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	<title>Amisnet &#187; Repressione</title>
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		<itunes:keywords>ambiente, conflitti, cooperazione, diritti, economia, politica, informazione sociale</itunes:keywords>
		<itunes:subtitle>Informazione sociale e programmi di approfondimento dalla redazione di AMISnet.</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>Amisnet e' un'agenzia radiofonica attiva da oltre 9 anni. La sua principale attivita' consiste nella produzione e la distribuzione di prodotti radiofonici di approfondimento a circa 35 radio italiane. Il podcast e' una selezione quotidiana dei servizi audio distribuiti tramite i siti del network Amisnet.</itunes:summary>
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		<title>Palestina/Israele: liberati 2 leader della resistenza popolare, ma tanti ancora in carcere</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Jan 2010 13:02:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Khaldoun</dc:creator>
				<category><![CDATA[Repressione]]></category>

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		<description><![CDATA[Ieri, 13 gennaio,  il leader del comitato popolare di Jayous Mohammad Othman è stato liberato dopo più di un mese di detenzione, a sole 24 ore dalla liberazione del coordinatore della campagna Stop The Wall Jamal Juma&#8217;. Entrambi gli attivisti erano stati riconosciuti come prigionieri di coscienza da Amnesty International. Tuttavia nonostante la buona notizia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri, 13 gennaio,  il leader del comitato popolare di Jayous Mohammad Othman è stato liberato dopo più di un mese di detenzione, a sole 24 ore dalla liberazione del coordinatore della campagna Stop The Wall Jamal Juma&#8217;. Entrambi gli attivisti erano stati riconosciuti come <a href="http://www.amnesty.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/2975">prigionieri di coscienza da Amnesty International</a>. Tuttavia nonostante la buona notizia odierna non si ferma l&#8217;ondata repressiva scatenata da Israele contro la resistenza popolare non-violenta palestinese:  nelle ultime settimane l&#8217;intervento dell&#8217; esercito israeliano durante le manifestazioni si è fatto più violento e si sono susseguiti arresti a danno delle leadership dei comitati popolari. L&#8217;ultimo in ordine di tempo è quello di Ibrahim Amirah, coordinatore del comitato di Ni&#8217;ilin, e l&#8217;attivista Zaydoun Srour prelevati dalle loro case da 15  fuoristrada corazzati alle 3 del mattino del 12 gennaio. Le organizzazioni pacifiste europee hanno espresso la loro preoccupazione per gli arresti ai danni dei pacifisti e difensori dei diritti umani palestinesi attraverso una lettera aperta all&#8217; Alto Rappresentante dell&#8217; UE per gli Affari Esteri, la Baronessa Catherine Ashton, che fin dal suo recente insediamento ha dimostrato la volontà di dare un ruolo più attivo all&#8217; Unione per la riapertura del processo di pace tra Israele e palestinesi. Nella lettera si fà riferimento ai documenti ufficiali dell&#8217; UE sulla &#8220;difesa dei difensori dei diritti umani&#8221;, considerata una priorità dall&#8217; Unione ed all&#8217;articolo 2 dell&#8217;accordo EU-Israele che prevede il congelamento di tutti gli accordi in caso di mancato rispetto dei diritti umani.</p>
<p>Nel frattempo una delegazione di 60 tra europarlamentari e membri dei parlamenti nazionali del vecchio continente sono in viaggio per la Striscia di Gaza, dopo aver ricevuto una insperata autorizzazione da parte del governo del Cairo per attraversare il valico di Rafah. Ad attenderli nella più grande prigione a cielo aperto del mondo ci saranno i responsabili dell&#8217; UNRWA, l&#8217;agenzia ONU che si occupa dei profughi palestinesi, ed il primo ministro de facto di Hamas Ismail Haniye.</p>
<p>Per un approfondimento sull&#8217;ondata repressiva contro la resistenza popolare non violenta palestinese vi invitiamo ad ascoltare la prossima puntata di &#8220;Scirocco, voci dal Mediterraneo&#8221;. Online dal tardo pomeriggio del 19 gennaio.</p>
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		<itunes:summary>Ieri, 13 gennaio,nbsp; il leader del comitato popolare di Jayous Mohammad Othman egrave; stato liberato dopo piugrave; di un mese di detenzione, a sole 24 ore dalla liberazione del coordinatore della campagna Stop The Wall Jamal Juma'. Entrambi gli attivisti erano stati riconosciuti come prigionieri di coscienza da Amnesty International. Tuttavia nonostante la buona notizia odierna non si ferma l'ondata repressiva scatenata da Israele contro la resistenza popolare non-violenta palestinese:nbsp; nelle ultime settimane l'intervento dell' esercito israeliano durante le manifestazioni si egrave; fatto piugrave; violento e si sono susseguiti arresti a danno delle leadership dei comitati popolari. L'ultimo in ordine di tempo egrave; quello di Ibrahim Amirah, coordinatore del comitato di Ni'ilin, e l'attivista Zaydoun Srour prelevati dalle loro case da 15nbsp; fuoristrada corazzati alle 3 del mattino del 12 gennaio. Le organizzazioni pacifiste europee hanno espresso la loro preoccupazione per gli arresti ai danni dei pacifisti e difensori dei diritti umani palestinesi attraverso una lettera aperta all' Alto Rappresentante dell' UE per gli Affari Esteri, la Baronessa Catherine Ashton, che fin dal suo recente insediamento ha dimostrato la volontagrave; di dare un ruolo piugrave; attivo all' Unione per la riapertura del processo di pace tra Israele e palestinesi. Nella lettera si fagrave; riferimento ai documenti ufficiali dell' UE sulla "difesa dei difensori dei diritti umani", considerata una prioritagrave; dall' Unione ed all'articolo 2 dell'accordo EU-Israele che prevede il congelamento di tutti gli accordi in caso di mancato rispetto dei diritti umani.

Nel frattempo una delegazione di 60 tra europarlamentari e membri dei parlamenti nazionali del vecchio continente sono in viaggio per la Striscia di Gaza, dopo aver ricevuto una insperata autorizzazione da parte del governo del Cairo per attraversare il valico di Rafah. Ad attenderli nella piugrave; grande prigione a cielo aperto del mondo ci saranno i responsabili dell' UNRWA, l'agenzia ONU che si occupa dei profughi palestinesi, ed il primo ministro de facto di Hamas Ismail Haniye.

