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	<title>Amisnet &#187; Passpartù</title>
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	<description>Informazione Sociale Quotidiana</description>
	<pubDate>Mon, 05 Jan 2009 16:35:01 +0000</pubDate>
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		<itunes:keywords>ambiente, conflitti, cooperazione, diritti, economia, politica, informazione sociale</itunes:keywords>
		<itunes:subtitle>Informazione sociale e programmi di approfondimento dalla redazione di AMISnet.</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>Amisnet e' un'agenzia radiofonica attiva da oltre 9 anni. La sua principale attivita' consiste nella produzione e la distribuzione di prodotti radiofonici di approfondimento a circa 35 radio italiane. Il podcast e' una selezione quotidiana dei servizi audio distribuiti tramite i siti del network Amisnet.</itunes:summary>
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		<title>Passpartù 11: la Somalia dimenticata</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2008/12/19/passpartu-11-la-somalia-dimenticata/</link>
		<comments>http://amisnet.org/agenzia/2008/12/19/passpartu-11-la-somalia-dimenticata/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 19 Dec 2008 18:33:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia Coronati</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[In Italia non esiste nè un consolato nè un ambasciata somala, e le ex sedi diplomatiche sono antichi edifici nel centro di Roma abbandonati e lasciati a sè stessi. Le relazioni tra i due paesi, dopo un sodalizio lungo oltre cento anni, oggi sono praticamente pari a zero, eppure genti somale e italiane continuano a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In Italia non esiste nè un consolato nè un ambasciata somala, e le ex sedi diplomatiche sono antichi edifici nel centro di Roma abbandonati e lasciati a sè stessi. Le relazioni tra i due paesi, dopo un sodalizio lungo oltre cento anni, oggi sono praticamente pari a zero, eppure genti somale e italiane continuano a intrecciarsi.<span id="more-5910"></span></p>
<p><strong>Ospiti della puntata:</strong> Osman Lul Mohamed, Adeso; Gianni Mari, Ancis; Basa Charito, Filipino Women’s Council</p>
<p><strong>In redazione:</strong> Elise Melot, Marzia Coronati</p>
<p>in questa undicesima puntata di Passpartù parleremo di Somalia: dei somali che sono in Italia, e degli italiani che erano appena nati in Somalia quando la nazione africana era ancora una colonia italiana e che oggi si trovano a vivere qui. In chiusura Nomadi, la rubrica a cura di Elise Melot, torna a parlarci del popolo nomade pescatore delle Filippine.</p>
<p>Dopo oltre cento anni in cui le relazioni tra i due paesi si sono intrecciate fittamente, oggi di quel sodalizio rimane ben poco, aldilà di un recente provvedimento per combattere il fenomeno della pirateria marittima con cui l&#8217;Italia si impegna a costituire una sede internazionale per poter stabilire ed applicare le sanzioni nei confronti dei pirati che vengano catturati.</p>
<p>Oggi sul nostro territorio  sono presenti circa ventimila somali, e sono circa 650 le persone italo-somale frutto dell&#8217;ex-colonia italiana. Dei ventimila migranti di origine somala, in fuga da una guerra civile che strazia il Paese da quasi quaranta anni, la maggior parte sono donne, per lo più impiegate in lavori di assistenza o collaborazione domestica. Come ci ha raccontato, Osman Lul Mohamed, presidente dell&#8217;Adeso, associazione donne somale con sede a Roma, che si occupa, tra l&#8217;atro, di aiutare i somali in arrivo a mettersi in regola con diversi aspetti burocratici, dal codice fiscale al permesso di soggiorno, fare insomma anche quel lavoro che dovrebbe essere fatto dagli organi diplomatici.</p>
<p>Oltre i ventimila somali che vivono nel nostro Paese, esiste una piccola comunità italo-somala: 650 persone che hanno uno dei due genitori di origine somala. La comunità italo-somala è arrivata nello stivale al termine del mandato Onu affidato all&#8217; Italia, verso la fine degli anni 60, quando in Somalia si era creato un clima ostile agli italiani. In quel periodo il Vicariato organizzò il loro esodo. Viaggiando con un lasciapassare, queste persone erano apolidi in partenza, e solo dopo avere intentato causa alla Stato molti di loro hanno ottenuto la cittadinanza.</p>
<p>L&#8217;Ancis ha piu volta fatto richiesta affinchè il governo accendesse i riflettori su quella che, secondo l&#8217;associazione, fu una vera e propria applicazione delle leggi razziali. &#8220;Voglio ricordare a tutti l&#8217;affermazione fatta da Fini, ci ha detto in un fuori-onda Gianni Mori:&lt;&lt;Un&#8217;infamia le leggi razziali&gt;&gt; ha detto il presidente della camera &lt;&lt;E la Chiesa, come l&#8217;Italia, si adeguò&gt;&gt;. Il razzismo è un vizio italiano iniziato dal fascismo e proseguito anche in Repubblica&#8221;.</p>
<p>In piena Repubblica italiana dal 1950 al 1960 sono state praticate in maniera sistematica le leggi razziali per lo più sotto mandato internazionale affidato all&#8217;Italia dalle Nazioni Unite, il mandato Afis. &#8220;E&#8217; incredibile voler insistere nel dare tutte le colpe al passato fascista&#8221; racconta gianni Mori &#8220;perchè anche la Repubblica si è macchiata dello stesso orrore&#8221;.</p>
<p>Passpartù finisce qui, noi ci diamo appuntamento all&#8217;anno prossimo, ricordiamo infatti che la nostra redazione andrà in vacanza.  Ci risentiamo il 9 gennaio. Buone vacanze!</p>
<div class="acc_license"><a href="http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/"><img src="http://i.creativecommons.org/l/by-sa/3.0/88x31.png" alt="by-sa" /></a></div><!--<rdf:RDF xmlns="http://creativecommons.org/ns#" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:rdf="http://www.w3.org/1999/02/22-rdf-syntax-ns#"><Work rdf:about=""><license rdf:resource="http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/" /></Work><License rdf:about="http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/"><requires rdf:resource="http://creativecommons.org/ns#Attribution" /><permits rdf:resource="http://creativecommons.org/ns#Reproduction" /><permits rdf:resource="http://creativecommons.org/ns#Distribution" /><permits rdf:resource="http://creativecommons.org/ns#DerivativeWorks" /><requires rdf:resource="http://creativecommons.org/ns#ShareAlike" /><requires rdf:resource="http://creativecommons.org/ns#Notice" /></License></rdf:RDF>-->]]></content:encoded>
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		<itunes:summary>In Italia non esiste negrave; un consolato negrave; un ambasciata somala, e le ex sedi diplomatiche sono antichi edifici nel centro di Roma abbandonati e lasciati a segrave; stessi. Le relazioni tra i due paesi, dopo un sodalizio lungo oltre cento anni, oggi sono praticamente pari a zero, eppure genti somale e italiane continuano a intrecciarsi.

Ospiti della puntata: Osman Lul Mohamed, Adeso; Gianni Mari, Ancis; Basa Charito, Filipino Womenrsquo;s Council

In redazione: Elise Melot, Marzia Coronati

in questa undicesima puntata di Passpartugrave; parleremo di Somalia: dei somali che sono in Italia, e degli italiani che erano appena nati in Somalia quando la nazione africana era ancora una colonia italiana e che oggi si trovano a vivere qui. In chiusura Nomadi, la rubrica a cura di Elise Melot, torna a parlarci del popolo nomade pescatore delle Filippine.

Dopo oltre cento anni in cui le relazioni tra i due paesi si sono intrecciate fittamente, oggi di quel sodalizio rimane ben poco, aldilagrave; di un recente provvedimento per combattere il fenomeno della pirateria marittima con cui l'Italia si impegna a costituire una sede internazionale per poter stabilire ed applicare le sanzioni nei confronti dei pirati che vengano catturati.

Oggi sul nostro territorio  sono presenti circa ventimila somali, e sono circa 650 le persone italo-somale frutto dell'ex-colonia italiana. Dei ventimila migranti di origine somala, in fuga da una guerra civile che strazia il Paese da quasi quaranta anni, la maggior parte sono donne, per lo piugrave; impiegate in lavori di assistenza o collaborazione domestica. Come ci ha raccontato, Osman Lul Mohamed, presidente dell'Adeso, associazione donne somale con sede a Roma, che si occupa, tra l'atro, di aiutare i somali in arrivo a mettersi in regola con diversi aspetti burocratici, dal codice fiscale al permesso di soggiorno, fare insomma anche quel lavoro che dovrebbe essere fatto dagli organi diplomatici.

Oltre i ventimila somali che vivono nel nostro Paese, esiste una piccola comunitagrave; italo-somala: 650 persone che hanno uno dei due genitori di origine somala. La comunitagrave; italo-somala egrave; arrivata nello stivale al termine del mandato Onu affidato all' Italia, verso la fine degli anni 60, quando in Somalia si era creato un clima ostile agli italiani. In quel periodo il Vicariato organizzograve; il loro esodo. Viaggiando con un lasciapassare, queste persone erano apolidi in partenza, e solo dopo avere intentato causa alla Stato molti di loro hanno ottenuto la cittadinanza.

