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	<title>Amisnet &#187; Repressione</title>
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	<description>Informazione Sociale Quotidiana</description>
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	<itunes:subtitle>Informazione sociale e programmi di approfondimento dalla redazione di AMISnet.</itunes:subtitle>
	<itunes:summary>Amisnet e' un'agenzia radiofonica attiva da oltre 9 anni. La sua principale attivita' consiste nella produzione e la distribuzione di prodotti radiofonici di approfondimento a circa 35 radio italiane. Il podcast e' una selezione quotidiana dei servizi audio distribuiti tramite i siti del network Amisnet.</itunes:summary>
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		<title>Bologna: attivisti &#8220;violano&#8221; il CIE</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Mar 2011 14:54:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ciro Colonna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nella mattinata del primo marzo, in attesa delle manifestazioni che nel pomeriggio attraverseranno tutto il paese, gli attivisti del TPO, spazio occupato di Bologna, sono riusciti ad entrare nella prima cerchia di recinzioni del locale CIE, situato nella periferia della città. L&#8217;iniziativa, dall&#8217;altissimo valore simbolico, valore che va oltre la semplice attestazione di solidarietà &#8211; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nella mattinata del primo marzo, in attesa delle manifestazioni che nel pomeriggio attraverseranno tutto il paese, gli attivisti del TPO, spazio occupato di Bologna, sono riusciti ad entrare nella prima cerchia di recinzioni del locale CIE, situato nella periferia della città.</p>
<p>L&#8217;iniziativa, dall&#8217;altissimo valore simbolico, valore che va oltre la semplice attestazione di solidarietà &#8211; gli attivisti hanno esposto i propri corpi alle manganellate della polizia, rischiato la propria libertà, condividendo, in parte, la sorte dei migranti rinchiusi nel centro &#8211; ha il merito di sollevare pubblicamente il problema dei Centri di Identificazione ed Espulsione. Infatti dei centri non si parla più, sono ormai entrati nella normalità della vita delle nostre città. La speranza di quanti si sono mobilitati stamattina a Bologna è che si esca da questa presunta normalità, che si torni a mettere in discussione gli abusi che nei centri vengono sistematicamente commessi.</p>
<p>Tra l&#8217;altro, ci racconta un attivista, il CIE di Bologna è oggi pieno di persone che provengono dal nord Africa e che dopo essere approdate nel nostro paese in fuga da guerre e repressioni selvagge, proprio non riescono a capire perchè vengano richiusi in una galera. Non è un caso che i migranti imprigionati abbiano risposto alla sollecitazione venuta dall&#8217;esterno incendiando materassi e inscenando a loro volta una protesta. Ora, naturalmente, si temono le rappresaglie da parte della polizia, che già nel corso della mattinata non ha lesinato manganellate per sedare la rivolta interna e contenere la spinta esterna. Mentre scriviamo una delegazione composta da un avvocato, un&#8217;attivista del TPO e due consiglieri regionali, sta visitando il centro per verificare le condizioni dei migranti.</p>
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		<itunes:summary>Nella mattinata del primo marzo, in attesa delle manifestazioni che nel pomeriggio attraverseranno tutto il paese, gli attivisti del TPO, spazio occupato di Bologna, sono riusciti ad entrare nella prima cerchia di recinzioni del locale CIE, situato nella periferia della città.
L&#8217;iniziativa, dall&#8217;altissimo valore simbolico, valore che va oltre la semplice attestazione di solidarietà &#8211; gli attivisti hanno esposto i propri corpi alle manganellate della polizia, rischiato la propria libertà, condividendo, in parte, la sorte dei migranti rinchiusi nel centro &#8211; ha il merito di sollevare pubblicamente il problema dei Centri di Identificazione ed Espulsione. Infatti dei centri non si parla più, sono ormai entrati nella normalità della vita delle nostre città. La speranza di quanti si sono mobilitati stamattina a Bologna è che si esca da questa presunta normalità, che si torni a mettere in discussione gli abusi che nei centri vengono sistematicamente commessi.
