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	<title>Amisnet &#187; Passpartù</title>
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	<description>Informazione Sociale Quotidiana</description>
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		<itunes:keywords>ambiente, conflitti, cooperazione, diritti, economia, politica, informazione sociale</itunes:keywords>
		<itunes:subtitle>Informazione sociale e programmi di approfondimento dalla redazione di AMISnet.</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>Amisnet e' un'agenzia radiofonica attiva da oltre 9 anni. La sua principale attivita' consiste nella produzione e la distribuzione di prodotti radiofonici di approfondimento a circa 35 radio italiane. Il podcast e' una selezione quotidiana dei servizi audio distribuiti tramite i siti del network Amisnet.</itunes:summary>
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		<title>Passpartù 39: Nelle mani delle red antz</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Jun 2010 16:08:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elise Melot</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In quest&#8217;ultima puntata della stagione di Passpartù,anche noi, come i media di mezzo mondo, parleremo di calcio e di Sudafrica, ma non solo, daremo anche spazio alla vicenda di Joy, la giovane nigeriana diventata un simbolo della lotta contro i Centri di identificazione ed espulsione, e in chiusura poi parleremo di un festival che aprirà [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In quest&#8217;ultima puntata della stagione di Passpartù,anche noi, come i media di mezzo mondo, parleremo di calcio e di Sudafrica, ma non solo, daremo anche spazio alla vicenda di Joy, la giovane nigeriana diventata un simbolo della lotta contro i Centri di identificazione ed espulsione, e in chiusura poi parleremo di un festival che aprirà a breve le porte a Lampedusa.</p>
<p>Lontano dal calcio business e dagli striscioni razzisti che appaiono in numerosi stadi, c&#8217;è un&#8217;appuntamento sportivo dove altri valori vengono promossi, dalla lotta alle discriminazioni al piacere del gioco: si tratta dei <a href="http://www.mondialiantirazzisti.org/">mondiali antirazzisti</a>. L&#8217;evento, promosso dall&#8217;Unione Italiana Sport Per tutti (<a href="http://www.uisp.it/nazionale/">Uisp</a>), si svolgera dal 7 all&#8217; 11 luglio a Casalecchio di Reno, vicino Bologna. Gli organizzatori si aspettano più di migliaia di partecipanti e squadre da tutto il mondo, pronte a partecipare a tornei di calcio, rugby e cricket. Oltre agli eventi sportivi sono previsti momenti di riflessione, in particolare sul diritto alla cittadinanza. Il mondo dello sport sembra lo specchio di una realtà dove i diritti vengono negati alle persone straniere ma anche ai loro figli, nati e cresciuti sul suolo italiano. Se un italiano vuole registrarsi in una federazione sportiva basta un documento di identità, per gli stranieri invece le pratiche si fanno molto più complicate: è necessario possedere un permesso di soggiorno valido almeno per un anno, non avere mai giocato con una federazione straniera e attestare di lavorare, niente sport quindi per chi è disoccupato.</p>
<p>Ma torniamo in Sud Africa, dove si stanno svolgendo i mondiali di calcio. <a href="http://www.medicisenzafrontiere.it/">Medici senza Frontiere</a> lavora da anni alla frontiera tra lo Zimbabwe e il Sudafrica, nella città di Musina, dove vede passare molti profughi, in fuga dal regime di Robert Mugabe. I membri dell&#8217;Ong sono molto preoccupati per la salute ma anche per la vità stessa dei migranti che si istallano nel Sudafrica. L&#8217;organizzazione ha raccolto le testimonianze di donne e uomini che hanno affrontato il viaggio e che raccontano le violenze subite al passare la frontiera. A Musina, solo nei primi quattro mesi del 2010, Medici senza frontiere ha accolto 103 vittime di violenze sessuale. Passata la frontiera, le violenze non diminuiscono. I migranti cercano di raggiugere Jonhannesburg, la più grande città del paese, dove vivono in palazzi occupati, spesso privi di acqua e di elettricità, gli sgomberi sono frequenti e sono opera delle forze di polizia speciale, chiamate &#8220;red antz&#8221;, formiche rosse, per il colore dell&#8217;uniforme che indossano. Per legge, l&#8217;accesso ai servizi alla salute deve essere garantito a tutti in Sudafrica, ma nella pratica, sottolinea Msf, i migranti vengono cacciati quando arrivano in ospedale o sono costretti a pagare somme esorbitanti per ricevere delle cure; per questo l&#8217;organizzazione ha aperto un consultorio per i migranti a Johannesburg, dove mediamente vengono effettuate 2300 visite mediche al mese. Le patologie sono per lo più dovute alle condizione di vità difficili nelle quali vivono i migranti. Per Msf, non solo lo stato sudafricano è responsabile della situazione dei profughi dello Zimbabwe, ma lo è anche l&#8217;Onu, che dovrebbe garantirgli assistenza.</p>
<p>Lasciamo il Sudafrica e il calcio per tornare in Italia. Joy, la giovane di origine nigeriana di cui abbiamo raccontato la storia in una <a href="http://amisnet.org/agenzia/2010/04/09/passpartu-27-marciapiedi-e-sbarre/">scorsa puntata di Passpartù</a>, è finalmente uscita dal Cie di Modena. Dopo quasi un anno di reclusione tra carcere e Centri di identificazione ed espulsione, Joy, condannata per la rivolta al Cie milanese di via Corelli, è stata finalmente rilasciata l’11 giugno scorso, in virtù dell’articolo 18 del Testo Unico sull’immigrazione, che tutela le persone vittime di tratta. Per i <a href="http://noinonsiamocomplici.noblogs.org/">comitati</a> che da fuori hanno sostenuto la sua lotta non si può ancora dire che è libera, visto che vive in una casa protetta, priva di cellulare, e che il permesso di soggiorno che ha ricevuto è valido per 6 mesi rinnovabili. Joy deve la sua uscita soprattutto alla lotta che ha portato avanti, sostenuta da più persone e movimenti. Nel corso dei mesi la sua vicenda è diventata il simbolo dell&#8217;universo opaco di questi assurdi luoghi di reclusione. Pochi giorni dopo l&#8217;uscita di Joy, altre due donne processate per la rivolta di Via Corelli, Debby e Priscilla, sono state invece espulse in Nigeria su un  Frontex il 17 giugno scorso. Frontex, l&#8217;agenzia europea per la gestione delle frontiere esterne, è stata creata nel 2004 e da qualche tempo organizza voli di espulsioni collettive. Come spesso accade, il volo con il quale sono state portate via dall&#8217;Italia Debby e Priscilla ha fatto scalo in più città italiane ed europee, dove sono state fatte salire a bordo altre persone per espellerle.</p>
<p>Chiudiamo quest&#8217;ultimo speciale di Passpartù invitandovi a partecipare a <a href="http://www.lampedusainfestival.com/">A-l&#8217;Altro</a>, il festival di cinema che si terrà a Lampedusa dal 19 al 25 luglio 2010. Grazie ai respingimenti verso la Libia voluti dal nostro governo da più di un anno ormai quasi nessun migrante mette piede sull&#8217;isola siciliana. Un gruppo di abitanti ha deciso di non voltare pagina e ha messo su questo festival.</p>
<p>Passpartù per quest&#8217;anno finisce qui ma torna dopo l&#8217;estate.</p>
<p>Ospiti della puntata : Carlo Balestri, Nicoletta e Giacomo Sferlazzo.</p>
<p>Tutta la redazione di Passpartù vi saluta e vi augura una buona estate!</p>
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		<itunes:subtitle>In quest'ultima puntata della stagione di Passpartugrave;,anche noi, come i media di mezzo mondo, parleremo di calcio e di Sudafrica, ma non solo, daremo anche ...</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>In quest'ultima puntata della stagione di Passpartugrave;,anche noi, come i media di mezzo mondo, parleremo di calcio e di Sudafrica, ma non solo, daremo anche spazio alla vicenda di Joy, la giovane nigeriana diventata un simbolo della lotta contro i Centri di identificazione ed espulsione, e in chiusura poi parleremo di un festival che apriragrave; a breve le porte a Lampedusa.

Lontano dal calcio business e dagli striscioni razzisti che appaiono in numerosi stadi, c'egrave; un'appuntamento sportivo dove altri valori vengono promossi, dalla lotta alle discriminazioni al piacere del gioco: si tratta dei mondiali antirazzisti. L'evento, promosso dall'Unione Italiana Sport Per tutti (Uisp), si svolgera dal 7 all' 11 luglio a Casalecchio di Reno, vicino Bologna. Gli organizzatori si aspettano piugrave; di migliaia di partecipanti e squadre da tutto il mondo, pronte a partecipare a tornei di calcio, rugby e cricket. Oltre agli eventi sportivi sono previsti momenti di riflessione, in particolare sul diritto alla cittadinanza. Il mondo dello sport sembra lo specchio di una realtagrave; dove i diritti vengono negati alle persone straniere ma anche ai loro figli, nati e cresciuti sul suolo italiano. Se un italiano vuole registrarsi in una federazione sportiva basta un documento di identitagrave;, per gli stranieri invece le pratiche si fanno molto piugrave; complicate: egrave; necessario possedere un permesso di soggiorno valido almeno per un anno, non avere mai giocato con una federazione straniera e attestare di lavorare, niente sport quindi per chi egrave; disoccupato.

