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	<title>Amisnet &#187; migranti</title>
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	<description>Informazione Sociale Quotidiana</description>
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	<managingEditor>web@amisnet.org (Amisnet)</managingEditor>
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		<title>Amisnet</title>
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	<itunes:subtitle>Informazione sociale e programmi di approfondimento dalla redazione di AMISnet.</itunes:subtitle>
	<itunes:summary>Amisnet e' un'agenzia radiofonica attiva da oltre 9 anni. La sua principale attivita' consiste nella produzione e la distribuzione di prodotti radiofonici di approfondimento a circa 35 radio italiane. Il podcast e' una selezione quotidiana dei servizi audio distribuiti tramite i siti del network Amisnet.</itunes:summary>
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		<title>A due anni da Rosarno nulla è cambiato</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 12:30:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ciro Colonna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
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		<description><![CDATA[A due anni dalla rivolta di Rosarno, che portò l&#8217;opinione pubblica a conoscenza della drammatica situazione di vita e di lavoro cui sono costretti migliaia di lavoratori migranti in agricoltura, la situazione nella Piana di Gioia Tauro è sostanzialmente invariata. Antonello Mangano, giornalista di terrelibere.org ed autore del libro Gli africani salveranno Rosarno, spiega ai nostri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://amisnet.org/files/2012/01/rosarno.png"><img class="alignleft size-full wp-image-13968" title="rosarno" src="http://amisnet.org/files/2012/01/rosarno.png" alt="" width="250" height="250" /></a>A due anni dalla rivolta di Rosarno, che portò l&#8217;opinione pubblica a conoscenza della drammatica situazione di vita e di lavoro cui sono costretti migliaia di lavoratori migranti in agricoltura, la situazione nella Piana di Gioia Tauro è sostanzialmente invariata.</p>
<p>Antonello Mangano, giornalista di <a href="http://terrelibere.org/" target="_blank">terrelibere.org</a> ed autore del libro <a href="http://www.terrelibere.it/libreria/gli-africani-salveranno-rosarno">Gli africani salveranno Rosarno</a>, spiega ai nostri microfoni come non si possa comprendere quanto accade nella piana se non si capisce cosa accade in tutta la filiera dei prodotti agricoli. &#8220;La filiera, dalla produzione alla vendita diretta, è stratificata in diversi livelli, ognuno dei quali scarica verso il basso i costi della crisi. Le grandi catene e i grandi distributori non soffrono la crisi e anzi aumentano i propri profitti. Poi ci sono i piccoli e medi agricoltori e distributori, che arrancano. Poi l&#8217;anello più debole, i lavoratori migranti, ricattabili per via dell&#8217;assetto legislativo che li punisce in partenza. Nulla potrà mai cambiare a Rosarno se non cambia l&#8217;intero sistema. Inoltre bisogna indagare come stiano degenerando le condizioni di lavoro nel paese, anche in settori dove questa degenerazione è meno evidente che in agricoltura. Si può parlare addirittura di &#8220;rosarnizzazione&#8221; dell&#8217;economia e del lavoro. Se molti italiani non avessero il sostegno delle reti familiari vivrebbero nelle stesse condizioni di tanti lavoratori migranti.&#8221;</p>
<p>&#8220;Per quanto riguarda la situazione di Rosarno, i lavoratori continuano a vivere nelle baracche e nei rifugi di fortuna, sottoposti agli stessi trattamenti lavorativi di prima della rivolta. Difficile fare una stima del loro numero, dovrebbero aggirarsi intorno ai 2000, per metà provenienti da vari paesi dell&#8217;Africa, per l&#8217;altra metà dall&#8217;est Europa. Alcuni lavoratori provano ad affittare delle stanze, ma il prezzo che si trovano a dover pagare arriva anche a 500 euro al mese&#8221;, continua Antonello Mangano. E&#8217; stato allestito un campo per 100 persone, per accedere al quale bisogna essere in possesso di permesso di soggiorno. &#8220;E&#8217; una misura utile, perchè affronta, anche se parzialmente, una situazione d&#8217;emergenza. Al tempo stesso rappresenta una sconfitta e un paradosso, perchè prende atto di una situazione inaccettabile e prova ad affrontarla in superficie, senza toccare le cause profonde che la hanno generata, nè della potenzialità straordinaria che queste persone rappresentano per il futuro del nostro paese.</p>
<p>&#8220;Però&#8221;, conclude Mangano, &#8220;non bisogna focalizzare l&#8217;attenzione solo sul disagio, ma sottolineare la straordinaria dignità di questi lavoratori, che in questi anni hanno dato vita a più di una manifestazione per reclamare i propri diritti, che sono poi i diritti di tutti. Inoltre hanno inoltrato due lettere aperte, una ai rappresentanti di governo, l&#8217;altra ai cittadini rosarnesi. Queste persone rappresentano un&#8217;opportunità unica per il nostro paese.&#8221;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<itunes:summary>A due anni dalla rivolta di Rosarno, che portò l&#8217;opinione pubblica a conoscenza della drammatica situazione di vita e di lavoro cui sono costretti migliaia di lavoratori migranti in agricoltura, la situazione nella Piana di Gioia Tauro è sostanzialmente invariata.
