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	<description>Informazione Sociale Quotidiana</description>
	<pubDate>Fri, 03 Jul 2009 18:03:33 +0000</pubDate>
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		<category>News &amp; Politics</category>
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		<itunes:keywords>ambiente, conflitti, cooperazione, diritti, economia, politica, informazione sociale</itunes:keywords>
		<itunes:subtitle>Informazione sociale e programmi di approfondimento dalla redazione di AMISnet.</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>Amisnet e' un'agenzia radiofonica attiva da oltre 9 anni. La sua principale attivita' consiste nella produzione e la distribuzione di prodotti radiofonici di approfondimento a circa 35 radio italiane. Il podcast e' una selezione quotidiana dei servizi audio distribuiti tramite i siti del network Amisnet.</itunes:summary>
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		<title>Passpartù 37: scenari futuri</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Jul 2009 18:02:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia Coronati</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Le persone di orgine straniera che vivono nel nostro paese  cambieranno l&#8217;Italia di domani? Noi crediamo che  i migranti salveranno l&#8217;Italia,  a patto che l&#8217;Italia salverà loro. In chiusura , Ritmi ci porterà tra i suoni dei peggiori ghetti del Sud Africa.
Dopo avere sentito i pareri di studiosi italiani abbiamo cercato di inquadrare la questione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le persone di orgine straniera che vivono nel nostro paese  cambieranno l&#8217;Italia di domani? Noi crediamo che  i migranti salveranno l&#8217;Italia,  a patto che l&#8217;Italia salverà loro. In chiusura , Ritmi ci porterà tra i suoni dei peggiori ghetti del Sud Africa.<span id="more-7001"></span></p>
<p>Dopo avere sentito i pareri di studiosi italiani abbiamo cercato di inquadrare la questione in un&#8217; ottica europea insieme al sociologo Ivan Ureta Vaquero, dell&#8217;Istituto studi mediterranei di Lugano.<br />
Secondo una recentissima ricerca, gli immigrati italiani risentono della scarsa mobilità sociale più degli italiani stessi, ma hanno la fortuna di godere di un valore aggiunto rispetto ad altri paesi europei: un sistema scolastico che non tende a separare ma piuttosto tende all&#8217;universalità.<br />
Ma il sistema educativo da solo non basta, prima bisogna cambiare i termini del dibattito politico, guardando all&#8217;immigrazione in termini pro-attivi e considerando i migranti una risorsa per il nostro paese. Il sistema scolastico insomma deve andare di pari passo con le politiche relative all&#8217;ingresso, il soggiorno, la cittadinanza.</p>
<p>La mobilità sociale che ha causato e causa la fuga dicervelli a cui l&#8217;Italia assiste ormai da tempo, colpisce i migranti o i figli di immigrati in maniera particolare, e oggi aumenta anche il numero di persone italiane figle di stranieri che tentano la fortuna in altre nazioni.</p>
<p>La società sembra sempre più lasciarsi manipolare dai mezzi di comunicazione, che giocano sulle paure dei cittadini accostando il tema immigrazione  al concetto di sicurezza. Una manipolazione che negli ultimi giorni si è giocata in Italia sul discorso dei respingimenti. La politica dei respingimenti però non potrà essere sbandierata dai suoi fautori con molta facilità, dal momento che respingere potenziali richiedenti asilo nel loro paese di provenienza  è illegale, perchè in contrasto con le Convenzioni di Ginevra e le norme nazionali. Così in questi giorni assistiamo aun rimpallo di responsabilità tra forze dell&#8217;ordine italiane, libiche , greche. Il respingimento del 1 luglio ad esempio, avvenuto a largo del Canale di Sicilia, è stato raccontato dai giornali nazionali in tre versioni differenti: Libero ha scritto che gli 89 migranti respinti sono stati ospitati per una notte nel centro di Lampedusa, versione che ci è stata subito smentita dagli operatori del centro; sul Corriere della Sera e su Repubblica si leggeva che le persone erano state soccorse e in seguito lasciate su una piattaforma Eni di fronte alle coste libiche, per poi dare la smentita poco dopo: gli 89 sarebbero stati consegnati direttamente a una motovedetta libica.</p>
<p>Se l&#8217;Italia ha iniziato solo il 7 maggio a attuare la politica dei respingimenti, politiche simili erano già state messe in atto in passato da altre nazioni, come la Spagna e la Grecia. L&#8217;impatto sull&#8217;opinione pubbica di questa &#8220;campagna della paura&#8221; è evidente, ed è stato evidenziato anche dalle ultime elezioni europee, dove in molti paesi hanno vinto partiti di destra xenofobi e razzisti. Ma quali sono i paesi europei con le migliori politiche migratorie? &#8220;Qunado l&#8217;economia è florida, anche le politiche migratorie sono migliori&#8221; spiega Ureta &#8220;ma l&#8217;economia migliora quando la gente può circolare liberamente&#8221;. Insomma, sembra un cane che si morde la coda.</p>
<p>Il brano porposto da Ritmi era &#8220;Ghetto Fabulous&#8221; di Zola 7</p>
<p>Ospiti della puntata: Ivan Ureta Vaquer, Maya Ciani, Cesare Pinelli</p>
<p>In redazione: Elise Melot</p>
<p>Passpartù è un programma a cura di Marzia Coronati</p>
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		<itunes:summary>Le persone di orgine straniera che vivono nel nostro paesenbsp; cambieranno l'Italia di domani? Noi crediamo chenbsp; i migranti salveranno l'Italia,nbsp; a patto che l'Italia salveragrave; loro. In chiusura , Ritmi ci porteragrave; tra i suoni dei peggiori ghetti del Sud Africa.

