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	<title>Amisnet &#187; Economia</title>
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	<description>Informazione Sociale Quotidiana</description>
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		<title>Amisnet</title>
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	<itunes:subtitle>Informazione sociale e programmi di approfondimento dalla redazione di AMISnet.</itunes:subtitle>
	<itunes:summary>Amisnet e' un'agenzia radiofonica attiva da oltre 9 anni. La sua principale attivita' consiste nella produzione e la distribuzione di prodotti radiofonici di approfondimento a circa 35 radio italiane. Il podcast e' una selezione quotidiana dei servizi audio distribuiti tramite i siti del network Amisnet.</itunes:summary>
	<itunes:keywords>ambiente, conflitti, cooperazione, diritti, economia, politica, informazione sociale</itunes:keywords>
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		<title>L&#8217;Alchimista 16: Le banche salveranno la Grecia?</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 12:07:23 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://amisnet.org/files/2012/02/more-massive-debt-730680.png"><img class="alignleft size-full wp-image-14166" title="more-massive-debt-730680" src="http://amisnet.org/files/2012/02/more-massive-debt-730680.png" alt="" width="250" height="250" /></a>L&#8217;applicazione di severe misure di austerità e la spinta sul piano delle liberalizzazioni e delle privatizzazioni, non sembra aver condotto la Grecia in acque meno turbolente rispetto alla stabilità dei propri conti pubblici e alla capacità delle casse di far fronte al proprio debito sovrano. A marzo andrà in scadenza una nuova trance di titoli di stato che Atene non è in grado di onorare. La ricetta proposta dalle istituzioni finanziarie sovranazionali per concedere un&#8217;ulteriore prestito di 130 miliardi di euro ripropone il ritornello stonato dei tagli alle spese sociali e ai redditi dei lavoratori. Mentre il primo ministro Papademos tenta di comporre il quadro politico dei partiti che sostengono il governo e avviare questa ulteriore fase di austerità, alle banche ed istituti di credito detentori di una parte significativa del debito greco viene chiesto di accettare volontariamente di vedersi rimborsata solo una parte del credito vantato, una percentuale che va dal 40 al 50 per cento. &#8220;In realtà si tratta di una grande mistificazione&#8221;, sostiene Andrea Baranes ai nostri microfoni, &#8220;perchè le banche hanno acquistato questi titoli quando la Grecia era già poco affidabile sui mercati, e quindi a un valore molto minore rispetto a quello di emissione. In realtà quindi non rinunciano a nulla, incamerando esattamente quanto speso per acquisire i titoli, salvo averci guadagnato fino ad oggi lauti interessi&#8221;. &#8220;Inoltre&#8221;, aggiunge Baranes, &#8220;se la Grecia fallisse le ripercussioni sul mondo finanziario e quindi bancario, sarebbero incalcolabili. Quindi non si tratta certo di un bel gesto ma di una operazione calcolata in cui banche e privati hanno un loro interesse specifico.&#8221;</p>
<p>Detto in altre parole, non si dichiara il fallimento ormai conclamato dell&#8217;economia greca per evitare l&#8217;effetto domino che travolgerebbe per primi gli istituti di credito, che nominalmente si fanno carico (questa l&#8217;ipotesi in campo) di parte dell&#8217;onere dovuto dallo stato, per evitare un tracollo ben più grande. Il tutto alle spalle (e sulle spalle) di milioni di cittadini europei.</p>
<p><a href="http://amisnet.org/?s=alchimista">Ascolta le altre puntate de L&#8217;Alchimista</a></p>
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		<itunes:summary>L&#8217;applicazione di severe misure di austerità e la spinta sul piano delle liberalizzazioni e delle privatizzazioni, non sembra aver condotto la Grecia in acque meno turbolente rispetto alla stabilità dei propri conti pubblici e alla capacità delle casse di far fronte al proprio debito sovrano. A marzo andrà in scadenza una nuova trance di titoli di stato che Atene non è in grado di onorare. La ricetta proposta dalle istituzioni finanziarie sovranazionali per concedere un&#8217;ulteriore prestito di 130 miliardi di euro ripropone il ritornello stonato dei tagli alle spese sociali e ai redditi dei lavoratori. Mentre il primo ministro Papademos tenta di comporre il quadro politico dei partiti che sostengono il governo e avviare questa ulteriore fase di austerità, alle banche ed istituti di credito detentori di una parte significativa del debito greco viene chiesto di accettare volontariamente di vedersi rimborsata solo una parte del credito vantato, una percentuale che va dal 40 al 50 per cento. &#8220;In realtà si tratta di una grande mistificazione&#8221;, sostiene Andrea Baranes ai nostri microfoni, &#8220;perchè le banche hanno acquistato questi titoli quando la Grecia era già poco affidabile sui mercati, e quindi a un valore molto minore rispetto a quello di emissione. In realtà quindi non rinunciano a nulla, incamerando esattamente quanto speso per acquisire i titoli, salvo averci guadagnato fino ad oggi lauti interessi&#8221;. &#8220;Inoltre&#8221;, aggiunge Baranes, &#8220;se la Grecia fallisse le ripercussioni sul mondo finanziario e quindi bancario, sarebbero incalcolabili. Quindi non si tratta certo di un bel gesto ma di una operazione calcolata in cui banche e privati hanno un loro interesse specifico.&#8221;
Detto in altre parole, non si dichiara il fallimento ormai conclamato dell&#8217;economia greca per evitare l&#8217;effetto domino che travolgerebbe per primi gli istituti di credito, che nominalmente si fanno carico (questa l&#8217;ipotesi in campo) di parte dell&#8217;onere dovuto dallo stato, per evitare un tracollo ben più grande. Il tutto alle spalle (e sulle spalle) di milioni di cittadini europei.
