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	<title>Amisnet &#187; Repressione</title>
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	<description>Informazione Sociale Quotidiana</description>
	<pubDate>Fri, 18 Jul 2008 11:55:01 +0000</pubDate>
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		<category>News &amp; Politics</category>
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		<itunes:keywords>ambiente, conflitti, cooperazione, diritti, economia, politica, informazione sociale</itunes:keywords>
		<itunes:subtitle>Informazione sociale e programmi di approfondimento dalla redazione di AMISnet.</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>Amisnet e' un'agenzia radiofonica attiva da oltre 9 anni. La sua principale attivita' consiste nella produzione e la distribuzione di prodotti radiofonici di approfondimento a circa 35 radio italiane. Il podcast e' una selezione quotidiana dei servizi audio distribuiti tramite i siti del network Amisnet.</itunes:summary>
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			<title>Amisnet</title>
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		<title>Genova 2001: domani richiesta condanne per processo Diaz</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2008/07/16/genova-2001-domani-richesta-condanne-per-processo-diaz-settimana-di-iniziative-a-genova/</link>
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		<pubDate>Wed, 16 Jul 2008 10:47:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina Vella</dc:creator>
		
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://amisnet.org/files/2008/07/genova_g8.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5218" style="float: left" src="http://amisnet.org/files/2008/07/genova_g8.jpg" alt="Anti G8 - Genova 2001" width="370" height="247" /></a>In occasione dell&#8217;anniversario del settimo anno dei fatti di Genova 2001, la città ligure si prepara ad ospitare, <a href="http://www.veritagiustizia.it/" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/www.veritagiustizia.it');"><strong>dal 15 al 22 luglio, una settimana di iniziative dedicata alla memoria di quei giorni</strong></a>: una pagina nera nella storia italiana che si sta concludendo altrettanto amaramente.<span id="more-5215"></span></p>
<p>Gli audio:</p>
<p><strong><a href="http://amisnet.org/files/2008/07/genova_2001_commento.mp3" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/downloads/mp3/genova_2001_commento.mp3');">Commento alla sentenza. Lorenzo Guadagnucci del Comitato verità e giustizia per Genova</a></strong></p>
<p><strong><a href="http://amisnet.org/files/2008/07/genova_2001_processi.mp3" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/downloads/mp3/genova_2001_processi.mp3');">Prossimi appuntamenti giudiziari. L. Guadagnucci </a></strong></p>
<p><strong><a href="http://amisnet.org/files/2008/07/genova_2001_eventi.mp3" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/downloads/mp3/genova_2001_eventi.mp3');">Settimo anniversario dei fatti di Genova 2001. Le iniziative in programma. L. Guadagnucci</a></strong></p>
<p><strong><a href="http://amisnet.org/files/2008/07/genova_2001_cronistoria.mp3" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/downloads/mp3/genova_2001_cronistoria.mp3');">Una breve cronistoria di quei giorni. L.Guadagnucci</a></strong></p>
<p>Come infatti commentare la sentenza arrivata due giorni fa sui fatti di Bolzaneto, la caserma che nel luglio 2001 ospitava gli arrestati nel corso delle proteste Anti G8? In quel carcere, in quei giorni, si verificarono, da parte degli agenti e del personale sanitario, maltrattamenti fisici e morali a danno dei fermati: nessun reato grave per lo Stato e la giustizia italiana che ha pensato bene di emettere una pena di soli 24 anni in totale, dei 76 e  4 mesi e 20 giorni chiesti dai magistrati genovesi Patrizia Petruzziello e Vittorio Ranieri Miniati. Dei 45 imputati, solo 15  sono stati condannati, dai 5 mesi ai 5 anni, e 30 assolti. Nessun reato di tortura per loro, ma solo condanne legate ad episodi specifici. La pena pi? pesante ? stata inflitta all&#8217;ispettore della polizia penitenziaria Antonio Biagio Gugliotta, in quei giorni responsabile della sicurezza di Bolzaneto. Per lui cinque anni di carcere. Il reato? Abuso d&#8217;ufficio; solo due anni e 4 mesi invece per Alessandro Perugini, ai tempi vice-capo della Digos di Genova.</p>