Antonello Mangano, giornalista di terrelibere.org ed autore del libro Gli africani salveranno Rosarno, spiega ai nostri microfoni come non si possa comprendere quanto accade nella piana se non si capisce cosa accade in tutta la filiera dei prodotti agricoli. &#8220;La filiera, dalla produzione alla vendita diretta, è stratificata in diversi livelli, ognuno dei quali scarica verso il basso i costi della crisi. Le grandi catene e i grandi distributori non soffrono la crisi e anzi aumentano i propri profitti. Poi ci sono i piccoli e medi agricoltori e distributori, che arrancano. Poi l&#8217;anello più debole, i lavoratori migranti, ricattabili per via dell&#8217;assetto legislativo che li punisce in partenza. Nulla potrà mai cambiare a Rosarno se non cambia l&#8217;intero sistema. Inoltre bisogna indagare come stiano degenerando le condizioni di lavoro nel paese, anche in settori dove questa degenerazione è meno evidente che in agricoltura. Si può parlare addirittura di &#8220;rosarnizzazione&#8221; dell&#8217;economia e del lavoro. Se molti italiani non avessero il sostegno delle reti familiari vivrebbero nelle stesse condizioni di tanti lavoratori migranti.&#8221;
&#8220;Per quanto riguarda la situazione di Rosarno, i lavoratori continuano a vivere nelle baracche e nei rifugi di fortuna, sottoposti agli stessi trattamenti lavorativi di prima della rivolta. Difficile fare una stima del loro numero, dovrebbero aggirarsi intorno ai 2000, per metà provenienti da vari paesi dell&#8217;Africa, per l&#8217;altra metà dall&#8217;est Europa. Alcuni lavoratori provano ad affittare delle stanze, ma il prezzo che si trovano a dover pagare arriva anche a 500 euro al mese&#8221;, continua Antonello Mangano. E&#8217; stato allestito un campo per 100 persone, per accedere al quale bisogna essere in possesso di permesso di soggiorno. &#8220;E&#8217; una misura utile, perchè affronta, anche se parzialmente, una situazione d&#8217;emergenza. Al tempo stesso rappresenta una sconfitta e un paradosso, perchè prende atto di una situazione inaccettabile e prova ad affrontarla in superficie, senza toccare le cause profonde che la hanno generata, nè della potenzialità straordinaria che queste persone rappresentano per il futuro del nostro paese.
&#8220;Però&#8221;, conclude Mangano, &#8220;non bisogna focalizzare l&#8217;attenzione solo sul disagio, ma sottolineare la straordinaria dignità di questi lavoratori, che in questi anni hanno dato vita a più di una manifestazione per reclamare i propri diritti, che sono poi i diritti di tutti. Inoltre hanno inoltrato due lettere aperte, una ai rappresentanti di governo, l&#8217;altra ai cittadini rosarnesi. Queste persone rappresentano un&#8217;opportunità unica per il nostro paese.&#8221;
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		<title>Cie: &#8220;In Italia si strumentalizza la direttiva rimpatri&#8221;</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2011/06/20/cie-in-italia-si-strumentalizza-la-direttiva-rimpatri/</link>
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		<pubDate>Mon, 20 Jun 2011 13:27:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto legge che prevede il prolungamento del tempo massimo di trattenimento dei migranti nei Centri di identificazione ed espulsione da sei a  diciotto mesi. Una norma prevista dalla direttiva europea sui rimpatri come misura eccezionale, che in Italia rischia di divenire la prassi ordinaria. Il decreto legge, annunciato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto legge che prevede il prolungamento del tempo massimo di trattenimento dei migranti nei Centri di identificazione ed espulsione da sei a  diciotto mesi. Una norma prevista dalla direttiva europea sui rimpatri come misura eccezionale, che in Italia rischia di divenire la prassi ordinaria.<span id="more-12959"></span><br />
Il decreto legge, annunciato dal premier silvio Berlusconi e dal ministro dell&#8217;Interno Roberto Maroni, triplicherà il tempo di permanenza massimo previsto fino ad oggi in queste strutture, una norma in linea con la direttiva europea 115 del 2008 sul rimpatrio, che prevede appunto la possibilità che il termine massimo per il trattemimento arrivi a diciotto mesi, e che proprio per questo era stata bollata da molti come &#8220;direttiva della vergogna&#8221;.<br />
&#8220;Se è vero che la misura è prevista dala direttiva europea&#8221; commenta Gianfranco Schiavone, dell&#8217;Associazione studi giuridici sull&#8217;immigrazione, è anche vero che la stessa direttiva prevede tante altre misure che dovrebbero bilanciare questo aspetto, ma il governo italiano non segue queste altre indicazioni&#8221;. Insomma, secondo l&#8217;Agi l&#8217;Italia sta facendo orecchie da mercante, strumentalizzando la normativa europea e recependo solo quello che le fa comodo. &#8220;La direttiva prevede un meccanismo di gradualità e proporzionalità dei provvedimenti esplusivi&#8221; spiega Schiavone &#8220;oltre a molte garanzie per lo straniero, come l&#8217;incompatiblità tra le misure di carattere amministrativo e le sanzioni penali, che l&#8217;Italia ancora non segue. Da noi si è continuato ad alternare il carcere ai Cie ed è dovuta intervenire la Corte di giustizia a dichiarare l&#8217;illegalità di questo comportamento&#8221;.<br />
Secondo l&#8217;Asgi il decreto legge esaspera la direttiva europea, che prevede il trattenimento di diciotto mesi si adotti come &#8220;extrema ratio&#8221;, dopo che allo straniero sia stata offerta la possibilità di aderire a un programma di rimpatrio volontario e seguendo misure di attenzione alla tutela della dignità della persona. &#8220;La direttiva rimpatri prevede che il trattenimento sia sempre strettamente finalizzato a realizzare l&#8217;espulsione e che l&#8217;amministrazione deve metta sempre in atto tutte le azioni possibili per realizzarla&#8221; conclude Schiavome &#8220;se non ci sono le ragioni per trattenere la persona o se il rimpatro non è possibile il trattenimento deve cessare in qualsiasi momento, anche molto prima dei diciotto mesi. E&#8217; una regola straordinaria, che il nostro governo vuole fare diventare prassi&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<itunes:summary>Il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto legge che prevede il prolungamento del tempo massimo di trattenimento dei migranti nei Centri di identificazione ed espulsione da sei a  diciotto mesi. Una norma prevista dalla direttiva europea sui rimpatri come misura eccezionale, che in Italia rischia di divenire la prassi ordinaria.
