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	<title>Amisnet &#187; Politica</title>
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	<description>Informazione Sociale Quotidiana</description>
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		<title>Amisnet</title>
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	<itunes:subtitle>Informazione sociale e programmi di approfondimento dalla redazione di AMISnet.</itunes:subtitle>
	<itunes:summary>Amisnet e' un'agenzia radiofonica attiva da oltre 9 anni. La sua principale attivita' consiste nella produzione e la distribuzione di prodotti radiofonici di approfondimento a circa 35 radio italiane. Il podcast e' una selezione quotidiana dei servizi audio distribuiti tramite i siti del network Amisnet.</itunes:summary>
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		<title>Il Pianeta delle Scimmie 10: scandali sotto il sole</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 11:33:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Rick Perry ha abbandonato la corsa verso la Casa Bianca dopo essere stato a sua volta abbandonato dai compagni di partito esasperati dalla lunga serie di gaffes del governatore del Texas nel corso della campagna elettorale. Prima di fare le valige, Perry aveva detto che avrebbe appoggiato la candidatura di Gingrich, unico tra i candidati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://amisnet.org/files/2012/01/r-MOONLITE-BUNNY-RANCH-large570-1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-14010" title="r-MOONLITE-BUNNY-RANCH-large570 (1)" src="http://amisnet.org/files/2012/01/r-MOONLITE-BUNNY-RANCH-large570-1.jpg" alt="" width="250" height="250" /></a>Rick Perry ha abbandonato la corsa verso la Casa Bianca dopo essere stato a sua volta abbandonato dai compagni di partito esasperati dalla lunga serie di gaffes del governatore del Texas nel corso della campagna elettorale. Prima di fare le valige, Perry aveva detto che avrebbe appoggiato la candidatura di Gingrich, unico tra i candidati repubblicani ad avere le qualità giuste per essere un grande presidente. A smentire le enfatiche dichiarazioni di Perry ci ha pensato l’ex-moglie di Gingrich (la seconda in ordine cronologico) che dopo aver taciuto per anni, a due giorni dal voto repubblicano nella Carolina del Sud ha raccontato alla ABC come l’ex-speaker alla Camera l’avesse costretta ad abortire prima del matrimonio. Marianne Gingrich ha anche spiegato come fosse rimasta sconvolta dai ripetuti tradimenti del marito consumati nel letto coniugale tra lenzuola di raso bianco. A far saltare del tutto i nervi già provati dei repubblicani ci hanno pensato le conigliette di una casa di appuntamenti del Nevada, impegnate in una raccolta fondi a favore di Ron Paul, il quasi ottantenne candidato di destra amato dalla sinistra. L’iniziativa ha un nome che è tutto un programma: “Ruffiani per Ron Paul”. Nel frattempo la campagna presidenziale continua ad essere infestata dalla perversa presenza dei telepredicatori che invocano la “moralità” prima di tutto. Ma il richiamo alla “moralità” rischia di apparire ridicolo nel contesto di una campagna presidenziale dominata da dogmi religiosi, pregiudizi, scandali privati e finanziamenti occulti.</p>
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		<itunes:summary>Rick Perry ha abbandonato la corsa verso la Casa Bianca dopo essere stato a sua volta abbandonato dai compagni di partito esasperati dalla lunga serie di gaffes del governatore del Texas nel corso della campagna elettorale. Prima di fare le valige, Perry aveva detto che avrebbe appoggiato la candidatura di Gingrich, unico tra i candidati repubblicani ad avere le qualità giuste per essere un grande presidente. A smentire le enfatiche dichiarazioni di Perry ci ha pensato l’ex-moglie di Gingrich (la seconda in ordine cronologico) che dopo aver taciuto per anni, a due giorni dal voto repubblicano nella Carolina del Sud ha raccontato alla ABC come l’ex-speaker alla Camera l’avesse costretta ad abortire prima del matrimonio. Marianne Gingrich ha anche spiegato come fosse rimasta sconvolta dai ripetuti tradimenti del marito consumati nel letto coniugale tra lenzuola di raso bianco. A far saltare del tutto i nervi già provati dei repubblicani ci hanno pensato le conigliette di una casa di appuntamenti del Nevada, impegnate in una raccolta fondi a favore di Ron Paul, il quasi ottantenne candidato di destra amato dalla sinistra. L’iniziativa ha un nome che è tutto un programma: “Ruffiani per Ron Paul”. Nel frattempo la campagna presidenziale continua ad essere infestata dalla perversa presenza dei telepredicatori che invocano la “moralità” prima di tutto. Ma il richiamo alla “moralità” rischia di apparire ridicolo nel contesto di una campagna presidenziale dominata da dogmi religiosi, pregiudizi, scandali privati e finanziamenti occulti.</itunes:summary>
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		<title>Il Pianeta delle Scimmie 09: il gilet di Rick Santorum (ovvero: come si rastrellano i danari per la campagna elettorale)</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 17:49:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Una cosa è certa: negli Stati Uniti la dinamica elettorale gira attorno al denaro. Non bustarelle o regalie in cambio di favori come avviene in altri paesi, ma montagne e montagne di denaro raccolte nei modi più svariati durante la campagna (porta a porta, telefonate e, soprattutto, cene accompagnate da collette miliardarie). Durante la nona [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://amisnet.org/files/2012/01/Rick-Santorum.jpg"><br />
