, spesi a discapito di opere utili come risanamenti e servizi pubblici. E&#8217; l&#8217;ultima denuncia della Rete No Ponte, che a ottobre torna  a manifestare.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non esiste ancora ma la sua progettazione è costata già milioni di euro, spesi a discapito di opere utili come risanamenti e servizi pubblici. E&#8217; l&#8217;ultima denuncia della Rete No Ponte, che a ottobre torna  a manifestare.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss></wfw:commentRss>
		</item>
	<item>
		<title>LA TENDA ROSSA 5: LA MOLTEPLICITA&#8217;</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2010/08/26/la-tenda-rossa-5-la-molteplicita-2/</link>
		<comments>http://amisnet.org/agenzia/2010/08/26/la-tenda-rossa-5-la-molteplicita-2/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 26 Aug 2010 18:51:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
				<category><![CDATA[AudioNews]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://amisnet.org/?p=9513</guid>
		<description><![CDATA[Quinta e ultima puntata dedicata alle Lezioni Americane di Calvino e alla pretesa dell'Università del Crimine Sociale di trasformare in materia giornalistica i consigli per la letteratura del terzo millennio che ci ha lasciato Calvino. Il molteplice è un'altra chiave di lettura estremamente attuale per la rappresentazione di una società complessa, tramite la complessità degli strumenti mediatici. Ma è anche il grido di lacerazione di una società divisa in ruoli talvolta schizofrenici, difficile da afferrare perchè sempre in bilico tra la materialità dell'esistenza e l'invisibilità delle reti che la tengono insieme, da quelle di acquisto solidale a quelle che uniscono tanti computer nel mondo. 

A cura dell'Università del Crimine Sociale]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } -->Quinta e ultima puntata dedicata alle Lezioni Americane di Calvino e alla pretesa dell&#8217;Università del Crimine Sociale di trasformare in materia giornalistica i consigli per la letteratura del terzo millennio che ci ha lasciato Calvino. Il molteplice è un&#8217;altra chiave di lettura estremamente attuale per la rappresentazione di una società complessa, tramite la complessità degli strumenti mediatici. Ma è anche il grido di lacerazione di una società divisa in ruoli talvolta schizofrenici, difficile da afferrare perchè sempre in bilico tra la materialità dell&#8217;esistenza e l&#8217;invisibilità delle reti che la tengono insieme, da quelle di acquisto solidale a quelle che uniscono tanti computer nel mondo.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss></wfw:commentRss>
		</item>
	<item>
		<title>LA TENDA ROSSA 4: LA VISIBILITA&#8217;</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2010/08/19/la-tenda-rossa-4-la-visibilita/</link>
		<comments>http://amisnet.org/agenzia/2010/08/19/la-tenda-rossa-4-la-visibilita/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 18 Aug 2010 23:36:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
				<category><![CDATA[Brevi]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://amisnet.org/?p=9493</guid>
		<description><![CDATA[Quarta puntata del programma dell&#8217;Università del Crimine Sociale. Avrebbe potuto immaginare Calvino nel 1985 che il tema di questa puntata nel 2010 costituisce il problema intorno a cui riflette l&#8217;intera società dello spettacolo? Forse si, visto che già allora lo scrittore si chiedeva se è l&#8217;immagine ad essere degradata o il modo in cui viene [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } -->Quarta puntata del programma dell&#8217;Università del Crimine Sociale. Avrebbe potuto immaginare Calvino nel 1985 che il tema di questa puntata nel 2010 costituisce il problema intorno a cui riflette l&#8217;intera società dello spettacolo? Forse si, visto che già allora lo scrittore si chiedeva se è l&#8217;immagine ad essere degradata o il modo in cui viene rappresentata che la degrada. Magari non sarebbe stato così pessimista da pensare che oggi il degrado è totale, sia le immagini che i media per rappresentarli subiscono una perdita di qualità insopportabile. Come sempre parlare della visibilità significa nel percorso dello scrittore dare rappresentazione anche al suo opposto, alle tematiche di ciò che rimanendo invisibile ai media continua ostinatamente ad esistere, come l&#8217;emarginazione, antiestetica per la società dello spettacolo ma dolorosa per i soggetti che la subiscono. Anche stavolta abbiamo cercato di trasformare in inchiesta  giornalistica la proposta per la letteratura di Calvino.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss></wfw:commentRss>
		</item>
	<item>
		<title>La Tenda Rossa 3: L&#8217;Esattezza</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2010/08/12/la-tenda-rossa-3-lesattezza/</link>
		<comments>http://amisnet.org/agenzia/2010/08/12/la-tenda-rossa-3-lesattezza/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 12 Aug 2010 10:24:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://amisnet.org/?p=9472</guid>
		<description><![CDATA[Continua il viaggio dell&#8217;Università del Crimine Sociale nel mondo di Calvino, tra le Lezioni Americane, appunti che lo scrittore ha lasciato per la letteratura del terzo millennio, e il tentativo di applicare i canoni letterari al giornalismo del terzo millennio, ricerca di nuovi linguaggi su cui siamo impegnati. L&#8217;esattezza è forse tra tutte le cinque [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Continua il viaggio dell&#8217;Università del Crimine Sociale nel mondo di Calvino, tra le Lezioni Americane, appunti che lo scrittore ha lasciato per la letteratura del terzo millennio, e il tentativo di applicare i canoni letterari al giornalismo del terzo millennio, ricerca di nuovi linguaggi su cui siamo impegnati. L&#8217;esattezza è forse tra tutte le cinque lezioni la più importante, quella dove il concetto anzichè essere sviluppato nel senso della precisione, anch&#8217;esso presente, si sviluppa come disegno, progetto con cui concatenare esattamente le tanti parti della o delle realtà descritte, persone come luoghi o emozioni. Come sempre abbiamo applicato la lezioni di Calvino ai diversi campi della vita reale.</p>
<p>Per saperne di più sulla <a href="http://amisnet.org/agenzia/2010/07/30/la-tenda-rossa/">Tenda Rossa</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss></wfw:commentRss>
		</item>
	<item>
		<title>LA TENDA ROSSA 2: LA RAPIDITA&#8217;</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2010/08/05/la-tenda-rossa-2-la-rapidita/</link>