Il decreto legge, annunciato dal premier silvio Berlusconi e dal ministro dell&#8217;Interno Roberto Maroni, triplicherà il tempo di permanenza massimo previsto fino ad oggi in queste strutture, una norma in linea con la direttiva europea 115 del 2008 sul rimpatrio, che prevede appunto la possibilità che il termine massimo per il trattemimento arrivi a diciotto mesi, e che proprio per questo era stata bollata da molti come &#8220;direttiva della vergogna&#8221;.
&#8220;Se è vero che la misura è prevista dala direttiva europea&#8221; commenta Gianfranco Schiavone, dell&#8217;Associazione studi giuridici sull&#8217;immigrazione, è anche vero che la stessa direttiva prevede tante altre misure che dovrebbero bilanciare questo aspetto, ma il governo italiano non segue queste altre indicazioni&#8221;. Insomma, secondo l&#8217;Agi l&#8217;Italia sta facendo orecchie da mercante, strumentalizzando la normativa europea e recependo solo quello che le fa comodo. &#8220;La direttiva prevede un meccanismo di gradualità e proporzionalità dei provvedimenti esplusivi&#8221; spiega Schiavone &#8220;oltre a molte garanzie per lo straniero, come l&#8217;incompatiblità tra le misure di carattere amministrativo e le sanzioni penali, che l&#8217;Italia ancora non segue. Da noi si è continuato ad alternare il carcere ai Cie ed è dovuta intervenire la Corte di giustizia a dichiarare l&#8217;illegalità di questo comportamento&#8221;.
Secondo l&#8217;Asgi il decreto legge esaspera la direttiva europea, che prevede il trattenimento di diciotto mesi si adotti come &#8220;extrema ratio&#8221;, dopo che allo straniero sia stata offerta la possibilità di aderire a un programma di rimpatrio volontario e seguendo misure di attenzione alla tutela della dignità della persona. &#8220;La direttiva rimpatri prevede che il trattenimento sia sempre strettamente finalizzato a realizzare l&#8217;espulsione e che l&#8217;amministrazione deve metta sempre in atto tutte le azioni possibili per realizzarla&#8221; conclude Schiavome &#8220;se non ci sono le ragioni per trattenere la persona o se il rimpatro non è possibile il trattenimento deve cessare in qualsiasi momento, anche molto prima dei diciotto mesi. E&#8217; una regola straordinaria, che il nostro governo vuole fare diventare prassi&#8221;.
