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	<title>Amisnet &#187; Rubriche</title>
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	<description>Informazione Sociale Quotidiana</description>
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		<itunes:subtitle>Informazione sociale e programmi di approfondimento dalla redazione di AMISnet.</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>Amisnet e' un'agenzia radiofonica attiva da oltre 9 anni. La sua principale attivita' consiste nella produzione e la distribuzione di prodotti radiofonici di approfondimento a circa 35 radio italiane. Il podcast e' una selezione quotidiana dei servizi audio distribuiti tramite i siti del network Amisnet.</itunes:summary>
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		<title>Capo Verde: la nuova scommessa dell&#8217;agenzia AMISnet</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Oct 2009 11:42:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Un mediacenter sull&#8217; isola di San Nicolà e una webradio per mettere in connessione i ragazzi di Capo Verde con i migranti di seconda generazione nel nostro paese che vengono dall&#8217; arcipelago. E&#8217; questa la nuova scommessa, contrastare il digital divide tra nord e sud del mondo e avvicinare i giovani capoverdiani nati in Italia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un mediacenter sull&#8217; isola di San Nicolà e una webradio per mettere in connessione i ragazzi di Capo Verde con i migranti di seconda generazione nel nostro paese che vengono dall&#8217; arcipelago. E&#8217; questa la nuova scommessa, contrastare il digital divide tra nord e sud del mondo e avvicinare i giovani capoverdiani nati in Italia ai loro coetanei che invece vivono nel loro paese d&#8217;origine. Il &#8220;Capoverde Multimedia Center&#8221;  sarà dotato di 10 postazioni per l&#8217;accesso alla rete, una per la realizzazione della web radio ed una per le applicazioni video e di grafica. Il progetto è finanziato dall&#8217; UNDP, il programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo, e vede la nostra agenzia affianco l&#8217; Associazione delle Donne Capoverdiane in Italia, Binario Etico e con capofila l&#8217; associazione Lunaria. Partner locale, &#8220;Jovens Solidarios&#8221;.</p>
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		<itunes:summary>Un mediacenter sull' isola di San Nicolagrave; e una webradio per mettere in connessione i ragazzi di Capo Verde con i migranti di seconda generazione nel nostro paese che vengono dall' arcipelago. E' questa la nuova scommessa, contrastare il digital divide tra nord e sud del mondo e avvicinare i giovani capoverdiani nati in Italia ai loro coetanei che invece vivono nel loro paese d'origine. Il "Capoverde Multimedia Center"nbsp; saragrave; dotato di 10 postazioni per l'accesso alla rete, una per la realizzazione della web radio ed una per le applicazioni video e di grafica. Il progetto egrave; finanziato dall' UNDP, il programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo, e vede la nostra agenzia affianco l' Associazione delle Donne Capoverdiane in Italia, Binario Etico e con capofila l' associazione Lunaria. Partner locale, "Jovens Solidarios".
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		<title>Stampa: servono nuovi criteri per i fondi all&#8217;editoria</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Sep 2009 08:45:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Khaldoun</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per garantire la libertà di stampa lo Stato stanzia ogni anno milioni di euro sotto forma di sostegno indiretto e fondi  per l&#8217;editoria. Lo scopo di questi fondi è di sostenere le aziende editoriali in modo da garantire agli italiani la pluralità dell&#8217;informazione. Tuttavia  la grandissima parte del sostegno pubblico và a testate legate a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per garantire la libertà di stampa lo Stato stanzia ogni anno milioni di euro sotto forma di sostegno indiretto e fondi  per l&#8217;editoria. Lo scopo di questi fondi è di sostenere le aziende editoriali in modo da garantire agli italiani la pluralità dell&#8217;informazione. Tuttavia  la grandissima parte del sostegno pubblico và a testate legate a grandi gruppi economici o organizzazioni partitiche o di categoria, solo le briciole arrivano agli &#8220;editori puri&#8221; o alla stampa non profit e cooperativa.  Uno dei principali criteri di assegnazione degli aiuti di Stato è la tiratura dei giornali, un sistema che favorisce di fatto le grandi testate a danno di quelle piccole ed emergenti e che quindi ottiene il risultato opposto rispetto all&#8217;obiettivo dichiarato degli stanziamenti pubblici.</p>
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		<itunes:summary>Per garantire la libertagrave; di stampa lo Stato stanzia ogni anno milioni di euro sotto forma di sostegno indiretto e fondinbsp; per l'editoria. Lo scopo di questi fondi egrave; di sostenere le aziende editoriali in modo da garantire agli italiani la pluralitagrave; dell'informazione. Tuttavianbsp; la grandissima parte del sostegno pubblico vagrave; a testate legate a grandi gruppi economici o organizzazioni partitiche o di categoria, solo le briciole arrivano agli "editori puri" o alla stampa non profit e cooperativa.nbsp; Uno dei principali criteri di assegnazione degli aiuti di Stato egrave; la tiratura dei giornali, un sistema che favorisce di fatto le grandi testate a danno di quelle piccole ed emergenti e che quindi ottiene il risultato opposto rispetto all'obiettivo dichiarato degli stanziamenti pubblici.</itunes:summary>
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		<itunes:author>Amisnet</itunes:author>
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		<title>Stanotte sbarco a Siracusa, mentre Lampedusa si prepara all&#8217;arrivo di nuovi migranti</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Jul 2009 11:31:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia Coronati</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da due giorni Lampedusa è sorvolata da elicotteri della Guardia Costiera. Ancora questa mattina ascoltavamo il ronzio delle eliche. Anche gli isolani assistevano stupiti a un pattugliamento che sembrava più massiccio del solito. Poi, la notizia.&#8221;Siamo stati avvertiti che circa cento migranti sono sbarcati questa notte a Siracusa&#8221; ha dichiarato Federico Miragliotta, direttore del Centro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da due giorni Lampedusa è sorvolata da elicotteri della Guardia Costiera. Ancora questa mattina ascoltavamo il ronzio delle eliche. Anche gli isolani assistevano stupiti a un pattugliamento che sembrava più massiccio del solito. Poi, la notizia.&#8221;Siamo stati avvertiti che circa cento migranti sono sbarcati questa notte a Siracusa&#8221; ha dichiarato Federico Miragliotta, direttore del Centro di Soccorso e Prima Accoglienza (CSPA) di Contrada Imbriacola a Lampedusa. &#8220;La strategia ormai chiara è quella di far sì che gli sbarchi non arrivino a Lampedusa, ma il fenomeno non cessa, l&#8217;isola viene solamente aggirata&#8221;. I mezzi di informazione fanno fatica a raccontare quello che accade, scontrandosi con il totale silenzio stampa delle autirità marittime. Le uniche fonti sono le testimonianze di chi vede con i propri occhi gli arrivi.</p>
<p>A Lampedusa non si arriva dunque, ma nessuno crede che questa situazione durerà a lungo. Il CSPA di Contrada Imbriacola che abbiamo visitato questa mattina è praticamente ultimato. Mancano solo gli ultimi ritocchi alla struttura incendiata questo inverno. &#8220;L&#8217;edificio è stato costruito in tempi record&#8221; ci ha detto il direttore &#8220;con gli stessi materiali e sullo stesso progetto su cui era stato costruito quello precedente&#8221;. Le reti dei letti a castello sono già state posizionate e i materassi sono in magazzino, pronti all&#8217;utilizzo.</p>
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		<title>Cartoline da Lampedusa</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Jul 2009 09:20:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Appunti di viaggio dall&#8217;isola di Lampedusa, isola porta d&#8217;Europa che da ormai quasi un mese assiste a un blocco totale degli arrivi dei migranti. Quinto giorno di viaggio.