		<comments>http://amisnet.org/agenzia/2010/08/05/la-tenda-rossa-2-la-rapidita/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 05 Aug 2010 13:02:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://amisnet.org/?p=9469</guid>
		<description><![CDATA[La rapidità è la seconda lezione americana che Calvino ha dedicato al tentativo di lasciare suggerimenti per la letteratura del terzo millennio. Noi come nella precedente puntata abbiamo provato a trasportare il concetto nel campo giornalistico per dimostrare i punti di contatto che in futuro la cronaca, almeno questa è la ricerca sul linguaggio che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La rapidità è la seconda lezione americana che Calvino ha dedicato al tentativo di lasciare suggerimenti per la letteratura del terzo millennio. Noi come nella precedente puntata abbiamo provato a trasportare il concetto nel campo giornalistico per dimostrare i punti di contatto che in futuro la cronaca, almeno questa è la ricerca sul linguaggio che l&#8217;Università del Crimine Sociale sta percorrendo, dovrà avere per mostrare un punto di vista soggettivo sui fatti della vita. Come sempre quando Calvino affronta un tema si parla anche del suo opposto, quindi rapidità non è un concetto che si esaurisce con la velocità, anche la lentezza, la riflessione, ha un ruolo fondamentale nel raggiungimento della rapidità.</p>
<p>Per saperne di più sulla <a href="http://amisnet.org/agenzia/2010/07/30/la-tenda-rossa/">Tenda Rossa<br />
</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss></wfw:commentRss>
		</item>
	<item>
		<title>La Tenda Rossa</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2010/07/30/la-tenda-rossa/</link>
		<comments>http://amisnet.org/agenzia/2010/07/30/la-tenda-rossa/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 30 Jul 2010 10:43:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rubriche]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://amisnet.org/?p=9455</guid>
		<description><![CDATA[L’Università del crimine sociale, UCS, lavora nel campo della formazione e nella produzione di informazione sperimentando nuovi linguaggi. Il lessico fintamente asettico del giornalismo attuale non è più sufficiente per descrivere la realtà. La letteratura può fornire un apporto importante nel racconto, nella rappresentazione della realtà, introducendo la soggettività del giornalista nella narrazione dei fatti, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’<a href="http://www.facebook.com/group.php?gid=116408851704743&amp;ref=ts">Università del crimine sociale</a>, UCS, lavora nel campo della formazione e nella produzione di informazione sperimentando nuovi linguaggi. Il lessico fintamente asettico del giornalismo attuale non è più sufficiente per descrivere la realtà. La letteratura può fornire un apporto importante nel racconto, nella rappresentazione della realtà, introducendo la soggettività del giornalista nella narrazione dei fatti, agganciando tale soggettività ad una griglia interpretativa di fondo. Come primo esperimento in tal senso abbiamo preso le Lezioni americane di Calvino, la visione che lo scrittore ha voluto lasciare della letteratura del terzo millennio, ed abbiamo trattato i concetti di leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità, molteplicità, e li abbiamo trasposti alla vita di tutti i giorni.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss></wfw:commentRss>
		</item>
	<item>
		<title>La Tenda Rossa 1 : La leggerezza</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2010/07/29/la-tenda-rossa-1-la-leggerezza/</link>
		<comments>http://amisnet.org/agenzia/2010/07/29/la-tenda-rossa-1-la-leggerezza/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 29 Jul 2010 11:29:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://amisnet.org/?p=9458</guid>
		<description><![CDATA[Seguendo l’ordine dei capitoli di Calvino abbiamo affrontato come primo argomento la leggerezza. Calvino quando espone un concetto parla anche del suo opposto, in questo caso la pesantezza. Per lo scrittore la leggerezza non è sinonimo di superficialità ed abbiamo cercato di capire il significato di tale concetto nella vita quotidiana, domandando per strada, ottenendo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Seguendo l’ordine dei capitoli di Calvino abbiamo affrontato come primo argomento la leggerezza. Calvino quando espone un concetto parla anche del suo opposto, in questo caso la pesantezza. Per lo scrittore la leggerezza non è sinonimo di superficialità ed abbiamo cercato di capire il significato di tale concetto nella vita quotidiana, domandando per strada, ottenendo risposte anche pittoresche, o intervistando personaggi che hanno a che fare quotidianamente con tale argomento. Ci siamo imbattuti, ad esempio, in persone religiose che dovrebbero fornire una leggerezza per l’aldilà ma che alle volte dimostrano un certo rapporto di pesantezza con l’aldiquà, in ragazze che usano internet per conoscere ed incontrare persone, nei medici clown ed in tante altre realtà che teoricamente dovrebbero portare leggerezza nella vita di tutti i giorni.</p>
<p>Per saperne di più su <a href="http://amisnet.org/agenzia/2010/07/30/la-tenda-rossa/">La Tenda Rossa</a>, un programma a cura dell&#8217;Università del crimine sociale.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss></wfw:commentRss>
		</item>
	<item>
		<title>In principio era una merce</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2010/07/26/in-principio-era-una-merce/</link>
		<comments>http://amisnet.org/agenzia/2010/07/26/in-principio-era-una-merce/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 26 Jul 2010 16:56:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Cocco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Brevi]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://amisnet.org/?p=9449</guid>
		<description><![CDATA[ BREVE STORIA DELLA WTO E DEI SUOI EFFETTI COLLATERALI

Nel 1994 la nascita dell&#8217;Organizzazione mondiale per il commercio (WTO) venne presentata al pubblico come un&#8217;offerta eccezionale. Solo negli Stati Uniti, sottolineò a più riprese l&#8217;allora amministrazione Clinton, l&#8217;apertura dei mercati avrebbe portato ad un guadagno netto di 1700 dollari all&#8217;anno per famiglia. Come un giocattolo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --> <!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><strong>BREVE STORIA DELLA WTO E DEI SUOI EFFETTI COLLATERALI<br />
</strong></p>
