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	<title>Amisnet &#187; Politica</title>
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	<description>Informazione Sociale Quotidiana</description>
	<pubDate>Fri, 18 Jul 2008 11:55:01 +0000</pubDate>
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		<category>News &amp; Politics</category>
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		<itunes:keywords>ambiente, conflitti, cooperazione, diritti, economia, politica, informazione sociale</itunes:keywords>
		<itunes:subtitle>Informazione sociale e programmi di approfondimento dalla redazione di AMISnet.</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>Amisnet e' un'agenzia radiofonica attiva da oltre 9 anni. La sua principale attivita' consiste nella produzione e la distribuzione di prodotti radiofonici di approfondimento a circa 35 radio italiane. Il podcast e' una selezione quotidiana dei servizi audio distribuiti tramite i siti del network Amisnet.</itunes:summary>
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		<title>Rimpatri: le violazioni di una direttiva irrealizzabile</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jun 2008 10:47:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina Vella</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Il destino della neonata e tanto criticata direttiva europea sui rimpatri, approvata dal Parlamento europeo il 18 giugno, è tutt&#8217;altro che scontato. La misura è infatti in netto contrasto con direttive precedenti in materia di asilo e protezione umanitaria e con i decereti legislativi di recepimento in Italia di queste direttive. Violando fondamentali diritti umani, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="articologirata"><a href="http://amisnet.org/files/2008/06/cpt1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5078" style="float: left" src="http://amisnet.org/files/2008/06/cpt1.jpg" alt="" /></a>Il destino della neonata e tanto criticata direttiva europea sui rimpatri, approvata dal Parlamento europeo il 18 giugno, è tutt&#8217;altro che scontato. La misura è infatti in netto contrasto con direttive precedenti in materia di asilo e protezione umanitaria e con i decereti legislativi di recepimento in Italia di queste direttive. Violando fondamentali diritti umani, è quindi probabile che questa misura dovrà fare i conti con la Corte costituzionale, quella di Giustizia e quella Europea.<span id="more-5076"></span></div>
<div class="articologirata">A scatenare le critiche sarebbe stato il principio che prevede la detenzione dei migranti nei CPT da 6 mesi ai 18 mesi. Un elemento che sicuramente preoccupa ma che rischia di fare ombra su altri apsetti ben più allarmanti.</div>
<div class="articologirata"></div>
<div class="articologirata">Ma partiamo dall&#8217;inizio e svisceriamo la direttiva con l&#8217;aiuto dell&#8217;avvocato Fulvio Vassallo dell&#8217;Associazione  Studi Giuridici sull&#8217;Immigrazione (ASGI).</div>
<div class="articologirata"></div>
<div class="articologirata">Sono due i canali di rimpatrio previsti dalla direttiva: quello volontario che scatta dopo l&#8217;intimazione a lasciare il territorio o, in casi contrari o particolari, la detenzione amministrativa e quindi l&#8217;esecuzione forzata dell&#8217;accompagnamento in frontiera. E&#8217; in questa condizione che è previsto il trattenimento nei CPT da 6 ai 18 mesi, con la convalida da parte del giudice.  Lo stesso criterio è previsto già in altri Paesi, come in Germania, dove è però sempre e solo rimasto sulla carta. Le cose infatti sono di solito andate in maniera ben peggiore. Se identficabile, infatti, il migrante viene espulso nell&#8217;arco di qualche mese; se non identificabile, e quindi se nessun paese fornisce i documenti di viaggio, il migrante può rimanere nei CPT anche per anni. Di fronte a questa possibilità si mostra marginale la preoccuapazione sull&#8217;estensione della detenzione.</div>
<div class="articologirata">A far allarmare ancora di più sono altri due principi sanciti dalla manovra: la possibilità di espulsione e rimpatrio anche per i minori non accompagnati e l&#8217;espulsione in paesi di transito. Nel caso dell&#8217;Italia, il paese di transito sarebbe proprio la Libia, assiduo violatore della Convenzione di Ginevra sui diritti umani e dei rifugiati. A dimostrarlo i frequenti casi di violenza sessuale sulle donne da parte delle forze di polizia.</div>
<div class="articologirata">Altro scandalo sono le misure per i richiedenti asilo.</div>
<div class="articologirata">Tra le persone espellibili in base a questa direttiva rientrano infatti anche molti richiedenti asilo. Il riconoscimento dello status di asilo o di protezione internazionale avviene però dopo un ricorso che può durare anche mesi. Per questo le leggi al riguardo prevedono la tutela dell&#8217;effetto sospensivo del ricorso. La direttiva però non è molto chiara su questo punto e rischia di fungere da ulteriore spinta per la riforma che si vorrebbe fare in Italia e che appunto prevede proprio l&#8217;eleminazione di questo effetto sopsensivo del ricorso, attualmente invece garantito. Se questo avvenisse, però, molte persone che adesso attendono l&#8217;esito del ricorso potrebbero essere espulse verso i propri Paesi di origine, dove vengono applicate torture e dentenzioni disumane.</div>
<div class="articologirata">&#8220;In questo senso, la direttiva sarà sicuramente impugnata dalla Corte di Gisutizia - spiega Vassallo - perché c&#8217;è un contrasto tra questa ed il diritto ad un ricorso effettivo previsto dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei dirtitti dell&#8217;uomo. E allo stesso modo potrebbe essere impugnata anche davanti alla Corte Europea sui casi concreti ove dovesse essere modificata la legge italiana proprio in direzione della negazione dell&#8217;effetto sospensivo del ricorso in merito alle domande d&#8217;asilo&#8221;.</div>
<div class="articologirata"></div>
<div class="articologirata">La direttiva richiederebbe poi un investimento di soldi insostenibile anche, ma non solo, perché prevede la costruzione di numerosissimi CPT.</div>
<div class="articologirata">Gli Stati adesso hanno due nni per recepire la direttiva ma, come abbiamo visto, il risultato è tutt&#8217;altro che sicuro.</div>
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		<itunes:subtitle>Il destino della neonata e tanto criticata direttiva europea sui rimpatri, approvata dal Parlamento europeo il 18 giugno, egrave; tutt'altro che scontato. La misura egrave; ...</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>Il destino della neonata e tanto criticata direttiva europea sui rimpatri, approvata dal Parlamento europeo il 18 giugno, egrave; tutt'altro che scontato. La misura egrave; infatti in netto contrasto con direttive precedenti in materia di asilo e protezione umanitaria e con i decereti legislativi di recepimento in Italia di queste direttive. Violando fondamentali diritti umani, egrave; quindi probabile che questa misura dovragrave; fare i conti con la Corte costituzionale, quella di Giustizia e quella Europea.
A scatenare le critiche sarebbe stato il principio che prevede la detenzione dei migranti nei CPT da 6 mesi ai 18 mesi. Un elemento che sicuramente preoccupa ma che rischia di fare ombra su altri apsetti ben piugrave; allarmanti.

Ma partiamo dall'inizio e svisceriamo la direttiva con l'aiuto dell'avvocato Fulvio Vassallo dell'Associazione  Studi Giuridici sull'Immigrazione (ASGI).