</a><a href="http://amisnet.org/files/2012/01/Rick-Santorum.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-13993" title="Rick-Santorum" src="http://amisnet.org/files/2012/01/Rick-Santorum.jpg" alt="" width="250" height="250" /></a>Una cosa è certa: negli Stati Uniti la dinamica elettorale gira attorno al denaro. Non bustarelle o regalie in cambio di favori come avviene in altri paesi, ma montagne e montagne di denaro raccolte nei modi più svariati durante la campagna (porta a porta, telefonate e, soprattutto, cene accompagnate da collette miliardarie). Durante la nona puntata del Pianeta delle Scimmie vedremo anche  a quale uso i candidati alla presidenza degli Stati Uniti destinano i fondi raccolti. La prima voce riguarda l’acquisto di spazi e tempi pubblicitari e le relative elaborazioni grafiche e produzioni di filmati. Dati i costi enormi che tutto questo comporta c’è chi è costretto a vendersi anche la camicia per continuare la campagna. O meglio, il gilet……</p>
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Una cosa è certa: negli Stati Uniti la dinamica elettorale gira attorno al denaro. Non bustarelle o regalie in cambio di favori come avviene in altri paesi, ma montagne e montagne di denaro raccolte nei modi più svariati durante la campagna (porta a porta, telefonate e, soprattutto, cene accompagnate da collette miliardarie). Durante la nona puntata del Pianeta delle Scimmie vedremo anche  a quale uso i candidati alla presidenza degli Stati Uniti destinano i fondi raccolti. La prima voce riguarda l’acquisto di spazi e tempi pubblicitari e le relative elaborazioni grafiche e produzioni di filmati. Dati i costi enormi che tutto questo comporta c’è chi è costretto a vendersi anche la camicia per continuare la campagna. O meglio, il gilet……</itunes:summary>
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		<title>Il Pianeta delle Scimmie_07: pubblicità elettorale</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Dec 2011 15:19:42 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Negli Stati Uniti la percentuale di credenti, restando solo nell&#8217;ambito dei culti di ispirazione cristiana, è dell’82%. Una percentuale molto più alta rispetto a tutti gli altri paesi occidentali. Tra le varie religioni praticate bisogna sottolineare l&#8217;importanza, non solo in termini numerici, ma di influenza sui nessi produttivi e sui grandi interessi, degli evangelici. A [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Negli Stati Uniti la percentuale di credenti, restando solo nell&#8217;ambito dei culti di ispirazione cristiana, è dell’82%. Una percentuale molto più alta rispetto a tutti gli altri paesi occidentali. Tra le varie religioni praticate bisogna sottolineare l&#8217;importanza, non solo in termini numerici, ma di influenza sui nessi produttivi e sui grandi interessi, degli evangelici. A partire da Nixon, non c’è stato un solo presidente eletto negli Stati Uniti che non abbia avuto un consigliere evangelico. Lo stesso Obama, propostosi come il presidente di tutti, che avrebbe disarticolato i nessi di potere che tenevano schiacciata la politica statunitense, non ha potuto fare a meno del loro sostegno per arrivare alla Casa Bianca. I risultati sono sotto gli occhi di tutti.</p>
<p>Nella seconda parte della trasmissione rivolgeremo invece la nostra attenzione alla cosiddetta pubblicità elettorale, iniziando da quella che viene considerata lo zenith della pubblicità presidenziale e che riguarda George Bush senior, il quale nel 1988 sfruttò un fatto di cronaca per distruggere politicamente il suo principale avversario, all&#8217;epoca favorito con ben 17 punti percentuali, Micheal Dukakis.<br />
Più recentemente, nel 96 Bill Clinton si servì degli spot elettorali per denigrare l’avversario Dole accomunandolo a Newt Gingrich, che definì notoriamente insensibile ai bisogni delle donne, dei poveri.</p>
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		<itunes:summary>Negli Stati Uniti la percentuale di credenti, restando solo nell&#8217;ambito dei culti di ispirazione cristiana, è dell’82%. Una percentuale molto più alta rispetto a tutti gli altri paesi occidentali. Tra le varie religioni praticate bisogna sottolineare l&#8217;importanza, non solo in termini numerici, ma di influenza sui nessi produttivi e sui grandi interessi, degli evangelici. A partire da Nixon, non c’è stato un solo presidente eletto negli Stati Uniti che non abbia avuto un consigliere evangelico. Lo stesso Obama, propostosi come il presidente di tutti, che avrebbe disarticolato i nessi di potere che tenevano schiacciata la politica statunitense, non ha potuto fare a meno del loro sostegno per arrivare alla Casa Bianca. I risultati sono sotto gli occhi di tutti.
Nella seconda parte della trasmissione rivolgeremo invece la nostra attenzione alla cosiddetta pubblicità elettorale, iniziando da quella che viene considerata lo zenith della pubblicità presidenziale e che riguarda George Bush senior, il quale nel 1988 sfruttò un fatto di cronaca per distruggere politicamente il suo principale avversario, all&#8217;epoca favorito con ben 17 punti percentuali, Micheal Dukakis.