<p>Nel 1994 la nascita dell&#8217;Organizzazione mondiale per il commercio (WTO) venne presentata al pubblico come un&#8217;offerta eccezionale. Solo negli Stati Uniti, sottolineò a più riprese l&#8217;allora amministrazione Clinton, l&#8217;apertura dei mercati avrebbe portato ad un guadagno netto di 1700 dollari all&#8217;anno per famiglia. Come un giocattolo difettoso, le luminarie della WTO hanno però cessato di splendere appena l&#8217;organizzazione è entrata in funzione e oggi, in piena crisi globale, sono più evidenti che mai gli effetti prodotti dalle liberalizzazioni e dall&#8217;apertura incondizionata dei mercati. In 16 anni l&#8217;organizzazione con sede a Ginevra non solo non ha portato più ricchezza e più lavoro ma ha contribuito a smantellare la capacità degli stati di cercare e perseguire soluzioni a beneficio dei propri cittadini. Le cifre sull&#8217;occupazione parlano chiaro e mostrano i dati più preoccupanti proprio  nei laboratori dove le liberalizzazioni sono state spinte con maggiore impeto. E&#8217; il caso del Messico, dove a fianco ai meccanismi del WTO vige anche il trattato di libero scambio con Stati Uniti e Canada (il NAFTA) e dove  i salari, in termini reali, sono 1/5 di quanto erano trent’anni fa. E&#8217; il caso di molti paesi africani come Costa d&#8217;avorio, Kenya, Ghana, dove interi settori produttivi sono stati chiusi a causa della concorrenza con i prodotti occidentali e anche grazie agli implacabili verdetti del tribunale della WTO.</p>
<p>Dalle fastose promesse degli esordi, allo stallo delle attuali trattative, passando per la battaglia di Seattle, questo speciale audio ripercorrere i passaggi salienti dell&#8217;organizzazione simbolo degli anni 90.</p>
<p>Tra gli ospiti dello speciale:</p>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: small">Jhon Hillary direttore dell’organizzazione britannica <span style="color: #000000">War on Want</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: small"><span style="color: #000000">Alberto Zoratti dell’organizzazione Fair</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: small"><span style="color: #000000">Antonio Tricarico della Campagna per la Riforma della Banca Mondiale </span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: small"><span style="color: #000000">Alexndra Stinkner di Attac Austria</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: small"><span style="color: #000000">Burghard Ilge dell’organizzazione Both Ends</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: small"><span style="color: #000000">Ugo Biggeri, </span><span style="color: #000000">Presidente Fondazione Culturale Responsabilità Etica</span></span></span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss></wfw:commentRss>
		</item>
	<item>
		<title>Coop: continueremo a vendere i prodotti delle colonie israeliane</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2010/07/26/coop-continueremo-a-vendere-i-prodotti-delle-colonie-israeliane/</link>
		<comments>http://amisnet.org/agenzia/2010/07/26/coop-continueremo-a-vendere-i-prodotti-delle-colonie-israeliane/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 26 Jul 2010 14:27:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Khaldoun</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://amisnet.org/agenzia/2010/07/26/coop-continueremo-a-vendere-i-prodotti-delle-colonie-israeliane/</guid>
		<description><![CDATA[La Coop ha raggiunto un accordo con la Agrexco, la principale esportatrice di prodotti agricoli israeliani, sull&#8217; etichettatura delle merci provenienti dai Territori Occupati Palestinesi finora indicati come &#8220;made in Israel&#8221;. Coop Italia aveva sospeso la commercializzazione di tali prodotti accogliendo l&#8217;invito di numerosi soci e della coalizione Stop Agrexco Italia, perchè l&#8217;etichettatura ingannevole non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La Coop ha raggiunto un accordo con la Agrexco, la principale esportatrice di prodotti agricoli israeliani, sull&#8217; etichettatura delle merci provenienti dai Territori Occupati Palestinesi finora indicati come &#8220;made in Israel&#8221;. Coop Italia aveva sospeso la commercializzazione di tali prodotti accogliendo l&#8217;invito di numerosi soci e della coalizione Stop Agrexco Italia, perchè l&#8217;etichettatura ingannevole non censntiva ai consumatori di sapere che stavano comprando merci prodotte nelle colonie israeliane, più volte definite &#8220;illegali&#8221; dall&#8217; ONU, sottolineando tuttavia che in linea di principio non è possibile discriminare i prodotti in base alla nazione di provenienza. Questo passo era stato accolto con favore anche dalle organizzazioni israliane impegnate per il rispetto dei diritti umani e per la fine dell&#8217; occupazione, tuttavia la decisione della Coop ha scatenato accuse di antisemitismo sui media inducendo l&#8217;azienda a tornare sui suoi passi ed annunciare il ritorno dei prodotti Agrexco sui propri scaffali una volta superato il problema dell&#8217; indicazione dell&#8217;origine sull&#8217;etichetta.</p>
<p>Profondamente insoddisfatti i promotori della campagna Stop Agrexco che in una nota hanno scritto:  &#8220;<em>Le soluzioni proposte da Coop Italia non sono soddisfacenti dal nostro  punto di vista. Sembra improbabile che si riesca a risolvere la  questione dell&#8217;etichettatura differenziata senza cadere nel ridicolo di  definizioni improbabili riguardo ai territori di origine delle merci che  sono sotto occupazione militare. Ma la questione di fondo è che non può  essere considerata legittima la commercializzazione di merci prodotte  in un regime di occupazione militare, anche se l&#8217;origine è etichettata  &#8220;correttamente&#8221;. Infatti, le colonie israeliane sono state ripetutamente  definite illegali nelle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell&#8217;ONU  n°446, 452, 465, 471 e 476 e lo sfruttamento delle risorse naturali di  un popolo sotto occupazione, come praticato da Agrexco e da altre  compagnie israeliane, è riconosciuto come crimine di guerra dalla IV  Convenzione di Ginevra, parte III, art. 49: 12-8-1949. Ci pare che  questo comportamento in qualche modo configuri una distanza fra la  dirigenza Coop nei confronti della sensibilità sociale e politica  espressa dai propri soci che hanno sostenuto l&#8217;azienda anche nel momento  in cui si è trovata in difficoltà.</em>&#8220;</p>
<p>Stop Agrexco ha inoltre lanciato una petizione intitolata &#8220;<a href="http://www.stopagrexcoitalia.org/online/172-petizione-coop.html">NO ai prodotti illegali nella mia COOP</a>&#8220;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss></wfw:commentRss>
		</item>
	<item>
		<title>Kosovo: la dichiarazione d&#8217;indipendenza non è illegale, ed ora?</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2010/07/23/kosovo-la-dichiarazione-dindipendenza-non-e-illegale-ed-ora/</link>