L'Ancis ha piu volta fatto richiesta affinchegrave; il governo accendesse i riflettori su quella che, secondo l'associazione, fu una vera e propria applicazione delle leggi razziali. "Voglio ricordare a tutti l'affermazione fatta da Fini, ci ha detto in un fuori-onda Gianni Mori:#60;#60;Un'infamia le leggi razziali#62;#62; ha detto il presidente della camera #60;#60;E la Chiesa, come l'Italia, si adeguograve;#62;#62;. Il razzismo egrave; un vizio italiano iniziato dal fascismo e proseguito anche in Repubblica".

In piena Repubblica italiana dal 1950 al 1960 sono state praticate in maniera sistematica le leggi razziali per lo piugrave; sotto mandato internazionale affidato all'Italia dalle Nazioni Unite, il mandato Afis. "E' incredibile voler insistere nel dare tutte le colpe al passato fascista" racconta gianni Mori "perchegrave; anche la Repubblica si egrave; macchiata dello stesso orrore".

Passpartugrave; finisce qui, noi ci diamo appuntamento all'anno prossimo, ricordiamo infatti che la nostra redazione andragrave; in vacanza.  Ci risentiamo il 9 gennaio. Buone vacanze!</itunes:summary>
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		<title>Passpartù 10: AAA: mamme straniere in affitto cercasi</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2008/12/12/passpartu-10-aaa-mamme-straniere-in-affitto-cercasi/</link>
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		<pubDate>Fri, 12 Dec 2008 17:44:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia Coronati</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Sono 800.000 le badanti straniere in Italia: donne che lasciano la loro famiglia per assisterne un&#8217;altra. Una migrazione fisica e emozionale, un trasloco di sentimenti che qualcuno non esita a chiamare &#8220;trapianto di cuore globale&#8221;.
Spazio poi al terzo appuntamento con il bollettino Fortress Europe, la rubrica a cura di Gabriele Del Grande che ogni mese [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono 800.000 le badanti straniere in Italia: donne che lasciano la loro famiglia per assisterne un&#8217;altra. Una migrazione fisica e emozionale, un trasloco di sentimenti che qualcuno non esita a chiamare &#8220;trapianto di cuore globale&#8221;.<span id="more-5883"></span><!--more--></p>
<p>Spazio poi al terzo appuntamento con il bollettino Fortress Europe, la rubrica a cura di Gabriele Del Grande che ogni mese ci aggiorna su quello che accade nelle frontiere del Mediterraneo. In chiusura, come di consueto, Nomadi, la rubrica dei popoli in movimento che questa settimana si tufferà nelle acque dell&#8217;Oceano Indiano per investigare sul popolo nomade pescatore delle Filippine.</p>
<p><strong>Ospiti della puntata:</strong> Maddalena Grechi, regista teatrale; Roberto Marchetti, presidente Associazione badanti Nadiya; Gabriele Del Grande, Fortress Europe; Basa Charito, Filipino Women&#8217;s Council.</p>
<p><strong>In redazione:</strong> Elise Melot; Marzia Coronati</p>
<p>Lo spettacolo teatrale <a href="http://andreasegre.blogspot.com/2008/11/trapianto-di-cuore-globale-dal-9-al-14.html" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/andreasegre.blogspot.com');">&#8220;Trapianto di cuore globale&#8221;</a>, in scena in questi giorni al teatro Cometa Off di Roma, è un dialogo sul tema della maternità &#8220;a distanza&#8221; tra due donne sospese tra il desiderio di tornare nel proprio paese dai propri figli e la voglia di essere riconosciute a pieno titolo nel paese di accoglienza. Gli amari paradossi sottesi a queste situazioni, come la storia di una filippina che per accudire un bambino qui a lasciato i propri figli alla madre che a sua volta lascia i propri figli a una baby sitter, fanno da fil rouge alla trama dello spettacolo.</p>
<p>In base al decreto flussi 2008 firmato lo scorso 3 dicembre, saranno 150.000 i cittadini extracomunitari che entreranno a lavorare in Italia; di questi, oltre 100.000 saranno lavoratori domestici o di assistenza alla persona, che si aggiungerano agli oltre 800.000 già presenti in Italia.</p>
<p>Una degenza annuale nelle case di riposo costa al welfare mediamente 26.000 euro a persona e alle famiglie altri 18.000 euro, mentre prendere una badante a casa costa circa 800 euro al mese, per un totale di 9.600 euro all&#8217;anno. Un risparmio per le famiglie di quasi 9.000 euro. Si è cominciato a parlare di &#8220;welfare low cost&#8221;, una nuova via di gestire l&#8217;assistenza di chi non è autosufficiente, che però, dietro al risparmio &#8220;apparente&#8221; delle famiglie, nasconde molti lati oscuri.<br />
Prima di tutto, le badanti lavorano soprattutto in nero, spesso vivendo in una sublocazione non accertata, mettendo a rischio loro stesse e i propri datori di lavoro. Sono 400.000 mila le lavoratrici in nero, per circa 600 milioni di euro di evasione contributiva, una cifra, per intenderci, di molto superiore al costo erogato dallo Stato per la Social Card.</p>
<p>Questo tipo di assistenza sta prendendo sempre più piede anche a fronte di una incapacità da parte del Servizio Sanitario di rispondere alla domanda sempre più crescente di assistenza da parte degli anziani. Ma le soluzioni ci sarebbero. Secondo l&#8217;associazione Nadiya, non solo lo stato potrebbe recuperare questo denaro favorendo l&#8217;inquadramento lavorativo di colf e badanti, ma potrebbe anche reinvestire il denaro risparmiato in nuove strutture per l&#8217;accoglienza. &#8220;Le badanti dovrebbero essere inquadrate come lavoratrici  socio-assistenziali, per la loro sicurezza e per quella degli assistiti&#8221; spiega Roberto Marchetti.</p>
<p>Nel <a href="http://fortresseurope.blogspot.com/2006/01/novembre-2008.html" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/fortresseurope.blogspot.com');">bolletino mensile Fortress Europe</a>, il giornalista Gabriele Del grande, ci aggiorna su quello che sta accadendo sulle coste del Mediterraneo. 41 vittime nel mese di novembre, rotte sempre più lunghe, addirittura dal Gambia, un focus sulla Libia, dove per la prima volta dei giornalisti italiani sono riusciti a entrare nei campi di dentenzione; e poi il salvataggio eroico dei pescherecci di Mazzara del Vallo che hanno salvato due navi cariche di 650 persone, evitando una tragedia che sarebbe potuta essere immane. e poi la segnalazione di una fotogallery di 180 foto effetuata da un team di fotografi greci nel porto di Patrasso.</p>
<p><!--more--></p>
<div class="acc_license"><a href="http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/"><img src="http://i.creativecommons.org/l/by-sa/3.0/88x31.png" alt="by-sa" /></a></div><!--<rdf:RDF xmlns="http://creativecommons.org/ns#" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:rdf="http://www.w3.org/1999/02/22-rdf-syntax-ns#"><Work rdf:about=""><license rdf:resource="http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/" /></Work><License rdf:about="http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/"><requires rdf:resource="http://creativecommons.org/ns#Attribution" /><permits rdf:resource="http://creativecommons.org/ns#Reproduction" /><permits rdf:resource="http://creativecommons.org/ns#Distribution" /><permits rdf:resource="http://creativecommons.org/ns#DerivativeWorks" /><requires rdf:resource="http://creativecommons.org/ns#ShareAlike" /><requires rdf:resource="http://creativecommons.org/ns#Notice" /></License></rdf:RDF>-->]]></content:encoded>
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		<itunes:summary>Sono 800.000 le badanti straniere in Italia: donne che lasciano la loro famiglia per assisterne un'altra. Una migrazione fisica e emozionale, un trasloco di sentimenti che qualcuno non esita a chiamare "trapianto di cuore globale".

Spazio poi al terzo appuntamento con il bollettino Fortress Europe, la rubrica a cura di Gabriele Del Grande che ogni mese ci aggiorna su quello che accade nelle frontiere del Mediterraneo. In chiusura, come di consueto, Nomadi, la rubrica dei popoli in movimento che questa settimana si tufferagrave; nelle acque dell'Oceano Indiano per investigare sul popolo nomade pescatore delle Filippine.

Ospiti della puntata: Maddalena Grechi, regista teatrale; Roberto Marchetti, presidente Associazione badanti Nadiya; Gabriele Del Grande, Fortress Europe; Basa Charito, Filipino Women's Council.

In redazione: Elise Melot; Marzia Coronati

Lo spettacolo teatrale "Trapianto di cuore globale", in scena in questi giorni al teatro Cometa Off di Roma, egrave; un dialogo sul tema della maternitagrave; "a distanza" tra due donne sospese tra il desiderio di tornare nel proprio paese dai propri figli e la voglia di essere riconosciute a pieno titolo nel paese di accoglienza. Gli amari paradossi sottesi a queste situazioni, come la storia di una filippina che per accudire un bambino qui a lasciato i propri figli alla madre che a sua volta lascia i propri figli a una baby sitter, fanno da fil rouge alla trama dello spettacolo.

