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	<title>Amisnet &#187; Politica</title>
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	<description>Informazione Sociale Quotidiana</description>
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		<itunes:keywords>ambiente, conflitti, cooperazione, diritti, economia, politica, informazione sociale</itunes:keywords>
		<itunes:subtitle>Informazione sociale e programmi di approfondimento dalla redazione di AMISnet.</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>Amisnet e' un'agenzia radiofonica attiva da oltre 9 anni. La sua principale attivita' consiste nella produzione e la distribuzione di prodotti radiofonici di approfondimento a circa 35 radio italiane. Il podcast e' una selezione quotidiana dei servizi audio distribuiti tramite i siti del network Amisnet.</itunes:summary>
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		<title>Armi: la 185 avanti a fatica</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Mar 2010 13:56:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina Vella</dc:creator>
				<category><![CDATA[AudioNews]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Quasi tutte le banche italiane forniscono denaro alle aziende che producono armi. I soldi sono quelli dei risparmiatori che chiedono alle proprie banche di investire in fondi comuni, finendo, spesso inconsapevolmente, per acquistare titoli appartenenti alle aziende in questione. A denunciarlo lo studio-pilota ancora in via di approfondimento &#8220;Finanza e amarmenti: le connessioni di un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quasi tutte le banche italiane forniscono denaro alle aziende che producono armi. I soldi sono quelli dei risparmiatori che chiedono alle proprie banche di investire in fondi comuni, finendo, spesso inconsapevolmente, per acquistare titoli appartenenti alle aziende in questione. A denunciarlo lo studio-pilota ancora in via di approfondimento <em>&#8220;Finanza e amarmenti: le connessioni di un mercato globale&#8221; </em>realizzato dall&#8217;<a href="http://www.irestoscana.it/oscar.html" target="_blank">Osservatorio sul Commercio di Armi (Os.C.Ar) </a>dell&#8217;Istituto di ricerche Economiche e Sociali <a href="http://www.irestoscana.it/home.html" target="_blank">IRES Toscana</a> e presentato sabato a Milano in occasione della fiera <em><strong>Fa&#8217; la cosa giusta</strong></em>.</p>
<p><em> </em></p>
<p>&#8220;La ricerca ha analizzato circa 400 fondi comuni italiani che pubblicano in rete i dati relativi ai primi 50 titoli in cui è investito il patrimonio&#8221; &#8211; spiega la Direttrice di Os.C.Ar Chiara Bonaiuti sul sito dell&#8217;Organizzazione <a href="http://www.unimondo.org/Notizie/Italia-rapporto-svela-i-finanziamenti-delle-banche-all-industria-militare" target="_blank">Unimondo</a>. Questi dati sono stati poi messi a confronto con l&#8217;elenco delle prime 100 aziende produttrici di armi elaborato dall&#8217;Istituto indipendente di ricerca di Stoccolma <a href="www.sipri.org" target="_blank">SIPRI</a>. Quello che è emerso è che<em> </em>&#8220;su 417 fondi di investimento con componenti azionarie analizzate, &#8211; si legge ancora su <em>Unimondo</em> &#8211; ben 288 presentano azioni (tra i primi 50 titoli) di aziende a produzione militare (le prime 100 per fatturato militare a livello mondiale). Questo significa che se un investitore si rivolge alla sua banca e chiede genericamente di investire in un fondo comune con componente azionaria ha il 69% di probabilità di acquistare titoli di aziende a produzione militare&#8221;.</p>
<p>Nel nostro Paese in realtà esiste una legge che regolamenta e vincola l&#8217;esportazione di armi e le operazioni bancarie in materia. E&#8217; la<a href="www.governo.it/Presidenza/UCPMA/doc/legge185_90.pdf" target="_blank"><em> 185 del 1990</em></a>, in base alla quale tutte le operazioni devono essere autorizzate dai ministeri competenti, vale a dire quelli degli Affari Esteri, della Difesa e dello Sviluppo Economico. Se parliamo in questi termini, i finanziamenti delle banche risultano perfettamente in regola . Addirittura, la pressione esercitata negli anni dalla <a href="www.banchearmate.it/" target="_blank"><em><strong>camapgna delle banche armate,</strong></em> </a>insieme con gli stessi correntisti, ha portato gli istituti bancari a riguardare le proprie policies e ad adottare direttive più restrittive. La questione allora non è più se le banche abbiano o meno ottenuto le autorizzazioni ai finanziamenti, ma merita un approfondimento sotto altri punti di vista.</p>