		<comments>http://amisnet.org/agenzia/2010/07/23/kosovo-la-dichiarazione-dindipendenza-non-e-illegale-ed-ora/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 23 Jul 2010 11:11:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Khaldoun</dc:creator>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://amisnet.org/?p=9443</guid>
		<description><![CDATA[Con 10 pareri a favore, 4 contrari ed un astenuto la Corte Internazionale di Giustizia dell&#8217; Aja, massimo organo giurisdizionale dell&#8217; ONU, ha riconosciuto che la dichiarazione unilaterale d&#8217;indipendenza del Kosovo non è in contrasto con il diritto internazionale. Il parere dell&#8217; Aja arriva su sollecitazione di Belgrado, la Serbia sperava infatti di rallentare il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Con 10 pareri a favore, 4 contrari ed un astenuto la Corte Internazionale di Giustizia dell&#8217; Aja, massimo organo giurisdizionale dell&#8217; ONU, ha riconosciuto che la dichiarazione unilaterale d&#8217;indipendenza del Kosovo non è in contrasto con il diritto internazionale. Il parere dell&#8217; Aja arriva su sollecitazione di Belgrado, la Serbia sperava infatti di rallentare il processo di riconoscimento dello status del Kosovo ed in effetti molti paesi attendevano questa pronunciazione prima di riconoscere l&#8217;indipendenza della neonata repubblica balcanica. Ora Pristina ha reso noto che 35 paesi hanno espresso la volontà di riconoscere la sovranità del Kosovo, aggiungendosi ai 69 che già lo hanno fatto nei quasi 2 anni e mezzo che ci separano dal 17 febbraio del 2008 quando il premier Hisham Thaci  dichiarò l&#8217;indipendenza dalla Serbia. Il ministro degli esteri serbo ha dichiarato tutta la delusione del suo paese per questo parere sottolineando che &#8220;ora tutti i confini sono incerti&#8221; ed annunciando che Belgrado sottoporrà la questione kosovara all&#8217; Assemblea Generale delle Nazioni Unite.</p>
<p>Il parere della CIG dell&#8217; Aja riguarda la legalità formale di tale dichiarazione, non avvalora quindi l&#8217;indipendenza del Kosovo e non è vincolante, tuttavia si tratta di una opinione autorevole e prestigiosa guardata con attenzione da molte capitali a partire da Washington, principale sponsor della secessione, e da Mosca che invece ne è la principale oppositrice. Era alla finestra anche la Bosnia Erzegovina, stato costituito dalla federazione di due entità nazionali una mussulmano bosniaca ed una serba, dove sono forti le spinte autonomiste di quest&#8217; ultima comunità. Tuttavia il parere dell&#8217; Aja è scritto sottolineando la particolarità del caso kosovaro e con attenzione a non leggittimare la pratica delle dichiarazioni di indipendenza unilaterali, inoltre mentre lo status del Kosovo come regione serba era temporaneo in base alle risoluzioni dell &#8216; ONU, gli accordi di Dayton che diedero vita alla Bosnia Erzegovina hanno invece carattere definitivo.<br />
Guardavano con interesse a questa decisione anche molti dei movimenti indipendisti presenti in Europa, che potranno fare dell&#8217; opinione della CGI un argomento in sostegno della loro causa: non è un caso che la maggioranza degli stati dell &#8216;Unione Europea che non hanno ancora riconosciuto il Kosovo hanno al loro interno forti movimenti indipendentisti.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss></wfw:commentRss>
		</item>
	<item>
		<title>L’Europa si svegli: in Tunisia un clima di repressione intollerabile</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2010/07/23/l%e2%80%99europa-si-svegli-in-tunisia-un-clima-di-repressione-intollerabile/</link>
		<comments>http://amisnet.org/agenzia/2010/07/23/l%e2%80%99europa-si-svegli-in-tunisia-un-clima-di-repressione-intollerabile/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 23 Jul 2010 09:27:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Cocco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Brevi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://amisnet.org/agenzia/2010/07/23/l%e2%80%99europa-si-svegli-in-tunisia-un-clima-di-repressione-intollerabile/</guid>
		<description><![CDATA[Con una lettera indirizzata il 22 luglio al rappresentante europeo per la politica estera, Catherine Ashton, diverse organizzazioni internazionali hanno richiamato l’attenzione dell’Unione Europea  sulla morsa autoritaria che si sta stringendo attorno a giornalisti e difensori dei diritti umani in Tunisia. Denunciando un moltiplicarsi di persecuzioni da parte del governo di Ben Alì, Amnesty International, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Con una lettera indirizzata il 22 luglio al rappresentante europeo per la politica estera, Catherine Ashton, diverse organizzazioni internazionali hanno richiamato l’attenzione dell’Unione Europea  sulla morsa autoritaria che si sta stringendo attorno a giornalisti e difensori dei diritti umani in Tunisia. Denunciando un moltiplicarsi di persecuzioni da parte del governo di Ben Alì, Amnesty International, Human Rights watch, l’Osservatorio per la protezione dei difensori dei diritti umani e altre associazioni lanciano un monito severo all’Unione europea, che continua a mantenere aperti importanti negoziati commericali con il paese chiudendo gli occhi di fronte alle preoccupanti misure recentemente adottate dal regime. A preoccupare è in particolare l’approvazione lo scorso 15 giugno, da parte del parlamento tunisino, di un emendamento al codice penale che prevede dai 5 ai 20 anni di carcere per chiunque abbia contatti diretti o indiretti con “agenti di un paese estero” e attraverso questi comprometta gli interessi economici del paese. Una norma liberticida, che grazie alla vaghezza dei termini utilizzati, mira a interrompere ogni tipo di relazione tra gli attivisti tunisini e il mondo esterno e in particolare le organizzazioni europee, che in questi anni hanno fatto da eco alle denunce sulla situazione nel paese maghrebino.</p>
<p>“Le misure adottate costituiscono un ulteriore ostacolo alla difesa dei diritti umani in Tunisia” si legge nella lettera “e potrebbero portare a un aumento delle persecuzioni in aperta violazione con gli obblighi internazionali sottoscritti dalla Tunisia”.</p>
<p>Nel 2005, sottolineano le organizzazioni, il governo di Ben Alì adottava il piano di azione Tunisia-Unione europea, sottoscrivendo l’impegno a promuovere riforme democratiche e misure a difesa dei diritti umani. A cinque anni di distanza, non solo queste misure non sono state attuate ma la situazione, soprattutto a seguito delle elezioni dello scorso ottobre, sembrano gradualmente peggiorare, come dimostrano tra gli altri i ripetuti attacchi alla libertà di stampa e di espressione. Nell’ultimo anno almeno 3 giornalisti sono finiti in carcere per aver affrontato argomenti scomodi al regime, mentre molti altri sono attualmente sotto processo. L’ultima sentenza è stata emessa contro il reporter televisivo Fahem Boukaddous colpevole di aver diffuso informazioni sugli scioperi che nel 2008 hanno scosso la zona mineraria di Gafsa e condannato a 4 anni di carcere.</p>