Sono due i canali di rimpatrio previsti dalla direttiva: quello volontario che scatta dopo l'intimazione a lasciare il territorio o, in casi contrari o particolari, la detenzione amministrativa e quindi l'esecuzione forzata dell'accompagnamento in frontiera. E' in questa condizione che egrave; previsto il trattenimento nei CPT da 6 ai 18 mesi, con la convalida da parte del giudice.  Lo stesso criterio egrave; previsto giagrave; in altri Paesi, come in Germania, dove egrave; perograve; sempre e solo rimasto sulla carta. Le cose infatti sono di solito andate in maniera ben peggiore. Se identficabile, infatti, il migrante viene espulso nell'arco di qualche mese; se non identificabile, e quindi se nessun paese fornisce i documenti di viaggio, il migrante puograve; rimanere nei CPT anche per anni. Di fronte a questa possibilitagrave; si mostra marginale la preoccuapazione sull'estensione della detenzione.
A far allarmare ancora di piugrave; sono altri due principi sanciti dalla manovra: la possibilitagrave; di espulsione e rimpatrio anche per i minori non accompagnati e l'espulsione in paesi di transito. Nel caso dell'Italia, il paese di transito sarebbe proprio la Libia, assiduo violatore della Convenzione di Ginevra sui diritti umani e dei rifugiati. A dimostrarlo i frequenti casi di violenza sessuale sulle donne da parte delle forze di polizia.
Altro scandalo sono le misure per i richiedenti asilo.
Tra le persone espellibili in base a questa direttiva rientrano infatti anche molti richiedenti asilo. Il riconoscimento dello status di asilo o di protezione internazionale avviene perograve; dopo un ricorso che puograve; durare anche mesi. Per questo le leggi al riguardo prevedono la tutela dell'effetto sospensivo del ricorso. La direttiva perograve; non egrave; molto chiara su questo punto e rischia di fungere da ulteriore spinta per la riforma che si vorrebbe fare in Italia e che appunto prevede proprio l'eleminazione di questo effetto sopsensivo del ricorso, attualmente invece garantito. Se questo avvenisse, perograve;, molte persone che adesso attendono l'esito del ricorso potrebbero essere espulse verso i propri Paesi di origine, dove vengono applicate torture e dentenzioni disumane.
"In questo senso, la direttiva saragrave; sicuramente impugnata dalla Corte di Gisutizia - spiega Vassallo - percheacute; c'egrave; un contrasto tra questa ed il diritto ad un ricorso effettivo previsto dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei dirtitti dell'uomo. E allo stesso modo potrebbe essere impugnata anche davanti alla Corte Europea sui casi concreti ove dovesse essere modificata la legge italiana proprio in direzione della negazione dell'effetto sospensivo del ricorso in merito alle domande d'asilo".

La direttiva richiederebbe poi un investimento di soldi insostenibile anche, ma non solo, percheacute; prevede la costruzione di numerosissimi CPT.
Gli Stati adesso hanno due nni per recepire la direttiva ma, come abbiamo visto, il risultato egrave; tutt'altro che sicuro.</itunes:summary>
		<itunes:keywords>Diritti,,In,Evidenza,,Politica,,Radio1812</itunes:keywords>
		<itunes:author>Amisnet</itunes:author>
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		<title>Pomodoro sociale all&#8217;olandese: una nuova ricetta per la politica italiana</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2008/06/11/pomodoro-sociale-allolandese-una-nuova-ricetta-per-la-politica-italiana/</link>
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		<pubDate>Wed, 11 Jun 2008 17:18:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Come ricostruire il legame sociale in Italia dopo la sconfitta epocale della sinistra? Un convegno promosso da Associa! tenta di rispondere a questo quesito mettendo a confronto diverse esperienze di chi mette come primo punto della sua agenda politica la soluzione alla crisi della rappresentanza.
All&#8217;incontro romano dal titolo &#8220;Democrazia, mutualismo e vertenzialit?: esperienze a confronto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come ricostruire il legame sociale in Italia dopo la sconfitta epocale della sinistra? Un convegno promosso da Associa! tenta di rispondere a questo quesito mettendo a confronto diverse esperienze di chi mette come primo punto della sua agenda politica la soluzione alla crisi della rappresentanza.</p>
<p>All&#8217;incontro romano dal titolo &#8220;Democrazia, mutualismo e vertenzialit?: esperienze a confronto per costruire il partito sociale&#8221;, si discuter? dell&#8217;esperienza che sta portando avanti in Olanda il parlamentare Tiny Cox, del Partito del Pomodoro: un partito &#8220;organizzatore di segmenti di societ?&#8221;, che fa del sociale la precondizione dell&#8217;intervento politico, e che si concentra nel mantenere una coerenza tra chi si vuole rappresentare e chi si mette a servizio per rappresentare un asse strategico (basti considerare che i suoi eletti non recepiscono uno stipendio superiore ai 2000 euro).</p>
<p>&#8220;Tornare nei territori&#8221; ? la parola d&#8217;ordine alla base della ricostruzione politica auspicata da Associa!. &#8220;Vogliamo tornare nei territori partendo dai quartieri nelle periferie e talvolta anche nel governo di prossimit?, vogliamo agire localmente pensando globalmente, tessendo nel sociale frantumato dal maglio delle politiche liberiste politiche sociali di autodifesa e sviluppando coscienza critica e alterit? al capitalismo&#8221;.</p>
<p>Clicca sui link sottostanti per ascoltare o scaricare gli interventi:</p>
<p><a href="http://amisnet.org/files/2008/06/piobbichi.mp3" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/downloads/mp3/piobbichi.mp3');">Francesco Piobbichi, politiche sociali PRC: il partito sociale come traccia condivisa</a></p>
<p><a href="http://amisnet.org/files/2008/06/paolo_ferrero.mp3">La sconfitta della sinistra: le riflessioni politiche di Paolo Ferrero.<br />
</a></p>
<p><a href="http://amisnet.org/files/2008/06/jorgegiordani.mp3" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/downloads/mp3/jorgegiordani.mp3');">Socialismo venezuelano e politica italiana: le riflessioni di J. Giordani, ex ministro venezuelano</a></p>
<p><a href="http://amisnet.org/files/2008/06/tommassini.mp3" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/downloads/mp3/tommassini.mp3');">L&#8217;esperienza del Partito del Pomodoro. Un appprofondimento con L.Tommassini, giornalista e ricercatore</a></p>
<p><a href="http://amisnet.org/files/2008/06/registrazione_convegno_i_parte.mp3" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/downloads/mp3/registrazione_convegno_i_parte.mp3');">Sessione della mattina. II parte.</a></p>
<p><a href="http://amisnet.org/files/2008/06/sessione-pomeridiana-parte-i-dallintervento-di-dino-greco-cgil-a-ciro-pisacana-forum-ambientalista.mp3" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/downloads/mp3/sessione-pomeridiana-parte-i-dallintervento-di-dino-greco-cgil-a-ciro-pisacana-forum-ambientalista.mp3');">Sessione pomeridiana. I parte. Dall&#8217;intervento di Dino Greco della Direzione nazionale della CCGIL a Carlo Pisacane del Forum ambientalista.</a></p>
<p><a href="http://amisnet.org/files/2008/06/sessione-pomeridiana-ii-parte-dallintervento-di-jacopo-palestra-popolare-perugia-a-quello-di-russo-spena.mp3" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/downloads/mp3/sessione-pomeridiana-ii-parte-dallintervento-di-jacopo-palestra-popolare-perugia-a-quello-di-russo-spena.mp3');">Registrazione della sessione pomeridiana. II parte. Dall&#8217;intervento di Jacopo (Palestra popolare di Perugia) a quello di Russo Spena.</a></p>
<p>Altri contributi audio:</p>
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		<itunes:summary>Come ricostruire il legame sociale in Italia dopo la sconfitta epocale della sinistra? Un convegno promosso da Associa! tenta di rispondere a questo quesito mettendo a confronto diverse esperienze di chi mette come primo punto della sua agenda politica la soluzione alla crisi della rappresentanza.

All'incontro romano dal titolo "Democrazia, mutualismo e vertenzialit?: esperienze a confronto per costruire il partito sociale", si discuter? dell'esperienza che sta portando avanti in Olanda il parlamentare Tiny Cox, del Partito del Pomodoro: un partito "organizzatore di segmenti di societ?", che fa del sociale la precondizione dell'intervento politico, e che si concentra nel mantenere una coerenza tra chi si vuole rappresentare e chi si mette a servizio per rappresentare un asse strategico (basti considerare che i suoi eletti non recepiscono uno stipendio superiore ai 2000 euro).