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		<title>Sgomberi: L&#8217;esodo degli abitanti del Palazzo delle poste</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2011/06/09/sgomberi-lesodo-degli-abitanti-del-palazzo-delle-poste/</link>
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		<pubDate>Thu, 09 Jun 2011 12:42:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ancora una storia di sgomberi e promesse non mantenute. Questa volta la scena di un copione visto già troppe volte è Catania. Il Palazzo delle poste, dove vivevano circa cinquecento persone, è stato sgomberato per ordine del Comune a fine mese. Agli abitanti, tutti di origine straniera, era stata promessa un&#8217;alternativa, ma ad oggi la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ancora una storia di sgomberi e promesse non mantenute. Questa volta la scena di un copione visto già troppe volte è Catania. Il Palazzo delle poste, dove vivevano circa cinquecento persone, è stato sgomberato per ordine del Comune a fine mese. Agli abitanti, tutti di origine straniera, era stata promessa un&#8217;alternativa, ma ad oggi la situazione degli ex-occupanti non è migliorata.</p>
<p>La denuncia arriva da parte della Rete anti-razzista di Catania, che ha frequentato nei mesi passati quel palazzo e conosce chi vi abitava. &#8220;Vogliamo ricostruire ciò che è accaduto e ragionare sulle prospettive di chi è stato sgomberato&#8221; dice la rete. La mattina dello sgombero infatti nessuno aveva opposto resistenza, perchè il Comune gli aveva promesso che sia loro che i loro beni sarebbero stati trasferiti in un posto migliore, ma nella realtà le cose sono andate diversamente, molto materiale è stato sequestrato e alcune cose sono state distrutte davanti al palazzo.</p>
<p>Nella struttura vivevano 180 rom, trenta rifugiati somali ed eritrei, duecento magrebini. Convivevano abbastanza pacificamente, nonostante le condizioni igienico-sanitarie precarie, l&#8217;assenza di acqua corrente. I rom sono stati trasferiti in un campo a San Giuseppe La Rena, lontano dal centro cittadino, &#8220;una struttura a cui è impedito l&#8217;ingresso ai volontari di alcune associazioni umanitarie&#8221; denuncia la Rete anti-razzista. La metà dei somali e degli eritrei è stata accolta in un centro di accoglienza, degli altri non se ne sa nulla. Infine dei duecento magrebini no si hanno notizie.</p>
<p>&#8220;Continuare ad affrontare questi problemi attraverso la lente distorta delle necessità “dell’ordine pubblico”, non solo non permette di risolverli, ma li rende, proprio perché cerca di nasconderli, sempre più complicati&#8221; conclude la Rete &#8220;Alle forze antirazziste il compito di proseguire nella difesa dei diritti, di denunciare l’uso improprio delle risorse istituzionali ma, soprattutto, di contribuire a far crescere la partecipazione e la capacità di mobilitazione&#8221;.</p>
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		<title>Messico: La carovana dei migranti</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2011/05/30/messico-la-carovana-dei-migranti/</link>
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		<pubDate>Mon, 30 May 2011 10:00:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
				<category><![CDATA[migranti]]></category>

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		<description><![CDATA[Tra le centinaia di migliaia di persone che si stanno mobilitando in queste settimane in Messico per &#8220;una pace con giustizia e dignità&#8221;, un contingente numeroso e agguerrito è costituito dai migranti. Decine di loro sono scesi in piazza per manifestare la loro solidarietà ai parenti delle vittime della violenza, oltre che per denunciare gli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tra le centinaia di migliaia di persone che si stanno mobilitando in queste settimane in Messico per &#8220;una pace con giustizia e dignità&#8221;, un contingente numeroso e agguerrito è costituito dai migranti. Decine di loro sono scesi in piazza per manifestare la loro solidarietà ai parenti delle vittime della violenza, oltre che per denunciare gli abusi di cui sono oggetto quotidianamente.</p>
<p>Guidati dagli attivisti del Movimento migrante mesoamericano, decine di migranti senza documenti hanno convocato una carovana parallela a quella sfilata l&#8217;8 maggio scorso; sono partiti da Ciudad Ixtepec e sono arrivati a città del Messico. A partecipare sono state soprattutto quelle persone che attraversano il paese illegalmente, nascondendosi nei vagoni dei treni. &#8220;Anche noi vogliamo denunciare i sequestri, le estorsioni, le violazioni, la tratta delle persone&#8221;hanno detto i manifestanti, che hanno anche voluto rivendicare il ruolo che hanno assunto: una specie di &#8220;scudo umano&#8221; per i migranti che passano nelle zone più sensibili del paese, i cosiddetti &#8220;fuochi rossi&#8221;.</p>
<p>&#8220;E&#8217;confortante vedere che anche in Messico i migranti senza documenti prendono le decisioni e non accettano l&#8217;invisibilità e la precarietà alla quale sembrano essere condannati&#8221;ha commentato il giornalista <a href="http://matteodean.info/2011/05/28/justicia-y-dignidad-para-los-migrantes/">Matteo Dean</a> &#8220;il muro della paura sembra essere stato rotto , quanto meno, si è aperta una crepa importante&#8221;.</p>
