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	<title>Amisnet Global Feed</title>
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	<description>Ogni notizia, commento e pagina creata sui siti del network AMISnet.</description>
	<pubDate>Wed, 17 Mar 2010 08:52:21 +0000</pubDate>
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		<title>Grecia: i socialisti e la lotta di classe</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Mar 2010 08:52:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>

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		<description><![CDATA[A pochi mesi dall&#8217;insediamento del governo socialista di Georgios Papandreu la crisi dell&#8217;economia ellenica è ormai chiara in tutta la sua drammaticità e si delineano le strategie di risanamento del nuovo esecutivo. Un risanamento che dovrebbe passare attraverso un congelamento dei salari e delle assunzioni, l&#8217;aumento della pressione fiscale, privatizzazioni e tagli alle spese pubbliche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A pochi mesi dall&#8217;insediamento del governo socialista di Georgios Papandreu la crisi dell&#8217;economia ellenica è ormai chiara in tutta la sua drammaticità e si delineano le strategie di risanamento del nuovo esecutivo. Un risanamento che dovrebbe passare attraverso un congelamento dei salari e delle assunzioni, l&#8217;aumento della pressione fiscale, privatizzazioni e tagli alle spese pubbliche e l&#8217;emissione di titoli di stato. La società greca ha reagito a queste misure con una fitta serie di mobilitazioni e proteste, l&#8217;ultimo scipero generale è di giovedì 11 marzo, al grido &#8220;noi la crisi non la paghiamo&#8221;. Uno slogan già visto in altri aprti d&#8217; Europa e che esprime la frustrazione degli strati sociali più deboli al momento di dover fare sacrifici a causa di una crisi nata dalla spregiudicatezza della finanza e da politiche dissennate.  La ricetta dei movimenti contro la crisi? Inanzitutto tagli alle spese militari e la richiesta di restituzione degli aiuti statali concessi alle banche lo scorso anno per salvarle dal tracollo. Il governo Papandreu non si ferma però di fronte alle proteste, e tra il plauso delle classi dirigenti, la benedizione della chiesa ortodossa ed il sostegno della stampa interna procede a passo di marcia verso l&#8217;applicazione del pacchetto di riforme per il risanamento sotto l&#8217;occhio attento dell&#8217; Unione Europea.</p>
<p>Già nell’aprile 2009, quando  Georgios Papandreu aveva rivisto i conti scoprendo un enorme buco di bilancio, Bruxelles aveva aperto una procedura di infrazione per deficit eccessivo chiedendo alla Grecia di raddrizzare i conti entro il 2010. A Bruxelles si è temuto fin da subito l&#8217;effetto valanga innescato dal debito greco: 300 miliardi di € che pesano come un macigno sul futuro di un&#8217; Unione già afflitta da una emorragia costata 2,7 milioni di posti di lavoro nel 2009 e che non accenna ancora a fermarsi.</p>
<p>Il 4 febbraio l&#8217; Europa approva finalmente il piano di risanamento varato dalla Grecia: Atene si impegna a ridurre il deficit dall’attuale 12.7 al 2.8% del PIL nel giro di tre anni. Ma l&#8217;esecutivo comunitario ha anche posto il Paese sotto strettissima sorveglianza, ponendosi come garante politico ed evitando l’intervento del Fondo Monetario internazionale, ipotesi che avrebbe intaccato il prestigio e la credibilità dell&#8217; euro. Per quest’ipotesi si erano schierati in realtà diversi stati dell’Unione, tra cui l’Italia. La mancanza di misure concrete da parte di Bruxelles spinge però i mercati allo scetticismo. Uno schiaffo per il governo di Papandreou, che accusa l&#8217;Europa di scarsa coesione e sostegno. Un atteggiamento giudicato fragile, che secondo il primo ministro greco, avrebbe indebolito la credibilità del Paese (e della Ue) sui mercati internazionali, dando il via alla speculazione.</p>
<p>Mentre le piazze greche si infiammano e quelle fianaziarie mantengono tutta la propria freddezza, non cessano le voci sulla possibile esclusione o auto-esclusione della Grecia dall’area euro, in una partita che sembra giocarsi sempre più sul piano della stabilità della moneta unica in un sistema in cui ogni stato resta comunque responsabile dei propri conti.</p>
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	<item>
		<title>Buon anno Iran</title>
		<link>http://scirocco.amisnet.org/2010/03/16/buon-anno-iran/</link>
		<comments>http://scirocco.amisnet.org/2010/03/16/buon-anno-iran/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 16 Mar 2010 21:59:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Khaldoun</dc:creator>
				<category><![CDATA[Le puntate di Scirocco]]></category>

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		<description><![CDATA[Apriamo la nostra puntata tornando ancora in Iraq,  nell&#8217;attesa dei  risultati definitivi delle elezioni del 7 marzo si rincorrono le voci di  brogli. Andremo poi in Iran, alla vigilia del &#8220;newroz&#8221;, il  capodanno persiano che quest&#8217;anno trova la Repubblica Islamica in  difficoltà sul piano diplomatico con l&#8217;inasprirsi dello scontro con la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Apriamo la nostra puntata tornando ancora in Iraq,  nell&#8217;attesa dei  risultati definitivi delle elezioni del 7 marzo si rincorrono le voci di  brogli. Andremo poi in Iran, alla vigilia del &#8220;newroz&#8221;, il  capodanno persiano che quest&#8217;anno trova la Repubblica Islamica in  difficoltà sul piano diplomatico con l&#8217;inasprirsi dello scontro con la  comunità internazionale e in un momento di stagnazione interna con la  battuta d&#8217;arresto dell&#8217; onda verde. In chiusura di trasmissione volgeremo la nostra attenzione ad Atene,  dove la crisi finanziaria ha portato nuovamente in piazza grosse fette  della società greca e che vede acuirsi le tensioni sui mercati  internazionali.</p>
<p><strong>Ospiti della puntata:</strong></p>
<ul>
<li>Ali al Dujaili di Tammuz, ONG iraqena specializzata in monitoraggio elettorale</li>
<li>Antonello Sacchetti, giornalista ed autore di &#8220;Iran la resa dei conti&#8221;</li>
<li>Marco Santopadre, direttore Radio Città Aperta (Roma)</li>
</ul>
<p><strong>In redazione:</strong> Khaldoun, Ciro Colonna</p>
<p>Le produzioni di Scirocco sono realizzate con il contributo dell UE e della Provincia autonoma di Bolzano, nell’ambito del progetto<a href="http://shababfm.org/en/" target="_blank"> Community Radio Station in Birzeit area</a> . Sono sotto la responsabilità esclusiva di AMISNET, Cospe e PYU e non devono in alcun modo essere considerate rappresentative  delle posizioni dell’ UE</p>
<p><img src="../files/2010/03/provincia_bolzano.gif" alt="" /><img src="../files/2008/03/20080315_unione_europea.gif" alt="" width="50" height="50" align="left" /></p>
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		</item>
	<item>
		<title>Magliana: in piazza dopo l&#8217;aggressione xenofoba</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2010/03/16/magliana-in-piazza-dopo-laggressione-xenofoba/</link>
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		<pubDate>Tue, 16 Mar 2010 12:23:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia Coronati</dc:creator>
				<category><![CDATA[AudioNews]]></category>

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		<description><![CDATA[A seguito dell&#8217;aggressione avvenuta domenica 14 marzo a danno di alcuni cittadini italiani di origine bengalese, la comunita&#8217; del Bangladesh ha promosso una mobilitazione per martedi&#8217; 16 marzo.