Dopo avere sentito i pareri di studiosi italiani abbiamo cercato di inquadrare la questione in un' ottica europea insieme al sociologo Ivan Ureta Vaquero, dell'Istituto studi mediterranei di Lugano.
Secondo una recentissima ricerca, gli immigrati italiani risentono della scarsa mobilitagrave; sociale piugrave; degli italiani stessi, ma hanno la fortuna di godere di un valore aggiunto rispetto ad altri paesi europei: un sistema scolastico che non tende a separare ma piuttosto tende all'universalitagrave;.
Ma il sistema educativo da solo non basta, prima bisogna cambiare i termini del dibattito politico, guardando all'immigrazione in termini pro-attivi e considerando i migranti una risorsa per il nostro paese. Il sistema scolastico insomma deve andare di pari passo con le politiche relative all'ingresso, il soggiorno, la cittadinanza.

La mobilitagrave; sociale che ha causato e causa la fuga dicervelli a cui l'Italia assiste ormai da tempo, colpisce i migranti o i figli di immigrati in maniera particolare, e oggi aumenta anche il numero di persone italiane figle di stranieri che tentano la fortuna in altre nazioni.

La societagrave; sembra sempre piugrave; lasciarsi manipolare dai mezzi di comunicazione, che giocano sulle paure dei cittadini accostando il tema immigrazionenbsp; al concetto di sicurezza. Una manipolazione che negli ultimi giorni si egrave; giocata in Italia sul discorso dei respingimenti. La politica dei respingimenti perograve; non potragrave; essere sbandierata dai suoi fautori con molta facilitagrave;, dal momento che respingere potenziali richiedenti asilo nel loro paese di provenienzanbsp; egrave; illegale, perchegrave; in contrasto con le Convenzioni di Ginevra e le norme nazionali. Cosigrave; in questi giorni assistiamo aun rimpallo di responsabilitagrave; tra forze dell'ordine italiane, libiche , greche. Il respingimento del 1 luglio ad esempio, avvenuto a largo del Canale di Sicilia, egrave; stato raccontato dai giornali nazionali in tre versioni differenti: Libero ha scritto che gli 89 migranti respinti sono stati ospitati per una notte nel centro di Lampedusa, versione che ci egrave; stata subito smentita dagli operatori del centro; sul Corriere della Sera e su Repubblica si leggeva che le persone erano state soccorse e in seguito lasciate su una piattaforma Eni di fronte alle coste libiche, per poi dare la smentita poco dopo: gli 89 sarebbero stati consegnati direttamente a una motovedetta libica.

Se l'Italia ha iniziato solo il 7 maggio a attuare la politica dei respingimenti, politiche simili erano giagrave; state messe in atto in passato da altre nazioni, come la Spagna e la Grecia. L'impatto sull'opinione pubbica di questa "campagna della paura" egrave; evidente, ed egrave; stato evidenziato anche dalle ultime elezioni europee, dove in molti paesi hanno vinto partiti di destra xenofobi e razzisti. Ma quali sono i paesi europei con le migliori politiche migratorie? "Qunado l'economia egrave; florida, anche le politiche migratorie sono migliori" spiega Ureta "ma l'economia migliora quando la gente puograve; circolare liberamente". Insomma, sembra un cane che si morde la coda.

Il brano porposto da Ritmi era "Ghetto Fabulous" di Zola 7

Ospiti della puntata: Ivan Ureta Vaquer, Maya Ciani, Cesare Pinelli

In redazione: Elise Melot

Passpartugrave; egrave; un programma a cura di Marzia Coronati</itunes:summary>
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		<title>GSotto Radio 01</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2009/07/03/gsotto-radio-01/</link>
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		<pubDate>Fri, 03 Jul 2009 15:28:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Khaldoun</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Prima giornata di lavori del forum GSotto, oggi ci troviamo nell&#8217;università sorta sulla dismessa miniera di zolfo di Monteponi per parlare di utilizzo delle risorse ed in particolare di petrolio. La parola d&#8217;ordine che ha accomunato tutti gli interventi è &#8220;lasciare il petrolio nel sottosuolo&#8221; e promuovere una &#8220;economia post petrolifera&#8221;. Le proposte che sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Prima giornata di lavori del forum GSotto, oggi ci troviamo nell&#8217;università sorta sulla dismessa miniera di zolfo di Monteponi per parlare di utilizzo delle risorse ed in particolare di petrolio. La parola d&#8217;ordine che ha accomunato tutti gli interventi è &#8220;lasciare il petrolio nel sottosuolo&#8221; e promuovere una &#8220;economia post petrolifera&#8221;. Le proposte che sono venute dai microfoni dell&#8217; Aula Magna dell&#8217;università per il Sulcis Iglesiente non riguardano tanto i campi petroliferi già messi in produzione, quanto le enormi risorse che vengono investite nella ricerca di nuovi giacimenti e che potrebbero essere destinate alla transizione verso un&#8217;economia libera dalla dipendenza petrolifera. ENI, la grande compagnia energetica controllata dal nostro ministero del tesoro, è stata una delle protagoniste in negativo del dibattito grazie alle attività estrattive e di gas flaring in Nigeria, nel Congo ed ai suoi progetti per l&#8217; Abruzzo.</p>
<p><strong>Ospiti della puntata:</strong></p>
<ul>
<li>Ivonne Yanez - Accion Ecologica, Ecuador</li>
<li>Nnimmo Bassey - FoEI / Watch International, Nigeria</li>
<li>Christian Mounzeo – JPC, Congo</li>
<li>Andrea Baranes  -  CRBM, Italia</li>
<li>Elena Gerebizza - CRBM, Italia</li>
</ul>
<p><strong><br />
</strong></p>
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		<itunes:subtitle>Prima giornata di lavori del forum GSotto, oggi ci troviamo nell'universitagrave; sorta sulla dismessa miniera di zolfo di Monteponi per parlare di utilizzo delle risorse ...</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>Prima giornata di lavori del forum GSotto, oggi ci troviamo nell'universitagrave; sorta sulla dismessa miniera di zolfo di Monteponi per parlare di utilizzo delle risorse ed in particolare di petrolio. La parola d'ordine che ha accomunato tutti gli interventi egrave; "lasciare il petrolio nel sottosuolo" e promuovere una "economia post petrolifera". Le proposte che sono venute dai microfoni dell' Aula Magna dell'universitagrave; per il Sulcis Iglesiente non riguardano tanto i campi petroliferi giagrave; messi in produzione, quanto le enormi risorse che vengono investite nella ricerca di nuovi giacimenti e che potrebbero essere destinate alla transizione verso un'economia libera dalla dipendenza petrolifera. ENI, la grande compagnia energetica controllata dal nostro ministero del tesoro, egrave; stata una delle protagoniste in negativo del dibattito grazie alle attivitagrave; estrattive e di gas flaring in Nigeria, nel Congo ed ai suoi progetti per l' Abruzzo.