Più recentemente, nel 96 Bill Clinton si servì degli spot elettorali per denigrare l’avversario Dole accomunandolo a Newt Gingrich, che definì notoriamente insensibile ai bisogni delle donne, dei poveri.</itunes:summary>
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		<title>Il Pianeta delle Scimmie_05: un mormone alla Casa Bianca?</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Dec 2011 16:36:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mitt Romney sembra per il momento il candidato che più probabilmente conquisterà alla nomination repubblicana. Il problema è che il suo stesso partito gli sta facendo terra bruciata intorno perchè la corrente evangelica non vuole che un mormone sieda alla Casa Bianca. Tuttavia il punto su cui riflettere non è la fede di un candidato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mitt Romney sembra per il momento il candidato che più probabilmente conquisterà alla nomination repubblicana. Il problema è che il suo stesso partito gli sta facendo terra bruciata intorno perchè la corrente evangelica non vuole che un mormone sieda alla Casa Bianca. Tuttavia il punto su cui riflettere non è la fede di un candidato rispetto ad un altro bensì la convinzione assoluta da parte di una vasta parte dell&#8217;elettorato che per guidare una nazione sia indispensabile avere una fede. Poco importa che si tratti della pietra della preveggenza mormone, o del Mar Rosso diviso in due, purchè il presidente sia un credente. A complicare le cose c&#8217;è la tracotante avanzata dei predicatori che tentano di condizionare la gente con una propaganda incessante sulle doti morali di personaggi come Rick Perry, definito un buon cristiano nonostante abbia firmato 236 mandati di morte. Ma perchè in un paese tecnologicamente avanzato e proiettato nel futuro come gli Stati Uniti, l&#8217;elettorato si fa gabbare da predicatori la cui visione del mondo è rimasta ferma al medioevo?</p>
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		<itunes:summary>Mitt Romney sembra per il momento il candidato che più probabilmente conquisterà alla nomination repubblicana. Il problema è che il suo stesso partito gli sta facendo terra bruciata intorno perchè la corrente evangelica non vuole che un mormone sieda alla Casa Bianca. Tuttavia il punto su cui riflettere non è la fede di un candidato rispetto ad un altro bensì la convinzione assoluta da parte di una vasta parte dell&#8217;elettorato che per guidare una nazione sia indispensabile avere una fede. Poco importa che si tratti della pietra della preveggenza mormone, o del Mar Rosso diviso in due, purchè il presidente sia un credente. A complicare le cose c&#8217;è la tracotante avanzata dei predicatori che tentano di condizionare la gente con una propaganda incessante sulle doti morali di personaggi come Rick Perry, definito un buon cristiano nonostante abbia firmato 236 mandati di morte. Ma perchè in un paese tecnologicamente avanzato e proiettato nel futuro come gli Stati Uniti, l&#8217;elettorato si fa gabbare da predicatori la cui visione del mondo è rimasta ferma al medioevo?</itunes:summary>
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		<title>Il Pianeta delle Scimmie_03: il peso delle minoranze</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Nov 2011 14:56:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il tema dell’immigrazione sicuramente influirà sull’esito della campagna elettorale in vista delle prossime elezioni statunitensi, previste per novembre 2012. A 57 anni dalle battaglie per i diritti civili degli afro-americani, l’Alabama e altri stati del sud sono di nuovo stretti nella morsa di una crisi che riguarda stavolta gli ispanici. Affronteremo questo tema come specchio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>Il tema dell’immigrazione sicuramente influirà sull’esito della campagna elettorale in vista delle prossime elezioni statunitensi, previste per novembre 2012. A 57 anni dalle battaglie per i diritti civili degli afro-americani, l’Alabama e altri stati del sud sono di nuovo stretti nella morsa di una crisi che riguarda stavolta gli ispanici. Affronteremo questo tema come specchio della società americana in generale in cui la segregazione razziale è tuttora viva e vegeta, anche a causa del varo di leggi come la famigerata HB 56, entrata in vigore lo scorso 27 settembre in Alabama. La terza puntata del Pianeta delle Scimmie sarà però una storia “a parte intera”, che comprenderà anche riferimenti alle lotte del passato che videro Martin Luther King in prima linea durante il lunghissimo sciopero dei mezzi pubblici seguito all’arresto di Rosa Parks, una giovane sarta di colore sbattuta in carcere per aver rifiutato di cedere il proprio posto sull&#8217;autobus ad un bianco. La seconda parte del programma è invece dedicata  alla condizione degli omosessuali negli Stati Uniti. All’immagine del gay consumatore feroce e viaggiatore instancabile propagandata dai mass media si contrappone quella dei gay della classe operaia e dei ghetti, sulla quale i politici preferiscono sorvolare perché poco utili al progetto capitalista.</div>