L&#8217;appuntamento e&#8217; alle 17, a via Murlo 7, davanti al negozio dove e&#8217; avvenuto il raid razzista. &#8220;Sono invitati a partecipare italiani e stranieri&#8221; hanno dichiarato i promotori [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A seguito dell&#8217;aggressione avvenuta domenica 14 marzo a danno di alcuni cittadini italiani di origine bengalese, la comunita&#8217; del Bangladesh ha promosso una mobilitazione per martedi&#8217; 16 marzo.</p>
<p>L&#8217;appuntamento e&#8217; alle 17, a via Murlo 7, davanti al negozio dove e&#8217; avvenuto il raid razzista. &#8220;Sono invitati a partecipare italiani e stranieri&#8221; hanno dichiarato i promotori &#8220;perche&#8217; le vittime sono degli italiani con la pelle nera&#8221;.</p>
<p>Il pomeriggio del 14 marzo il negozio e&#8217; stato distrutto da una quindicina di giovani teppisti, che hanno aggredito i gestori con insulti razzisti e percosse.</p>
<p>&#8220;Negli ultimi tre anni sono avvenute almeno ventitre aggressioni nei confronti della comunita&#8217; bengalese della capitale, di cui una si e&#8217; tragedicamente conclusa con un morto&#8221; ricorda l&#8217;associazione Dhuumcatu, tra gli organizzatori del corteo previsto per il 16 marzo.</p>
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		</item>
	<item>
		<title>Respingimenti: Italia denunciata. La Corte Europea chiede chiarimenti</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2010/03/15/respingimenti-italia-denunciata-la-corte-europea-chiede-chiarimenti/</link>
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		<pubDate>Mon, 15 Mar 2010 14:35:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia Coronati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti]]></category>

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		<description><![CDATA[Undici cittadini somali e tredici cittadini eritrei, raccolti lo scorso anno da navi militari italiane in acque maltesi e consegnati alle autorità libiche, hanno presentato un ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo contro l’Italia, denunciando di essere stati vittime di un’espulsione collettiva priva di ogni fondamento legale.
Un’espulsione che &#8211; sostengono i ricorrenti &#8211; è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Undici cittadini somali e tredici cittadini eritrei, raccolti lo scorso anno da navi militari italiane in acque maltesi e consegnati alle autorità libiche, hanno presentato un ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo contro l’Italia, denunciando di essere stati vittime di un’espulsione collettiva priva di ogni fondamento legale.<br />
Un’espulsione che &#8211; sostengono i ricorrenti &#8211; è avvenuta senza essere né identificati né ascoltati, e che li avrebbe messi a rischio di torture e maltrattamenti. Lo rende noto la stessa Corte di Strasburgo che &#8211; <a href="http://www.immigrazioneoggi.it/daily_news/notizia.php?id=001531">secondo un dispaccio Ansa</a> &#8211; in settimana ha comunicato il ricorso al Governo italiano, chiedendo chiarimenti sull’accaduto. La Corte europea dei diritti dell’uomo chiede al Governo italiano di fornire anche tutte le informazioni sul numero di immigrati che ogni mese sbarcano sulle coste della Penisola e quelle sul trattamento che viene riservato in Libia agli immigrati irregolari respinti.<br />
Una volta ricevuti dalle autorità italiane i chiarimenti richiesti, la Corte deciderà sull’ammissibilità del ricorso ed eventualmente sul merito.</p>
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		</item>
	<item>
		<title>Cie: ancora scioperi della fame e proteste</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2010/03/15/cie-di-italia-ancora-scioperi-della-fame-e-proteste/</link>
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		<pubDate>Mon, 15 Mar 2010 14:23:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia Coronati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Brevi]]></category>

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		<description><![CDATA[Ponte Galeria, Gradisca e via Corelli. Nei centri di identificazione ed espulsione più grandi d&#8217;Italia proseguono le manifestazioni di protesta iniziate dai detenuti del Cie di Milano due settimane fa.
A Ponte Galeria, dopo la rivolta di sabato 13 marzo, decine di reclusi hanno deciso di mettersi in sciopero della fame. La protesta di sabato è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ponte Galeria, Gradisca e via Corelli. Nei centri di identificazione ed espulsione più grandi d&#8217;Italia proseguono le manifestazioni di protesta iniziate dai detenuti del Cie di Milano due settimane fa.</p>
<p>A Ponte Galeria, dopo la rivolta di sabato 13 marzo, decine di reclusi hanno deciso di mettersi in sciopero della fame. La protesta di sabato è avvenuta in concomitanza con un presidio di solidarietà ai reclusi tenutosi davanti al carcere. Mentre si svolgeva il sit-in fuori dalla struttura, circa una trentina di reclusi sono saliti sui tetti del Cie.</p>
<p>Il giorno successivo nel Cie di Gradisca i detenuti hanno protestato contro la decisione degli operatori di lasciarli tutto il pomeriggio chiusi nelle celle rifiutandosi di cenare.</p>
<p>Mentre nella notte tra giovedì 12 e venerdì 13 marzo almeno otto detenuti del Cie di Torino sono riusciti a scappare, sembra attraverso dei buchi scavati da tempo.</p>
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		</item>
	<item>
		<title>Palestina: a Bil&#8217;in niente stranieri di venerdì</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2010/03/15/palestina-i-venerdi-niente-stranieri-a-bilin-e-nilin/</link>
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		<pubDate>Mon, 15 Mar 2010 14:23:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Khaldoun</dc:creator>
				<category><![CDATA[Conflitti]]></category>

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		<description><![CDATA[Nella notte del 15 marzo l&#8217;esercito israeliano è entrato nel Bil&#8217;in, il  paese cisgiordano simbolo della lotta popolare palestinese, per  affiggere un ordine di &#8220;chiusura militare&#8221; con annessa una cartina: si  tratta di un ordinanza che inibisce l&#8217;accesso a tutti i non residenti  nell&#8217;area compresa tra il villaggio ed il &#8220;muro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nella notte del 15 marzo l&#8217;esercito israeliano è entrato nel Bil&#8217;in, il  paese cisgiordano simbolo della lotta popolare palestinese, per  affiggere un ordine di &#8220;chiusura militare&#8221; con annessa una cartina: si  tratta di un ordinanza che inibisce l&#8217;accesso a tutti i non residenti  nell&#8217;area compresa tra il villaggio ed il &#8220;muro di separazione&#8221; tutti i  venerdì dalle 8 alle 20 per i prossimi sei mesi, pena l&#8217;arresto. Si  tratta di un tentativo per impedire la partecipazione degli attivisti  israeliani ed internazionali alle manifestazioni non violente che si  tengono da 5 anni ogni venerdì vicino al muro. Una simile ordinanza è  stata distribuita venerdì scorso durante la manifestazione settimanale  contro il muro di Nil&#8217;in, ma in questo caso è quasi tutti il paesino ad  essere interdetto ai non residenti.</p>