Tra l&#8217;altro, ci racconta un attivista, il CIE di Bologna è oggi pieno di persone che provengono dal nord Africa e che dopo essere approdate nel nostro paese in fuga da guerre e repressioni selvagge, proprio non riescono a capire perchè vengano richiusi in una galera. Non è un caso che i migranti imprigionati abbiano risposto alla sollecitazione venuta dall&#8217;esterno incendiando materassi e inscenando a loro volta una protesta. Ora, naturalmente, si temono le rappresaglie da parte della polizia, che già nel corso della mattinata non ha lesinato manganellate per sedare la rivolta interna e contenere la spinta esterna. Mentre scriviamo una delegazione composta da un avvocato, un&#8217;attivista del TPO e due consiglieri regionali, sta visitando il centro per verificare le condizioni dei migranti.</itunes:summary>
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		<title>I desaparecidos d&#8217;Egitto</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2011/02/17/i-desaparecidos-degitto/</link>
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		<pubDate>Thu, 17 Feb 2011 14:36:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#8220;Sappiamo molto poco delle centinaia di persone arrestate dalla polizia e dall&#8217;esercito durante la rivolta contro Mubarak che si trovano ancora in carcere. Ma di altri, circa cinquanta, non sappiamo proprio nulla. Sono spariti&#8221;. Lo ha dichiarato Gamal Eid, direttore della Rete araba sui diritti umani. Eid sta esortando i generali egiziani a stilare una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste">&#8220;Sappiamo molto poco delle centinaia di persone arrestate dalla polizia e dall&#8217;esercito durante la rivolta contro Mubarak che si trovano ancora in carcere. Ma di altri, circa cinquanta, non sappiamo proprio nulla. Sono spariti&#8221;. Lo ha dichiarato Gamal Eid, direttore della Rete araba sui diritti umani.<span id="more-11361"></span></div>
<div id="_mcePaste">Eid sta esortando i generali egiziani a stilare una lista dei detenuti e a rispettare i loro diritti. La rete araba sui diritti umani teme che il mukhabarat, il servizio segreto che per decenni ha operato per conto del dittatore arrestando e torturando gli oppositori al regime, continui ad operare impunemente.</div>
<div id="_mcePaste">Qualche giorno fa il quotidiano britannico Guardian aveva riferito l&#8217;allarme partito da alcune organizzazioni per la difesa dei diritti umani sulla detenzione in gran segreto di centinaia, forse migliaia, di oppositori del regime da parte della polizia militare. Alcuni manifestanti, aveva scritto il quotidiano, erano stati detenuti in segreto in alcune sale del Museo Egizio, a ridosso di piazza Tahrir, epicentro delle proteste al Cairo.</div>
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		<title>Assegnato un premio a San Patrignano. Scattano le proteste</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Dec 2010 10:25:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
				<category><![CDATA[Repressione]]></category>

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		<description><![CDATA[Rimini. Due giorni di iniziative anti-proibizioniste, per discutere dei metodi di recupero adottatti dalle comunità del nostro Paese. L&#8217;iniziativa è nata a seguito della decisione del comune di Rimini di assegnare a San Patrignano il Sigismondo d&#8217;Oro (massima onorificienza della città). Un&#8217;assegnazione che ha fatto balzare sulla sedia molte persone. La comunità infatti, dalla fine [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Rimini. Due giorni di iniziative anti-proibizioniste, per discutere dei metodi di recupero adottatti dalle comunità del nostro Paese. L&#8217;iniziativa è nata a seguito della decisione del comune di Rimini di assegnare a San Patrignano il Sigismondo d&#8217;Oro (massima onorificienza della città). <span id="more-10708"></span></p>
<p>Un&#8217;assegnazione che ha fatto balzare sulla sedia molte persone. La comunità infatti, dalla fine degli anni settanta al 1993, sotto la resposabilità di Vincenzo Muccioli, è stata teatro di spaventose violenze a danno di molti suoi ospiti.<br />