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		<itunes:summary>Il tema dell’immigrazione sicuramente influirà sull’esito della campagna elettorale in vista delle prossime elezioni statunitensi, previste per novembre 2012. A 57 anni dalle battaglie per i diritti civili degli afro-americani, l’Alabama e altri stati del sud sono di nuovo stretti nella morsa di una crisi che riguarda stavolta gli ispanici. Affronteremo questo tema come specchio della società americana in generale in cui la segregazione razziale è tuttora viva e vegeta, anche a causa del varo di leggi come la famigerata HB 56, entrata in vigore lo scorso 27 settembre in Alabama. La terza puntata del Pianeta delle Scimmie sarà però una storia “a parte intera”, che comprenderà anche riferimenti alle lotte del passato che videro Martin Luther King in prima linea durante il lunghissimo sciopero dei mezzi pubblici seguito all’arresto di Rosa Parks, una giovane sarta di colore sbattuta in carcere per aver rifiutato di cedere il proprio posto sull&#8217;autobus ad un bianco. La seconda parte del programma è invece dedicata  alla condizione degli omosessuali negli Stati Uniti. All’immagine del gay consumatore feroce e viaggiatore instancabile propagandata dai mass media si contrappone quella dei gay della classe operaia e dei ghetti, sulla quale i politici preferiscono sorvolare perché poco utili al progetto capitalista.</itunes:summary>
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		<title>Il Pianeta delle scimmie_02: un paese di indigenti</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Nov 2011 16:11:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Mentre prende il via la complessa macchina elettorale statunitense in vista delle elezioni presidenziali del novembre 2012, il paese è scosso da una ventata di freschezza e novità, che prende il nome di Occupy. Il movimento, nato sulla East Coast, ha ora conquistato anche l&#8217;Ovest. Ci sono stati purtroppo vari episodi di morti negli accampamenti, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mentre prende il via la complessa macchina elettorale statunitense in vista delle elezioni presidenziali del novembre 2012, il paese è scosso da una ventata di freschezza e novità, che prende il nome di Occupy. Il movimento, nato sulla East Coast, ha ora conquistato anche l&#8217;Ovest. Ci sono stati purtroppo vari episodi di morti negli accampamenti, uno dei quali, avvenuto a Oakland (città dove vide la luce il Black Panther Party) direttamente riconducibile a responsabilità della polizia che aha aperto il fuoco sulla folla inerme. Il 23 novembre arriverà a Washington una lunga marcia di attivsti e cittadini, con l&#8217;intento di incontrare il presidente Obama per sottoporgli lo stato del paese e richiamarlo a tener fede ai propri impegni elettorali. Nel frattempo proseguono i preparativi per le primarie repubblicane, con un personaggio oscuro come Rick Perry tra i favoriti. Perry, delfino di Bush e governatore del Texas da 11 anni, è noto per il proprio pugno di ferro e per essersi macchiato della morte di molte persone condannate ingiustamente e giustiziate nelle camere di sicurezza delle carceri statali.</p>
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		<itunes:summary>Mentre prende il via la complessa macchina elettorale statunitense in vista delle elezioni presidenziali del novembre 2012, il paese è scosso da una ventata di freschezza e novità, che prende il nome di Occupy. Il movimento, nato sulla East Coast, ha ora conquistato anche l&#8217;Ovest. Ci sono stati purtroppo vari episodi di morti negli accampamenti, uno dei quali, avvenuto a Oakland (città dove vide la luce il Black Panther Party) direttamente riconducibile a responsabilità della polizia che aha aperto il fuoco sulla folla inerme. Il 23 novembre arriverà a Washington una lunga marcia di attivsti e cittadini, con l&#8217;intento di incontrare il presidente Obama per sottoporgli lo stato del paese e richiamarlo a tener fede ai propri impegni elettorali. Nel frattempo proseguono i preparativi per le primarie repubblicane, con un personaggio oscuro come Rick Perry tra i favoriti. Perry, delfino di Bush e governatore del Texas da 11 anni, è noto per il proprio pugno di ferro e per essersi macchiato della morte di molte persone condannate ingiustamente e giustiziate nelle camere di sicurezza delle carceri statali.</itunes:summary>
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		<title>La Grecia e la debolezza dell&#8217;UE</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Jul 2011 14:35:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ciro Colonna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Grecia è in vendita. Mettere sul mercato e cedere al migliore offerente beni pubblici quali porti, aeroporti, autostrade, compagnie telefoniche e di trasporti, è stata l&#8217;unica soluzione che FMI, BCE e UE, la cosiddetta Troika, sono riusciti a trovare per evitare il tracollo finanziario di Atene. Eppure, dati alla mano, risulta chiaro che queste [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://amisnet.org/files/2011/07/europa_grecia.png"><img class="alignleft size-full wp-image-13177" src="http://amisnet.org/files/2011/07/europa_grecia.png" alt="" width="250" height="250" /></a></p>
<p>La Grecia è in vendita. Mettere sul mercato e cedere al migliore offerente beni pubblici quali porti, aeroporti, autostrade, compagnie telefoniche e di trasporti, è stata l&#8217;unica soluzione che FMI, BCE e UE, la cosiddetta Troika, sono riusciti a trovare per evitare il tracollo finanziario di Atene. Eppure, dati alla mano, risulta chiaro che queste misure, applicate in simultanea ad ulteriori tagli a pensioni, salari e diritti sociali e sul lavoro, non saranno in grado di far rientrare il deficit, che continuerà invece a crescere. &#8220;La Grecia è un esperimento che le elitè neoliberiste internazionali stanno portando avanti, un esperimento per stabilire in Europa un nuovo ordine sociale, per azzerare in un colpo solo il risultato di decenni di lotte della classe operaia&#8221;. Sono parole di Dimitrios Papadimoulis &#8211; membro del parlamento europeo e di quello greco all&#8217;interno della coalizione di sinistra Synaspismòs &#8211; che aggiunge che &#8220;la crisi è solo una scusa per erodere diritti e dignità ai lavoratori&#8221;.</p>