Ascolta le altre puntate de L&#8217;Alchimista</itunes:summary>
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		<title>L&#8217;Alchimista 15: debito pubblico o privato?</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2012/01/31/lalchimista-15-debito-pubblico-o-privato/</link>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 12:04:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il debito pubblico italiano, ormai è un dato assodato, non è sostenibile a lungo termine. Ammonta a oltre 1900 miliardi, costandone ben 85 ogni anno di interessi. Fino a quando il sistema finanziario ha goduto di una relativa stabilità i sistema del debito ha costituito un pozzo senza fondo per quanti incassavano gli interessi e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://amisnet.org/files/2012/01/debito-pubblico-sovereign.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-14086" title="debito-pubblico-sovereign" src="http://amisnet.org/files/2012/01/debito-pubblico-sovereign.jpg" alt="" width="250" height="250" /></a>Il debito pubblico italiano, ormai è un dato assodato, non è sostenibile a lungo termine. Ammonta a oltre 1900 miliardi, costandone ben 85 ogni anno di interessi. Fino a quando il sistema finanziario ha goduto di una relativa stabilità i sistema del debito ha costituito un pozzo senza fondo per quanti incassavano gli interessi e per i grandi evasori fiscali. Nel momento in cui le banche, responsabili in buona parte del generarsi della crisi, hanno rischiato il tracollo sotto il peso delle bolle finanziarie, è intervenuta la Banca Centrale Europea, finanziandole al tasso agevolato dell&#8217;1%. Si è creato il paradosso di banche agevolate con tassi di prestiti agevolatissimi e di stati costretti a cercare liquidità a tassi di mercato (nel caso dell&#8217;Italia 6 o 7%). Gli stessi stati che si sono indebitati per salvare le banche dal fallimento.</p>
<p>&#8220;E&#8217; questo uno dei paradossi più evidenti delle dottrine neoliberiste&#8221;, dice Andrea Baranes ai nostri microfoni, &#8220;fino a quando le cose funzionano il mercato si autoregola e lo stato non deve intromettersi negli affari. Quando qualcosa invece si incrina esigono che lo stato accorra a salvare speculatori e mercati.&#8221;</p>
<p><a href="http://amisnet.org/?s=alchimista">Ascolta le altre puntate de L&#8217;Alchimista</a></p>
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		<itunes:summary>Il debito pubblico italiano, ormai è un dato assodato, non è sostenibile a lungo termine. Ammonta a oltre 1900 miliardi, costandone ben 85 ogni anno di interessi. Fino a quando il sistema finanziario ha goduto di una relativa stabilità i sistema del debito ha costituito un pozzo senza fondo per quanti incassavano gli interessi e per i grandi evasori fiscali. Nel momento in cui le banche, responsabili in buona parte del generarsi della crisi, hanno rischiato il tracollo sotto il peso delle bolle finanziarie, è intervenuta la Banca Centrale Europea, finanziandole al tasso agevolato dell&#8217;1%. Si è creato il paradosso di banche agevolate con tassi di prestiti agevolatissimi e di stati costretti a cercare liquidità a tassi di mercato (nel caso dell&#8217;Italia 6 o 7%). Gli stessi stati che si sono indebitati per salvare le banche dal fallimento.