<p>L&#8217;ordinanza è firmata dal generale Avi Mizrahi, fresco di nomina a capo  del Comando Centrale, a differenza di quanto avviene solitamente quando a  firmare sono ufficiali di grado inferiore ed è motivata da esigenze di  ordine pubblico. Secondo il rappresentante legale del Comitati Popolari  si tratta di un abuso di potere da parte dei militari, dato che le  ordinanze &#8220;non sono fatte per impedire manifestazioni&#8221;: le proteste sono  una attività civile, non una questione militare.</p>
<p>La protesta dei comitati popolari palestinesi è oggetto da mesi di una  repressione crescente fatta di repressione violenta delle  manifestazioni, arresti di massa, incursioni notturne nei villaggi,  persecuzioni giudiziarie e restinzioni di movimento anche per i  cittadini israeliani e stranieri. Tuttavia la mobilitazione sembra  contagiosa e le manifestazioni non-violente contro il muro del venerdì  si sono estese a sempre più villaggi e a seconda dei luoghi sono  diventate contro le colonie israeliane e a Gerusalemme Est dove  sono invece contro le espulsioni a danno delle famiglie palestinesi.  Ovunque si tengano le proteste sono iniziative delle comunità locali  accompagnate e sostenute dai pacifisti israeliani e da attivisti  internazionali. Questo tentativo di impedire la partecipazione dei non  residenti alle manifestazioni di Bil&#8217;in e NIl&#8217;in può essere letto da una  parte come un modo per fiaccare ed aver mani più libere durante la repressione  delle manifestazioni, dall&#8217;altra come un segnale di debolezza del  governo israeliano di fonte alla strategia dell lotta non violenta che  sta prendendo piede nei territori palestinesi occupati.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
	<item>
		<title>Armi: la 185 avanti a fatica</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2010/03/15/armi-la-185-avanti-a-fatica/</link>
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		<pubDate>Mon, 15 Mar 2010 13:56:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina Vella</dc:creator>
				<category><![CDATA[AudioNews]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Quasi tutte le banche italiane forniscono denaro alle aziende che producono armi. I soldi sono quelli dei risparmiatori che chiedono alle proprie banche di investire in fondi comuni, finendo, spesso inconsapevolmente, per acquistare titoli appartenenti alle aziende in questione. A denunciarlo lo studio-pilota ancora in via di approfondimento &#8220;Finanza e amarmenti: le connessioni di un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quasi tutte le banche italiane forniscono denaro alle aziende che producono armi. I soldi sono quelli dei risparmiatori che chiedono alle proprie banche di investire in fondi comuni, finendo, spesso inconsapevolmente, per acquistare titoli appartenenti alle aziende in questione. A denunciarlo lo studio-pilota ancora in via di approfondimento <em>&#8220;Finanza e amarmenti: le connessioni di un mercato globale&#8221; </em>realizzato dall&#8217;<a href="http://www.irestoscana.it/oscar.html" target="_blank">Osservatorio sul Commercio di Armi (Os.C.Ar) </a>dell&#8217;Istituto di ricerche Economiche e Sociali <a href="http://www.irestoscana.it/home.html" target="_blank">IRES Toscana</a> e presentato sabato a Milano in occasione della fiera <em><strong>Fa&#8217; la cosa giusta</strong></em>.</p>
<p><em> </em></p>
<p>&#8220;La ricerca ha analizzato circa 400 fondi comuni italiani che pubblicano in rete i dati relativi ai primi 50 titoli in cui è investito il patrimonio&#8221; &#8211; spiega la Direttrice di Os.C.Ar Chiara Bonaiuti sul sito dell&#8217;Organizzazione <a href="http://www.unimondo.org/Notizie/Italia-rapporto-svela-i-finanziamenti-delle-banche-all-industria-militare" target="_blank">Unimondo</a>. Questi dati sono stati poi messi a confronto con l&#8217;elenco delle prime 100 aziende produttrici di armi elaborato dall&#8217;Istituto indipendente di ricerca di Stoccolma <a href="www.sipri.org" target="_blank">SIPRI</a>. Quello che è emerso è che<em> </em>&#8220;su 417 fondi di investimento con componenti azionarie analizzate, &#8211; si legge ancora su <em>Unimondo</em> &#8211; ben 288 presentano azioni (tra i primi 50 titoli) di aziende a produzione militare (le prime 100 per fatturato militare a livello mondiale). Questo significa che se un investitore si rivolge alla sua banca e chiede genericamente di investire in un fondo comune con componente azionaria ha il 69% di probabilità di acquistare titoli di aziende a produzione militare&#8221;.</p>
<p>Nel nostro Paese in realtà esiste una legge che regolamenta e vincola l&#8217;esportazione di armi e le operazioni bancarie in materia. E&#8217; la<a href="www.governo.it/Presidenza/UCPMA/doc/legge185_90.pdf" target="_blank"><em> 185 del 1990</em></a>, in base alla quale tutte le operazioni devono essere autorizzate dai ministeri competenti, vale a dire quelli degli Affari Esteri, della Difesa e dello Sviluppo Economico. Se parliamo in questi termini, i finanziamenti delle banche risultano perfettamente in regola . Addirittura, la pressione esercitata negli anni dalla <a href="www.banchearmate.it/" target="_blank"><em><strong>camapgna delle banche armate,</strong></em> </a>insieme con gli stessi correntisti, ha portato gli istituti bancari a riguardare le proprie policies e ad adottare direttive più restrittive. La questione allora non è più se le banche abbiano o meno ottenuto le autorizzazioni ai finanziamenti, ma merita un approfondimento sotto altri punti di vista.</p>
<p>Il dato certamente positivo di un&#8217;eticizzazione, anche se parziale, delle banche italiane ha infatti immediatamente suscitato le reazioni della lobby armiera, in particolare dell&#8217;<em><a href="www.aiad.it/" target="_blank">AIAD</a>, la Federazione aziende italiane per l&#8217;Aerospazio, la Difesa e la Sicurezza,</em> ovviamente capitanata da <em>Finmeccanica</em>. Ebbene, a pagina 34 della sua ultima relazione d&#8217;esercizio, l&#8217;associazione denuncia &#8220;l&#8217;atteggiamento fondamentalmente demagogico proprio degli Istituti Bancari e in particolare si scaglia contro quelle &#8220;Banche etiche che, professandosi &#8220;non armate&#8221;, hanno sospeso ogni transazione&#8221;.</p>
<p>Per invertire la tendenza, come si legge nello stesso paragrafo, l&#8217;<em>AIAD</em> ha allora &#8220;inoltrato una serie di comunicazioni a <em>Confindustria</em> e <em>ABI</em> (<em>Associazione delle Banche Italiane)</em>. Hanno fatto seguito molteplici incontri con i vertici dell<em>a </em>stessa<em> ABI</em> e dei diversi gruppi bancari, nonché con il Governatore della <em>Banca d&#8217;Italia</em>, Mario Draghi&#8221;.</p>
<p>L&#8217;associazione ha insomma tranquillizzato gli associati sottolineando l&#8217;avvio di una operazione di pressione lobbistica su governo e banche. Tale pressione ha fatto effetto, visto che &#8211; come spiega Giorgio Beretta di Os.Ca.R. &#8211; &#8220;da due anni la Presidenza del Consiglio ha deciso di non pubblicare la sezione della Relazione annuale richiesta dalla Legge 185/90 che riportava le singole operazioni autorizzate e svolte dagli Istituti di credito, sottraendo così la possibilità di verifica sull&#8217;effettiva attuazione delle direttive emanate dalle banche&#8221;.</p>
<p>E tale influenza non stupisce se si considera che il mercato italiano delle armi è tra i più forti al mondo e continua a crescere. Stando alla relazione del Congresso degli Stati Uniti, infatti, il nostro Paese è al secondo posto per numero di autorizzazioni al mondo di esportazione di armi. Anche se ancora distanti da quelle americane, per la prima volta nel 2008 seguiamo solo gli Stati Uniti d&#8217;America.</p>
