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	<title>Amisnet &#187; Economia</title>
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	<description>Informazione Sociale Quotidiana</description>
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	<category>News &#38; Politics</category>
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		<title>Amisnet</title>
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	<itunes:subtitle>Informazione sociale e programmi di approfondimento dalla redazione di AMISnet.</itunes:subtitle>
	<itunes:summary>Amisnet e' un'agenzia radiofonica attiva da oltre 9 anni. La sua principale attivita' consiste nella produzione e la distribuzione di prodotti radiofonici di approfondimento a circa 35 radio italiane. Il podcast e' una selezione quotidiana dei servizi audio distribuiti tramite i siti del network Amisnet.</itunes:summary>
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		<title>L&#8217;Alchimista 30: le agenzie declassano, l&#8217;Italia non ci sta</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2012/05/22/lalchimista-30-le-agenzie-declassano-litalia-non-ci-sta/</link>
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		<pubDate>Tue, 22 May 2012 11:54:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nei giorni scorsi l&#8217;agenzia di rating Moody&#8217;s ha declassato ben 26 istituti bancari italiani. La reazione tanto da parte governativa quanto dal consesso industriale e bancario italiano, è stata di ferma condanna delle agenzie di rating, additate come elemento destabilizzatore dei mercati, &#8220;E&#8217; vero&#8221;, conferma Andrea Baranes, &#8221; è paradossale che tre agenzie private condizionino [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://amisnet.org/files/2012/05/MOODYS-CRISI-DECLASSAMENTO-BANCHE1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-15079" title="MOODY'S-CRISI-DECLASSAMENTO BANCHE" src="http://amisnet.org/files/2012/05/MOODYS-CRISI-DECLASSAMENTO-BANCHE1.jpg" alt="" width="250" height="250" /></a>Nei giorni scorsi l&#8217;agenzia di rating Moody&#8217;s ha declassato ben 26 istituti bancari italiani. La reazione tanto da parte governativa quanto dal consesso industriale e bancario italiano, è stata di ferma condanna delle agenzie di rating, additate come elemento destabilizzatore dei mercati,</p>
<p>&#8220;E&#8217; vero&#8221;, conferma Andrea Baranes, &#8221; è paradossale che tre agenzie private condizionino tanto l&#8217;andamento dei mercati e possano permettersi di dare giudizi sulla stabilità degli stati&#8221;.</p>
<p>&#8220;D&#8217;altro canto&#8221;, aggiunge, &#8220;è abbastanza ridicolo che le banche italiane come pure di altri paesi del pianeta si scandalizzino tanto e decantino tanto la propria solidità. In realtà il sistema bancario, a livello globale ma ancor più in Europa, sopravvive solo grazie alle pesanti iniezioni di denaro pubblico ed è quanto di più instabile e fragile ci sia oggi nel mondo finanziario&#8221;.</p>
<p><a href="http://amisnet.org/?s=alchimista">Ascolta le altre puntate de L&#8217;Alchimista</a></p>
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		<itunes:summary>Nei giorni scorsi l&#8217;agenzia di rating Moody&#8217;s ha declassato ben 26 istituti bancari italiani. La reazione tanto da parte governativa quanto dal consesso industriale e bancario italiano, è stata di ferma condanna delle agenzie di rating, additate come elemento destabilizzatore dei mercati,
&#8220;E&#8217; vero&#8221;, conferma Andrea Baranes, &#8221; è paradossale che tre agenzie private condizionino tanto l&#8217;andamento dei mercati e possano permettersi di dare giudizi sulla stabilità degli stati&#8221;.
&#8220;D&#8217;altro canto&#8221;, aggiunge, &#8220;è abbastanza ridicolo che le banche italiane come pure di altri paesi del pianeta si scandalizzino tanto e decantino tanto la propria solidità. In realtà il sistema bancario, a livello globale ma ancor più in Europa, sopravvive solo grazie alle pesanti iniezioni di denaro pubblico ed è quanto di più instabile e fragile ci sia oggi nel mondo finanziario&#8221;.
Ascolta le altre puntate de L&#8217;Alchimista</itunes:summary>
		<itunes:keywords>Alchimista, Economia</itunes:keywords>
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		<title>L&#8217;Alchimista_29: Frankfurt Calling</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 11:00:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Siamo alla vigilia delle mobilitazioni indette da un vastissimo cartello di organizzazioni e movimenti europei contro la BCE. Dal 16 al 19 maggio i movimenti si daranno infatti convegno a Francoforte, dove però è stata instaurata una zona rossa. Come già altre volte la vicenda viene trattata come una mera questione di ordine pubblico. Nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://amisnet.org/files/2012/05/arton147.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-15004" title="arton147" src="http://amisnet.org/files/2012/05/arton147.jpg" alt="" width="250" height="250" /></a>Siamo alla vigilia delle mobilitazioni indette da un vastissimo cartello di organizzazioni e movimenti europei contro la BCE. Dal 16 al 19 maggio i movimenti si daranno infatti convegno a Francoforte, dove però è stata instaurata una zona rossa. Come già altre volte la vicenda viene trattata come una mera questione di ordine pubblico. Nel corso degli ultimi mesi la nostra rubrica si è a lungo occupata del ruolo della BCE nella gestione della crisi, come pure della parte giocata dal governo tedesco, che a Francoforte, appunto, ha il proprio cuore finanziario.</p>
<p>&#8220;Nonostante i limiti della BCE e dell&#8217;intero sistema europeo&#8221;, commenta Andrea Baranes, &#8220;ci sarebbero i margini per mettere in campo politiche differenti, in cui si superi il falso ideologico secondo cui l&#8217;eccesso di debito sia dovuto ad un eccesso di welfare. Al contrario, il debito degli stati dipende dal salvataggio della finanza, effettuato con denaro pubblico. Da parte sua la Germania, lungi dall&#8217;essere l&#8217;unica responsabile della situazione in corso,  certamente sta approfittando delle condizioni, ad esempio imponendo alla Grecia l&#8217;acquisto di armi da Germania e Francia, per dar seguito al piano di aiuti comunitari&#8221;.</p>
<p><a href="http://amisnet.org/?s=alchimista">Ascolta le altre puntate de L&#8217;Alchimista</a></p>
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		<itunes:subtitle>Siamo alla vigilia delle mobilitazioni indette da un vastissimo cartello di organizzazioni e movimenti europei contro la BCE. Dal 16 al 19 maggio i movimenti si daranno infatti convegno a Francoforte, dove però è stata instaurata una zona rossa. Com[...]</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>Siamo alla vigilia delle mobilitazioni indette da un vastissimo cartello di organizzazioni e movimenti europei contro la BCE. Dal 16 al 19 maggio i movimenti si daranno infatti convegno a Francoforte, dove però è stata instaurata una zona rossa. Come già altre volte la vicenda viene trattata come una mera questione di ordine pubblico. Nel corso degli ultimi mesi la nostra rubrica si è a lungo occupata del ruolo della BCE nella gestione della crisi, come pure della parte giocata dal governo tedesco, che a Francoforte, appunto, ha il proprio cuore finanziario.
&#8220;Nonostante i limiti della BCE e dell&#8217;intero sistema europeo&#8221;, commenta Andrea Baranes, &#8220;ci sarebbero i margini per mettere in campo politiche differenti, in cui si superi il falso ideologico secondo cui l&#8217;eccesso di debito sia dovuto ad un eccesso di welfare. Al contrario, il debito degli stati dipende dal salvataggio della finanza, effettuato con denaro pubblico. Da parte sua la Germania, lungi dall&#8217;essere l&#8217;unica responsabile della situazione in corso,  certamente sta approfittando delle condizioni, ad esempio imponendo alla Grecia l&#8217;acquisto di armi da Germania e Francia, per dar seguito al piano di aiuti comunitari&#8221;.