&#8220;E&#8217; questo uno dei paradossi più evidenti delle dottrine neoliberiste&#8221;, dice Andrea Baranes ai nostri microfoni, &#8220;fino a quando le cose funzionano il mercato si autoregola e lo stato non deve intromettersi negli affari. Quando qualcosa invece si incrina esigono che lo stato accorra a salvare speculatori e mercati.&#8221;
Ascolta le altre puntate de L&#8217;Alchimista</itunes:summary>
		<itunes:keywords>Alchimista, Economia</itunes:keywords>
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		<title>L&#8217;Alchimista_14: c&#8217;è debito e debito</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 12:49:54 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Da più parti in Europa sono state promosse delle campagne per promuovere l&#8217;audit, vale a dire un processo di revisione del debito pubblico degli stati finalizzato a distinguere quante e quali parti di questi debiti siano state contratte per sostenere lo stato sociale e in generale lo sviluppo dei rispettivi paesi, e quante, al contrario, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://amisnet.org/files/2012/01/bancasmeres.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-14026" title="bancasmeres" src="http://amisnet.org/files/2012/01/bancasmeres.jpg" alt="" width="250" height="250" /></a>Da più parti in Europa sono state promosse delle campagne per promuovere l&#8217;audit, vale a dire un processo di revisione del debito pubblico degli stati finalizzato a distinguere quante e quali parti di questi debiti siano state contratte per sostenere lo stato sociale e in generale lo sviluppo dei rispettivi paesi, e quante, al contrario, siano andate a finanziare speculazioni finanziarie, rendite, profitti di elite. &#8220;Rivedere il debito pubblico,&#8221; sostiene Andrea Baranes ai nostri microfoni, &#8221; è prima di tutto una questione di democrazia. Se io sono un cittadino italiano, chiamato a pagare parte del debito pubblico del mio paese, ho prima di tutto il diritto di sapere come questo debito è stato contratto. Inoltre, condurre un&#8217;operazione di questo genere consentirebbe di sottrarsi alla retorica della crisi e dell&#8217;ineluttabilità dei tagli alla spesa sociale.&#8221;</p>
<p>Il ritornello secondo cui negli ultimi anni avremmo vissuto al di sopra delle nostre possibilità andrebbe quanto meno messo a verifica, per capire quanta parte del denaro pubblico sia stato effettivamente investito nella crescita del paese, come anche nel sostegno sociale. &#8220;Il problema&#8221;, conclude Baranes, &#8220;non sono comunque le pensioni, come vorrebbero farci credere. Benchè per avere dei dati definitivi sia indispensabile passare a revisione i conti con rigore, è già possibile tracciare un quadro di massima, secondo cui gran parte del debito pubblico del nostro paese sarebbe riconducibile alla corruzione, alle spese improduttive (come ad esempio quelle militari) e, non ultimo, al denaro immesso nel sistema bancario per evitarne il fallimento.&#8221;</p>
<p><a href="http://amisnet.org/?s=alchimista">Ascolta le altre puntate de L&#8217;Alchimista</a></p>
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		<itunes:summary>Da più parti in Europa sono state promosse delle campagne per promuovere l&#8217;audit, vale a dire un processo di revisione del debito pubblico degli stati finalizzato a distinguere quante e quali parti di questi debiti siano state contratte per sostenere lo stato sociale e in generale lo sviluppo dei rispettivi paesi, e quante, al contrario, siano andate a finanziare speculazioni finanziarie, rendite, profitti di elite. &#8220;Rivedere il debito pubblico,&#8221; sostiene Andrea Baranes ai nostri microfoni, &#8221; è prima di tutto una questione di democrazia. Se io sono un cittadino italiano, chiamato a pagare parte del debito pubblico del mio paese, ho prima di tutto il diritto di sapere come questo debito è stato contratto. Inoltre, condurre un&#8217;operazione di questo genere consentirebbe di sottrarsi alla retorica della crisi e dell&#8217;ineluttabilità dei tagli alla spesa sociale.&#8221;
Il ritornello secondo cui negli ultimi anni avremmo vissuto al di sopra delle nostre possibilità andrebbe quanto meno messo a verifica, per capire quanta parte del denaro pubblico sia stato effettivamente investito nella crescita del paese, come anche nel sostegno sociale. &#8220;Il problema&#8221;, conclude Baranes, &#8220;non sono comunque le pensioni, come vorrebbero farci credere. Benchè per avere dei dati definitivi sia indispensabile passare a revisione i conti con rigore, è già possibile tracciare un quadro di massima, secondo cui gran parte del debito pubblico del nostro paese sarebbe riconducibile alla corruzione, alle spese improduttive (come ad esempio quelle militari) e, non ultimo, al denaro immesso nel sistema bancario per evitarne il fallimento.&#8221;
Ascolta le altre puntate de L&#8217;Alchimista</itunes:summary>
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		<title>L&#8217;Alchimista_13: alternative dentro la crisi</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2012/01/17/lalchimista_13-alternative-dentro-la-crisi/</link>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 07:33:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Abbiamo raccontato nelle scorse settimane e mesi quella che sembra essere la direzione in vista di un nuovo assetto della finanza e dell&#8217;economia globale. Assetto fatto sostanzialmente di saccheggio delle risorse comuni ed esproprio dei beni e dei diritti di cittadini, lavoratori e intere comunità, a favore della finanza internazionale e dei grandi gruppi. Sullo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://amisnet.org/files/2012/01/valle.png"><img class="alignleft size-full wp-image-13957" title="valle" src="http://amisnet.org/files/2012/01/valle.png" alt="" width="250" height="250" /></a>Abbiamo raccontato nelle scorse settimane e mesi quella che sembra essere la direzione in vista di un nuovo assetto della finanza e dell&#8217;economia globale. Assetto fatto sostanzialmente di saccheggio delle risorse comuni ed esproprio dei beni e dei diritti di cittadini, lavoratori e intere comunità, a favore della finanza internazionale e dei grandi gruppi. Sullo sfondo la crisi economica e di sistema che &#8211; invece di imporre un ripensamento dei meccanismi finanziari, speculativi e di interazione della finanza con l&#8217;economia reale &#8211; è stata usata come pretesto e grimaldello per accelerare sul terreno del rastrellamento di risorse da sacrificare alla voracità della finanza.</p>
<p>In tutto ciò non mancano però esperimenti interessanti che remano in direzione opposta, esperimenti, appunto, e quindi parziali, senza dubbio imperfetti, ma che vale la pena di raccontare. Oltre a esperienze consolidate quali i Gruppi di Acquisto Solidali, la Finanza Etica, il Commercio Equo e Solidale, esperienze che direttamente mostrano la strada per sottrarsi ai meccanismi del profitto e dello sfruttamento imposti dall&#8217;attuale sistema economico, stanno nascendo dei nuovi esperimenti che, fuori dalla retorica dell&#8217;austerità, e quindi della povertà e scarsità di risorse da destinare a settori apparentemente non primari, provano a immaginare forme diverse per attraversare la crisi globale. Uno di questi è rappresentato dal <a href="http://www.teatrovalleoccupato.it/">Teatro Valle Occupato</a>, che ha lanciato proprio nei giorni scorsi, il 13 e 14 di gennaio, la campagna per la fondazione teatro valle bene comune.</p>
<p>Ascolta le altre puntate de <a href="http://amisnet.org/?s=alchimista">L&#8217;Alchimista</a></p>
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		<itunes:summary>Abbiamo raccontato nelle scorse settimane e mesi quella che sembra essere la direzione in vista di un nuovo assetto della finanza e dell&#8217;economia globale. Assetto fatto sostanzialmente di saccheggio delle risorse comuni ed esproprio dei beni e dei diritti di cittadini, lavoratori e intere comunità, a favore della finanza internazionale e dei grandi gruppi. Sullo sfondo la crisi economica e di sistema che &#8211; invece di imporre un ripensamento dei meccanismi finanziari, speculativi e di interazione della finanza con l&#8217;economia reale &#8211; è stata usata come pretesto e grimaldello per accelerare sul terreno del rastrellamento di risorse da sacrificare alla voracità della finanza.