"Tornare nei territori" ? la parola d'ordine alla base della ricostruzione politica auspicata da Associa!. "Vogliamo tornare nei territori partendo dai quartieri nelle periferie e talvolta anche nel governo di prossimit?, vogliamo agire localmente pensando globalmente, tessendo nel sociale frantumato dal maglio delle politiche liberiste politiche sociali di autodifesa e sviluppando coscienza critica e alterit? al capitalismo".

Clicca sui link sottostanti per ascoltare o scaricare gli interventi:

Francesco Piobbichi, politiche sociali PRC: il partito sociale come traccia condivisa

La sconfitta della sinistra: le riflessioni politiche di Paolo Ferrero.


Socialismo venezuelano e politica italiana: le riflessioni di J. Giordani, ex ministro venezuelano

L'esperienza del Partito del Pomodoro. Un appprofondimento con L.Tommassini, giornalista e ricercatore

Sessione della mattina. II parte.

Sessione pomeridiana. I parte. Dall'intervento di Dino Greco della Direzione nazionale della CCGIL a Carlo Pisacane del Forum ambientalista.

Registrazione della sessione pomeridiana. II parte. Dall'intervento di Jacopo (Palestra popolare di Perugia) a quello di Russo Spena.

Altri contributi audio:</itunes:summary>
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		<title>Il medioriente dopo la &#8220;pax libanese&#8221; di Doha</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2008/05/28/il-medioriente-dopo-la-pax-libanese-di-doha/</link>
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		<pubDate>Wed, 28 May 2008 14:46:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Khaldoun</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Negli ultimi giorni, a partire dall&#8217;accordo tra le fazioni libanesi a Doha (Qatar) che ha messo fine a 18 mesi di crisi politica nel Paese dei Cedri, la situazione geopolitica nella regione appare molto dinamica: Siria ed Israele hanno annunciato contatti indiretti attraverso la mediazione turca, così come sono in corso trattative per una tregua [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi giorni, a partire dall&#8217;accordo tra le fazioni libanesi a Doha (Qatar) che ha messo fine a 18 mesi di crisi politica nel Paese dei Cedri, la situazione geopolitica nella regione appare molto dinamica: Siria ed Israele hanno annunciato contatti indiretti attraverso la mediazione turca, così come sono in corso trattative per una tregua tra Israele e Hamas con la mediazione del Cairo e con Hezbollah per uno scambio di prigionieri attraverso la mediazione tedesca. Cosa è cambiato in medioriente? Ci risponde in una intervista fiume Paola Caridi, giornalista di Lettera22, da Gerusalemme.</p>
<p>Nel descrivere le dinamiche diplomatiche della regione mediorientale gli analisti parlano spesso di una guerra fredda interaraba giocata tra l&#8217;asse Siaria, Iran, Hizbullah, Hamas da una parte, Egitto, Arabia Saudita ed alleati dall&#8217;altra, cioè tra quelli che la stampa occidentale chiama Asse del male e paesi arabi moderati, o alleanza sciita e alleanza sunnita. A margine dell&#8217;elezione di Michel Suleiman a presidente del Libano i ministri degli esteri Iraniano e saudita si sono incontrati ed entrambi i fronti hanno benedetto l&#8217;accordo di Doha, la situazione risulta quindi più fluida di quanto previsto con il rinnovato protagonismo di alcuni attori regionali come gli Emirati Arabi o lo stesso Qatar.</p>
<p>Una fluidità favorita probabilmente dalla recente scelta dell&#8217;amministrazione americana di mantenere un basso profilo nella regione, dopo il fallimento della precedente politica di Washington che cercava di sconfiggere i propri nemici sostenendo alcune fazioni locali come Fatah in Palestina e la maggioranza antisiriana in Libano.</p>
<p>Intanto l&#8217;accordo di Doha sembra incontrare i primi ostacoli nello stabilire chi sarà essere il primo ministro del governo di unità nazionale,  la maggioranza vorrebbe confermare Fouad Siniora, mentre l&#8217;opposizione ritiene questa scelta come inopportuna e dettata da pressioni di Stati Uniti e Arabia Saudita.<br />
Visto dall&#8217; Europa il Libano appare come il tabellone di un risiko in cui le varie fazioni libanesi rappresentano le alleanze tra le potenze regionali e le milizie locali sono come i loro carrarmatini, il Paese dei Cedri appare cioè come un medioriente in miniatura su cui le grandi potenze regionali e non solo giocano le loro partite in modo indiretto e senza coinvolgere il proprio territorio, il teatro ideale per scontri di potere e guerre per procura.</p>
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		<itunes:summary>Negli ultimi giorni, a partire dall'accordo tra le fazioni libanesi a Doha (Qatar) che ha messo fine a 18 mesi di crisi politica nel Paese dei Cedri, la situazione geopolitica nella regione appare molto dinamica: Siria ed Israele hanno annunciato contatti indiretti attraverso la mediazione turca, cosigrave; come sono in corso trattative per una tregua tra Israele e Hamas con la mediazione del Cairo e con Hezbollah per uno scambio di prigionieri attraverso la mediazione tedesca. Cosa egrave; cambiato in medioriente? Ci risponde in una intervista fiume Paola Caridi, giornalista di Lettera22, da Gerusalemme.

Nel descrivere le dinamiche diplomatiche della regione mediorientale gli analisti parlano spesso di una guerra fredda interaraba giocata tra l'asse Siaria, Iran, Hizbullah, Hamas da una parte, Egitto, Arabia Saudita ed alleati dall'altra, cioegrave; tra quelli che la stampa occidentale chiama Asse del male e paesi arabi moderati, o alleanza sciita e alleanza sunnita. A margine dell'elezione di Michel Suleiman a presidente del Libano i ministri degli esteri Iraniano e saudita si sono incontrati ed entrambi i fronti hanno benedetto l'accordo di Doha, la situazione risulta quindi piugrave; fluida di quanto previsto con il rinnovato protagonismo di alcuni attori regionali come gli Emirati Arabi o lo stesso Qatar.

Una fluiditagrave; favorita probabilmente dalla recente scelta dell'amministrazione americana di mantenere un basso profilo nella regione, dopo il fallimento della precedente politica di Washington che cercava di sconfiggere i propri nemici sostenendo alcune fazioni locali come Fatah in Palestina e la maggioranza antisiriana in Libano.