In base al decreto flussi 2008 firmato lo scorso 3 dicembre, saranno 150.000 i cittadini extracomunitari che entreranno a lavorare in Italia; di questi, oltre 100.000 saranno lavoratori domestici o di assistenza alla persona, che si aggiungerano agli oltre 800.000 giagrave; presenti in Italia.

Una degenza annuale nelle case di riposo costa al welfare mediamente 26.000 euro a persona e alle famiglie altri 18.000 euro, mentre prendere una badante a casa costa circa 800 euro al mese, per un totale di 9.600 euro all'anno. Un risparmio per le famiglie di quasi 9.000 euro. Si egrave; cominciato a parlare di "welfare low cost", una nuova via di gestire l'assistenza di chi non egrave; autosufficiente, che perograve;, dietro al risparmio "apparente" delle famiglie, nasconde molti lati oscuri.
Prima di tutto, le badanti lavorano soprattutto in nero, spesso vivendo in una sublocazione non accertata, mettendo a rischio loro stesse e i propri datori di lavoro. Sono 400.000 mila le lavoratrici in nero, per circa 600 milioni di euro di evasione contributiva, una cifra, per intenderci, di molto superiore al costo erogato dallo Stato per la Social Card.

Questo tipo di assistenza sta prendendo sempre piugrave; piede anche a fronte di una incapacitagrave; da parte del Servizio Sanitario di rispondere alla domanda sempre piugrave; crescente di assistenza da parte degli anziani. Ma le soluzioni ci sarebbero. Secondo l'associazione Nadiya, non solo lo stato potrebbe recuperare questo denaro favorendo l'inquadramento lavorativo di colf e badanti, ma potrebbe anche reinvestire il denaro risparmiato in nuove strutture per l'accoglienza. "Le badanti dovrebbero essere inquadrate come lavoratrici  socio-assistenziali, per la loro sicurezza e per quella degli assistiti" spiega Roberto Marchetti.

Nel bolletino mensile Fortress Europe, il giornalista Gabriele Del grande, ci aggiorna su quello che sta accadendo sulle coste del Mediterraneo. 41 vittime nel mese di novembre, rotte sempre piugrave; lunghe, addirittura dal Gambia, un focus sulla Libia, dove per la prima volta dei giornalisti italiani sono riusciti a entrare nei campi di dentenzione; e poi il salvataggio eroico dei pescherecci di Mazzara del Vallo che hanno salvato due navi cariche di 650 persone, evitando una tragedia che sarebbe potuta essere immane. e poi la segnalazione di una fotogallery di 180 foto effetuata da un team di fotografi greci nel porto di Patrasso.

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		<title>Passpartù 09: Un griot a Roma: Madya Diabate</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2008/12/05/passpartu-09-un-griot-a-roma-madya-diabate/</link>
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		<pubDate>Fri, 05 Dec 2008 18:21:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia Coronati</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Si narra che due fratelli della famiglia Traore ricevettero l&#8217;incarico di uccidere un bufalo. Il minore dei due riuscì a colpire l&#8217;animale, mostrando un tale coraggio che il fratello maggiore gli disse: &#60;&#60;Fratello, se tu fossi un griot, nessuno ti resisterebbe&#62;&#62; che in Malinkè si dice &#8220;Koro, tun Banke Dieli a Diab Bagate&#8221;. Per cantare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si narra che due fratelli della famiglia Traore ricevettero l&#8217;incarico di uccidere un bufalo. Il minore dei due riuscì a colpire l&#8217;animale, mostrando un tale coraggio che il fratello maggiore gli disse: &lt;&lt;Fratello, se tu fossi un griot, nessuno ti resisterebbe&gt;&gt; che in Malinkè si dice &#8220;Koro, tun Banke Dieli a Diab Bagate&#8221;. Per cantare le lodi di suo fratello più piccolo, il maggiore scelse da allora di essere un griot e lo chiamarono Diab bagate, Diabate.<span id="more-5856"></span></p>
<p>Questa settimana, nei nostri studi, un ospite d&#8217;eccezione: Madya Diabate. Madya è un griot, il cantore-poeta depositario della tradizione orale degli antenati dell&#8217;Africa occidentale. Oggi vive a Roma e suona la kora, uno strumento che ha un suono simile all&#8217;arpa. Si esibisce da solista ma collabora anche con musicisti italiani. Madya ci ha raccontato cosa vuole dire essere Griot, insieme a lui,ai nostri microfoni, Alessandro Ciarcini, amico di Madya e appassionato di cultura africana.<br />
I griots appartengono alla casta degli uomini liberi, e quindi fanno parte del popolo, però sono l&#8217;anello di congiunzione tra la nobiltà e il resto del paese, cantando al pubblico le storie di vita del Paese.<br />
Ci sono diversi livelli di griottismo: esiste il griot della famiglia aristocratica, il griot religioso, il griot che va di villaggio in villaggio e suona per strada. Il griot mette la pace tra chi litiga, aiuta le persone a sposarsi, da consigli di vita. Il griot ti aiuta a risolvere i tuoi problemi personali, ma ha anche un forte ruolo politico; un tempo i griots erano i consiglieri del re e ogni famiglia principesca aveva il suo griot incaricato di conservarne la tradizione e le gesta. Ancora oggi il presidente del Mali, prima di prendere una decisione, consulta il suo griot. Le conoscenze di un griot spaziano dalla storia, alla cosmogonia, alla mitologia, alla politica. I repertori variano in base al contesto, e sono una parte fondamentale della musica.<br />
Chi nasce da una famiglia di griots, sarà lui stesso un griot, sia che sia femmina sia che sia maschio, &#8220;un griot, anche se fa qualcos&#8217;altro nella vita, è sempre griot, perchè il griottismo ce lo si ha nel sangue&#8221;.</p>
<p>Ringraziamo Madya Diebate, Alessandro e Cristina, perchè solo grazie a loro è stato possibile realizzare questa puntata.</p>
<p>La musica che accompagna questa puntata è tratta dal cd Casamas-Roma, una collaborazione tra Madya Diebate e Franco Di Luca.</p>
<p>In chiusura, come sempre, &#8220;Nomadi&#8221;, la rubrica a cura di Elise Melot che questa settimana viaggia ancora tra le steppe della Mongolia.</p>
<div class="acc_license"><a href="http://creativecommons.org/licenses/by/3.0/"><img src="http://i.creativecommons.org/l/by/3.0/88x31.png" alt="by" /></a></div><!--<rdf:RDF xmlns="http://creativecommons.org/ns#" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:rdf="http://www.w3.org/1999/02/22-rdf-syntax-ns#"><Work rdf:about=""><license rdf:resource="http://creativecommons.org/licenses/by/3.0/" /></Work><License rdf:about="http://creativecommons.org/licenses/by/3.0/"><requires rdf:resource="http://creativecommons.org/ns#Attribution" /><permits rdf:resource="http://creativecommons.org/ns#Reproduction" /><permits rdf:resource="http://creativecommons.org/ns#Distribution" /><permits rdf:resource="http://creativecommons.org/ns#DerivativeWorks" /><requires rdf:resource="http://creativecommons.org/ns#Notice" /></License></rdf:RDF>-->]]></content:encoded>
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		<itunes:summary>Si narra che due fratelli della famiglia Traore ricevettero l'incarico di uccidere un bufalo. Il minore dei due riuscigrave; a colpire l'animale, mostrando un tale coraggio che il fratello maggiore gli disse: #60;#60;Fratello, se tu fossi un griot, nessuno ti resisterebbe#62;#62; che in Malinkegrave; si dice "Koro, tun Banke Dieli a Diab Bagate". Per cantare le lodi di suo fratello piugrave; piccolo, il maggiore scelse da allora di essere un griot e lo chiamarono Diab bagate, Diabate.

Questa settimana, nei nostri studi, un ospite d'eccezione: Madya Diabate. Madya egrave; un griot, il cantore-poeta depositario della tradizione orale degli antenati dell'Africa occidentale. Oggi vive a Roma e suona la kora, uno strumento che ha un suono simile all'arpa. Si esibisce da solista ma collabora anche con musicisti italiani. Madya ci ha raccontato cosa vuole dire essere Griot, insieme a lui,ai nostri microfoni, Alessandro Ciarcini, amico di Madya e appassionato di cultura africana.
I griots appartengono alla casta degli uomini liberi, e quindi fanno parte del popolo, perograve; sono l'anello di congiunzione tra la nobiltagrave; e il resto del paese, cantando al pubblico le storie di vita del Paese.
Ci sono diversi livelli di griottismo: esiste il griot della famiglia aristocratica, il griot religioso, il griot che va di villaggio in villaggio e suona per strada. Il griot mette la pace tra chi litiga, aiuta le persone a sposarsi, da consigli di vita. Il griot ti aiuta a risolvere i tuoi problemi personali, ma ha anche un forte ruolo politico; un tempo i griots erano i consiglieri del re e ogni famiglia principesca aveva il suo griot incaricato di conservarne la tradizione e le gesta. Ancora oggi il presidente del Mali, prima di prendere una decisione, consulta il suo griot. Le conoscenze di un griot spaziano dalla storia, alla cosmogonia, alla mitologia, alla politica. I repertori variano in base al contesto, e sono una parte fondamentale della musica.
Chi nasce da una famiglia di griots, saragrave; lui stesso un griot, sia che sia femmina sia che sia maschio, "un griot, anche se fa qualcos'altro nella vita, egrave; sempre griot, perchegrave; il griottismo ce lo si ha nel sangue".