<p>Il dato certamente positivo di un&#8217;eticizzazione, anche se parziale, delle banche italiane ha infatti immediatamente suscitato le reazioni della lobby armiera, in particolare dell&#8217;<em><a href="www.aiad.it/" target="_blank">AIAD</a>, la Federazione aziende italiane per l&#8217;Aerospazio, la Difesa e la Sicurezza,</em> ovviamente capitanata da <em>Finmeccanica</em>. Ebbene, a pagina 34 della sua ultima relazione d&#8217;esercizio, l&#8217;associazione denuncia &#8220;l&#8217;atteggiamento fondamentalmente demagogico proprio degli Istituti Bancari e in particolare si scaglia contro quelle &#8220;Banche etiche che, professandosi &#8220;non armate&#8221;, hanno sospeso ogni transazione&#8221;.</p>
<p>Per invertire la tendenza, come si legge nello stesso paragrafo, l&#8217;<em>AIAD</em> ha allora &#8220;inoltrato una serie di comunicazioni a <em>Confindustria</em> e <em>ABI</em> (<em>Associazione delle Banche Italiane)</em>. Hanno fatto seguito molteplici incontri con i vertici dell<em>a </em>stessa<em> ABI</em> e dei diversi gruppi bancari, nonché con il Governatore della <em>Banca d&#8217;Italia</em>, Mario Draghi&#8221;.</p>
<p>L&#8217;associazione ha insomma tranquillizzato gli associati sottolineando l&#8217;avvio di una operazione di pressione lobbistica su governo e banche. Tale pressione ha fatto effetto, visto che &#8211; come spiega Giorgio Beretta di Os.Ca.R. &#8211; &#8220;da due anni la Presidenza del Consiglio ha deciso di non pubblicare la sezione della Relazione annuale richiesta dalla Legge 185/90 che riportava le singole operazioni autorizzate e svolte dagli Istituti di credito, sottraendo così la possibilità di verifica sull&#8217;effettiva attuazione delle direttive emanate dalle banche&#8221;.</p>
<p>E tale influenza non stupisce se si considera che il mercato italiano delle armi è tra i più forti al mondo e continua a crescere. Stando alla relazione del Congresso degli Stati Uniti, infatti, il nostro Paese è al secondo posto per numero di autorizzazioni al mondo di esportazione di armi. Anche se ancora distanti da quelle americane, per la prima volta nel 2008 seguiamo solo gli Stati Uniti d&#8217;America.</p>
<p>La 185 specifica il divieto di esportare armi a paesi sotto embargo o che violano i diritti umani, se accertato da Ue, Nazioni Unite o Consiglio d&#8217;Europa. Con l&#8217;enorme produzione di armi a carico dell&#8217;Italia ci si domanda allora se tale regola venga sempre rispettata. Ed in realtà, nonostante la legge si esprima chiaramente al riguardo, i modi e le ragioni per aggirarla si presentano. Esiste al riguardo un principio ben preciso, spiega Giorgio Beretta: &#8220;possiamo essere sicuri che l&#8217;Italia non esporterà armi a paesi il cui embargo è stato sancito dall&#8217;ONU. Le cose cambiano quando a stabilirlo è l&#8217;Ue o nel caso in cui paesi alleati, nel nostro caso gli USA, si esprimano precisamente al riguardo&#8221;. E&#8217; il caso della Cina. Per quest&#8217;ultima, l&#8217;italiana Galileo ha fornito licenze per la produzione di radar di puntamento GRIFO. L&#8217;embargo sancito dalla sola Unione europea non ha infatti valore vincolante ed è per questo che l&#8217;Italia ha aderito a quest&#8217;ultimo ma con una clausola, quella di non esportare armi volte a sopprimere direttamente la popolazione. In poche parole, &#8211; spiega ancora Beretta &#8211; &#8220;nessuna esportazione di pistole ma via libera a sistemi di puntamento&#8221;.</p>
<p>La questione si aggroviglia ulteriormente quando si fa riferimento ad un altro punto contenuto nella legge, quello concernente il divieto di ricerca e esportazione di armi nucleari. In questo caso fa riflettere la recente corsa all&#8217;energia nucleare avviata dai diversi paesi: trattandosi dell&#8217;unico modo per riuscire ad aggirare i numerosi vincoli internazionali e nazionali sul tema, viene lecito domandarsi se questo interesse in realt? non nasconda obiettivi di tipo militare.<strong><br />
</strong></p>
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		<itunes:subtitle>Quasi tutte le banche italiane forniscono denaro alle aziende che producono armi. I soldi sono quelli dei risparmiatori che chiedono alle proprie banche di investire ...</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>Quasi tutte le banche italiane forniscono denaro alle aziende che producono armi. I soldi sono quelli dei risparmiatori che chiedono alle proprie banche di investire in fondi comuni, finendo, spesso inconsapevolmente, per acquistare titoli appartenenti alle aziende in questione. A denunciarlo lo studio-pilota ancora in via di approfondimento "Finanza e amarmenti: le connessioni di un mercato globale" realizzato dall'Osservatorio sul Commercio di Armi (Os.C.Ar) dell'Istituto di ricerche Economiche e Sociali IRES Toscana e presentato sabato a Milano in occasione della fiera Fa' la cosa giusta.