Tra le vittime di questo scempio, Giuseppe Maranzano e Sebastiano Berla, che nel 1989 si suicidarono dopo una serie di vessazioni psicologiche. Da allora ad oggi San Patrignano ha cercato di ricostruire la sua immagine, anche se continuano ad arrivare denunce riguardo l&#8217;abitabilità delle strutture residenziali e il rispetto del patto terapeutico.</p>
<p>&#8220;Gli ultimi quarantanni di &#8220;tossicodipendenza&#8221;si possono definire: &#8220;strage mafiosa&#8221; di cui siamo tutti responsabili. Parlare di premi è insostenibile. Basta citare i detenuti &#8220;per tossicodipendenza e vari reati connessi&#8221; che sono quasi la maggioranza nelle galere sovraffollate&#8221; ha commentato don Andrea Gallo, della comunità di San Benedetto al Porto &#8220;La legislazione, le pratiche dell&#8217;attuale governo, sono non scientifiche, non pedagogiche, ferme su di un proibizionismo deleterio, che non porta da nessuna parte. Il servizio pubblico è latitante. Tutte le Comunità sono impantanate in metodi &#8220;comportamentisti&#8221; e autoreferenziali&#8221;.</p>
<p>Il 20 dicembre, alle 16, alla Sala degli Archi di Rimini ci sarà una conferenza pubblica contro l&#8217;assegnazione del Sigismondo d&#8217;Oro, a cui parteciperanno i parenti delle vittime di San Patrignano, mentre il 21 dicembre, alle 18, ci sarà un presidio in Corso d&#8217;Augusto/angolo via Cavour, in concomitanza con l&#8217;assegnazione del premio.</p>
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		<title>Libertà fondamentali sotto attacco in Iraq, nonostanti le garanzie costituzionali.</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Dec 2010 11:05:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fonte: Osservatorio Iraq A essere negati sono i diritti dei cittadini, compreso quello alla cultura, presi nella morsa dei provvedimenti imposti dalle autorità locali, a cominciare dal Consiglio Provinciale di Baghdad. Dopo la chiusura di circoli e locali che vendevano bevande alcoliche, fra le proteste degli intellettuali, scesi in piazza nella capitale irachena per urlare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fonte: Osservatorio Iraq</p>
<p>A  essere negati sono i diritti dei cittadini, compreso quello alla  cultura, presi nella morsa dei provvedimenti imposti dalle autorità  locali, a cominciare dal Consiglio Provinciale di Baghdad.</p>
<p>Dopo la chiusura di circoli e locali che vendevano bevande alcoliche, fra le proteste degli intellettuali, <a href="http://www.osservatorioiraq.it/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=10012">scesi in piazza nella capitale irachena</a> per urlare che l&#8217;Iraq non diventerà come l&#8217;Afgahnistan dei Talebani,  adesso arriva la notizia secondo cui il ministero dell&#8217;Istruzione  intende vietare l&#8217;insegnamento di teatro e musica all&#8217;Istituto di Belle  Arti di Baghdad. Secondo le stesse informazioni, verrebbero rimosse  statue e opere d&#8217;arte che si trovano all&#8217;ingresso dell&#8217;edificio.</p>
<p>Spiegazioni al momento non ce ne sono, ma c&#8217;è chi dice che all&#8217;origine della decisione ci siano motivazioni &#8220;religiose&#8221;.</p>
<p><strong>Clima pesante a Baghdad<br />
</strong><br />
Il clima che si respira nella capitale irachena è indubbiamente pesante.</p>
<p>Di recente, il circolo dell&#8217;Unione degli scrittori iracheni, nel centro di Baghdad, è<br />
stato  chiuso dalla polizia, su ordine del Consiglio Provinciale – Consiglio  che il 26 novembre ha deciso di chiudere tutti i locali notturni,  rispolverando un decreto emanato da Saddam Hussein, all&#8217;epoca della  cosiddetta &#8220;Campagna della Fede&#8221; seguita alla Guerra del Golfo del 1991,  quando il regime ba&#8217;athista aveva deciso di giocare la carta religiosa,  che vieta ai locali pubblici, compresi bar e ristoranti, di servire  bevande alcoliche. Decreto – il no.82 del 1994 &#8211; che è tuttora in  vigore.</p>
<p>Dal Consiglio Provinciale sostengono che a venire chiusi  sono i locali notturni &#8220;che non sono in possesso di regolare licenza, e  in risposta a proteste pubbliche&#8221;, ovvero da parte dei cittadini. Questa  la giustificazione del suo presidente,  Kamal al-Zaidi, che è arrivato  persino a minacciare ulteriori azioni contro gli intellettuali che  stanno organizzando proteste.</p>
<p><strong>Segnali premonitori<br />
</strong><br />
L&#8217;aria che tira a Baghdad era stata preceduta da episodi &#8211; in altre province – che non facevano prevedere nulla di buono.</p>