Ringraziamo Madya Diebate, Alessandro e Cristina, perchegrave; solo grazie a loro egrave; stato possibile realizzare questa puntata.

La musica che accompagna questa puntata egrave; tratta dal cd Casamas-Roma, una collaborazione tra Madya Diebate e Franco Di Luca.

In chiusura, come sempre, "Nomadi", la rubrica a cura di Elise Melot che questa settimana viaggia ancora tra le steppe della Mongolia.</itunes:summary>
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		<title>Passpartù 08: labirinti burocratici</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2008/11/28/passpartu-08-labirinti-burocratici/</link>
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		<pubDate>Fri, 28 Nov 2008 11:22:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia Coronati</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Uno speciale di Amisnet raccoglie voci e testimonianze di chi, a Roma, richiede o rinnova il permesso di soggiorno. Ma se passasse la migliore legge del mondo, con un&#8217;apertura totale delle frontiere, esisterebbe una vera società interculturale? Cercheremo di rispondere a questa domanda nella seconda parte della trasmissione, con Edda Pando, di Arci Todo Cambia. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Uno speciale di Amisnet raccoglie voci e testimonianze di chi, a Roma, richiede o rinnova il permesso di soggiorno. Ma se passasse la migliore legge del mondo, con un&#8217;apertura totale delle frontiere, esisterebbe una vera società interculturale? Cercheremo di rispondere a questa domanda nella seconda parte della trasmissione, con Edda Pando, di Arci Todo Cambia. In chiusura come sempre, Nomadi, la rubrica a cura di Elise Melot, che questa settimana viaggia ancora in Mongolia.<br />
<strong><br />
In redazione:</strong> Fabio Ferri, Elise Melot, Andrea Cocco, Marzia Coronati<br />
<strong><br />
Ospiti della puntata: </strong>Edda Pando, Arci Todi Cambia, Gianluc Ventura, ass. Soyombo</p>
<p><span id="more-5804"></span></p>
<p>Un giorno di  routine burocratica negli uffici di Roma. Ottenere un riconoscimento su un pezzo di carta non è cosa facile nel nostro Paese. Ma se le questioni burocratiche non dovessero esistere, si conviverebbe in maniera pacifica? Questa è la domanda che si sono posti alcuni volontari dell&#8217;associazione Arci Todo cambia di Milano, e la risposta che si sono dati è &#8220;Probabilmente no&#8221;. Per costruire una soggettività nuova, che popoli le città dei paesi di emigrazione, bisogna che le persone facciano i conti  con la lora storia, con il loro passato, per costruire il futuro.<br />
Per facilitare questo percorso Arci Todo Cambia ha messo in piedi un progetto: l&#8217;Università Migrante. Si tratta un corso di formazione gratuito promosso dal Centro servizi per il volontariato di Milano. Undici incontri per imparare a conoscere la propria identità. Edda Pando, migrante peruviana, è tra le promotrici di questo progetto. Edda spiega che l&#8217;idea è nata dal bisogno di protagonismo, inteso anche in termini politici, che hanno i migranti.</p>
<p>Mentre nella prima edizione le lezioni erano di due ore, quest&#8217;anno si è deciso di farle di quattro: due ore di lezione del relatore  e due ore di dibattito. Durante i dibattiti docenti di scuole medie e superiori hanno condiviso le loro difficoltà a insegnare in classi multietniche. Secondo i dati Caritas, gli studenti figli di immigrati aumentano al ritmo di 70mila unità all&#8217;anno, e hanno sfiorato le 600mila unità nell&#8217;anno scolastico 2007-2008. Sempre secondo la Caritas il sistema scolastico è scarsamente dotato di mezzi per favorirne un inserimento adeguato, specialmente quando il trasferimento dall’estero avviene nel corso dell’anno scolastico. Secondo fonti ministeriali, il 42,5% degli alunni stranieri non è in regola con gli studi, con ritardi scolastici particolarmente accentuati nella scuola secondaria superiore, dove il 19% degli iscritti stranieri ha più di 18 anni.<br />
Per quanto riguarda le università italiane, sono 47.506 gli studenti stranieri iscritti: il doppio rispetto ad appena 10 anni fa ma pur sempre pochi, costituendo solo il 2,6% dell’intera popolazioone universitaria</p>
<p>Il corso, finanziato dal centro sevizi volontariato di Milano, prevede anche una terza edizione nel 2009. Si intitolerà &#8220;il lavoro interculturale nella città che cambia identità&#8221; e si incentrerà soprattutto sulla realtà milanese e su quelle città &#8220;impaurite&#8221; dalla presenza degli immigrati. Tra i docenti del corso del prossimo anno, Anna Maria Riveira, militante antropologa che offrirà diversi spunti per costruire un &#8220;universale policulturale&#8221;. Per informazioni, <a href="http://www.unimigrante.net/" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/www.unimigrante.net');">www.unimigrante.net.</a></p>
<div class="acc_license"><a href="http://creativecommons.org/licenses/by/3.0/"><img src="http://i.creativecommons.org/l/by/3.0/88x31.png" alt="by" /></a></div><!--<rdf:RDF xmlns="http://creativecommons.org/ns#" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:rdf="http://www.w3.org/1999/02/22-rdf-syntax-ns#"><Work rdf:about=""><license rdf:resource="http://creativecommons.org/licenses/by/3.0/" /></Work><License rdf:about="http://creativecommons.org/licenses/by/3.0/"><requires rdf:resource="http://creativecommons.org/ns#Attribution" /><permits rdf:resource="http://creativecommons.org/ns#Reproduction" /><permits rdf:resource="http://creativecommons.org/ns#Distribution" /><permits rdf:resource="http://creativecommons.org/ns#DerivativeWorks" /><requires rdf:resource="http://creativecommons.org/ns#Notice" /></License></rdf:RDF>-->]]></content:encoded>
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		<itunes:summary>Uno speciale di Amisnet raccoglie voci e testimonianze di chi, a Roma, richiede o rinnova il permesso di soggiorno. Ma se passasse la migliore legge del mondo, con un'apertura totale delle frontiere, esisterebbe una vera societagrave; interculturale? Cercheremo di rispondere a questa domanda nella seconda parte della trasmissione, con Edda Pando, di Arci Todo Cambia. In chiusura come sempre, Nomadi, la rubrica a cura di Elise Melot, che questa settimana viaggia ancora in Mongolia.

In redazione: Fabio Ferri, Elise Melot, Andrea Cocco, Marzia Coronati

Ospiti della puntata: Edda Pando, Arci Todi Cambia, Gianluc Ventura, ass. Soyombo



Un giorno di  routine burocratica negli uffici di Roma. Ottenere un riconoscimento su un pezzo di carta non egrave; cosa facile nel nostro Paese. Ma se le questioni burocratiche non dovessero esistere, si conviverebbe in maniera pacifica? Questa egrave; la domanda che si sono posti alcuni volontari dell'associazione Arci Todo cambia di Milano, e la risposta che si sono dati egrave; "Probabilmente no". Per costruire una soggettivitagrave; nuova, che popoli le cittagrave; dei paesi di emigrazione, bisogna che le persone facciano i conti  con la lora storia, con il loro passato, per costruire il futuro.
Per facilitare questo percorso Arci Todo Cambia ha messo in piedi un progetto: l'Universitagrave; Migrante. Si tratta un corso di formazione gratuito promosso dal Centro servizi per il volontariato di Milano. Undici incontri per imparare a conoscere la propria identitagrave;. Edda Pando, migrante peruviana, egrave; tra le promotrici di questo progetto. Edda spiega che l'idea egrave; nata dal bisogno di protagonismo, inteso anche in termini politici, che hanno i migranti.