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		<title>Calabria: barche che scompaiono e appaiono</title>
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		<pubDate>Wed, 25 May 2011 13:45:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elise Melot</dc:creator>
				<category><![CDATA[migranti]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;29 clandestini giunti con un’imbarcazione lo scorso 8 maggio sulle coste ioniche della Calabria sono stati ricondotti stasera in Grecia con una nave di linea, partita dal porto di Brindisi alle ore 18.30&#8243;, scriveva il Ministero dell&#8217;Interno sul suo sito il 16 maggio scorso. La nota si riferiva a un gruppo di persone, probabilmente di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;29 clandestini giunti con un’imbarcazione lo scorso 8 maggio sulle coste ioniche della Calabria sono stati ricondotti stasera in Grecia con una nave di linea, partita dal porto di Brindisi alle ore 18.30&#8243;, <a href="http://www.interno.it/mininterno/export/sites/default/it/sezioni/sala_stampa/notizie/immigrazione/000056_2011_05_16_rimpatri_Grecia.html">scriveva il Ministero dell&#8217;Interno</a> sul suo sito il 16 maggio scorso. La nota si riferiva a un gruppo di persone, probabilmente di nazionailtà pachistana e indiana, che era arrivato sulle spiagge del litorale calabrese, vicino alla località di Bianco. Il Ministero afferma anche che &#8220;all’interno dell’imbarcazione utilizzata per la traversata erano stati rinvenuti documenti e scontrini comprovanti il recente transito dei clandestini dalla Grecia&#8221;. Ma i fatti sembrano essere molto diversi. Come ha raccontato la stampa locale fin dall&#8217;inizio e come ci ha confermato al telefono lo stesso 16 maggio il sindaco di Bianco Antonio Scordino non è mai statata rintracciata nessuna barca. Niente. I migranti camminavano sul litorale, alcuni lungo la spiaggia e altri sulla strada, quando sono stati fermati dalla polizia. Ma di una barca nessuna traccia. Scortati fino a Bianco dalle forze dell&#8217;ordine, sono rimasti rinchiusi per una settimana, in tutta illegalità, in una struttura della protezione civile del paese calabrese. Il 16 maggio sono stati trasferiti a Brindisi e da li&#8217; inviati in Grecia. Secondo quanto ha dichiarato il sindaco Scordino non si sa da quale costa mediterranea arrivavano.<br />
La nota del Ministero si conlude cosi&#8217; : &#8220;la tempestiva riammissione dei 29 stranieri pochi giorni dopo il loro arrivo sulle coste italiane è l’effetto diretto dell’eccellente sinergia operativa tra la Direzione Centrale dell’Immigrazione e della Polizia delle Frontiere e le Autorità di polizia della Grecia, impegnate quotidianamente nel contrastare l’immigrazione illegale attraverso il Mar Ionio&#8221;. Per effettuare queste &#8220;riammissioni&#8221;, le autorità italiane e greche si avvalgono di una legge più vecchia di Schengen, superata dalle normative comunitarie che non permettono simili procedure. Negli ultimi mesi oltre alle persone trovate a bordo dei traghetti provenienti dalla Grecia,<a href="http://amisnet.org/agenzia/2011/05/17/passpartu-32-in-calabria-sbarcano-fantasmi/"> l&#8217;Italia rinvia nella penisola ellenica anche numerose persone &#8220;incontrate&#8221; sulle coste ioniche</a>, la cui provenienza non è accertata.</p>
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		<title>Campi temporanei permanenti</title>
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		<pubDate>Thu, 19 May 2011 13:50:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elise Melot</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Con &#8220;l&#8217;emergenza sbarchi&#8221;, sono fioriti i campi sul territorio italiano : enorme CARA del Mineo in Sicilia, ex-caserme trasformate in Cai, centro di accoglienza e identificazione, una nuova tipologia, tendopoli allestite su terreni militari come a Manduria, in Puglia. Allestiti in fretta e furia a marzo e aprile, con il passare dei mesi, questi centri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Con &#8220;l&#8217;emergenza sbarchi&#8221;, sono fioriti i campi sul territorio italiano : enorme CARA del Mineo in Sicilia, ex-caserme trasformate in Cai, centro di accoglienza e identificazione, una nuova tipologia, tendopoli allestite su terreni militari come a Manduria, in Puglia. Allestiti in fretta e furia a marzo e aprile, con il passare dei mesi, questi centri vedono la loro esistenza ufficializzarsi e il temporaneo potrebbe diventare permanente. Con l’ordinanza numero 3935 del 21 aprile, il governo ha cosi&#8217; permesso la creazione di tre Ciet, Centri di identificazione ed espulsione temporanei, mettendo a disposizione sei milioni di euro per assicurarne la sicurezza e il controllo. Questi centri sono le tendopoli di Santa Maria Capua Vetere in Campania, di Palazzo San Gervasio in Basilicata e di Kinisia in Sicilia. Da Cai sono passati ad essere Ciet, primo passo prima di diventare Cie ? </p>