Per un approfondimento sull'ondata repressiva contro la resistenza popolare non violenta palestinese vi invitiamo ad ascoltare la prossima puntata di "Scirocco, voci dal Mediterraneo". Online dal tardo pomeriggio del 19 gennaio.</itunes:summary>
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		<title>Turchia: sciolto il partito curdo, scontri dopo le recenti aperture.</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 13:20:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Khaldoun</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217; 11 dicembre la Corte Costituzionale turca ha messo fuori legge il DTP, la formazione politica che rappresenta le istanze della minoranza curda, ed ha interdetto dalla politica 37 suoi dirigenti per 5 anni. La decisione della Corte viene a pochi giorni dal discorso di Erdogan al parlamento di Ankara in cui il premier annunciava [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217; 11 dicembre la Corte Costituzionale turca ha messo fuori legge il DTP, la formazione politica che rappresenta le istanze della minoranza curda, ed ha interdetto dalla politica 37 suoi dirigenti per 5 anni. La decisione della Corte viene a pochi giorni dal discorso di Erdogan al parlamento di Ankara in cui il premier annunciava l &#8220;iniziativa curda&#8221; ed apriva le porte per una soluzione del trentennale conflitto che insanguina il sud est del paese. L&#8217;annuncio della sentenza ha provocato manifestazioni in tutta la zona a maggioranza curda cui le autorità hanno risposto con una fortissima repressione e decine di arresti. I dirigenti del DTP, che nelle scorse elezioni aveva ottenuto un risultato insperato, hanno già annunciato che presto nascerà un nuovo partito per rappresentare le istanze curde e che il nuovo partito proseguirà nella politica di apertura verso il processo di pace. Il carismatico leader del PKK, il partito dei lavoratori curdi, Abdullah Ocalan ha recentemente annunciato che stà elaborando una road map per una soluzione politica del conflitto, mentre alcuni guerriglieri del suo partito si sono consegnati alle autorità turche in segno di buona volontà e per tastare le reali intenzioni del governo. Dal canto suo il parlamento Turco ha invece rinnovato l&#8217;autorizzazione alle operazioni militari contro il PKK  nella zona curda turca e nel nord dell&#8217; Iraq.</p>
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		<itunes:summary>L' 11 dicembre la Corte Costituzionale turca ha messo fuori legge il DTP, la formazione politica che rappresenta le istanze della minoranza curda, ed ha interdetto dalla politica 37 suoi dirigenti per 5 anni. La decisione della Corte viene a pochi giorni dal discorso di Erdogan al parlamento di Ankara in cui il premier annunciava l "iniziativa curda" ed apriva le porte per una soluzione del trentennale conflitto che insanguina il sud est del paese. L'annuncio della sentenza ha provocato manifestazioni in tutta la zona a maggioranza curda cui le autoritagrave; hanno risposto con una fortissima repressione e decine di arresti. I dirigenti del DTP, che nelle scorse elezioni aveva ottenuto un risultato insperato, hanno giagrave; annunciato che presto nasceragrave; un nuovo partito per rappresentare le istanze curde e che il nuovo partito proseguiragrave; nella politica di apertura verso il processo di pace. Il carismatico leader del PKK, il partito dei lavoratori curdi, Abdullah Ocalan ha recentemente annunciato che stagrave; elaborando una road map per una soluzione politica del conflitto, mentre alcuni guerriglieri del suo partito si sono consegnati alle autoritagrave; turche in segno di buona volontagrave; e per tastare le reali intenzioni del governo. Dal canto suo il parlamento Turco ha invece rinnovato l'autorizzazione alle operazioni militari contro il PKKnbsp; nella zona curda turca e nel nord dell' Iraq.</itunes:summary>
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		<title>I primi passi del pacchetto sicurezza</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2009/02/05/i-primi-passi-del-pacchetto-sicurezza/</link>
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		<pubDate>Thu, 05 Feb 2009 13:24:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia Coronati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[Repressione]]></category>
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		<description><![CDATA[Il divieto di segnalazione alle autorità degli irregolari da parte dei medici è stato abrogato. Il provvedimento è solo uno dei tanti previsti dal nuovo pacchetto sicurezza (ddl 733) in discussione in questi giorni al Senato.
L&#8217;abrogazione del comma 5, che prevedeva “l’accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero non in regola con le norme [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il divieto di segnalazione alle autorità degli irregolari da parte dei medici è stato abrogato. Il provvedimento è solo uno dei tanti previsti dal nuovo pacchetto sicurezza (ddl 733) in discussione in questi giorni al Senato.<span id="more-6166"></span><br />
L&#8217;abrogazione del comma 5, che prevedeva “l’accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all&#8217;autorità, salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano”, ha sconcertato medici, infermieri e ostetriche: &#8220;questa è una scelta che sancisce la caduta del principio del segreto professionale per il personale sanitario volto a tutelare il paziente come essere umano indipendentemente da ogni altra considerazione e che potrebbe provocare una pericolosa marginalizzazione sanitaria&#8221;, dichiara la rete che in questi giorni si è battuta affinchè il comma non fosse abrogato.</p>
<p>Le norme contenute nel pacchetto provocheranno, in caso di approvazione, una grande trasformazione del quadro normativo italiano, colpendo in primo luogo le persone migranti attraverso molteplici provvedimenti: la detenzione nei Centri di Identificazione ed Espulsione fino a diciotto mesi, controlli più serrati per acquisire la cittadinanza, l&#8217;introduzione del reato di soggiorno illegale nello Stato.</p>
<p>Non solo. Il Pacchetto Sicurezza tende ad inasprire anche le pene per chi vive per strada, occupa edifici, svolge attività di prostituzione o svolge attività di protesta sociale (come i writers).</p>
<p>Per contrastare queste leggi si è formata una rete che sta organizzando diverse iniziative.  I prossimi appuntamenti della <a href="http://nopacchettosicurezza.noblogs.org/">rete NOpacchetto</a> sono previste per domenica 8 febbraio, alle ore 13,30 alla galleria della stazione Termini (lato Giolitti) per andare in treno al corteo di Nettuno, e per martedì 10 febbraio, alle ore 20,00, a Strike (via Ugo Partini 21), dove avrà luogo un&#8217;assemblea della rete contro il pacchetto sicurezza.</p>
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		<title>Tunisia: la dittatura di Ben Ali si scaglia sulla libertà di informazione</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2009/01/30/tunisia-la-dittatura-di-ben-ali-si-scaglia-sulla-liberta-di-informazione/</link>
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		<pubDate>Fri, 30 Jan 2009 12:00:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Diasio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[Repressione]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
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		<category><![CDATA[freedom of expression]]></category>
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		<description><![CDATA[Ci hanno impiegato solo cinque giorni. Una escalation terrificante che misura lo stato delle libertà fondamentali in Tunisia. Questa mattina la polizia tunisina è entrata negli studi di Radio Kalima ed ha sequestrato tutto il materiale della redazione (computer, mixer, microfoni&#8230;). Cinque giorni. Le trasmissioni sono iniziate lunedi 26 gennaio via streaming Internet e sul [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci hanno impiegato solo cinque giorni. Una escalation terrificante che misura lo stato delle libertà fondamentali in Tunisia. Questa mattina la polizia tunisina è entrata negli studi di Radio Kalima ed ha sequestrato tutto il materiale della redazione (computer, mixer, microfoni&#8230;). Cinque giorni. Le trasmissioni sono iniziate lunedi 26 gennaio via streaming Internet e sul canale satellite Med Info Radio (coordinato dalla nostra agenzia). Il giorno dopo, martedi 27 il coordinatore della radio Dhafer Otay e&#8217; scomparso per un giorno intero, finito nelle mani della polizia. Liberato solo a sera, Dhafer (26 anni), è stato minacciato di prigione se avesse continuato a lavorare in radio. Nel frattempo la redazione della radio è stata presa d&#8217;assedio,impedendo a chiunque di entrare od uscire. Omar Mestiri, responsabile di tutta la <a href="http://kalimatunisie.com">piattaforma Kalima</a> (oltre la radio un portale web) e&#8217; stato minacciato di morte con un coltello. L&#8217;apoteosi questa mattina. La polizia e&#8217; entrata nella radio e ha dato il via al sequestro di tutto il materiale (peraltro montato in una nostra missione di supporto alla radio nel novembrte el 2008!). Anche i telefoni cellulari dei redattori sono stati sequestrati e attualmente non si riesce ad avere nessuna notizia sulla loro incolumità.</p>
<p>Le reazioni della società civile internazionale sono nette. In particolare quelle dell&#8217;<a href="http://www.amarc.org">AMARC</a>, Associazione Mondiale delle radio comunitarie, che ha espresso sdegno e ha <a href="http://mediascape.amisnet.org/2009/01/28/tunisia-stop-violence-against-jounalists/">chiesto l&#8217;interruzione di tutti i rapporti commerciali tra UE e Tunisia</a> fino a quando non sarà ristabilito il rispetto dei diritti umani di base. La piattaforma dell<a href="http://campaigns.ifex.org/tmg/">&#8216;IFEX Tunisia Monitoring Group</a> (che raccoglie 19 organizzazioni internazionali), chiede inoltre una investigazione sui fatti accaduti e il rispetto delle convenzioini internazionali che la stessa Tunisia ha ratificato.</p>
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		<itunes:subtitle>Ci hanno impiegato solo cinque giorni. Una escalation terrificante che misura lo stato delle libertagrave; fondamentali in Tunisia. Questa mattina la polizia tunisina egrave; entrata ...</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>Ci hanno impiegato solo cinque giorni. Una escalation terrificante che misura lo stato delle libertagrave; fondamentali in Tunisia. Questa mattina la polizia tunisina egrave; entrata negli studi di Radio Kalima ed ha sequestrato tutto il materiale della redazione (computer, mixer, microfoni...). Cinque giorni. Le trasmissioni sono iniziate lunedi 26 gennaio via streaming Internet e sul canale satellite Med Info Radio (coordinato dalla nostra agenzia). Il giorno dopo, martedi 27 il coordinatore della radio Dhafer Otay e' scomparso per un giorno intero, finito nelle mani della polizia. Liberato solo a sera, Dhafer (26 anni), egrave; stato minacciato di prigione se avesse continuato a lavorare in radio. Nel frattempo la redazione della radio egrave; stata presa d'assedio,impedendo a chiunque di entrare od uscire. Omar Mestiri, responsabile di tutta la piattaforma Kalima (oltre la radio un portale web) e' stato minacciato di morte con un coltello. L'apoteosi questa mattina. La polizia e' entrata nella radio e ha dato il via al sequestro di tutto il materiale (peraltro montato in una nostra missione di supporto alla radio nel novembrte el 2008!). Anche i telefoni cellulari dei redattori sono stati sequestrati e attualmente non si riesce ad avere nessuna notizia sulla loro incolumitagrave;.