Ospiti della puntata:

	Ivonne Yanez - Accion Ecologica, Ecuador
	Nnimmo Bassey - FoEI / Watch International, Nigeria
	Christian Mounzeo ndash; JPC, Congo
	Andrea Baranes nbsp;- nbsp;CRBM, Italia
	Elena Gerebizza - CRBM, Italia


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		<title>G8? no grazie Gsotto</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2009/07/03/g8-no-grazie-gsotto/</link>
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		<pubDate>Fri, 03 Jul 2009 07:46:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Cocco</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[ Al via oggi il Gsotto, una tre giorni di incontri dibattiti e concerti come antidoto al G8. Nella regione mineraria del Sulcis, in Sardegna, i movimenti, le associazioni e i vari gruppi che animano il percorso del social forum si incontrano per discutere delle alternative reali al modello dei G8 e per offrire una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--[if gte mso 9]&gt;  Normal 0 14   &lt;![endif]--> <span style="font-size: 12pt;font-family: &quot;Times New Roman&amp;quot">Al via oggi il Gsotto, una tre giorni di incontri dibattiti e concerti come antidoto al G8. Nella regione mineraria del Sulcis, in Sardegna, i movimenti, le associazioni e i vari gruppi che animano il percorso del social forum si incontrano per discutere delle alternative reali al modello dei G8 e per offrire una lettura diversa alle crisi che attraversano il mondo: quella energetica, quella finanziaria, quella alimentare, quella climatica e quella di “civilizzazione”. Molti gli ospiti internazionali che si alterneranno nelle sale del Gsotto, che il primo giorno si svolgerà interamente nelle strutture delle ex miniere di Monteponi, provincia di Iglesias. </span></p>
<p><!--[if gte mso 9]&gt;  Normal 0 14   &lt;![endif]--></p>
<p class="MsoNormal">Nella prima sessione del <a href="http://www.gsotto.org/gs8/" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/www.gsotto.org');">Gsotto</a> venerdì si discuterà delle ultime frontiere per lo sfruttamento degli idrocarburi e del loro pesante impatto sull’ambiente e sulle popolazione. Al centro del dibattito i giacimenti di sabbie bituminose, e il progetto dell’italiana ENI di estrarre bitume e petrolio nel cuore della foresta del Congo Brazaville.</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">Per il programma completto di oggi <a href="http://www.crbm.org/modules.php?name=browse&amp;mode=page&amp;cntid=1072" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/www.crbm.org');">clicca qui </a></p>
<p class="MsoNormal">La diretta in<a href="http://www.gsotto.org/gs8/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=12&amp;Itemid=13" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/www.gsotto.org');"> streaming video</a></p>
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		<itunes:summary>Al via oggi il Gsotto, una tre giorni di incontri dibattiti e concerti come antidoto al G8. Nella regione mineraria del Sulcis, in Sardegna, i movimenti, le associazioni e i vari gruppi che animano il percorso del social forum si incontrano per discutere delle alternative reali al modello dei G8 e per offrire una lettura diversa alle crisi che attraversano il mondo: quella energetica, quella finanziaria, quella alimentare, quella climatica e quella di ldquo;civilizzazionerdquo;. Molti gli ospiti internazionali che si alterneranno nelle sale del Gsotto, che il primo giorno si svolgeragrave; interamente nelle strutture delle ex miniere di Monteponi, provincia di Iglesias. 


Nella prima sessione del Gsotto venerdigrave; si discuteragrave; delle ultime frontiere per lo sfruttamento degli idrocarburi e del loro pesante impatto sullrsquo;ambiente e sulle popolazione. Al centro del dibattito i giacimenti di sabbie bituminose, e il progetto dellrsquo;italiana ENI di estrarre bitume e petrolio nel cuore della foresta del Congo Brazaville.