<p>Mentre  le varie forze politiche erano impegnate nelle trattative per tentare  di sbloccare lo stallo politico che durava dalle elezioni per il rinnovo  del Parlamento dello scorso 7 marzo, e arrivare finalmente a formare un  governo, a Babel, provincia che si trova a sud di Baghdad, il Consiglio  Provinciale aveva deciso di vietare canzoni e spettacoli teatrali nel  corso del Festival di Babilonia – evento culturale che si tiene ogni  anno, rinomato in tutto il mondo.</p>
<p>A Bassora, nel sud, le autorità  locali erano intervenute per fare annullare lo spettacolo di un circo  francese, cercando di giustificare la decisione con motivi religiosi.</p>
<p><strong>Si mobilitano i democratici e la società civile<br />
</strong><br />
Le  organizzazioni democratiche e quelle della società civile non stanno a  guardare: con la partecipazione attiva di intellettuali e associazioni  culturali hanno dato il via a una campagna nazionale contro queste  misure repressive: misure che considerano parte di una politica  sistematica per sopprimere diritti e libertà democratiche in Iraq, e per  porre le basi di uno Stato autoritario &#8220;religioso&#8221;. Il tutto, contro la  volontà del popolo iracheno.</p>
<p>Scrittori e intellettuali iracheni incassano intanto <a href="http://international.daralhayat.com/internationalarticle/211037" target="_blank">la solidarietà dei loro colleghi kurdi</a> [in arabo] – personaggi del mondo della cultura e giornalisti che hanno  espresso il loro appoggio, nonché il loro stupore, commentando che  &#8220;quanto sta succedendo non ce lo si aspettava nel nuovo Iraq&#8221;,  riferendosi in particolare alla chiusura dei circoli sociali, dei locali  notturni, e di quelli in cui si servono bevande alcoliche.</p>
<p>La  sfida è stata raccolta anche in Gran Bretagna, con una campagna di  solidarietà lanciata da un gruppo di intellettuali iracheni che vivono  in quel Paese.</p>
<p>Obiettivo è fare pressione sul governo di Londra,  sul Parlamento, e anche sugli intellettuali e le associazioni culturali e  per i diritti umani attive localmente perché intervengano presso il  governo e il Parlamento di Baghdad – in modo che la deriva autoritaria  più generale, di cui la repressione delle libertà è parte, venga  invertita.</p>
<p>E la Costituzione irachena &#8211; che tali libertà garantisce &#8211; venga rispettata.</p>
<p><em>articolo di Ornella Sangiovanni</em></p>
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		<title>Cie: rinviato a febbraio il processo di Vittorio Adesso</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Dec 2010 13:54:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si è conclusa con un rinvio del processo al 2 febbraio l&#8217;udienza preliminare del processo per violenza sessuale che vede imputato Vittorio Addesso, ispettore capo del Centro di identificazione ed espulsione di via Corelli, Milano. In solidarietà con Joy, la giovane nigeriana che nell&#8217;agosto del 2009 ha accusato di violenze Addesso, un presidio promosso dal [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si è conclusa con un rinvio del processo al 2 febbraio l&#8217;udienza preliminare del processo per violenza sessuale che vede imputato Vittorio Addesso, ispettore capo del Centro di identificazione ed espulsione di via Corelli, Milano. </p>
<p>In solidarietà con Joy, la giovane nigeriana che nell&#8217;agosto del 2009 ha accusato di violenze Addesso, un presidio promosso dal collettivo Noinonsiamocomplici si è svolto sotto il tribunale di Milano. &#8220;Nei Cie, non ci stancheremo mai di ripeterlo, violenze, pestaggi e umiliazioni da parte del personale civile e di polizia sono all’ordine del giorno. E per le donne e le transessuali che vi vengono rinchiuse c’è un di più di violenza in forma di ricatti sessuali, molestie, stupri&#8221; spiegano le ragazze del collettivo.</p>
<p>Al presidio è stato anche evidenziato il filo conduttore che lega questa vicenda con le proteste di queste settimane contro la cosiddetta sanatoria-truffa. &#8220;La sanatoria per colf e “badanti” ha mostrato ancora una volta il vero volto di uno Stato che da sempre porta avanti politiche funzionali allo sfruttamento e per far ciò crea e fomenta sentimenti razzisti che dividono, separano e impediscono una solidarietà pericolosa tra sfruttati e sfruttate.Non rientrare in quella sanatoria significa rimanere in una condizione di maggiore fragilità, col rischio altissimo di essere mandate/i in un Cie per sei mesi, per poi essere espulse/i&#8221; concludono i manifestanti.</p>