<p>Sotto la pressione di paesi come la Francia, che sta investendo molto in Tunisia, Bruxelles mantiene un tono pacato e prosegue  i negoziati in corso con il regime di Ben Alì, per l’acquisizione da parte della Tunisia dello status di partner privilegiato dell’Unione.</p>
<p>Le<a href="http://amisnet.org/?s=tunisia"> altre notizie  sulla Tunisia</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss></wfw:commentRss>
		</item>
	<item>
		<title>Kosovo: ordigno contro il direttore di Radio Kosovaska Mitrovica</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2010/07/22/kosovo-ordigno-contro-il-direttore-di-radio-kosovaska-mitrovica/</link>
		<comments>http://amisnet.org/agenzia/2010/07/22/kosovo-ordigno-contro-il-direttore-di-radio-kosovaska-mitrovica/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 22 Jul 2010 08:48:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Cocco</dc:creator>
				<category><![CDATA[informazione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://amisnet.org/agenzia/2010/07/22/kosovo-ordigno-contro-il-direttore-di-radio-kosovaska-mitrovica/</guid>
		<description><![CDATA[Alla vigilia della decisione della Corte internazionale di Giustizia sull&#8217;indipendenza del Kosovo, la tensione rimane alta nella zona di Mitrovica, il distretto kosovaro in cui vive una nutrita comunità serba. Mercoledì mattina un gruppo di ignoti ha provato a colpire l&#8217;abitazione di Caslav Milisavljevic, giornalista serbo e direttore di Radio Kosovaska Mitrovica, emittente del distretto. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } -->Alla vigilia della decisione della Corte internazionale di Giustizia sull&#8217;indipendenza del Kosovo, la tensione rimane alta nella zona di Mitrovica, il distretto kosovaro in cui vive una nutrita comunità serba. Mercoledì mattina un gruppo di ignoti ha provato a colpire l&#8217;abitazione di Caslav Milisavljevic, giornalista serbo e direttore di Radio Kosovaska Mitrovica, emittente del distretto. Un ordigno esplosivo è stato gettato nel cortile di casa di Milisavljevic provocando la distruzione di alcune automobili ma non causando danni a persone. Dall&#8217;inizio del mese nell&#8217;area, simbolo del conflitto tra serbi e albanesi, si sono registrati altri due attentati, con l&#8217;uccisione di Mesud Dzecovic, pediatra serbo, e il ferimento di Petar Moletic deputato serbo del parlamento kosovaro. Per oggi è invece attesa la decisione della Corte internazionale di giustizia. I giudici della corte, che emetteranno un verdetto non vincolante, potrebbero dare un parere favorevole all&#8217;indipendenza o evitare di schierarsi troppo apertamente, spingendo le autorità kosovare ad ulteriori negoziati con il governo di Belgrado.<span style="font-family: Times New Roman,serif"></span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss></wfw:commentRss>
		</item>
	<item>
		<title>Io li dimetto: la campagna di Globalproject e il Manifesto per non tollerare l&#8217;intollerabile</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2010/07/20/io-li-dimetto-la-campagna-di-globalproject-e-il-manifesto-per-non-tollerare-lintollerabile/</link>
		<comments>http://amisnet.org/agenzia/2010/07/20/io-li-dimetto-la-campagna-di-globalproject-e-il-manifesto-per-non-tollerare-lintollerabile/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 20 Jul 2010 12:01:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
				<category><![CDATA[Brevi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://amisnet.org/agenzia/2010/07/20/io-li-dimetto-la-campagna-di-globalproject-e-il-manifesto-per-non-tollerare-lintollerabile/</guid>
		<description><![CDATA[La petizione di Globalproject e il Manifesto

&#8220;Sono passati pochi giorni dalle condanne in primo grado e in appello con cui il tribunale di Genova ha riconosciuto la colpevolezza degli alti funzionari e dell’allora capo della polizia, a vario titolo, per quei tragici avvenimenti. I condannati per i fatti della scuola Diaz, per il massacro, i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La petizione di Globalproject e il Manifesto<br />
</strong></p>
<p>&#8220;Sono passati pochi giorni dalle condanne in primo grado e in appello con cui il tribunale di Genova ha riconosciuto la colpevolezza degli alti funzionari e dell’allora capo della polizia, a vario titolo, per quei tragici avvenimenti. I condannati per i fatti della scuola Diaz, per il massacro, i pestaggi e la costruzione delle prove false contro le vittime, ricoprono a tutt’oggi incarichi delicatissimi nell’ambito della direzione effettiva degli apparati della polizia di stato e dei servizi segreti. Nonostante le condanne questi signori continuano ad esercitare le loro funzioni, e anzi, godono di protezioni trasversali della politica così evidenti, tanto da farli apparire come degli “intoccabili”, diversi da tutti davanti alla legge. Sempre in questo periodo il Generale dei carabinieri Giampaolo Ganzer, comandante del Ros ( Raggruppamento Operativo Speciale), protagonista nel dopo Genova nell’orchestrare inchieste ed arresti nei confronti degli attivisti politici di movimento, è stato condannato a Milano a quattordici anni di carcere per “associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga” ed altri reati. Anche lui, come se nulla fosse, è ancora a dirigere le “operazioni speciali” dell’Arma. Molti altri casi in questi anni, ci parlano di reati pesantissimi, fino all’omicidio, alle sevizie e alle torture, all’abuso sessuale e al ricatto, alla morte in mare di migranti tra cui bambini, in cui sono coinvolti i tutori dell’ordine. Genova è sicuramente il simbolo di dove si può arrivare se si costruisce l’idea di una totale impunità attorno ad azioni compiute indossando una divisa. Noi crediamo che bisogna dire basta. Quando militari, polizia e carabinieri, che hanno il potere di decidere sulla libertà e sulla vita della cittadinanza, godono di impunità invece che di maggiori controlli e attenzione, allora l’ombra autoritaria e fascista di un regime si delinea nettamente, rischiando di oscurare ogni cosa. Noi facciamo appello a tutti affinchè vi siano interventi amministrativi e legislativi perché:</p>
<ol>
<li>gli appartenenti a forze dell’ordine e forze armate, inquisiti per reati riguardanti le loro funzioni, vengano destinati ad altre funzioni non operative in attesa degli esiti processuali;</li>