<p>La 185 specifica il divieto di esportare armi a paesi sotto embargo o che violano i diritti umani, se accertato da Ue, Nazioni Unite o Consiglio d&#8217;Europa. Con l&#8217;enorme produzione di armi a carico dell&#8217;Italia ci si domanda allora se tale regola venga sempre rispettata. Ed in realtà, nonostante la legge si esprima chiaramente al riguardo, i modi e le ragioni per aggirarla si presentano. Esiste al riguardo un principio ben preciso, spiega Giorgio Beretta: &#8220;possiamo essere sicuri che l&#8217;Italia non esporterà armi a paesi il cui embargo è stato sancito dall&#8217;ONU. Le cose cambiano quando a stabilirlo è l&#8217;Ue o nel caso in cui paesi alleati, nel nostro caso gli USA, si esprimano precisamente al riguardo&#8221;. E&#8217; il caso della Cina. Per quest&#8217;ultima, l&#8217;italiana Galileo ha fornito licenze per la produzione di radar di puntamento GRIFO. L&#8217;embargo sancito dalla sola Unione europea non ha infatti valore vincolante ed è per questo che l&#8217;Italia ha aderito a quest&#8217;ultimo ma con una clausola, quella di non esportare armi volte a sopprimere direttamente la popolazione. In poche parole, &#8211; spiega ancora Beretta &#8211; &#8220;nessuna esportazione di pistole ma via libera a sistemi di puntamento&#8221;.</p>
<p>La questione si aggroviglia ulteriormente quando si fa riferimento ad un altro punto contenuto nella legge, quello concernente il divieto di ricerca e esportazione di armi nucleari. In questo caso fa riflettere la recente corsa all&#8217;energia nucleare avviata dai diversi paesi: trattandosi dell&#8217;unico modo per riuscire ad aggirare i numerosi vincoli internazionali e nazionali sul tema, viene lecito domandarsi se questo interesse in realt? non nasconda obiettivi di tipo militare.<strong><br />
</strong></p>
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		</item>
	<item>
		<title>Passpartù 23: la letteratura che verrà</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2010/03/12/passpartu-23-la-letteratura-che-verra/</link>
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		<pubDate>Fri, 12 Mar 2010 17:13:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia Coronati</dc:creator>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Passpartù]]></category>

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		<description><![CDATA[Sarah Zuhra Lukanic, Cluadiléia Lemes Dias, Sonya Orfalian. Sono loro le protagoniste di questa puntata di Passpartù. Tre donne che in comune hanno la capacità di scrivere bellissime storie in lingua italiana nonostante non siano nate qui. Non amano essere bollate come &#8220;scrittrici migranti&#8221;, ma si contraddistinguono per una letteratura contaminata di culture e stili [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sarah Zuhra Lukanic, Cluadiléia Lemes Dias, Sonya Orfalian. Sono loro le protagoniste di questa puntata di Passpartù. Tre donne che in comune hanno la capacità di scrivere bellissime storie in lingua italiana nonostante non siano nate qui. Non amano essere bollate come &#8220;scrittrici migranti&#8221;, ma si contraddistinguono per una letteratura contaminata di culture e stili differenti. In questa periodo difficile per i migranti che tentano percorsi di scolarizzazione nel nostro paese, noi diamo voce a tre migranti da cui noi italiani abbiamo molto da imparare. In chiusura, i cinque minuti di musica scelti per voi da Ritmi.</p>
<p>Dopo l&#8217;annosa questione dei tetti &#8211; la quota massima di bambini stranieri stabilita nelle nostre scuole &#8211; sulle cronache di questi giorni è emersa un&#8217;altra vicenda che mina seriamente la possibilità dei giovani migranti che vivono nel nostro paese di frequentare la scuola. Si tratta di una sentenza della Cassazione, che non ha autorizzato a un signore albanese senza documenti di rimanere nel nostro paese, nonostante i figli stiano frequentando la scuola in Italia. L&#8217;uomo aveva chiesto l&#8217;autorizzazione a restare in Italia in nome del diritto del &#8220;sano sviluppo psicofisico&#8221; dei figli, ma la richiesta è stata respinta. &#8220;Non si può giustificare chi utilizza i bambini e li strumentalizza per sanare situazioni di illegalità&#8221; ha affermato il Ministro dell&#8217;istruzione Mariastella Gelmini.</p>
<p>Durante la giornata del primo marzo, a Roma, a piazza Montecitorio, si sono tenute le &#8220;lezioni di clandestinità&#8221;. P er una mattina a fare lezione agli italiani c&#8217;erano migranti e seconde generazioni, dai braccianti di Rosarno a chi in Italia è cresciuto ma, per cavilli burocratici, non ha ancora un pezzo di carta che gli confermi la cittadinanza italiana.<br />
Tra le insegnanti, c&#8217;era anche Igiaba Scego, scrittrice italo-somala di fama internazionale. &#8220;Si fa difficoltà a pensare a un migrante come a una persona affermata, il migrante è clandestino, delinquente, prostituta; non è mai ingegnere, medico, dottore&#8221; ci ha detto. Eppure, di persone emigrate in Italia che sono riuscite a fare strada ce ne sono molte.</p>
<p>Sarah Zuhra Lukanic collabora per Internazionale, scrive racconti e romanzi, ha lavorato e lavora in teatro.Nata da una famiglia con una lunga storia di migrazioni e spostamenti, è nata in Croazia da genitori italo-croati. L&#8217;autrice definisce il suo percorso un percorso &#8220;on the road&#8221;; la sua vita movimentata l&#8217;ha spinta ad essere curiosa, conoscere persone, vivere una vita &#8220;randagia&#8221;, che oggi l&#8217;ha condotta dove è arrivata.</p>
<p>Zuhra Lukanic ha vinto, a pari merito con Claudiléia Lemes Dias, il premio Lingua Madre 2009. A Roma, presso la Casa della Memoria, nel corso della presentazione della nuova edizione del concorso, sono stati letti frammenti estratti dai racconti sia di Sarah che di Claudiléia. Claudiléia Lemes Dias scrive in chiave tragicomica, perchè, come lei stessa racconta, non sa scrivere altrimenti. &#8220;Sono in continua ricerca di ironia, anche nella tragedia&#8221;. Il racconto con cui ha vinto il concorso, ad esempio, è la storia dello sbarco di un gruppo di migranti su una spiaggia italiana per nudisti. &#8220;Ho voluto raccontare, attraverso una situazione ridicola, la cruda verità del paese di accoglienza, nudo di fronte a chi chiede ospitalità&#8221;, ha spiegato l&#8217;autrice nel corso della conferenza stampa di presentazione del concorso Lingua Madre. Oggi Claudiléia Lemes Dias lavora alla Mangrovie Edizioni, una casa editrice che si occupa di letteratura delle migrazioni, ed è sempre in cerca di nuovi talenti stranieri che scrivono in italiano.</p>
<p>Si intitola &#8220;La cucina di Armenia&#8221;. Il testo, edito dal Ponte alle grazie, è un libro di cucina, ma non solo. Attraverso la descrizione di ricette e trucchi in cucina, l&#8217;autrice Sonya Orfalian racconta la storia della diaspora Armena. Di origine armena, la scrittrice è cresciuta in Libia per poi trasferirsi in Italia. Il percorso della sua famiglia è descritto attraverso il racconto della ricerca degli ingredienti necessari per continuare a mantenere in vita le tradizioni culinarie armene e sempre in questo parallelismo tra cultura in cucina e storia dei popoli, nel libro si afferma che la cucina italiana è la smentita quotidiana della xenofobia.<br />
&#8220;Alla soglia della cucina&#8221; scrive Orfalian &#8220;le guerre si fermano&#8221;.</p>