 
 
 Martedì 14 Luglio 2009
Quinto giorno
Sarebbero centodieci i migranti soccorsi in mare, accompagnati a Lampedusa e poi respinti in Libia a bordo di un aereo. La [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><!--[if gte mso 9]&gt;  Normal 0 14   false false false        MicrosoftInternetExplorer4  &lt;![endif]--><!--[if gte mso 9]&gt;   &lt;![endif]--><span style="font-size: 11pt;font-family: Arial">Appunti di viaggio dall&#8217;isola di Lampedusa, isola porta d&#8217;Europa che da ormai quasi un mese assiste a un blocco totale degli arrivi dei migranti. Quinto giorno di viaggio.<br />
</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="font-size: 11pt;font-family: Arial"><span id="more-7096"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="font-size: 11pt;font-family: Arial"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="font-size: 11pt;font-family: Arial"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="font-size: 11pt;font-family: Arial"><span> </span></span>Martedì 14 Luglio 2009</p>
<p>Quinto giorno</p>
<p>Sarebbero centodieci i migranti soccorsi in mare, accompagnati a Lampedusa e poi respinti in Libia a bordo di un aereo. La notizia, taciuta da tutti i mezzi di informazione, passa sulle bocche degli isolani. Il silenzio stampa delle autorità marittime, che abbiamo provato a intervistare e che hanno rifiutato qualsiasi tipo di contatto, non consente ai giornalisti di avere informazioni certe. &#8220;E&#8217;da gennaio che la guardia costiera non rilascia i permessi ai giornalisti per fare interviste&#8221; ci ha detto Achille Selleri, comandante della Capitaneria di Porto di Lampedusa. Quelli che sanno sono solo quelli che vedono con i propri occhi. Ma a Lampedusa nessuno è stupito. Nessuno ci credeva che la politica dei respingimenti potesse durare a lungo. &#8220;Siamo stati solamente presi in giro dal Governo&#8221; racconta Salvatore Cappello, abbronzatissimo imprenditore lampedusano e presidente di Sos Isole Pelagie, una delle associazioni in prima linea durante le proteste che questo inverno hanno scosso l&#8217;isola. &#8220;Ci avevano promesso strade nuove, scuole restaurate, meno tasse per la benzina, un miglioramento degli ospedali. E invece niente. La stagione turistica va malissimo anche per la cattiva pubblicità che l&#8217;Italia ci ha fatto tutto l&#8217;anno, facendo passare questo posto come un rifugio per immigrati, mentre le infrastrutture sono rimaste uguali così come le tasse. E ora ci vogliono fare credere che i migranti non arriveranno più. Ma loro invece continueranno ad arrivare, anzi, già arrivano. Siamo stanchi di non essere considerati italiani. A ottobre, quando si chiude la stagione turistica, ricominceremo con le proteste&#8221;.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">Lunedì 13 Luglio 2009</p>
<p>Quarto giorno</p>
<p>Anche la barca di Damiano era dei turchi, come chiamano qui tutti quelli che arrivano da sud. L’ha comprata da un pescatore siciliano a 1800 euro. Un  prezzo di favore, d&#8217;altronde il gozzo è stato trovato in mare. Quando i migranti vengono soccorsi, spesso lasciano le imbarcazioni in mezzo all’acqua, abbandonate. Così, per la legge del mare, chi le trova le fa sue. Se sono intercettate dalle autorità marittime, vengono prelevate e trasportate alla discarica di Lampedusa. “E’ una gestione folle” dice Giusy Nicolini, Legambiente Lampedusa, “i relitti potrebbero costituire un’economia per l’isola, potrebbero essere messi all’asta o regalati alle famiglie di pescatori; invece sono ammucchiati in modo selvaggio nelle discariche, fino a quando non c’è più un millimetro quadrato di posto; solo a quel punto il Comune dichiara l’emergenza e trova dei finanziamenti per demolirli. Ci si dimentica che sono rifiuti speciali. Si toglie il motore mentre il resto si tritura e spedisce con le navi in Sicilia”. Secondo la Nicolini questo è l’unico grave impatto ambientale che ha creato l’arrivo di massa di persone dall’Africa. “Anche quando il centro di accoglienza ha raggiunto il massimo delle presenze le questioni ambientali sono sempre state gestite bene. E’ molto più complicato gestire le cose nei periodi di grande turismo”. In estate la popolazione dell’isola si quadruplica, quintuplica o anche di più. Le fogne si intasano, i rifiuti non si riescono a smaltire, è sempre più difficile fare rispettare le regole del mare e della riserva. Ogni luglio e ogni agosto l’isola vive in stato di emergenza.<br />