Ma torniamo in Sud Africa, dove si stanno svolgendo i mondiali di calcio. Medici senza Frontiere lavora da anni alla frontiera tra lo Zimbabwe e il Sudafrica, nella cittagrave; di Musina, dove vede passare molti profughi, in fuga dal regime di Robert Mugabe. I membri dell'Ong sono molto preoccupati per la salute ma anche per la vitagrave; stessa dei migranti che si istallano nel Sudafrica. L'organizzazione ha raccolto le testimonianze di donne e uomini che hanno affrontato il viaggio e che raccontano le violenze subite al passare la frontiera. A Musina, solo nei primi quattro mesi del 2010, Medici senza frontiere ha accolto 103 vittime di violenze sessuale. Passata la frontiera, le violenze non diminuiscono. I migranti cercano di raggiugere Jonhannesburg, la piugrave; grande cittagrave; del paese, dove vivono in palazzi occupati, spesso privi di acqua e di elettricitagrave;, gli sgomberi sono frequenti e sono opera delle forze di polizia speciale, chiamate "red antz", formiche rosse, per il colore dell'uniforme che indossano. Per legge, l'accesso ai servizi alla salute deve essere garantito a tutti in Sudafrica, ma nella pratica, sottolinea Msf, i migranti vengono cacciati quando arrivano in ospedale o sono costretti a pagare somme esorbitanti per ricevere delle cure; per questo l'organizzazione ha aperto un consultorio per i migranti a Johannesburg, dove mediamente vengono effettuate 2300 visite mediche al mese. Le patologie sono per lo piugrave; dovute alle condizione di vitagrave; difficili nelle quali vivono i migranti. Per Msf, non solo lo stato sudafricano egrave; responsabile della situazione dei profughi dello Zimbabwe, ma lo egrave; anche l'Onu, che dovrebbe garantirgli assistenza.

Lasciamo il Sudafrica e il calcio per tornare in Italia. Joy, la giovane di origine nigeriana di cui abbiamo raccontato la storia in una scorsa puntata di Passpartugrave;, egrave; finalmente uscita dal Cie di Modena. Dopo quasi un anno di reclusione tra carcere e Centri di identificazione ed espulsione, Joy, condannata per la rivolta al Cie milanese di via Corelli, egrave; stata finalmente rilasciata lrsquo;11 giugno scorso, in virtugrave; dellrsquo;articolo 18 del Testo Unico sullrsquo;immigrazione, che tutela le persone vittime di tratta. Per i comitati che da fuori hanno sostenuto la sua lotta non si puograve; ancora dire che egrave; libera, visto che vive in una cas...</itunes:summary>
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		<title>Passpartu&#8217; 38: I rifugiati e le trappole di Dublino II</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Jun 2010 16:28:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elise Melot</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
In occasione del 20 giugno, giornata mondiale per i rifugiati, dedichiamo questa puntata di Passpartu&#8217; a coloro che fuggono dal loro paese alla ricerca di protezione in Europa.
Raul viene dall&#8217;Afghanistan e vive da 5 anni in Italia, a Roma, dove aspetta ancora di ricevere l&#8217;asilo politico. Come tanti profughi che arrivano nello stivale, ha vissuto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p lang="it-IT">In occasione del 20 giugno, giornata mondiale per i rifugiati, dedichiamo questa puntata di Passpartu&#8217; a coloro che fuggono dal loro paese alla ricerca di protezione in Europa.</p>
<p>Raul viene dall&#8217;Afghanistan e vive da 5 anni in Italia, a Roma, dove aspetta ancora di ricevere l&#8217;asilo politico. Come tanti profughi che arrivano nello stivale, ha vissuto in condizione estreme, per strada piuttosto che in centri di accoglienza allestiti di fretta all&#8217;arrivo dell&#8217;inverno. Non ha perso la speranza di ricevere i documenti. Per altri profughi, è una possibilità remota o che comporta nuovi sradicamenti. Da settembre 2003 infatti, è entrata in vigore la convenzione di Dublino II, firmata pochi mesi prima dai paesi membri dell&#8217;Unione Europea. Questa convenzione stabilisce che i migranti possano fare domanda di asilo soltanto nel primo paese europeo in cui siano entrati. Sempre agli inizi del 2003, i paesi europei hanno creato il primo schedario biometrico internazionale: Eurodac, dove sono archiviate le impronte digitali di tutti i richiedenti asilo che mettono un piede in Europa, e in cui è specificato le autorità di quale paese sono state rilevate. Cosi&#8217;, quando una persona fa una richiesta di asilo in un paese della zona Schengen, le autorità si riferiscono allo schedario Eurodac, e se le sue impronte digitali sono state prese altrove, li viene rinviata. Queste persone vengono quindi spostate da un posto all&#8217;altro, contro la loro volontà, è nato anche un aggettivo per definirli: i dublinati. Molti profughi entrano dalla frontiere sud dell&#8217;Europa: la destinazione è la Grecia per le persone provenienti dall&#8217;Iraq, dall&#8217;Iran, dall&#8217;Afghanistan o ancora dalla Palestina ; mentre fino a un anno fa, i profughi somali e eritrei arrivavano a Lampedusa, ora sono costretti ad elaborare rotte fantasiose, spesso per convergere anch&#8217;essi  in Grecia. Sono quindi tanti i profughi che devono richiedere asilo nei paesi del sud dell&#8217;Europa, cioè ad Italia, Malta, Spagna ed appunto Grecia. Peccato che Atene rilasci l&#8217;asilo soltanto allo 0.04 % dei richiedenti e che l&#8217;Italia, dopo aver rilasciato asilo o molto più spesso una protezione umanitaria valida un anno, lascia per strada queste persone sradicate, in fu ga da conflitti o guerre. Gianfranco Schiavone, dell&#8217;<a href="http://www.asgi.it/home_asgi.php?">ASGI</a> &#8211; Associazione per gli Studi Giuridici sull&#8217;immigrazione – racconta come i dublinati vengono quindi &#8220;scaricati&#8221;, nella città dove si trova la prima questura con la quale sono stati in contatto. Spesso nel sud del paese, dove i dispositivi di accompagnamento sono pressoché inesistenti. Questa esperienza, Fkadu Antonio la vive sulla propria pelle, insieme al figlio Simon. Fuggiti dall&#8217;Eritrea nel 2007, sono arrivati in Italia, dove non era possibile sopravvivere. Da qui poi, hanno raggiunto la Norvegia. Nonostante la grande<a href="http://translate.google.com/translate?hl=fr&amp;sl=no&amp;tl=it&amp;u=http%3A%2F%2Fwww.nrk.no%2Fnyheter%2Fdistrikt%2Fnrk_sogn_og_fjordane%2F1.6761734"> solidarietà</a> mostrata dai norvegesi nei loro<br />
confronti, per ben due volte sono stati riportati con la forza in Italia.</p>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p lang="it-IT">Ospiti della puntata, Raul, Gianfranco Schiavone, Fkadu Antonio e il suo figlio Simon (a chi Kurt-Arve Washburn ha dedicato una <a href="http://www.youtube.com/watch?v=LJ69s0GkA00">canzone</a>).</p>
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		<title>Passpartu&#8217; 37: Volevano braccia</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2010/06/11/passpartu-37-volevano-braccia/</link>
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		<pubDate>Fri, 11 Jun 2010 16:19:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elise Melot</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;Istat ha pubblicato il 7 giugno scorso il suo Bilancio demografico nazionale per quanto riguarda l&#8217;anno 2009. I giornali riportano tutti la buona notizia : &#8220;la popolazione crece&#8221;, ma non riescono a nascondere una certa delusione e aggiungono &#8220;ma sono tutti stranieri&#8221;.