In tutto ciò non mancano però esperimenti interessanti che remano in direzione opposta, esperimenti, appunto, e quindi parziali, senza dubbio imperfetti, ma che vale la pena di raccontare. Oltre a esperienze consolidate quali i Gruppi di Acquisto Solidali, la Finanza Etica, il Commercio Equo e Solidale, esperienze che direttamente mostrano la strada per sottrarsi ai meccanismi del profitto e dello sfruttamento imposti dall&#8217;attuale sistema economico, stanno nascendo dei nuovi esperimenti che, fuori dalla retorica dell&#8217;austerità, e quindi della povertà e scarsità di risorse da destinare a settori apparentemente non primari, provano a immaginare forme diverse per attraversare la crisi globale. Uno di questi è rappresentato dal Teatro Valle Occupato, che ha lanciato proprio nei giorni scorsi, il 13 e 14 di gennaio, la campagna per la fondazione teatro valle bene comune.
Ascolta le altre puntate de L&#8217;Alchimista</itunes:summary>
		<itunes:keywords>Alchimista, Economia</itunes:keywords>
		<itunes:author>Amisnet</itunes:author>
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		<title>Speculazione sul cibo: in prima fila c&#8217;è anche Unicredit</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2012/01/13/speculazione-sul-cibo-in-prima-fila-ce-anche-unicredit/</link>
		<comments>http://amisnet.org/agenzia/2012/01/13/speculazione-sul-cibo-in-prima-fila-ce-anche-unicredit/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 13 Jan 2012 10:37:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>

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		<description><![CDATA[Notizia di CRBM L’Unicredit è una delle banche private che con le loro operazioni hanno contribuito a esacerbare la fame nel mondo esasperando i prezzi delle commodities alimentari. A rivelarlo un nuovo rapporto redatto da Friends of the Earth Europe, alla cui realizzazione ha partecipato anche l’italiana CRBM.Nella pubblicazione, intitolata “Farming Money, how European banks [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: large"><span style="font-family: Verdana">Notizia di <a href="http://www.crbm.org/2012/01/12/speculazione-sul-cibo-in-prima-fila-ce-anche-unicredit/">CRBM</a></span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana"><strong></strong>L’Unicredit è una delle banche private che con le loro operazioni hanno contribuito a esacerbare la fame nel mondo esasperando i prezzi delle commodities alimentari. A rivelarlo un nuovo rapporto redatto da Friends of the Earth Europe, alla cui realizzazione ha partecipato anche l’italiana CRBM.Nella pubblicazione, intitolata “Farming Money, how European banks and private finance profit from food speculation and land grabs”, sono esaminate con grande attenzione le attività di 29 grandi istituti di credito, tra cui figurano oltre all’Unicredit Deutsche Bank, Barclays, RBS, Allianz, BNP Paribas, AXA, HSBC, Allianz e Credit Agricole, fondi pensione e compagnie assicurative come l’italiana Generali. Numerosi entità, con le loro operazioni, incentivano inoltre l’accaparramento di terre a scapito delle comunità più povere del Sud del Pianeta.  La speculazione finanziaria è la principale causa dell’innalzamento dei prezzi delle commodities alimentari negli ultimi anni, testimoniata dal picco assoluto registrato a metà del 2011 dall’Indice della FAO sui Prezzi del Cibo (238, oltre 30 punti in più rispetto al massimo precedentemente riscontrato nel 2008). Per fare un esempio, gli speculatori controllano ormai il 60 per cento del mercato dei cereali, a fronte del 12 per cento di 15 anni fa.  Unicredit (tramite Pioneer Investments</span><span style="font-family: Verdana">) colloca un fondo hedge specializzato in commodities (Pioneer Funds &#8211; Commodities Alpha) con un patrimonio di oltre 600 milioni di euro. Il fondo investe per oltre il 50% in commodities agricole (per il 26,3% in granaglie, per il 17,9% in soft commodities agricole, per il 6,2% in bestiame e per il 3,5% in oli vegetali).  “La crisi finanziaria epocale di questi ann</span><span style="font-family: Verdana">i e le difficoltà attuali di Unicredit nell&#8217;aumento di capitale non hanno insegnato niente al vertice di Piazza Cordusio” ha dichiarato Antonio Tricarico della CRBM. “E&#8217; inaccettabile che tra i principali responsabili di chi affama i poveri nel pianeta ci sia la &#8220;banca made in Italy&#8221; che chiede soldi a cittadini ed investitori oggi per non sprofondare. Solamente la messa al bando di prodotti derivati e strutturati inutili e complessi, come gli exchange traded funds, collegati alle commodity agricole potrà porre fine alla speculazione sul cibo. Che Unicredit dismetta questo business e dia finalmente un segnale di cambiamento vero” ha concluso Tricarico.</span></p>