Per il programma completto di oggi clicca qui 
La diretta in streaming video</itunes:summary>
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		<itunes:author>Amisnet</itunes:author>
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		<title>Bazar : corto circuito alimentare</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2009/07/01/bazar-corto-circuito-alimentare/</link>
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		<pubDate>Wed, 01 Jul 2009 20:20:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Cocco</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Secondo le ultime stime della Fao oltre un miliardo di persone nel mondo deve fare i conti con la scarsità di cibo. Nel frattempo le borse che speculano sui beni alimentari vedono moltiplicarsi i volumi di affari. Investire in derrate è diventata un&#8217;attività molto gettonata sui mercati finanziari. Oggi le borse dove si scommette su [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo le ultime stime della Fao oltre un miliardo di persone nel mondo deve fare i conti con la scarsità di cibo. Nel frattempo le borse che speculano sui beni alimentari vedono moltiplicarsi i volumi di affari. Investire in derrate è diventata un&#8217;attività molto gettonata sui mercati finanziari. Oggi le borse dove si scommette su grano soja cotone caffé cacao sono diventate una specie di valvola di sfogo per gli investitori colpiti dalla crisi dei subprime o dalle altre bolle speculative.<a href="http://amisnet.org/files/2009/07/miglio.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6978" src="http://amisnet.org/files/2009/07/miglio.jpg" alt="miglio" /></a><br />
La maggior parte di questi titoli viene negoziata alla borsa di Chicago, ma da un po&#8217; di tempo a fargli concorrenza c&#8217;è un altro tipo titolo:  quello che specula sui terreni agricoli.</p>
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		<itunes:subtitle>Secondo le ultime stime della Fao oltre un miliardo di persone nel mondo deve fare i conti con la scarsitagrave; di cibo. Nel frattempo le ...</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>Secondo le ultime stime della Fao oltre un miliardo di persone nel mondo deve fare i conti con la scarsitagrave; di cibo. Nel frattempo le borse che speculano sui beni alimentari vedono moltiplicarsi i volumi di affari. Investire in derrate egrave; diventata un'attivitagrave; molto gettonata sui mercati finanziari. Oggi le borse dove si scommette su grano soja cotone caffeacute; cacao sono diventate una specie di valvola di sfogo per gli investitori colpiti dalla crisi dei subprime o dalle altre bolle speculative.
La maggior parte di questi titoli viene negoziata alla borsa di Chicago, ma da un po' di tempo a fargli concorrenza c'egrave; un altro tipo titolo:  quello che specula sui terreni agricoli.</itunes:summary>
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		<title>Pacchetto sicurezza: un sit-in di protesta sotto al Senato</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2009/07/01/pacchetto-sicurezza-un-sit-in-di-protesta-sotto-al-senato/</link>
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		<pubDate>Wed, 01 Jul 2009 14:54:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Brevi]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;L&#8217;unica sicurezza che vogliamo è libertà e diritti per tutte e tutti&#8221;. Con questo slogan associazioni, movimenti e singoli sono scesi in piazza il 1 luglio a Roma. Obiettivo: manifestare il loro dissenso al &#8220;pacchetto sicurezza&#8221;.
Dopo mesi di discussioni il governo Berlusconi si appresta ad approvare in via definitiva il disegno di legge 733, più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;L&#8217;unica sicurezza che vogliamo è libertà e diritti per tutte e tutti&#8221;. Con questo slogan associazioni, movimenti e singoli sono scesi in piazza il 1 luglio a Roma. Obiettivo: manifestare il loro dissenso al &#8220;pacchetto sicurezza&#8221;.<span id="more-6970"></span></p>
<p>Dopo mesi di discussioni il governo Berlusconi si appresta ad approvare in via definitiva il disegno di legge 733, più noto come pacchetto sicurezza. Le nuove norme introdurranno, tra l&#8217;altro, il reato d&#8217;ingresso e soggiorno illegale, mirato a colpire i migranti; le ronde di controllo in nome del decoro urbano; il limite a manifestare.</p>
<p>Medici e insegnanti, migranti, rifugiati e richiedenti asilo, scuole d&#8217;italiano, studenti e occupanti di casa, singoli e associazioni che vogliono respingere al mittente il pacchetto sicurezza e le politiche razziste di questo governo si sono incontrati questo pomeriggio di fronte al Senato, per ribadire ancora una volta il loro pieno dissenso a una legge che limiterebbe fortemente la libertà di ognuno di noi.</p>
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		<title>Ponte Radio 29</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Jul 2009 14:12:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Khaldoun</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ponte Radio]]></category>

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		<description><![CDATA[Ultima puntata stagionale di Ponte Radio, dedicata in larga parte all&#8217; Iraq all&#8217;indomani del ritiro delle truppe statunitensi dai centri abitati in ottemperanza agli accordi di sicurezza firmati tra Baghdad e Washinghton
Ascolta Ponte Radio dal blog di Scirocco
In questo numero:

Iraq: via le truppe USA dalle strade delle città
Iraq: anche la South Oil Company contro gli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ultima puntata stagionale di Ponte Radio, dedicata in larga parte all&#8217; Iraq all&#8217;indomani del ritiro delle truppe statunitensi dai centri abitati in ottemperanza agli accordi di sicurezza firmati tra Baghdad e Washinghton</p>
<p>Ascolta Ponte Radio dal <a href="http://scirocco.amisnet.org/2009/07/01/ponte-radio-29/">blog di Scirocco</a></p>
<p><strong>In questo numero:</strong></p>
<ul>
<li>Iraq: via le truppe USA dalle strade delle città</li>
<li>Iraq: anche la South Oil Company contro gli appalti petroliferi assegnati dal governo di Baghdad</li>
<li>Libano: sarà Hariri a formare il nuovo governo nel segno della &#8220;concordia nazionale&#8221;</li>
<li>Gaza: impietosa fotografia della situazione umanitaria nel nuovo rapporto della Croce Rossa</li>
<li>Cisgiordania: al via nuove costruzioni nelle colonie, Netanyahu sfida le cancellerie occidentali</li>
</ul>
<p><strong>Ospite della puntata:</strong> Ornella Sangiovanni, Osservatorio Iraq</p>
<p> </p>
<p>A cura di:<br />
Khaldoun, Carlo M. Miele, Ornella Sangiovanni, Lello Rienzi.</p>
<p>Ponte Radio è una coproduzione <a href="http://amisnet.org">Amisnet</a>/<a href="http://osservatorioiraq.it/" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/osservatorioiraq.it');">Osservatorio Iraq</a></p>
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		<title>Gaza: Israele assedia lo &#8220;spirito di umanità&#8221; del Free Gaza Movement</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Jun 2009 11:09:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Khaldoun</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[AudioNews]]></category>

		<category><![CDATA[gaza]]></category>

		<category><![CDATA[Israele]]></category>

		<category><![CDATA[Repressione]]></category>

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		<description><![CDATA[Da ieri notte la nave &#8220;Spirit of  Humanity&#8221; è circondata dalla marina israeliana nelle acque di Gaza. Si tratta dell&#8217;ottavio viaggio organizzato dal Free Gaza Movement per rompere l&#8217;assedio alla Striscia, la nave porta con sè 14 tonnellate di cemento, giocattoli e 21 attivisti tra cui il premio nobel per la pace Mairead Maguire e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da ieri notte la nave &#8220;Spirit of  Humanity&#8221; è circondata dalla marina israeliana nelle acque di Gaza. Si tratta dell&#8217;ottavio viaggio organizzato dal Free Gaza Movement per rompere l&#8217;assedio alla Striscia, la nave porta con sè 14 tonnellate di cemento, giocattoli e 21 attivisti tra cui il premio nobel per la pace Mairead Maguire e la ex Rappresentante al Congresso USA Cynthia McKinney. La Spirit of Humanity avrebbe dovuto partire il 25 giugno dalle coste di Cirpo alla volta di Gaza, attraversando acque internazionali e palestinesi e senza passare per acque israeliane.  Mentre scriviamo la Spirit è circondata da 6 navi da guerra israeliane e stà tentando di proseguire il suo viaggio nonostante le minacce di abbordaggio da parte dei militari.</p>
<p>Nelle 7 missioni che hanno preceduto quella della Spirit il Free Gaza Movement è riusciuto a far attraccare 4 navi. Durante l&#8217;operazione Piombo Fuso scatenata a dicembre/gennaio del 2009 dalle autorità di Tel Aviv contro Gaza la nave Dignityche si recava a prestare soccorso alla Striscia è stata attaccata e speronata dalla marina Israeliana, ed è per questo che stavolta il Free Gaza Movement aveva avvisato della partenza le autorità israeliane ed ha chiesto a quelle cipriote di perquisire la Spirit of  Humanity per garantire che non contenesse nulla che potesse rappresentare un pericolo per lo stato ebraico. A seguito di tale avviso Israele ha fatto sapere che le acque palestinesi sono considerate ancora zona di guerra, nonostante il cessate il fuoco.</p>
<p>Aggiornamento, pochi minuti fà abbiamo ricevuto questa mail da Ramzi Kysia:</p>
<p><em>Dear Friends,</p>
<p>We&#8217;ve just received word from the Spirit of Humanity. They are 24 miles off the coast of Gaza, and are still surrounded by Israeli warships. Israeli Occupying Forces have threatened to take violent action against the small boat unless it turns around. They will not turn around.</p>
<p>Our people on the boat have slowed their speed significantly and are telling the Israelis that they must not fire on unarmed human rights workers and journalists, including Nobel peace prize laureate Mairead Maguire and former U.S. Congresswoman Cynthia McKinney. Regardless of Israeli threats, they will not turn around. They continue, slowly, sailing toward Gaza.</em></p>
<p>La mail si conclude con l&#8217;appello a chiamare ed i numeri di telefono degli uffici delle autorità Israeliane da contattare per chiedere l&#8217;interruzione dell&#8217;operazione contro la &#8220;Spirit of Humanity&#8221;:</p>
<p><em>PLEASE immediately call Israeli Occupying Forces and demand that they STOP threatening the Spirit of Humanity.</p>
<p>CALL &amp; FAX the Israeli Navy at:<br />
tel: +972 3737 7777 or +972 3737  6242<br />
fax: +972 3737 6123 or +972 3737 7175</p>
<p>CALL Mark Regev in the Prime Minister&#8217;s office at:<br />
+972 2670 5354 or +972 5 0620 3264<br />
</em><a href="mailto:mark.regev@it.pmo.gov.il" target="_blank"><em>mark.regev@it.pmo.gov.il</em></a><em></p>
<p>CALL Shlomo Dror in the Ministry of Defence at:<br />
+972 33697 5339 or +972 50629 8148<br />
</em><a href="mailto:mediasar@mod.gov.il" target="_blank"><em>mediasar@mod.gov.il</em></a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Passpartù 36: Cambio di rotta</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2009/06/26/passpartu-36-cambio-di-rotta/</link>
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		<pubDate>Fri, 26 Jun 2009 16:16:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia Coronati</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>