Ascolta le altre puntate de L&#8217;Alchimista</itunes:summary>
		<itunes:keywords>Alchimista, Economia</itunes:keywords>
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		<title>L&#8217;Alchimista 28: mercati vs elezioni</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2012/05/08/lalchimista-28-mercati-vs-elezioni/</link>
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		<pubDate>Tue, 08 May 2012 10:39:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[All&#8217;indomani delle elezioni in Grecia e Francia la reazione dei mercati all&#8217;affermazione di Hollande e alla sconfitta dei partiti che storicamente hanno incarnato il bipolarismo in Grecia e che negli ultimi anni si erano resi responsabili dell&#8217;applicazione delle misure di austerità. La reazione delle piazze finanziarie va commisurata alla dimensione della sconfitta riportata in sede [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://amisnet.org/files/2012/05/hollande.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-14938" title="hollande" src="http://amisnet.org/files/2012/05/hollande.jpg" alt="" width="250" height="250" /></a>All&#8217;indomani delle elezioni in Grecia e Francia la reazione dei mercati all&#8217;affermazione di Hollande e alla sconfitta dei partiti che storicamente hanno incarnato il bipolarismo in Grecia e che negli ultimi anni si erano resi responsabili dell&#8217;applicazione delle misure di austerità.</p>
<p>La reazione delle piazze finanziarie va commisurata alla dimensione della sconfitta riportata in sede elettorale, sconfitta per certi versi più simbolica che altro, dato che Hollande  nei giorni immediatamente precedenti il secondo turno delle presidenziali francesi, ha avuto la premura di correggere il tiro rispetto alla propria impostazione anti-austerità che pure aveva trovato tanto spazio nella prima parte della campagna elettorale. In sostanza quel che il neo-eletto presidente francese sta proponendo è di affiancare alle misure di austerità dei piani di crescita. &#8220;Una contraddizione in termini&#8221;, commenta Andrea Baranes, &#8220;come abbiamo già ampiamente dimostrato e come i fatti stessi non fanno che confermare quotidianamente, non c&#8217;è crescita  possa affiancarsi al taglio dei salari, allo smantellamente dello stato sociale, all&#8217;impoverimento generale delle società europee per arricchire pochi speculatori finanziari&#8221;. &#8220;Piuttosto credo&#8221;, aggiunge, &#8221; che si tratti di verificare quale margine di manovra possa avere Hollande nei confronti dell&#8217;interlcutore diretto, che è evidentemente la Germania, nel riportare sul piatto il concetto stesso di stato sociale europeo&#8221;.</p>
<p>Se da un lato la reazione dei mercati parla di una profonda avversione ai processi di democrazia, anche quando questi si riducono all&#8217;espressione del voto popolare, e dell&#8217;attitudine a punire qualsiasi insubordinazione, d&#8217;altro canto, conclude Baranes, &#8220;queste reazioni sono per certi versi giustificabili, dato che il sistema in vigore è estremamente fragile e pe puntellarlo e non farlo crollare sono stati fatti grossi sforzi. Le  banche hanno ad esempio enormi problemi di liquidità. Qualsiasi cambiamento di rotta o modifica potrebbe avere delle ripercussioni molto forti su questo equilibrio.&#8221;</p>
<p><a href="http://amisnet.org/?s=alchimista">Ascolta le altre puntate de L&#8217;Alchimista</a></p>
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		<itunes:summary>All&#8217;indomani delle elezioni in Grecia e Francia la reazione dei mercati all&#8217;affermazione di Hollande e alla sconfitta dei partiti che storicamente hanno incarnato il bipolarismo in Grecia e che negli ultimi anni si erano resi responsabili dell&#8217;applicazione delle misure di austerità.
La reazione delle piazze finanziarie va commisurata alla dimensione della sconfitta riportata in sede elettorale, sconfitta per certi versi più simbolica che altro, dato che Hollande  nei giorni immediatamente precedenti il secondo turno delle presidenziali francesi, ha avuto la premura di correggere il tiro rispetto alla propria impostazione anti-austerità che pure aveva trovato tanto spazio nella prima parte della campagna elettorale. In sostanza quel che il neo-eletto presidente francese sta proponendo è di affiancare alle misure di austerità dei piani di crescita. &#8220;Una contraddizione in termini&#8221;, commenta Andrea Baranes, &#8220;come abbiamo già ampiamente dimostrato e come i fatti stessi non fanno che confermare quotidianamente, non c&#8217;è crescita  possa affiancarsi al taglio dei salari, allo smantellamente dello stato sociale, all&#8217;impoverimento generale delle società europee per arricchire pochi speculatori finanziari&#8221;. &#8220;Piuttosto credo&#8221;, aggiunge, &#8221; che si tratti di verificare quale margine di manovra possa avere Hollande nei confronti dell&#8217;interlcutore diretto, che è evidentemente la Germania, nel riportare sul piatto il concetto stesso di stato sociale europeo&#8221;.
Se da un lato la reazione dei mercati parla di una profonda avversione ai processi di democrazia, anche quando questi si riducono all&#8217;espressione del voto popolare, e dell&#8217;attitudine a punire qualsiasi insubordinazione, d&#8217;altro canto, conclude Baranes, &#8220;queste reazioni sono per certi versi giustificabili, dato che il sistema in vigore è estremamente fragile e pe puntellarlo e non farlo crollare sono stati fatti grossi sforzi. Le  banche hanno ad esempio enormi problemi di liquidità. Qualsiasi cambiamento di rotta o modifica potrebbe avere delle ripercussioni molto forti su questo equilibrio.&#8221;
Ascolta le altre puntate de L&#8217;Alchimista</itunes:summary>
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		<title>L&#8217;Alchimista 26: riformare l&#8217;Euro?</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2012/04/24/lalchimista-26-riformare-leuro/</link>
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		<pubDate>Tue, 24 Apr 2012 06:45:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel corso degli scorsi mesi ci siamo confrontati a lungo sulle lacune della moneta unica europea, lacune riassumibili sostanzialmente sotto il fatto che la moneta unica non risponde a uno stato unico dotato di una comune politica economica e fiscale. Tra i principali handicap che questo sistema, da più parti definito incompleto, evidenzia, c&#8217;è senza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://amisnet.org/files/2012/04/In-vista-della-riforma-fiscale-online-i-nomi-di-chi-non-paga.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-14823" title="In-vista-della-riforma-fiscale-online-i-nomi-di-chi-non-paga" src="http://amisnet.org/files/2012/04/In-vista-della-riforma-fiscale-online-i-nomi-di-chi-non-paga.jpg" alt="" width="250" height="250" /></a>Nel corso degli scorsi mesi ci siamo confrontati a lungo sulle lacune della moneta unica europea, lacune riassumibili sostanzialmente sotto il fatto che la moneta unica non risponde a uno stato unico dotato di una comune politica economica e fiscale. Tra i principali handicap che questo sistema, da più parti definito incompleto, evidenzia, c&#8217;è senza dubbio l&#8217;impossibilità di emettere moneta per far fronte alla crisi in corso. &#8220;L&#8217;unico mandato esplicito cui risponde la BCE&#8221;, commenta Andrea Baranes, &#8220;è far fronte all&#8217;inflazione. Motivo per cui la Banca Centrale si rifiuta categoricamente ad emettere moneta&#8221;. D&#8217;altro canto esistono esempi in cui all&#8217;emissione di moneta non risponde direttamente un aumento dell&#8217;inflazione, come ad esempio accade negli Stati Uniti. &#8220;Il caso degli Stati Uniti però&#8221;, risponde Baranes, &#8220;costituisce un&#8217;anomalia perchè la Fed può permettersi di stampare moneta, cosa che negli ultimi anni ha fatto in maniera copiosa, senza subire un aumento sostanziale dell&#8217;inflazione perchè questa viene scaricata sugli altri paesi. Questo è possibile grazie al fatto che il dollaro rimane la valuta di scambio internazionale. Ad esempio il petrolio è quotato in dollari, ad un&#8217;immissione di liquidità da parte degli Stati Uniti risponde un&#8217;inflazione, che però viene spalmata a livello globale&#8221;.</p>