La sostenibilità ambientale e paesaggistica, secondo Legambiente, non potrebbe essere mantenuta nel caso in cui il Centro di Identificazione ed Espulsione in preparazione nell’ex base Loran fosse aperto. Secondo il progetto del Ministero dell’Interno presentato al Comune di Lampedusa a primavera, sull’area militare sita a ponente dell’isola dovrebbe sorgere un mega-complesso in grado di ospitare 350 persone. L’area è sottoposta a vincoli europei per il rispetto dell’ambiente, che impediscono la cementificazione, ma si è già pensato a come fare per aggirare la legge. Oggi decine di container sono pronti. Le strutture mobili non contrasteranno con le norme europee e il Ministero dell’Interno ha già pensato a chi affidare l’opera. Si tratta di RI Spa, una ditta pugliese specializzata in container. Già nota per avere costruito campi rom in Puglia, oggi la società potrebbe aggiudicarsi un nuovo e fruttuoso appalto.</p>
<p>Domenica 12 Luglio 2009</p>
<p>Terzo giorno</p>
<p>Quando i container sono sbarcati a Lampedusa, quest’inverno, gli abitanti già lo sapevano. Erano stati avvertiti la notte precedente da un lampedusano che si trovava a Porto Empedocle e che aveva visto i grossi tir carichi di materiale edile pronti a entrare sul traghetto diretto a Lampedusa. “Appena lo abbiamo saputo, siamo corsi ad avvertire al gente. Abbiamo stampato centinaia di volantini e li abbiamo distribuiti. Abbiamo dato a tutti appuntamento sulla strada per raggiungere l’ex base Loran per provare a bloccare i camion. L’indomani eravamo in quattro sulla strada” racconta Anna Lisa. I container arrivati questo inverno sono ancora lì, sistemati all’interno dell’area militare che ospita l’ex base Loran.<br />
La caserma Nato abbandonata ormai da diversi anni si è trasformata in un Centro di Identificazione ed Espulsione per immigrati questa primavera, e oggi i lavori proseguono al fine di allargarne la capienza, o almeno così si crede. In realtà, si sa ben poco di quello che accade laggiù. Situata a ponente, in uno dei posti meno frequentati dell’isola, l’area militare si estende tra una caserma e un’altra. Difficile che i turisti ci arrivino, ma difficile anche che ci vadano i lampedusani. “Io non ci vado da due mesi”  ci dice un ragazzo del movimento di lotta contro i Cie.<br />
La situazione sembra variata di poco dall’arrivo dei container, ma la loro presenza silenziosa lì, in una piana di fronte allo stabile Loran, prelude a una ripresa dei lavori.<br />
La base non dista molto dal cosiddetto cimitero delle barche, una discarica  in cui si ammucchiano da anni le barche sequestrate agli africani. Tra i relitti di legno ci sono montagne di oggetti. Scarpe, giubbotti di salvataggio, tappetini, giacche a vento. Sono imbarcazioni grandi, chiatte e forti, spesso in ottime condizioni. “Queste sono sequestrate e date a una discarica privata” ci spiega un pescatore “noi non possiamo venirci a prendere neanche un pezzetto”. Il cimitero delle barche è diventato un’istituzione qui e qualcuno ci prende in giro quando gli diciamo che ci siamo state: “Ah, siete venute a fare il solito tour”. Ma a guardarlo, a noi fa impressione. Nel silenzio della valle quintali di barche morte; gozzi blu e gialli  dai nomi arabi.<br />
“Noi sono anni che assistiamo all’arrivo di persone straniere” ci dice Francesco, che nei primi anni del 2000 è stato volontario della Croce Rossa presso il centro di accoglienza che esisteva allora. “Sono sempre arrivate qui persone dall’Africa o anche da più lontano. E noi lampedusani li abbiamo sempre ben accolti. Quando si trattava di piccoli numeri c’era anche chi li ospitava nella propria casa, per fargli fare una doccia, per cambiare i vestiti, per mangiare qualcosa. Poi qualcuno ha cominciato a parlare di problemi, di sicurezza, di sbarchi. In cinque anni di volontariato non ho praticamente mai visto uno sbarco sull’isola: più del 90% degli arrivi è frutto di un soccorso in mare. Se una barca è in difficoltà, noi la soccorriamo e la portiamo qui”.<br />
“Prima non aveva nome, non era un fenomeno. Erano solo persone che aiutavano altre persone. Oggi la chiamano immigrazione”.</p>
<p>Sabato 11 luglio 2009</p>
<p>Secondo giorno</p>