Mentre nella prima edizione le lezioni erano di due ore, quest'anno si egrave; deciso di farle di quattro: due ore di lezione del relatore  e due ore di dibattito. Durante i dibattiti docenti di scuole medie e superiori hanno condiviso le loro difficoltagrave; a insegnare in classi multietniche. Secondo i dati Caritas, gli studenti figli di immigrati aumentano al ritmo di 70mila unitagrave; all'anno, e hanno sfiorato le 600mila unitagrave; nell'anno scolastico 2007-2008. Sempre secondo la Caritas il sistema scolastico egrave; scarsamente dotato di mezzi per favorirne un inserimento adeguato, specialmente quando il trasferimento dallrsquo;estero avviene nel corso dellrsquo;anno scolastico. Secondo fonti ministeriali, il 42,5% degli alunni stranieri non egrave; in regola con gli studi, con ritardi scolastici particolarmente accentuati nella scuola secondaria superiore, dove il 19% degli iscritti stranieri ha piugrave; di 18 anni.
Per quanto riguarda le universitagrave; italiane, sono 47.506 gli studenti stranieri iscritti: il doppio rispetto ad appena 10 anni fa ma pur sempre pochi, costituendo solo il 2,6% dellrsquo;intera popolazioone universitaria

Il corso, finanziato dal centro sevizi volontariato di Milano, prevede anche una terza edizione nel 2009. Si intitoleragrave; "il lavoro interculturale nella cittagrave; che cambia identitagrave;" e si incentreragrave; soprattutto sulla realtagrave; milanese e su quelle cittagrave; "impaurite" dalla presenza degli immigrati. Tra i docenti del corso del prossimo anno, Anna Maria Riveira, militante antropologa che offriragrave; diversi spunti per costruire un "universale policulturale". Per informazioni, www.unimigrante.net.</itunes:summary>
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		<title>Passpartù 07: le militanti della memoria</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2008/11/21/passpartu-07-le-militanti-della-memoria/</link>
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		<pubDate>Fri, 21 Nov 2008 16:27:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia Coronati</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Vera Vigevani è stata vittima di due dittature: figlia di ebrei italiani, costretti a emigrare in Argentina durante la guerra, Vera assisterà, quaranta anni dopo,  alla scomparsa di sua figlia, una delle tante desaparecidas italiane vittime della dittatura argentina. Vera e il giornalista Italo Moretti racconteranno come si comportò l&#8217;Italia a seguito del golpe [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vera Vigevani è stata vittima di due dittature: figlia di ebrei italiani, costretti a emigrare in Argentina durante la guerra, Vera assisterà, quaranta anni dopo,  alla scomparsa di sua figlia, una delle tante <em>desaparecidas</em> italiane vittime della dittatura argentina. Vera e il giornalista Italo Moretti racconteranno come si comportò l&#8217;Italia a seguito del <em>golpe</em> del &#8216;76.</p>
<p><span id="more-5773"></span><strong>in redazione</strong>: Elise Melot, Khaldoun, Marzia Coronati</p>
<p><strong>con l&#8217;intervento di: </strong>Vera Vigevani, Italo Moretti, Damiano Zigrino, Giancarlo Ventura</p>
<p>Al contrario di quanto accadde dopo il golpe in Cile, il golpe argentino del 1976 non suscitò nessuna reazione di solidarietà internazionale concreta, come spiega il giornalista Italo Moretti. &#8220;L&#8217;Italia non denunciò le aberranti violenze scaturite dalla dittatura per interessi economici e politici&#8221; spiega Moretti.</p>
<p>Gli italiani furono vittime e carnefici del golpe di stato argentino: molti desaparecidos erano oriundi italiani, ma c&#8217;erano anche italiani tra le fila dei militari. Tra gli aspetti più truci di questa tragedia, i bambini sottratti alle madri e venduti o regalati ai militari. Spessissimo questi bambini erano distribuiti all&#8217;interno del luogo in cui la mamma era stata condannata a morte. Erano gli stessi carnefici dunque a ricevere come &#8220;bottino di guerra&#8221; questi neonati, che poi, con la complicità di medici militari e impiegati dello Stato, venivano passati come propri figli. Così accadeva che una persona si trovava ad avere come padre colui che gli aveva ucciso i veri genitori. Furono molte le ragazze lasciate in vita fino al momento del parto con l&#8217;unico scopo di sottrarre loro i figli, e subito dopo mandate al massacro. La maggior parte di queste donne è stata costratta dai militari a partorire nella scuola navale meccanica  di Buenos Aires, oggi finalmente elevata a museo della memoria. Alcune di queste prigioniere, tra cui molte italiane, sono sopravvissute, e grazie alle loro testimonianze oggi si sono potute ricostruire numerose vicende.</p>
<p>Dopo molte versioni, nessuna confermata, Vera è venuta a conoscenza della verità da una donna deportata con sua figlia. &#8220;Le sarò grata tutta la vita perchè noi abbiamo bisogno della verità&#8221; dice Vera. La donna le raccontò che sua figlia durò meno di un mese nel campo, poi perse la vita con un &#8220;volo della morte&#8221;, lanciata viva in mare da uno degli aerei militari argentini.<br />
C&#8217;è anche qualche caso, anche se raro, di bambini adottatti da coppie per bene. Come la storia di Claudio, che sembra quasi la trama di un film. Il padre di Claudio, che è nato nel 1976, fu ucciso dalla dittatura quando la madre era in cinta di cinque mesi. La donna scappa, si rifugia a casa di amici, dove partorisce il bambino; un giorno la casa viene assalita dai militari. Muoiono tutti, tranne Claudio, di soli otto mesi. Una coppia si rivolge ai militari artefici dell&#8217;assalto per adottare il bambino. Le autorità dicono ai genitori adottivi che la mamma era morta in un incidente stradale e che del padre non si sapeva nulla, e questa fu la versione che i nuovi genitori raccontano, in buona fede, al bambino. Ma quando Claudio diventa ragazzo comincia a dubitare della veridicità della storia sul suo passato, e inizia a ricercare la verità. Era l&#8217;anno 1995 quando Claudio, grazie alle ricerche che nel frattempo erano state attivate dalle Abuelas de Plaza de Mayo, riesce a riprendere i contatti con il suo vero fratello, che scopre essere il bassista della sua band rock preferita. Oggi Claudio conosce la sua famiglia di sangue, ma è rimasto in ottimi rapporti con la famiglia adottiva</p>
<p>Grazie alle ricerche delle Abuelas de Plaza de Mayo, di cui è presidente Estella Carlotto, fino ad oggi sono stati restituite alle loro vere famiglie ben 85 persone. Anche Estella ha avuto uno delle sue figle sequestrate e uccise, ha anche saputo che la figlia prima di morire ha partorito un bambino, che oggi sta ancora cercando. La lotta che da 31 anni portano avanti le Avuelas è stata sostenuta dal governo argentino degli ultimi 25 anni: un governo democratico, il più lungo della storia argentina.</p>
<p>Madres e Abuelas de Plaza de Mayo continuano a cercare e a raccontare quello che è successo in quegli anni, perchè la memoria, anche se non è garanzia, è speranza.</p>
<p>Nella seconda parte del programma presentiamo uno spettacolo patrocinato dal Museo dell&#8217;Emigrazione di Gualdo Tadino. Una produzione italo-argentina dal titolo A forma di formica, che vede in scena Damiano Augusto Zigrino e Valeria Marri. La piece ha debuttato in vari festival e rassegne italiane, e un mese fa è sbarcato sulle coste argentine.</p>
<p>In chiusura, la rubrica &#8220;Nomadi&#8221; ci porta tra le steppe della Mongolia.</p>
<div class="acc_license"><a href="http://creativecommons.org/licenses/by/3.0/"><img src="http://i.creativecommons.org/l/by/3.0/88x31.png" alt="by" /></a></div><!--<rdf:RDF xmlns="http://creativecommons.org/ns#" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:rdf="http://www.w3.org/1999/02/22-rdf-syntax-ns#"><Work rdf:about=""><license rdf:resource="http://creativecommons.org/licenses/by/3.0/" /></Work><License rdf:about="http://creativecommons.org/licenses/by/3.0/"><requires rdf:resource="http://creativecommons.org/ns#Attribution" /><permits rdf:resource="http://creativecommons.org/ns#Reproduction" /><permits rdf:resource="http://creativecommons.org/ns#Distribution" /><permits rdf:resource="http://creativecommons.org/ns#DerivativeWorks" /><requires rdf:resource="http://creativecommons.org/ns#Notice" /></License></rdf:RDF>-->]]></content:encoded>
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		<itunes:summary>Vera Vigevani egrave; stata vittima di due dittature: figlia di ebrei italiani, costretti a emigrare in Argentina durante la guerra, Vera assisteragrave;, quaranta anni dopo,  alla scomparsa di sua figlia, una delle tante desaparecidas italiane vittime della dittatura argentina. Vera e il giornalista Italo Moretti racconteranno come si comportograve; l'Italia a seguito del golpe del '76.

in redazione: Elise Melot, Khaldoun, Marzia Coronati

con l'intervento di: Vera Vigevani, Italo Moretti, Damiano Zigrino, Giancarlo Ventura

Al contrario di quanto accadde dopo il golpe in Cile, il golpe argentino del 1976 non suscitograve; nessuna reazione di solidarietagrave; internazionale concreta, come spiega il giornalista Italo Moretti. "L'Italia non denunciograve; le aberranti violenze scaturite dalla dittatura per interessi economici e politici" spiega Moretti.

Gli italiani furono vittime e carnefici del golpe di stato argentino: molti desaparecidos erano oriundi italiani, ma c'erano anche italiani tra le fila dei militari. Tra gli aspetti piugrave; truci di questa tragedia, i bambini sottratti alle madri e venduti o regalati ai militari. Spessissimo questi bambini erano distribuiti all'interno del luogo in cui la mamma era stata condannata a morte. Erano gli stessi carnefici dunque a ricevere come "bottino di guerra" questi neonati, che poi, con la complicitagrave; di medici militari e impiegati dello Stato, venivano passati come propri figli. Cosigrave; accadeva che una persona si trovava ad avere come padre colui che gli aveva ucciso i veri genitori. Furono molte le ragazze lasciate in vita fino al momento del parto con l'unico scopo di sottrarre loro i figli, e subito dopo mandate al massacro. La maggior parte di queste donne egrave; stata costratta dai militari a partorire nella scuola navale meccanica  di Buenos Aires, oggi finalmente elevata a museo della memoria. Alcune di queste prigioniere, tra cui molte italiane, sono sopravvissute, e grazie alle loro testimonianze oggi si sono potute ricostruire numerose vicende.