<p>In ultimo viene da domandarsi se l&#8217;attuale funzione svolta dall&#8217;Euro sia l&#8217;unica possibile e perchè non si discute di altre ipotesi. &#8220;Certamente quella attualmente percorsa non è l&#8217;unica strada possibile&#8221;, chiosa Baranes&#8221;, esistono al contrario altri scenari possibili, come ad esempio ragionare sull&#8217;Euro come moneta che regola i rapporti tra gli stati dell&#8217;Unione che però ne potrebbero adottare altre per gli scambi interni e per favorire la crescita. Non è detto che questa o altre ipotesi sarebbero effettivamente efficaci. Il problema è che non se ne discute affatto se non in ambiti ristretti a pochi, a causa della timidezza delle politiche adottate nei confronti dei mercati. In questo modo si produce il sentire comune di stampo neolibrista secondo cui non ci sono alternative a salvare il sistema in vigore, costi quel che costi&#8221;.</p>
<p><a href="http://amisnet.org/?s=alchimista">Ascolta le altre puntate de L&#8217;Alchimista</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<itunes:summary>Nel corso degli scorsi mesi ci siamo confrontati a lungo sulle lacune della moneta unica europea, lacune riassumibili sostanzialmente sotto il fatto che la moneta unica non risponde a uno stato unico dotato di una comune politica economica e fiscale. Tra i principali handicap che questo sistema, da più parti definito incompleto, evidenzia, c&#8217;è senza dubbio l&#8217;impossibilità di emettere moneta per far fronte alla crisi in corso. &#8220;L&#8217;unico mandato esplicito cui risponde la BCE&#8221;, commenta Andrea Baranes, &#8220;è far fronte all&#8217;inflazione. Motivo per cui la Banca Centrale si rifiuta categoricamente ad emettere moneta&#8221;. D&#8217;altro canto esistono esempi in cui all&#8217;emissione di moneta non risponde direttamente un aumento dell&#8217;inflazione, come ad esempio accade negli Stati Uniti. &#8220;Il caso degli Stati Uniti però&#8221;, risponde Baranes, &#8220;costituisce un&#8217;anomalia perchè la Fed può permettersi di stampare moneta, cosa che negli ultimi anni ha fatto in maniera copiosa, senza subire un aumento sostanziale dell&#8217;inflazione perchè questa viene scaricata sugli altri paesi. Questo è possibile grazie al fatto che il dollaro rimane la valuta di scambio internazionale. Ad esempio il petrolio è quotato in dollari, ad un&#8217;immissione di liquidità da parte degli Stati Uniti risponde un&#8217;inflazione, che però viene spalmata a livello globale&#8221;.
In ultimo viene da domandarsi se l&#8217;attuale funzione svolta dall&#8217;Euro sia l&#8217;unica possibile e perchè non si discute di altre ipotesi. &#8220;Certamente quella attualmente percorsa non è l&#8217;unica strada possibile&#8221;, chiosa Baranes&#8221;, esistono al contrario altri scenari possibili, come ad esempio ragionare sull&#8217;Euro come moneta che regola i rapporti tra gli stati dell&#8217;Unione che però ne potrebbero adottare altre per gli scambi interni e per favorire la crescita. Non è detto che questa o altre ipotesi sarebbero effettivamente efficaci. Il problema è che non se ne discute affatto se non in ambiti ristretti a pochi, a causa della timidezza delle politiche adottate nei confronti dei mercati. In questo modo si produce il sentire comune di stampo neolibrista secondo cui non ci sono alternative a salvare il sistema in vigore, costi quel che costi&#8221;.
Ascolta le altre puntate de L&#8217;Alchimista
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		<title>L&#8217;Alchimista 22: aumenta l&#8217;IVA, Morgan Stanley incassa</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2012/03/20/lalchimista-21-aumenta-liva-morgan-staley-incassa/</link>
		<comments>http://amisnet.org/agenzia/2012/03/20/lalchimista-21-aumenta-liva-morgan-staley-incassa/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 20 Mar 2012 12:00:10 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La notizia è emersa in sordina nei giorni scorsi ma forse meriterebbe maggiore approfondimento. L&#8217;Italia ha pagato a Morgan Stanley, colosso degli investimenti finanziari negli Stati Uniti, ben 3.4 miliardi di euro per estinguere dei contratti su prodotti derivati riguardanti il debito, stipulati nei primi anni novanta. La cifra corrisponde all&#8217;incirca alla metà degli introiti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://amisnet.org/files/2012/03/morgan-stanley-88373574.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-14482" title="morgan-stanley-88373574" src="http://amisnet.org/files/2012/03/morgan-stanley-88373574.jpg" alt="" width="250" height="250" /></a><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1CAJ69">La notizia è emersa in sordina</a> nei giorni scorsi ma forse meriterebbe maggiore approfondimento. L&#8217;Italia ha pagato a Morgan Stanley, colosso degli investimenti finanziari negli Stati Uniti, ben 3.4 miliardi di euro per estinguere dei contratti su prodotti derivati riguardanti il debito, stipulati nei primi anni novanta. La cifra corrisponde all&#8217;incirca alla metà degli introiti previsti dall&#8217;aumento dell&#8217;IVA per l&#8217;anno in corso. &#8220;E&#8217; incredibile che non si discuta pubblicamente e in maniera approfondita del fatto che con questa operazione è come se ogni italiano, neonati compresi, avesse dato 50 euro a Morgan Stanley, è incredibile che non si parli del fatto che ogni volta che pagherò di più per fare la spesa, metà di questo surplus andrà a Morgan Stanley&#8221;, commenta Andrea Baranes ai nostri microfoni.</p>
<p>Tecnicamente i contratti cui si fa riferimento sono definiti SWAP, e consistono in sostanza nello scambio di condizioni contrattuali tra i contraenti. In pratica il nostro paese ha scambiato i propri interessi sul debito a tasso fisso con dei tassi variabili, probabilmente più convenienti all&#8217;epoca della firma dell&#8217;accordo, ma fattisi progressivamente più onerosi, tanto da convincere il tesoro a rescindere il contratto pur dovendo pagare la pesantissima clausola rescissoria. &#8220;Altra cosa difficile da credere è che sia praticamente impossibile risalire a quale governo abbia firmato questi accordi, sono informazioni pubbliche che però non si trovano da nessuna parte&#8221;, aggiunge Baranes.</p>
<p>In termini generali, questo sembra essere un esempio paradigmatico di come sotto il computo complessivo del debito pubblico, si nascondano molti meccanismi difficilmente riconducibili a dinamiche sane di gestione della cosa pubblica e di investimento sullo sviluppo e sul benessere del paese. &#8220;Quando parliamo di audit, parliamo proprio di questo, della necessità di analizzare l&#8217;origine del debito pubblico e decidere democraticamente quale parte vada giustamente ripagata e cosa invece sia da considerarsi debito illegittimo&#8221;, continua Baranes. E conclude dicendo che &#8220;ci viene detto che a causa del debito impazzito dobbiamo tagliare lo stato sociale, i diritti e le garanzie sul lavoro. Io ribalterei la questione, chiedendo che ci venga spiegato perchè a fronte di 90 miliardi di debito pubblico il nostro paese non sia dotato di infrastrutture degne di questo nome, abbia un servizio sanitario scadente e insufficiente, non si possa vantare di un welfare in grado di sostenere i cittadini. Cosa abbiamo fatto con questi soldi? L&#8217;esempio di Morgan Stanley ci fa riflettere sul modo in cui sono stati spesi e su come stiamo continuando a foraggiare gli istituti di credito con i soldi sottratti ai cittadini&#8221;.</p>
<p><a href="http://amisnet.org/?s=alchimista">Ascolta le altre puntate de L&#8217;Alchimista</a></p>
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		<itunes:summary>La notizia è emersa in sordina nei giorni scorsi ma forse meriterebbe maggiore approfondimento. L&#8217;Italia ha pagato a Morgan Stanley, colosso degli investimenti finanziari negli Stati Uniti, ben 3.4 miliardi di euro per estinguere dei contratti su prodotti derivati riguardanti il debito, stipulati nei primi anni novanta. La cifra corrisponde all&#8217;incirca alla metà degli introiti previsti dall&#8217;aumento dell&#8217;IVA per l&#8217;anno in corso. &#8220;E&#8217; incredibile che non si discuta pubblicamente e in maniera approfondita del fatto che con questa operazione è come se ogni italiano, neonati compresi, avesse dato 50 euro a Morgan Stanley, è incredibile che non si parli del fatto che ogni volta che pagherò di più per fare la spesa, metà di questo surplus andrà a Morgan Stanley&#8221;, commenta Andrea Baranes ai nostri microfoni.