 

"La ricerca ha analizzato circa 400 fondi comuni italiani che pubblicano in rete i dati relativi ai primi 50 titoli in cui egrave; investito il patrimonio" - spiega la Direttrice di Os.C.Ar Chiara Bonaiuti sul sito dell'Organizzazione Unimondo. Questi dati sono stati poi messi a confronto con l'elenco delle prime 100 aziende produttrici di armi elaborato dall'Istituto indipendente di ricerca di Stoccolma SIPRI. Quello che egrave; emerso egrave; che "su 417 fondi di investimento con componenti azionarie analizzate, - si legge ancora su Unimondo - ben 288 presentano azioni (tra i primi 50 titoli) di aziende a produzione militare (le prime 100 per fatturato militare a livello mondiale). Questo significa che se un investitore si rivolge alla sua banca e chiede genericamente di investire in un fondo comune con componente azionaria ha il 69% di probabilitagrave; di acquistare titoli di aziende a produzione militare".

Nel nostro Paese in realtagrave; esiste una legge che regolamenta e vincola l'esportazione di armi e le operazioni bancarie in materia. E' la 185 del 1990, in base alla quale tutte le operazioni devono essere autorizzate dai ministeri competenti, vale a dire quelli degli Affari Esteri, della Difesa e dello Sviluppo Economico. Se parliamo in questi termini, i finanziamenti delle banche risultano perfettamente in regola . Addirittura, la pressione esercitata negli anni dalla camapgna delle banche armate, insieme con gli stessi correntisti, ha portato gli istituti bancari a riguardare le proprie policies e ad adottare direttive piugrave; restrittive. La questione allora non egrave; piugrave; se le banche abbiano o meno ottenuto le autorizzazioni ai finanziamenti, ma merita un approfondimento sotto altri punti di vista.

Il dato certamente positivo di un'eticizzazione, anche se parziale, delle banche italiane ha infatti immediatamente suscitato le reazioni della lobby armiera, in particolare dell'AIAD, la Federazione aziende italiane per l'Aerospazio, la Difesa e la Sicurezza, ovviamente capitanata da Finmeccanica. Ebbene, a pagina 34 della sua ultima relazione d'esercizio, l'associazione denuncia "l'atteggiamento fondamentalmente demagogico proprio degli Istituti Bancari e in particolare si scaglia contro quelle "Banche etiche che, professandosi "non armate", hanno sospeso ogni transazione".

Per invertire la tendenza, come si legge nello stesso paragrafo, l'AIAD ha allora "inoltrato una serie di comunicazioni a Confindustria e ABI (Associazione delle Banche Italiane). Hanno fatto seguito molteplici incontri con i vertici della stessa ABI e dei diversi gruppi bancari, noncheacute; con il Governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi".

L'associazione ha insomma tranquillizzato gli associati sottolineando l'avvio di una operazione di pressione lobbistica su governo e banche. Tale pressione ha fatto effetto, visto che - come spiega Giorgio Beretta di Os.Ca.R. - "da due anni la Presidenza del Consiglio ha deciso di non pubblicare la sezione della Relazione annuale richiesta dalla Legge 185/90 che riportava le singole operazioni autorizzate e svolte dagli Istituti di credito, sottraendo cosigrave; la possibilitagrave; di verifica sull'effettiva attuazione delle direttive emanate dalle banche".

E tale influenza non stupisce se si considera che il mercato italiano delle armi egrave; tra i piugrave; forti al mondo e co...</itunes:summary>
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		<title>Permesso di soggiorno a punti: un &#8220;gioco&#8221; a perdere</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2010/02/08/permesso-di-soggiorno-a-punti-un-gioco-a-perdere/</link>
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		<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 13:04:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia Coronati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;La politica italiana non trova di meglio che prenderci in giro e giocare con le nostre vite, ne è la prova questa nuova proposta di permesso di soggiorno a punti&#8221; così Moussie Zerai, presidente dell&#8217;associazione Habeshia, commenta la decisione del governo sulle decisioni del rilascio.