<p>Il costo dell&#8217;eventuale fuoriuscita della Grecia &#8211; come degli altri paesi maggiormente minacciati dalla crisi economica &#8211; dall&#8217;UE, sarebbe troppo alto da pagare per l&#8217;unione stessa, che subirebbe un effetto domino che porterebbe inevitabilmente al fallimento dell&#8217;intero sistema. Sempre secondo Papadimoulis, l&#8217;unica possibilità di riscatto e sopravvivenza per l&#8217;unione sta in una radicale inversione di tendenza, che miri ad appianare le differenze sociali anzichè acuirle e ad assumere il debito dei paesi del sud come debito europeo. &#8220;Le banche centrali degli stati uniti, del Giappone e della Gran Bretagna hanno delle politiche chiare e unitarie per far fronte alla speculazione, cosa che manca all&#8217;Europa, esponendola alle minacce dei mercati&#8221;.</p>
<p>Quanto avvenuto in Grecia il 28 e 29 giugno &#8211; quando decine di migliaia di manifestanti riunitisi per contrastare il voto parlamentare di ratifica delle misure imposte dagli organismi economici internazionali, sono stati violentemente attacacati dalla polizia che li ha colpiti, inseguiti e arrestati in maniera indiscriminata &#8211; parla dell&#8217;intenzione del governo di andare dritto per la propria strada, reprimendo qualsiasi tipo di opposizione sociale. La risposta del governo alle sollecitazioni della piazza agìta per mano della polizia è anche, forse soprattutto, un monito per il futuro, per quanti volessero mettere in discussione la direzione indicata dalla Troika e sostenuta dal governo. &#8220;Quanto accaduto parla però anche di una profonda debolezza di un governo, messo alle  strette dai poteri economici e destinato a dissolversi&#8221;, continua Papadimoulis. &#8220;La grande sfida che la sinistra greca deve oggi affrontare è la formulazione di proposte alternative in cui la maggior parte dei greci, che non è d&#8217;accordo con le politiche economiche imposte dal governo, possa riconoscersi&#8221;, conclude.</p>
<p>Intanto la Grecia è in fermento, e tra mille difficoltà ha già dato la sua sfiducia, nei fatti, non solo al governo ma a tutta la classe politica. Sfiducia che si può tranquillamente estendere allo stesso sistema della democrazia rappresentativa. Le persone che abbiamo incontrato in piazza Syntagma, una composizione trasversale a fedi politiche e generazioni, non sembrano attendere risposte da nessuno dei rappresentanti parlamentari, ma piuttosto aver iniziato la marcia verso una propria costruzione autonoma di alternative. Il percorso è appena iniziato e sarà tortuoso, denso di pericoli e difficoltà &#8211; non ultimo il fatto che allo stato attuale si profilano anni di impoverimento progressivo, di contrazione dei consumi e di depressione economica &#8211; ma questa sembra in ogni caso l&#8217;unica strada percorribile.</p>
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La Grecia è in vendita. Mettere sul mercato e cedere al migliore offerente beni pubblici quali porti, aeroporti, autostrade, compagnie telefoniche e di trasporti, è stata l&#8217;unica soluzione che FMI, BCE e UE, la cosiddetta Troika, sono riuscit[...]</itunes:subtitle>
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La Grecia è in vendita. Mettere sul mercato e cedere al migliore offerente beni pubblici quali porti, aeroporti, autostrade, compagnie telefoniche e di trasporti, è stata l&#8217;unica soluzione che FMI, BCE e UE, la cosiddetta Troika, sono riusciti a trovare per evitare il tracollo finanziario di Atene. Eppure, dati alla mano, risulta chiaro che queste misure, applicate in simultanea ad ulteriori tagli a pensioni, salari e diritti sociali e sul lavoro, non saranno in grado di far rientrare il deficit, che continuerà invece a crescere. &#8220;La Grecia è un esperimento che le elitè neoliberiste internazionali stanno portando avanti, un esperimento per stabilire in Europa un nuovo ordine sociale, per azzerare in un colpo solo il risultato di decenni di lotte della classe operaia&#8221;. Sono parole di Dimitrios Papadimoulis &#8211; membro del parlamento europeo e di quello greco all&#8217;interno della coalizione di sinistra Synaspismòs &#8211; che aggiunge che &#8220;la crisi è solo una scusa per erodere diritti e dignità ai lavoratori&#8221;.
Il costo dell&#8217;eventuale fuoriuscita della Grecia &#8211; come degli altri paesi maggiormente minacciati dalla crisi economica &#8211; dall&#8217;UE, sarebbe troppo alto da pagare per l&#8217;unione stessa, che subirebbe un effetto domino che porterebbe inevitabilmente al fallimento dell&#8217;intero sistema. Sempre secondo Papadimoulis, l&#8217;unica possibilità di riscatto e sopravvivenza per l&#8217;unione sta in una radicale inversione di tendenza, che miri ad appianare le differenze sociali anzichè acuirle e ad assumere il debito dei paesi del sud come debito europeo. &#8220;Le banche centrali degli stati uniti, del Giappone e della Gran Bretagna hanno delle politiche chiare e unitarie per far fronte alla speculazione, cosa che manca all&#8217;Europa, esponendola alle minacce dei mercati&#8221;.