Tecnicamente i contratti cui si fa riferimento sono definiti SWAP, e consistono in sostanza nello scambio di condizioni contrattuali tra i contraenti. In pratica il nostro paese ha scambiato i propri interessi sul debito a tasso fisso con dei tassi variabili, probabilmente più convenienti all&#8217;epoca della firma dell&#8217;accordo, ma fattisi progressivamente più onerosi, tanto da convincere il tesoro a rescindere il contratto pur dovendo pagare la pesantissima clausola rescissoria. &#8220;Altra cosa difficile da credere è che sia praticamente impossibile risalire a quale governo abbia firmato questi accordi, sono informazioni pubbliche che però non si trovano da nessuna parte&#8221;, aggiunge Baranes.
In termini generali, questo sembra essere un esempio paradigmatico di come sotto il computo complessivo del debito pubblico, si nascondano molti meccanismi difficilmente riconducibili a dinamiche sane di gestione della cosa pubblica e di investimento sullo sviluppo e sul benessere del paese. &#8220;Quando parliamo di audit, parliamo proprio di questo, della necessità di analizzare l&#8217;origine del debito pubblico e decidere democraticamente quale parte vada giustamente ripagata e cosa invece sia da considerarsi debito illegittimo&#8221;, continua Baranes. E conclude dicendo che &#8220;ci viene detto che a causa del debito impazzito dobbiamo tagliare lo stato sociale, i diritti e le garanzie sul lavoro. Io ribalterei la questione, chiedendo che ci venga spiegato perchè a fronte di 90 miliardi di debito pubblico il nostro paese non sia dotato di infrastrutture degne di questo nome, abbia un servizio sanitario scadente e insufficiente, non si possa vantare di un welfare in grado di sostenere i cittadini. Cosa abbiamo fatto con questi soldi? L&#8217;esempio di Morgan Stanley ci fa riflettere sul modo in cui sono stati spesi e su come stiamo continuando a foraggiare gli istituti di credito con i soldi sottratti ai cittadini&#8221;.
Ascolta le altre puntate de L&#8217;Alchimista</itunes:summary>
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		<title>L&#8217;Alchimista 21: cos&#8217;è il default</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Mar 2012 12:05:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il termine default è stato assimilato a livello mediatico al fallimento di uno stato. In realtà  per parlare di default è sufficiente, senza arrivare a tali estremi, che uno stato non onori del tutto gli impegni presi e i contratti stipulati. Esistono quindi molte gradazioni differenti di default, che non necessariamente prevedono il fallimento in toto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://amisnet.org/files/2012/03/cds.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-14403" title="cds" src="http://amisnet.org/files/2012/03/cds.jpg" alt="" width="250" height="250" /></a>Il termine default è stato assimilato a livello mediatico al fallimento di uno stato. In realtà  per parlare di default è sufficiente, senza arrivare a tali estremi, che uno stato non onori del tutto gli impegni presi e i contratti stipulati. Esistono quindi molte gradazioni differenti di default, che non necessariamente prevedono il fallimento in toto di uno stato. E&#8217; il caso della Grecia, che nel momento in cui ha rinegoziato il proprio debito nei confronti di numerose entità, per la maggior parte banche ed istituti di credito, tecnicamente, ha dato il via a una procedura di default. Come primo effetto concreto questo ha determinato l&#8217;attivazione dei CDS (Credit Default Swaps), sorta di assicurazione sul fallimento. &#8220;Si tratta di uno dei tanti prodotti derivati presenti sui mercati&#8221;, spiega Andrea Baranes, &#8220;che quasi sempre viene utilizzato dagli speculatori che li comprano e rivendono nel momento in cui il loro valore sul mercato è aumentato, scommettendo sostanzialmente sul fallimento degli stati interessati.&#8221;</p>
<p>Nel caso della Grecia i CDS sembrano reggere all&#8217;impatto e ci vengono presentati, anche dalla stampa, come degli utili paracadute per i mercati contro i rischi di fallimento degli stati. In realtà il rischio che ad una prova più onerosa (come ad esempio il defalult di economie più pesanti, quali quella spagnola o italiana) i CDS non siano in grado di remunerare gli speculatori è molto alto. &#8220;Potrebbe verificarsi qualcosa di simile a quanto avvenuto per i mutui subprime&#8221;, spiega ancora Baranes, &#8220;che erano a loro volta coperti da prodotti derivati che li assicuravano. Al crollo dei mutui subprime ha corrisposto la mancata tenuta dei prodotti derivati ad essi collegati. Solo con massiccie iniezioni di capitali da parte dello stato è stato possibile evitare una reazione a catena, potenzialmente letale per l&#8217;economia statunitense.&#8221; &#8220;Ancora una volta&#8221;, conclude Baranes, &#8220;la distribuzione dei profitti spetta ai privati mentre il rischio e le perdite vengono socializzate dagli stati e dai cittadini&#8221;.</p>
<p><a href="http://amisnet.org/?s=alchimista">Ascolta le altre puntate de L&#8217;Alchimista</a></p>
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		<itunes:summary>Il termine default è stato assimilato a livello mediatico al fallimento di uno stato. In realtà  per parlare di default è sufficiente, senza arrivare a tali estremi, che uno stato non onori del tutto gli impegni presi e i contratti stipulati. Esistono quindi molte gradazioni differenti di default, che non necessariamente prevedono il fallimento in toto di uno stato. E&#8217; il caso della Grecia, che nel momento in cui ha rinegoziato il proprio debito nei confronti di numerose entità, per la maggior parte banche ed istituti di credito, tecnicamente, ha dato il via a una procedura di default. Come primo effetto concreto questo ha determinato l&#8217;attivazione dei CDS (Credit Default Swaps), sorta di assicurazione sul fallimento. &#8220;Si tratta di uno dei tanti prodotti derivati presenti sui mercati&#8221;, spiega Andrea Baranes, &#8220;che quasi sempre viene utilizzato dagli speculatori che li comprano e rivendono nel momento in cui il loro valore sul mercato è aumentato, scommettendo sostanzialmente sul fallimento degli stati interessati.&#8221;
Nel caso della Grecia i CDS sembrano reggere all&#8217;impatto e ci vengono presentati, anche dalla stampa, come degli utili paracadute per i mercati contro i rischi di fallimento degli stati. In realtà il rischio che ad una prova più onerosa (come ad esempio il defalult di economie più pesanti, quali quella spagnola o italiana) i CDS non siano in grado di remunerare gli speculatori è molto alto. &#8220;Potrebbe verificarsi qualcosa di simile a quanto avvenuto per i mutui subprime&#8221;, spiega ancora Baranes, &#8220;che erano a loro volta coperti da prodotti derivati che li assicuravano. Al crollo dei mutui subprime ha corrisposto la mancata tenuta dei prodotti derivati ad essi collegati. Solo con massiccie iniezioni di capitali da parte dello stato è stato possibile evitare una reazione a catena, potenzialmente letale per l&#8217;economia statunitense.&#8221; &#8220;Ancora una volta&#8221;, conclude Baranes, &#8220;la distribuzione dei profitti spetta ai privati mentre il rischio e le perdite vengono socializzate dagli stati e dai cittadini&#8221;.