Si chiama «accordo di integrazione» ed è il patto che un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;La politica italiana non trova di meglio che prenderci in giro e giocare con le nostre vite, ne è la prova questa nuova proposta di permesso di soggiorno a punti&#8221; così Moussie Zerai, presidente dell&#8217;associazione Habeshia, commenta la decisione del governo sulle decisioni del rilascio.</p>
<p>Si chiama «accordo di integrazione» ed è il patto che un immigrato regolare dovrà firmare in questura o in prefettura al suo arrivo in Italia per ottenere un permesso di soggiorno a punti. Lo straniero con la firma di questo accordo si impegna a conoscere la lingua italiana, a conoscere i valori fondamentali della Repubblica, a conoscere come funziona la vita civile nel nostro Paese.</p>
<p>&#8220;Il ministro Maroni copia male il sistema di altri paesi&#8221; continua Zerai &#8221; l’Italia se vuole assomigliare a paesi come il Canada, invece di copiare solo una piccola parte del sistema, deve prima mettere in atto una serie di politiche sociali, di assistenza con strutture di accoglienza e di accompagnamento del migrante che si vuole integrare, fondi necessari per attuare tale progetto. Cose che in Italia non ci sono. La politica italiana si diverte a vederci soffrire!&#8221;</p>
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		<title>Italia: no del governo al permesso di soggiorno temporaneo ai migranti sfruttati</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Feb 2010 22:36:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Khaldoun</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Nononstante i recenti fatti di Rosarno Calabro, sottrarre i lavoratori migranti al ricatto degli sfruttatori e mettere le manette ai polsi dei caporali non ? una priorit? del nostro governo. Il 28 gennaio il Senato ha deciso lo stralcio dell&#8217;articolo 48 del disegno di legge comunitaria che avrebbe attribuito al governo per l&#8217;attuazione della Direttiva [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nononstante i recenti fatti di Rosarno Calabro, sottrarre i lavoratori migranti al ricatto degli sfruttatori e mettere le manette ai polsi dei caporali non ? una priorit? del nostro governo. Il 28 gennaio il Senato ha deciso lo stralcio dell&#8217;articolo 48 del disegno di legge comunitaria che avrebbe attribuito al governo per l&#8217;attuazione della Direttiva 2009/52/CE, relativa a sanzioni e provvedimenti nei confronti di chi impieghi alle proprie dipendenze stranieri irregolarmente soggiornanti.? Una direttiva che puntava all&#8217;emersione dal lavoro nero e dalla clandestinit? migliaia di migranti in condizioni di sfruttamento. Nonostante il parere favorevole in sede di commissione, il capogruppo del PDL al senato Gasparri ha cos? motivato il voto contrario della maggioranza:? &#8220;riteniamo opportuno non varare l&#8217;articolo 48, ma legiferare su tutta la materia in termini generali&#8221;   .(&#8230;) Non ci sar? nessuna affrettata sanatoria per extracomunitari o lavoratori in nero&#8221;</p>
<p>Tuttavia nella Direttiva europea del 30 giugno 2009 non si introduce alcuna sanatoria, bens? sanzioni? nei confronti di datori di lavoro che sfruttino i migranti irregolari e si auspicava l&#8217; intervento del governo per aprire la possibilita&#8217;? di un permessi di soggiorno temporanei a favore dei lavoratori extracomunitari che avessero denunciato alle autorita&#8217; competenti la loro posizione irregolare. Se di sanatoria si vuol parlare, si pu? far riferimento ai datori di lavoro che, autodenunciandosi, avrebbero potuto mettere in regola la situazione dei propri dipendenti senza incorrere in sanzioni. Attualmente un lavoratore migrante in condizioni di clandestinit? non pu? rivolgersi alle autorit? competenti in caso di mancato pagamento da parte dei datori di lavoro, n? pu? chiedere alcun risarcimento in caso di infortunio: in entrambi i casi verrebbe espulso prima che il suo caso venisse preso in considerazione in forza del reato di clandestinit? introdotto con il &#8220;pacchetto sicurezza&#8221;. Se il governo avesse recepito la direttiva europea oggi i lavoratori potrebbero avere un permesso di soggiorno temporaneo che consenta loro perlomeno di veder riconosciuti i crediti acquisiti verso il datore di lavoro e gli enti previdenziali ed avrebbe contribuito a prevenire situazioni come quella esplosa a Rosarno Calabro, se i lavoratori avessero potuto denunciare la situazione.</p>
<p>Per ulteriori approfondimenti sul tema del lavoro nero dei migranti vi raccomandiamo l&#8217;ascolto della <a href="http://scirocco.amisnet.org/2010/02/02/lavoro-negro/">puntata odierna di Scirocco</a></p>
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		<title>In ospedale per la lotta al rinnovo del permesso di soggiorno</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Jan 2010 11:02:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia Coronati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[La portavoce dell&#8217;associazione &#8216;Migrare&#8217;, Shukri Said, ? stata ricoverata oggi in una clinica a Roma dopo diciassette giorni di sciopero della fame. L&#8217;attivista di origine somala sta digiunando assieme ad altri trecento immigrati per chiedere che il governo rispetti la legge Bossi-Fini e conceda il rinnovo del permesso di soggiorno nei venti giorni previsti dalla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La portavoce dell&#8217;associazione &#8216;Migrare&#8217;, Shukri Said, ? stata ricoverata oggi in una clinica a Roma dopo diciassette giorni di sciopero della fame. L&#8217;attivista di origine somala sta digiunando assieme ad altri trecento immigrati per chiedere che il governo rispetti la legge Bossi-Fini e conceda il rinnovo del permesso di soggiorno nei venti giorni previsti dalla norma. I medici giudicano &#8220;preoccupanti&#8221; le condizioni di salute di Shukri Said.</p>
<p>Il rinnovo del permesso di soggiorno dovrebbe, per legge, avvenire entro venti giorni. Ma i ritardi raggiungono anche i quindici mesi. Attese lunghissime, che causano la perdita del lavoro e l?incapacita? di trovarne un altro nel periodo di stallo.<a href="http://amisnet.org/agenzia/2010/01/05/permessi-di-soggiorno-in-trecento-in-sciopero-della-fame/"> Lo sciopero, realizzato attraverso un digiuno a staffetta, ? iniziato durante le vacanze di natale.</a></p>
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		<title>Visti da fuori: povera Italia</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2009/12/24/visti-da-fuori-povera-italia/</link>
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		<pubDate>Thu, 24 Dec 2009 15:39:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia Coronati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;iniziativa &#8220;White Christmas&#8221;del comune di Coccaglio e&#8217; finita anche sulla stampa internazionale. E&#8217; il quotidiano britannico The Guardian a dedicare la prima pagina all&#8217;operazione di controllo di permessi di soggiorno dei migranti in prossimità di Natale.