<p><span style="font-family: Verdana"><strong>Per scaricare il rapporto clicca <a href="http://www.foeeurope.org/publications/2012/Farming_money_FoEE_Jan2012.pdf">qui</a></strong></span></p>
<p><strong>Gli altri speciali radiofonici di Amisnet sul <a href="http://documentari.amisnet.org/index.php?s=M.A.I.S.">cibo</a></strong></p>
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		<title>L&#8217;Alchimista_12: chi non vuole la Tobin Tax</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 07:10:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le motivazioni espresse da David Cameron per mettere il veto all&#8217;ipotesi di una Tobin Tax, di una tassazione sulle transazioni finanziarie, sostengono la mancanza di senso di una misura di questo tipo se questa non viene applicata a livello globale. Gli unici effetti di tale imposizione, secondo il premier britannico sarebbero quelli di allontanare gli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://amisnet.org/files/2012/01/cameron.png"><img class="alignleft size-full wp-image-13910" title="cameron" src="http://amisnet.org/files/2012/01/cameron.png" alt="" width="250" height="250" /></a>Le motivazioni espresse da David Cameron per mettere il veto all&#8217;ipotesi di una Tobin Tax, di una tassazione sulle transazioni finanziarie, sostengono la mancanza di senso di una misura di questo tipo se questa non viene applicata a livello globale. Gli unici effetti di tale imposizione, secondo il premier britannico sarebbero quelli di allontanare gli investitori dall&#8217;area euro. In realtà secondo Andrea Baranes, intervistato ai nostri microfoni, &#8220;questa è una motivazione debole, perchè si tratta di una tassa che ha la capacità di allontanare i capitali interessati ad attività puramente speculative, mentre non avrebbe il potere di scoraggiare o allontanare quanti  sono spinti da reali volontà di investire. Inoltre&#8221;, continua Baranes, &#8220;sarebbe un segnale importante di intenzione politica nella direzione di un ribilanciamento degli equilibri tra economia reale ed economia finanziaria. Segnale ancora più forte se venisse dall&#8217;intera Unione Europea&#8221;.</p>
<p>Gli effetti sull&#8217;economia reale non potrebbero che essere positivi, allontanando da molte attività economiche l&#8217;incognita della speculazione e delle fluttuazioni di mercato che questa comporta, e mettendo a disposizione degli stati capitali ingenti da reinvestire in vari campi. Ad esempio sarebbe possibile alleggerire la tassazione del lavoro.</p>
<p>In ultima analisi Cameron appare sempre più soggiogato alle grandi lobby finanziarie che proprio a Londra trovano uno dei principali fulcri mondiali delle proprie attività</p>
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		<itunes:summary>Le motivazioni espresse da David Cameron per mettere il veto all&#8217;ipotesi di una Tobin Tax, di una tassazione sulle transazioni finanziarie, sostengono la mancanza di senso di una misura di questo tipo se questa non viene applicata a livello globale. Gli unici effetti di tale imposizione, secondo il premier britannico sarebbero quelli di allontanare gli investitori dall&#8217;area euro. In realtà secondo Andrea Baranes, intervistato ai nostri microfoni, &#8220;questa è una motivazione debole, perchè si tratta di una tassa che ha la capacità di allontanare i capitali interessati ad attività puramente speculative, mentre non avrebbe il potere di scoraggiare o allontanare quanti  sono spinti da reali volontà di investire. Inoltre&#8221;, continua Baranes, &#8220;sarebbe un segnale importante di intenzione politica nella direzione di un ribilanciamento degli equilibri tra economia reale ed economia finanziaria. Segnale ancora più forte se venisse dall&#8217;intera Unione Europea&#8221;.
Gli effetti sull&#8217;economia reale non potrebbero che essere positivi, allontanando da molte attività economiche l&#8217;incognita della speculazione e delle fluttuazioni di mercato che questa comporta, e mettendo a disposizione degli stati capitali ingenti da reinvestire in vari campi. Ad esempio sarebbe possibile alleggerire la tassazione del lavoro.