Intanto l'accordo di Doha sembra incontrare i primi ostacoli nello stabilire chi saragrave; essere il primo ministro del governo di unitagrave; nazionale,  la maggioranza vorrebbe confermare Fouad Siniora, mentre l'opposizione ritiene questa scelta come inopportuna e dettata da pressioni di Stati Uniti e Arabia Saudita.
Visto dall' Europa il Libano appare come il tabellone di un risiko in cui le varie fazioni libanesi rappresentano le alleanze tra le potenze regionali e le milizie locali sono come i loro carrarmatini, il Paese dei Cedri appare cioegrave; come un medioriente in miniatura su cui le grandi potenze regionali e non solo giocano le loro partite in modo indiretto e senza coinvolgere il proprio territorio, il teatro ideale per scontri di potere e guerre per procura.</itunes:summary>
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		<title>Libano: c&#8217;e` l&#8217;accordo per il governo d&#8217;unita` nazionale.</title>
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		<pubDate>Wed, 21 May 2008 14:40:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dopo gli scontri che hanno visto contrapposti militanti della maggioranza filoccidentale e quelli dell&#8217;opposizione vicina a Siria ed Iran, la mediazione della Lega Araba ha avuto successo:
domani Michel Suleiman sarà` il nuovo presidente della Repubblica liabanese e il governo di Fouad Siniora lascerà` il posto a un nuovo governo di unita` nazionale in cui l&#8217;opposizione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo gli scontri che hanno visto contrapposti militanti della maggioranza filoccidentale e quelli dell&#8217;opposizione vicina a Siria ed Iran, la mediazione della Lega Araba ha avuto successo:</p>
<p>domani Michel Suleiman sarà` il nuovo presidente della Repubblica liabanese e il governo di Fouad Siniora lascerà` il posto a un nuovo governo di unita` nazionale in cui l&#8217;opposizione avrà` il diritto di veto.</p>
<p>Saranno infatti 11 i ministri espressione di Hizbullah ed alleati, mentre la maggioranza ne indicherà` 16. Gli altri 4, per completare i 30 ministri previsti, saranno invece nominati direttamente dal nuovo presidente. Per la legge libanese i voti di un terzo più` uno dei ministri e` sufficiente per bloccare una iniziativa legislativa.</p>
<p>Oggi a Beirut i militanti sciiti di Amal e Hizbullah stanno smontando la tendopoli del loro sit in permanente di protesta contro un governo considerato illegittimo, presidiato ininterrottamente dal dicembre del 2006. Il ministro degli esteri siriano ha già` comunicato il sostegno del suo paese all&#8217;accordo tra le fazioni libanesi che potrebbe aver messo la parola fine allo stallo politico che blocca il paese dei cedri da quasi due anni.</p>
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		<itunes:summary>Dopo gli scontri che hanno visto contrapposti militanti della maggioranza filoccidentale e quelli dell'opposizione vicina a Siria ed Iran, la mediazione della Lega Araba ha avuto successo:

domani Michel Suleiman saragrave;` il nuovo presidente della Repubblica liabanese e il governo di Fouad Siniora lasceragrave;` il posto a un nuovo governo di unita` nazionale in cui l'opposizione avragrave;` il diritto di veto.

Saranno infatti 11 i ministri espressione di Hizbullah ed alleati, mentre la maggioranza ne indicheragrave;` 16. Gli altri 4, per completare i 30 ministri previsti, saranno invece nominati direttamente dal nuovo presidente. Per la legge libanese i voti di un terzo piugrave;` uno dei ministri e` sufficiente per bloccare una iniziativa legislativa.

Oggi a Beirut i militanti sciiti di Amal e Hizbullah stanno smontando la tendopoli del loro sit in permanente di protesta contro un governo considerato illegittimo, presidiato ininterrottamente dal dicembre del 2006. Il ministro degli esteri siriano ha giagrave;` comunicato il sostegno del suo paese all'accordo tra le fazioni libanesi che potrebbe aver messo la parola fine allo stallo politico che blocca il paese dei cedri da quasi due anni.</itunes:summary>
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		<title>Legge Basaglia: 30 anni tra luci ed ombre</title>
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		<pubDate>Tue, 20 May 2008 09:44:54 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nuovi casi di elettroshock, malati legati, denunce di strutture ospedaliere, ma anche tante esperienze positive e buone pratiche nel sostegno e la cura delle persone con disagi mentali. Tra tante luci e tante ombre, la situazione italiana è ancora lontana da come era stata immaginata con la legge Basaglia che trent’anni fa sanciva l’abolizione dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://amisnet.org/files/2008/05/bonet4.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4937" src="http://amisnet.org/files/2008/05/bonet4.jpg" alt="" width="281" height="193" /></a>Nuovi casi di elettroshock, malati legati, denunce di strutture ospedaliere, ma anche tante esperienze positive e buone pratiche nel sostegno e la cura delle persone con disagi mentali. Tra tante luci e tante ombre, la situazione italiana è ancora lontana da come era stata immaginata con la legge Basaglia che trent’anni fa sanciva l’abolizione dei manicomi.</p>
<p><span id="more-4935"></span></p>
<p>Tra le più evidenti anomalie del sistema italiano gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, strutture dove oggi sono ricoverate oltre 1000 persone, ma dove di fatto si assiste alla negazione del diritto ad essere curati. Si tratta di veri e propri carcerib dove, spesso, per mancanza di fondi e personale, non esiste alcun percorso di cura e recupero di situazioni difficili e dove a volte non ci sono neanche i soldi per i farmaci.</p>
<p><span class="notiziatesto"><em>&#8220;Noi vogliamo essere psichiatri, ma vogliamo soprattutto essere delle persone impegnate, dei militanti. O meglio, vogliamo trasformare, cambiare il mondo attraverso il nostro specifico, attraverso la miseria dei nostri pazienti che sono parte della miseria dei mondo. Quando diciamo no al manicomio, noi diciamo no alla miseria del mondo e ci uniamo a tutte le persone che nel mondo lottano per una situazione di emancipazione&#8221;: </em>sono le parole di Franco Basaglia, lo psichiatra che diede nome alla legge 180 che nel 1978 sancì la chiusura dei manicomi. </span></p>
<p><span class="notiziatesto">La legge quadro </span><span class="notiziatesto">del 13/05/1978 in merito di </span><em>Accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori</em><span class="notiziatesto"> in particolare stabilì</span> la chiusura dei manicomi ed il trattamento sanitario obbligatorio, istituendo i servizi di igiene mentale pubblici. Successivamente la norma confluì nella legge 833/78 del 23 dicembre 1978, che istituì il Servzio Sanitario Nazionale.</p>
<p><strong><a href="http://http://scirocco.amisnet.org/2007/02/09/5406-psichiatricamente-al-fresco/" target="_blank">Per approfondimenti potete ascoltare la puntata di Scirocco dedicata agli Ospedali Psiachiatrici Giudiziari in Italia.</a></strong></p>
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		<itunes:summary>Nuovi casi di elettroshock, malati legati, denunce di strutture ospedaliere, ma anche tante esperienze positive e buone pratiche nel sostegno e la cura delle persone con disagi mentali. Tra tante luci e tante ombre, la situazione italiana egrave; ancora lontana da come era stata immaginata con la legge Basaglia che trentrsquo;anni fa sanciva lrsquo;abolizione dei manicomi.



Tra le piugrave; evidenti anomalie del sistema italiano gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, strutture dove oggi sono ricoverate oltre 1000 persone, ma dove di fatto si assiste alla negazione del diritto ad essere curati. Si tratta di veri e propri carcerib dove, spesso, per mancanza di fondi e personale, non esiste alcun percorso di cura e recupero di situazioni difficili e dove a volte non ci sono neanche i soldi per i farmaci.

"Noi vogliamo essere psichiatri, ma vogliamo soprattutto essere delle persone impegnate, dei militanti. O meglio, vogliamo trasformare, cambiare il mondo attraverso il nostro specifico, attraverso la miseria dei nostri pazienti che sono parte della miseria dei mondo. Quando diciamo no al manicomio, noi diciamo no alla miseria del mondo e ci uniamo a tutte le persone che nel mondo lottano per una situazione di emancipazione": sono le parole di Franco Basaglia, lo psichiatra che diede nome alla legge 180 che nel 1978 sancigrave; la chiusura dei manicomi. 

La legge quadro del 13/05/1978 in merito di Accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori in particolare stabiligrave; la chiusura dei manicomi ed il trattamento sanitario obbligatorio, istituendo i servizi di igiene mentale pubblici. Successivamente la norma confluigrave; nella legge 833/78 del 23 dicembre 1978, che istituigrave; il Servzio Sanitario Nazionale.

Per approfondimenti potete ascoltare la puntata di Scirocco dedicata agli Ospedali Psiachiatrici Giudiziari in Italia.