IL reportage del Guardian racconta come si stanno portando avanti le operazioni della polizia nel piccolo centro del bresciano, dove [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;iniziativa &#8220;White Christmas&#8221;del comune di Coccaglio e&#8217; finita anche sulla stampa internazionale. E&#8217; il quotidiano britannico The Guardian a dedicare la prima pagina all&#8217;operazione di controllo di permessi di soggiorno dei migranti in prossimità di Natale.<span id="more-7975"></span></p>
<p>IL reportage del Guardian racconta come si stanno portando avanti le operazioni della polizia nel piccolo centro del bresciano, dove la Lega Nord ha proposto e attuato un piano di pulizia etnica definito &#8220;White Christmas&#8221;, per un &#8220;bianco&#8221; Natale senza immigrati.</p>
<p>Nell&#8217;articolo il corrispondente John Hooper sottolinea come a Coccaglio «l&#8217;approccio alla più solenne festa della cristianità sia stato caratterizzato in un modo molto speciale». Spiega quindi i contenuti dell&#8217;iniziativa, ricordando la manifestazione di protesta svoltasi il 28 novembre e le forti critiche giunte dal Vaticano. Dà poi voce, tra gli altri, al sindaco Franco Claretti, per il quale «il Natale non è una festa dell&#8217;ospitalità, ma della tradizione cristiana, quindi della nostra identità».</p>
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		<title>L&#8217;Europa in crisi cede il passo agli estremisti</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Jun 2009 13:45:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia Coronati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni europee]]></category>
		<category><![CDATA[estremismo]]></category>
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		<description><![CDATA[«L’Europa è imbevuta di relativismo culturale, un’illusione, perché non esiste uguaglianza fra culture. La nostra è di gran lunga migliore&#8221;. Questa è solo una delle frasi usate dall&#8217;olandese Geert Wilders in campagna elettorale. Da oggi quattro seggi del Parlamento Europeo saranno occupati dagli uomini del suo partito. Anti-europeista, xenofoba, nazionalista. Ecco l&#8217;Europa che ha vinto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>«L’Europa è imbevuta di relativismo culturale, un’illusione, perché non esiste uguaglianza fra culture. La nostra è di gran lunga migliore&#8221;. Questa è solo una delle frasi usate dall&#8217;olandese Geert Wilders in campagna elettorale. Da oggi quattro seggi del Parlamento Europeo saranno occupati dagli uomini del suo partito. Anti-europeista, xenofoba, nazionalista. Ecco l&#8217;Europa che ha vinto alle elezioni europee.<span id="more-6850"></span></p>
<p>Non è solo il risultato italiano a restituirci l&#8217;immagine di un&#8217;Europa nazionalista e xenofoba. Agli otto seggi al Parlamento Europeo conquistati dalla Lega Nord, fanno seguito i dati di molte altre nazioni, soprattutto dell&#8217;Est-Europa, dove i partiti ultranazionalisti hanno ottenuto percentuali di voto di gran lunga superiori alle aspettative.</p>
<p>Il primato &#8220;anti-europeista&#8221; se lo aggiudica l&#8217;Austria, dove hanno raggiunto sorprendenti risultati i due partiti dell&#8217;ultra destra radicale che descrivono la Ue come causa della maledizione della marea umana di rifugiati, della radicalizzazione politica degli stranieri, del crescente peso dell’Islam in Austria.<br />
Tremano i musulmani olandesi, e non solo, di fronte agli exit pool dello stato dei Pesi Bassi: quattro seggi conquistati dal movimento xenofobo e anti-islamico di Geert Wilders. Il suo partito infatti, il Pvv, Partito delle libertà, ha praticamente solo un punto in programma: fermare l&#8217;islamizzazione dell&#8217;Olanda. Wilders è ormai noto per dichiarazioni quali «È che il Corano dovrebbe essere bandito, nel mio Paese e in tutte le sue moschee&gt;&gt;.<br />
A carica xenofoba, non ha certo nulla da invidiare al partito olandese il British National Party (Bnp), la coalizione inglese che accoglie al suo interno solo militanti bianchi e britannici. Il Bnp ha dichiarato guerra aperta agl immigrati non in regola, ma anche i regolari, in effetti ,preferirebbe averli fuori da casa sua.<br />