<p>Ospiti della puntata: Sarah Zuhra Lukanic, Cluadiléia Lemes Dias, Sonya Orfalian</p>
<p>In redazione: Elise Melot</p>
<p>Passpartù è un programma a cura di Marzia Coronati</p>
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		<title>Roma, pecunia non olet</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2010/03/11/roma-pecunia-non-olet/</link>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 13:20:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Khaldoun</dc:creator>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>

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		<description><![CDATA[Nei giorni scorsi la stampa sportiva ha dato grande risalto alla presenza nella capitale della coppa del mondo di calcio in occasione del &#8220;FIFA World Cup Trophy Tour by Coca-Cola 2009/2010&#8243; sponsorizzata anche dal Campidoglio. Quasi metà della facciata di Palazzo Venezia, quello da cui durante il ventennio teneva i suoi discorsi Mussolini, era occupato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nei giorni scorsi la stampa sportiva ha dato grande risalto alla presenza nella capitale della coppa del mondo di calcio in occasione del &#8220;FIFA World Cup Trophy Tour by Coca-Cola 2009/2010&#8243; sponsorizzata anche dal Campidoglio. Quasi metà della facciata di Palazzo Venezia, quello da cui durante il ventennio teneva i suoi discorsi Mussolini, era occupato da un cartellone con ben in vista il logo della Cocacola Company, il gigante delle bibite spesso sotto accusa per comportamenti antisindacali e sistematiche violazioni dei diritti dei lavoratori, oltre che per l&#8217;uso dissennato dell&#8217; acqua.  La sponsorizzazione offerta dal comune sarebbe quindi in contrasto con il regolamento comunale sulle sponsorizzazioni che prevede anche una valutazione etica. Si tratta della delibera del Consiglio Comunale n. 214/2004, entrato in vigore nel 2005 con l&#8217;istituzione di un apposito comitato etico, che non è stato rinnovato dopo la vittoria di Alemanno e il cambio di amministrazione.</p>
<p>Il regolamento comunale sulle sponsorizzazione è una norma volta ad impedire che aziende o multinazionali che violino i diritti umani, producano danni ambientali o abbiano comportamenti &#8220;poco etici&#8221; possano avvalersi delle sponsorizzazioni ad eventi come il Festival del Cinema o altri grandi eventi che si tengono nella capitale per costruirsi un&#8217;immagine &#8220;ripulita&#8221;. Un provvedimento, pur con i suoi limiti e le sue complessità,  innovativo anche per le dimensioni del comune che lo ha adottato.  Le associazioni che avevano preso parte alla campagna che ha promosso l&#8217;approvazione di questo regolamento chiedono ora di <a href="http://sponsoretici.blogspot.com/">firmare una lettera</a> indirizzata al Campidoglio per chiedere la nomina di un nuovo comitato etico e che il regolamento venga implementato.</p>
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		<title>Richiedenti asilo: dieci mesi di respingimenti</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2010/03/10/richiedenti-asilo-dieci-mesi-di-respingimenti/</link>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 10:49:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia Coronati</dc:creator>
				<category><![CDATA[AudioNews]]></category>

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		<description><![CDATA[I profughi respinti nei nostri mari vengono rinchiusi nelle carceri libiche per diversi mesi, per poi essere rimpatriati nei loro paesi. Li&#8217; li attendono, nella maggioranza dei casi, il carcere e i lavori forzati.
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			<content:encoded><![CDATA[<p>I profughi respinti nei nostri mari vengono rinchiusi nelle carceri libiche per diversi mesi, per poi essere rimpatriati nei loro paesi. Li&#8217; li attendono, nella maggioranza dei casi, il carcere e i lavori forzati.</p>
]]></content:encoded>
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	<item>
		<title>L&#8217; Iraq al voto: una partita a scacchi tra Iran e USA</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 22:17:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Khaldoun</dc:creator>
				<category><![CDATA[Conflitti]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 7 Marzo si sono tenute le seconde elezioni legislative iraqene dell&#8217;era post Saddam.  Per i risultati bisognerà aspettare il 12, nel frattempo il primo dato significativo è l&#8217;affluenza alle urne: il 62% degli aventi diritto si sono recati alle urne, un dato che indica una crescita rispetto alle scorse elezioni pronciali ma un significativo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 7 Marzo si sono tenute le seconde elezioni legislative iraqene dell&#8217;era post Saddam.  Per i risultati bisognerà aspettare il 12, nel frattempo il primo dato significativo è l&#8217;affluenza alle urne: il 62% degli aventi diritto si sono recati alle urne, un dato che indica una crescita rispetto alle scorse elezioni pronciali ma un significativo calo rispetto al 73% delle scorse legislative. Da segnalare che anche i sunniti hanno partecipato al voto, nonostante tutte le polemiche per l&#8217;esclusione dalle liste elettorali di molti esponenti politici ritenuti legati al passato regime. Buona anche la tenuta della polizia iraqena, per la prima volta chiamata a proteggere le operazioni di voto dopo che l&#8217;esercito statunitense si è ridispiegato al di fuori dei centri urbani: la maggior parte degli attacchi sono stati colpi di mortaio o razzi Katuisha, mentre la stragrande maggiornaza delle 38 vittime sono dovute ad un aingolare attacco dinamitardo avvenuto nella capitale, certo non siamo alla normalità ma considerata la situazione ed il fatto che nessun seggio sia stato colpito si può considerare una vittoria.</p>
<p>La campagna elettorale si è svolta molto brevemente ed è stata dominata da una parte dal dibattito sull&#8217;esclusione di molti candidati in odor di ba&#8217;asismo, che secondo gli osservatori è stata guidata dalla longa manus iraniana e dall&#8217;altra parte da quelli sui presunti finanziamenti sauditi alle formazioni filoccidentali. Le elezioni iraqene sono state l&#8217;ennesimo capitolo della partita a scacchi tra Iran e Stati Uniti che si gioca su tutti gli scenari di crisi del Medioriente e dell&#8217; Asia centrale, dalle tensioni in Libano, a quelle in Palestina e Yemen fino ad arrivare al ruolo della Repubblica Islamica nella stabilizzazione dell&#8217; Afghanistan. UNa partita che ha contribuito a scatenbare una guerra fredda all&#8217;interno del mondo arabo islamico che vede contrapposto un blocco filoccidentale guidato da Egitto ed Arabia Saudita sotto la benevola ala americana, dall&#8217;altro un blocco costituito da Iran, Siria e dai loro alleati regionali Hizbullah e Hamas. Uno scontro rappresentato erroneamente come tra sciiti e sunniti sulla stampa occidentale, ma che in realtà ha ben poco a che fare con questioni religiose quanto con questioni di controllo di risorse strategiche ed energetiche. Mentre il mondo arabo è polarizzato intorno alle due potenze che cercano di contendersi il dominio del medioriente, una terza potenza anch&#8217;essa non araba sta emergendo come mediatrice: la Turchia, che è sempre più protagonista sullo scenario regionale, mentre gli Stati Uniti si spendono per cercare di portare dalla loro parte la Siria che invece continua a dar prova della tradizionale abilità di trattare su due tavoli che finora ha dato buoni frutti, con l&#8217;uscita di Damasco dall&#8217;isolamento diplomatico e con il blocco libanese &#8220;antisiriano&#8221; che è dovuto venire a patti con Hizbullah.</p>