Nonostante secondo i dati Istat, nel 2009 si siano stabiliti nella penisola meno stranieri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;Istat ha pubblicato il 7 giugno scorso il suo Bilancio demografico nazionale per quanto riguarda l&#8217;anno 2009. I giornali riportano tutti la buona notizia : &#8220;la popolazione crece&#8221;, ma non riescono a nascondere una certa delusione e aggiungono &#8220;ma sono tutti stranieri&#8221;.</p>
<p>Nonostante secondo i dati Istat, nel 2009 si siano stabiliti nella penisola meno stranieri di quanto accaduto nel 2008 è grazie ai migranti che, la popolazione in Italia  è cresciuta nell&#8217;ultimo anno. Rispetto agli italiani i migranti tendono infatti a fare più figli. E cosi&#8217;, pur rappresentando il 7 % della popolazione, i migranti sono i genitori del 13.6% dei nati nel 2009. Una bella fetta della generazione di domani. Un dato di fatto, che pero&#8217; fa paura. Massimo Livi Bacci, docente di demografia all&#8217;università di Firenze è l&#8217;autore di In cammino. Breve storia delle migrazioni (Ed. Il Mulino). Massimo Livi Bacci delimita tre grandi periodi storici della globalizzazione. La prima fase della globalizzazione risale al 1500, ed avviene dopo il primo contatto tra i continenti americano ed europeo. Il secondo periodo abbraccia il 1800, e si caraterizza per importanti movimenti di beni materiali e finanziari, ma anche di uomini. La globalizzazione iniziata intorno al 1950 ha della caratteristiche ben diverse : importanti scambi di beni materiali e finanziari ma pochi movimenti di popolazione. Analizando con l&#8217;occhio del demografo i bisogni umani del vecchio continente e le politiche che invece vanno promosse, Massimo Livi Bacci è quindi giunto a questa conclusione: &#8220;gli europei vorrebbero una società chiusa ma sono costretti ad aprirla&#8221; agli immigrati. L&#8217;attegiamento europeo nei confronti dell&#8217;immigrazione, puo&#8217; essere riassunto nella frase delle scrittore svizzero Max Frisch: &#8220;volevano braccia, sono arrivati uomini&#8221;. Per Livi Bacci occorre cambiare attegiamento e politiche, pensare alle persone.</p>
<p>Il vecchio continente sta diventando sempre più vecchio. In Italia ad esempio, un quinto della popolazione ha più di 65 anni, e a diversi livelli vengono promosse politiche per incentivare la natalità. Cosi, comuni e regioni danno più o meno soldi a chi fà figli. Sono i famosi bonus bebe. In Piemonte, più comuni provano però a limitare l&#8217;accesso ai bonus, alle sole famiglie italiane: è il caso dei comune di Breccia, di Palazzago o ancora di Tradate, che addiritura nega il diritto al bonus bebe alle coppie in cui uno dei genitori non è italiano. Noi abbiamo sentito Alberto Guariso, avvocato e membro dell&#8217;<a href="http://www.asgi.it/home_asgi.php?">ASGI</a>, l&#8217;Associazione per gli Studi Giuridici sull&#8217;Immigrazione. Insieme all&#8217;<a href="http://www.anolf.it/">Anolf</a>, l&#8217;Associazione Nazionale Oltre le Frontiere, l&#8217;ASGI moltiplica i ricorsi contro questi comuni ed è riusscita fino ad oggi a far dichiarare illegittimi tutti i provvedimenti di questo tipo in quanto assolutamente illegali. Dal bonus bebe alla disocupazione, passando per le cure dentistiche per i bambini, si moltiplicano le prestazioni sociali a cui certi comuni vorrebero negare l&#8217;accesso ai cittadini stranieri. Preoccupante la reazione di alcuni, che, una volta condannati, preferiscono negare l&#8217;accesso alla prestazione a tutti piùttosto che includere i cittadini stranieri. Una vera e propria ritorsione, anch&#8217;essa illegale. Per Alberto Guariso, lo Stato dovrebbe definire i requisiti per poter accedere alle prestazioni assistenziali, cosi da non lasciare via libera alla fantasia di alcuni sindaci. Pero&#8217; lo stesso Stato non è neanche lui un esempio, visto che dalla social card al bonus vacanza, limita  il diritto alle prestazioni sociali ai soli italiani.</p>
<p>Alla luce di questi fatti, la società aperta di cui parlava prima Massimo Livi Bacci è ancora un lontano sogno. Ma torniamo alla popolazione in Italia per cercare di capire che ne sara&#8217; dei più di 77 000 figli di stranieri nati nel 2009 in Italia. Potranno accedere alla nazionalità italiana? La legge attualmente in vigore, la 91 del 1992, si basa sopratutto sul diritto  di sangue, lo ius sanguinis, e lascia soltanto una piccola finestra al diritto di suolo, lo ius soli. Chi è nato e ha sempre vissuto in Italia puo&#8217; infatti chiedere la nazionalità italiana fino al compimento dei suoi 19 anni. Una legge che per la rete <a href="http://www.secondegenerazioni.it/">G2-Seconde Generazioni</a> è troppo restrittiva. Varie propose di legge si stanno discutendo in parlamento per riformare questo sistema, tra cui, quella dell&#8217;onorevole Bertolini, deputata della maggioranza, presentata alla Camera dei Deputati a dicembre dello scorso anno. La proposta vincola il diritto alla cittadinanza per i figli di migranti al profitto scolastico, “un criterio che è stato condannato da più organizzazioni” sttolinea Mohamed Tailmoun, “visto che viola la convenzione sui diritti del fanciullo, sottoscritta dall’Italia. Quanto all’obbligo scolastico” prosegue “vale per tutti e non c’entra niente con l’accesso alla cittadinanza”.</p>
<p>Vi invitiamo a partecipare ad una serie di eventi che si svolgeranno nei prossimi giorni in tutta Italia. Ricordiamo che in occasione del 20 giugno, Giornata Mondiale dei Rifugiati, sono previste diverse manifestazioni contro i respingimenti e per il diritto d’asilo in tutti i porti italiani dell&#8217;Adriatico ma anche nei porti greci di Patrasso e Igoumenitsa, un&#8217;iniziativa dalla campagna Welcome, indietro non si torna promossa dal progetto <a href="http://www.meltingpot.org/">Melting Pot</a>. Dal 11 al 18 giugno invece, a Roma, alla <a href="http://www.cittadellaltraeconomia.org/home/">Città dell&#8217;Altra Economia</a>, sono previste una serie di eventi e una mostra, intitolata &#8220;Geografie extravaganti, luoghi e percorsi della migrazione&#8221;, promossa da <a href="http://www.asinitas.org/">Asinitas</a> e dalla fondazione <a href="http://www.lettera27.org/">lettera 27</a>. Le opere esposte sono state fatte durante i laboratori di italiano per stranieri dell&#8217;Asinitas, a Roma. Potete trovare tutte le informazioni e il programma sul <a href="http://geografieextravaganti.blogspot.com/">blog </a>dell&#8217;evento.</p>
<p>Ospiti della puntata: Massimo Livi Bacci, Alberto Guariso, Mohamed Tailmoun e Sandro Triulzi.</p>
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		<title>Passpartù 35: Identificare ed espellere</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Jun 2010 17:27:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elise Melot</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Identificazione ed Espulsione, sono i termini scelti dal governo a maggio del 2008 per ribattezzare gli eufemistici centri di Permanenza temporanea. Un anno dopo, nel luglio 2009, la durata massima di reclusione nei Cie e&#8217; passata da 2 a 6 mesi. In questa puntata di Passpartu&#8217; parleremo della vita quotidiana dei reclusi in queste strutture [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Identificazione ed Espulsione, sono i termini scelti dal governo a maggio del 2008 per ribattezzare gli eufemistici centri di Permanenza temporanea. Un anno dopo, nel luglio 2009, la durata massima di reclusione nei Cie e&#8217; passata da 2 a 6 mesi. In questa puntata di Passpartu&#8217; parleremo della vita quotidiana dei reclusi in queste strutture e dei metodi utilizzati per espellere la persone dall&#8217;Italia, attraverso le voce di chi si trova dentro e di chi da fuori li sostiene.</p>
<p>Vi ricorderete sicuramente di Joy, una giovane donna nigeriana di cui abbiamo gia&#8217; parlato a Passpartu&#8217;. La sua storia e&#8217; infatti riuscita a scavalcare le mura dei Cie e ci permette di capire il quotidiano delle persone che vi sono rinchiuse. Joy stava nel Cie di via corelli a Milano quando, ad agosto del 2009, esplode una rivolta. Insieme ad altre 13 persone, viene identificata come responsabile della rivolta e processata. Durante il processo, denuncia l&#8217;ispettore capo della polizia del Cie di via Corelli, Vittorio Adesso, per il tentativo stupro di cui e&#8217; stata vittima. Al suo fianco c&#8217;e&#8217; Hellen, la sua compagnia di stanza di allora, testimone dell&#8217;accaduto, anche lei finita sul banco degli accusati per la rivolta. Al termine del processo, vengono entrambi condannate a 6 mesi di carcere. Come se non bastasse, vengono denunciate per calunnia nei confronti dell&#8217;ispettore capo Vittorio Adesso. L&#8217;8 giugno, si terra&#8217; a Milano l&#8217;incidente probatorio, l&#8217;audizione di Joy in quanto persona offesa in presenza del suo avvocato. Saranno anche sentiti dal giudice la testimone del aggressione, Hellen e Vittorio Adesso. Al termine di questo incidente probatorio.</p>
<p>Appena uscita di carcere, Joy viene di nuovo rinchiusa in un Cie e tuttora oggi si trova nel CIE di Modena. Ad aprile, il giudice di pace ha prolungato la sua reclusione di altri due mesi. Questo periodo scade l&#8217;11 giugno, giorno in cui di nuovo la giustizia decidera&#8217; se aumentare il periodo di reclusione di ulteriori due mesi o meno. Per le persone prive di permesso di soggiorno, i passaggi per i Cie e le carceri sono sempre piu&#8217; frequenti e avvengono per motivi diversi. Joy, e&#8217; finita nel penitenziario perche&#8217; ritenuta responsabile della rivolta di via corelli, altri scontano pene per non aver rispettato l&#8217;ordine di lasciare il territorio, o ancora per essersi opposti al rinvio in patria. Un fenomeno che Eugenio Losco, l&#8217;avvocato di Joy, definisce &#8220;circolo vizioso&#8221;</p>