<p>L’ha scritto sopra a un sasso bianco e piatto. “Il lungo singhiozzo del violino di autunno ferisce il mio cuor con languido dolor”. Luciano l’ha tradotta così  la frase codice trasmessa da Radio Londra per annunciare lo sbarco in Normandia. “In quel giorno di giugno sono morti oltre quattromila ragazzi in poco più di un’ora” ha detto guardando la spiaggia. Il sasso su cui è scritta la frase fa da carena ha una piccola nave che Luciano ha costruito ai piedi della sua istallazione, il secondo monumento Porta d’Europa presente a Lampedusa. Sono tre fili sorretti da due pali da cui pendono camicie, maglioni, scarpe, pantaloni. Tutto quello che Luciano ha trovato tra gli scogli del Canale di Sicilia in questi ultimi mesi. “Sono i pezzi dei migranti. Chissà, alcuni di loro saranno morti”. Conosce tutti nella spiaggia che ormai qualcuno chiama con il suo nome: “la spiaggia di Luciano”, una piccola lingua di sabbia e scogli che affaccia sull’Africa. Chi viene a prendere il sole o a farsi il bagno guarda i vestiti appesi e si emoziona. “E’ molto più bella della Porta d’Europa che ci hanno costruito” commenta qualche lampedusano. Il rispetto della morte è molto vivo in quest’isola impregnata di cristianesimo. Al cimitero ci sono delle piccole croci di legno infilzate nel terreno, tra una tomba monumentale e un’altra. Ogni croce ha su un numero scritto a mano e un fiore sopra. Nessun nome, solo numeri. Si fa presto a capire da dove provengono quei corpi.<br />
C’è rabbia e dolore per quello che succede. “Io al cimitero non ci sono più andata, dal giorno dei funerali” racconta Annalisa. “Fa male vederli litigarsi un pacchetto di cracker quando li incontri in alto mare, tutti stretti in un gommone, che tremano” dice Damiano, un pescatore della zona. Parlano tutti al presente, nessuno ci crede che il blocco degli sbarchi durerà a lungo. Ne è convinto anche Gianfranco, un fotografo lampedusano: “Non si può costringere la gente a non muoversi. Sarebbe come volere cambiare il proprio Dna. E’ impossibile”  . “Secondo me gli sbarchi ricominceranno verso ottobre, quando la stagione estiva è finita. L’immagine dell’isola allora potrà di nuovo essere infangata e ai lampedusani gli starà bene, perché avranno di nuovo bisogno di soldi”. La presenza di migranti sull’isola è un business per centinaia di famiglie lampedusane. I rifornimenti di pane e acqua, la pulizia e manutenzione del centro, la mensa. Appaltati alla Cooperativa Accoglienza Lampedusa e finanziati dal Governo, questi servizi fruttano un bel po’ di quattrini, così come hanno fruttato tutto l’inverno le centinaia di militari che hanno occupato le stanze degli alberghi e consumato in bar, locali e ristoranti. Dopo le manifestazioni di gennaio, tre giorni di sciopero in cui tutto il popolo lampedusano è sceso in piazza per protestare contro le politiche di un Governo inerme di fronte alla mancanza di infrastrutture dell’isola, lo Stato ha lanciato un po’ di briciole che sono bastate a far stare tutti zitti. “Ci  siamo venduti tutti” dice Annalisa guardando per terra. Le scuole ancora cadono a pezzi  e l’ospedale è ancora inesistente, non esiste una sala parto né la possibilità di fare la risonanza magnetica. Per partorire o per fare una tac si va in Sicilia. Ma il governo ha mandato i militari ha rimpolpare le tasche dei gestori di locali, e i container con il materiale per costruire un nuovo centro per migranti. Anche questa nuova struttura è vuota. Quello che si chiede oggi la gente è come è possibile credere che i respingimenti dureranno, se solo pochi mesi fa sono iniziati i lavoro per costruire un nuovo centro.</p>
<p>Venerdì 10 Luglio 2009</p>
<p>Primo giorno</p>
<p>“Se non sei capace a governare, se fai il dittatore e lasci morire la gente di fame, vattene. Lascia il posto a qualcun altro. Lo faccio io il governatore laggiù in Africa, che lo so fare meglio di loro”. Ettore avrà più di settanta anni. Occhi blu incassati in una faccia scolpita dal sole e dal vento. E’ il più grande pescatore di calamari di Lampedusa, dice la gente. Ha viaggiato per tutto il mondo, Ettore. Boston, America del Sud, Dakar. Ora è tornato a Lampedusa, e sui respingimenti in mare dei migranti non racconta molto. E’speranzoso, dice che il problema è laggiù, che forse se non arrivano più qui hanno cominciato a risolvere le cose a casa loro. Ma il padrone del bar dove abbiamo incontrato Ettore non è di così belle speranze. “Io ci sono andato, dentro al centro dove tenevano gli immigrati. Quando c’è stato l’incendio, ci hanno fatto entrare, perché sono un volontario dei Vigili del Fuoco. C’erano più di duemila persone, chiuse dentro a una stanza. Come cani. Andatelo a vedere il centro. Andateci! Vedrete come ci entrano duemila persone”. Il centro di cui parla è il Centro di Soccorso e Prima Accoglienza di Contrada Imbriacola. E’ lì che dormono e mangiano i migranti che sbarcano sull’isola, è da lì che a gennaio è partita la rivolta che ha portato all’incendio del centro e alla “fuga” di una ventina di africani. “Non sappiamo se sono usciti da soli, crediamo sia più probabile che li abbiano fatti uscire. Comunque quei giorni sono stati bellissimi. Noi lampedusani abbiamo aperto i supermercati per loro, gli abbiamo portato