<p><a href="http://amisnet.org/files/2010/03/hasan.mp3">Il commento di Hasan Khalef, Human Rights Network Kirkuk, ai microfoni di Scirocco</a></p>
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		</item>
	<item>
		<title>L&#8217; Iraq al voto: una partita a scacchi tra Iran e USA</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 21:31:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Khaldoun</dc:creator>
				<category><![CDATA[Le puntate di Scirocco]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 7 Marzo si sono tenute le seconde elezioni legislative iraqene dell&#8217;era post Saddam. La campagna elettorale si è svolta molto brevemente, dominata dal dibattito sull&#8217;esclusione di molti candidati in odor di Ba&#8217;asismo, che secondo gli osservatori è stata guidata dalla longa manus iraniana e dei presunti finanziamenti sauditi alle formazioni filoccidentali. Per i risultati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 7 Marzo si sono tenute le seconde elezioni legislative iraqene dell&#8217;era post Saddam. La campagna elettorale si è svolta molto brevemente, dominata dal dibattito sull&#8217;esclusione di molti candidati in odor di Ba&#8217;asismo, che secondo gli osservatori è stata guidata dalla longa manus iraniana e dei presunti finanziamenti sauditi alle formazioni filoccidentali. Per i risultati bisognerà aspettare il 12, nel frattempo il primo dato significativo è l&#8217;affluenza alle urne: il 62% degli aventi diritto si sono recati alle urne, un dato che indica una crescita rispetto alle scorse elezioni pronciali ma un significativo calo rispetto al 73% delle scorse legislative. Da segnalare che anche i sunniti hanno partecipato al voto, nonostante tutte le polemiche per l&#8217;esclusione dalle liste elettorali di molti esponenti politici ritenuti legati al passato regime. Buona anche la tenuta della polizia iraqena, per la prima volta chiamata a proteggere le operazioni di voto dopo che l&#8217;esercito statunitense si è ridispiegato al di fuori dei centri urbani: la maggior parte degli attacchi sono stati colpi di mortaio o razzi Katuisha, mentre la stragrande maggiornaza delle 38 vittime sono dovute ad un aingolare attacco dinamitardo avvenuto nella capitale, certo non siamo alla normalità ma considerata la situazione ed il fatto che nessun seggio sia stato colpito si può considerare una vittoria.</p>
<p>Ci sposteremo poi in Libano, per parlare di un interessante progetto sul trattamento dei rifiuti nato nell&#8217;ambito della ricostruzione del paese dopo l&#8217;attacco israeliano del 2006 e che oggi può diventare un modello anche per i paesi vicini.  L&#8217;ultima tappa sarà Barcellona, dove dal 1 al 3 marzo si è inaugurato il Russel Tribunal on Palestine, un tribunale di coscienza promosso dalla società civile per dire no all&#8217;impunità di israele di fronte al diritto internazionale ed alla complicità europea a tali crimini.</p>
<p><strong>Ospiti della puntata:</strong></p>
<ul>
<li>Ornella Sangiovanni, Osservatorio Iraq</li>
<li>Hasan Khalef, Human Rights Network Kirkuk</li>
<li>Federico De Nardo, direttore di COSV per il Libano</li>
<li>Giorgio Monsangini, comitato catalano per il Russel Tribunal on Palestine</li>
</ul>
<p><strong>In redazione:</strong> Khaldoun, Ciro Colonna</p>
<p>Le produzioni di Scirocco sono realizzate con il contributo dell UE e della Provincia autonoma di Bolzano, nell’ambito del progetto<a href="http://shababfm.org/en/" target="_blank"> Community Radio Station in Birzeit area</a> . Sono sotto la responsabilità esclusiva di AMISNET, Cospe e PYU e non devono in alcun modo essere considerate rappresentative  delle posizioni dell’ UE</p>
<p><img src="../files/2010/03/provincia_bolzano.gif" alt="" /><img src="../files/2008/03/20080315_unione_europea.gif" alt="" width="50" height="50" align="left" /></p>
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		</item>
	<item>
		<title>Roma: Scrittrici migranti tra teatro e racconto</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2010/03/08/roma-scrittrici-migranti-tra-teatro-e-racconto/</link>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 15:40:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia Coronati</dc:creator>
				<category><![CDATA[AudioNews]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 9 marzo, in occasione della Giornata Internazionale dei Diritti delle Donne, il Concorso letterario nazionale Lingua Madre sarà ospite a Roma con un doppio appuntamento. Alle ore 17,30 presso la Casa della Memoria e della Storia, a Trastevere, e alle 21, al Teatro Palladium di Garbatella. 
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 9 marzo, in occasione della Giornata Internazionale dei Diritti delle Donne, il Concorso letterario nazionale Lingua Madre sarà ospite a Roma con un doppio appuntamento. Alle ore 17,30 presso la Casa della Memoria e della Storia, a Trastevere, e alle 21, al Teatro Palladium di Garbatella. </p>
]]></content:encoded>
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		</item>
	<item>
		<title>Il &#8220;486 marzo&#8221;. A Roma un presidio per la pillola abortiva.</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 15:12:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elisemelot</dc:creator>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;otto marzo, le assemblee delle donne dei Consultori di Roma e Castelli hanno manifestato davanti alla regione Lazio. Infatti, nel Lazio, nessun protocollo regola ancora le procedure per l&#8217;amministrazione della RU 486, la pillola abortiva da poco autorizzata dall&#8217;AIFA.
In alcune regione italiane, le giunte hanno deciso di ricoverare per tre giorni le donne che vogliono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;otto marzo, le assemblee delle donne dei Consultori di Roma e Castelli hanno manifestato davanti alla regione Lazio. Infatti, nel Lazio, nessun protocollo regola ancora le procedure per l&#8217;amministrazione della RU 486, la pillola abortiva da poco autorizzata dall&#8217;AIFA.</p>
<p>In alcune regione italiane, le giunte hanno deciso di ricoverare per tre giorni le donne che vogliono interrompere la gravidanza con questo farmaco, mentre nella maggioranza dei paesi europei, è sufficente un day hospital. Ed è proprio al day hospital che mirano le donne dei consultori.</p>
<p>Tra protocolli ancora non approvati e medici che rifiutano di praticare l&#8217;aborto, è ancora lunga la battaglia per il diritto delle donne a disporre del proprio corpo.</p>
<p>Al presidio davanti alla regione Lazio, a Roma, erano presenti decine di studentesse, attiviste e membri dei consultori.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
	<item>
		<title>Cap-Anamur: il salvataggio a mare non è reato</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 13:41:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia Coronati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Brevi]]></category>

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		<description><![CDATA[In questi giorni il Tribunale di Agrigento ha pubblicato le motivazioni della sentenza emessa il 7 ottobre dello scorso anno con la quale dopo cinque anni di processo, venivano assolti tutti gli imputati del caso Cap Anamur.