<p>&#8220;La decisione di trasformare la caserma di Santa Maria Capua&#8217; Vetere in un Cie è stata imposta dal governo, che è passato sopra la testa dei cittadini e delle istituzioni locali&#8221;, afferma Mimma, del centro sociale <a href="http://www.csaexcanapificio.it/Sito_CSA/Home/Home.html">Ex-Canapificio</a> di Caserta. In Campania non esistevano né CARA né CIE e le realtà anti-razziste locali si opponevano con vigore alla creazione di simili strutture nel territorio campano. &#8220;Chiediamo la chiusura del Cie, c&#8217;è una <a href="http://www.firmiamo.it/liberimigranti">petizione </a>da firmare&#8221;, continua Mimma, che ci descrive il posto: &#8220;una tendopoli, circondata dalle alte mura della caserma, gestito dalla Croce Rossa. Le condizioni dentro sono terribili, dopo i tentativi di fuga di Pasqua, in ritorsione, le persone rinchiuse sono state costrette a rimanere chiuse nelle tende, potendo uscire una sola volta al giorno, scortate, per andare in bagno. Visto che per fuggire avevano utilizzato le reti dei letti come scala, tutte le reti sono state tolte e i materassi sono stati messi direttamente per terra.&#8221; Il centinaio di persone rinchiuse dentro alla struttura sono tutte provenienti dalla Tunisia, e non hanno potuto avere la protezione temporanea, arrivati troppo tardi sul territorio italiano. &#8220;Quasi tutti provengono da una zona a sud del paese dove ci sono molte tensioni, racconta Mimma, e hanno fatto richiesta di protezione umanitaria&#8221;. </p>
<p>A Manduria invece, la tendopoli di 3500 posti, svuotata dai migranti tunisini che hanno ricevuto una protezione umanitaria, serve oggi come posto di transito e smistamento. &#8220;Dei profughi in arrivo dalla Libia, tra cui numerose donne e bambini, sono stati portati li&#8217;, sotto alle tende, per qualche giorno, per procedere ad accertamenti, racconta Luca Ferri della rete anti-razzista di Taranto, dopodiché sono stati trasferiti in altre strutture&#8221;. Passata l&#8217;emergenza, le autorità hanno infatti deciso di lasciare aperta la struttura, per far fronte a possibili future emergenze, dando alla tendopoli il denominativo di Cai, &#8220;uno statuto inesistente nella normativa vigente&#8221;, aggiunge Luca Ferri. All&#8217;interno della struttura, sono presenti soltanto le autorità italiane, le organizazzioni che hanno provato a entrare non sono state autorizzate a farlo. &#8220;Le dichiarazioni dei responsabili locali e nazionali lasciano pensare che prima o poi la struttura sarà chiusa, racconta Ferri, speriamo che sia il prima possibile, anche perché si tratta di una tendopoli, non idonea ad accogliere delle persone&#8221;. </p>
<p><a href="http://amisnet.org/files/2011/05/20111205_francescoferri_tar.mp3">Ascolta </a><strong>l&#8217;intervista a Francesco Ferri, rete anti-razzista di Taranto (6&#8217;40&#8243;)</strong></p>
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		<title>Sardegna: proteste contre i radar anti-immigrati</title>
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		<pubDate>Wed, 18 May 2011 14:07:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La popolazione sarda si oppone con vigore alla costruzione di 4 radar anti-immigrati che dovrebbero sorgere sulla costa ovest dell&#8217;isola, nei comuni di Sant&#8217;Antioco, Fluminimaggiore, Tresnuraghes e Sassari. Da più giorni dei presidi sono organizzati in tutti e quattro i cantieri, &#8220;contro la militarizzazione dei territori, il controllo e la repressione sociale&#8221;, come si legge [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La popolazione sarda si oppone con vigore alla costruzione di 4 radar anti-immigrati che dovrebbero sorgere sulla costa ovest dell&#8217;isola, nei comuni di Sant&#8217;Antioco, Fluminimaggiore, Tresnuraghes e Sassari. Da più giorni dei presidi sono organizzati in tutti e quattro i cantieri, &#8220;contro la militarizzazione dei territori, il controllo e la repressione sociale&#8221;, come si legge sul sito del <a href="http://noradarcaposperone.blogspot.com/">blog </a>dove vengono pubblicate notizie dai presidi. Al momento i protestanti sono riusciti a bloccare la costruzione dei quattro radar, che si aggiungono alle numerose basi e strutture militari presenti sull&#8217;isola.</p>
<p>La Sardegna non è l&#8217;unica regione dove è in corso la costruzione di radar anti-migranti, simili sensori stano sorgendo a Gagliano del Capo, in Puglia e a Siracusa, in Sicilia, all’interno di parchi e riserve naturali. Oltre alla militarizzazione del territorio, i manifestanti protestano contro gli impatti ambientali e sanitari che avranno queste costruzioni.</p>
<p>Leggi l&#8217;<a href="http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2011/02/siracusa-il-primo-radar-anti-migranti.html">articolo </a>di Antonio Mazzeo sul radar di Siracusa</p>
<p>Ascolta la puntata di <a href="http://amisnet.org/agenzia/2011/02/22/passpartu-20-accoglienza-a-microonde/">Passpartù </a>sui radar anti-migranti</p>
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		<title>Grecia: i raid razzisti si moltiplicano</title>
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		<pubDate>Fri, 13 May 2011 10:04:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
				<category><![CDATA[migranti]]></category>