<p>Intanto, domani, giovedì 17 luglio, continua anche la vicenda giudiziaria del processo Diaz. I Pm Enrico Zucca e Francesco Cardona Albini presenteranno la loro rischiesta di condanne per i 29 imputati. Il processo andrà avanti a settembre per poi concludersi definitivamente ad ottobre.  Come per la sentenza di Bolzaneto, anche quella Diaz avrà solo un valore simbolico. Nessuno infatti andrà in carcere visto che da gennaio 2009 queste condanne cadranno grazie all&#8217;indulto e alla prescrizione. Stessa cosa varrà per le violenze degli agenti ai danni dei manifestati della Rete Lilliput di Piazza Manin.  Cosa diversa invece sarà per il processo di appello per i 25 manifestanti, alcuni dei quali accusati di devastazione e saccheggio. Al riguardo, c&#8217;è già stata una sentenza di primo grado nel dicembre scorso ed è l&#8217;unico processo che non finirà in prescrizione. Differentemente dai reati contestati agli agenti, infatti, quelli contestati ai manifestanti sono molto più gravi e quindi non prescrivibili.</p>
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		<title>Bush a Roma: Regina Coeli apre le porte a &#8220;eventuali sobillatori&#8221;</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2008/06/11/bush-a-roma-regina-coeli-apre-le-porte-a-eventuali-sobillatori/</link>
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		<pubDate>Wed, 11 Jun 2008 08:47:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia Coronati</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Ultimo tour europeo per il presidente statunitense George W.Bush. Oggi la tappa italiana, e mentre Bush incontra papa Bendetto XVI e Silvio Berlusconi, sfilano nelle vie del centro della capitale i manifestanti contrari alla visita del leader uscente. Contro eventuali sommosse, a Roma è in atto un piano di sicurezza ferreo: diecimila uomini delle forze [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ultimo tour europeo per il presidente statunitense George W.Bush. Oggi la tappa italiana, e mentre Bush incontra papa Bendetto XVI e Silvio Berlusconi, sfilano nelle vie del centro della capitale i manifestanti contrari alla visita del leader uscente. Contro eventuali sommosse, a Roma è in atto un piano di sicurezza ferreo: diecimila uomini delle forze dell&#8217;ordine mobilitati, quartieri blindati, linee degli autobus deviate. Non solo: a sorprendere l&#8217;opinione pubblica, il trasferimento d&#8217;urgenza di 220 detenuti dal carcere trasteverino di Regina Coeli, per fare spazio a eventuali fermati nel corso della visita.</p>
<p>Durante una visita al carcere il 6 giugno scorso, l&#8217;associazione per i diritti dei carcerati &#8220;Antigone&#8221; è venuta a conoscenza del trasferimento di 220 persone dal carcere di Regina Coeli ad altri istituti penitenziari fuori e dentro il Lazio. I 220 sono tutte persone in attesa di una condanna definitiva, e il 50% di loro è straniero.</p>
<p>Il trasferimento di urgenza cade proprio a ridosso della visita di Bush a Roma, e sembra in linea con la linea dura che contraddistingue il piano di sicurezza messo in atto in occasione della visita del presidente uscente. Decine di linee di autobus deviati, i quartieri di Parioli e Monte Mario blindati, il dispiegamento di oltre diecimila uomini tra polizia, carabinieri e vigili urbani, il blocco degli atterraggi e dei decolli di tutte le aerosuperfici secondarie.</p>
<p>&#8220;La decisione preventiva di trasferire tutte queste persone ci preoccupa. Che cosa dovrebbe accadere in questi tre giorni?&#8221;, dice ai nostri microfoni Simona Filippi , di Antigone. Il trasferimento, ricorda l&#8217;associazione, sta creando disagi all&#8217;interno di Regina Coeli, dove persone con tendenze autolesioniste o suicide sono ora costrette a condividere gli stessi spazi. Ai detenuti, per ora, non è stato detto quanto durerà la permanenza nel carcere dove sono stati trasferiti.</p>
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		<itunes:summary>Ultimo tour europeo per il presidente statunitense George W.Bush. Oggi la tappa italiana, e mentre Bush incontra papa Bendetto XVI e Silvio Berlusconi, sfilano nelle vie del centro della capitale i manifestanti contrari alla visita del leader uscente. Contro eventuali sommosse, a Roma egrave; in atto un piano di sicurezza ferreo: diecimila uomini delle forze dell'ordine mobilitati, quartieri blindati, linee degli autobus deviate. Non solo: a sorprendere l'opinione pubblica, il trasferimento d'urgenza di 220 detenuti dal carcere trasteverino di Regina Coeli, per fare spazio a eventuali fermati nel corso della visita.