In ultima analisi Cameron appare sempre più soggiogato alle grandi lobby finanziarie che proprio a Londra trovano uno dei principali fulcri mondiali delle proprie attività</itunes:summary>
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		<title>L&#8217;Alchimista_10: Unione Europea?</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Dec 2011 13:56:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Negli ultimi giorni abbiamo assistito alle trattative, non proprio fruttuose, tra i vari stati che compongono l&#8217;Unione Europea, per rivedere i trattati, soprattutto in materia economica e monetaria. Senza troppi giri di parole, l&#8217;Inghilterra si è messa di traverso, impedendo una revisione organica dei trattati e imponendo invece la via degli accordi intergovernativi. Anche il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi giorni abbiamo assistito alle trattative, non proprio fruttuose, tra i vari stati che compongono l&#8217;Unione Europea, per rivedere i trattati, soprattutto in materia economica e monetaria. Senza troppi giri di parole, l&#8217;Inghilterra si è messa di traverso, impedendo una revisione organica dei trattati e imponendo invece la via degli accordi intergovernativi.</p>
<div>Anche il ruolo della Germania è però per lo meno controverso per non dire ambiguo. Berlino si è sempre opposta a modificare lo statuto e i poteri della BCE in un senso che la facesse assomigliare di più alla FED statunitense. &#8220;Con motivazioni poco condivisibili e con effetti disastrosi per l&#8217;economia europea e controproducenti per la stessa Germania&#8221;, spiega Andrea Baranes ai nostri microfoni.</div>
<div>C&#8217;è chi sostiene che queste misure sarebbero state probabilmente efficaci fino 2 o 3 anni fa, ma che oggi sia troppo tardi per salvare il sitema euro, ormai inevitabilmente destinato al tracollo. Secondo queste ipotesi &#8211;  per certi versi tutt&#8217;altro che fantascientifiche &#8211; la Germania starebbe già stampando Marchi in tipografie segrete poste tra Austria e Germania. Si tratta di un&#8217;immagine suggestiva e provocatoria, benchè inquietante. Non importa che quasi con certezza non risponda a verità, restituisce il sentore di quanto potrebbe accadere di qui a poche settimane o mesi, riflette probabilmente l&#8217;atteggiamento della Germania rispetto all&#8217;Europa in questo momento topico.</div>
<p>&nbsp;</p>
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		<itunes:summary>Negli ultimi giorni abbiamo assistito alle trattative, non proprio fruttuose, tra i vari stati che compongono l&#8217;Unione Europea, per rivedere i trattati, soprattutto in materia economica e monetaria. Senza troppi giri di parole, l&#8217;Inghilterra si è messa di traverso, impedendo una revisione organica dei trattati e imponendo invece la via degli accordi intergovernativi.
Anche il ruolo della Germania è però per lo meno controverso per non dire ambiguo. Berlino si è sempre opposta a modificare lo statuto e i poteri della BCE in un senso che la facesse assomigliare di più alla FED statunitense. &#8220;Con motivazioni poco condivisibili e con effetti disastrosi per l&#8217;economia europea e controproducenti per la stessa Germania&#8221;, spiega Andrea Baranes ai nostri microfoni.
C&#8217;è chi sostiene che queste misure sarebbero state probabilmente efficaci fino 2 o 3 anni fa, ma che oggi sia troppo tardi per salvare il sitema euro, ormai inevitabilmente destinato al tracollo. Secondo queste ipotesi &#8211;  per certi versi tutt&#8217;altro che fantascientifiche &#8211; la Germania starebbe già stampando Marchi in tipografie segrete poste tra Austria e Germania. Si tratta di un&#8217;immagine suggestiva e provocatoria, benchè inquietante. Non importa che quasi con certezza non risponda a verità, restituisce il sentore di quanto potrebbe accadere di qui a poche settimane o mesi, riflette probabilmente l&#8217;atteggiamento della Germania rispetto all&#8217;Europa in questo momento topico.
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		<title>L&#8217;Alchimista_09: gioca la tua pensione in borsa</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Dec 2011 12:47:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La riforma del sistema pensionistico introdotta in questi giorni dal governo Monti altro non è che un&#8217;accelerazione nel passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo, già introdotto dalle riforme operate dai precedenti governi. Accelerazione che però racconta molto delle intenzioni del governo e di come sia intenzionato ad affrontare la crisi. Il sistema contributivo prevede [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La riforma del sistema pensionistico introdotta in questi giorni dal governo Monti altro non è che un&#8217;accelerazione nel passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo, già introdotto dalle riforme operate dai precedenti governi. Accelerazione che però racconta molto delle intenzioni del governo e di come sia intenzionato ad affrontare la crisi. Il sistema contributivo prevede in sostanza che ciascun lavoratore accumuli nell&#8217;arco della propria vita lavorativa quanto poi si vedrà versato una volta in pensione. Al contrario del vecchio sistema, in cui praticamente chi lavorava pagava le pensioni di chi aveva lavorato in precedenza, viene meno il vincolo di solidarietà sociale che legava le generazioni, prospettando un &#8220;tutti contro tutti&#8221; senza esclusione di colpi. Situazione notevolmente aggravata &#8211; e questa è probabilmente la reale cifra della &#8220;riforma&#8221; &#8211; dalla spinta sui fondi pensione privati che da tutto questo naturalmente consegue. &#8220;La pensione&#8221;, racconta Andrea Baranes ai nostri microfoni, &#8220;smette di essere un diritto per diventare oggetto di speculazione in borsa&#8221;. &#8220;Con il risultato che paradossalmente (e il vincolo di solidarietà tra generazioni appare qui un ridicolo orpello) ai pensionati converrà che vengano abbassati i salari delle giovani generazioni ancora attive affinchè le aziende sviluppino maggiori profitti, garantendo migliori andamenti borsistici e di conseguenza i fondi pensione possano maturare cedole più alte.&#8221;</p>