Le reazioni della societagrave; civile internazionale sono nette. In particolare quelle dell'AMARC, Associazione Mondiale delle radio comunitarie, che ha espresso sdegno e ha chiesto l'interruzione di tutti i rapporti commerciali tra UE e Tunisia fino a quando non saragrave; ristabilito il rispetto dei diritti umani di base. La piattaforma dell'IFEX Tunisia Monitoring Group (che raccoglie 19 organizzazioni internazionali), chiede inoltre una investigazione sui fatti accaduti e il rispetto delle convenzioini internazionali che la stessa Tunisia ha ratificato.</itunes:summary>
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		<title>Iran: sigilli all&#8217;organizzazione per i diritti umani di Shirin Ebadi</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Dec 2008 18:03:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Khaldoun</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti]]></category>
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		<description><![CDATA[il 21 dicembre le autorità iraniane hanno fatto irruzione senza mandato e chiuso a tempo indeterminato gli uffici dell&#8217;organizzazione per la difesa dei diritti umani diretta dalla giurista e premio nobel per la pace Shirin Ebadi. Il centro è stato accusati di svolgere attività politiche simili a quelle di un partito pur non avendone l&#8217;autorizzazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>il 21 dicembre le autorità iraniane hanno fatto irruzione senza mandato e chiuso a tempo indeterminato gli uffici dell&#8217;organizzazione per la difesa dei diritti umani diretta dalla giurista e premio nobel per la pace Shirin Ebadi. Il centro è stato accusati di svolgere attività politiche simili a quelle di un partito pur non avendone l&#8217;autorizzazione e di essere in contatto con organizzazioni illegali.</p>
<p>Shirin Ebadi, la prima donna musulmana ad aver vinto un premio nobel, ha dichiarato che la sua attività andrà avanti in ogni caso e da qualunque ufficio ed ha messo in guardia sulla possibilità che le autorità fabbrichino prove false, visto che la polizia iraniana non ha fatto un inventario del contenuto degli uffici prima di apporre i sigilli giudiziari.</p>
<p>Oltre alle ONG internazionali in difesa dei diritti umani anche le istituzioni italiane si sono mosse immediatamente nell&#8217;esprimere solidarietà alla Ebadi, il senatore democratico <a href="http://www.pietromarcenaro.it/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=508&amp;Itemid=247">Pietro Marcenaro</a> ha convocato d&#8217;urgenza una seduta della commissione diritti umani del senato, che presiede. La commissione ha espresso solidarietà, la speranza che l&#8217;Italia possa farsi promotrice anche in sede europea di una protesta contro questo atto del governo iraniano e l&#8217;auspicio che le forze iraniane che si dicono riformiste facciano udire la loro voce nel protestare contro il provvedimento delle autorità di Teheran, che sembra aprire una campagna elettorale che si preannuncia rovente, in vista delle prossime elezioni presidenziali che designeranno il successore di Ahamadinejad.</p>
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		<itunes:summary>il 21 dicembre le autoritagrave; iraniane hanno fatto irruzione senza mandato e chiuso a tempo indeterminato gli uffici dell'organizzazione per la difesa dei diritti umani diretta dalla giurista e premio nobel per la pace Shirin Ebadi. Il centro egrave; stato accusati di svolgere attivitagrave; politiche simili a quelle di un partito pur non avendone l'autorizzazione e di essere in contatto con organizzazioni illegali.