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		<description><![CDATA[Un ragazzo bengalese di 21 anni è stato pugnalato a morte giovedi&#8217; 12 maggio ad Atene, nel quartiere di Kato Patisia. Gli attachi razzisti si moltiplicano nella capitale greca da quando, il 10 maggio, un furto si è tragicamente concluso con l&#8217;omicidio di un cittadino greco. Nelle ore successive, i media hanno puntato il dito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un ragazzo bengalese di 21 anni è stato pugnalato a morte giovedi&#8217; 12 maggio ad Atene, nel quartiere di Kato Patisia. Gli attachi razzisti si moltiplicano nella capitale greca da quando, il 10 maggio, un furto si è tragicamente concluso con l&#8217;omicidio di un cittadino greco. Nelle ore successive, i media hanno puntato il dito contro &#8220;tre sospetti di carnagione scura&#8221;, come riportato dal sito greco <a href="http://infomobile.w2eu.net/2011/05/10/murder-instrumentalised-by-fascist-groups-for-new-pogrom-against-migrants-in-athens-centre/">Infomobile</a>. &#8220;Da allora è partita la <a href="http://www.alterthess.gr/content/%CF%83%CE%BF%CE%BA%CE%B1%CF%81%CE%B9%CF%83%CF%84%CE%B9%CE%BA%CF%8C-%CE%B2%CE%AF%CE%BD%CF%84%CE%B5%CE%BF-%CE%BC%CE%B5-%CF%86%CE%B1%CF%83%CE%AF%CF%83%CF%84%CE%B5%CF%82-%CF%80%CE%BF%CF%85-%CE%BA%CF%85%CE%BD%CE%B7%CE%B3%CE%BF%CF%8D%CE%BD-%CE%BC%CE%B5%CF%84%CE%B1%CE%BD%CE%AC%CF%83%CF%84%CE%B5%CF%82-%CF%83%CF%84%CE%BF-%CE%BA%CE%AD%CE%BD%CF%84%CF%81%CE%BF-%CF%84%CE%B7%CF%82-%CE%B1%CE%B8%CE%AE%CE%BD%CE%B1%CF%82">caccia all&#8217;uomo</a> da parte di gruppi di estrema destra&#8221;, continua Infomobile. Il 10, l&#8217;11 e il 12 maggio, manifestazioni di gruppi fascisti sono state organizzate per le strade della capitale, aggredendo i migranti che incontrano : il 12, almeno 25 migranti sono stati portati in ospedale, 12 di loro sono stati feriti con coltelli, uno ha ricevuto un colpo di pistola, mentre l&#8217;11 maggio, un cocktail molotov era stato lanciato nella sede di un&#8217;associazione pakistana. La situazione si fà ogni giorno più pesante e i migranti sono  costretti a nascondersi. </p>
<p>Atene non è l&#8217;unica città in Grecia dove si riportano simile violenze razziste: martedi&#8217;3 maggio, nel porto di <a href="http://amisnet.org/agenzia/2011/05/10/ad-igoumenitsa-fascisti-e-polizia-attaccano-i-migranti/">Igumenitsa</a>, è stata organizzata una manifestazione contro gli immigrati. I <a href="http://www.greekalert.com/2011/05/blog-post_4068.html">video </a>girati quel giorno mostrano come gruppi di fascisti insieme alla polizia abbiano aggredito i migranti sulla collina dove abitano in condizioni precarie. </p>
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		<title>Cassibile: patate e caporalato</title>
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		<pubDate>Thu, 12 May 2011 12:54:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A Cassibile è riniziata in questi giorni la raccolta delle patate. Come ogni anno, centinaia di braccianti stanno accorrendo per lavorare nelle campagne, ma il centro di accoglienza non è stato ancora riaperto e l&#8217;unica tendopoli allestita, a ridosso di un&#8217;autostrada, non è sufficiente. In campo della Croce Rossa allestito in questi giorni è costato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A Cassibile è riniziata in questi giorni la raccolta delle patate. Come ogni anno, centinaia di braccianti stanno accorrendo per lavorare nelle campagne, ma il centro di accoglienza non è stato ancora riaperto e l&#8217;unica tendopoli allestita, a ridosso di un&#8217;autostrada, non è sufficiente.  </p>
<p>In campo della Croce Rossa allestito in questi giorni è costato novantamila euro, ma può ospitare solo 120 persone, meno della metà di quelle arrivate in questi giorni, ed è stato costruito in un&#8217;area pericolosa, vicino allo svincolo dell&#8217;autostrada. I primi arrivati si sono sistemati nelle tende, gli altri dormono nella campagne, in case abbandonate o sotto gli alberi. &#8220;Il lavoro quest&#8217;anno c&#8217;è&#8221; dice Gianpaolo, cittadino di Cassibile &#8220;per cui è possibile che arrivino altre persone. Qui nessuno parla, non esiste una struttura in difesa dei migranti, e tra gli abitanti c&#8217;è molta intolleranza&#8221;. </p>
<p>Il lavoro nelle campagne spesso si basa sul caporalato. I caporali la mattina scelgono i lavoratori, guadagnano sul lavoro dei braccianti e si fanno pagare anche il viaggio in macchina fino ai campi. MOlti braccianti vengono qui da tanti anni, conoscono il sistema. I nuovi arrivati da Lampedusa in questa settimana in vece non vengono, perchè dai centri in cui sono reclusi non possono uscire. </p>
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		<itunes:summary>A Cassibile è riniziata in questi giorni la raccolta delle patate. Come ogni anno, centinaia di braccianti stanno accorrendo per lavorare nelle campagne, ma il centro di accoglienza non è stato ancora riaperto e l&#8217;unica tendopoli allestita, a ridosso di un&#8217;autostrada, non è sufficiente.  
In campo della Croce Rossa allestito in questi giorni è costato novantamila euro, ma può ospitare solo 120 persone, meno della metà di quelle arrivate in questi giorni, ed è stato costruito in un&#8217;area pericolosa, vicino allo svincolo dell&#8217;autostrada. I primi arrivati si sono sistemati nelle tende, gli altri dormono nella campagne, in case abbandonate o sotto gli alberi. &#8220;Il lavoro quest&#8217;anno c&#8217;è&#8221; dice Gianpaolo, cittadino di Cassibile &#8220;per cui è possibile che arrivino altre persone. Qui nessuno parla, non esiste una struttura in difesa dei migranti, e tra gli abitanti c&#8217;è molta intolleranza&#8221;. 