vestiti e cose da mangiare, abbiamo continuato ad assistere alcuni di loro che si erano dati alla macchia nell’interno dell’isola” ci racconta Gianluca “ma ora le cose sono completamente cambiate, è arrivata la stagione estiva e la gente dimentica in fretta, non si parla più di loro”. I ricordi di questo inverno sembrano spazzati via dal vento. Nelle stanze d’albergo occupate per mesi dai più di mille militari che il Governo aveva spedito sull’isola oggi alloggiano i turisti. Barbara Molinario, operatrice Acnur che lavora dentro la struttura di Contrada Imbriacola, non sa neanche che fine hanno fatto i diciotto processati per l’incendio e la rivolta di gennaio. “In quei giorni il centro, che formalmente era stato trasformato in Centro di Identificazione ed Espulsione, accoglieva 1800 ospiti, noi dell’Acnur eravamo solo in due… sono stati giorni intensissimi”. Se ne è accorta anche Annalisa, che il centro era sovraffollato. Quando il paese era in rivolta e il sindaco ha fatto da capofila a una marcia verso la struttura, lei è stata una delle uniche tre persone che è riuscita a entrare dentro. “Dormivano all’aperto, su dei teli, uno sopra all’altro. Stavano su vecchi materassi inzuppati d’acqua. Qualcuno si metteva dentro ai sacchi neri dell’immondizia”. Barbara Molinario si occupa dei richiedenti asilo, il 75% di chi passa dal centro; registra i nominativi e organizza le spedizioni verso il “continente”. In diciotto mesi di progetto, ha visto passare davanti ai suoi occhi più di quarantamila persone. Ora il suo lavoro è davanti a un computer, dentro a una struttura vuota.<br />
Non arriva nessuno, ma non c’è nessun lampedusano che crede che durerà a lungo. E’ un popolo di viaggiatori, questo. Conoscono la natura dell’uomo. “Si parte, quando non si sta bene, per poi forse ritornare”.</p>
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		<title>Bazar : l&#8217;alternativa da sotto</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Jul 2009 11:28:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Cocco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 6 luglio si è chiuso in Sardegna il Gsotto, forum delle alternative e degli antidoti al G8. Al termine di una tre giorni di incontri e dibattiti sulle crisi che attanagliano il piantea le oltre 70 organizzazioni che hanno organizzato l&#8217;evento hanno licenziato i G8, esortando i grandi a porre fine una volta per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://amisnet.org/files/2009/07/montevecchio11.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-7078" src="http://amisnet.org/files/2009/07/montevecchio11.jpg" alt="montevecchio11" /></a>Il 6 luglio si è chiuso in Sardegna il Gsotto, forum delle alternative e degli antidoti al G8. Al termine di una tre giorni di incontri e dibattiti sulle crisi che attanagliano il piantea le oltre 70 organizzazioni che hanno organizzato l&#8217;evento hanno licenziato i G8, esortando i grandi a porre fine una volta per tutte al vertice. &#8220;Un luogo illegittimo&#8221; si sottolinea nella <strong>Carta di Montevecchio</strong>, il documento conclusivo del gsotto. Un luogo che per anni ha perpetuato il modello delle crisi odierne, come quella finanziaria, energetica, alimentare e climatica, e che incapace di dare qualsiasi tipo di risposta. In questa puntata le risposte del Gsotto, con le interviste, i commenti, le proposte di chi ha partecipato.</p>
<p><strong>Ospiti della puntata</strong></p>
<ul>
<li>NNimmo Bassey  Ear Nigeria</li>
<li>Yvonne Yanez &#8211; Accion Ecologica Ecuador</li>
<li>Roberto Espinoza &#8211; Cordinamento popoli indigeni Amazzonia Perù</li>
<li>Antonio Tricarico &#8211; CRBM Italia</li>
<li>Antonio Onorati &#8211; Crocevia Italia</li>
<li>Aldo Dessì &#8211; Alpa Italia</li>
<li>Insieme a loro le tante voci del gsotto.</li>
</ul>
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		<itunes:summary>Il 6 luglio si egrave; chiuso in Sardegna il Gsotto, forum delle alternative e degli antidoti al G8. Al termine di una tre giorni di incontri e dibattiti sulle crisi che attanagliano il piantea le oltre 70 organizzazioni che hanno organizzato l'evento hanno licenziato i G8, esortando i grandi a porre fine una volta per tutte al vertice. "Un luogo illegittimo" si sottolinea nella Carta di Montevecchio, il documento conclusivo del gsotto. Un luogo che per anni ha perpetuato il modello delle crisi odierne, come quella finanziaria, energetica, alimentare e climatica, e che incapace di dare qualsiasi tipo di risposta. In questa puntata le risposte del Gsotto, con le interviste, i commenti, le proposte di chi ha partecipato.