Shirin Ebadi, la prima donna musulmana ad aver vinto un premio nobel, ha dichiarato che la sua attivitagrave; andragrave; avanti in ogni caso e da qualunque ufficio ed ha messo in guardia sulla possibilitagrave; che le autoritagrave; fabbrichino prove false, visto che la polizia iraniana non ha fatto un inventario del contenuto degli uffici prima di apporre i sigilli giudiziari.

Oltre alle ONG internazionali in difesa dei diritti umani anche le istituzioni italiane si sono mosse immediatamente nell'esprimere solidarietagrave; alla Ebadi, il senatore democratico Pietro Marcenaro ha convocato d'urgenza una seduta della commissione diritti umani del senato, che presiede. La commissione ha espresso solidarietagrave;, la speranza che l'Italia possa farsi promotrice anche in sede europea di una protesta contro questo atto del governo iraniano e l'auspicio che le forze iraniane che si dicono riformiste facciano udire la loro voce nel protestare contro il provvedimento delle autoritagrave; di Teheran, che sembra aprire una campagna elettorale che si preannuncia rovente, in vista delle prossime elezioni presidenziali che designeranno il successore di Ahamadinejad.</itunes:summary>
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		<title>Lodo Alfano: una legge incostituzionale</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Jul 2008 09:55:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina Vella</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tutti i processi nei confronti di Presidente del Consiglio, della Repubblica, del Senato e della Camera, sono sospesi dalla data di assunzione fino alla cessazione della loro carica o funzione, anche per fatti antecedenti all&#8217;assunzione di queste ultime. E&#8217; quanto prevede il cosiddetto Lodo Alfano, diventato legge, il 22 luglio, dopo l&#8217;approvazione di Camera e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://amisnet.org/files/2008/07/wp20080406.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5244" style="float: left" src="http://amisnet.org/files/2008/07/wp20080406.jpg" alt="il pericolo della dittatura" /></a>Tutti i processi nei confronti di Presidente del Consiglio, della Repubblica, del Senato e della Camera, sono sospesi dalla data di assunzione fino alla cessazione della loro carica o funzione, anche per fatti antecedenti all&#8217;assunzione di queste ultime. E&#8217; quanto prevede il cosiddetto Lodo Alfano, diventato legge, il 22 luglio, dopo l&#8217;approvazione di Camera e Senato italiani.</p>
<p>La norma viola alcuni principi fondamentali della Costituzione, come l&#8217;articolo 3 che prevede che &#8220;tutti i cittadini sono uguali dinanzi alla legge&#8221;,  l&#8217;art. 112 che prevede che &#8220;l&#8217;azione penale è obbligatoria&#8221;, ma anche l&#8217;art. 111 che invece stabilisce che i processi devono avere una &#8220;ragionevole durata&#8221;.</p>
<p>Ma non solo, la modifica dei principi di impunità, immunità e di azione penale non può essere effettuata con una norma ordinaria ma solo con una modifica costituzionale. Questo non è avvenuto ed è probabile che la Corte Costituzionale si pronunci in questo senso.</p>
<p>La storia può aiutarci a capire quest&#8217;ultimo punto. Con una modifica costituzionale del 1993, infatti, si restaurava l&#8217;azione penale nei confronti dei parlamentari, modificando il principio costituzionale che tutelava la capacità di autodeterminazione delle istituzioni politiche. Lo faceva limitando l&#8217;azione penale nei confronti di ministri e parlamentari: secondo quanto stabiliva l&#8217;art. 68 del vecchio testo, l&#8217;autorizzazione a procedere doveva essere cioè approvata dalla Camera. Dopo i fatti di Tangentopoli e l&#8217;utilizzo improprio di questo principio, però, l&#8217;articolo costituzionale veniva modificato e restaurata l&#8217;azione penale anche per i parlamentari. La legge tornava quindi ad essere uguale per tutti. Almeno nella carta. Con il Lodo Alfano, vengono modificati analogamente  i principi relativi all&#8217;azione penale e all&#8217;impunità, ma questa volta ignorando del tutto la nostra Costituzione, che come il Diritto Pubblico insegna è al primo gradino della gerarchia delle fonti. Queste nuove disposizioni potrebbero essere attuate SOLO attravero un procedimento di modifica costituzioanle e NON con una semplice legge ordinaria.</p>
<p>Berlusconi insomma si mostra usuale a bypassaggio e violazione di norme e principi che tutelano la democraticità di uno Stato e la sovranità del popolo. Nessuna persecuzione giudiziaria, quindi, come vorrebbe far credere visto che con tanta leggerezza morale si è riusciti a violare norme e principi fondamentali di proprietà dei cittadini. Con il Lodo Alfano, il processo a suo carico verrà sospeso e andrà avanti solo per i coimputati.</p>
<p>Come successe nel 1994, però, con un&#8217;analoga legge approvata dal Governo Berlusconi e definita incostituiznale dalla Corte, si spera che i giudici solleveranno questione di incosituzionalità sulle quali dovrà appunto pronunciarsi la Corte Costituzioanle. Probabile che, se così fosse, si riproporrebbe la giustificazione della persecuzione personale e contro l&#8217;operato del Governo e allora starà ai cittadini italiani capire che così non è.</p>
<p>Come insegnano gli storici, dunque, il percorso verso il regime è iniziato, visto che anche nel periodo fascista la trasformazione in dittatura avvenne proprio nello stesso modo, con la rivendicazione dell&#8217;impuntità, realizzata attraverso una graduale e legale trasformazione. Certo, il contesto è del tutto differente, possiamo infatti godere di strumenti di tutela esterni come l&#8217;Unione Europea e la Carta dei diritti umani, ma resta il fatto che vengono costantemente minati gli strumenti interni di democraticità come quello dell&#8217;autorità giudiziaria e della Corte Costituzionale, sempre più neutralizzati dai partiti politici.</p>
<p><strong>Di tutto questo parliamo nell&#8217;intervista a Domenico Gallo di Giuristi Democratici.</strong></p>
<p>Le domande:</p>
<p>- cosa stabilisce il Lodo Alfano?</p>
<p>- in cosa si si traduce per Berlusconi?</p>
<p>- quali principi viola?</p>
<p>- è possibile fare un parallelismo con il periodo fascista?</p>
<p>- quali differenze con il periodo fascista (tutele esterne,&#8230;)?</p>
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		<itunes:subtitle>Tutti i processi nei confronti di Presidente del Consiglio, della Repubblica, del Senato e della Camera, sono sospesi dalla data di assunzione fino alla cessazione ...</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>Tutti i processi nei confronti di Presidente del Consiglio, della Repubblica, del Senato e della Camera, sono sospesi dalla data di assunzione fino alla cessazione della loro carica o funzione, anche per fatti antecedenti all'assunzione di queste ultime. E' quanto prevede il cosiddetto Lodo Alfano, diventato legge, il 22 luglio, dopo l'approvazione di Camera e Senato italiani.