Ma passiamo al fronte orientale, dove i partiti ultranazionalisti hanno ottenuto ottimi risultati in più di uno Stato. Due seggi se li è aggiudicati il partito della Grande Romania (Prm), guidato da Corneliu Vadim Tudor. Ultranazionalista e di orientamento fascista, Tudor prima del 1989 era uno dei maggiori esponenti del regime di Ceausescu e nel suo partito raccoglie diversi esponenti dei servizi segreti dell&#8217; ex regime. La Slovacchia da parte sua assegna un seggio alla formazione Sns, nota per i suoi attacchi contro gli ungheresi sferragliati a colpi di campagne xenofobe e  dichiarazioni quali: “la patria degli ungheresi si trova nel Deserto Gobi e non nel Bacino dei Carpazi.” Eccezionale infine il risultato del partito ungherese Jobbik: la coalizione di estrema destra, con 14,77 punti percentuale, conquista tre sedie al Parlamento. Basta solo dare uno sguardo rapido all&#8217;agenda politica di Jobbik per capirne l&#8217;orientamento: reintroduzione della pena di morte, &#8220;l&#8217;indipendenza economica&#8221;, il confinamento di tutti i cittadini di origine rom fuori dal paese.<br />
L&#8217;Europa riconferma le sue vecchie abitudini: davanti a una crisi, si tuffa negli estremismi.</p>
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		<title>Ddl sicurezza: la paura sta diventando legge</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2009/05/06/ddl-sicurezza-la-paura-sta-diventando-legge/</link>
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		<pubDate>Wed, 06 May 2009 14:27:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia Coronati</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Governo ha confezionato la versione finale del pacchetto sicurezza. Tra le norme più rilevanti, l&#8217;obbligo di denuncia dello straniero irregolare per tutti i funzionari pubblici . Aldilà dei casi di assistenza sanitaria e di iscrizione scolastica, non sono previste situazioni esimenti.
L&#8217;ormai famigerato ddl 2180 è pronto. Per i migranti, il più grande cambiamento sarà [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Governo ha confezionato la versione finale del pacchetto sicurezza. Tra le norme più rilevanti, l&#8217;obbligo di denuncia dello straniero irregolare per tutti i funzionari pubblici . Aldilà dei casi di assistenza sanitaria e di iscrizione scolastica, non sono previste situazioni esimenti.<span id="more-6622"></span></p>
<p>L&#8217;ormai famigerato ddl 2180 è pronto. Per i migranti, il più grande cambiamento sarà apportato dalla norma che prevede l&#8217;obbligo di denuncia da parte dei funzionari pubblici e l&#8217;introduzione del reato di ingresso e soggiorno illegale. Due provvedimenti che renderanno difficile la vita delle persone di origine straniera soggiornanti in Italia, e che stanno già generando e genereranno un clima diffuso di paura.<br />
Prevedendo l&#8217;obbligo di esibizione del permesso di soggiorno in qualunque tipo di rapporto con la pubblica amministrazione, molti genitori, ad esempio, cercheranno di evitare il rischio di denuncia in tutti i modi, magari rinunciando a iscrivere il figlio a scuola o evitando di sottoporsi a cure sanitarie (anche se in queste situazioni l&#8217;esibizione del permesso di soggiorno non è obbligatoria).<br />
Non solo, il trattenimento nei Centri di Identificazione ed Espulsione sarà prolungato a 180 giorni, il permesso di soggiorno verrà collegato ad una &#8220;raccolta punti&#8221; e i ricongiungimenti familiari assumeranno criteri ancora più proibitivi.<br />
Insomma, alle concessioni della Lega Nord, si è risposto con contropartite ugualmente pericolose, e il risultato oggi è preoccupante. &#8220;Possiamo essere felici se alcune norme disumane inizialmente inserite nel pacchetto sicurezza oggi vengono limate o cancellate? Certo la loro approvazione sarebbe stata disastrosa. Certo non possiamo che tirare un sospiro di sollievo per i diritti e la vita dei migranti e per la dignità e la sicurezza – quella vera – di noi tutti&#8221; dice Nicola Grigion, di Melting Pot, &#8220;ma le continue concessioni, i passi indietro della Lega Nord, non possono distogliere l’attenzione &#8211; e la tensione &#8211; da un provvedimento che nel suo complesso si presenta come una stretta micidiale sui diritti di tutti&#8221;.<br />
Ora si attende la fiducia del Parlamento: il ddl sarà spezzato in tre maxi-emandamenti, su cui le Camere dovranno esprimersi attraverso tre distinti voti.</p>
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		<itunes:subtitle>Il Governo ha confezionato la versione finale del pacchetto sicurezza. Tra le norme piugrave; rilevanti, l'obbligo di denuncia dello straniero irregolare per tutti i funzionari ...</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>Il Governo ha confezionato la versione finale del pacchetto sicurezza. Tra le norme piugrave; rilevanti, l'obbligo di denuncia dello straniero irregolare per tutti i funzionari pubblici . Aldilagrave; dei casi di assistenza sanitaria e di iscrizione scolastica, non sono previste situazioni esimenti.