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		<title>Sinai: sei assassinii in due giorni</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Nov 2010 14:54:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
				<category><![CDATA[Repressione]]></category>

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		<description><![CDATA[Uccisi a bastonate, dopo essere stati colti nel tentativo di fuggire. E&#8217;la tragica fine di tre migranti di origine eritrea da giorni prigionieri dei trafficanti nel deserto del Sinai. Secondo quanto raccontato dai prigionieri, i tre si aggiungerebbero ad altre tre persone uccise nella giornata del 29 novembre. La notizia è stata resa nota da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Uccisi a bastonate, dopo essere stati colti nel tentativo di fuggire. E&#8217;la tragica fine di tre migranti di origine eritrea da giorni prigionieri dei trafficanti nel deserto del Sinai. Secondo quanto raccontato dai prigionieri, i tre si aggiungerebbero ad altre tre persone uccise nella giornata del 29 novembre. La notizia è stata resa nota da Habeshia, associazione per i diritti umani con sede a Roma che sta avendo in questi giorni contatti telefonici con i profughi.<span id="more-10430"></span></p>
<p>I tre fuggitivi facevano parte di un gruppo di ottanta persone di origine eritrea, <a href="http://amisnet.org/agenzia/2010/11/25/egitto-profughi-in-catene-nel-deserto-del-sinai/">sequestrate al confine tra l&#8217;Egitto e Israele mentre dalla Libia cercavano di raggiungere la  frontiera israeliana</a>.  &#8221;Mentre in Libia si mercanteggia sulla pelle dei migranti, chiedendo cinque miliardi all&#8217;Europa per bloccare l&#8217;arrivo dei migranti, profughi e rifugiati, ecco in Egitto muoiono in due giorni sei persone uccise dai trafficanti, e nessun governo &#8220;Civile&#8221; si è mosso per salvarli&#8221; diffonde in un comunicato Mussie Zerai, presidente di Habeshia &#8220;Rinnoviamo il nostro appello al governo Italiano e al Parlamento Europeo: intervenite salvate la vita di questi profughi Eritrei, Etiopi, Somali e Sudanesi&#8221;.</p>
<p>Da quando l&#8217;Italia ha iniziato ad attuare la politica dei respingimenti, rinviando in Libia le persone che tentano via mare di raggiungere le coste italiane, i migranti che si trovano nella nazione di Gheddafi cercano nuove vie di fuga, mete diverse dove potere iniziare una vita migliore. Una delle rotte più battute è quella che dalla Libia conduce in Israele. Un percorso pericoloso, che i migranti affrontano pagando migliaia di dollari ai trafficanti di uomini; sacrificio che, peraltro, non sempre garantisce la riuscita del viaggio. Sono numerose le testimonianze raccolte da associazioni per i diritti umani israeliane di migranti che hanno visto i loro compagni di viaggio morire alla frontiera sotto i colpi d&#8217;arma da fuoco della polizia egiziana o uccisi dai trafficanti.</p>
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		<title>Roma: quando la polizia aspetta all’uscita della lezione</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Nov 2010 15:46:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elise Melot</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Erano le 17.00 di martedì 23 novembre, quando i membri dell’associazione Focus-Casa dei Diritti Sociali hanno visto arrivare sul ballatoio, all’entrata dello sportello di orientamento di via Giolitti, a Roma, persone che di solito lì non si recano: 5 poliziotti. Affacciandosi sul ballatoio, i membri dell’associazione hanno potuto costatare che non erano venuti da soli, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Erano le 17.00 di martedì 23 novembre, quando i membri dell’associazione Focus-Casa dei Diritti Sociali hanno visto arrivare sul ballatoio, all’entrata dello sportello di orientamento di via Giolitti, a Roma, persone che di solito lì non si recano: 5 poliziotti. Affacciandosi sul ballatoio, i membri dell’associazione hanno potuto costatare che non erano venuti da soli, ma accompagnati da “14-15 volanti, unità cinofile, poliziotti ovunque, in divisa e