		<category><![CDATA[Passpartù]]></category>

		<category><![CDATA[convenzione di Ginevra]]></category>

		<category><![CDATA[lampedusa]]></category>

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		<category><![CDATA[respingimenti]]></category>

		<category><![CDATA[rotte migranti]]></category>

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		<description><![CDATA[Da est a ovest, da sud a est, da sud a ancora più sud. Le autorità italiane, greche, turche, libiche respingono i migranti alle frontiere. E le rotte dei rifugiati si rimescolano, davanti agli sguardi indifferenti di una società sempre più assueffatta alle violazioni. Ma il respingimento è un&#8217;azione illegale, e i paesi che attuano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da est a ovest, da sud a est, da sud a ancora più sud. Le autorità italiane, greche, turche, libiche respingono i migranti alle frontiere. E le rotte dei rifugiati si rimescolano, davanti agli sguardi indifferenti di una società sempre più assueffatta alle violazioni. Ma il respingimento è un&#8217;azione illegale, e i paesi che attuano questa procedura oggi rischiano una procedura di infrazione. <span id="more-6950"></span></p>
<p>In questa puntata di Passpartù cercheremo di fare luce sulle nuove rotte dei migranti. In chiusura, Ritmi ci propone le note del sassofono colombiano dei Cuarteto de Saxofones.</p>
<p>Il 7 maggio l&#8217;Italia ha inaugurato la politica dei respingimenti annunciata dal ministro dell&#8217;Interno Maroni. Nonostante la denuncia dell&#8217;Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, che ribadisce che questa politica è in contrasto con il principio di non respingimento sancito dalla Convenzione di Ginevra, quel 7 maggio decine di persone sono state respinte in Libia.  E poi ancora il 19 giugno, quando le autortà italiane hanno riconsegnato al comando libico un gommone intercettato a largo di Lampedusa su cui viaggiavano 72 persone. E poi ancora nell&#8217;Adriatico, dove<br />
un&#8217;imbarcazione di curdi è stata respinta in Grecia. Le frontiere sono sempre più fortificate, e chi fugge dalla guerra cerca altre vie di fuga.  Che fine hanno fatto i migliaia di migranti che tentavano di raggiungere l&#8217;Europa passando dalla Libia? Probabilmente stanno seguendo altre rotte, come ci ha spiegato l&#8217;avvocato Fulvio Vassallo Paleologo, o tornano a sud verso i paesi d&#8217;origine o si spostano in altri paesi dell&#8217;Africa del Nord come il Marocco e l&#8217;Algeria.</p>
<p>Basir Hang, giornalista di Kabul Press di stanza in Italia, monitora da mesi le frontiere greche. Già a febbraio, durante una sua visita a Patrasso, aveva registrato la presenza di duecento persone provenienti dall&#8217;Africa nera, somali, etiopi e eritrei che invece di passare per la Libia hanno scelto la rotta verso est. Ma anche in questo caso, l&#8217;Europa gli ha chiuso le porte, anche loro sono stati respinti verso la Grecia come molti dei profughi che tentano di attraversare l&#8217;Adriatico.<br />
Ogni giorno ci sono respingimenti verso la Grecia, dal porto di Venezia, Ancona o Bari. Tre, quattro, cinque persone. Le autorità italiane rispediscono i rifugiati nel porto di Patrasso e da lì vengono rimandati in Turchia e dopo direttamente in Afghanistan. Mentre prima infatti i profughi afgani venivano respinti solo verso la Grecia, adesso la Grecia è solo la prima tappa del viaggio di ritorno verso l&#8217;Afghanistan. Da lì infatti vengono imbarcati fino alla Turchia e poi rimpatriati in aereo fino a Kabul. Ancora è poco chiaro chi paga per questi respingimenti, forse frutto di un accordo trilaterale Italia-Grecia-Turchia.</p>
<p>In Libia, l&#8217;Italia ha puntato sull&#8217; esternalizzazione dei controlli di frontiera, finanziando il governo di Gheddafi per rafforzare le operazioni di respingimento e di intercettazione dei flussi migratori. Schierati con il governo italiano, anche gli industriali del nostro paese, interessati a fare affari in Libia sfruttando la manodopera a basso prezzo. Il blocco dell&#8217;immigrazione clandestina diventa così una merce di scambio.</p>
<p>Oggi il centro di identificazione e espulsione di Lampedusa, porta d&#8217;Europa per migliaia di migranti provenienti dall&#8217;Africa, è vuoto. L&#8217;isola è infatti stata oggetto di una grande operazione mediatica mirata a dimostrare il successo delle politiche di contrasto all&#8217;immigrazione volute dal nostro governo, perciò le operazioni di respingimento si sono concentrate soprattutto lì. Ma questo non vuol dire che i migranti non arrivino ugualmente sulle nostre coste, tentando nuove rotte che hanno come destinazione altri porti della Sicilia, la Calabria, la Puglia, le Marche e il Veneto.</p>
<p>Il brano proposto da Ritmi era Boquita Sala, del Cuarteto de Saxofones, tratto dall&#8217;album &#8220;Homenaje a Justo Almario&#8221;.</p>
<p>Ospiti della puntata: Basir Hang, Hassan Maamri, Fulvio Vassallo Paleologo, Gianfranco Schiavone</p>
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		<itunes:subtitle>Da est a ovest, da sud a est, da sud a ancora piugrave; sud. Le autoritagrave; italiane, greche, turche, libiche respingono i migranti alle frontiere. ...</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>Da est a ovest, da sud a est, da sud a ancora piugrave; sud. Le autoritagrave; italiane, greche, turche, libiche respingono i migranti alle frontiere. E le rotte dei rifugiati si rimescolano, davanti agli sguardi indifferenti di una societagrave; sempre piugrave; assueffatta alle violazioni. Ma il respingimento egrave; un'azione illegale, e i paesi che attuano questa procedura oggi rischiano una procedura di infrazione. 