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		<title>Elezioni serbe: vincono gli europeisti e si vota anche in Kosovo</title>
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		<pubDate>Mon, 12 May 2008 20:21:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Khaldoun</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Per Boris Tadic, leader della coalizione filo UE, e` una affermazione oltre le aspettative, seppur insufficiente per governare da soli. Alle elezioni ha preso parte anche la popolazione serba del Kosovo, che Belgrado considera ancora una propria provincia: nella autoproclamata repubblica balcanica l&#8217;affluenza al voto e` stata di poco inferiore rispetto alle altre province serbe, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per Boris Tadic, leader della coalizione filo UE, e` una affermazione oltre le aspettative, seppur insufficiente per governare da soli. Alle elezioni ha preso parte anche la popolazione serba del Kosovo, che Belgrado considera ancora una propria provincia: nella autoproclamata repubblica balcanica l&#8217;affluenza al voto e` stata di poco inferiore rispetto alle altre province serbe, ma non si sono aperte le urne per le elezioni amministrative. <span id="more-4901"></span></p>
<p>Di seguito un articolo tratto da, <a href="http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/9550/1/49/" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/www.osservatoriobalcani.org');">Osservatorio sui Balcani</a>.</p>
<blockquote><p>In Serbia vince la coalizione pro-europea guidata da Tadic pur non ottenendo una maggioranza sufficiente a governare. Ora si apre una fase di lunghe trattative, nelle quali entrano anche i redivivi socialisti<br />
Secondo i risultati preliminari, alle elezioni politiche in Serbia il maggior numero di voti è stato conquistato dalla Lista per la Serbia europea di Boris Tadic. Il centro per le libere elezioni e la democrazia (CESID) ha comunicato a mezzanotte, sulla base dell’85% dei voti scrutinati, che la Lista per la Serbia europea avrebbe ottenuto il 38,7% di voti, il Partito radicale serbo (SRS) il 29,1%, la coalizione Partito democratico della Serbia - Nova Srbija (DSS-NS) l’11.3%, la coalizione guidata dal Partito socialista (SPS-PUPS-JS) il 7,9%, mentre il Partito liberal democratico (LDP) il 5,2%.</p>
<p>Secondo i risultati del CESID al parlamento, composto da 250 deputati, la Lista per la Serbia europea avrà 103 seggi, seguno poi SRS con 77, DSS-NS con 30, SPS-PUPS-JS, LDP con 13. La coalizione degli ungheresi di Istvan Pastor avrebbe inoltre ottenuto 4 seggi, la Lista per il Sangiaccato europeo di Sulejman Ugljanin 2 seggi, e infine gli albanesi del Sud della Serbia nel nuovo parlamento avrebbero ottenuto un deputato. Secondo quanto riportato da Zoran Lucic, direttore del CESID, i dati resi noti sono verisimili, con una possibilità di scarto di uno o due seggi.</p>
<p>Il CESID ha stimato che alle elezioni di domenica 11 maggio l’affluenza è stata del 60,7%, dato identico a quello dell’affluenza alle elezioni del gennaio 2007 quando i cittadini serbi si sono recati ai seggi l&#8217;ultima volta per le politiche.</p>
<p>I risultati definitivi saranno comunicati dalla Commissione elettorale repubblicana (RIK) al più tardi entro mercoledì prossimo. Fino alla mezzanotte di domenica 11 maggio la RIK aveva scrutinato poco più del 28% dei voti, e i risultati della Commissione non si discostano molto da quelli resi noti dal CESID.</p>
<p>A Belgrado pochi s&#8217;aspettavano questo risultato o quantomeno in pochi avevano osato pronunciarsi. Tutti i sondaggi avevano predetto risultati differenti: il Partito radicale era dato in vantaggio di qualche punto percentuale sulla coalizione capeggiata dal Partito democratico (DS). Il ribaltamento compiuto dai cittadini serbi ha sorpreso la maggior parte degli analisti di questioni politiche in Serbia. La sorpresa più grande è comunque il cattivo risultato del SRS, il quale non solo è andato meno bene di quanto previsto dai sondaggi, ma è anche caduto al di sotto del risultato ottenuto alle precedenti elezioni politiche del 2007.</p>
<p>La paura del ritorno agli oscuri anni Novanta evidentemente ha influito sulle inclinazioni degli elettori, e in questo va cercato l’inatteso cattivo risultato dei radicali. Allo steso tempo, la firma dell’Accordo di associazione e stabilizzazione e più concretamente, la firma dell’intesa con la Fiat e la liberalizzazione del regime dei visti hanno soffiato nelle vele delle forze europeiste e hanno dato loro la possibilità di ottenere il miglior risultato degli ultimi anni.</p>
<p>La mattina delle elezioni preannunciava una notte turbolenta. Ai seggi elettorali fino alle 10.00 del mattino c’era stata un’affluenza del 15%, dato molto alto. Verso la metà di domenica era stato poi registrato un calo degli elettori, soprattutto in Vojvodina e poi a Belgrado, fatto interpretato da molti come un segnale negativo per le forze europeiste, tenendo presente che i cittadini della Vojvodina e i belgradesi tradizionalmente sono inclini per quei partiti i cui programmi si basano sull’avvicinamento della Serbia all’Unione europea. I cittadini della Vojvodina e di Belgrado si sono svegliati nelle ultime due ore quando ai seggi elettorali l’affluenza è stata di circa il 6% all’ora.</p>
<p>Il giorno delle elezioni in Serbia si è svolto comunque in un’atmosfera tranquilla, e come si dice spesso, democratica. Non sono stati registrati gravi incidenti, episodi isolati non hanno influenzato lo svolgimento della votazione e i risultati.</p>
<p>Già verso le 22 era chiaro che la Lista per la Serbia europea, la quale, ricordiamo, è composta dal Partito democratico (DS), G17 plus, il Partito democratico del Sangiaccato (SDP), il Partito per il rinnovamento serbo (SPO) e la Lega socialdemocratico della Vojvodina (LSV), era indiscutibilmente in vantaggio. Che le cose non andassero molto bene per il SRS si era visto già dal fatto che per fare la prima uscita in pubblico, Dragan Todorovic, capo del comitato elettorale dei radicali, aveva aspettato sino alle 22.15. Nonostante fosse relativamente tranquillo, Todorovic ha dichiarato che, secondo i loro dati, alle elezioni politiche è in testa la Lista per la Serbia europea. All’SRS non ci sono stati festeggiamenti, così come al Partito democratico della Serbia (DSS) dove, fino all’uscita in pubblico del premier dimissionario Kostunica, non è stato possibile ottenere alcun commento.</p>
<p>Verso le 22.30 dalla sede del Partito democratico si è fatto sentire Boris Tadic, attuale presidente della Serbia e leader della Lista per la Serbia europea. Accolto da forti applausi, Tadic ha detto che alle elezioni hanno vinto i cittadini della Serbia che inequivocabilmente hanno indicato che desiderano vedere la Serbia nell’Unione europea. Tadic ha aggiunto che insisterà sui principi della sua coalizione che comprendono l’avvicinamento della Serbia all’Unione europea, il mantenimento dell’integrità territoriale e della sovranità dello stato in Kosovo, la creazione di nuovi posti di lavoro e il rafforzamento dell’economia e la lotta alla criminalità e alla corruzione. Come riporta B92, Tadic ha avvertito le forze politiche che hanno perso le elezioni di “non giocare con i desideri dei cittadini”.</p>
<p>Il leader del DSS Vojislav Kostunica in un discorso pallido e incomprensibile ha dichiarato che i cittadini della Serbia hanno mostrato un alto livello di responsabilità e che nei prossimi giorni sarà chiaro quali partiti formeranno il nuovo governo. Kostunica ha però aggiunto che le differenze tra il DSS-NS e il DS sono insuperabili.</p>
<p>Secondo una valutazione generale i grandi vincitori delle elezioni sono i partiti che compongono la coalizione guidata dal Partito socialista della Serbia. A quanto pare il loro slogan “iniziare l’amore dall’inizio” si è avverato, l’SPS, con quasi l’8%, sarà un fattore cruciale nella formazione del nuovo governo. Il leader del SPS, Ivica Dacic, ha affermato che la sua coalizione discuterà prima con il DSS-NS. Dall’altra parte Dragan Markovic Palma, leader di Serbia unita, nella stessa coalizione con l’SPS, ha detto per B92 che “senza la collaborazione con l’Europa non c’è progresso per la Serbia”.</p>
<p>Un debole risultato è stato registrato dal Partito liberal democratico di Cedomir Jovanovic. LDP ha passato di poco il quorum del 5%, e ha fallito in tutte le città, eccetto a Belgrado dove hanno la base più forte. Alla conferenza stampa Jovanovic ha dichiarato che l&#8217;LDP si aspetta di trattare con il DS e ha escluso la possibilità di una collaborazione con SPS, DSS-NS e SRS.</p>
<p>Con eccezione di Boris Tadic - che ha annunciato che avvierà subito consultazioni per la formazione del nuovo governo e che lo farà con tutti i partiti politici - dagli altri principali leader sono arrivati messaggi meno concilianti. L&#8217;LDP ha escluso la possibilità di collaborazione con SPS e SRS, Kostunica ha negato che avvierà le trattative con il DS, l’SPS ha detto che non andrà mai al governo con l’LDP. Gli analisti, tuttavia, ricordano che queste dichiarazioni hanno un respiro corto, e che i partiti nella fase post elettorale si comportano per lo più secondo interessi pragmatici.</p>
<p>Ogni combinazione è possibile. La Lista per la Serbia europea non ha i numeri per formare il governo esclusivamente con l’LDP e le minoranze, mentre SRS, DSS-NS e SPS hanno sufficienti seggi per formare ua coalizione govcernativa. Dall’altra parte, l’SPS può decidere di appoggiare la Lista per la Serbia europea e in quel caso, con i partiti delle minoranze, potrebbero formare un nuovo governo.</p>
<p>Come sostiene Jovo Bakic della Facoltà di scienze politiche di Belgrado, l’SPS molto probabilmente si avvicinerà a chi vince perché sul lungo periodo gli renderà possibile una maggiore e ulteriore stabilità del partito. Il giornalista Misa Brkic ritiene che la coalizione che fa capo al DS non può essere esclusa dalla formazione del nuovo governo. Brkic ha detto che una cosa del genere non la può trascurare nemmeno Kostunica, il quale, secondo le sue parole, manifesta già quella mancanza di realismo e di spirito di contrattazione per cui è conosciuto.</p>
<p>Il termine ultimo per la convocazione del parlamento è un mese dopo la comunicazione ufficiale dei risultati elettorali, mentre il termine per la formazione del nuovo governo scade a settembre. È opinione di tutti che ora si entrerà in una fase di lunghe e incerte trattative. È possibile attendersi anche la formazione di un governo di minoranza, che, secondo quanto sostiene Sonja Licht del Centro belgradese per l’eccellenza politica, sarebbe insostenibile e costerebbe troppo ai cittadini della Serbia.</p>
<p>Per le vie di Belgrado, Nis, Cacak, Novi Sad sono scesi in strada i simpatizzanti della Lista per la Serbia europea, che rumorosamente hanno festeggiato il risultato elettorale. I più chiassosi erano quelli riunitisi nel centro di Belgrado, davanti alla sede del comitato elettorale del DS. Ai simpatizzanti si sono rivolti Boris Tadic, Dragan Djilas, candidato del DS per il posto da sindaco di Belgrado, e Vuk Draskovic dell’SPO. I politici hanno detto che ha vinto il desiderio di vivere pienamente e che il posto della Serbia è nell’Unione europea. I cittadini hanno risposto con vari colori: “Questo è Zoran [Djindjic]”, “Salva la Serbia&#8221; e l&#8217;immancabile “Vittoria, Vittoria”. Dal tetto dell&#8217;edificio sono partiti i fuochi artificiali.</p></blockquote>
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Di seguito un articolo tratto da, Osservatorio sui Balcani.
In Serbia vince la coalizione pro-europea guidata da Tadic pur non ottenendo una maggioranza sufficiente a governare. Ora si apre una fase di lunghe trattative, nelle quali entrano anche i redivivi socialisti
Secondo i risultati preliminari, alle elezioni politiche in Serbia il maggior numero di voti egrave; stato conquistato dalla Lista per la Serbia europea di Boris Tadic. Il centro per le libere elezioni e la democrazia (CESID) ha comunicato a mezzanotte, sulla base dellrsquo;85% dei voti scrutinati, che la Lista per la Serbia europea avrebbe ottenuto il 38,7% di voti, il Partito radicale serbo (SRS) il 29,1%, la coalizione Partito democratico della Serbia - Nova Srbija (DSS-NS) lrsquo;11.3%, la coalizione guidata dal Partito socialista (SPS-PUPS-JS) il 7,9%, mentre il Partito liberal democratico (LDP) il 5,2%.