Ospiti della puntata

	NNimmo Bassey  Ear Nigeria
	Yvonne Yanez - Accion Ecologica Ecuador
	Roberto Espinoza - Cordinamento popoli indigeni Amazzonia Perugrave;
	Antonio Tricarico - CRBM Italia
	Antonio Onorati - Crocevia Italia
	Aldo Dessigrave; - Alpa Italia
	Insieme a loro le tante voci del gsotto.

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		<title>GSotto Radio 03</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Jul 2009 16:58:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Khaldoun</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>La crisi del modello di civilizzazione egemone è al centro della terza e ultima giornata di lavori del forum GSotto. Noi abbiamo scelto uno dei punti cardine di questa crisi come tema dell&#8217;ultima puntata di Radio GSotto:  la crisi dello stato nazione ed il cambiamento del concetto di autodeterminazione dei popoli nell&#8217;era della globalizzazione. Una crisi che travalica le frontiere e unisce popoli distanti migliaia di chilometri, come  le popolazioni indigene del&#8217;Amazonia peruvianani e i sardi.</p>
<p>A parlarne con noi Roberto Espinoza del Cordinamento delle organizzazioni degli indigeni andini e Gavino Sale del Irs, Repubblica Sarda Indipendente.</p>
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		<itunes:summary>La crisi del modello di civilizzazione egemone egrave; al centro della terza e ultima giornata di lavori del forum GSotto. Noi abbiamo scelto uno dei punti cardine di questa crisi come tema dell'ultima puntata di Radio GSotto:nbsp; la crisi dello stato nazione ed il cambiamento del concetto di autodeterminazione dei popoli nell'era della globalizzazione. Una crisi che travalica le frontiere e unisce popoli distanti migliaia di chilometri, comenbsp; le popolazioni indigene del'Amazonia peruvianani e i sardi.

A parlarne con noi Roberto Espinoza del Cordinamento delle organizzazioni degli indigeni andini e Gavino Sale del Irs, Repubblica Sarda Indipendente.</itunes:summary>
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		<title>GSotto Radio 02</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Jul 2009 16:49:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Khaldoun</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Seconda giornata di lavori del forum GSotto, tutta dedicata ai temi della sovranità alimentare e dell&#8217;agricoltura.  L&#8217;ex mattatoio di Iglesias si è animato da una parte di dibattiti sulle politiche globali inerenti l&#8217;alimentazione, dall&#8217;altra dei sapori e degli odori dei prodotti locali esposti dai piccoli produttori del Sulcis Iglesiente, che hanno scelto un modello alternativo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Seconda giornata di lavori del forum GSotto, tutta dedicata ai temi della sovranità alimentare e dell&#8217;agricoltura.  L&#8217;ex mattatoio di Iglesias si è animato da una parte di dibattiti sulle politiche globali inerenti l&#8217;alimentazione, dall&#8217;altra dei sapori e degli odori dei prodotti locali esposti dai piccoli produttori del Sulcis Iglesiente, che hanno scelto un modello alternativo a quello dell&#8217;agricoltura industriale. In questa puntata di Radio GSotto abbiamo raccolto le loro voci ed il loro racconto della difficile transizione dopo la chiusura delle miniere e la fine di un&#8217;economia che si basava sull&#8217;attività estrattiva. Siamo passati poi a parlare delle politiche che governano il mercato del cibo e delle prospettive per uscire dalla crisi e riaffermare la sovranità alimentare.</p>
<p><strong>Ospiti della puntata </strong>:</p>
<ul>
<li>Dario Atzori coltellinaio di Guspini</li>
<li>Gerardo missionario ed ex minatore</li>
<li>Teresa Figus dell&#8217;associazione Autosviluppo Onlus</li>
<li>Umberto Delussu panificatoe</li>
<li>Aldo Dessì dell&#8217;Alpa</li>
<li>Antonio Carbone presidente dell&#8217;Alpa</li>
<li>Thomas Lines consulente indipendente commercio e sviluppo</li>
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		<itunes:summary>Seconda giornata di lavori del forum GSotto, tutta dedicata ai temi della sovranitagrave; alimentare e dell'agricoltura.nbsp; L'ex mattatoio di Iglesias si egrave; animato da una parte di dibattiti sulle politiche globali inerenti l'alimentazione, dall'altra dei sapori e degli odori dei prodotti locali esposti dai piccoli produttori del Sulcis Iglesiente, che hanno scelto un modello alternativo a quello dell'agricoltura industriale. In questa puntata di Radio GSotto abbiamo raccolto le loro voci ed il loro racconto della difficile transizione dopo la chiusura delle miniere e la fine di un'economia che si basava sull'attivitagrave; estrattiva. Siamo passati poi a parlare delle politiche che governano il mercato del cibo e delle prospettive per uscire dalla crisi e riaffermare la sovranitagrave; alimentare.