La norma viola alcuni principi fondamentali della Costituzione, come l'articolo 3 che prevede che "tutti i cittadini sono uguali dinanzi alla legge",  l'art. 112 che prevede che "l'azione penale egrave; obbligatoria", ma anche l'art. 111 che invece stabilisce che i processi devono avere una "ragionevole durata".

Ma non solo, la modifica dei principi di impunitagrave;, immunitagrave; e di azione penale non puograve; essere effettuata con una norma ordinaria ma solo con una modifica costituzionale. Questo non egrave; avvenuto ed egrave; probabile che la Corte Costituzionale si pronunci in questo senso.

La storia puograve; aiutarci a capire quest'ultimo punto. Con una modifica costituzionale del 1993, infatti, si restaurava l'azione penale nei confronti dei parlamentari, modificando il principio costituzionale che tutelava la capacitagrave; di autodeterminazione delle istituzioni politiche. Lo faceva limitando l'azione penale nei confronti di ministri e parlamentari: secondo quanto stabiliva l'art. 68 del vecchio testo, l'autorizzazione a procedere doveva essere cioegrave; approvata dalla Camera. Dopo i fatti di Tangentopoli e l'utilizzo improprio di questo principio, perograve;, l'articolo costituzionale veniva modificato e restaurata l'azione penale anche per i parlamentari. La legge tornava quindi ad essere uguale per tutti. Almeno nella carta. Con il Lodo Alfano, vengono modificati analogamente  i principi relativi all'azione penale e all'impunitagrave;, ma questa volta ignorando del tutto la nostra Costituzione, che come il Diritto Pubblico insegna egrave; al primo gradino della gerarchia delle fonti. Queste nuove disposizioni potrebbero essere attuate SOLO attravero un procedimento di modifica costituzioanle e NON con una semplice legge ordinaria.

Berlusconi insomma si mostra usuale a bypassaggio e violazione di norme e principi che tutelano la democraticitagrave; di uno Stato e la sovranitagrave; del popolo. Nessuna persecuzione giudiziaria, quindi, come vorrebbe far credere visto che con tanta leggerezza morale si egrave; riusciti a violare norme e principi fondamentali di proprietagrave; dei cittadini. Con il Lodo Alfano, il processo a suo carico verragrave; sospeso e andragrave; avanti solo per i coimputati.

Come successe nel 1994, perograve;, con un'analoga legge approvata dal Governo Berlusconi e definita incostituiznale dalla Corte, si spera che i giudici solleveranno questione di incosituzionalitagrave; sulle quali dovragrave; appunto pronunciarsi la Corte Costituzioanle. Probabile che, se cosigrave; fosse, si riproporrebbe la giustificazione della persecuzione personale e contro l'operato del Governo e allora staragrave; ai cittadini italiani capire che cosigrave; non egrave;.

Come insegnano gli storici, dunque, il percorso verso il regime egrave; iniziato, visto che anche nel periodo fascista la trasformazione in dittatura avvenne proprio nello stesso modo, con la rivendicazione dell'impuntitagrave;, realizzata attraverso una graduale e legale trasformazione. Certo, il contesto egrave; del tutto differente, possiamo infatti godere di strumenti di tutela esterni come l'Unione Europea e la Carta dei diritti umani, ma resta il fatto che vengono costantemente minati gli strumenti interni di democraticitagrave; come quello dell'autoritagrave; giudiziaria e della Corte Costituzionale, sempre piugrave; neutralizzati dai partiti politici.

Di tutto questo parliamo nell'intervista a Domenico Gallo di Giuristi Democratici.

Le domande:

- cosa stabilisce il Lodo Alfano?

- in cosa si si traduce per Berlusconi?