In questa puntata di Passpartugrave; cercheremo di fare luce sulle nuove rotte dei migranti. In chiusura, Ritmi ci propone le note del sassofono colombiano dei Cuarteto de Saxofones.

Il 7 maggio l'Italia ha inaugurato la politica dei respingimenti annunciata dal ministro dell'Interno Maroni. Nonostante la denuncia dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, che ribadisce che questa politica egrave; in contrasto con il principio di non respingimento sancito dalla Convenzione di Ginevra, quel 7 maggio decine di persone sono state respinte in Libia.nbsp; E poi ancora il 19 giugno, quando le autortagrave; italiane hanno riconsegnato al comando libico un gommone intercettato a largo di Lampedusa su cui viaggiavano 72 persone. E poi ancora nell'Adriatico, dove
un'imbarcazione di curdi egrave; stata respinta in Grecia. Le frontiere sono sempre piugrave; fortificate, e chi fugge dalla guerra cerca altre vie di fuga.nbsp; Che fine hanno fatto i migliaia di migranti che tentavano di raggiungere l'Europa passando dalla Libia? Probabilmente stanno seguendo altre rotte, come ci ha spiegato l'avvocato Fulvio Vassallo Paleologo, o tornano a sud verso i paesi d'origine o si spostano in altri paesi dell'Africa del Nord come il Marocco e l'Algeria.

Basir Hang, giornalista di Kabul Press di stanza in Italia, monitora da mesi le frontiere greche. Giagrave; a febbraio, durante una sua visita a Patrasso, aveva registrato la presenza di duecento persone provenienti dall'Africa nera, somali, etiopi e eritrei che invece di passare per la Libia hanno scelto la rotta verso est. Ma anche in questo caso, l'Europa gli ha chiuso le porte, anche loro sono stati respinti verso la Grecia come molti dei profughi che tentano di attraversare l'Adriatico.
Ogni giorno ci sono respingimenti verso la Grecia, dal porto di Venezia, Ancona o Bari. Tre, quattro, cinque persone. Le autoritagrave; italiane rispediscono i rifugiati nel porto di Patrasso e da ligrave; vengono rimandati in Turchia e dopo direttamente in Afghanistan. Mentre prima infatti i profughi afgani venivano respinti solo verso la Grecia, adesso la Grecia egrave; solo la prima tappa del viaggio di ritorno verso l'Afghanistan. Da ligrave; infatti vengono imbarcati fino alla Turchia e poi rimpatriati in aereo fino a Kabul. Ancora egrave; poco chiaro chi paga per questi respingimenti, forse frutto di un accordo trilaterale Italia-Grecia-Turchia.

In Libia, l'Italia ha puntato sull' esternalizzazione dei controlli di frontiera, finanziando il governo di Gheddafi per rafforzare le operazioni di respingimento e di intercettazione dei flussi migratori. Schierati con il governo italiano, anche gli industriali del nostro paese, interessati a fare affari in Libia sfruttando la manodopera a basso prezzo. Il blocco dell'immigrazione clandestina diventa cosigrave; una merce di scambio.

Oggi il centro di identificazione e espulsione di Lampedusa, porta d'Europa per migliaia di migranti provenienti dall'Africa, egrave; vuoto. L'isola egrave; infatti stata oggetto di una grande operazione mediatica mirata a dimostrare il successo delle politiche di contrasto all'immigrazione volute dal nostro governo, perciograve; le operazioni di respingimento si sono concentrate soprattutto ligrave;. Ma questo non vuol dire che i migranti non arrivino ugualmente sulle nostre coste, tentando nuove rotte che hanno come destinazione altri porti della Sicilia, la Calabria, la Puglia, le Marche e il Veneto.