Ospiti della puntata :

	Dario Atzori coltellinaio di Guspini
	Gerardo missionario ed ex minatore
	Teresa Figus dell'associazione Autosviluppo Onlus
	Umberto Delussu panificatoe
	Aldo Dessigrave; dell'Alpa
	Antonio Carbone presidente dell'Alpa
	Thomas Lines consulente indipendente commercio e sviluppo
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		<title>GSotto Radio 01</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Jul 2009 15:28:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Khaldoun</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Prima giornata di lavori del forum GSotto, oggi ci troviamo nell&#8217;università sorta sulla dismessa miniera di zolfo di Monteponi per parlare di utilizzo delle risorse ed in particolare di petrolio. La parola d&#8217;ordine che ha accomunato tutti gli interventi è &#8220;lasciare il petrolio nel sottosuolo&#8221; e promuovere una &#8220;economia post petrolifera&#8221;. Le proposte che sono venute dai microfoni dell&#8217; Aula Magna dell&#8217;università per il Sulcis Iglesiente non riguardano tanto i campi petroliferi già messi in produzione, quanto le enormi risorse che vengono investite nella ricerca di nuovi giacimenti e che potrebbero essere destinate alla transizione verso un&#8217;economia libera dalla dipendenza petrolifera. ENI, la grande compagnia energetica controllata dal nostro ministero del tesoro, è stata una delle protagoniste in negativo del dibattito grazie alle attività estrattive e di gas flaring in Nigeria, nel Congo ed ai suoi progetti per l&#8217; Abruzzo.</p>
<p><strong>Ospiti della puntata:</strong></p>
<ul>
<li>Ivonne Yanez &#8211; Accion Ecologica, Ecuador</li>
<li>Nnimmo Bassey &#8211; FoEI / Watch International, Nigeria</li>
<li>Christian Mounzeo – JPC, Congo</li>
<li>Andrea Baranes  -  CRBM, Italia</li>
<li>Elena Gerebizza &#8211; CRBM, Italia</li>
</ul>
<p><strong><br />
</strong></p>
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		<itunes:summary>Prima giornata di lavori del forum GSotto, oggi ci troviamo nell'universitagrave; sorta sulla dismessa miniera di zolfo di Monteponi per parlare di utilizzo delle risorse ed in particolare di petrolio. La parola d'ordine che ha accomunato tutti gli interventi egrave; "lasciare il petrolio nel sottosuolo" e promuovere una "economia post petrolifera". Le proposte che sono venute dai microfoni dell' Aula Magna dell'universitagrave; per il Sulcis Iglesiente non riguardano tanto i campi petroliferi giagrave; messi in produzione, quanto le enormi risorse che vengono investite nella ricerca di nuovi giacimenti e che potrebbero essere destinate alla transizione verso un'economia libera dalla dipendenza petrolifera. ENI, la grande compagnia energetica controllata dal nostro ministero del tesoro, egrave; stata una delle protagoniste in negativo del dibattito grazie alle attivitagrave; estrattive e di gas flaring in Nigeria, nel Congo ed ai suoi progetti per l' Abruzzo.

Ospiti della puntata:

	Ivonne Yanez - Accion Ecologica, Ecuador
	Nnimmo Bassey - FoEI / Watch International, Nigeria
	Christian Mounzeo ndash; JPC, Congo
	Andrea Baranes nbsp;- nbsp;CRBM, Italia
	Elena Gerebizza - CRBM, Italia