Dopo molte versioni, nessuna confermata, Vera egrave; venuta a conoscenza della veritagrave; da una donna deportata con sua figlia. "Le sarograve; grata tutta la vita perchegrave; noi abbiamo bisogno della veritagrave;" dice Vera. La donna le raccontograve; che sua figlia durograve; meno di un mese nel campo, poi perse la vita con un "volo della morte", lanciata viva in mare da uno degli aerei militari argentini.
C'egrave; anche qualche caso, anche se raro, di bambini adottatti da coppie per bene. Come la storia di Claudio, che sembra quasi la trama di un film. Il padre di Claudio, che egrave; nato nel 1976, fu ucciso dalla dittatura quando la madre era in cinta di cinque mesi. La donna scappa, si rifugia a casa di amici, dove partorisce il bambino; un giorno la casa viene assalita dai militari. Muoiono tutti, tranne Claudio, di soli otto mesi. Una coppia si rivolge ai militari artefici dell'assalto per adottare il bambino. Le autoritagrave; dicono ai genitori adottivi che la mamma era morta in un incidente stradale e che del padre non si sapeva nulla, e questa fu la versione che i nuovi genitori raccontano, in buona fede, al bambino. Ma quando Claudio diventa ragazzo comincia a dubitare della veridicitagrave; della storia sul suo passato, e inizia a ricercare la veritagrave;. Era l'anno 1995 quando Claudio, grazie alle ricerche che nel frattempo erano state attivate dalle Abuelas de Plaza de Mayo, riesce a riprendere i contatti con il suo vero fratello, che scopre essere il bassista della sua band rock preferita. Oggi Claudio conosce la sua famiglia di sangue, ma egrave; rimasto in ottimi rapporti con la famiglia adottiva