Secondo i risultati del CESID al parlamento, composto da 250 deputati, la Lista per la Serbia europea avragrave; 103 seggi, seguno poi SRS con 77, DSS-NS con 30, SPS-PUPS-JS, LDP con 13. La coalizione degli ungheresi di Istvan Pastor avrebbe inoltre ottenuto 4 seggi, la Lista per il Sangiaccato europeo di Sulejman Ugljanin 2 seggi, e infine gli albanesi del Sud della Serbia nel nuovo parlamento avrebbero ottenuto un deputato. Secondo quanto riportato da Zoran Lucic, direttore del CESID, i dati resi noti sono verisimili, con una possibilitagrave; di scarto di uno o due seggi.

Il CESID ha stimato che alle elezioni di domenica 11 maggio lrsquo;affluenza egrave; stata del 60,7%, dato identico a quello dellrsquo;affluenza alle elezioni del gennaio 2007 quando i cittadini serbi si sono recati ai seggi l'ultima volta per le politiche.

I risultati definitivi saranno comunicati dalla Commissione elettorale repubblicana (RIK) al piugrave; tardi entro mercoledigrave; prossimo. Fino alla mezzanotte di domenica 11 maggio la RIK aveva scrutinato poco piugrave; del 28% dei voti, e i risultati della Commissione non si discostano molto da quelli resi noti dal CESID.

A Belgrado pochi s'aspettavano questo risultato o quantomeno in pochi avevano osato pronunciarsi. Tutti i sondaggi avevano predetto risultati differenti: il Partito radicale era dato in vantaggio di qualche punto percentuale sulla coalizione capeggiata dal Partito democratico (DS). Il ribaltamento compiuto dai cittadini serbi ha sorpreso la maggior parte degli analisti di questioni politiche in Serbia. La sorpresa piugrave; grande egrave; comunque il cattivo risultato del SRS, il quale non solo egrave; andato meno bene di quanto previsto dai sondaggi, ma egrave; anche caduto al di sotto del risultato ottenuto alle precedenti elezioni politiche del 2007.

La paura del ritorno agli oscuri anni Novanta evidentemente ha influito sulle inclinazioni degli elettori, e in questo va cercato lrsquo;inatteso cattivo risultato dei radicali. Allo steso tempo, la firma dellrsquo;Accordo di associazione e stabilizzazione e piugrave; concretamente, la firma dellrsquo;intesa con la Fiat e la liberalizzazione del regime dei visti hanno soffiato nelle vele delle forze europeiste e hanno dato loro la possibilitagrave; di ottenere il miglior risultato degli ultimi anni.