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		<title>G8? no grazie Gsotto</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Jul 2009 07:46:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Cocco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ Al via oggi il Gsotto, una tre giorni di incontri dibattiti e concerti come antidoto al G8. Nella regione mineraria del Sulcis, in Sardegna, i movimenti, le associazioni e i vari gruppi che animano il percorso del social forum si incontrano per discutere delle alternative reali al modello dei G8 e per offrire una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--[if gte mso 9]&gt;  Normal 0 14   &lt;![endif]--> <span style="font-size: 12pt;font-family: &quot;Times New Roman&amp;quot">Al via oggi il Gsotto, una tre giorni di incontri dibattiti e concerti come antidoto al G8. Nella regione mineraria del Sulcis, in Sardegna, i movimenti, le associazioni e i vari gruppi che animano il percorso del social forum si incontrano per discutere delle alternative reali al modello dei G8 e per offrire una lettura diversa alle crisi che attraversano il mondo: quella energetica, quella finanziaria, quella alimentare, quella climatica e quella di “civilizzazione”. Molti gli ospiti internazionali che si alterneranno nelle sale del Gsotto, che il primo giorno si svolgerà interamente nelle strutture delle ex miniere di Monteponi, provincia di Iglesias. </span></p>
<p><!--[if gte mso 9]&gt;  Normal 0 14   &lt;![endif]--></p>
<p class="MsoNormal">Nella prima sessione del <a href="http://www.gsotto.org/gs8/">Gsotto</a> venerdì si discuterà delle ultime frontiere per lo sfruttamento degli idrocarburi e del loro pesante impatto sull’ambiente e sulle popolazione. Al centro del dibattito i giacimenti di sabbie bituminose, e il progetto dell’italiana ENI di estrarre bitume e petrolio nel cuore della foresta del Congo Brazaville.</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">Per il programma completto di oggi <a href="http://www.crbm.org/modules.php?name=browse&amp;mode=page&amp;cntid=1072">clicca qui </a></p>
<p class="MsoNormal">La diretta in<a href="http://www.gsotto.org/gs8/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=12&amp;Itemid=13"> streaming video</a></p>
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		<itunes:summary>Al via oggi il Gsotto, una tre giorni di incontri dibattiti e concerti come antidoto al G8. Nella regione mineraria del Sulcis, in Sardegna, i movimenti, le associazioni e i vari gruppi che animano il percorso del social forum si incontrano per discutere delle alternative reali al modello dei G8 e per offrire una lettura diversa alle crisi che attraversano il mondo: quella energetica, quella finanziaria, quella alimentare, quella climatica e quella di ldquo;civilizzazionerdquo;. Molti gli ospiti internazionali che si alterneranno nelle sale del Gsotto, che il primo giorno si svolgeragrave; interamente nelle strutture delle ex miniere di Monteponi, provincia di Iglesias. 


Nella prima sessione del Gsotto venerdigrave; si discuteragrave; delle ultime frontiere per lo sfruttamento degli idrocarburi e del loro pesante impatto sullrsquo;ambiente e sulle popolazione. Al centro del dibattito i giacimenti di sabbie bituminose, e il progetto dellrsquo;italiana ENI di estrarre bitume e petrolio nel cuore della foresta del Congo Brazaville.

Per il programma completto di oggi clicca qui 
La diretta in streaming video</itunes:summary>
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		<title>Bazar : corto circuito alimentare</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Jul 2009 20:20:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Cocco</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo le ultime stime della Fao oltre un miliardo di persone nel mondo deve fare i conti con la scarsità di cibo. Nel frattempo le borse che speculano sui beni alimentari vedono moltiplicarsi i volumi di affari. Investire in derrate è diventata un&#8217;attività molto gettonata sui mercati finanziari. Oggi le borse dove si scommette su grano soja cotone caffé cacao sono diventate una specie di valvola di sfogo per gli investitori colpiti dalla crisi dei subprime o dalle altre bolle speculative.<a href="http://amisnet.org/files/2009/07/miglio.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6978" src="http://amisnet.org/files/2009/07/miglio.jpg" alt="miglio" /></a><br />
La maggior parte di questi titoli viene negoziata alla borsa di Chicago, ma da un po&#8217; di tempo a fargli concorrenza c&#8217;è un altro tipo titolo:  quello che specula sui terreni agricoli.</p>
<p><strong>Gli ospiti di questa puntata: </strong></p>
<ul>
<li>Luca Colombo della Fondazione Diritti Genetici</li>
<li>Elisabeth Atangana, presidente della Propac, piattaforma contadina Africa Centrale</li>
<li>Ndiogou Fall,presidente della Roppa rete contadina dell&#8217;Africa occidentale</li>
<li>Antonio Onorati, presidente di Crocevia</li>
</ul>
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		<itunes:summary>Secondo le ultime stime della Fao oltre un miliardo di persone nel mondo deve fare i conti con la scarsitagrave; di cibo. Nel frattempo le borse che speculano sui beni alimentari vedono moltiplicarsi i volumi di affari. Investire in derrate egrave; diventata un'attivitagrave; molto gettonata sui mercati finanziari. Oggi le borse dove si scommette su grano soja cotone caffeacute; cacao sono diventate una specie di valvola di sfogo per gli investitori colpiti dalla crisi dei subprime o dalle altre bolle speculative.
La maggior parte di questi titoli viene negoziata alla borsa di Chicago, ma da un po' di tempo a fargli concorrenza c'egrave; un altro tipo titolo:  quello che specula sui terreni agricoli.

Gli ospiti di questa puntata: 

	Luca Colombo della Fondazione Diritti Genetici
	Elisabeth Atangana, presidente della Propac, piattaforma contadina Africa Centrale
	Ndiogou Fall,presidente della Roppa rete contadina dell'Africa occidentale
	Antonio Onorati, presidente di Crocevia

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