<p>La storia di Joy ci permette di entrare nel quotidiano dei Cie, luoghi opachi dove le persone che vi sono rinchiuse devono lottare in continuo per vedere rispettati i piu&#8217; elementari diritti, come quello di vedere un medico. Ma torniamo alle procedure previste per arrivare all&#8217;identificazione di una persona in vista della sua espulsione dall&#8217;Italia. Queste procedure dipendono molto dagli accordi firmati tra l&#8217;Italia e i paesi terzi, gli accordi bilaterali. Le persone vengono riconosciute dalle loro ambasciate per poi essere espulse. Possono essere imbarcate su dei voli Frontex, l&#8217;agenzia europea di controllo delle frontiere e di lotta contro l&#8217;immigrazione illegale, o su dei voli di linea, scortati dalla polizia. I metodi impiegati della polizia per costringere le persone a salire a bordo degli aerei sono agghiaccianti. Noi abbiamo raccolta la testimonianza di Mamadou, un giovane senegalese arrivato in Italia con il sogno di diventare calciatore all&#8217;eta&#8217; di 8 anni e rimasto qui durante i 13 anni successivi. Fermato senza permesso di soggiorno, e&#8217; stato portato al Cie di Via Corelli a Milano. Si e&#8217; fatto riconoscere dall&#8217;ambasciata del suo paese e si dice pronto a lasciare l&#8217;Italia, ma non senza la valigia che contiene i suoi beni, e che ha consegnato alle autorita&#8217;. Sono gia&#8217; tre volte che viene scortato fino all&#8217;aereo. La prima volta il 4 maggio, insieme ad un suo connazionale che si e&#8217; rifiutato di salire a bordo. Sono stati portati via insieme dall&#8217;aeroporto e portati davanti al giudice. Il 26 maggio, imbavagliato e legato, Mamadou e&#8217; di nuovo portato a bordo di un aereo di linea. Con lui non c&#8217;e la valigia, ma Mamadou riesce a parlare con il pilota che rifiuta di portarlo in Senegal. Viene di nuovo portato al Cie e il primo giugno, avviene il terzo tentativo di rimpatrio. Questa volta la polizia decide di andarci ancora piu&#8217; pesante e oltre ad ammanettarlo e a tenerlo sotto il sedile dell&#8217;aero a Mamadou vengono somministrate tre iniezioni. Una misura che non placa le proteste di Mamadou e che scatena l&#8217;indignazione del pilota e di diversi viaggiatori contro la brutalita&#8217; della polizia costringendo le autorita&#8217; a scendere dall&#8217;aereo e a rimandare per la terza volta l&#8217;espulsione.</p>
<p>Dentro i Cie, si moltiplicano le violenze ma anche gli atti di protesta : rivolte come quelle dell&#8217;agosto 2009 a Via Corelli o ancora del 14 febbraio 2009 a Lampedusa, scioperi della fame ma anche atti disperati di auto-lesione, come i casi drammaticamente numerosi di reclusi che ingoiano lamette di rasoio. Alla fine dello scorso mese, una donna tunisina si e&#8217; cucita le labbra per protestare contro il rigetto della sua domanda di asilo politico e contro la sua detenzione nel Cie di Bologna. Fuori dai Cie, si alzano le voci per chiedere la chiusura di tutti questi luoghi di privatizzazione di liberta&#8217;. Cosi, Roma e&#8217; stata il teatro di una serie di iniziative durante l&#8217;ultima settimana dello scorso mese, che si e&#8217; conclusa con un assalto sonoro al Cie di Ponte Galeria. Gli <a href="http://noinonsiamocomplici.noblogs.org/post/2010/05/28/calendario-aggiornato-delle-iniziative-contro-cie-e-deportazioni">appuntamenti</a> per protestare contra i Cie durante il mese di giugno sono numerosi in tutta Italia, non vi ricordiamo quello dell&#8217;<a href="http://noinonsiamocomplici.noblogs.org/post/2010/06/03/a-fianco-di-joy-ed-hellen-contro-cie-e-deportazioni-milano-8-giugno-dalle-14.30">8 giugno</a>, alle 15.30 di fronte al palazzo della giustizia di Milano. E&#8217; anche previsto un <a href="http://noinonsiamocomplici.noblogs.org/post/2010/05/18/modena-19-giugno-corteo-contro-i-cie">corteo </a>contro i Cie a Modena il sabato 19 giugno alle 15.30.</p>
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		<title>Passpartù 34: Italiani oltre al confine</title>
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		<pubDate>Fri, 28 May 2010 14:42:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elise Melot</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I migranti di cui parleremo in questa puntata di Passpartu&#8217; sono italiani. Lavorano nei piu&#8217; disparati campi professionali ed hanno lasciato l&#8217;Italia, spesso per ragione economiche. Qualcuno era anche contento di partire, di scoprire altre realta&#8217;, altri l&#8217;hanno fatto a malincuore. Oggi abbiamo cercato di incrociare le parole di chi e&#8217; ancora in Italia ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I migranti di cui parleremo in questa puntata di Passpartu&#8217; sono italiani. Lavorano nei piu&#8217; disparati campi professionali ed hanno lasciato l&#8217;Italia, spesso per ragione economiche. Qualcuno era anche contento di partire, di scoprire altre realta&#8217;, altri l&#8217;hanno fatto a malincuore. Oggi abbiamo cercato di incrociare le parole di chi e&#8217; ancora in Italia ma teme di dover partire, con quelle di chi ha lasciato il bel paese da lunghi anni ormai.</p>
<p>Alla fine dello scorso aprile, Igiaba Scego ha scritto una <a href="http://archivio2.unita.it/v2/carta/showoldpdf.asp?anno=2010&amp;mese=04&amp;file=30ECO10a">lettera</a> al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Una lettera in cui parlava di se stessa e di tante altre persone: precari della cultura o di altri settori, persone che non vorrebbero lasciare l&#8217;Italia o che hanno dovuto farlo a malincuore, pur di poter lavorare. Igiaba Scego la conoscete sicuramente, scrive libri ed articoli per vari giornali, ha fatto due programmi per Radio 3 e ricerca universitaria. Un curriculum eccelente, eppure testimonia della sua vita di precaria e della sua voglia di non andare al&#8217;estero. Finisce la sua lettera chiedendo a Napolitano &#8220;Mi aiuti a restare. Ci aiuti a restare.&#8221;</p>
<p>Il caso degli universitari e&#8217; ormai diventato emblematico: data l&#8217; impossibilita&#8217; di accedere a posti di ricercatori in Italia, tanti si sono visti costretti ad andar via e oggi occupano cattedre negli Stati Uniti, in Inghilterra o in Germania. Tanti si possono riconoscere nelle parole scritte da Igiaba Scego, come ad esempio nell&#8217; episodio che raconta nella sua lettera: un amico di famiglia le chiede &#8220;ma te, di che ti occupi ?&#8221; E lei risponde faccendo un elenco interminabile di lavori e manzioni svolte. Un elenco che sembra non finire, ho fatto questo e anche quest&#8217;altro, racconta, dottoressa di ricerca, mediatrice culturale, articoli, stage, una via crucis che ormai riguarda piu&#8217; generazioni : gente che ha tra i venti e i quarant&#8217;anni e che non riesce ad inserirsi nel famoso mondo del lavoro. Utilizza parole forti: abbiamo davanti a noi un muro e viviamo quest&#8217;esperienza da soli.</p>
<p>Il singolo racconto di Igiaba Scego e&#8217; la testimonianza di fatti dalla rilevanza sociale : il precariato in Italia e l&#8217;emigrazione all&#8217;estero. I numeri di questo fenomeno non sono infatti piccoli. Secondo il Rapporto Italiani nel Mondo 2009 della Fondazione Migrantes, sono quasi 4 millioni gli italiani residenti all&#8217;estero. Un numero poco piu&#8217; alto del numero di cittadini stranieri residenti in Italia. Non si tratta solo di persone insediate da anni fuori ma anche di persone che lasciano ora l&#8217;Italia. Cosi, il 27% degli italiani residenti in Gran Bretagna e&#8217; iscritto all&#8217;AIRE, l&#8217;Anagrafe degli Italiani residenti all&#8217;estero, da meno di 5 anni. Tra loro ci saranno persone che vivono da tempo oltre-manica ma iscritte da poco o persone naturalizzate, ma anche giovani e professionisti in ricerca di opportunita&#8217; formative e occupazionali. Dal 2001 al 2006, vi e&#8217; stato un incremento dei laureati iscritti all&#8217;AIRE e dunque residenti all&#8217;estero, del 53,2% il che vuol dire che ogni anno 3 300 laureati italiani emigrano. Noi abbiamo colto l&#8217;occasione fornitaci dalla lettera di Igiaba Scego per sentire chi dell&#8217;Italia se ne e&#8217; andato e cosi&#8217; abbiamo incontrato due italiani parigini. Stefania, di appena 30 anni, nonostante la sua giovane eta&#8217; vive da piu&#8217; di 10 anni in Francia, dove ha studiato e dove ora lavora nel settore associativo. Massi invece ha lasciato la Toscana 6 anni fa, all&#8217;eta&#8217; di 30 anni, per recarsi a Parigi dove lavora nel teatro. Ci hanno raccontato quando e perche&#8217; sono partiti e cosa hanno trovato altrove, sicuramente non il paradiso, ma altre possibilita&#8217;. Ci hanno anche raccontato come vedono l&#8217;Italia, con la distanza geografica ma anche col passare del tempo e se pensano di tornare nel belpaese o meno. Quando l&#8217;abbiamo contatatta, Stefania ci ha detto della sua difficolta&#8217; nello stabilire le vere ragioni della sua scelta di andare fuori a 18 anni: lei viveva nel nord e l&#8217;universita&#8217; di Nizza alla fine era quella piu&#8217; vicina di casa. Poi in famiglia le storie di emigrazione si intrecciano: il nonno ha vissuto 30 anni in Germania e i suoi hanno lasciato il paesino di mare in Puglia per vivere nelle Dolomiti. Chiacchierando, Massi ci ha detto che anche suo nonno, durante il fascismo, era venuto a vivere in Francia.</p>
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		<title>Passpartù 33: da Parigi a Nizza a piedi</title>
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		<pubDate>Fri, 21 May 2010 17:19:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elise Melot</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Più di cento persone, per lo più Sans Papiers, hanno lasciato Parigi il 1 maggio con l&#8217;obiettivo di raggiungere Nizza il 31 di questo mese, quando si svolgerà il vertice Francia-Africa. Per noi è l&#8217;occasione di parlare degli accordi bilaterali di riammissione firmati tra numerosi stati africani e la Francia.