La mattina delle elezioni preannunciava una notte turbolenta. Ai seggi elettorali fino alle 10.00 del mattino crsquo;era stata unrsquo;affluenza del 15%, dato molto alto. Verso la metagrave; di domenica era stato poi registrato un calo degli elettori, soprattutto in Vojvodina e poi a Belgrado, fatto interpr...</itunes:summary>
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		<title>Verona: 17 maggio manifestazione antifascista</title>
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		<pubDate>Thu, 08 May 2008 09:43:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina Vella</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[E&#8217; in programma oggi, presso il carcere di Montorio a Verona, l&#8217;interrogatorio di garanzia dei cinque neonazisti arrestati per aver pestatato a morte, la notte del 30 aprile scorso, il ventottenne Nicola Tommasoli. L&#8217;accusa è di omicidio doloso e di questo i cinque dovranno dar conto oggi al gip Sandro Sperandio.
Rimane ancora aperta però l&#8217;ipotesi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; in programma oggi, presso il carcere di Montorio a Verona, l&#8217;interrogatorio di garanzia dei cinque neonazisti arrestati per aver pestatato a morte, la notte del 30 aprile scorso, il ventottenne Nicola Tommasoli. L&#8217;accusa è di omicidio doloso e di questo i cinque dovranno dar conto oggi al gip Sandro Sperandio.</p>
<p>Rimane ancora aperta però l&#8217;ipotesi di omicio preterintenzionale. Su questo punto potrebbe essere fondamentale l&#8217;esito dell&#8217;autopsia effettuata ieri mattina sul corpo di Nicola.</p>
<p>Intanto, il movimento antifascista italiano si prepara a protestare per quanto accaduto. Sabato 17 maggio a Verona si terrà un corteo contro il fascismo ed il razzismo mentre in diverse città italiane continuano assemblee e presidi antifascisti.</p>
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		<title>Civil G8: la società civile incontra gli otto a Kyoto</title>
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		<pubDate>Tue, 06 May 2008 09:58:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina Vella</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Dal 7 al 9 luglio,  gli otto più potenti della Terra si incontreranno sul Lago di Toya,  a Hokkaido, in Giappone, per decidere le sorti di miliardi di cittadini  del pianeta. In vista dell&#8217;appuntamento, qualche giorno fa, 61 ONG giapponesi e 47 ONG internazionali provenienti da oltre 20 Paesi oltre a quelli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://amisnet.org/files/2008/05/japan.gif"><img class="alignleft size-medium wp-image-4875" style="float: left" src="http://amisnet.org/files/2008/05/japan.gif" alt="" width="246" height="200" /></a><span style="font-family: DejaVu Sans;font-size: small">Dal 7 al 9 luglio,  gli otto più potenti della Terra si incontreranno sul Lago di Toya,  a Hokkaido, in Giappone, per decidere le sorti di miliardi di cittadini  del pianeta.</span> In vista dell&#8217;appuntamento, qualche giorno fa, 61 ONG giapponesi e 47 ONG internazionali provenienti da oltre 20 Paesi oltre a quelli del G8, si sono incontrate a Kyoto per il CivilG8, vale a dire l&#8217;incontro tra la società civile ed i rappresentati dei governo del G8 nato qualche anno fa proprio in Italia. <span id="more-4873"></span></p>
<p>La tavola è durata due giornate, durante i quali si è discusso dei punti principali in agenda al vertice, cioè sviluppo e ambiente. Le ONG hanno però manifestano forti preoccupazioni per la scarsa volontà di impegno al G8 istituzionale manifestata da parte dei rappresentati presenti all&#8217;incontro.</p>
<p><span style="font-family: DejaVu Sans;font-size: small">Il movimeno anti g8 giapponese, intanto,  già da tempo fatto la sua chiamata alla mobilitazione, che inizierà appunto il primo luglio con piccole azioni che culminerano nella giornata di massa del 5 luglio a Sapporo.</span></p>
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		<itunes:summary>Dal 7 al 9 luglio,  gli otto piugrave; potenti della Terra si incontreranno sul Lago di Toya,  a Hokkaido, in Giappone, per decidere le sorti di miliardi di cittadini  del pianeta. In vista dell'appuntamento, qualche giorno fa, 61 ONG giapponesi e 47 ONG internazionali provenienti da oltre 20 Paesi oltre a quelli del G8, si sono incontrate a Kyoto per il CivilG8, vale a dire l'incontro tra la societagrave; civile ed i rappresentati dei governo del G8 nato qualche anno fa proprio in Italia. 

La tavola egrave; durata due giornate, durante i quali si egrave; discusso dei punti principali in agenda al vertice, cioegrave; sviluppo e ambiente. Le ONG hanno perograve; manifestano forti preoccupazioni per la scarsa volontagrave; di impegno al G8 istituzionale manifestata da parte dei rappresentati presenti all'incontro.

Il movimeno anti g8 giapponese, intanto,  giagrave; da tempo fatto la sua chiamata alla mobilitazione, che inizieragrave; appunto il primo luglio con piccole azioni che culminerano nella giornata di massa del 5 luglio a Sapporo.</itunes:summary>
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		<title>Lavoro: oltre 1000 morti l&#8217;anno, cosa cambierà con il &#8220;Testo unico&#8221;?</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Apr 2008 09:52:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina Vella</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Sono leggermente diminuite le morti sul lavoro nel 2007 rispetto alle 1300 registrate nel 2006. Complice di questo calo l&#8217;attenzione mediatica focalizzatata nell&#8217;ultimo periodo sul fenomeno che rimane comunque ancora troppo radicato.  Oltre alla possibilità di morire o avere un incidente sul proprio posto di lavoro,  il lavoratore deve fare quotidianamente i conti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://amisnet.org/files/2008/04/primo-maggio_48485.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4860" style="float: left" src="http://amisnet.org/files/2008/04/primo-maggio_48485.jpg" alt="" width="298" height="299" /></a>Sono leggermente diminuite le morti sul lavoro nel 2007 rispetto alle 1300 registrate nel 2006. Complice di questo calo l&#8217;attenzione mediatica focalizzatata nell&#8217;ultimo periodo sul fenomeno che rimane comunque ancora troppo radicato.  Oltre alla possibilità di morire o avere un incidente sul proprio posto di lavoro,  il lavoratore deve fare quotidianamente i conti con una vasta tipologia di rischi che compromettono negli anni la propria salute, come nel caso di chi per anni è costretto ad operare a contatto con sostanze nocive e cancerogene.<span id="more-4859"></span> Le premesse insomma non sono per nulla confortanti ad un giorno dal primo maggio, la data che ricorda e festeggia il lavoratore.  Un primo passo avanti in questo senso potrebbe essere il decreto legge sulla sicurezza e salute sul lavoro approvato recentemente dal Governo e che, riuniti tutti i provvedimenti stratificatisi in molti anni in un Testo unico, si concentrerebbe sull&#8217;aspetto preventivo e sulle situazioni di rischio, vale a dire sulle sanzioni della non messa in sicurezza della propria azienda piuttosto che su quelle che scatterebbero dopo il verificarsi di un incidente. In questo caso, infatti, ad agire non è più il Testo unico bensì le normative penali in merito al reato di omicidio colposo.  Il testo, che prevede anche la tutela per il lavoro autonomo e non è comunque ancora entrato in vigore, è stato recepito positivamente dai sindacati dei lavoratori ma è invece stato fortemente criticato da quello delle imprese, Confindustria, che ne lamentava le  troppe sanzioni. In realtà, rispetto alla legislazione precedente, sono state cancellate 1400 sanzioni mentre altre sono state aggravate ma solo nei casi di rischio concreto e immediato di morte dei lavoratori.</p>
<p><a href="http://mediasetta.amisnet.org/category/uncategorized/" target="_blank"><strong>Ascolta le puntate del ciclo Mediasetta sul lavoro e sui diritti dei lavoratori curato da AMISnet.</strong></a></p>
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		<itunes:summary>Sono leggermente diminuite le morti sul lavoro nel 2007 rispetto alle 1300 registrate nel 2006. Complice di questo calo l'attenzione mediatica focalizzatata nell'ultimo periodo sul fenomeno che rimane comunque ancora troppo radicato.  Oltre alla possibilitagrave; di morire o avere un incidente sul proprio posto di lavoro,  il lavoratore deve fare quotidianamente i conti con una vasta tipologia di rischi che compromettono negli anni la propria salute, come nel caso di chi per anni egrave; costretto ad operare a contatto con sostanze nocive e cancerogene. Le premesse insomma non sono per nulla confortanti ad un giorno dal primo maggio, la data che ricorda e festeggia il lavoratore.  Un primo passo avanti in questo senso potrebbe essere il decreto legge sulla sicurezza e salute sul lavoro approvato recentemente dal Governo e che, riuniti tutti i provvedimenti stratificatisi in molti anni in un Testo unico, si concentrerebbe sull'aspetto preventivo e sulle situazioni di rischio, vale a dire sulle sanzioni della non messa in sicurezza della propria azienda piuttosto che su quelle che scatterebbero dopo il verificarsi di un incidente. In questo caso, infatti, ad agire non egrave; piugrave; il Testo unico bensigrave; le normative penali in merito al reato di omicidio colposo.  Il testo, che prevede anche la tutela per il lavoro autonomo e non egrave; comunque ancora entrato in vigore, egrave; stato recepito positivamente dai sindacati dei lavoratori ma egrave; invece stato fortemente criticato da quello delle imprese, Confindustria, che ne lamentava le  troppe sanzioni. In realtagrave;, rispetto alla legislazione precedente, sono state cancellate 1400 sanzioni mentre altre sono state aggravate ma solo nei casi di rischio concreto e immediato di morte dei lavoratori.