Il brano proposto da Ritmi era Boquita Sala, del Cuarteto de Saxofones, tratto...</itunes:summary>
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		<title>Bazar : tutti i conti del paradiso</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2009/06/24/bazar-tutti-i-conti-del-paradiso/</link>
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		<pubDate>Wed, 24 Jun 2009 17:35:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Cocco</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Bazar]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono uno dei nodi principali attraverso cui si è sviluppata la crisi finanziaria eppure a distanza di nove mesi dal crollo di Wall Street ben poco si è fatto per metterli sotto controllo. Oggi nel mondo si contano una settantina di paradisi fiscali, luoghi dove regole estremamente permissive hanno attirato nel tempo somme immense di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="font-size: 12pt;font-family: &quot;Times New Roman&amp;quot"><a href="http://amisnet.org/files/2009/06/money-laundering.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6948" src="http://amisnet.org/files/2009/06/money-laundering.jpg" alt="money-laundering" /></a></span>Sono uno dei nodi principali attraverso cui si è sviluppata la crisi finanziaria eppure a distanza di nove mesi dal crollo di Wall Street ben poco si è fatto per metterli sotto controllo. Oggi nel mondo si contano una settantina di paradisi fiscali, luoghi dove regole estremamente permissive hanno attirato nel tempo somme immense di denaro. Conti correnti di multinazionali, di aziende, di imprenditori, ma anche di capi di stato e primi ministri di svariati paesi in via di sviluppo.<span style="font-size: 12pt;font-family: &quot;Times New Roman&amp;quot"> Sono almeno due le ragioni che spingono ad aprire un conto in un paradiso fiscale quella di evitare di pagare le tasse sui <span> </span>profitti percepiti e quello di garantire maggiore segretezza ai propri movimenti di capitali. Con la globalizzazione il flusso di denaro in transito per i paradisi fiscali è cresciuto enormemente fino a creare una potente economia parallela, un&#8217;economia ombra dietro alla quale è cresciuta la finanza creativa e si continuano a consumare gigantesche frodi e operazioni speculative di ogni genere. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">In questa sesta tappa di Bazar partiamo dal paradiso di Jersey in Gran Bretagna per spostarci nel&#8217;Italia dello SCEC, moneta complementare all&#8217;Euro, e arrivare infine negli Stati Uniti del dopo crisi e del movimento di liberazione delle case Take the Land Back</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="font-size: 12pt;font-family: &quot;Times New Roman&amp;quot"><br />
</span></p>
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		<itunes:summary>Sono uno dei nodi principali attraverso cui si egrave; sviluppata la crisi finanziaria eppure a distanza di nove mesi dal crollo di Wall Street ben poco si egrave; fatto per metterli sotto controllo. Oggi nel mondo si contano una settantina di paradisi fiscali, luoghi dove regole estremamente permissive hanno attirato nel tempo somme immense di denaro. Conti correnti di multinazionali, di aziende, di imprenditori, ma anche di capi di stato e primi ministri di svariati paesi in via di sviluppo. Sono almeno due le ragioni che spingono ad aprire un conto in un paradiso fiscale quella di evitare di pagare le tasse sui  profitti percepiti e quello di garantire maggiore segretezza ai propri movimenti di capitali. Con la globalizzazione il flusso di denaro in transito per i paradisi fiscali egrave; cresciuto enormemente fino a creare una potente economia parallela, un'economia ombra dietro alla quale egrave; cresciuta la finanza creativa e si continuano a consumare gigantesche frodi e operazioni speculative di ogni genere. 
In questa sesta tappa di Bazar partiamo dal paradiso di Jersey in Gran Bretagna per spostarci nel'Italia dello SCEC, moneta complementare all'Euro, e arrivare infine negli Stati Uniti del dopo crisi e del movimento di liberazione delle case Take the Land Back


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		<title>Malta: ambientalisti aggrediti da un gruppo di pescatori</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2009/06/23/malta-ambientalisti-aggrediti-da-un-gruppo-di-pescatori/</link>
		<comments>http://amisnet.org/agenzia/2009/06/23/malta-ambientalisti-aggrediti-da-un-gruppo-di-pescatori/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2009 12:35:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Brevi]]></category>

		<category><![CDATA[ambientalisti greenpeace]]></category>

		<category><![CDATA[malta]]></category>

		<category><![CDATA[pesca]]></category>

		<category><![CDATA[tonno rosso]]></category>

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		<description><![CDATA[Manifestavano contro le attività di pesca non sostenibile, quando un gruppo di pescatori li ha strattonati e aggrediti idranti alla mano.
Il 22 giugno alcuni manifestanti di Greenpeace cercavano di effettuare un&#8217;ispezione pacifica del peschereccio spagnolo &#8220;Cabo Tinos Dos&#8221;, ormeggiato al porto de La Valletta, una imbarcazione che farebbe parte di una flotta che minaccia l&#8217;intera [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Manifestavano contro le attività di pesca non sostenibile, quando un gruppo di pescatori li ha strattonati e aggrediti idranti alla mano.<span id="more-6940"></span></p>
<p>Il 22 giugno alcuni manifestanti di Greenpeace cercavano di effettuare un&#8217;ispezione pacifica del peschereccio spagnolo &#8220;Cabo Tinos Dos&#8221;, ormeggiato al porto de La Valletta, una imbarcazione che farebbe parte di una flotta che minaccia l&#8217;intera industria del tonno rosso. L’aggressione è cominciata all’apertura dello striscione ‘Bluefin Tuna Massacre’ (Massacro del tonno rosso). Alcuni pescatori, dopo aver inveito contro gli attivisti, per scherno si sono tirati giù i pantaloni mostrando il posteriore, hanno poi violentemente aggredito gli ambientalisti, e una di loro è stata presa a pugni sul viso.</p>
<p>La gestione del tonno rosso è affidata alla Commissione Internazionale per la conservazione dei tonni dell&#8217;Atlantico (ICCAT), un&#8217;organizzazione intergovernativa di cui l&#8217;Unione europea è membro attivo e influente. Oggi vige un paradossale “piano di recupero”, che consente di pescare il 47 per cento in più rispetto al limite massimo sostenibile.<br />
“La pesca eccessiva di questa flotta industriale, rischia di far scomparire completamente il tonno rosso – denuncia Alessandro Giannì, direttore delle Campagne di Greenpeace Italia – I Governi dovrebbero istituire riserve marine protette nelle zone di riproduzione delle specie per cominciare a dare una chance di recupero alla popolazione”.</p>
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