Ogni anno, in occasione della festa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Più di cento persone, per lo più Sans Papiers, hanno lasciato Parigi il 1 maggio con l&#8217;obiettivo di raggiungere Nizza il 31 di questo mese, quando si svolgerà il vertice Francia-Africa. Per noi è l&#8217;occasione di parlare degli accordi bilaterali di riammissione firmati tra numerosi stati africani e la Francia.</p>
<p>Ogni anno, in occasione della festa dei lavoratori si organizzano grandi manifestazioni lungo le strade delle città francese. E il primo maggio scorso a Parigi, un centinaio di sans- papiers si è unito al corteo, che dalla piazza Denfert Rochereau è arrivata fino alla Bastille. Arrivati li, queste cento persone non sono tornate a casa come gli altri manifestanti, ma hanno proseguito verso sud, con un obiettivo : raggiungere Nizza a piedi per chiedere la regolarizzazione di tutti i sans papiers. Un percorso lungo circa mille chilometri, con 27 tappe previste. Molti di loro fanno parte di Coordinamento 75, collettivo dei sans papiers di Parigi, che per due anni ha occupato la Camera del lavoro di Parigi, prima di essere cacciato, poco meno di un anno fa, dal sindacato CGT, proprietario del posto. Subito dopo, hanno occupato un palazzo pubblico vuoto, a nord della capitale, ribattezzato &#8220;<a href="http://www.ministere-de-la-regularisation-de-tous-les-sans-papiers.net/">ministero della regolarizzazione di tutti i sans-papiers</a>&#8220;, di cui Anzoumane Sissoko è porta-voce. Sissoko ci spiega che se hanno scelto di raggiungere Nizza è perché è proprio lì che, il 31 maggio e il primo giugno, saranno riuniti in un vertice i capi di stato e di governo  di 66 paesi africani e della Francia.</p>
<p>Un&#8217;occasione per celebrare il cinquantesimo anniversario dell&#8217;indipendenza dei paesi africani colonizzati dalla Francia ma sopratutto per parlare di affari. Gli interessi francesi in Africa sono infatti considerevoli. Come ha recentemente sottolineato lo stesso governo di Parigi,  la Francia è il secondo paese esportatore di prodotti verso il continente africano, dopo la Cina e prima degli Stati Uniti ed è il 4 paese importatore di beni dall&#8217;Africa, con un aumento degli acquisti del 46.3% dal 2000 ad oggi. Fare l&#8217;elenco delle aziende francesi presente sul continente africano sarebbe molto lungo, ne citiamo quindi soltanto due: l&#8217;azienda petrolifera Total, la maggiore società privata di tutto il continente, e ancora l&#8217;azienda che estrae l&#8217;uranio in Niger, Cogema. Dopo il 1960, anno dell’indipendenza per molti paesi africani, la presenza francese sul continente è sempre rimasta massiccia e i casi di ingerenza politica e militare da parte dello stato francese per sostenere i suoi interessi economici costituiscono anche loro un elenco molto lungo. Un sistema di intrecci battezzato &#8220;Françafrique&#8221;, &#8220;Franciafrica&#8221;, e che ha le sue dirette conseguenze anche sugli immigrati africani in Francia. Come denuncia il Ministero per la regolarizzazione di tutti i Sans Papiers, l’ingerenza post coloniale ha portato infatti anche ad una stretta collaborazione da parte di numerosi governi africani, spesso corrotti e sostenuti da Parigi,  nell&#8217;espulsione dei Sans Papiers dal territorio francese.</p>
<p>Esistono degli accordi, chiamati accordi bilaterali di gestione concertata dei flussi migratori &#8211; l&#8217;equivalente francese degli accordi di riammissione italiani &#8211; che vengono firmati dalla Francia con i singoli paesi di provenienza dei migranti. Sara Prestianni, della rete <a href="http://www.migreurop.org/">Migreurop</a>, ci ha spiegato che 4 accordi sono già entrati in vigore, quelli firmati dalla Francia con il Gabon (2008), la Tunisia (2009), il Senegal e la Repubblica del Congo. Ci sono invece trattative tra la Francia e il Benin, il Capo Verde, l&#8217;isola delle Mauritius, il Burkina Faso e il Camerun, per arrivare alla firma di questo tipo di accordi. Questi accordi si basano su tre aspetti: il principale è la lotta contro l&#8217;immigrazione clandestina, priorità alla quale vengono affiancate misure riguardo l&#8217;aiuto allo sviluppo e misure per favorire l&#8217;immigrazione legale, pubblicizzata dal governo &#8220;immigrazione scelta&#8221;. Questo è un punto denunciato con forza dal corteo in marcia per Nizza : far venire gente quando è considerata utile, per poi magari espellerla quando è ritenuta eccessiva. La rete Migreurop denuncia anche le modalità di questi accordi, che condizionano l&#8217;aiuto francese allo sviluppo alla cooperazione dei paesi firmatari nella lotta contro l&#8217;immigrazione clandestina. Un vero e proprio riscatto.</p>
<p>Mentre l&#8217;Italia respinge verso la Libia persone che non sono libiche, la Francia espelle dal suo territorio persone che vengono spedite in paesi diversi da quelli d’origine. Come ci ha ricordato Sara Prestiani, il governo francese ha del resto degli obiettivi ben definiti: nel 2009, le autorità di Parigi avevano stabilito di espellere 28 000 persone. Negli ultimi anni, si sono così moltiplicate le operazione di autentico rastrellamento nei quartieri ad alta concentrazione di migranti e le forze di polizia non hanno esitato ad arrestare genitori senza documenti che stavano aspettando i loro bambini all&#8217;uscita della scuola. E’ quanto accaduto ad esempio nel 2007, nel quartiere di Belleville, situato nel cuore di Parigi.</p>
<p>In questo clima di terrore, per lottare contro le politiche che tendono a rendere invisibili le persone prive di permesso di soggiorno e per far sì che ottengano documenti e diritti, i sans-papiers si sono organizzati in collettivi e  moltiplicano le iniziative, come la Marcia Parigi-Nizza. Peccato che la stampa nazionale si interessa ben poco alla Marcia, ci ha commentato Anzoumane Sissoko. Il porta-voce del Ministerio pel la Regolarizzazione dei Sans-Papiers è invece rimasto molto colpito dall&#8217;accoglienza che hanno trovato lungo il percorso. Anche Abdoulla partecipa alla marcia e sembra che, dopo avere camminato per centinaia di chilometri, la sua determinazione sia più forte dalla stanchezza.</p>
<p>Un ringraziamento speciale va a <a href="http://audioblog.arteradio.com//radioparisniceapied/frontUser.do?method=getHomePage">Raphaël Gire</a>, il giornalista che con un buon paio di scarpe e un microfono segue la marcia e che ci ha autorizzato ad utilizzare i suoni raccolti lungo il percorso.</p>
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		<title>Passpartù 32: Un anno di respingimenti</title>
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		<pubDate>Fri, 14 May 2010 07:44:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elise Melot</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un anno dopo i primi respingimenti nel Canale di Sicilia, dedichiamo questa nuova puntata di Passpartù ai respingimenti in mare, a sud di Lampedusa ma anche sulla costa adriatica.