Grazie alle ricerche delle Abuelas de Plaza de Mayo, di cui egrave; presidente Estella Carlotto, fino ad oggi sono stati restituite alle loro vere famiglie ben 85 persone. Anche Estella ha avuto uno delle sue figle sequestrate e uccise, ha anche saputo che la figlia prima di ...</itunes:summary>
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		<title>Passpartù 06: la legge scatola chiusa</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2008/11/14/passpartu-06-la-legge-scatola-chiusa/</link>
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		<pubDate>Fri, 14 Nov 2008 18:29:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia Coronati</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Il nuovo decreto di legge 733, ultimo tassello del pacchetto sicurezza. Le principali novità e un focus sui servizi sanitari per gli stranieri. Secondo appuntamento con il report Fortress Europe, il rapporto a cura di Gabriele Del grande che ogni mese ci aggiorna su quello che accade sulle coste del mediterraneo. In chiusura, come sempre, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il nuovo decreto di legge 733, ultimo tassello del pacchetto sicurezza. Le principali novità e un focus sui servizi sanitari per gli stranieri. Secondo appuntamento con il report Fortress Europe, il rapporto a cura di Gabriele Del grande che ogni mese ci aggiorna su quello che accade sulle coste del mediterraneo. In chiusura, come sempre, Nomadi, la rubrica a cura di Elise Melot che oggi continuerà a parlare di rom.</p>
<p><a href="http://amisnet.org/files/2008/11/pp06.mp3" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/downloads/mp3/pp06.mp3');">Clicca qui per ascoltare Passpartù 06: la legge scatola chiusa</a></p>
<p><strong>Ospiti della puntata:</strong> Marco Paggi, Melting Pot; Salvatore Geraci, Simm; Aldo Morrone, Inmp; Rolando Magnano, Medici Senza Frontiere; Gabriele del Grande, Fortress Europe; Santino Spinelli, musicista.</p>
<p><strong>In redazione: </strong>Elise Melot; Marzia Coronati</p>
<p>Il ddl 733 è stato approvato il 5 novembre dalle Commissioni riunite e passa ora all&#8217;esame del Parlamento.<br />
Molti gli emandamenti di modifica passati in commissione:<br />
- si introduce il reato di ingresso e soggiorno irregolare, un reato che non comporterà l&#8217;immediata incarcerazione, ma un ammenda da 5mila a 10mila euro<br />
- si introduce poi una tassa di 200 euro per tutte le pratiche relative al rilascio o al rinnovo del permesso di soggiorno<br />
- viene prorogata fino a 18 mesi la detenzione nei centri di identificazione ed espulsione, ex cpt<br />
- sarà richiesta, per l&#8217;iscrizione o la variazione della residenza anagrafica, la certificazione dell&#8217;idoneità alloggiativa, e la residenza potrà essere richiesta solo dopo dieci anni di soggiorni in Italia<br />
- si istituisce un accordo di integrazione articolato in crediti da sottoscrivere al momento della richiesta di rilascio del permesso di soggiorno. L&#8217;accordo prevede, tra l&#8217;altro, un esame di lingua e uno sulle regole fondamentali dell&#8217;ordinamento italiano. Se lo straniero non dovesse impegnarsi alla sottoscrizione di questo accordo di integrazione non otterrà il permesso, anche se in possesso del nullaosta all&#8217;ingresso per motivi di lavoro rilasciato a seguito delle procedure regolate dal decreto flussi. L&#8217;accordo funziona a punti, un pò come la patente. Gli stranieri dovranno acquisire dieci punti, che potranno incrementare attraverso pratiche di buona condotta o al contrario perdere in caso di sanzioni penali, tributarie e amministrative . Nel caso in cui perdano un numero di punti inferiore a 5, saranno sottoposti a corsi di integrazione &#8220;volti a coinvolgere lo straniero ad attività socialmente utili&#8221;, se invece le decurtazioni comporteranno l&#8217;azzerramento dei crediti, è disposta la revoca del permesso di soggiorno e l&#8217;espulsione dal paese.</p>
<p>Nel testo non è specificato come saranno questi esami, se ci saranno corsi di preparazione, con quali criteri si decurtano o acquisiscono i punti. In altre parole, spiega l&#8217;avvocato Paggi, &#8220;bisognerebbe votare una legge a scatola chiusa e poi attendere di scoprire quali saranno i criteri di proporzionalità che il Ministero ritiene di adottare, quali saranno i programmi, le modalità di svolgimento dei corsi di integrazione e soprattutto le condizioni in cui questi corsi dovrebbero essere svolti&#8221;.</p>
<p>Alcune proposte della Lega, come l&#8217;obbligo di pagamento di tutte le prestazioni mediche, anche quelle da pronto soccorso, agli stranieri irregolari, sta facendo rabbirividire l&#8217;Ordine dei medici e non solo. Questa norma infatti, come quella che sancirebbe l&#8217;obbligo da parte dei medici di segnalazione alle forze dell&#8217;ordine del paziente irregolare, sono considerate da molti giuristi anticostituzionali, andando contro all&#8217;articolo 32, che sancisce il diritto alla salute per tutti i cittadini.</p>
<p>Il 31 ottobre scorso Medici senza frontiere ha interrotto il servizio di prima accoglienza sanitaria al molo dell&#8217;isola di Lampedusa. L&#8217;organizzazione lavorava sul molo dal 2002, ma quest&#8217;anno il diniego da parte del governo di approvare un nuovo protocollo d&#8217;intesa che garantisse il lavoro di msf ha costretto l&#8217;organizzazione a chiudere il servizio. Fino al 31 ottobre si operava sulla base di protocolli sottoscritti dal Ministero dell&#8217;interno, l&#8217;ultimo è scaduto a giugno nel 2008, e non è stato rinnovato.</p>
<p>Nel <a href="http://fortresseurope.blogspot.com/2006/01/tunisia-la-dittatura-sud-di-lampedusa.html" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/fortresseurope.blogspot.com');">report Fortress Europe</a> di questo mese, uno speciale sulla Tunisia e il lancio di una petizione per aprire una Commissione d&#8217;inchiesta sulla condizione dei migranti in Libia. <a href="http://fortresseurope.blogspot.com/2006/01/libia-firmate-la-petizione-on-line.html" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/fortresseurope.blogspot.com');">Clicca qui</a> per firmare la petizione.</p>
<div class="acc_license"><a href="http://creativecommons.org/licenses/by/3.0/"><img src="http://i.creativecommons.org/l/by/3.0/88x31.png" alt="by" /></a></div><!--<rdf:RDF xmlns="http://creativecommons.org/ns#" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:rdf="http://www.w3.org/1999/02/22-rdf-syntax-ns#"><Work rdf:about=""><license rdf:resource="http://creativecommons.org/licenses/by/3.0/" /></Work><License rdf:about="http://creativecommons.org/licenses/by/3.0/"><requires rdf:resource="http://creativecommons.org/ns#Attribution" /><permits rdf:resource="http://creativecommons.org/ns#Reproduction" /><permits rdf:resource="http://creativecommons.org/ns#Distribution" /><permits rdf:resource="http://creativecommons.org/ns#DerivativeWorks" /><requires rdf:resource="http://creativecommons.org/ns#Notice" /></License></rdf:RDF>-->]]></content:encoded>
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		<title>Passpartù 05: migrazioni anni &#8216;80</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2008/11/07/passpartu-05-migrazioni-anni-80/</link>
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		<pubDate>Fri, 07 Nov 2008 18:20:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia Coronati</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Italia anni &#8216;80. Le prime ondate migratorie dopo il boom economico e la chiusura di molte frontiere europee. Un viaggio tra gli immigrati &#8220;di prima generazione&#8221; e un confronto con l&#8217;Italia di oggi, che ha assistito ad un aumento esponenziale degli stranieri: da centomila a tre milioni in meni di trenta anni. In chiusura, &#8220;Nomadi&#8221;, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Italia anni &#8216;80. Le prime ondate migratorie dopo il boom economico e la chiusura di molte frontiere europee. Un viaggio tra gli immigrati &#8220;di prima generazione&#8221; e un confronto con l&#8217;Italia di oggi, che ha assistito ad un aumento esponenziale degli stranieri: da centomila a tre milioni in meni di trenta anni. In chiusura, &#8220;Nomadi&#8221;, la rubrica sugli uomini delle tende a cura di Elise Melot che questa settimana si occuperà di musica rom.</p>
<p><a href="http://amisnet.org/files/2008/11/pp05.mp3" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/downloads/mp3/pp05.mp3');">Clicca qui per ascoltare la quinta puntata di Passpartù</a><span id="more-5716"></span></p>
<p><strong>Ospiti della puntata: </strong>Laura Gambi, ricercatrice; Therese, mediatrice culturale; Franco Pittau, Caritas; Roman Herzog, giornalista freelance</p>
<p><strong>In redazione: </strong>Elise Melot, Marzia Coronati</p>
<p>Laura Gambi ha iniziato a lavorare nel 1989 in un centro di informazione e accoglienza per immigrati extra-comunitari promosso dal Comune di Ravenna. Il primo del ravennate, dopo l&#8217;ondata migratoria sulla costa romagnola della fine degli anni &#8216;80, dovuta anche alla chiusura delle frontiere francesi. Poi le nuove ondate migratorie, le sanatorie, gli immigrati dall&#8217;Est Europa. Le persone che si rivolgono al centro aumentano, all&#8217;inizio erano solo uomini, ora iniziano ad arrivare anche molte donne.  Prima le albanesi, nel &#8216;91, poi senegalesi, marocchine, nigeriane, bosniache. Laura inizia ad interessarsi alla loro storia; realizza una serie di interviste, con l&#8217;obiettivo di scrivere un libro che raccogliesse le storie di vita di donne marocchine, senegalesi e albanesi. Il libro è stato pubblicato nel 1998, con il titolo &#8220;Awa che vive due volte&#8221;.</p>
<p>Therese, una delle protagoniste del libro, oggi lavora come mediatrice culturale in un centro di accoglienza a Ravenna, dove<br />
i servizi per i migranti sono aumentati a vista d&#8217;occhio. Ci sono piu consultori, progetti di riduzione del danno, case per le donne maltrattate. C&#8217;è una consulta degli immigrati, quindi una rappresentazione più alta e una più alta organizzazione.</p>
<p>Franco Pittau, curatore del dossier Caritas Migranti, dipinge un quadro della situazione migratoria attuale. &#8220;La politica deve fare i conti con una realtà evidente. Il boom dell&#8217;immigrazione può essere un fattore positivo, sia per gli stranieri che per gli italiani&#8221;.</p>
<p>In provincia di Noto, Sicilia, un corteo ha ricordato i 17 egiziani morti nel Mediterraneo l&#8217;anno passato nel tentativo di raggiungere le coste italiane. Roman Herzog, tra i promotori dell&#8217;iniziativa, commenta l&#8217;evento.</p>
<div class="acc_license"><a href="http://creativecommons.org/licenses/by/3.0/"><img src="http://i.creativecommons.org/l/by/3.0/88x31.png" alt="by" /></a></div><!--<rdf:RDF xmlns="http://creativecommons.org/ns#" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:rdf="http://www.w3.org/1999/02/22-rdf-syntax-ns#"><Work rdf:about=""><license rdf:resource="http://creativecommons.org/licenses/by/3.0/" /></Work><License rdf:about="http://creativecommons.org/licenses/by/3.0/"><requires rdf:resource="http://creativecommons.org/ns#Attribution" /><permits rdf:resource="http://creativecommons.org/ns#Reproduction" /><permits rdf:resource="http://creativecommons.org/ns#Distribution" /><permits rdf:resource="http://creativecommons.org/ns#DerivativeWorks" /><requires rdf:resource="http://creativecommons.org/ns#Notice" /></License></rdf:RDF>-->]]></content:encoded>
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		<title>Passpartù 04: giovani migranti</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2008/10/31/passpartu-04-giovani-migranti/</link>
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		<pubDate>Fri, 31 Oct 2008 18:37:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia Coronati</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Bredian, ha ventitre anni. Quando è scappato dall&#8217;Albania ne aveva sedici. Oggi vive, studia e lavora a Verona, una città che adora. Ci racconta i tentativi di fuga, arrampicandosi sulla catena dell&#8217;ancora di una nave porta container. I giovani migranti non accompagnati saranno protagonisti di questa puntata, con uno sguardo alle associazioni italiane che si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Bredian, ha ventitre anni. Quando è scappato dall&#8217;Albania ne aveva sedici. Oggi vive, studia e lavora a Verona, una città che adora. Ci racconta i tentativi di fuga, arrampicandosi sulla catena dell&#8217;ancora di una nave porta container. I giovani migranti non accompagnati saranno protagonisti di questa puntata, con uno sguardo alle associazioni italiane che si occupano di integrazione dei minori in difficoltà.</p>
<p><a href="http://amisnet.org/files/2008/10/pp04.mp3" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/downloads/mp3/pp04.mp3');">Clicca qui per ascoltare la puntata n.4 di Passpartù</a></p>
<p>Ospiti della puntata: Debrian, studente e lavoratore; Damiano Rizzi, Soleterre; Cecilia Rivera, assistente sociale</p>
<p>In redazione: Elise Melot, Marzia Coronati<br />
Il tentativo di fuga di Bredian fallisce, Bredian viene rimbarcato in Albania con la stessa nave in cui si era nascosto. La nave trasportava container da Durazzo a Trieste, e poi, dopo un giro di una settimana, tornava a durazzo. Per sette giorni è stato in una cabina, dove gli veniva portato cibo e acqua, e poi è ritornato a casa, dove lo aspettavano i familiari, che non sapevano niente della sua avventura. Dopo quindici giorni,  ritenta la fuga, ma questa volta sceglie di attraversare l&#8217;Adriatico su un gommone.</p>
<p>In Italia Bredian viene a sapere dell&#8217;esistenza di una struttura di accoglienza per minorenni a Verona. Fa un colloquio con gli assistenti sociali e dopo neanche tre settimane entra nella comunità di S.Benedetto, all&#8217; opera Don Calabria, un progetto rivolto a ragazzi minorenni non accompagnati stranieri o minorenni con problemi giudiziari.</p>
<p>I progetti come il Don calabria, offrono un&#8217;alternativa fatta di scuola e lavoro a minorenni che hanno perso la strada. Un&#8217;opzione diversa dallo strumento repressivo, che invece ancora si usa in diversi paesi del mondo, carceri e isituti severi, che spesso alimentano la rabbia e l&#8217;inadeguatezza dei giovani.</p>
<p>Secondo le statistiche del Dipartimento di Giustizia Minorile, i minori italiani sono piu di dieci milioni e mezzo e circa 510 mila i coetanei stranieri, sia residenti che non accompagnati. In carcere la presenza media giornaliera dei ragazzi stranieri è di 226,5 ragazzi contro i 191,1 italiani. Il numero di stranieri presenti presso gli Istituti Penali Minorili risulta, quindi, essere in proporzione 23 volte più grande; un dato che non può certamente essere spiegato  per una maggiore propensione culturale a delinquere, ma per ragioni di condizioni sociali, spesso complesse e precarie. Le difficoltà più evidenti sono imputabili all’inserimento degli oltre ottomila minori non accompagnati, costretti ad affrontare problemi legati alla ricerca di un alloggio, estinguere il debito contratto per il viaggio, ponendoli nella necessità del guadagno facile: lavoro in nero, spostamenti territoriali e, quando la ricerca fallisce, atteggiamenti delinquenziali.</p>
<p>In chiusura, Nomadi, la rubrica sui popoli delle tende a cura di Elise Melot, che questa settimana parlerà di rom, con un&#8217;intervista ad Alexander Santino Spinelli.</p>
<div class="acc_license"><a href="http://creativecommons.org/licenses/by/3.0/"><img src="http://i.creativecommons.org/l/by/3.0/88x31.png" alt="by" /></a></div><!--<rdf:RDF xmlns="http://creativecommons.org/ns#" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:rdf="http://www.w3.org/1999/02/22-rdf-syntax-ns#"><Work rdf:about=""><license rdf:resource="http://creativecommons.org/licenses/by/3.0/" /></Work><License rdf:about="http://creativecommons.org/licenses/by/3.0/"><requires rdf:resource="http://creativecommons.org/ns#Attribution" /><permits rdf:resource="http://creativecommons.org/ns#Reproduction" /><permits rdf:resource="http://creativecommons.org/ns#Distribution" /><permits rdf:resource="http://creativecommons.org/ns#DerivativeWorks" /><requires rdf:resource="http://creativecommons.org/ns#Notice" /></License></rdf:RDF>-->]]></content:encoded>
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		<title>Passpartù 03: cultura senza confini?</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2008/10/26/passpartu-03-cultura-senza-confini/</link>
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		<pubDate>Sun, 26 Oct 2008 08:00:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia Coronati</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Un film documentario sui migranti italo-brasiliani, una biografia di una donna eritrea,la testimonianza di Mohsen Melliti, unico regista del grande schermo italiano senza passaporto italiano. Le storie dei migranti raccontate da pellicola e carta.
Clicca qui per ascoltare Passpartù o3_cultura senza confini?
Ospiti della puntata: Federico Ferrone, regista; Mohsen Melliti, regista e sceneggiatore; Raffaele Masto, giornalista
In redazione: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un film documentario sui migranti italo-brasiliani, una biografia di una donna eritrea,la testimonianza di Mohsen Melliti, unico regista del grande schermo italiano senza passaporto italiano. Le storie dei migranti raccontate da pellicola e carta.<span id="more-5653"></span></p>
<p><a href="http://amisnet.org/files/2008/10/pp03_.mp3" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/downloads/mp3/pp03_.mp3');">Clicca qui per ascoltare Passpartù o3_cultura senza confini?</a></p>
<p><strong>Ospiti della puntata:</strong> Federico Ferrone, regista; Mohsen Melliti, regista e sceneggiatore; Raffaele Masto, giornalista</p>
<p><strong>In redazione:</strong> Elise Melot, Khaldoun, Marzia Coronati</p>
<p>Il programma è a cura di Marzia Coronati</p>
<p>&#8220;Merica&#8221;, il film documentario di Federico Ferrone, Michele Manzolini e Francesco Ragazzi sui migranti italo brasiliani, è una raccolta di testimonianze di italo-brasiliani; un lavoro che ripercorre la storia dell&#8217;emigrazione italiana in Brasile,e mette a confronto le esperienze  di allora con quelle dei migranti di oggi, che dal paese sudamericano si spostano in Italia. Oggi il film sta girando in molti festival italiani, per saperne di più, <a href="http://www.mericadoc.org/" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/www.mericadoc.org');">www.mericadoc.org</a>.</p>
<p>Mohsen Melliti, regista di origini tunisine, vive da venti anni in iItalia. il primo film di Mellitit, &#8220;Io e l&#8217;altro&#8221; è uscito sui grandi schermi a maggio dell&#8217;anno scorso. &#8220;Mi ci sono voluti venti anni per riuscire a fare un film in Italia&#8221;, racconta Mohsen. Mohsen è l&#8217;unico regista in Italia che non è cittadino italiano, è un rifugiato politico, e, in quanto tale non ha diritto ad accedere ai contributi del Ministero della cultura, come è possibile per tutti i registi italiani. Non solo: quando il suo lavoro è uscito, non ha potuto presenziare alla prima del suo film in molti paesi, prorpio per il suo status di esiliato politico.</p>
<p>&#8220;Libera, odissea di una donna eritrea in fuga dalla guerra&#8221; è una biografia scritta a quattro mani dal gironalista Raffaele Masto e dalla protagonista del libro, Feven. Feven è scappata dal suo paese per evitare il servizio militare, che in Eritrea è obbligatorio sia per gli uomini che per le donne, e oggi vive e lavora in Italia.</p>
<p>In chiusura, &#8220;Nomadi&#8221;, la rubrica a cura di Elise melot, continuerà  a occuparsi di tuareg.</p>
<div class="acc_license"><a href="http://creativecommons.org/licenses/by/3.0/"><img src="http://i.creativecommons.org/l/by/3.0/88x31.png" alt="by" /></a></div><!--<rdf:RDF xmlns="http://creativecommons.org/ns#" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:rdf="http://www.w3.org/1999/02/22-rdf-syntax-ns#"><Work rdf:about=""><license rdf:resource="http://creativecommons.org/licenses/by/3.0/" /></Work><License rdf:about="http://creativecommons.org/licenses/by/3.0/"><requires rdf:resource="http://creativecommons.org/ns#Attribution" /><permits rdf:resource="http://creativecommons.org/ns#Reproduction" /><permits rdf:resource="http://creativecommons.org/ns#Distribution" /><permits rdf:resource="http://creativecommons.org/ns#DerivativeWorks" /><requires rdf:resource="http://creativecommons.org/ns#Notice" /></License></rdf:RDF>-->]]></content:encoded>
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		<title>Passpartù 02: storie dal carcere</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2008/10/17/passpartu-02-storie-dal-carcere/</link>
		<comments>http://amisnet.org/agenzia/2008/10/17/passpartu-02-storie-dal-carcere/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 17 Oct 2008 17:34:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia Coronati</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>