- quali p...</itunes:summary>
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		<title>Genova 2001: la richiesta condanne nel processo Diaz</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Jul 2008 10:47:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina Vella</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://amisnet.org/files/2008/07/genova_g8.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5218" style="float: left" src="http://amisnet.org/files/2008/07/genova_g8.jpg" alt="Anti G8 - Genova 2001" width="370" height="247" /></a>In occasione dell&#8217;anniversario del settimo anno dei fatti di Genova 2001, la città ligure si prepara ad ospitare, <a href="http://www.veritagiustizia.it/"><strong>dal 15 al 22 luglio, una settimana di iniziative dedicata alla memoria di quei giorni</strong></a>: una pagina nera nella storia italiana che si sta concludendo altrettanto amaramente.<span id="more-5215"></span></p>
<p>Gli audio:</p>
<p><strong><a href="http://amisnet.org/files/2008/07/genova_2001_commento.mp3">Commento alla sentenza. Lorenzo Guadagnucci del Comitato verità e giustizia per Genova</a></strong></p>
<p><strong><a href="http://amisnet.org/files/2008/07/genova_2001_processi.mp3">Prossimi appuntamenti giudiziari. L. Guadagnucci </a></strong></p>
<p><strong><a href="http://amisnet.org/files/2008/07/genova_2001_eventi.mp3">Settimo anniversario dei fatti di Genova 2001. Le iniziative in programma. L. Guadagnucci</a></strong></p>
<p><strong><a href="http://amisnet.org/files/2008/07/genova_2001_cronistoria.mp3">Una breve cronistoria di quei giorni. L.Guadagnucci</a></strong></p>
<p>Come infatti commentare la sentenza arrivata due giorni fa sui fatti di Bolzaneto, la caserma che nel luglio 2001 ospitava gli arrestati nel corso delle proteste Anti G8? In quel carcere, in quei giorni, si verificarono, da parte degli agenti e del personale sanitario, maltrattamenti fisici e morali a danno dei fermati: nessun reato grave per lo Stato e la giustizia italiana che ha pensato bene di emettere una pena di soli 24 anni in totale, dei 76 e  4 mesi e 20 giorni chiesti dai magistrati genovesi Patrizia Petruzziello e Vittorio Ranieri Miniati. Dei 45 imputati, solo 15  sono stati condannati, dai 5 mesi ai 5 anni, e 30 assolti. Nessun reato di tortura per loro, ma solo condanne legate ad episodi specifici. La pena pi? pesante ? stata inflitta all&#8217;ispettore della polizia penitenziaria Antonio Biagio Gugliotta, in quei giorni responsabile della sicurezza di Bolzaneto. Per lui cinque anni di carcere. Il reato? Abuso d&#8217;ufficio; solo due anni e 4 mesi invece per Alessandro Perugini, ai tempi vice-capo della Digos di Genova.</p>
<p>Intanto, domani, giovedì 17 luglio, continua anche la vicenda giudiziaria del processo Diaz. I Pm Enrico Zucca e Francesco Cardona Albini presenteranno la loro rischiesta di condanne per i 29 imputati. Il processo andrà avanti a settembre per poi concludersi definitivamente ad ottobre.  Come per la sentenza di Bolzaneto, anche quella Diaz avrà solo un valore simbolico. Nessuno infatti andrà in carcere visto che da gennaio 2009 queste condanne cadranno grazie all&#8217;indulto e alla prescrizione. Stessa cosa varrà per le violenze degli agenti ai danni dei manifestati della Rete Lilliput di Piazza Manin.  Cosa diversa invece sarà per il processo di appello per i 25 manifestanti, alcuni dei quali accusati di devastazione e saccheggio. Al riguardo, c&#8217;è già stata una sentenza di primo grado nel dicembre scorso ed è l&#8217;unico processo che non finirà in prescrizione. Differentemente dai reati contestati agli agenti, infatti, quelli contestati ai manifestanti sono molto più gravi e quindi non prescrivibili.</p>
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		<title>Bush a Roma: Regina Coeli apre le porte a &#8220;eventuali sobillatori&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jun 2008 08:47:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia Coronati</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ultimo tour europeo per il presidente statunitense George W.Bush. Oggi la tappa italiana, e mentre Bush incontra papa Bendetto XVI e Silvio Berlusconi, sfilano nelle vie del centro della capitale i manifestanti contrari alla visita del leader uscente. Contro eventuali sommosse, a Roma è in atto un piano di sicurezza ferreo: diecimila uomini delle forze [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ultimo tour europeo per il presidente statunitense George W.Bush. Oggi la tappa italiana, e mentre Bush incontra papa Bendetto XVI e Silvio Berlusconi, sfilano nelle vie del centro della capitale i manifestanti contrari alla visita del leader uscente. Contro eventuali sommosse, a Roma è in atto un piano di sicurezza ferreo: diecimila uomini delle forze dell&#8217;ordine mobilitati, quartieri blindati, linee degli autobus deviate. Non solo: a sorprendere l&#8217;opinione pubblica, il trasferimento d&#8217;urgenza di 220 detenuti dal carcere trasteverino di Regina Coeli, per fare spazio a eventuali fermati nel corso della visita.</p>
<p>Durante una visita al carcere il 6 giugno scorso, l&#8217;associazione per i diritti dei carcerati &#8220;Antigone&#8221; è venuta a conoscenza del trasferimento di 220 persone dal carcere di Regina Coeli ad altri istituti penitenziari fuori e dentro il Lazio. I 220 sono tutte persone in attesa di una condanna definitiva, e il 50% di loro è straniero.</p>
<p>Il trasferimento di urgenza cade proprio a ridosso della visita di Bush a Roma, e sembra in linea con la linea dura che contraddistingue il piano di sicurezza messo in atto in occasione della visita del presidente uscente. Decine di linee di autobus deviati, i quartieri di Parioli e Monte Mario blindati, il dispiegamento di oltre diecimila uomini tra polizia, carabinieri e vigili urbani, il blocco degli atterraggi e dei decolli di tutte le aerosuperfici secondarie.</p>
<p>&#8220;La decisione preventiva di trasferire tutte queste persone ci preoccupa. Che cosa dovrebbe accadere in questi tre giorni?&#8221;, dice ai nostri microfoni Simona Filippi , di Antigone. Il trasferimento, ricorda l&#8217;associazione, sta creando disagi all&#8217;interno di Regina Coeli, dove persone con tendenze autolesioniste o suicide sono ora costrette a condividere gli stessi spazi. Ai detenuti, per ora, non è stato detto quanto durerà la permanenza nel carcere dove sono stati trasferiti.</p>
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		<itunes:summary>Ultimo tour europeo per il presidente statunitense George W.Bush. Oggi la tappa italiana, e mentre Bush incontra papa Bendetto XVI e Silvio Berlusconi, sfilano nelle vie del centro della capitale i manifestanti contrari alla visita del leader uscente. Contro eventuali sommosse, a Roma egrave; in atto un piano di sicurezza ferreo: diecimila uomini delle forze dell'ordine mobilitati, quartieri blindati, linee degli autobus deviate. Non solo: a sorprendere l'opinione pubblica, il trasferimento d'urgenza di 220 detenuti dal carcere trasteverino di Regina Coeli, per fare spazio a eventuali fermati nel corso della visita.

Durante una visita al carcere il 6 giugno scorso, l'associazione per i diritti dei carcerati "Antigone" egrave; venuta a conoscenza del trasferimento di 220 persone dal carcere di Regina Coeli ad altri istituti penitenziari fuori e dentro il Lazio. I 220 sono tutte persone in attesa di una condanna definitiva, e il 50% di loro egrave; straniero.

Il trasferimento di urgenza cade proprio a ridosso della visita di Bush a Roma, e sembra in linea con la linea dura che contraddistingue il piano di sicurezza messo in atto in occasione della visita del presidente uscente. Decine di linee di autobus deviati, i quartieri di Parioli e Monte Mario blindati, il dispiegamento di oltre diecimila uomini tra polizia, carabinieri e vigili urbani, il blocco degli atterraggi e dei decolli di tutte le aerosuperfici secondarie.