Un anno fa&#8217;, il 15 maggio, l&#8217;Italia regalava due sue motovedette alla Libia. Da allora le forze dell&#8217;ordine libiche e italiane hanno cominciato ad effetuare insieme i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un anno dopo i primi respingimenti nel Canale di Sicilia, dedichiamo questa nuova puntata di Passpartù ai respingimenti in mare, a sud di Lampedusa ma anche sulla costa adriatica.</p>
<p>Un anno fa&#8217;, il 15 maggio, l&#8217;Italia regalava due sue motovedette alla Libia. Da allora le forze dell&#8217;ordine libiche e italiane hanno cominciato ad effetuare insieme i respingimenti verso le coste libiche dei migranti trovati nel canale di Sicilia, come previsto dagli accordi firmati tra i due paesi.</p>
<p>Nel 2008,  le persone erano arrivate sulle coste italiane via mare sono state 36.900. Nel 2009 solo 9.000. Un calo degli arrivi soprattutto dovuto ai respingimenti verso le coste libiche, visto che da maggio a dicembre 2009 il numero di arrivi in Sicilia è diminuito del 90%. Valentina Brinis, di<a href="http://www.abuondiritto.it/"> A Buon Diritto</a>, ci ha spiegato che molte delle persone respinte verso la Libia sono probabili richiedenti asilo, in fuga da paesi in guerra.</p>
<p>Nonostante le misure adottate dall&#8217;Italia per interrompere la rotta che dal nord Africa portava a  Lampedusa, chi vuole migrare verso l&#8217;uropa non si arrende. Si sono trovate altre rotte, spesso più lunghe e pericolose, e così aumentano naufragi e morti. Alessandra Sciurba è membro delle Rete Tuttiidirittiumanipertutti ed è stata più volte in Grecia per incontrare le persone respinte dai porti dell&#8217; Adriatico verso la costa ellenica. Durante il suo ultimo viaggio, all&#8217; inizio del 2010, ha incontrato molti migranti provenienti dall&#8217; Africa, popoli che prima della politica dei respingimenti attuauta nel canale di Sicilia non percorrevano questa rotta. Anche lungo questa rotta ci sono rischi di respingimento, che quotidianamente vengono attuati dai  porti di Venezia, Ancona, Bari e Brindisi verso la Grecia. Pratiche illegali, sottolinea la rete Tuttidiritttiumanipertutti, che non si operano nel quadro dei regolamenti europei e internazionali.</p>
<p>Giuristi, organismi internazionali, associazioni per i diritti umani, giornalisti e attivisti hanno più volte denunciato le pratiche di respingimento, ritenute inumane ed illegali. Alla fine del mese di aprile scorso, la procura di Siracusa ha rinviato a giudizio il direttore della direzione centrale dell’immigrazione e della polizia delle Frontiere del ministero dell’Interno, Rodolfo Ronconi, e il generale della Guardia di Finanza Vincenzo Carrarini. L’imputazione è  di concorso in violenza privata ed è riferita al “respingimento” di 75 migranti, tra cui donne e bambini, che il 30 agosto del 2009 furono bloccati  in acque internazionali al largo di Portopalo di Capo Passero da una motovedetta della Guardia di Finanza che, dopo averli fatti salire a bordo, li ha consegnati alle autorità libiche. Fulvio Vassalo Paleologo, docente di Diritto d&#8217;Asilo all&#8217;Università di Palermo, ci ha spiegato che l’accusa di “concorso in violenza privata” viene motivata dai giudici con il fatto che i migranti, dal momento in cui hanno messo piede sulla motovedetta, erano da considerarsi a tutti gli effetti in territorio italiano e quindi soggetti alle leggi i italiane e titolari dei diritti che queste garantiscono.</p>
<p>Agli inizi di maggio è stato reso pubblico il rapporto 2009 sull&#8217;Italia scritto dal comitato anti-tortura del Consiglio europeo, centrato su una visita effetuata dal Consiglio in Italia al fine di studiare le politiche di respingimento verso la Libia e l&#8217;Algeria. Il rapporto critica le pratiche di respingimento e le definisce  illegali,  perchè effetuate per lo più verso paesi, come la Libia, dove non si rispettano i fondamentali diritti dell&#8217;uomo e dove quindi le persone respinte corrono il rischio di essere maltratatte. Molte voci hanno infatti già denunciato i maltrattamenti di cui sono vittime i migranti sul suolo libico ( e in particolar modo all&#8217;interno dei centri di detenzione per stranieri). L&#8221;<a href="http://www.expulsesmaliens.info/">Associazione Maliana degli espulsi</a> ha accolto persone espulse dalla Libia verso il Mali, che testimoniano delle gravi violenze che hanno subito nelle carcere di Benghazi, Barack e Saaba, dove sono stati riclusi tra i 4 e i 6 mesi, senza ricevere nessuna assistenza legale. Per l&#8217;Associazione Maliana, la drammatica situazione dei migranti in Libia è da collegare con gli accordi che vincolano lo stato nord-africano all&#8217; Unione Europea, &#8220;il Re dei Re tradizionali di Africa, come ama chiamarsi Gheddafi, gira le spalle al resto dell&#8217;Africa faccendo affari con l&#8217;Europa sulla pelle dei migranti&#8221; sottolinea l&#8217;Associazione Maliana degli Espulsi. Infatti, sempre all&#8217; inizio del mese di maggio, Gheddafi ha presentato all&#8217;Europa una richiesta di cinque miliardi di euro all&#8217;anno per poter procedere alla lotta contro l&#8217;immigrazione clandestina.</p>
<p>Le frontiere marittime dell&#8217;Italia sono vigilatissime, e quest&#8217;alta vigilanza dovrebbe proteggere il paese ma anche il resto dell&#8217;Europa dal arrivo di nuovi clandestini. Invece non è cosi. Il nostro immaginario viene molto condizionato dalle scene di sbarchi trasmesse dai telegiornali, ma la grande maggioranza dei migranti non arriva in Italia approdando sulle coste, ma scendendo da un aereo. Nella maggioranza dei casi i migranti arrivano provvisti da un regolare permesso di soggiorno, che scade se perdono il loro lavoro. Spesso quindi, si deventa clandestino così. Gabriele del Grande, giornalista e curatore della pagina <a href="http://fortresseurope.blogspot.com/">Fortress Europe</a>, ha raccolto le voci delle persone che intraprendono questo viaggio nel suo ultimo libro, &#8220;Il mare di mezzo&#8221;, edito da Infinito Edizioni. Un&#8217;iniziativa importante, che ridà un volto ai numeri e che racconta le storie di chi viene di solito chiamato &#8220;clandestino&#8221;. Del Grande racconta che, anche grazie alla pagina Fortress Europe, la mobilizzazione cresce e ottiene risultati, ancora modesti ma che portano con loro speranza.</p>
<p>Anche sul fronte dell&#8217;Adriatico la mobilizzazione cresce. L&#8217;11 maggio scorso si è tenuto a Venezia l&#8217;incontro <a href="http://www.meltingpot.org/articolo15511.html">Welcome, indietro non si torna</a>, organizzato da Melting Pot e dalla rete Tuttiidirittiumanipertutti. All&#8217; incontro erano presenti sia organizzazioni italiane che greche, per scambiarsi informazioni, ma anche per organizzare insieme eventi che porteranno al 20 giugno, giornata mondiale dei rifugiati, evento del quale torneremo a parlare nelle prossime puntate.</p>
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		<title>Passpartù 31: Nuovi immaginari</title>
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		<pubDate>Fri, 07 May 2010 17:01:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elise Melot</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In questa puntata di Passpartu&#8217;, rifletteremo sui cambiamenti culturali e dell&#8217;immaginario determinati dall&#8217;immigrazione; cambiamenti che interessano il migrante ma anche la stessa societa&#8217; nella quale arriva. Un cantiere di riflessione aperto, in cui lavorano artisti, studiosi e cittadini, di cui sentiremo alcune voci.