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		<title>Laboratorio Zeta 03: il lavoro è servito</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Mar 2012 09:33:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[La settimana trascorsa ha visto la Troika annunciare un&#8217;ulteriore richiesta di riduzione del salario minimo e nuovi ritocchi di tredicesime e quattordicesime. La richiesta ufficiale probabilmente si concretizzerà a giugno. Intanto trova attuazione l&#8217;offerta pubblica per la riduzione del debito, che vede in prima linea i privati. &#8220;Peccato&#8221;, aggiunge Margherita Dean ai nostri microfoni, &#8220;che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://amisnet.org/files/2012/03/images.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-14370" title="images" src="http://amisnet.org/files/2012/03/images.jpg" alt="" width="250" height="250" /></a>La settimana trascorsa ha visto la Troika annunciare un&#8217;ulteriore richiesta di riduzione del salario minimo e nuovi ritocchi di tredicesime e quattordicesime. La richiesta ufficiale probabilmente si concretizzerà a giugno. Intanto trova attuazione l&#8217;offerta pubblica per la riduzione del debito, che vede in prima linea i privati. &#8220;Peccato&#8221;, aggiunge Margherita Dean ai nostri microfoni, &#8220;che tra i creditori privati ci siano anche le casse previdenziali e pensionistiche greche, che andranno a perdere il 53% del valore nominale dei titoli greci in loro possesso, una cifra che si aggira intorno ai 10 miliardi di euro&#8221;.</p>
<p>Ancora più preoccupanti i dati sulla disoccupazione, che parlano di un milione di disoccupati e quattro milioni di persone economicamente inattive. I giovani sono invece senza occupazione per il 48%. Tra le argomentazioni maggiormente utilizzate dal governo c&#8217;è quella sul settore pubblico, dipinto come obsoleto, denso di sprechi e sproporzionatamente espanso. In realtà da un confronto dei dati statistici non traspare una così straordinaria sproporzione tra la percentuale dei lavoratori greci impiegati nel pubblico e le percentuali di loro analoghi in altri paesi europei. Se in Grecia sono il 29% in Italia sono il 27, con il picco rappresentato dal Belgio che ne conta ben il 38%. &#8220;Si tratta di un pretesto utilizzato per smantellare i diritti dei lavoratori,&#8221; commenta Margherita Dean, &#8221; dimenticando però che una delle conquiste di uno stato di diritto è l&#8217;irremovibilità dei dipendenti pubblici. Se è vero che molti settori andrebbero riorganizzati e razionalizzati, non si può dimenticare tutto il valore aggiunto in termini di professionalità e garanzie che il settore pubblico garantisce. Un esempio è il controllo di qualità sull&#8217;acqua che probabilmente passerà presto ai privati. Se è inaccettabile che l&#8217;acqua divenga privata, è ancora più pericoloso che il controllo sull&#8217;acqua non venga più gestito dal pubblico&#8221;. Il piano messo a punto da Atene prevede il licenziamento di 15.000 lavoratori pubblici nell&#8217;immediato, e di altri 150.000 entro il 2015. Particolarmente colpiti scuola e università. Oltre ai licenziamenti si registrano riduzioni di salari e diritti molto significativi. Un insegnate di ruolo con 15 anni di esperienza fino a pochi mesi fa aveva una busta paga di circa 1300 euro ridottisi a poco più di 900 in seguito alle riforme. Di questi giorni una lettera inviata al governo dai rettori universitari del paese, che annunciano di poter accettare per l&#8217;anno accademico a venire solo il 50% delle matricole rispetto al passato.</p>
<p>Se il pubblico soffre il settore privato non se la passa meglio. &#8220;La pressione fiscale è insopportabile&#8221;, racconta il ristoratore Achilleas Savastopoulos, &#8220;lo stato è ingiusto con le piccole e medie imprese. Noi da molti mesi non abbiamo utili e immagino un futuro nero per i prossimi 10 anni. L&#8217;obiettivo dei governanti è abituare i giovani a lavorare per meno di 500 euro, a essere la catena di montaggio di Germania e Francia, competitivi con le economie emergenti come Cina e India&#8221;. Aumenta in maniera sproporzionata il numero di sequestri di beni a imprenditori indebitati con banche e fisco, mentre sempre più lavoratori non percepiscono stipendio e si confrontano con problemi sempre più stringenti. Le previsioni per i prossimi mesi parlano, restando nel settore della ristorazione, la chiusura per l&#8217;anno in corso di ben 20.000 esercizi, che corrispondono a circa 80.000 posti di lavoro, senza calcolare il danno per un paese che fonda sul turismo una parte consistente del proprio PIL. &#8220;Il paese sta assumendo la consapevolezza di questi passaggi e la necessità di trovare mezzi di sussistenza ha scalzato la rivendicazione dei diritti&#8221;, sottolinea Margherita Dean.</p>
<p>Per dare la cifra del disastro in atto alcune immagini possono essere utili. I semafori di Atene, ad esempio, sono spenti da giorni. Censiti ben venti punti sensibili della metropoli in cui i semafori non sono attivi. &#8220;Per farli funzionare ci vogliono soldi per la manutenzione, ben 74 milioni di euro, che nessuno sa dove andare a prendere&#8221;, racconta Margherita Dean. Si è inoltre fatto strada il cosiddetto &#8220;movimento delle patate&#8221;, che vede i produttori di generi agricoli e alimentari vendere direttamente al pubblico i proprio prodotti, saltando i costosi intermediari. Se da un lato costituisce un esempio di organizzazione e solidarietà colpisce davvero vedere per le strade di Atene le persone in fila per comprare patate a un costo accessibile. Scene da immediato dopoguerra che non si potevano immaginare nella ricca Europa di pochi anni fa.</p>
<p><strong>In collegamento da Atene:</strong></p>
<p>-Margherita Dean, collaboratrice di Radio Popolare e di E Il Mensile</p>
<p><strong>All’interno della trasmissione contributi di:</strong></p>
<p>-Achilleas Savastopoulos, ristoratore<br />
-estratti da un blog che preferisce rimanere anonimo</p>
<p><strong>In redazione:</strong></p>
<p>Andrea Cocco e Ciro Colonna</p>
<p><a href="http://amisnet.org/?s=laboratorio+zeta">Ascolta le altre puntate di Laboratorio Zeta</a></p>
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		<itunes:summary>La settimana trascorsa ha visto la Troika annunciare un&#8217;ulteriore richiesta di riduzione del salario minimo e nuovi ritocchi di tredicesime e quattordicesime. La richiesta ufficiale probabilmente si concretizzerà a giugno. Intanto trova attuazione l&#8217;offerta pubblica per la riduzione del debito, che vede in prima linea i privati. &#8220;Peccato&#8221;, aggiunge Margherita Dean ai nostri microfoni, &#8220;che tra i creditori privati ci siano anche le casse previdenziali e pensionistiche greche, che andranno a perdere il 53% del valore nominale dei titoli greci in loro possesso, una cifra che si aggira intorno ai 10 miliardi di euro&#8221;.