Quanto avvenuto in Grecia il 28 e 29 giugno &#8211; quando decine di migliaia di manifestanti riunitisi per contrastare il voto parlamentare di ratifica delle misure imposte dagli organismi economici internazionali, sono stati violentemente attacacati dalla polizia che li ha colpiti, inseguiti e arrestati in maniera indiscriminata &#8211; parla dell&#8217;intenzione del governo di andare dritto per la propria strada, reprimendo qualsiasi tipo di opposizione sociale. La risposta del governo alle sollecitazioni della piazza agìta per mano della polizia è anche, forse soprattutto, un monito per il futuro, per quanti volessero mettere in discussione la direzione indicata dalla Troika e sostenuta dal governo. &#8220;Quanto accaduto parla però anche di una profonda debolezza di un governo, messo alle  strette dai poteri economici e destinato a dissolversi&#8221;, continua Papadimoulis. &#8220;La grande sfida che la sinistra greca deve oggi affrontare è la formulazione di proposte alternative in cui la maggior parte dei greci, che non è d&#8217;accordo con le politiche economiche imposte dal governo, possa riconoscersi&#8221;, conclude.
Intanto la Grecia è in fermento, e tra mille difficoltà ha già dato la sua sfiducia, nei fatti, non solo al governo ma a tutta la classe politica. Sfiducia che si può tranquillamente estendere allo stesso sistema della democrazia rappresentativa. Le persone che abbiamo incontrato in piazza Syntagma, una composizione trasversale a fedi politiche e generazioni, non sembrano attendere risposte da nessuno dei rappresentanti parlamentari, ma piuttosto aver iniziato la marcia verso una propria costruzione autonoma di alternative. Il percorso è appena iniziato e sarà tortuoso, denso di pericoli e difficoltà &#8211; non ultimo il fatto che allo stato attuale si profilano anni di impoverimento progressivo, di contrazione dei consumi e di depressione economica &#8211; ma questa sembra in ogni caso l&#8217;unica strada percorribile.</itunes:summary>
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		<title>Fukushima chiama Italia: il nucleare è una follia</title>
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		<pubDate>Wed, 25 May 2011 10:50:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Cocco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In Giappone, dopo l&#8217;incidente di Fukushima la situazione continua ad essere fuori controllo. A dichiaralo è Satoko Watanabe, leader dei verdi e in visita in Italia anche per dare il suo sostegno al referendum di giugno sull&#8217;atomo. &#8220;I reattori&#8221; racconta Watanabe, che ieri si trovava al presidio anti nuclearista di fornte a Montecitorio &#8220;continuano ad [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste">In Giappone, dopo l&#8217;incidente di Fukushima la situazione continua ad essere fuori controllo. A dichiaralo è Satoko Watanabe, leader dei verdi e in visita in Italia anche per dare il suo sostegno al referendum di giugno sull&#8217;atomo. &#8220;I reattori&#8221; racconta Watanabe, che ieri si trovava al presidio anti nuclearista di fornte a Montecitorio &#8220;continuano ad avere problemi, uno dopo l&#8217;altro. E il tentativo di raffreddarli con enormi quantità di acqua non ha avuto il successo sperato, producendo però quantità sempre più elevate di acqua altamente radioattiva&#8221;. I cittadini, dichiarava Watanabe in riferimento al voto italiano di giugno, devono avere la libertà di potersi esprimere e di scegliere di vivere senza nucleare. Ma in Giappone, sottolinea l&#8217;attivista, che in questi mesi ha portato avavnti continue mobilitazioni, il problema è anche il diritto ad essere informati correttamente su rischi molto concreti. Il governo e la società Tepco&#8221;Hanno provato in tutti modi a sminuire l&#8217;incidente&#8221;, denuncia. &#8220;Ancora oggi ci troviamo nella situazione di dover cercare da noi le informazioni sulla reale gravità dell&#8217;incidente, di dover raccogliere e diffondere autonomamente valori affidabili delle radiazioni del suole e dell&#8217;acqua. Il governo è restio a comunicare e dà le informazioni goccia a goccia&#8221;.</div>
<div id="_mcePaste">Una campagna di disinformazione che è del resto anche il tratto distintivo del governo italiano Ieri la maggioranza ha cantato vittoria dopo l&#8217;approvazione del decreto omnibus e dell&#8217;emendamento cancella referendum. Per sapere se la strategia di bloccare il voto sul nucleare del 12 e 13 giugno, bisognerà attendere il pronunciamento della Corte di Cassazione. nel frattempo però si moltiplicano le proteste contro la &#8220;norma truffa&#8221; e il tentativo di sottrarre ai cittadini e all&#8217;ultimo minuto il diritto ad esprimersi. In mattinata Greenpeace ha organizzato un&#8217;azione dimostrativa al Pincio, a Roma, dove è stato depositato un immenso bidone nucleare. &#8220;I pazzi siete voi&#8221; si legge sullo striscione srotolato dagli attivisti &#8220;il nucleare non è il nostro futuro&#8221;.</div>
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		<itunes:summary>In Giappone, dopo l&#8217;incidente di Fukushima la situazione continua ad essere fuori controllo. A dichiaralo è Satoko Watanabe, leader dei verdi e in visita in Italia anche per dare il suo sostegno al referendum di giugno sull&#8217;atomo. &#8220;I reattori&#8221; racconta Watanabe, che ieri si trovava al presidio anti nuclearista di fornte a Montecitorio &#8220;continuano ad avere problemi, uno dopo l&#8217;altro. E il tentativo di raffreddarli con enormi quantità di acqua non ha avuto il successo sperato, producendo però quantità sempre più elevate di acqua altamente radioattiva&#8221;. I cittadini, dichiarava Watanabe in riferimento al voto italiano di giugno, devono avere la libertà di potersi esprimere e di scegliere di vivere senza nucleare. Ma in Giappone, sottolinea l&#8217;attivista, che in questi mesi ha portato avavnti continue mobilitazioni, il problema è anche il diritto ad essere informati correttamente su rischi molto concreti. Il governo e la società Tepco&#8221;Hanno provato in tutti modi a sminuire l&#8217;incidente&#8221;, denuncia. &#8220;Ancora oggi ci troviamo nella situazione di dover cercare da noi le informazioni sulla reale gravità dell&#8217;incidente, di dover raccogliere e diffondere autonomamente valori affidabili delle radiazioni del suole e dell&#8217;acqua. Il governo è restio a comunicare e dà le informazioni goccia a goccia&#8221;.