Kantheros e&#8217; un&#8217;opera teatrale, che la stessa autrice dell&#8217;opera, Felicite Mbezele, recita. Vent&#8217;anni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In questa puntata di Passpartu&#8217;, rifletteremo sui cambiamenti culturali e dell&#8217;immaginario determinati dall&#8217;immigrazione; cambiamenti che interessano il migrante ma anche la stessa societa&#8217; nella quale arriva. Un cantiere di riflessione aperto, in cui lavorano artisti, studiosi e cittadini, di cui sentiremo alcune voci.</p>
<p><em>Kantheros</em> e&#8217; un&#8217;opera teatrale, che la stessa autrice dell&#8217;opera, Felicite Mbezele, recita. Vent&#8217;anni fa, Felicite Mbzele lascio&#8217; il Camerun per recarsi a Roma per motivi di studio. Finita l&#8217;universita&#8217;, comincio&#8217; a scrivere racconti e testi per il cinema e il teatro. Cosi&#8217; vede luce l&#8217;opera <em>Kantheros, &#8220;Un&#8217;africana a Roma&#8221;</em>. Il personaggio principale, Clarisse, e&#8217; una donna africana che, nel suo paese di origine, aveva un dono, quello di curare le persone. Donna forte e independente, quando arriva in Italia, a Roma, deve prosituirsi per sopravvivere. Ma, da quando mette piede in Italia, il suo impegno e&#8217; uno solo : europeizzarsi. Suo zio, invece, anche lui immigrato in Italia, segue un&#8217;altra strada, quella di africanizzarsi. Al centro del racconto di Felicite Mbezele, infatti, al di la&#8217; delle avventure di Clarisse come donna e come prostituta, c&#8217;e la questione dell&#8217;identita&#8217; culturale: il personnaggio cerca di integrarsi a tutti i costi, lasciandosi alle spalle la sua cultura di origine, con tutte le sofferenze che questo processo porta con se&#8217;. Il conflitto si risolve quando Clarisse riesce a costruire una nuova identita&#8217;, frutto delle diverse culture nelle quali ha vissuto.</p>
<p>Il racconto di Felicite Mbezele ci porta ad interrogarci sui cambiamenti culturali prodotti dai flussi migratori nelle societa&#8217; di accoglienza. Maria Cristina Mauceri e Maria Grazia Negro sono due riercatrici universitarie che, da anni, si interessano alla letteratura migrante. Hanno condotto una ricerca sul nuovo immaginario letterario italiano, mettendo a confronto testi di autori italiani e stranieri. La loro ricerca e&#8217; racolta in un libro edito da Sinnos, <em>Nuovo Immaginario italiano</em>, ed e&#8217; un punto di osservazione interessante sui cambiamenti in corso. Abbiamo sentito Maria Cristina Mauceri, docente di lingua e cultura italiana all&#8217;universita&#8217; di Sydney e ci dice che alla luce della loro ricerca emerge come, nella letteraratura italiana, la figura dello straniero sia spesso caratterizzata da scarsa profondita&#8217;. Tanti autori sembrano avere una scarsa conoscenza degli immigrati, acquisita, per lo piu&#8217;, attraverso la lente dei media. Ci sono, pero&#8217;. evoluzioni positive, e Maria Cristina Mauceri ha tenuto a citarci alcuni autori letterari italiani che danno una rappresentazione degli stranieri molto piu&#8217; vicina alla realta&#8217;, come, ad esempio, Milena Magnani, Gianpaolo Trevisi, Eraldo Affinati o, ancora, Fabiano Alborghetti. Nell&#8217;immaginario letterario c&#8217;e, quindi, un&#8217;apertura, benche&#8217; ancora timida, alla figura dell&#8217;altro.</p>
<p>In futuro, dovrebbero nascere nuove culture frutto dell&#8217;incontro di manifestazioni culturali provenienti da contesti diversi, com&#8217;e&#8217; d&#8217;altronde sempre successo. Quando parliamo dei cambiamenti culturali peroì, spesso tendiamo a vincolare la multiculturalita&#8217; al fenomeno migratorio. Adel Jabbar e&#8217; docente di sociologia delle culture delle migrazioni all&#8217;universita&#8217; Ca&#8217;Foscari di Venezia. Le sue ricerche l&#8217;hanno portato a rifleterre sul concetto di multiculturalismo e a decostruirlo.</p>
<p>Il cibo e&#8217; un buon esempio per capire quanto, di per se&#8217;, le societa&#8217; nelle quali viviamo tutti siano gia&#8217; multiculturali. I migranti anche portano con loro un bagaglio che e&#8217; gia&#8217; multiculturale. Ma torniamo a Kantheros: quando il personnaggio principale, Clarisse, si installa a Roma, viene attraversato della cultura che li&#8217; incontra e fa suo il romanesco. Cosi&#8217;, Clarisse ritrova, nel nuovo contesto nel quale vive, elementi a lei molto familiari. Il personnaggio, insieme con l&#8217;autore, osserva i cambiamenti di Roma di cui lei non e&#8217; la causa. Infatti, per Adel Jabbar, l&#8217;arrivo di uno straniero in un contesto dato puo&#8217; renderne ancora piu&#8217; visibile la complessita&#8217;, la multiculturalita&#8217; ma non ne e&#8217; la causa, visto che i cambiamenti culturali sono propri dell&#8217;essere umano. Quando si affronta la tematica del multiculturalismo associata a quella dell&#8217;immigrazione, c&#8217;e', per Adel Jabbar, il rischio di remanere chiusi in uno schema culturalista, quando la posta in gioco e&#8217; invece, per gli immigrati, ben piu&#8217; materiale. Per poter vivere insieme, la proposta che ci fa Adel Jabbar e&#8217; quella di tenere in considerazione gli aspetti culturali di chi arriva e quelli del contesto nel quale arriva, insieme ai bisogni materiali del migrante: il lavoro e la casa sopratutto. Per Jabbar, bisogna uscire dall&#8217;essenzializzazione culturale e considerare le persone come singoli soggetti: non rappresentanti di una cultura ma individui con un progetto. Questa proposta la definisce interculturale.</p>
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		<title>Passpartù 30: Rosarno va in scena</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Apr 2010 15:55:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elise Melot</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In seguito alla rivolta di Rosarno a gennaio di quest&#8217;anno, la procura di Palmi ha aperto un&#8217;inchiesta che ha portato all&#8217;arresto di più di 30 persone e al sequestro di terreni agricoli. Quatro mesi dopo la rivolta, cosa ne e&#8217; dei protagonisti ? E&#8217; cambiata la situazione lavorativa dei braccianti ? Queste sono le domande [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In seguito alla rivolta di Rosarno a gennaio di quest&#8217;anno, la procura di Palmi ha aperto un&#8217;inchiesta che ha portato all&#8217;arresto di più di 30 persone e al sequestro di terreni agricoli. Quatro mesi dopo la rivolta, cosa ne e&#8217; dei protagonisti ? E&#8217; cambiata la situazione lavorativa dei braccianti ? Queste sono le domande alle quali cercheremo di rispondere in questa puntata di Passpartù.</p>
<p>Il 25 aprile scorso, a Roma, in occasione della festa della liberazione, è stato presentato uno spettacolo, frutto di un laboratorio che ha coinvolto dei cittadini italiani e alcuni dei lavoratori africani di Rosarno che da tre mesi si trovano a Roma. Ci si ritrovano tutti i protagonisti degli eventi di gennaio a Rosarno: i lavoratori sfruttati, i caporali, le piante d&#8217;arancio e i loro proprietari.  Kader è uno degli attori dello spettacolo, viene dalla Costa d&#8217;Avorio e a gennaio stava a Rosarno. Cacciato dalla cittadina calabrese è arrivato a Roma come altri<br />
duecento lavoratori africani. Ci dice che raccontare Rosarno sul palco è un modo per tirare fuori dal buio la loro storia, farla conoscere al di la dell&#8217;emozione mediatica di gennaio. Olivier, di <a href="http://www.parteciparte.com/">Parteciparte</a>, l&#8217;associazione che ha promosso l&#8217;iniziativa, lavora con il metodo del teatro dell&#8217;oppresso, un metodo che permette a chiunque di affrontare delle situazioni problematiche con il teatro, e nel quale è chiesto al pubblico di intervenire nella ricerca di una soluzione. E&#8217; lui ad avere organizzato il laboratorio teatrale e ci racconta anche lui che è per dare visibilità alla situazione dei lavoratori africani che è nata questa esperienza.</p>
<p>L&#8217;inchiesta della procura di Palmi che ha portato al sequestro di terreni nella piana di Gioia Tauro e all’arresto di 31 persone coinvolte nello sfruttamento e nel racket dei migranti attraverso il caporalato, ha riacceso le luce su questa vicenda. Ma i lavoratori protagonisti della rivolta contro lo sfruttamento, una volta portati via da Rosarno, cosa sono diventati ? In tanti sono  arrivati a Roma, da dove gia&#8217; in molti sono andati via. Sappiamo che altri sono andati a Castelvolturno e nel casertano, altri ancora in Sicilia. Dopo la loro clamorosa rivolta si sono dispersi sul territorio, e sono tornati nell&#8217;invisibilità. Oggi a Roma, un centinaio di persone sono ospitate da Action e dal centro sociale <a href="http://www.exsnia.it/">Ex-Snia</a>, dove cercano di organizzarsi per non tornare più ad essere invisibili e per ottenere i loro diritti. Giovanna, di <a href="http://www.actiondiritti.com/">Action</a>, partecipa all&#8217;Assemblea dei lavoratori africani di Rosarno, e ci spiega che uno dei suoi obiettivi maggiori è lottare per l&#8217;accesso al soggiorno regolare per chi non ha i documenti, visto che potrebbero ottenere un permesso di soggiorno per motivi umanitari in base all’art. 5.6 del Testo Unico sul Immigrazione del 1998. Al momento, il permesso di soggiorno è stato rilasciato a chi è stato ferito durante gli scontri di gennaio e a chi ha collaborato nell&#8217;inchiesta giudiziaria della procura di Palmi. Per gli altri non è ancora successo niente.</p>