Ancora più preoccupanti i dati sulla disoccupazione, che parlano di un milione di disoccupati e quattro milioni di persone economicamente inattive. I giovani sono invece senza occupazione per il 48%. Tra le argomentazioni maggiormente utilizzate dal governo c&#8217;è quella sul settore pubblico, dipinto come obsoleto, denso di sprechi e sproporzionatamente espanso. In realtà da un confronto dei dati statistici non traspare una così straordinaria sproporzione tra la percentuale dei lavoratori greci impiegati nel pubblico e le percentuali di loro analoghi in altri paesi europei. Se in Grecia sono il 29% in Italia sono il 27, con il picco rappresentato dal Belgio che ne conta ben il 38%. &#8220;Si tratta di un pretesto utilizzato per smantellare i diritti dei lavoratori,&#8221; commenta Margherita Dean, &#8221; dimenticando però che una delle conquiste di uno stato di diritto è l&#8217;irremovibilità dei dipendenti pubblici. Se è vero che molti settori andrebbero riorganizzati e razionalizzati, non si può dimenticare tutto il valore aggiunto in termini di professionalità e garanzie che il settore pubblico garantisce. Un esempio è il controllo di qualità sull&#8217;acqua che probabilmente passerà presto ai privati. Se è inaccettabile che l&#8217;acqua divenga privata, è ancora più pericoloso che il controllo sull&#8217;acqua non venga più gestito dal pubblico&#8221;. Il piano messo a punto da Atene prevede il licenziamento di 15.000 lavoratori pubblici nell&#8217;immediato, e di altri 150.000 entro il 2015. Particolarmente colpiti scuola e università. Oltre ai licenziamenti si registrano riduzioni di salari e diritti molto significativi. Un insegnate di ruolo con 15 anni di esperienza fino a pochi mesi fa aveva una busta paga di circa 1300 euro ridottisi a poco più di 900 in seguito alle riforme. Di questi giorni una lettera inviata al governo dai rettori universitari del paese, che annunciano di poter accettare per l&#8217;anno accademico a venire solo il 50% delle matricole rispetto al passato.
Se il pubblico soffre il settore privato non se la passa meglio. &#8220;La pressione fiscale è insopportabile&#8221;, racconta il ristoratore Achilleas Savastopoulos, &#8220;lo stato è ingiusto con le piccole e medie imprese. Noi da molti mesi non abbiamo utili e immagino un futuro nero per i prossimi 10 anni. L&#8217;obiettivo dei governanti è abituare i giovani a lavorare per meno di 500 euro, a essere la catena di montaggio di Germania e Francia, competitivi con le economie emergenti come Cina e India&#8221;. Aumenta in maniera sproporzionata il numero di sequestri di beni a imprenditori indebitati con banche e fisco, mentre sempre più lavoratori non percepiscono stipendio e si confrontano con problemi sempre più stringenti. Le previsioni per i prossimi mesi parlano, restando nel settore della ristorazione, la chiusura per l&#8217;anno in corso di ben 20.000 esercizi, che corrispondono a circa 80.000 posti di lavoro, senza calcolare il danno per un paese che fonda sul turismo una parte consistente del proprio PIL. &#8220;Il paese sta assumendo la consapevolezza di questi passaggi e la necessità di trovare mezzi di sussistenza ha scalzato la rivendicazione dei diritti&#8221;, sottolinea Margherita Dean.
Per dare la cifra del disastro in atto alcune immagini possono essere utili. I semaf[...]</itunes:summary>
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		<item>
		<title>L&#8217;Alchimista 20: speculare contro sè stessi</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2012/03/06/lalchimista-20-speculare-contro-se-stessi/</link>
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		<pubDate>Tue, 06 Mar 2012 11:29:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alchimista]]></category>
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		<description><![CDATA[Il termine speculazione deriva dal latino specula, parola che stava a indicare le vedette, coloro cioè che guardavano lontano. Nell&#8217;accezione corrente la parola ha assunto però il significato di comprare dei prodotti scommettendo sul rialzo del prezzo. E&#8217; ormai un meccanismo trasversale nel mondo della finanza, si può scommettere su prodotti alimentari come, lo abbiamo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://amisnet.org/files/2012/03/crisi-economica.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-14359" title="crisi-economica" src="http://amisnet.org/files/2012/03/crisi-economica.jpg" alt="" width="250" height="250" /></a>Il termine speculazione deriva dal latino <em>specula</em>, parola che stava a indicare le vedette, coloro cioè che guardavano lontano. Nell&#8217;accezione corrente la parola ha assunto però il significato di comprare dei prodotti scommettendo sul rialzo del prezzo. E&#8217; ormai un meccanismo trasversale nel mondo della finanza, si può scommettere su prodotti alimentari come, lo abbiamo sottolineato a lungo nel corso degli ultimi mesi, sulla stabilità degli stati. L&#8217;acquisto di partite di prodotti, siano essi &#8220;reali&#8221; o finanziari, ha però un&#8217;influenza determinante sull&#8217;oscillazione dei prezzi degli stessi. &#8220;Nel momento in cui sul mercato vengono acquistate, ad esempio, grosse partite di oro, tradizionale bene rifugio nei periodi di incertezza economica, il prezzo del materiale sale a dismisura&#8221;, evidenzia Andrea Baranes, &#8220;immaginiamo che effetti può avere questo meccanismo se parliamo di prodotti alimentari o di titoli di stato&#8221;.</p>
<p>Il sistema bancario, principale attore di queste dinamiche, utilizza in gran misura il denaro dei risparmiatori per agire le proprie speculazioni. Si tratta di un paradosso di cui spesso non ci rendiamo conto, i nostri soldi sono utilizzati per portare a termine operazioni che fanno oscillare il prezzo delle materie prime di cui ci serviamo &#8211; dal cibo al carburante &#8211; senza che noi ne siamo messi al corrente, in cambio spesso di interessi bancari sui conti correnti che in nessun modo bilanciano il danno complessivo che questo sistema di investimenti determina. &#8220;Il caso del nucleare è emblematico&#8221;, sottolinea Baranes, &#8220;se nel giugno del 2011, 27 milioni di italiani hanno votato in maniera schiacciante contro lo sviluppo dell&#8217;energia nucleare, non è chiaro perchè non si interessino del fatto che i propri risparmi vengano utilizzati dalle banche per investire sul nucleare in molti paesi europei e non&#8221;.</p>
<p>Richiedere trasparenza rispetto all&#8217;utilizzo del proprio denaro nel momento in cui lo si affida a un istituto di credito, oltre che un diritto dovrebbe essere un dovere civico e collettivo, tenendo presente che proprio grazie alla messa a valore dei soldi di tanti piccoli risparmiatori è possibile creare le distorsioni finanziarie che stanno mettendo a repentaglio la stabilità di molti stati, la vita di milioni di cittadini e la sovranità alimentare ed energetica di gran parte dei paesi del sud del mondo. &#8220;Il primo passaggio da fare&#8221;, conclude Baranes, &#8220;è non limitarsi a firmare dove indicato dall&#8217;operatore bancario all&#8217;atto di stipulare un contratto con la banca, ma esigere un prospetto dettagliato di come i fondi messi a disposizione dell&#8217;istituto verranno utilizzati&#8221;.</p>
<p><a href="http://amisnet.org/?s=alchimista">Ascolta le altre puntate de L&#8217;Alchimista</a></p>
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		<itunes:summary>Il termine speculazione deriva dal latino specula, parola che stava a indicare le vedette, coloro cioè che guardavano lontano. Nell&#8217;accezione corrente la parola ha assunto però il significato di comprare dei prodotti scommettendo sul rialzo del prezzo. E&#8217; ormai un meccanismo trasversale nel mondo della finanza, si può scommettere su prodotti alimentari come, lo abbiamo sottolineato a lungo nel corso degli ultimi mesi, sulla stabilità degli stati. L&#8217;acquisto di partite di prodotti, siano essi &#8220;reali&#8221; o finanziari, ha però un&#8217;influenza determinante sull&#8217;oscillazione dei prezzi degli stessi. &#8220;Nel momento in cui sul mercato vengono acquistate, ad esempio, grosse partite di oro, tradizionale bene rifugio nei periodi di incertezza economica, il prezzo del materiale sale a dismisura&#8221;, evidenzia Andrea Baranes, &#8220;immaginiamo che effetti può avere questo meccanismo se parliamo di prodotti alimentari o di titoli di stato&#8221;.