in borghese”, come racconta l&#8217;associazione stessa in una lettera di denuncia. Per i membri della Casa dei Diritti Sociali l&#8217;accaduto “non può essere definito normale operazione antidroga”. I poliziotti sono rimasti davanti alla porta dell’associazione 45 minuti, fino a quando è arrivato il legale della struttura. E&#8217; stato chiesto ai membri della Casa dei Diritti Sociali se all’interno dell’edificio ci fossero stranieri e, in caso affermativo, di farli uscire per identificarli. I poliziotti erano sprovvisti di mandato e quindi non sono potuti entrare. Ma le persone “evidentemente straniere” che uscivano della struttura sono tutte state identificate, così come gli alunni della scuola d’italiano che stavano uscendo da lezione. Dopo l’arrivo del legale, i poliziotti si sono allontanati dalla sede ma sono comunque rimasti circa 2 ore sulla strada. “Questa operazione ricorda quella di settembre scorso”, ci ha detto Carla Baiocchi, di Focus-Casa dei Diritti Sociali, “quando la polizia si è già presentata massicciamente in via Giolitti dove abbiamo la nostra sede”. Anche quella volta, la polizia ha parlato di operazione anti-droga, “la stampa, le telecamere erano presenti e qualche giorno dopo abbiamo visto il servizio girato quel giorno al TG3” ci dice Carla Baiocchi. Per gli operatori dell’associazione, testimoni dell’operazione e dei controlli, più che di operazione anti-droga si tratta invece di “intervento contro l’immigrazione”.</p>
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		<title>Turchia: centinaia di minori curdi detenuti.</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Nov 2010 11:15:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Khaldoun</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[Repressione]]></category>

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		<description><![CDATA[Può bastare un lancio di sassi o l&#8217;aver scandito slogan di protesta in lingua curda per essere arrestati. In Turchia un emendamento alla legge anti terrorismo del 2006 ha portato nelle carceri centinaia di minorenni, in larga parte curdi. I ragazzini, in maggioranza di circa 15 anni ma in alcuni casi anche solo di 12, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Può bastare un lancio di sassi o l&#8217;aver scandito slogan di protesta in lingua curda per essere arrestati. In Turchia un emendamento alla legge anti terrorismo del 2006 ha portato nelle carceri centinaia di minorenni, in larga parte curdi.</p>
<p>I ragazzini, in maggioranza di circa 15 anni ma in alcuni casi anche solo di 12, vengono arrestati e processati spesso davanti a tribunali speciali anti-terrorismo e non davanti alle corti minorili ed altrettanto spesso vengono condannati per sostegno o favoreggiamento del PKK (il partito dei lavoratori curdi, considerato organizzazione terroristica) con pene fino a 5 anni da scontare in carceri per adulti. Una realtà che ha scatenato proteste internazionali e sopratutto dell&#8217; Unione Europea, spingendo Ankara ad emendare nuovamente la legge restringendone il campo d&#8217;applicazione e diminuendo le pene minima e massima per i minorenni. Tuttavia la modifica non sembra aver cambiato sostanzialmente le cose, i processi già conclusi non sono stati riesaminati ed i numeri dei detenuti bambini  non sono di molto cambiati. Tutto questo emerge da un <a href="http://www.osservatorioiraq.it/modules.php?name=Specials&amp;rop=readall&amp;id=14">dossier pubblicato nei giorni scorsi  dell&#8217; Osservatorio Iraq</a>,  realizzato anche grazie all&#8217;aiuto ed ai dati delle organizzazioni turche per i diritti umani, che hanno portato il problema all&#8217;attenzione anche delle istituzioni europee.</p>
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		<itunes:subtitle>Può bastare un lancio di sassi o l&#8217;aver scandito slogan di protesta in lingua curda per essere arrestati. In Turchia un emendamento alla legge anti terrorismo del 2006 ha portato nelle carceri centinaia di minorenni, in larga parte curdi.
I ra[...]</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>Può bastare un lancio di sassi o l&#8217;aver scandito slogan di protesta in lingua curda per essere arrestati. In Turchia un emendamento alla legge anti terrorismo del 2006 ha portato nelle carceri centinaia di minorenni, in larga parte curdi.