<li>in caso di condanna in primo grado vengano immediatamente sospesi;</li>
<li>in caso di condanna definitiva vengano dimessi da ogni incarico.</li>
</ol>
<p>Rivolgiamo un appello a tutti inoltre affinchè si giunga alle immediate dimissioni dell’ex capo della polizia Gianni De Gennaro e dei vertici della polizia condannati a Genova, ed inoltre dell’allontanamento da ogni funzione del Generale dei Carabinieri Gianpaolo Ganzer, in virtù dei gravissimi reati di cui sono stati protagonisti e delle enormi conseguenze che essi hanno provocato.</p>
<p>Attraverso la nostra presa di parola vogliamo dare un senso all’indignazione profonda che non può che assalire ogni persona per bene di fronte a questa vergogna.&#8221;</p>
<p>Sottoscrivi la petizione su:</p>
<p><a href="mailto:iolidimetto@globalproject.info">iolidimetto@globalproject.info</a></p>
<p><a href="http://www.globalproject.info/it/in_movimento/Io-li-dimetto/5465" target="_blank">http://www.globalproject.info/it/in_movimento/Io-li-dimetto/5465</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss></wfw:commentRss>
		</item>
	<item>
		<title>Disoccupazione e mancate assunzioni: per i lavoratori disabili la crisi è ancora più nera</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2010/07/20/disoccupazione-e-mancate-assunzioni-per-i-lavoratori-disabili-la-crisi-e-ancora-piu-nera/</link>
		<comments>http://amisnet.org/agenzia/2010/07/20/disoccupazione-e-mancate-assunzioni-per-i-lavoratori-disabili-la-crisi-e-ancora-piu-nera/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 20 Jul 2010 11:48:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Cocco</dc:creator>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://amisnet.org/?p=9434</guid>
		<description><![CDATA[
In tutta Italia le persone con disabilità soffrono gli effetti della crisi più di quanto non accada nel resto del mondo del lavoro. In attesa della pubblicazione ufficiale dei dati Isfol, che ogni due anni fanno il punto sull&#8217;applicazione della legge 68/99 per l&#8217;inserimento al lavoro delle persone con disabilità, la misura è data dal [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p lang="it-IT">In tutta Italia le persone con disabilità soffrono gli effetti della crisi più di quanto non accada nel resto del mondo del lavoro. In attesa della pubblicazione ufficiale dei dati Isfol, che ogni due anni fanno il punto sull&#8217;applicazione della legge 68/99 per l&#8217;inserimento al lavoro delle persone con disabilità, la misura è data dal crollo del collocamento in molte province italiane. Esperienze positive, come quella di Genova, Schio e Reggio Emilia, dove negli anni passati molti hanno trovato un lavoro grazie al servizio pubblico, hanno fatto registrare un crollo delle assunzioni fino al 40 per cento. A livello nazionale, spiega Pietro Barbieri, presidente della Federazione italiana per il superamento dell&#8217;handicap (FISH), si stima una riduzione di almeno il 50 per cento dell&#8217;occupazione.  “Siamo quelli che pagano di più la crisi” sottolinea Barbieri.  “Se nel 2007 si contavano oltre 30 mila accessi al lavoro oggi più o meno stimiamo sui 12-13 mila lavoratori”. Una condizione su cui pesano anche le posizioni assunte dal governo di centro destra. A cominciare dalla dichiarazione di Tremonti, che ha parlato di “forze improduttive per il paese”, fino alle misure previste nella manovra finanziaria, il mondo della disabilità assiste ad un attacco senza precedenti ai diritti conquistati negli ultimi 50 anni.</p>
<p lang="it-IT">Lo scorso 7 luglio almeno 4000 persone sono scese in piazza, davanti a Montecitorio, per far sentire la loro voce e protestare contro i tagli previsti dalla manovra. Oltre ad aver avuto una partecipazione incredibile, la manifestazione è riuscita a ottenere  il ritiro degli emendamenti più contestati: il taglio alle pensioni di invalidità, quello alle indennità di accompagnamento e l&#8217;aumento degli alunni nelle classi con bambini disabili. La mobilitazione ha avuto dei risultati importanti, ma come sottolinea Barbieri, c&#8217;è ancora una strada enorme da fare per far valere i diritti.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss></wfw:commentRss>
		</item>
	<item>
		<title>Iran: Jundallah, i &#8220;Soldati di Dio&#8221; tornano all&#8217;attacco del regime sciita</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2010/07/16/iran-jundallah-i-soldati-di-dio-tornano-allattacco-del-regime-sciita/</link>
		<comments>http://amisnet.org/agenzia/2010/07/16/iran-jundallah-i-soldati-di-dio-tornano-allattacco-del-regime-sciita/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 16 Jul 2010 10:34:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Khaldoun</dc:creator>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://amisnet.org/?p=9427</guid>
		<description><![CDATA[Sarebbero almeno 27 i morti e una cinquantina i feriti del duplice attentato suicida che ha sconvolto l&#8217; Iran giovedì 15 luglio. Gli attentati sono avvenuti a Zahedan, capoluogo della regione nel sud est dell&#8217; Iran confinante con Afghanistan e Pakistan e già teatro di altri attentati ad opera del gruppo Jundallah, i soldati di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sarebbero almeno 27 i morti e una cinquantina i feriti del duplice attentato suicida che ha sconvolto l&#8217; Iran giovedì 15 luglio. Gli attentati sono avvenuti a Zahedan, capoluogo della regione nel sud est dell&#8217; Iran confinante con Afghanistan e Pakistan e già teatro di altri attentati ad opera del gruppo Jundallah, i soldati di Dio, altrimenti conosciuti come People&#8217;s Resistance Movement of Iran, che ha rivendicato anche questo episodio terroristico.</p>
<p>Il Balochistan, la regione colpita dagli attentati, è la zona in cui si concentra la maggior parte della minoranza sunnita, una comunità che gode di minor libertà di culto rispetto a quella cristiana, ebraica e zoratostriana. Nonostante l&#8217;apertura da parte dei leader del movmento verde, lo schieramente che si è opposto ad Ahmadinejad nelle scorse elezioni presidenziali, la minoranza sunnita continua a non poter avere proprie moschee e ad aspirare ad una maggiore autonomia, sostenuta in questa aspirazione da nemici storici del regime di Teheran come Stati Uniti e Gran Bretagna.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss></wfw:commentRss>
		</item>
	<item>
		<title>Palestina: la protesta popolare non è solo contro il muro</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2010/07/16/palestina-la-protesta-popolare-non-e-solo-contro-il-muro/</link>