"La decisione preventiva di trasferire tutte queste persone ci preoccupa. Che cosa dovrebbe accadere in questi tre giorni?", dice ai nostri microfoni Simona Filippi , di Antigone. Il trasferimento, ricorda l'associazione, sta creando disagi all'interno di Regina Coeli, dove persone con tendenze autolesioniste o suicide sono ora costrette a condividere gli stessi spazi. Ai detenuti, per ora, non egrave; stato detto quanto dureragrave; la permanenza nel carcere dove sono stati trasferiti.</itunes:summary>
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		<title>G8: 110 anni di carcere in 24</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2007/12/15/g8-110-anni-di-carcere-in-24/</link>
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		<pubDate>Sat, 15 Dec 2007 10:18:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il tribunale composto da Devoto, Gatti e Realini ha emesso oggi la sentenza per il processo contro 25 manifestanti per i fatti del g8. Di 25 manifestanti, una sola è l'assoluzione. 110 anni di carcere per 24 manifestanti. Un secolo di sconto rispetto alle richieste, ma non è abbastanza.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il tribunale composto da Devoto, Gatti e Realini ha emesso oggi la sentenza per il processo contro 25 manifestanti per i fatti del g8. Di 25 manifestanti, una sola è l&#8217;assoluzione.</p>
<p>14 manifestanti sono stati condannati per danneggiamento per i fatti di via tolemaide: le pene partono da 5 mesi e arrivano a 2 anni e 6 mesi (solo uno è stato condannato a 5 anni per lesioni all&#8217;autista del defender Filippo Cavataio). Per loro il reato di devastazione e saccheggio è stato derubricato &#8211; come <a href="http://piemonte.indymedia.org/article/765">nel processo di Torino concluso pochi giorni fa</a> &#8211; e la resistenza alla carica dei carabinieri è stata scriminata come reazione ad atto arbitrario e di conseguenza non costituisce reato (in pratica la reazione alla carica dei carabinieri è stata considerata legittima, ma non i danneggiamenti successivi).</p>
<p>10 manifestanti sono stati condannati per devastazione e saccheggio per i fatti del cosiddetto blocco nero: le pene vanno da 6 anni a 11 anni. Per 4 di loro sono stati chiesti anche 3 anni di libertà vigilata e interdizione permanente dai pubblici uffici (ovvero dopo aver scontato la pena dovranno scontare anche 3 anni di libertà vigilata).</p>
<p>Per il capitano Antonio Bruno, il tenente Paolo Faedda, il Primo Dirigente Angelo Gaggiano, il Primo Dirigente Mario Mondelli è stata chiesta la trasmissione degli atti per falsa testimonianza.</p>
<p>A parte il pagamento delle spese processuali e di alcune limitate provisionali, i danni patrimoniali sono stati lasciati a un successivo giudizio civile. La beffa finale è che in ogni caso sempre in sede civile saranno da determinare e pagare i danni non patrimoniali &#8211; anche noti come danni di immagine &#8211; alla Presidenza del Consiglio (e questi dovranno pagarli tutti i 24 condannati o quasi).</p>
<p>In pratica la tesi per cui a offendere l&#8217;immagine dell&#8217;Italia sono stati i manifestanti è stata accolta.<br /> <span id="more-4398"></span></p>
<p>Il <a href="http://www.supportolegale.org/?q=node/1270">comunicato stampa di Supporto Legale</a>:</p>
<blockquote><p><strong>IN OGNI CASO NESSUN RIMORSO.</strong></p>
<p>La sentenza del processo contro 25 manifestanti per gli scontri avvenuti durante le proteste contro il g8 a Genova, ha deciso qual è il prezzo che si deve pagare per esprimere le proprie idee e per opporsi allo stato di cose presenti: 110 anni di carcere. Il tribunale del presidente Devoto e dei giudici a latere Gatti e Realini, non ha avuto il coraggio di opporsi alla feroce ricostruzione della storia collettiva ad uso del potere che i pm Andrea Canciani e Anna Canepa gli ha richiesto di avvallare.</p>
<p>Anzi, ha fatto di peggio. Ha scelto di sentenziare che c&#8217;è un modo buono per esprimere il proprio dissenso e un modo cattivo, che ci sono forme compatibili di protesta e forme che vanno punite alla stregua di un reato di guerra.<br /> Per completare l&#8217;opera ha anche fornito una consolazione a fine processo per i difensori e gli &#8220;onesti cittadini&#8221;, chiedendo la trasmissione degli atti per le false testimonianze di due carabinieri e due poliziotti, un contentino con cui non si allevia il peso della sentenza e il cui senso di carità a noi non interessa.</p>
<p>Il tribunale di Genova ha scelto di assecondare tutte quelle forze politiche, tutti quei benpensanti, tutti quegli avvocati, che &#8211; coscientemente &#8211; speravano che pochi, ancora meno dei 25 imputati, fossero condannati per poter tirare un sospiro di sollievo, per poter sapere dove puntare il proprio dito grondante morale e coscienza sporca.</p>
<p>L&#8217;uso del reato di devastazione e saccheggio per condannare fatti avvenuti durante una manifestazione politica apre la strada a un&#8217;operazione pericolosa, che vorrebbe vedere le persone supine alle scelte di chi governa, inermi di fronte ai soprusi quotidiani di un sistema in piena emergenza democratica, prima ancora che economica. Nessuno di coloro che era a Genova nel 2001 e che ha costruito carriere sulle parole d&#8217;ordine di Genova, salvo poi tradirle con ogni voto e mezzo necessario, ha voluto schierarsi contro questa operazione assurda e strumentale: nessuno, o quasi, in tutto l&#8217;arco del centro sinistra al governo ha saputo dire che a Genova, tra coloro i quali oggi sono stati condannati ad anni di galera, avrebbe dovuto esserci tutti quanti hanno partecipato a quelle giornate.</p>
<p> La stessa cosa è stata portata avanti anche da molti dei movimenti, e molte delle persone che hanno cercato di sabotare i contenuti della manifestazione che solo tre settimane fa, il 17 novembre, ha riempito le strade di Genova: hanno voluto annebbiare le persone su chi fossero coloro che si battevano per un modello di vita e di società diverso, e chi difendeva il modello che viviamo sulla nostra pelle tutti i giorni; hanno voluto confondere le acque, forse perché anche la loro dignità è confusa.</p>
<p>E allora decine di comunicati sulle possibili Commissioni Parlamentari, sulla Verità e sulla Giustizia, e troppe poche parole su 25 persone che stavano avviandosi a diventare capri espiatori di un potere che ha avuto paura.</p>