I ragazzini, in maggioranza di circa 15 anni ma in alcuni casi anche solo di 12, vengono arrestati e processati spesso davanti a tribunali speciali anti-terrorismo e non davanti alle corti minorili ed altrettanto spesso vengono condannati per sostegno o favoreggiamento del PKK (il partito dei lavoratori curdi, considerato organizzazione terroristica) con pene fino a 5 anni da scontare in carceri per adulti. Una realtà che ha scatenato proteste internazionali e sopratutto dell&#8217; Unione Europea, spingendo Ankara ad emendare nuovamente la legge restringendone il campo d&#8217;applicazione e diminuendo le pene minima e massima per i minorenni. Tuttavia la modifica non sembra aver cambiato sostanzialmente le cose, i processi già conclusi non sono stati riesaminati ed i numeri dei detenuti bambini  non sono di molto cambiati. Tutto questo emerge da un dossier pubblicato nei giorni scorsi  dell&#8217; Osservatorio Iraq,  realizzato anche grazie all&#8217;aiuto ed ai dati delle organizzazioni turche per i diritti umani, che hanno portato il problema all&#8217;attenzione anche delle istituzioni europee.</itunes:summary>
		<itunes:keywords>Diritti, Repressione</itunes:keywords>
		<itunes:author>Amisnet</itunes:author>
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		<title>Ponte Galeria: processo ai reclusi in rivolta</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Apr 2010 08:02:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia Coronati</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non sono stati convalidati gli arresti dei diciotto rivoltosi del Centro di Identificazione ed Espusione di Ponte Galeria, a Roma. I ribelli, a seguito delle proteste avvenute nella struttura tra il 29 e il 30 marzo, erano stati accusati di lesioni e violenza a pubblico ufficiale, danneggiamento aggravato, incendio doloso e tentata evasione. Arrestati in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non sono stati convalidati gli arresti dei diciotto rivoltosi del Centro di Identificazione ed Espusione di Ponte Galeria, a Roma. I ribelli, a seguito delle proteste avvenute nella struttura tra il 29 e il 30 marzo, erano stati accusati di lesioni e violenza a pubblico ufficiale, danneggiamento aggravato, incendio doloso e tentata evasione.</p>
<p>Arrestati in flagranza di reato, i diciotto sono stati processati per direttissima il 31 marzo. Nel corso dell&#8217;udienza gli avvocati difensori hanno dimostrato che, essendo trascorse molte ore tra la conclusione della rivolta e il momento dell&#8217;arresto, non si poteva trattare di &#8220;flagranza di reato&#8221;. Per questo il giudice non ha convalidato gli arresti.</p>
<p>Quindici imputati sono stati ricondotti nel Cie, mentre gli altri tre, avendo già precedenti penali e ritenuti quindi dal giudice capaci di compiere altri reati simili, sono stati trasferiti nel carcere romano di Regina Coeli. Per tutti gli indagati, il processo continuerà col rito ordinario, quindi si procederà con le indagini e poi con le prossime udienze, ancora da<br />
fissare.</p>
<p>Durante l&#8217;udienza, fuopri dal Tribunale di Roma un gruppo di antirazzisti manifestava la propria solidarietà esponendo uno striscione con su scritto «La libertà non si processa. Chiudere tutti i Cie!».</p>
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		<title>Palestina/Israele: liberati 2 leader della resistenza popolare, ma tanti ancora in carcere</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Jan 2010 13:02:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Khaldoun</dc:creator>
				<category><![CDATA[Repressione]]></category>

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		<description><![CDATA[Ieri, 13 gennaio,  il leader del comitato popolare di Jayous Mohammad Othman è stato liberato dopo più di un mese di detenzione, a sole 24 ore dalla liberazione del coordinatore della campagna Stop The Wall Jamal Juma&#8217;. Entrambi gli attivisti erano stati riconosciuti come prigionieri di coscienza da Amnesty International. Tuttavia nonostante la buona notizia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri, 13 gennaio,  il leader del comitato popolare di Jayous Mohammad Othman è stato liberato dopo più di un mese di detenzione, a sole 24 ore dalla liberazione del coordinatore della campagna Stop The Wall Jamal Juma&#8217;. Entrambi gli attivisti erano stati riconosciuti come <a href="http://www.amnesty.