Una campagna di disinformazione che è del resto anche il tratto distintivo del governo italiano Ieri la maggioranza ha cantato vittoria dopo l&#8217;approvazione del decreto omnibus e dell&#8217;emendamento cancella referendum. Per sapere se la strategia di bloccare il voto sul nucleare del 12 e 13 giugno, bisognerà attendere il pronunciamento della Corte di Cassazione. nel frattempo però si moltiplicano le proteste contro la &#8220;norma truffa&#8221; e il tentativo di sottrarre ai cittadini e all&#8217;ultimo minuto il diritto ad esprimersi. In mattinata Greenpeace ha organizzato un&#8217;azione dimostrativa al Pincio, a Roma, dove è stato depositato un immenso bidone nucleare. &#8220;I pazzi siete voi&#8221; si legge sullo striscione srotolato dagli attivisti &#8220;il nucleare non è il nostro futuro&#8221;.</itunes:summary>
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		<title>Continuano le proteste in Puerta del Sol</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2011/05/23/continuano-le-proteste-in-puerta-del-sol/</link>
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		<pubDate>Mon, 23 May 2011 14:58:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il giorno dopo le elezioni locali e regionali, elezioni che come previsto hanno sancito una sonora sconfitta del PSOE, tanto che dal PPE già si grida al cambio di tendenza politica nel paese, continuano le proteste in Puerta del Sol. Le piazze che stanno animando la Spagna da ormai più di una settimana rivendicano la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il giorno dopo le elezioni locali e regionali, elezioni che come previsto hanno sancito una sonora sconfitta del PSOE, tanto che dal PPE già si grida al cambio di tendenza politica nel paese, continuano le proteste in Puerta del Sol. Le piazze che stanno animando la Spagna da ormai più di una settimana rivendicano la propria indipendenza dalla dinamica elettorale e dai partiti. E&#8217; però presumibile che in piazza in questi giorni non ci sia stata, non in forma maggioritaria per lo meno, la parte più conservatrice del paese. La sconfitta del PSOE di Zapatero, non direttamente riconducibile al movimento Democracia Real Ya, è però anch&#8217;essa conseguenza della delusione degli spagnoli di fronte ad una politica economica che non ha saputo gestire la crisi e soprattutto non è stata in grado di farne pagare i costi a chi la aveva determinata. &#8220;Ma questa è una dinamica che riguarda tutta Europa e non solo la Spagna&#8221;, dice ai nostri microfoni Antonio Vicente, giornalista di Radio Nacional de España. &#8220;In tutta Europa c&#8217;è lo stesso desiderio di incidere realmente sulle decisioni e la stessa delusione nei confronti dei propri governanti&#8221;, continua.</p>
<p>Ora la piazza di Madrid, la più importante del paese sia dal punto di vista numerico sia da quello simbolico, ha stabilito di continuare la protesta per almeno un&#8217;altra settimana, ma servono forme di organizzazione più continuative e capaci di incidere sulla realtà. &#8220;Per questo stamattina in piazza si discuteva di costruire dei momenti assembleari dislocati nei quartieri della città, dice ancora Antonio Vicente, &#8220;anche se qui è difficile dire da un giorno all&#8217;altro cosa accadrà e cosa possa essere deciso. Per il momento siamo qui, e crediamo molto in quello che sta succedendo, nella reale possibilità che il 15 M venga ricordato come una data in cui è iniziato un cambiamento vero&#8221;</p>
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		<itunes:summary>Il giorno dopo le elezioni locali e regionali, elezioni che come previsto hanno sancito una sonora sconfitta del PSOE, tanto che dal PPE già si grida al cambio di tendenza politica nel paese, continuano le proteste in Puerta del Sol. Le piazze che stanno animando la Spagna da ormai più di una settimana rivendicano la propria indipendenza dalla dinamica elettorale e dai partiti. E&#8217; però presumibile che in piazza in questi giorni non ci sia stata, non in forma maggioritaria per lo meno, la parte più conservatrice del paese. La sconfitta del PSOE di Zapatero, non direttamente riconducibile al movimento Democracia Real Ya, è però anch&#8217;essa conseguenza della delusione degli spagnoli di fronte ad una politica economica che non ha saputo gestire la crisi e soprattutto non è stata in grado di farne pagare i costi a chi la aveva determinata. &#8220;Ma questa è una dinamica che riguarda tutta Europa e non solo la Spagna&#8221;, dice ai nostri microfoni Antonio Vicente, giornalista di Radio Nacional de España. &#8220;In tutta Europa c&#8217;è lo stesso desiderio di incidere realmente sulle decisioni e la stessa delusione nei confronti dei propri governanti&#8221;, continua.