Il sistema bancario, principale attore di queste dinamiche, utilizza in gran misura il denaro dei risparmiatori per agire le proprie speculazioni. Si tratta di un paradosso di cui spesso non ci rendiamo conto, i nostri soldi sono utilizzati per portare a termine operazioni che fanno oscillare il prezzo delle materie prime di cui ci serviamo &#8211; dal cibo al carburante &#8211; senza che noi ne siamo messi al corrente, in cambio spesso di interessi bancari sui conti correnti che in nessun modo bilanciano il danno complessivo che questo sistema di investimenti determina. &#8220;Il caso del nucleare è emblematico&#8221;, sottolinea Baranes, &#8220;se nel giugno del 2011, 27 milioni di italiani hanno votato in maniera schiacciante contro lo sviluppo dell&#8217;energia nucleare, non è chiaro perchè non si interessino del fatto che i propri risparmi vengano utilizzati dalle banche per investire sul nucleare in molti paesi europei e non&#8221;.
Richiedere trasparenza rispetto all&#8217;utilizzo del proprio denaro nel momento in cui lo si affida a un istituto di credito, oltre che un diritto dovrebbe essere un dovere civico e collettivo, tenendo presente che proprio grazie alla messa a valore dei soldi di tanti piccoli risparmiatori è possibile creare le distorsioni finanziarie che stanno mettendo a repentaglio la stabilità di molti stati, la vita di milioni di cittadini e la sovranità alimentare ed energetica di gran parte dei paesi del sud del mondo. &#8220;Il primo passaggio da fare&#8221;, conclude Baranes, &#8220;è non limitarsi a firmare dove indicato dall&#8217;operatore bancario all&#8217;atto di stipulare un contratto con la banca, ma esigere un prospetto dettagliato di come i fondi messi a disposizione dell&#8217;istituto verranno utilizzati&#8221;.
Ascolta le altre puntate de L&#8217;Alchimista</itunes:summary>
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		<title>L&#8217;Alchimista 19: Privatizzazioni, ma chi compra?</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Feb 2012 12:01:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le privatizzazioni sono uno dei punti centrali dei programmi di risanamento economico che le entità finanziarie stanno imponendo ai governi europei. Al vaglio, oltre alla messa sul mercato dei servizi pubblici, c&#8217;è la vendita di beni mobili e immobili che storicamente appartengono agli stati o alle istituzioni pubbliche. Tra questi figura nel caso dell&#8217;Italia una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://amisnet.org/files/2012/02/cina.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-14299" title="cina" src="http://amisnet.org/files/2012/02/cina.jpg" alt="" width="250" height="250" /></a>Le privatizzazioni sono uno dei punti centrali dei programmi di risanamento economico che le entità finanziarie stanno imponendo ai governi europei. Al vaglio, oltre alla messa sul mercato dei servizi pubblici, c&#8217;è la vendita di beni mobili e immobili che storicamente appartengono agli stati o alle istituzioni pubbliche. Tra questi figura nel caso dell&#8217;Italia una fetta rilevante del patrimonio demaniale e culturale. La domanda che però sorge spontaneo porsi è: in un quadro di crisi generale chi ha il denaro per acquistare questi beni? &#8220;La risposta&#8221;, come racconta Andrea Baranes, &#8220;si articola su due direttrici fondamentali: da un lato i fondi pensione e di investimento, che utilizzano i soldi dei cittadini per acquisire beni che a questi stessi cittadini appartengono. Dall&#8217;altra il sempre maggior interesse delle potenze economiche emergenti a prendere possesso di questi beni. Si tratta per la maggior parte di fondi sovrani cinesi o indiani che progressivamente con maggior aggressività si stanno tuffando in questo affare&#8221;.</p>
<p>Le conseguenze di questo processo parlano da un lato della tendenza, più volte verificata, a ricercare soluzioni alla crisi negli stessi meccanismi &#8211; quelli della finanza &#8211; che la hanno determinata. Dall&#8217;altro bisogna sottolineare come l&#8217;acquisto da parte delle potenze emergenti di beni demaniali e di aziende che erogano servizi in Europa determinerà a medio-lungo termine una sostanziale e difficilmente reversibile modifica degli assetti geopolitici a livello globale.</p>
<p><a href="http://amisnet.org/?s=alchimista">Ascolta le altre puntate de L&#8217;Alchimista</a></p>
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		<itunes:summary>Le privatizzazioni sono uno dei punti centrali dei programmi di risanamento economico che le entità finanziarie stanno imponendo ai governi europei. Al vaglio, oltre alla messa sul mercato dei servizi pubblici, c&#8217;è la vendita di beni mobili e immobili che storicamente appartengono agli stati o alle istituzioni pubbliche. Tra questi figura nel caso dell&#8217;Italia una fetta rilevante del patrimonio demaniale e culturale. La domanda che però sorge spontaneo porsi è: in un quadro di crisi generale chi ha il denaro per acquistare questi beni? &#8220;La risposta&#8221;, come racconta Andrea Baranes, &#8220;si articola su due direttrici fondamentali: da un lato i fondi pensione e di investimento, che utilizzano i soldi dei cittadini per acquisire beni che a questi stessi cittadini appartengono. Dall&#8217;altra il sempre maggior interesse delle potenze economiche emergenti a prendere possesso di questi beni. Si tratta per la maggior parte di fondi sovrani cinesi o indiani che progressivamente con maggior aggressività si stanno tuffando in questo affare&#8221;.
Le conseguenze di questo processo parlano da un lato della tendenza, più volte verificata, a ricercare soluzioni alla crisi negli stessi meccanismi &#8211; quelli della finanza &#8211; che la hanno determinata. Dall&#8217;altro bisogna sottolineare come l&#8217;acquisto da parte delle potenze emergenti di beni demaniali e di aziende che erogano servizi in Europa determinerà a medio-lungo termine una sostanziale e difficilmente reversibile modifica degli assetti geopolitici a livello globale.