Il lavoro nelle campagne spesso si basa sul caporalato. I caporali la mattina scelgono i lavoratori, guadagnano sul lavoro dei braccianti e si fanno pagare anche il viaggio in macchina fino ai campi. MOlti braccianti vengono qui da tanti anni, conoscono il sistema. I nuovi arrivati da Lampedusa in questa settimana in vece non vengono, perchè dai centri in cui sono reclusi non possono uscire. </itunes:summary>
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		<title>Ad Igoumenitsa fascisti e polizia attaccano i migranti</title>
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		<pubDate>Tue, 10 May 2011 10:16:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ciro Colonna</dc:creator>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
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		<description><![CDATA[Nel pomeriggio di martedì 3 maggio alcune centinaia di persone hanno partecipato alla manifestazione contro gli immigrati all&#8217;ingresso del porto di Igoumenitsa. Oltre agli abitanti della piccola città portuale erano presenti rappresentanti politici (tra i quali il sindaco di Igoumenitsa) e numerosi militanti di estrema destra provenienti da altre località. Nel corso della manifestazione &#8211; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel pomeriggio di martedì 3 maggio alcune centinaia di persone hanno partecipato alla manifestazione contro gli immigrati all&#8217;ingresso del porto di Igoumenitsa. Oltre agli abitanti della piccola città portuale erano presenti rappresentanti politici (tra i quali il sindaco di Igoumenitsa) e numerosi militanti di estrema destra provenienti da altre località. Nel corso della manifestazione &#8211; un presidio all&#8217;ingresso principale del porto che ne ha bloccato l&#8217;attività per diverse ore - gruppi di fascisti hanno attaccato la collina dove i migranti stazionano in rifugi di fortuna, in attesa di riuscire a imbarcarsi per l&#8217;Italia. La polizia, presente in numeri considerevoli, dapprima ha lasciato fare e in un secondo momento ha dato man forte ai fascisti nell&#8217;attaccare i migranti, come mostra anche un <a href="http://www.greekalert.com/2011/05/blog-post_4068.html">video</a> reperibile on-line. Durante le cariche sono stati lanciati sulla collina diversi lacrimogeni e alcune baracche hanno preso fuoco.</p>
<p>Il giorno successivo due attivisti antirazzisti sono stati aggrediti e malmenati da gruppi fascisti. &#8220;Siamo tutti a rischio, tutti quanti provano a offrire solidarietà ai migranti&#8221;, racconta Polixeni Andreadou, medico del locale presidio sanitario.</p>
<p>La cittadina da anni è punto di sosta per i migranti che provano a raggiungere l&#8217;Italia imbarcandosi clandestinamente sui traghetti. La situazione &#8211; già gravissima, con centinaia di migranti costretti sulle colline adiacenti la cittadina portuale senza alcuna assistenza &#8211; rischia di degenerare in seguito all&#8217;intensificarsi dei controlli tanto dalla parte greca quanto da quella italiana. Il razzismo sta montando in città, manipolato dai partiti di destra che gridano all&#8217;assedio e fomentano sentimenti di paura e chiusura. Il timore è che episodi come quelli del 3 maggio possano ripetersi, con conseguenze molto più gravi. Intanto, come conseguenza immediata di questi avvenimenti c&#8217;è la paura dei migranti, che non osano più affacciarsi in città e non hanno quindi modo di rifornirsi di cibo e medicinali.</p>
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		<itunes:summary>Nel pomeriggio di martedì 3 maggio alcune centinaia di persone hanno partecipato alla manifestazione contro gli immigrati all&#8217;ingresso del porto di Igoumenitsa. Oltre agli abitanti della piccola città portuale erano presenti rappresentanti politici (tra i quali il sindaco di Igoumenitsa) e numerosi militanti di estrema destra provenienti da altre località. Nel corso della manifestazione &#8211; un presidio all&#8217;ingresso principale del porto che ne ha bloccato l&#8217;attività per diverse ore - gruppi di fascisti hanno attaccato la collina dove i migranti stazionano in rifugi di fortuna, in attesa di riuscire a imbarcarsi per l&#8217;Italia. La polizia, presente in numeri considerevoli, dapprima ha lasciato fare e in un secondo momento ha dato man forte ai fascisti nell&#8217;attaccare i migranti, come mostra anche un video reperibile on-line. Durante le cariche sono stati lanciati sulla collina diversi lacrimogeni e alcune baracche hanno preso fuoco.
Il giorno successivo due attivisti antirazzisti sono stati aggrediti e malmenati da gruppi fascisti. &#8220;Siamo tutti a rischio, tutti quanti provano a offrire solidarietà ai migranti&#8221;, racconta Polixeni Andreadou, medico del locale presidio sanitario.
La cittadina da anni è punto di sosta per i migranti che provano a raggiungere l&#8217;Italia imbarcandosi clandestinamente sui traghetti. La situazione &#8211; già gravissima, con centinaia di migranti costretti sulle colline adiacenti la cittadina portuale senza alcuna assistenza &#8211; rischia di degenerare in seguito all&#8217;intensificarsi dei controlli tanto dalla parte greca quanto da quella italiana. Il razzismo sta montando in città, manipolato dai partiti di destra che gridano all&#8217;assedio e fomentano sentimenti di paura e chiusura. Il timore è che episodi come quelli del 3 maggio possano ripetersi, con conseguenze molto più gravi. Intanto, come conseguenza immediata di questi avvenimenti c&#8217;è la paura dei migranti, che non osano più affacciarsi in città e non hanno quindi modo di rifornirsi di cibo e medicinali.</itunes:summary>
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