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/2975">prigionieri di coscienza da Amnesty International</a>. Tuttavia nonostante la buona notizia odierna non si ferma l&#8217;ondata repressiva scatenata da Israele contro la resistenza popolare non-violenta palestinese:  nelle ultime settimane l&#8217;intervento dell&#8217; esercito israeliano durante le manifestazioni si è fatto più violento e si sono susseguiti arresti a danno delle leadership dei comitati popolari. L&#8217;ultimo in ordine di tempo è quello di Ibrahim Amirah, coordinatore del comitato di Ni&#8217;ilin, e l&#8217;attivista Zaydoun Srour prelevati dalle loro case da 15  fuoristrada corazzati alle 3 del mattino del 12 gennaio. Le organizzazioni pacifiste europee hanno espresso la loro preoccupazione per gli arresti ai danni dei pacifisti e difensori dei diritti umani palestinesi attraverso una lettera aperta all&#8217; Alto Rappresentante dell&#8217; UE per gli Affari Esteri, la Baronessa Catherine Ashton, che fin dal suo recente insediamento ha dimostrato la volontà di dare un ruolo più attivo all&#8217; Unione per la riapertura del processo di pace tra Israele e palestinesi. Nella lettera si fà riferimento ai documenti ufficiali dell&#8217; UE sulla &#8220;difesa dei difensori dei diritti umani&#8221;, considerata una priorità dall&#8217; Unione ed all&#8217;articolo 2 dell&#8217;accordo EU-Israele che prevede il congelamento di tutti gli accordi in caso di mancato rispetto dei diritti umani.</p>
<p>Nel frattempo una delegazione di 60 tra europarlamentari e membri dei parlamenti nazionali del vecchio continente sono in viaggio per la Striscia di Gaza, dopo aver ricevuto una insperata autorizzazione da parte del governo del Cairo per attraversare il valico di Rafah. Ad attenderli nella più grande prigione a cielo aperto del mondo ci saranno i responsabili dell&#8217; UNRWA, l&#8217;agenzia ONU che si occupa dei profughi palestinesi, ed il primo ministro de facto di Hamas Ismail Haniye.</p>
<p>Per un approfondimento sull&#8217;ondata repressiva contro la resistenza popolare non violenta palestinese vi invitiamo ad ascoltare la prossima puntata di &#8220;Scirocco, voci dal Mediterraneo&#8221;. Online dal tardo pomeriggio del 19 gennaio.</p>
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		<itunes:summary>Ieri, 13 gennaio,  il leader del comitato popolare di Jayous Mohammad Othman è stato liberato dopo più di un mese di detenzione, a sole 24 ore dalla liberazione del coordinatore della campagna Stop The Wall Jamal Juma&#8217;. Entrambi gli attivisti erano stati riconosciuti come prigionieri di coscienza da Amnesty International. Tuttavia nonostante la buona notizia odierna non si ferma l&#8217;ondata repressiva scatenata da Israele contro la resistenza popolare non-violenta palestinese:  nelle ultime settimane l&#8217;intervento dell&#8217; esercito israeliano durante le manifestazioni si è fatto più violento e si sono susseguiti arresti a danno delle leadership dei comitati popolari. L&#8217;ultimo in ordine di tempo è quello di Ibrahim Amirah, coordinatore del comitato di Ni&#8217;ilin, e l&#8217;attivista Zaydoun Srour prelevati dalle loro case da 15  fuoristrada corazzati alle 3 del mattino del 12 gennaio. Le organizzazioni pacifiste europee hanno espresso la loro preoccupazione per gli arresti ai danni dei pacifisti e difensori dei diritti umani palestinesi attraverso una lettera aperta all&#8217; Alto Rappresentante dell&#8217; UE per gli Affari Esteri, la Baronessa Catherine Ashton, che fin dal suo recente insediamento ha dimostrato la volontà di dare un ruolo più attivo all&#8217; Unione per la riapertura del processo di pace tra Israele e palestinesi. Nella lettera si fà riferimento ai documenti ufficiali dell&#8217; UE sulla &#8220;difesa dei difensori dei diritti umani&#8221;, considerata una priorità dall&#8217; Unione ed all&#8217;articolo 2 dell&#8217;accordo EU-Israele che prevede il congelamento di tutti gli accordi in caso di mancato rispetto dei diritti umani.
Nel frattempo una delegazione di 60 tra europarlamentari e membri dei parlamenti nazionali del vecchio continente sono in viaggio per la Striscia di Gaza, dopo aver ricevuto una insperata autorizzazione da parte del governo del Cairo per attraversare il valico di Rafah. Ad attenderli nella più grande prigione a cielo aperto del mondo ci saranno i responsabili dell&#8217; UNRWA, l&#8217;agenzia ONU che si occupa dei profughi palestinesi, ed il primo ministro de facto di Hamas Ismail Haniye.
Per un approfondimento sull&#8217;ondata repressiva contro la resistenza popolare non violenta palestinese vi invitiamo ad ascoltare la prossima puntata di &#8220;Scirocco, voci dal Mediterraneo&#8221;. Online dal tardo pomeriggio del 19 gennaio.</itunes:summary>
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