		<comments>http://amisnet.org/agenzia/2010/07/16/palestina-la-protesta-popolare-non-e-solo-contro-il-muro/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 16 Jul 2010 09:43:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Khaldoun</dc:creator>
				<category><![CDATA[AudioNews]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://amisnet.org/?p=9425</guid>
		<description><![CDATA[Ogni venerdì i comitati popolari palestinesi non protestano solo a Bil&#8217;in o Nil&#8217;in e non solo contro la costruzione del muro. La resistenza popolare palestinese continua ad espandersi e settimanalmente ci sono proteste ad esempio anche a Gerusalemme est oltre che nei villaggi circondati dalle colonie israeliane e che soffrono della confisca delle loro terre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ogni venerdì i comitati popolari palestinesi non protestano solo a Bil&#8217;in o Nil&#8217;in e non solo contro la costruzione del muro. La resistenza popolare palestinese continua ad espandersi e settimanalmente ci sono proteste ad esempio anche a Gerusalemme est oltre che nei villaggi circondati dalle colonie israeliane e che soffrono della confisca delle loro terre e delle risorse naturali. A Nabi Saleh, un villaggio di 400 anime, le proteste ruotano sopratutto intorno all&#8217;accesso alle risorse idriche. Ogni venerdì arrivano persone da tutti i paesi vicini, oltre agli attivisti internazionali ed israeliani che partecipano alle manifestazioni fianco a fianco con la popolazione palestinese in lotta. Anche qui, come nel resto della Cisgiordania, la pressione delle autorità israeliane sui comitati popolari è sempre più forte e parla la lingua dei lacrimogeni, dei proiettili di gomma, delle cariche dell&#8217;esercito e delle incursioni notturne nei villaggi. Sono più di trenta gli attivisti palestinesi arrestati, molti dei quali ancora detenuti senza processo, e l&#8217;esercito israeliano usa sigillare arbitrariamente il villaggio dichiarandolo &#8220;zona militare chiusa&#8221; per giustificare gli arresti e la brutalità della repressione delle manifestazioni che ogni venerdì animano Nabi Saleh.</p>
<p>L&#8217;intervista con Chaska, un&#8217;attivista israeliana che prende parte regolarmente alle manifestazioni di Nabi Saleh, conclude il ciclo di 100 produzioni radiofoniche in lingua inglese realizzate dalla nostra agenzia, in collaborazione con l&#8217; ONG italiana COSPE e quella palestinese PYU, per Shabab FM, una radio comunitaria nata a Birzeit (Ramallah) anche grazie alla nostra collaborazione. Di seguito vi presentiamo la versione in italiano della sua testimonianza.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss></wfw:commentRss>
		</item>
	<item>
		<title>Honduras: persecuzioni e omicidi ai danni dell&#8217;informazione</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2010/07/12/honduras-persecuzioni-e-omicidi-ai-danni-dellinformazione/</link>
		<comments>http://amisnet.org/agenzia/2010/07/12/honduras-persecuzioni-e-omicidi-ai-danni-dellinformazione/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 12 Jul 2010 09:56:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Cocco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Brevi]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://amisnet.org/?p=9417</guid>
		<description><![CDATA[Sono almeno otto i giornalisti uccisi nell&#8217;ultimo anno in Honduras. Da quando nel giugno del 2009 il legittimo presidente Manuel Zelaya è stato destituito da un golpe militare, il paese continua a vivere un clima di violenza con aggressioni e omicidi mirati ai danni di chi si oppone al regime o tenta di alimentare un&#8217;informazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } -->Sono almeno otto i giornalisti uccisi nell&#8217;ultimo anno in Honduras. Da quando nel giugno del 2009 il legittimo presidente Manuel Zelaya è stato destituito da un golpe militare, il paese continua a vivere un clima di violenza con aggressioni e omicidi mirati ai danni di chi si oppone al regime o tenta di alimentare un&#8217;informazione indipendente. Le cose non sono cambiate con il governo di Porfirio Lobo, salito al potere cinque mesi fa grazie ad una solida maggioranza in parlamento e al sostegno dei golpisti. L&#8217;ultimo ad essere assassinato è Luis Arturo Mondragòn Morazàn direttore del Canale televisivo 19, colpevole di aver più volte denunciato la corruzione e i crimini compiuti nel dipartimento di El Paraiso, nel sud del paese, e ucciso in un agguato il 19 giugno scorso.</p>
<p>Il governo dell&#8217;Honduras nega qualsiasi coinvolgimento con le brutalità commesse ma è stato costretto in questi giorni ad accettare la missione di un magistrato spagnolo, Jesùs Fernàndez Entralgo, inviato con il consenso di Madrid per indagare insieme alle autorità locali sugli omicidi dei giornalisti. Il rapporto dell&#8217;indagine, che sarà consegnato al presidente Porfirio Lobo, non è che un timido passo nell&#8217;accertamento della verità. Varie organizzazioni in Honduras e all&#8217;estero chiedono da tempo l&#8217;instaurazione di una commissione indipendente e permanente che indaghi su sparizioni, sequestri, torture oltre che sulle uccisioni. Il 28 giugno, ad un anno esatto dal golpe militare, il Frente Nacional de Resistencia Popular, rete che raggruppa varie forze e movimenti dell&#8217;opposizione ha dato vita ad una Commissione per la verità, composta da attivisti, professori, intellettuali, religiosi e personalità internazionali.</p>
<p>&#8220;Siamo sottoposti ad una minaccia costante da parte delle autorità e a una continua repressione&#8221; racconta al telefono Alfredo Lopez, direttore di Radio Coco Dulce, emittente indipendente devastata da un incendio doloso lo scorso 6 gennaio.&#8221;I Pedinamenti e le perquisizioni sono continui così come i telefoni messi sotto controllo. Secondo il COFADEH Comitato dei familiari dei detenuti e dei depasarecidos, solo negli ultimi cinque mesi, quelli del governo di Lobo, sono state uccise almeno 12 persone e compiute circa 700 violazioni dei diritti umani.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss></wfw:commentRss>
		</item>
	<item>
		<title>9 luglio: silenzio in rete contro il Ddl Alfano</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2010/07/08/9-luglio-silenzio-in-rete-contro-il-ddl-alfano/</link>
		<comments>http://amisnet.org/agenzia/2010/07/08/9-luglio-silenzio-in-rete-contro-il-ddl-alfano/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 08 Jul 2010 11:07:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://amisnet.org/?p=9413</guid>