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		<category><![CDATA[articolo 21]]></category>

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		<description><![CDATA[Altin è un giovane albanese trapiantato a Padova, eJamel un attore di teatro di origine tunisina che vive a Volterra. Nella seconda puntata di Passpartù la storia di due detenuti che hanno deciso di intraprendere un cammino professionale parallelo al carcere.  In chiusura, Nomadi, la rubrica sui popoli in movimento, continuerà a occuparsi di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Altin è un giovane albanese trapiantato a Padova, eJamel un attore di teatro di origine tunisina che vive a Volterra. Nella seconda puntata di Passpartù la storia di due detenuti che hanno deciso di intraprendere un cammino professionale parallelo al carcere.  In chiusura, Nomadi, la rubrica sui popoli in movimento, continuerà a occuparsi di Tuareg.</p>
<p><span id="more-5633"></span><a href="http://amisnet.org/files/2008/10/pp02.mp3"><br />
Clicca qui per ascoltare o scaricare Passpartù 02 - Storie dal carcere</a></p>
<p>Ospiti della puntata: Altin, autista e pasticcere di origine albanese; Gennaro Santoro, associazione Antigone; Jamel Bin Salh Soltani, attore teatrale; Armando Punzo, regista</p>
<p>In redazione: Elise Melot, Marzia Coronati</p>
<p>Il programma è a cura di Marzia Coronati</p>
<p>Altin a diciassette anni ha deciso di lasciare l&#8217;Albania per trovare fortuna in Italia. Da pasticcere a commerciante d&#8217;auto, i primi due anni di permanenza in Italia sono stati piuttosto produttivi, fino a quando, nel &#8216;94,Altin, appena diciannovenne, viene accusato della morte di un uomo. Arrestato a Padova, viene condannato a una pena di 24 anni di detenzione.<br />
Essere un detenuto ed essere straniero. La lontananza dalla famiglia, l&#8217;integrazione con gli italiani, le difficoltà linguistiche: Altin ci racconta la sua esperienza, fatta di ostacoli ma anche di momenti di solidarietà con gli altri detenuti.</p>
<p>Jamel Bin Salh Soltani è il protagonista dello spettacolo teatrale &#8220;Il libro della vita, la storia di Ali&#8221;. La biografia di un uomo scritta a quattro mani da Mimoun el Baruni, ex detenuto di Volterra, e Armando Punzo, direttore della Compagnia della Fortezza, il laboratorio teatrale all&#8217;interno del carcere di Volterra.<br />
Mimoun aveva anche interpretato il suo personaggio, quando lo spettacolo ha esordito. Oggi La storia di Ali torna nei teatri di Italia con un nuovo interprete, Jamel Bin Salh Soltani. Questo attore di origine tunisina ci ha raccontato che è stato mplto facile calarsi nella parte, perchè l&#8217; esperienza del vero Alì, che dalla tunisia era venuto in Italia, assomigliava molto alla sua, che a 22 anni ha lasciato il suo paese alla volta dell&#8217;italia .<br />
La prossima data dello spettacolo è prevista per il 25 ottobre a Palazzolo sull&#8217;Oglio, Brescia.<br />
Per maggiori informazioni: <a href="http://www.compagniadellafortezza.org/indexstatic.htm" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/www.compagniadellafortezza.org');">www.compagniadellafortezza.org</a></p>
<p>Il 38% dei detenuti nelle carceri italiane è straniero, con una percentuale che supera il 50% negli istituti minorili. nel 90, gli stranieri costituivano il 9%, un enorme numero di persone entra per una violazione che si può definire amministrativa, anche se ricade sul penale, cioè la mancata ottemperanza all&#8217;ordine del questore di allontanarsi dal paese entro cinque giorni, che dal 2004 è punito con una pena fino a cinque anni di carcere. Il 90% di chi ha scontato la pena avrà un espulsione a fine pena, come ci ha spiegato Gennaro Santoro, dell&#8217;associazione Antigone.</p>
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