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		<title>Laboratorio Zeta 01: salvare la Grecia dimenticando i greci</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Feb 2012 19:34:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
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		<description><![CDATA[All&#8217;indomani della sofferta decisione dell&#8217;Ecofin di sbloccare i 130 miliardi di euro che dovrebbero impedire o per lo meno rimandare il fallimento della Grecia, Laboratorio Zeta inizia il proprio percorso di racconto e inchiesta. La domanda che anima il nostro lavoro può essere riassunta dalla curiosità e dal bisogno di capire come le misure di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://amisnet.org/files/2012/02/partenone_bandiera_europea.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-14258" title="partenone_bandiera_europea" src="http://amisnet.org/files/2012/02/partenone_bandiera_europea.jpg" alt="" width="250" height="250" /></a>All&#8217;indomani della sofferta decisione dell&#8217;Ecofin di sbloccare i 130 miliardi di euro che dovrebbero impedire o per lo meno rimandare il fallimento della Grecia, Laboratorio Zeta inizia il proprio percorso di racconto e inchiesta. La domanda che anima il nostro lavoro può essere riassunta dalla curiosità e dal bisogno di capire come le misure di austerità stiano modificando le dinamiche sociali e lavorative nel paese, al di là degli aspetti macroeconomici e finanziari che generalmente ci vengono proposti dagli spazi di informazione.</p>
<p>Già da un primo sguardo alle statistiche i dati appaiono particolarmente allarmanti. Basti citare la disoccupazione al 20,9% (+48,7% su base annua) e il fatto che un cittadino su cinque si trova ormai sotto la soglia di povertà. Secondo l’istituto di statistica greco Elstat nel 2011 il comparto edile ha avuto una caduta del 42,2% e dal 2009 ad oggi un quarto di tutte le aziende greche sono fallite. Più di metà di chi ha meno di 25 anni è disoccupato, mentre il tasso complessivo di suicidi è aumentato del 40% durante lo scorso anno.</p>
<p>Altro fronte quello delle privatizzazioni, dalle quali il governo greco spera di rastrellare la ragguardevole cifra di 50 miliardi di euro. A disposizione di eventuali acquirenti, oltre a una striscia costiera tre volte più grande del principato di Monaco, chiamata Hellenikon, 39 aeroporti (tra cui quello internazionale di Atene), la società petrolifera, quella per la distribuzione del gas, i porti di Salonicco e del Pireo, l&#8217;Hellenic Post Bank, le autostrade. Tra gli elementi al vaglio figura anche la vendita di terreni alla Germania per l&#8217;istallazione di impianti fotovoltaici per produrre energia. La Grecia sta vendendo il proprio sole!</p>
<p>La disperazione nel paese sta diventando un elemento palpabile in molti strati della società e l&#8217;esasperazione rischia di tradursi in rassegnazione, dove era impensabile, appena pochi anni fa, che nella civilizzata Europa ci si dovesse confrontare in dimensioni strutturali con questo livello di povertà e mancanza di prospettive. D&#8217;altro canto però le proteste non accennano a placarsi, convogliando sempre più persone e determinando pratiche sempre più radicali e condivise. Parallelamente fioriscono anche le iniziative di solidarietà e sostegno reciproco, come le mense autogestite o le unioni di cittadini che praticano l&#8217;autoriduzione delle bollette. Accanto a queste iniziano a darsi esperienze che abbozzano direttamente modelli alternativi di gestione e funzionamento di interi comparti produttivi e di servizi. E&#8217; il caso, ad esempio, dell&#8217;ospedale di Kilkis, nel nord del paese, da diversi giorni occupato dai dipendenti, in opposizione ai tagli al sistema sanitario. E&#8217; ferma intenzione dei lavoratori, 600 tra medici, paramedici e personale ausiliario, dare vita a un percorso di autogestione della struttura, impedendo i licenziamenti e avendo come scopo principale l&#8217;offerta di servizi sanitari di qualità e accessibili a tutti.</p>
<p><strong>In collegamento da Atene:</strong></p>
<p>-Margherita Dean, collaboratrice di Radio Popolare e di E Il Mensile</p>
<p><strong>All&#8217;interno della trasmissione contributi di:</strong></p>
<p>-Arghiris Panagopoulos, collaboratore de Il Manifesto<br />
-Dialefti Zotaki, presidentessa dei medici dell&#8217;ospedale di Kilkis</p>
<p><strong>In redazione:</strong></p>
<p>Andrea Cocco e Ciro Colonna</p>
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		<itunes:summary>All&#8217;indomani della sofferta decisione dell&#8217;Ecofin di sbloccare i 130 miliardi di euro che dovrebbero impedire o per lo meno rimandare il fallimento della Grecia, Laboratorio Zeta inizia il proprio percorso di racconto e inchiesta. La domanda che anima il nostro lavoro può essere riassunta dalla curiosità e dal bisogno di capire come le misure di austerità stiano modificando le dinamiche sociali e lavorative nel paese, al di là degli aspetti macroeconomici e finanziari che generalmente ci vengono proposti dagli spazi di informazione.
Già da un primo sguardo alle statistiche i dati appaiono particolarmente allarmanti. Basti citare la disoccupazione al 20,9% (+48,7% su base annua) e il fatto che un cittadino su cinque si trova ormai sotto la soglia di povertà. Secondo l’istituto di statistica greco Elstat nel 2011 il comparto edile ha avuto una caduta del 42,2% e dal 2009 ad oggi un quarto di tutte le aziende greche sono fallite. Più di metà di chi ha meno di 25 anni è disoccupato, mentre il tasso complessivo di suicidi è aumentato del 40% durante lo scorso anno.
Altro fronte quello delle privatizzazioni, dalle quali il governo greco spera di rastrellare la ragguardevole cifra di 50 miliardi di euro. A disposizione di eventuali acquirenti, oltre a una striscia costiera tre volte più grande del principato di Monaco, chiamata Hellenikon, 39 aeroporti (tra cui quello internazionale di Atene), la società petrolifera, quella per la distribuzione del gas, i porti di Salonicco e del Pireo, l&#8217;Hellenic Post Bank, le autostrade. Tra gli elementi al vaglio figura anche la vendita di terreni alla Germania per l&#8217;istallazione di impianti fotovoltaici per produrre energia. La Grecia sta vendendo il proprio sole!
La disperazione nel paese sta diventando un elemento palpabile in molti strati della società e l&#8217;esasperazione rischia di tradursi in rassegnazione, dove era impensabile, appena pochi anni fa, che nella civilizzata Europa ci si dovesse confrontare in dimensioni strutturali con questo livello di povertà e mancanza di prospettive. D&#8217;altro canto però le proteste non accennano a placarsi, convogliando sempre più persone e determinando pratiche sempre più radicali e condivise. Parallelamente fioriscono anche le iniziative di solidarietà e sostegno reciproco, come le mense autogestite o le unioni di cittadini che praticano l&#8217;autoriduzione delle bollette. Accanto a queste iniziano a darsi esperienze che abbozzano direttamente modelli alternativi di gestione e funzionamento di interi comparti produttivi e di servizi. E&#8217; il caso, ad esempio, dell&#8217;ospedale di Kilkis, nel nord del paese, da diversi giorni occupato dai dipendenti, in opposizione ai tagli al sistema sanitario. E&#8217; ferma intenzione dei lavoratori, 600 tra medici, paramedici e personale ausiliario, dare vita a un percorso di autogestione della struttura, impedendo i licenziamenti e avendo come scopo principale l&#8217;offerta di servizi sanitari di qualità e accessibili a tutti.
In collegamento da Atene:
-Margherita Dean, collaboratrice di Radio Popolare e di E Il Mensile
All&#8217;interno della trasmissione contributi di:
-Arghiris Panagopoulos, collaboratore de Il Manifesto
-Dialefti Zotaki, presidentessa dei medici dell&#8217;ospedale di Kilkis
In redazione:
Andrea Cocco e Ciro Colonna</itunes:summary>
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