Quel giorno il Tribunale di Agrigento aveva pronunciato una sentenza di assoluzione con formula piena “perché il fatto non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In questi giorni il Tribunale di Agrigento ha pubblicato le motivazioni della sentenza emessa il 7 ottobre dello scorso anno con la quale dopo cinque anni di processo, venivano assolti tutti gli imputati del caso Cap Anamur.</p>
<p>Quel giorno il Tribunale di Agrigento aveva pronunciato una sentenza di assoluzione con formula piena “perché il fatto non costituisce reato” . Elias Bierdel , il comandante Schmidt e il suo secondo, imputati di agevolazione dell’ ingresso di clandestini dopo avere soccorso, nel giugno 2004, 37 naufraghi alla deriva cento miglia a sud di Lampedusa, non sono quindi colpevoli di niente.</p>
<p>Chi effettua salvataggio a mare, si legge nella sentenza, non commette nessun reato ed il comandante è l’unica persona che può individuare il “luogo sicuro”, anche da un punto di vista giuridico, per lo sbarco.</p>
<p><a href="http://www.meltingpot.org/articolo15310.html">Leggi l&#8217;approfondimento di Fulvio Vassallo Paleologo, sul sito di Melting Pot.</a></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
	<item>
		<title>Passpartù 22: Trappole italiane</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2010/03/05/passpartu-22-trappole-italiane/</link>
		<comments>http://amisnet.org/agenzia/2010/03/05/passpartu-22-trappole-italiane/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 05 Mar 2010 14:35:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia Coronati</dc:creator>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Passpartù]]></category>

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		<description><![CDATA[La notte tra il 28 febbraio e il primo marzo, mentre in tutta Italia ci si preparava allo sciopero dei migranti, il centro di identificazione ed espulsione di Roma, il Cie di Ponte Galeria si preparava a un importante cambio di gestione. La struttura, da sempre gestita dalla Croce Rossa Italiana, da pochi giorni è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La notte tra il 28 febbraio e il primo marzo, mentre in tutta Italia ci si preparava allo sciopero dei migranti, il centro di identificazione ed espulsione di Roma, il Cie di Ponte Galeria si preparava a un importante cambio di gestione. La struttura, da sempre gestita dalla Croce Rossa Italiana, da pochi giorni è passata infatti nelle mani della cooperativa Auxilium. Questa puntata di Passpartù è dedicata a quelle persone che avrebbero voluto partecipare allo sciopero ma non hanno potuto, perchè rinchiuse nei centri di identificazione ed espulsione presenti su tutto il territorio italiano, dodici strutture per una capienza totale di 1806 posti. Entreremo in queste carceri, raccontadovi la vita di chi ci si trova dentro. Parleremo anche di una vicenda torinese: il caso dei sei ragazzi appartenenti al movimento antirazzista piemontese, incarcerati per avere protestato davanti al Cie di Torino. In chiusura Ritmi, l&#8217;angolo musicale a cura di Elise Melot.</p>
<p>Con una capienza di oltre 350 posti, il Cie di Ponte Galeria si aggiudica il primato di centro di identificazione ed espulsione più grande d&#8217;Italia. La struttura, da sempre gestita dalla Croce Rossa Italiana, da pochi giorni è passata nelle mani della cooperativa Auxilium, che fa capo ai fratelli Chiorazzo. Ai Chiorazzo è affidata anche la gestione del Centro di accoglienza richiedenti asilo di Policoro, in Puglia, e ora hanno vinto l&#8217;appalto per la gestione del Cie di Ponte Galeria. Una vittoria che per  qualcuno era scontata, nonostante i due fratelli siano dal 2008 sotto inchiesta: l&#8217;accusa è quella di avere messo in piedi un&#8217;associazione a delinquere finalizzata a reati come turbativa d&#8217;asta e corruzione.<br />
Il giorno in cui è avvenuto il passaggio di consegne, l&#8217;emittente romana Radio Onda Rossa ha registrato una telefontata con uno dei detenuti di Ponte Galeria, che descriveva le proteste avvenute durante quella notte, della rivolta di cui parla però non si è saputo più nulla, e gli unici mezzi ad averne dato notizia sono Indymedia e Radio Onda Rossa. La mattina di due giorni dopo, mercoledì tre marzo, Simone Ragno, consulente del garante dei detenuti della Regione Lazio che presta servizio presso il Cie di Ponte Galeria a Roma, ha visitato la struttura, Ragno ci ha descritto un&#8217;atmosfera di disordine dovuta al cambio di gestione, ma non un&#8217;atmosfera rivoltosa. Eppure da dentro le mura di via Corelli, il Cie di Milano, è iniziato uno sciopero della fame, e gli scioperanti ci hanno assicurato che la protesta si sta propagando in molti altri centri di Italia, tra cui Ponte Galeria e Gradisca di Isonzo. Abbiamo telefonato a Mamadou, detenuto a via Corelli e in sciopero della fame dal tre marzo. E&#8217;lui che ci ha spiegato i motivi dello sciopero. “Sono tanti i motivi : i tempi di detenzione sono troppo lunghi, viviamo come topi, la roba da mangiare fa schifo. Ci trattano come detenuti, ma in realtà siamo solo vittime della Bossi-Fini.L’Italia ci ha tradito, noi vogliamo essere liberi come gabbiani”.<br />
Mamadou è cresciuto in Italia, come lui, sono molte le persone che si trovano dentro i Cie nonostante vivano in Italia da molti anni. Il giornalista Gabriele Del Grande, ideatore del blog Fortress Europe, tra ottobre e novembre del 2009, dopo l&#8217;inizio della poltica dei respingimenti in mare voluta dal nostro governo, ha visitato diversi centri di identifacazione ed espulsione italiani e ha avuto modo di incontrare diversi detenuti, &#8220;molti di loro &#8221; racconta &#8220;sono persone che sono cresciute in Italia e che nei loro paesi di origine non hanno nè amici nè familiari&#8221;.</p>
<p>Mamadou ci ha raccontato che un altro motivo dello sciopero è l&#8217;arresto ingiusto degli amici di Torino. La storia a cui fa riferimento è quella del 23 febbraio scorso, quando a seguito di una maxi-operazione della Digos, sei persone appartenenti ai movimenti antirazzisti torinesi sono state tratte in arresto. L&#8217;accusa è quella di associazione a delinquere semplice, che secondo la procura e’ stata creata dagli imputati per istigare le rivolte all’interno dei Centri di Identificazione ed Espulsione. Attualmente tre persone si trovano in carcere, altre tre agli arresti domiciliari, un ragazzo ha il divieto di dimora nella provincia di Torino e circa settanta sono i nomi che compaiono nel processo. Il 9 marzo ci sarà l&#8217;udienza davanti al tribunale del riesame, per discutere sulla revoca, la sostituzione, o il mantenimento delle misure. Per chi volesse seguire la vicenda o sapere di più sulle azioni portate avanti dagli antirazzisti torinesi, vi invitiamo a visitare il sito www.autistici.org/macerie.</p>
<p>Ibrahim, detenuto al carcere di Via Corelli, ci tiene a denunciare un&#8217;altra situazione: l&#8217;arrivo, nel Cie milanese, di persone che hanno partecipato alla sanatoria di colf e badanti, e che quindi dovrebbero essere automaticamente regolari sul territorio italiano. La denuncia di Ibrahim arriva insieme alla pubblicazione di un articolo uscito su Repubblica il 4 marzo a firma di Paolo Rumiz “Si tratta di una sanatoria trappola”, scrive il giornalista. Secondo le indicazioni del Viminale infatti chi chiede di accedere alla sanatoria, ma in passato non ha rispettato un ordine di espulsione, verrà rispedito al paese di provenienza. All’origine di tutto, scrive Rumiz, “la contraddizione insita nella precedente legge Bossi-Fini, che all’articolo 14 individua nella mancata ottemperanza all&#8217;espulsione un reato punibile con l&#8217;arresto obbligatorio.</p>
<p>Ospiti della puntata: Ibrahim e Mamadou, Gabriele Del Grande, Simone Ragno, Claudio Novaro<br />
In redazione: Elise Melot e Andrea Cocco<br />
Passpartù è un programma a cura di Marzia Coronati</p>
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		<title>Torino: l&#8217;antirazzismo e&#8217; reato</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 14:02:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia Coronati</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 23 febbraio 2010, a seguito di una maxi-operazione della Digos di Torino, sei persone appartenenti ai movimenti antirazzisti torinesi sono state tratte in arresto. Le molte accuse sono racchiuse dentro la cornice del reato associativo: associazione a delinquere semplice che secondo la procura e&#8217; stata creata dagli imputati per istigare le rivolte all&#8217;interno dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 23 febbraio 2010, a seguito di una maxi-operazione della Digos di Torino, sei persone appartenenti ai movimenti antirazzisti torinesi sono state tratte in arresto. Le molte accuse sono racchiuse dentro la cornice del reato associativo: associazione a delinquere semplice che secondo la procura e&#8217; stata creata dagli imputati per istigare le rivolte all&#8217;interno dei Centri di Identificazione ed Espulsione (Cie). Nella prossima puntata di Passpartu&#8217; parleremo di qeusta vicenda, ma anche di molte altre storie che avvengono ogni giorno al&#8217;interno dei Cie italiani.</p>
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		<title>Roma: maxi-operazione contro i senegalesi di via Campobasso</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 16:07:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[A distanza di due giorni dall&#8221;incursione dei carabinieri avvenuta il primo marzo, gli abitanti senegalesi di via Campobasso, a Roma, hanno subito un altro attacco da parte delle forze dell&#8217;ordine.