L'ormai famigerato ddl 2180 egrave; pronto. Per i migranti, il piugrave; grande cambiamento saragrave; apportato dalla norma che prevede l'obbligo di denuncia da parte dei funzionari pubblici e l'introduzione del reato di ingresso e soggiorno illegale. Due provvedimenti che renderanno difficile la vita delle persone di origine straniera soggiornanti in Italia, e che stanno giagrave; generando e genereranno un clima diffuso di paura.
Prevedendo l'obbligo di esibizione del permesso di soggiorno in qualunque tipo di rapporto con la pubblica amministrazione, molti genitori, ad esempio, cercheranno di evitare il rischio di denuncia in tutti i modi, magari rinunciando a iscrivere il figlio a scuola o evitando di sottoporsi a cure sanitarie (anche se in queste situazioni l'esibizione del permesso di soggiorno non egrave; obbligatoria).
Non solo, il trattenimento nei Centri di Identificazione ed Espulsione saragrave; prolungato a 180 giorni, il permesso di soggiorno verragrave; collegato ad una "raccolta punti" e i ricongiungimenti familiari assumeranno criteri ancora piugrave; proibitivi.
Insomma, alle concessioni della Lega Nord, si egrave; risposto con contropartite ugualmente pericolose, e il risultato oggi egrave; preoccupante. "Possiamo essere felici se alcune norme disumane inizialmente inserite nel pacchetto sicurezza oggi vengono limate o cancellate? Certo la loro approvazione sarebbe stata disastrosa. Certo non possiamo che tirare un sospiro di sollievo per i diritti e la vita dei migranti e per la dignitagrave; e la sicurezza ndash; quella vera ndash; di noi tutti" dice Nicola Grigion, di Melting Pot, "ma le continue concessioni, i passi indietro della Lega Nord, non possono distogliere lrsquo;attenzione - e la tensione - da un provvedimento che nel suo complesso si presenta come una stretta micidiale sui diritti di tutti".
Ora si attende la fiducia del Parlamento: il ddl saragrave; spezzato in tre maxi-emandamenti, su cui le Camere dovranno esprimersi attraverso tre distinti voti.</itunes:summary>
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		<title>Governo italiano: 15 miliardi lanciati in aria</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Apr 2009 13:16:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia Coronati</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;Italia investirà quindici miliardi di euro per realizzare 131 cacciabombardieri. Con la stessa somma di denaro si potrebbe finanziare la ricostruzione dell&#8217;Abruzzo, o realizzare 5000 nuovi asili nido, o costruire un milione di pannelli solari.
Il 6 e il 7 aprile Camera e Senato hanno approvato in via definitiva il programma pluriennale Joint Strike Fighters, che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;Italia investirà quindici miliardi di euro per realizzare 131 cacciabombardieri. Con la stessa somma di denaro si potrebbe finanziare la ricostruzione dell&#8217;Abruzzo, o realizzare 5000 nuovi asili nido, o costruire un milione di pannelli solari.<span id="more-6583"></span></p>
<p>Il 6 e il 7 aprile Camera e Senato hanno approvato in via definitiva il programma pluriennale Joint Strike Fighters, che impegnerà il nostro paese fino al 2026.  Nel progetto militare, che prevede la costruzione e progettazione degli  F-35, sono coinvolti diversi paesi, tra cui l&#8217;Inghilterra, l&#8217;Italia e l&#8217;Olanda.<br />
A guida americana, il progetto vede la statunitense Lockheed come industria capofila. Per l&#8217;Italia è coinvolta la Lenia, gruppo della Finmeccanica, con ben 131 cacciabombardieri. Il costo complessivo stimato è di circa 15 miliardi di euro, &#8220;ma spesso i costi aumentano in corso d&#8217;opera,  e c&#8217;è il timore che in realtà il costo complessivo sarà molto più alto&#8221; spiega Giulio Marcon, della campagna Sbilanciamoci.<br />
L&#8217;Italia è un partner particolare del progetto,infatti l&#8217;assemblaggio dei cacciabombardieri è previsto a Cameri, in provincia di Novara, in una apposita struttura che costerà circa 600 milioni di euro. &#8220;Il governo sostiene che ci sarà un ritorno in termini di occupazione, ma noi crediamo che questo ritorno sia molto limitato&#8221;. I 10 mila posti stimati dal governo, secondo la campagna Sbilanciamoci, sono un miraggio. Non saranno coinvolte, secondo i loro calcoli, più di 700 persone.<br />
&#8220;Abbiamo calcolato che si potrebbero creare decine di migliaia di posti di lavoro utilizzando questo denaro in altri modi. Ad esempio con otto miliardi (circa la metà della cifra investita nel progetto JSF) si potrebbe dar vita a un programma di costruzione di pannelli solari che favororibbe la produzione di energia rinnovabile per ottocentomila famiglie nel nostro paese e produrrebbe circa 60 mila posti di lavoro tra progettazione, impiantistica e produzione&#8221; conclude Marcon.</p>
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		<title>Litorale romano: casinò e centri fitness scalzano il polo culturale Vittorio Emanuele</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Apr 2009 11:08:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia Coronati</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;ex-colonia Vittorio Emanuele di Ostia è a rischio sgombero. L&#8217;ultimo grande pezzo di patrimonio pubblico presente nel XIII municipio è sotto l&#8217;attacco dalla nuova amministrazione, che vorrebbe cedere lo spazio a un privato.