<p>Un meccanismo senz&#8217;altro complesso del quale è difficile prevedere oggi tutti i risvolti. Senza dubbio un ulteriore modo per rastrellare risorse dal campo dei diritti per riversarle su quello della finanza.</p>
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		<itunes:summary>La riforma del sistema pensionistico introdotta in questi giorni dal governo Monti altro non è che un&#8217;accelerazione nel passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo, già introdotto dalle riforme operate dai precedenti governi. Accelerazione che però racconta molto delle intenzioni del governo e di come sia intenzionato ad affrontare la crisi. Il sistema contributivo prevede in sostanza che ciascun lavoratore accumuli nell&#8217;arco della propria vita lavorativa quanto poi si vedrà versato una volta in pensione. Al contrario del vecchio sistema, in cui praticamente chi lavorava pagava le pensioni di chi aveva lavorato in precedenza, viene meno il vincolo di solidarietà sociale che legava le generazioni, prospettando un &#8220;tutti contro tutti&#8221; senza esclusione di colpi. Situazione notevolmente aggravata &#8211; e questa è probabilmente la reale cifra della &#8220;riforma&#8221; &#8211; dalla spinta sui fondi pensione privati che da tutto questo naturalmente consegue. &#8220;La pensione&#8221;, racconta Andrea Baranes ai nostri microfoni, &#8220;smette di essere un diritto per diventare oggetto di speculazione in borsa&#8221;. &#8220;Con il risultato che paradossalmente (e il vincolo di solidarietà tra generazioni appare qui un ridicolo orpello) ai pensionati converrà che vengano abbassati i salari delle giovani generazioni ancora attive affinchè le aziende sviluppino maggiori profitti, garantendo migliori andamenti borsistici e di conseguenza i fondi pensione possano maturare cedole più alte.&#8221;
Un meccanismo senz&#8217;altro complesso del quale è difficile prevedere oggi tutti i risvolti. Senza dubbio un ulteriore modo per rastrellare risorse dal campo dei diritti per riversarle su quello della finanza.</itunes:summary>
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		<title>L&#8217;Alchimista_08: la fine dell&#8217;Euro?</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Nov 2011 14:20:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fino a poco mesi fa sembrava improponibile anche solo ipotizzare la disgregazione dell&#8217;area euro. Oggi le condizioni sembrano essere mutate, al punto che le principali banche ed istituti di credito mondiali mettono a punto delle previsioni che simulano lo scenario della fine della valuta unica europea. Il New York Times, ripreso dai principali quotidiani mondiali, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fino a poco mesi fa sembrava improponibile anche solo ipotizzare la disgregazione dell&#8217;area euro. Oggi le condizioni sembrano essere mutate, al punto che le principali banche ed istituti di credito mondiali mettono a punto delle previsioni che simulano lo scenario della fine della valuta unica europea. Il New York Times, ripreso dai principali quotidiani mondiali, sottolinea che diversi istituti di credito, quali Merrill Lynch, Barclays Capital e Nomura nel corso della scorsa settimana hanno pubblicato decine di rapporti che analizzano le possibili conseguenze di questa ipotesi sul piano finanziario. &#8220;Il problema&#8221;, sostiene Andrea Baranes ai nostri microfoni, &#8220;non è tanto che si ipotizzi la fine dell&#8217;Euro. Un dibattito laico sulle conseguenze della sua introduzione, che per esempio ha impedito ai paesi in difficoltà di bilancio di svalutare la moneta, sarebbe anche sano. Quello che è inaccettabile è che le uniche preoccupazioni nel ventilare questa come altre ipotesi, sia il contraccolpo che si potrebbe dare sul piano dei mercati finanziari. La vita e i diritti di milioni di persone sono costantemente messi da parte dal dibattito pubblico&#8221;.</p>
<div>Parallelamente Germania e Francia mettono sul piatto l&#8217;ipotesi di un nuovo trattato che regoli i rapporti tra i membri dell&#8217;unione. Il nuovo trattato, da stilare da zero, non sarebbe una revisione di quelli attualmente in vigore, e coinvolgerebbe solo i 17 paesi dell&#8217;eurozona, escludendo quanti fanno parte dell&#8217;unione senza aver avuto accesso alla moneta unica. La prospettiva di un&#8217;Europa a due velocità, da almeno un paio d&#8217;anni sostenuta dalla Germania, si fa sempre più concreta.</div>
<div>Le altre puntate de <a href="http://amisnet.org/?s=alchimista">L&#8217;Alchimista</a></div>
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		<itunes:summary>Fino a poco mesi fa sembrava improponibile anche solo ipotizzare la disgregazione dell&#8217;area euro. Oggi le condizioni sembrano essere mutate, al punto che le principali banche ed istituti di credito mondiali mettono a punto delle previsioni che simulano lo scenario della fine della valuta unica europea. Il New York Times, ripreso dai principali quotidiani mondiali, sottolinea che diversi istituti di credito, quali Merrill Lynch, Barclays Capital e Nomura nel corso della scorsa settimana hanno pubblicato decine di rapporti che analizzano le possibili conseguenze di questa ipotesi sul piano finanziario. &#8220;Il problema&#8221;, sostiene Andrea Baranes ai nostri microfoni, &#8220;non è tanto che si ipotizzi la fine dell&#8217;Euro. Un dibattito laico sulle conseguenze della sua introduzione, che per esempio ha impedito ai paesi in difficoltà di bilancio di svalutare la moneta, sarebbe anche sano. Quello che è inaccettabile è che le uniche preoccupazioni nel ventilare questa come altre ipotesi, sia il contraccolpo che si potrebbe dare sul piano dei mercati finanziari. La vita e i diritti di milioni di persone sono costantemente messi da parte dal dibattito pubblico&#8221;.