Ascolta le puntate del ciclo Mediasetta sul lavoro e sui diritti dei lavoratori curato da AMISnet.</itunes:summary>
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		<title>Nepal al voto: i  primi passi della repubblica himalayana</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Apr 2008 10:23:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia Coronati</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Il Nepal al voto per la nuova Assemblea Costituente. Il piccolo paese himalayano pone i primi mattoni della nuova Repubblica in un clima elettorale piuttosto teso. Sei o sette gli attivisti morti negli scontri, mentre gli oltre 9000 candidati - tra maoisti, comunisti e partiti minori - attendono il risultato delle elezioni.Sono 17 milioni i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Nepal al voto per la nuova Assemblea Costituente. Il piccolo paese himalayano pone i primi mattoni della nuova Repubblica in un clima elettorale piuttosto teso. Sei o sette gli attivisti morti negli scontri, mentre gli oltre 9000 candidati - tra maoisti, comunisti e partiti minori - attendono il risultato delle elezioni.<span id="more-4805"></span>Sono 17 milioni i nepalesi chiamati oggi 10 aprile alle urne per votare la nuova Assemblea Costituente. Il Parlamento di transizione insediatosi nel gennaio del 2007 adesso sarà rimpiazzato da 601 seggi della nuova Assemblea.<br />
Il Nepal va al voto dopo due posposizioni della data delle elezioni, a causa di violenze e intimidazioni scoppiate qua e là per il paese. La campagna elettorale si è chiusa con l&#8217;uccisione di almeno sei o sette attivisti. &#8220;Se si guarda al passato però,  al periodo dell&#8217;insurrezione armata maoista, quando la lotta armata cioè riusciva a bloccare la capitale, impedendo l&#8217;accesso alle merci, quando si organizzavano scioperi in cui era vietato circolare per la città, quando le uccisioni di amministratori pubblici e le battaglie violente fatte dall&#8217;esercito erano all&#8217;ordine del giorno, se si confronta tutto questo con lo scenario attuale, si può pensare che finalmente il Nepal si stia avviando verso una nuova fase&#8221;, dice Emanuele Giordana, di Lettera22.</p>
<p>Secondo le proiezioni, i due partiti comunisti - l&#8217;unificato Marxista Leninista e il Maoista -  dovrebbero confermare o anche aumentare i loro voti; il partito dell&#8217;attuale Congresso, di orientamento socialdemocratico, che ha più seggi sia dell&#8217;uno che dell&#8217;altro partito, dovrebbe rimanere sufficientemente forte, così da fare da ago della bilancia, e poi ci sono una pletora di partiti minori - i candidati erano ben 9000 - che dovrebbero servire a riequilibrare le ali, un ruolo molto importante, &#8220;in effetti il timore è quello di una repentina svolta maoista della nazione: un drastico cambiamento potrebbe far fare un passo indietro ai paesi occidentali, inducendoli a tagliare gli aiuti allo sviluppo, che sono fondamentali per il Nepal&#8221;, spiega Giordana.</p>
<p>Tra i primi atti legislativi della nuova Assemblea, la formalizzazione della vocazione repubblicana del Nepal. Finalmente per lo stato himalayano è giunto il momento di mettere fine alla monarchia e di iniziare una nuova stagione. Una monarchia che negli ultimi anni era diventata una pessima dittatura, violenta e corrotta.  I maoisti sognano l&#8217;esilio del re, lui si oppone, ma tutti concordano che il Nepal è ormai una Repubblica.</p>
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		<itunes:summary>Il Nepal al voto per la nuova Assemblea Costituente. Il piccolo paese himalayano pone i primi mattoni della nuova Repubblica in un clima elettorale piuttosto teso. Sei o sette gli attivisti morti negli scontri, mentre gli oltre 9000 candidati - tra maoisti, comunisti e partiti minori - attendono il risultato delle elezioni.Sono 17 milioni i nepalesi chiamati oggi 10 aprile alle urne per votare la nuova Assemblea Costituente. Il Parlamento di transizione insediatosi nel gennaio del 2007 adesso saragrave; rimpiazzato da 601 seggi della nuova Assemblea.
Il Nepal va al voto dopo due posposizioni della data delle elezioni, a causa di violenze e intimidazioni scoppiate qua e lagrave; per il paese. La campagna elettorale si egrave; chiusa con l'uccisione di almeno sei o sette attivisti. "Se si guarda al passato perograve;,  al periodo dell'insurrezione armata maoista, quando la lotta armata cioegrave; riusciva a bloccare la capitale, impedendo l'accesso alle merci, quando si organizzavano scioperi in cui era vietato circolare per la cittagrave;, quando le uccisioni di amministratori pubblici e le battaglie violente fatte dall'esercito erano all'ordine del giorno, se si confronta tutto questo con lo scenario attuale, si puograve; pensare che finalmente il Nepal si stia avviando verso una nuova fase", dice Emanuele Giordana, di Lettera22.

Secondo le proiezioni, i due partiti comunisti - l'unificato Marxista Leninista e il Maoista -  dovrebbero confermare o anche aumentare i loro voti; il partito dell'attuale Congresso, di orientamento socialdemocratico, che ha piugrave; seggi sia dell'uno che dell'altro partito, dovrebbe rimanere sufficientemente forte, cosigrave; da fare da ago della bilancia, e poi ci sono una pletora di partiti minori - i candidati erano ben 9000 - che dovrebbero servire a riequilibrare le ali, un ruolo molto importante, "in effetti il timore egrave; quello di una repentina svolta maoista della nazione: un drastico cambiamento potrebbe far fare un passo indietro ai paesi occidentali, inducendoli a tagliare gli aiuti allo sviluppo, che sono fondamentali per il Nepal", spiega Giordana.

Tra i primi atti legislativi della nuova Assemblea, la formalizzazione della vocazione repubblicana del Nepal. Finalmente per lo stato himalayano egrave; giunto il momento di mettere fine alla monarchia e di iniziare una nuova stagione. Una monarchia che negli ultimi anni era diventata una pessima dittatura, violenta e corrotta.  I maoisti sognano l'esilio del re, lui si oppone, ma tutti concordano che il Nepal egrave; ormai una Repubblica.</itunes:summary>
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