<p>Per gli attori dello spettacolo su Rosarno, le arance hanno un strano gusto di sangue. Come ci spiega Antonello Mangano, di <a href="http://www.terrelibere.it/">terrelibere</a>, non solo gli agrumi ma anche i pomodori e gran parte della produzione agricola italiana si regge sui meccanismi denunciati dai braccianti di Rosarno. Ora, in Sicilia, è il periodo della raccolta delle patate. Ogni anno, da aprile a giugno, centinaia di lavoratori agricoli se recano nella provincia di Siracusa per strappare dalla terra il tubero. Alfonso di Stefano fa parte della Rete Antirazzista Catanese e dipinge la situazione di Cassibile, che assomiglia molto a quella di Rosarno.</p>
<p>Infatti, nonostante le lotte del 1968 contro il caporalato ad Avola, a pochi chilometri di Cassibile, questo sistema sta ancora in piedi. In più, secondo Alfonso, le grosse ditte di produzione di patate riescono, nonostante i controlli, ad aggirare le regole e a mantenere il sistema di caporalato e di sfruttamento dei lavoratori stagionali. Tra gli arrestati di Rosarno, ci sono anche stranieri, diventati caporali, che a loro volta sfruttavano i braccianti migranti. Come racconta Alfonso, di nuovo, la situazione a Cassibile non è molto diversa.</p>
<p>Il primo maggio a Cassibile si festeggia chiedendo ancora una volta &#8220;un uguale salario per un uguale lavoro&#8221;. Il rischio per la Rete Antirazzista Catanese è infatti di arrivare ad una situazione di guerra tra poveri, italiani contro stranieri, stranieri contro stranieri, stranieri contro italiani. L&#8217;idea dello spettacolo sul lavoro nei campi di Rosarno era anche quella di ricordarci che stiamo tutti sulla stessa barca, italiani e stranieri. Durante il laboratorio, gli attori hanno preparato altre scene, incentrate sulla vita degli africani a Roma, sul razzismo. Per il 25 aprile pero&#8217;, hanno scelto di mettere in scena la situazione di sfruttamento nei campi ma anche in altri settori economici: in un&#8217;altra scena, i lavoratori italiani venivano sfruttati in un call center, una situazione ben conosciuta dal pubblico di quella sera.</p>
<p>Per contrastare lo sfruttamento dei lavoratori durante la raccolta delle patate a Cassibile e promuovere un&#8217;alternativa, la rete antirazzista catanese, insieme ai Gruppi di Acquisto Solidale, i GAS, lancia in occasione del primo maggio la campagna delle patate solidali : &#8220;Io non assumo in nero&#8221;, per favorire la vendita di patate prodotte in aziende che assumono con un regolare contratto di lavoro i migranti stagionali.</p>
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		<title>Passpartù 29: Il razzismo passa dai media</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Apr 2010 16:41:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elise Melot</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Tendenzialmente, ci sono due casi nei quali la stampa si interessa al fenomeno migratorio : quando un cittadino straniero commette un reato o quando viene aggredito. Questo ci dicono gli studi fatti sul trattamento dell&#8217;immigrazione da parte della stampa. Queste ricerche, pero&#8217;, vanno oltre : giornali, radio, televisione ci offrono un&#8217;immagine molto negativa dell&#8217;immigrazione, ma non sono gli unici: anche il mondo politico tende a dipingere un quadro a tinte fosche dei migranti, e questo si traduce poi in leggi o atteggiamenti discriminatori nei confronti delle persone straniere. In questa puntata di Passpartù, parliamo dei meccanismi che vincolano tra di loro i media, i migranti e la sicurezza e delle loro conseguenze.</p>
<p>Quando la stampa riferisce fatti che coinvolgono cittadini stranieri, spesso ricorre a un linguaggio crudo ed aggressivo, tende ad identificare il numero totale di reati con la presenza di stranieri o trasforma un caso di cronaca nera in un&#8217;emergenza nazionale di insicurezza generale. Queste sono soltanto alcune delle osservazione fatte da un gruppo di ricercatori che si è riunito dal inizio di gennaio 2007 a metà 2009, con il compito di monitorare 398 casi di cronaca che coinvolgono cittadini di origine straniera usciti sulle pagine dei giornali. Di questi quasi 400 casi, ne hanno individuato 8 da studiare più particolarmente, al fine di capire i meccanismi narrativi in atto, convinti dell&#8217;importanza del carattere performativo del linguaggio che viene utilizzato negli articoli. Nella metà degli 8 casi scelti, i migranti sono vittime di violenza, mentre per l&#8217;altra metà i cittadini stranieri sono stati accusati di reati. I frutti della loro ricerca sono raccolti nel<em> Rapporto sul razzismo in Italia</em>, edito da Manifesto libri e curato da Grazia Naletto. I meccanismi che tendono a criminalizzare i migranti, molto diffusi tra i giornalisti, preoccupano un numero crescente di cittadini e si moltiplicano le iniziative per segnalare, monitorare e  decifrare la stampa. Tra queste iniziative, c&#8217;è quella del collettivo di associazione <a href="http://www.occhioaimedia.org">Occhioaimedia</a> che, tramite la sua pagina internet, segnala casi di razzismo nella stampa scritta.</p>
<p>Grazia Naletto, la curatrice del <em>Rapporto sul razzismo in Italia</em>, ha seguito passo passo il trattamento mediatico riservato allo stupro di una ragazza minorenne avvenuto a Roma, nel parco della Caffarella, all&#8217;inizio del 2009, un fatto molto grave che ha avuto grande risalto mediatico. In questo caso come in altri, i meccanismi di criminalizzazione di intere comunità si sono attivati. Ricordiamo che, nei giorni successivi alla violenza, veri e propri raid razzisti sono stati organizzati nel quartiere colpendo ciecamente tutti coloro che non erano italiani. I media pero&#8217; non sono gli unici attori ad associare migrazione e sicurezza e in particolare clandestinità e sicurezza. Fabrizio Cassinelli è l&#8217;autore del <em>Libro nero della sicurezza</em>, appena uscito ed edito da Aliberti. La sua è un&#8217;inchiesta sui meccanismi mediatici e politici in atto quando si parla di sicurezza e dello loro conseguenze. Nella stampa e per molti, il clandestino viene considerato come un pericolo, ed ecco che viene approvato il reato di clandestinità. Nel rapporto sul razzismo in Italia, oltre ai casi di cronaca, vengono anche analizzati i provvedimenti che istituiscono due regimi distinti nei confronti della legge. Infatti, non tutti siamo trattati ugualmente dalla giustizia, a seconda del possesso o meno del permesso di soggiorno. Secondo Naletto, lo spirito della legge 125 del 2008 ad esempio è che i migranti, e in particolar modo le persone prive di permesso di soggiorno, sono più propense a commettere reati rispetto agli italiani. Ogni giorno, leggendo i giornali, guardando la tv, si ha la stessa impressione, quella che a commettere i reati, anche quelli più gravi, siano soprattutto gli stranieri. Fabrizio Cassinelli si è interessato a quali siano i reati commessi dagli stranieri: nella grande maggioranza si trata di reatti comuni come piccoli furti.</p>
<p>Questo clima generale alimenta non solo episodi razzisti, come abbiamo detto prima, ma fa anche  si&#8217; che agenti di polizia si sentano autorizzati a commettere atti illegali nei confronti di persone straniere. Cosi, nel suo libro, Cassinelli riporta pratiche di agenti della polizia di Milano che si sono travestiti da operatori di ditte del gas per controllare, nella più totale illegalità, case abitate da cittadini stranieri. Queste pratiche discriminatorie, rivolte soltanto ad una certa categoria della popolazione, in base alla loro origine, ha un nome: racial profiling. Il divario tra i cittadini stranieri privi di permesso di soggiorno e il resto della popolazione, nel trattamento riservato dalla polizia o dalla legge tende ad estendersi ora al accesso ai diritti sociali, infatti alcuni tentano di condizionare l&#8217;accesso dei bambini alla mensa alla situazione amministrativa dei loro gentirori : con o senza permesso di soggiorno. Cosi, poco a poco, i migranti, sopratutto quelli irregolari, vedono diminuire i loro gia&#8217; limitati diritti. Cosi&#8217;, la settimana scorsa, parlavamo della decisione presa dai comuni di Padova e Bologna di non accettare, nei propri asili nido, i figli delle persone prive di permesso di soggiorno. Grazie alle numerose proteste, hanno pero&#8217; dovuto fare marcia indietro.</p>
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