Ora la piazza di Madrid, la più importante del paese sia dal punto di vista numerico sia da quello simbolico, ha stabilito di continuare la protesta per almeno un&#8217;altra settimana, ma servono forme di organizzazione più continuative e capaci di incidere sulla realtà. &#8220;Per questo stamattina in piazza si discuteva di costruire dei momenti assembleari dislocati nei quartieri della città, dice ancora Antonio Vicente, &#8220;anche se qui è difficile dire da un giorno all&#8217;altro cosa accadrà e cosa possa essere deciso. Per il momento siamo qui, e crediamo molto in quello che sta succedendo, nella reale possibilità che il 15 M venga ricordato come una data in cui è iniziato un cambiamento vero&#8221;</itunes:summary>
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		<title>Uniti contro la crisi: assemblea verso il 14</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2010/12/10/uniti-contro-la-crisi-assemblea-verso-il-14/</link>
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		<pubDate>Fri, 10 Dec 2010 11:10:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ciro Colonna</dc:creator>
				<category><![CDATA[AudioNews]]></category>
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		<description><![CDATA[Si è tenuta ieri nelle aule di Lettere alla Sapienza l&#8217;assemblea di &#8220;uniti contro la crisi&#8221; in vista delle manifestazioni previste per il 14 dicembre. L&#8217;assemblea, affollata, ha rilanciato sul ruolo di movimenti e sindacati e sull&#8217;importanza che la sfiducia a questo governo venga sancita dalle forze sociali, indipendentemente dall&#8217;esito delle votazioni parlamentari. La giornata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si è tenuta ieri nelle aule di Lettere alla Sapienza l&#8217;assemblea di &#8220;<a href="http://www.globalproject.info/it/in_movimento/Uniti-contro-la-crisi/5780">uniti contro la crisi</a>&#8221; in vista delle manifestazioni previste per il 14 dicembre. L&#8217;assemblea, affollata, ha rilanciato sul ruolo di movimenti e sindacati e sull&#8217;importanza che la sfiducia a questo governo venga sancita dalle forze sociali, indipendentemente dall&#8217;esito delle votazioni parlamentari. La giornata sarà caratterizzata dall&#8217;assedio simbolico ai palazzi governativi, presso i quali confluiranno diverse manifestazioni.</p>
<p>Pur ritenendo importante la caduta di Berlusconi, come sottolinea più di un intervento, la giornata del 14 sarà un&#8217;occasione per continuare il percorso che traccia un filo conduttore tra esperienze di lotta e di mobilitazione apparentemente distanti, che vanno da Terzigno a L&#8217;Aquila, dalle vertenze per i beni comuni ai metalmeccanici della Fiom, passando naturalmente per le lotte degli studenti, che non a caso ospitano l&#8217;assemblea in questa fase cruciale.</p>
<p>L&#8217;assemblea, rivendicando un percorso che ha trovato nel <a href="http://www.globalproject.info/it/in_movimento/Roma-17-ottobre-assemblea-Uniti-contro-la-crisi-Documento-conclusivo/6075">16 ottobre</a> una data importante, sottolinea la propria sfiducia incondizionata alla politica istituzionale, auspicando una nuova fase di partecipazione, fuori dalle logiche della rappresentanza. La parola d&#8217;ordine del 14, riprendendo il lemma ricorrente in Argentina durante le rivolte del 2001, e tracciando quindi anche una linea di continuità ideale tra le due esperienze, sarà: Que se vayan todos!</p>
<p>Ascolta gli interventi:</p>
<p><a href="http://amisnet.org/files/2010/12/marina_filosofia1.mp3">Marina, studentessa di filosofia, Rete Uniriot</a></p>
<p><a href="http://amisnet.org/files/2010/12/rinaldini.mp3">Gianni Rinaldini, &#8220;La Cgil che vogliamo&#8221;</a></p>
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		<itunes:summary>Si è tenuta ieri nelle aule di Lettere alla Sapienza l&#8217;assemblea di &#8220;uniti contro la crisi&#8221; in vista delle manifestazioni previste per il 14 dicembre. L&#8217;assemblea, affollata, ha rilanciato sul ruolo di movimenti e sindacati e sull&#8217;importanza che la sfiducia a questo governo venga sancita dalle forze sociali, indipendentemente dall&#8217;esito delle votazioni parlamentari. La giornata sarà caratterizzata dall&#8217;assedio simbolico ai palazzi governativi, presso i quali confluiranno diverse manifestazioni.
Pur ritenendo importante la caduta di Berlusconi, come sottolinea più di un intervento, la giornata del 14 sarà un&#8217;occasione per continuare il percorso che traccia un filo conduttore tra esperienze di lotta e di mobilitazione apparentemente distanti, che vanno da Terzigno a L&#8217;Aquila, dalle vertenze per i beni comuni ai metalmeccanici della Fiom, passando naturalmente per le lotte degli studenti, che non a caso ospitano l&#8217;assemblea in questa fase cruciale.
L&#8217;assemblea, rivendicando un percorso che ha trovato nel 16 ottobre una data importante, sottolinea la propria sfiducia incondizionata alla politica istituzionale, auspicando una nuova fase di partecipazione, fuori dalle logiche della rappresentanza. La parola d&#8217;ordine del 14, riprendendo il lemma ricorrente in Argentina durante le rivolte del 2001, e tracciando quindi anche una linea di continuità ideale tra le due esperienze, sarà: Que se vayan todos!
Ascolta gli interventi:
Marina, studentessa di filosofia, Rete Uniriot
Gianni Rinaldini, &#8220;La Cgil che vogliamo&#8221;</itunes:summary>
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