Il blitz politico attuato da Comune e Municipio, volto a chiudere il polo di solidarietà, cultura e partecipazione esistente, sta mettendo in pericolo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;ex-colonia Vittorio Emanuele di Ostia è a rischio sgombero. L&#8217;ultimo grande pezzo di patrimonio pubblico presente nel XIII municipio è sotto l&#8217;attacco dalla nuova amministrazione, che vorrebbe cedere lo spazio a un privato.</p>
<p>Il blitz politico attuato da Comune e Municipio, volto a chiudere il polo di solidarietà, cultura e partecipazione esistente, sta mettendo in pericolo le numerose realtà che oggi vivono nella Vittorio Emanuele: una biblioteca comunale tra le più attive della capitale, una casa di accoglienza per stranieri gestita dalla Caritas, un centro anziani, lo spazio autogestito Vittorio Occupato, un ostello della gioventù, il teatro del Lido &#8211; unico teatro pubblico del municipio. Le amministrazioni si stanno muovendo per passi: a settembre la chiusura di uno del teatro di cintura tra i più attivi della città; recentemente le minacce di sgombero alle realtà occupate e autogestite; e per finire, in questi giorni, un attacco diretto alla &#8220;Casa della cultura&#8221;, un progetto finanziato tre anni fa da  Comune e Regione Lazio che prevede più di 3000 metri quadri di sale prove e registrazioni musicali, studios per la danza e il teatro, uno spazio espositivo, un centro per la dispersione scolastica, laboratori di fotografia e montaggio video. Un progetto già appaltato, per cui la Regione ha impegnato un milione di euro, e che oggi potrebbe essere un cantiere aperto.</p>
<p>Oggi l&#8217;amministrazione municipale sta occupando questi spazi con i propri uffici tecnici, in attesa di attuare un piano di cancellazione del progetto &#8220;Casa della cultura&#8221; e smantellamento dell&#8217;attuale struttura. Cosa le amministrazioni vogliono fare nell&#8217;ex-colonia ancora non è certo. Tra le ipotesi più accreditate, un&#8217;università privata, che ben si sposerà con le cinque isole artificiali in progetto proprio di fronte alla Vittorio Emanuele. Cinque spazi in cui si istalleranno palestre, casinò e centri benessere. All&#8217;ultimo consiglio in cui si è discusso della questione, l&#8217;aula municipale era recintata da un nastro giallo per non far accedere i rappresentanti delle associazioni e dei comitati dei quartieri. Una vera e propria emergenza democratica, che la rete di associazioni &#8220;Cantiere sociale&#8221; non mancherà di denunciare con volantinaggio, conferenze, tavoli interistituzionali, cortei e manifestaizoni.</p>
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		<title>A 6 anni dall&#8217;invasione, l&#8217;altro Iraq si incontra a Roma</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Mar 2009 16:03:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
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		<description><![CDATA[dal 25 al 31 Marzo quaranta tra sindacati, ONG ed associazioni iraqene si incontrano a Velletri (RM) per pensare il futuro dell&#8217; Iraq alla vigilia della partenza dell&#8217;esercito statunitense. Dal 27 saranno raggiunte d altrettante organizzazioni internazionali impegnate nel sostegno alla democratizzazione dell&#8217; Iraq. A sei anni dall&#8217;inizio dell&#8217;occupazione del paese I diritti basilari all’acqua [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>dal 25 al 31 Marzo quaranta tra sindacati, ONG ed associazioni iraqene si incontrano a Velletri (RM) per pensare il futuro dell&#8217; Iraq alla vigilia della partenza dell&#8217;esercito statunitense. Dal 27 saranno raggiunte d altrettante organizzazioni internazionali impegnate nel sostegno alla democratizzazione dell&#8217; Iraq. A sei anni dall&#8217;inizio dell&#8217;occupazione del paese I diritti basilari all’acqua e all’alimentazione, alla educazione, alla salute sono negati alla gran parte della popolazione la libertà sindacale è tuttora negata dalla legge sul sindacato unico di Saddam Hussein, la libertà di associazione è sotto tutela, la libertà di stampa è impraticabile..<br />
I diritti delle donne hanno fatto enormi passi indietro. La nuova costituzione, approvata sotto l’occupazione americana, nega la parità  di genere. Arresti arbitrari, detenzioni senza processo, esecuzioni extragiudiziali, torture sono ancora all&#8217;ordine del giorno. Nonostante il calo della violenza la vita di milioni di uomini e donne è ancora quotidianamente appesa ad un filo.</p>
<p>In questo contesto i rappresentanti della società civile iraqena cercheranno di immaginare un altro Iraq.</p>
<p>AMISnet sarà a Velletri per seguire la conferenza con servizi ed interviste che verranno pubblicate in questa pagina, stay tuned!</p>
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