		<description><![CDATA[Siti internet, emittenti indipendenti, televisioni, associazioni di giornalisti indipendenti, agenzie radiofoniche come la nostra&#8230;  In occasione dello sciopero di domani, il mondo delle redazioni sommerse si schiera compatto contro il disegno di legge sulle intercettazioni che il governo vorrebbe approvare entro fine mese, e ne chiede il ritiro immediato. Oltre ai pesanti effetti sulla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } -->Siti internet, emittenti indipendenti, televisioni, associazioni di giornalisti indipendenti, agenzie radiofoniche come la nostra&#8230;  In occasione dello sciopero di domani, il mondo delle redazioni sommerse si schiera compatto contro il disegno di legge sulle intercettazioni che il governo vorrebbe approvare entro fine mese, e ne chiede il ritiro immediato. Oltre ai pesanti effetti sulla stampa tradizionale, il ddl Alfano, se approvato, costituirebbe un attacco senza precedenti all&#8217;informazione libera fiorita in questi anni grazie a internet. Insieme alle più note disposizioni in materia di intercettazioni, l&#8217;articolo 29 del disegno di legge prevede infatti una specifica misura per tentare di controllare l&#8217;informazione che circola sulla rete: l&#8217;equiparazione, per quanto riguarda l&#8217;obbligo di rettifica, tra una testata giornalistica registrata e i siti di informazione “informali”. Se dovesse essere approvato l&#8217;art. 29 sottoporrebbe qualsiasi informazione prodotta da siti, blog, social network, alla richiesta di rettifica, esponendo gli autori al rischio di lunghi procedimenti con il coinvolgimento di avvocati ed eventualmente al pagamento di ammende pecuniarie.</p>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } -->A differenza delle testate che possono contare su un adeguato sostegno finanziario i giornalisti informali sarebbero costretti ad accogliere e pubblicare tutte le richieste di rettifica e verrebbero in questo modo sottoposti ad un controllo permanente e ad una sorta di censura preventiva. La  “non pubblicazione di una rettifica” potrebbe costare infatti fino a 12 mila 500 euro di multa  e significare la chiusura per un blog o un sito obbligando i giornalisti informali a valutare ogni volta i rischi di pubblicare una notizia scomoda. &#8220;Una misura intimidatoria che tagliarebbe le gambe alle notizie dal basso&#8221;, come denuncia Arturo di Corinto, che ricorda anche le altre proposte di legge presentate dalla maggioranza per controllare l&#8217;informazione su internet.  Dalla proposta dell&#8217;on. Gabriella Carlucci che mira ad impedire l&#8217;anonimato in rete, al dispositivo dell&#8217;on Barbareschi, che vorrebbe affidare ai provider il compito di  verificare l&#8217;attività e la frequenza di ogni singolo cittadino su internet, la maggioranza di governo punta con decisione ad imbavagliare la rete con effetti su tutta la catena dell&#8217;informazione . “Basti ricordare” scrive di Corinto sul suo blog “che fu un blogger, Macchianera, a scoprire il nome del soldato americano Lozano che aveva fatto fuoco per primo contro Nicola Calipari, uccidendolo, mentre cercava di portare in salvo la giornalista del Manifesto Giuliana Sgrena”.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss></wfw:commentRss>
		</item>
	<item>
		<title>Tunisia: giornalista condannato a 4 anni per aver parlato dello scipero a Gafsa</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2010/07/07/tunisia-giornalista-condannato-a-4-anni-per-aver-parlato-dello-scipero-a-gafsa/</link>
		<comments>http://amisnet.org/agenzia/2010/07/07/tunisia-giornalista-condannato-a-4-anni-per-aver-parlato-dello-scipero-a-gafsa/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 07 Jul 2010 16:55:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Cocco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Brevi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://amisnet.org/agenzia/2010/07/07/tunisia-giornalista-condannato-a-4-anni-per-aver-parlato-dello-scipero-a-gafsa/</guid>
		<description><![CDATA[Una corte di appello tunisina ha condannato oggi a 4 anni di carcere il giornalista Fahem Boukaddous colpevole di aver diffuso informazioni sugli scioperi che nel 2008 hanno scosso la zona mineraria di Gafsa. Boukaddous, che è attualmente ricoverato in ospedale per problemi di cuore, è stato accusato di “minaccia all’ordine pubblico&#8221; e di essere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una corte di appello tunisina ha condannato oggi a 4 anni di carcere il giornalista Fahem Boukaddous colpevole di aver diffuso informazioni sugli scioperi che nel 2008 hanno scosso la zona mineraria di Gafsa. Boukaddous, che è attualmente ricoverato in ospedale per problemi di cuore, è stato accusato di “minaccia all’ordine pubblico&#8221; e di essere parte &#8220;di un’organizzazione criminale&#8221;. Corrispondente del canale televisivo satellitare <em>El Hiwar ettounsi</em>, il giornalista aveva coperto le manifestazioni di Gafsa dando spazio alle proteste dei minatori su disoccupazione, caro vita e corruzione. “Una sentenza contraria al diritto” denuncia l’Osservatorio tunisino sulla libertà di informazione, che sottolinea le gravi irregolarità del processo. “Il palazzo di giustizia dove si è svolto il dibattimento”, scrive l’Osservatorio in un comunicato, “è stato circondato dalla polizia per non permettere l’accesso ai giornalisti, mentre all’interno dell’aula la sentenza è stata pronunciata prima di permettere agli avvocati della difesa di pronunciare l’arringa”.</p>
<p>Nell’ultimo anno altri 3 giornalisti sono finiti in carcere in Tunisia per attività correlate alla loro professione, mentre in tutto il paese si moltiplica la pressione delle autorità ai danni di oppositori, difensori di diritti umani e giornalisti.  Tra le misure più dure, la riforma al codice penale approvata lo scorso 15 giugno dal parlamento e con la quale si prevede una condanna da 5 a 20 anni per chiunque diffonda all’estero informazioni che possano “pregiudicare gli interessi nazionali”.</p>
<p>“Mi aspetto di essere prelevato da un momento all’altro dalle forze di polizia” ha dichiarato Fahem Boukaddous, mentre si trovava ancora in ospedale. “Questa sentenza è stata emessa da una giustizia posta sotto il controllo totale del potere. La mia vita è in pericolo”.  Mentre il tribunale di Gafsa pronunciava la sentenza ai danni di Boukaddous, la polizia tunisina consegnava l’ordine di comparire davanti a un tribunale ad una altro giornalista. Si tratta di Mouldi Zouabi, reporter di Radio Kalima, aggredito da uno sconosciuto lo scorso aprile e accusato di violenze aggravate e ingiurie pubbliche.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss></wfw:commentRss>
		</item>
</channel>
</rss>
<!-- 2 queries 0.417 seconds. (cached) -->