Parallelamente Germania e Francia mettono sul piatto l&#8217;ipotesi di un nuovo trattato che regoli i rapporti tra i membri dell&#8217;unione. Il nuovo trattato, da stilare da zero, non sarebbe una revisione di quelli attualmente in vigore, e coinvolgerebbe solo i 17 paesi dell&#8217;eurozona, escludendo quanti fanno parte dell&#8217;unione senza aver avuto accesso alla moneta unica. La prospettiva di un&#8217;Europa a due velocità, da almeno un paio d&#8217;anni sostenuta dalla Germania, si fa sempre più concreta.
Le altre puntate de L&#8217;Alchimista</itunes:summary>
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		<title>L&#8217;Alchimista_07: ristrutturare lavoro e welfare per recuperare soldi per i mercati finanziari</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Nov 2011 10:20:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Recentemente, prima ancora di diventare primo ministro, Mario Monti ha elogiato l&#8217;operato di Marchionne e Gelmini, che &#8220;con la loro determinazione hanno dato luogo una svolta&#8221;. Dichiarazioni che parlano dell&#8217;intenzione di ristrutturare il mercato del lavoro e la sua regolamentazione. A partire dalla formazione, con l&#8217;introduzione di misure che diversifichino e taglino verticalmente le offerte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Recentemente, prima ancora di diventare primo ministro, Mario Monti ha elogiato l&#8217;operato di Marchionne e Gelmini, che &#8220;con la loro determinazione hanno dato luogo una svolta&#8221;. Dichiarazioni che parlano dell&#8217;intenzione di ristrutturare il mercato del lavoro e la sua regolamentazione. A partire dalla formazione, con l&#8217;introduzione di misure che diversifichino e taglino verticalmente le offerte formative, selezionandone l&#8217;accesso. Per arrivare direttamente alla produzione, spingendo sul tasto della contrattazione decenrata e della flessibilità e licenziabilità dei lavoratori. Il tutto condito da un non meglio precisato incremento degli ammortizzatori sociali. Rispetto al welfare, altro settore palesemente sotto attacco su scala europea, bisogna tener presente che non si tratta più, come era stato per lunghi decenni, di un settore accessorio e di sostegno a quelli produttivi, bensì di un settore immediatamente produttivo. Nelle nostre società i servizi, la cooperazione sociale, sono diventati settori determinanti nel comporre il PIL. Letta in questi termini la questione della ristrutturazione del welfare assume il carattere di un ulteriore esproprio, che va ben oltre quello dei diritti sociali. Assisteremo infatti a un rastrellamento di risorse che ha tanto il sapore di una nuova accumulazione originaria. Ne è esempio lampante e chiarificatore la prospettiva di abolire le pensioni di anzianità pubbliche in virtù di un sistema sempre più spostato sui fondi pensionistici privati. Un modo tra gli altri di recuperare risorse da destinare ai mercati finanziari.</p>
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		<itunes:summary>Recentemente, prima ancora di diventare primo ministro, Mario Monti ha elogiato l&#8217;operato di Marchionne e Gelmini, che &#8220;con la loro determinazione hanno dato luogo una svolta&#8221;. Dichiarazioni che parlano dell&#8217;intenzione di ristrutturare il mercato del lavoro e la sua regolamentazione. A partire dalla formazione, con l&#8217;introduzione di misure che diversifichino e taglino verticalmente le offerte formative, selezionandone l&#8217;accesso. Per arrivare direttamente alla produzione, spingendo sul tasto della contrattazione decenrata e della flessibilità e licenziabilità dei lavoratori. Il tutto condito da un non meglio precisato incremento degli ammortizzatori sociali. Rispetto al welfare, altro settore palesemente sotto attacco su scala europea, bisogna tener presente che non si tratta più, come era stato per lunghi decenni, di un settore accessorio e di sostegno a quelli produttivi, bensì di un settore immediatamente produttivo. Nelle nostre società i servizi, la cooperazione sociale, sono diventati settori determinanti nel comporre il PIL. Letta in questi termini la questione della ristrutturazione del welfare assume il carattere di un ulteriore esproprio, che va ben oltre quello dei diritti sociali. Assisteremo infatti a un rastrellamento di risorse che ha tanto il sapore di una nuova accumulazione originaria. Ne è esempio lampante e chiarificatore la prospettiva di abolire le pensioni di anzianità pubbliche in virtù di un sistema sempre più spostato sui fondi pensionistici privati. Un modo tra gli altri di recuperare risorse da destinare ai mercati finanziari.</itunes:summary>
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