Alle dieci del mattino la polizia ha seguito un ragazzo che camminava con un borsone a tracolla fino al palazzo in cui abitava. Lì ,gli hanno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A distanza di due giorni dall&#8221;incursione dei carabinieri avvenuta il primo marzo, gli abitanti senegalesi di via Campobasso, a Roma, hanno subito un altro attacco da parte delle forze dell&#8217;ordine.</p>
<p>Alle dieci del mattino la polizia ha seguito un ragazzo che camminava con un borsone a tracolla fino al palazzo in cui abitava. Lì ,gli hanno ordinato di svuotare il contenuto della borsa,  &#8220;quando hanno visto che la merce era contraffatta hanno approfittato della flagranza di reato per mettere in piedi una maxi-operazione&#8221; hanno raccontato i testimoni. Dieci volanti, due furgoni, un&#8217;unità cinofila hanno svuotato il palazzo abitato prevalentemente da senegalesi e portato in questura quattro ragazzi per accertamenti. Le forze dell&#8217;ordine hanno poi intimato di chiedere la confisca del palazzo. &#8220;E&#8217; un vero e proprio accanimento contro queste persone, che l&#8217;unico reato che hanno commesso è quello di vendere merce contraffatta. Se volessero cercare il vero crimine, saprebbero dove andarlo a trovare. Sicuramente il giro di droga non è là&#8221; dicono gli abitanti del quartiere.</p>
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		<title>Via Corelli in sciopero: &#8220;vogliamo essere liberi come gabbiani&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 16:01:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia Coronati</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dalla mattina del 3 marzo il Centro di Identificazione ed Espulsione di via Corelli, a Milano, è in sciopero della fame. Dopo un&#8217;assemblea i detenuti hanno deciso unanimamente di non mangiare più, anche in solidarietà con i sei giovani arrestati a Torino con la denuncia di avere fomentato le rivolte nei Cie.
&#8220;Sono tanti i motivi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dalla mattina del 3 marzo il Centro di Identificazione ed Espulsione di via Corelli, a Milano, è in sciopero della fame. Dopo un&#8217;assemblea i detenuti hanno deciso unanimamente di non mangiare più, anche in solidarietà con i sei giovani arrestati a Torino con la denuncia di avere fomentato le rivolte nei Cie.</p>
<p>&#8220;Sono tanti i motivi per cui scioperiamo&#8221; ci ha raccontato Mamadou, detenuto a via Corelli, &#8220;i tempi di detenzione sono troppo lunghi. Viviamo come topi, la roba da mangiare fa schifo. Ci trattano come detenuti, ma in realtà siamo solo vittime della Bossi-Fini&#8221;. &#8220;L&#8217;Italia ci ha tradito, noi vogliamo essere liberi come gabbiani&#8221;.</p>
<p>Agli scioperanti di via Corelli si stanno aggiungendo altri detenuti, da Gradisca a Ponte Galeria. &#8220;Manifestiamo anche in solidarietà con i ragazzi arrestati a Torino&#8221; conclude Mamadou, ricordando i sei giovani del collettivo Macerie e di Radio Black out, che a febbraio sono stati arrestati con l&#8217;accusa di associazione a delinquere e di fomento di rivolte nei Cie.</p>
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		<title>Iraq, aspettando il voto</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 10:10:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Khaldoun</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo numerosi rinvii e le polemiche sull&#8217;elegibilità o meno di candidati considerati vicini al vecchio regime baasista, siamo giunti finalmente alla vigilia delle elezioni legislative iraqene, previste per il 7 marzo.  A pochi giorni dall&#8217;apertura delle urne sta per chiudersi la brevissima campagna elettorale, totalmente o quasi incentrata sulle liste e senza alcun dibattito riguardo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo numerosi rinvii e le polemiche sull&#8217;elegibilità o meno di candidati considerati vicini al vecchio regime baasista, siamo giunti finalmente alla vigilia delle elezioni legislative iraqene, previste per il 7 marzo.  A pochi giorni dall&#8217;apertura delle urne sta per chiudersi la brevissima campagna elettorale, totalmente o quasi incentrata sulle liste e senza alcun dibattito riguardo ai programmi dei partiti in lizza. Nelle ultime settimane il paese è stato protagonista di una crescita di attentati ed intimidazioni a danno di cittadini comuni e giornalisti che ha determinato un clima di altissima tensione. Nel frattempo nei palazzi di Baghdad si pensa già alle alleanze post elettorali, dato che sembra chiaro che nessuna delle 5 principali fazioni in campo potrà formare un governo autonomamente. A tutto questo và aggiunta la pesante influenza della battaglia geopolitica tra Iran e Stati Uniti di cui l&#8217; Iraq è la scacchiera: secondo molti analisti i partiti sciiti che si sono battuti per l&#8217;esclusione dei sunniti in odor di baasismo sono la longa manus di Teheran, mentre gli Stati Uniti sembrano aver perso libertà di manovra con i propri alleati locali di pari passo con la crescente restituzione della sovranità alle autorità iraqene.</p>
<p>Di seguito l&#8217;intervista realizzata per la puntata di <a href="http://scirocco.amisnet.org/2010/03/03/dubbi-a-dubai/">Scirocco, voci dal Mediterraneo</a> di questa settimana</p>
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