<p>Genova però non si cancella con il revisionismo a mezzo procura, né con le pelose scelte di comodo e gli scheletri nascosti negli armadi. Le 80.000 persone che lo scorso 17 novembre hanno sfilato per le vie di Genova, non chiedevano una Commissione Parlamentare, bensì che 25 persone non diventassero il paravento dietro cui seppellire un passaggio storico scomodo, che ha messo in discussione l&#8217;attuale sistema di vita e di società.</p>
<p>Siamo convinti che quelle 80.000 persone ci ascoltano e non permetteranno a un&#8217;aula di tribunale di espropriare la propria memoria e devastare le vite di 24 persone.</p>
<p>A maggior ragione oggi, con una sentenza che cerca di schiacciarci e farci vergognare di quello che siamo stati e quello che abbiamo vissuto, di dipingere quei momenti di rivolta a tinte fosche anziché con la luce e la dignità che meriterebbero i momenti più genuini che esprimono la volontà popolare, noi diciamo che non ripudieremo nulla, che non chiederemo scusa di nulla, perché non c&#8217;è nulla di cui ci pentiamo o di cui sentiamo di dover parlare in termini diversi che del momento più alto della nostra vita politica.</p>
<p>Noi pensiamo che tutti coloro che erano a Genova dovrebbero gridare: in ogni caso nessun rimorso. Nessun rimorso per le strade occupate dalla rivolta, nessun rimorso per il terrore dei grandi asserragliati nella zona rossa, nessun rimorso per le barricate, per le vetrine spaccate, per le protezioni di gommapiuma, per gli scudi di plexiglas, per i vestiti neri, per le mani bianche, per le danze pink, nessun rimorso per la determinazione con cui abbiamo messo in discussione il potere per alcuni giorni.</p>
<p>Lo abbiamo detto il giorno dopo Genova, e in tutti questi anni: la memoria è un ingranaggio collettivo che non può essere sabotato. E per tutto quello che Genova è stata e ha significato noi non proveremo nessun rimorso.</p>
<p>Oggi, come ieri e domani, ripeteremo ancora che la Storia siamo Noi. </p>
<p>Oggi, come ieri e domani, diremo di nuovo: in ogni caso nessun rimorso.</p>
<p>SUPPORTOLEGALE</p>
</blockquote>
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		<itunes:summary>Il tribunale composto da Devoto, Gatti e Realini ha emesso oggi la sentenza per il processo contro 25 manifestanti per i fatti del g8. Di 25 manifestanti, una sola egrave; l'assoluzione.14 manifestanti sono stati condannati per danneggiamento per i fatti di via tolemaide: le pene partono da 5 mesi e arrivano a 2 anni e 6 mesi (solo uno egrave; stato condannato a 5 anni per lesioni all'autista del defender Filippo Cavataio). Per loro il reato di devastazione e saccheggio egrave; stato derubricato - come nel processo di Torino concluso pochi giorni fa - e la resistenza alla carica dei carabinieri egrave; stata scriminata come reazione ad atto arbitrario e di conseguenza non costituisce reato (in pratica la reazione alla carica dei carabinieri egrave; stata considerata legittima, ma non i danneggiamenti successivi).10 manifestanti sono stati condannati per devastazione e saccheggio per i fatti del cosiddetto blocco nero: le pene vanno da 6 anni a 11 anni. Per 4 di loro sono stati chiesti anche 3 anni di libertagrave; vigilata e interdizione permanente dai pubblici uffici (ovvero dopo aver scontato la pena dovranno scontare anche 3 anni di libertagrave; vigilata).Per il capitano Antonio Bruno, il tenente Paolo Faedda, il Primo Dirigente Angelo Gaggiano, il Primo Dirigente Mario Mondelli egrave; stata chiesta la trasmissione degli atti per falsa testimonianza.A parte il pagamento delle spese processuali e di alcune limitate provisionali, i danni patrimoniali sono stati lasciati a un successivo giudizio civile. La beffa finale egrave; che in ogni caso sempre in sede civile saranno da determinare e pagare i danni non patrimoniali - anche noti come danni di immagine - alla Presidenza del Consiglio (e questi dovranno pagarli tutti i 24 condannati o quasi).In pratica la tesi per cui a offendere l'immagine dell'Italia sono stati i manifestanti egrave; stata accolta. Il comunicato stampa di Supporto Legale:IN OGNI CASO NESSUN RIMORSO.La sentenza del processo contro 25 manifestanti per gli scontri avvenuti durante le proteste contro il g8 a Genova, ha deciso qual egrave; il prezzo che si deve pagare per esprimere le proprie idee e per opporsi allo stato di cose presenti: 110 anni di carcere. Il tribunale del presidente Devoto e dei giudici a latere Gatti e Realini, non ha avuto il coraggio di opporsi alla feroce ricostruzione della storia collettiva ad uso del potere che i pm Andrea Canciani e Anna Canepa gli ha richiesto di avvallare.Anzi, ha fatto di peggio. Ha scelto di sentenziare che c'egrave; un modo buono per esprimere il proprio dissenso e un modo cattivo, che ci sono forme compatibili di protesta e forme che vanno punite alla stregua di un reato di guerra. Per completare l'opera ha anche fornito una consolazione a fine processo per i difensori e gli "onesti cittadini", chiedendo la trasmissione degli atti per le false testimonianze di due carabinieri e due poliziotti, un contentino con cui non si allevia il peso della sentenza e il cui senso di caritagrave; a noi non interessa.Il tribunale di Genova ha scelto di assecondare tutte quelle forze politiche, tutti quei benpensanti, tutti quegli avvocati, che - coscientemente - speravano che pochi, ancora meno dei 25 imputati, fossero condannati per poter tirare un sospiro di sollievo, per poter sapere dove puntare il proprio dito grondante morale e coscienza sporca.L'uso del reato di devastazione e saccheggio per condannare fatti avvenuti durante una manifestazione politica apre la strada a un'operazione pericolosa, che vorrebbe vedere le persone supine alle scelte di chi governa, inermi di fronte ai soprusi quotidiani di un sistema in piena emergenza democratica, prima ancora che economica. Nessuno di coloro che era a Genova nel 2001 e che ha costruito carriere sulle parole d'ordine di Genova, salvo poi tradirle con ogni voto e mezzo necessario, ha voluto schierarsi contro questa operazione assurda e strumentale: nessuno, o quasi, in tutto l'arco del centro sinistra al governo ha s...</itunes:summary>
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