Durante una visita al carcere il 6 giugno scorso, l'associazione per i diritti dei carcerati "Antigone" egrave; venuta a conoscenza del trasferimento di 220 persone dal carcere di Regina Coeli ad altri istituti penitenziari fuori e dentro il Lazio. I 220 sono tutte persone in attesa di una condanna definitiva, e il 50% di loro egrave; straniero.

Il trasferimento di urgenza cade proprio a ridosso della visita di Bush a Roma, e sembra in linea con la linea dura che contraddistingue il piano di sicurezza messo in atto in occasione della visita del presidente uscente. Decine di linee di autobus deviati, i quartieri di Parioli e Monte Mario blindati, il dispiegamento di oltre diecimila uomini tra polizia, carabinieri e vigili urbani, il blocco degli atterraggi e dei decolli di tutte le aerosuperfici secondarie.

"La decisione preventiva di trasferire tutte queste persone ci preoccupa. Che cosa dovrebbe accadere in questi tre giorni?", dice ai nostri microfoni Simona Filippi , di Antigone. Il trasferimento, ricorda l'associazione, sta creando disagi all'interno di Regina Coeli, dove persone con tendenze autolesioniste o suicide sono ora costrette a condividere gli stessi spazi. Ai detenuti, per ora, non egrave; stato detto quanto dureragrave; la permanenza nel carcere dove sono stati trasferiti.</itunes:summary>
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		<itunes:author>Amisnet</itunes:author>
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		<title>G8: 110 anni di carcere in 24</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2007/12/15/g8-110-anni-di-carcere-in-24/</link>
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		<pubDate>Sat, 15 Dec 2007 10:18:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Il tribunale composto da Devoto, Gatti e Realini ha emesso oggi la sentenza per il processo contro 25 manifestanti per i fatti del g8. Di 25 manifestanti, una sola è l'assoluzione. 110 anni di carcere per 24 manifestanti. Un secolo di sconto rispetto alle richieste, ma non è abbastanza.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il tribunale composto da Devoto, Gatti e Realini ha emesso oggi la sentenza per il processo contro 25 manifestanti per i fatti del g8. Di 25 manifestanti, una sola è l&#8217;assoluzione.</p>
<p>14 manifestanti sono stati condannati per danneggiamento per i fatti di via tolemaide: le pene partono da 5 mesi e arrivano a 2 anni e 6 mesi (solo uno è stato condannato a 5 anni per lesioni all&#8217;autista del defender Filippo Cavataio). Per loro il reato di devastazione e saccheggio è stato derubricato - come <a href="http://piemonte.indymedia.org/article/765" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/piemonte.indymedia.org');">nel processo di Torino concluso pochi giorni fa</a> - e la resistenza alla carica dei carabinieri è stata scriminata come reazione ad atto arbitrario e di conseguenza non costituisce reato (in pratica la reazione alla carica dei carabinieri è stata considerata legittima, ma non i danneggiamenti successivi).</p>
<p>10 manifestanti sono stati condannati per devastazione e saccheggio per i fatti del cosiddetto blocco nero: le pene vanno da 6 anni a 11 anni. Per 4 di loro sono stati chiesti anche 3 anni di libertà vigilata e interdizione permanente dai pubblici uffici (ovvero dopo aver scontato la pena dovranno scontare anche 3 anni di libertà vigilata).</p>
<p>Per il capitano Antonio Bruno, il tenente Paolo Faedda, il Primo Dirigente Angelo Gaggiano, il Primo Dirigente Mario Mondelli è stata chiesta la trasmissione degli atti per falsa testimonianza.</p>
<p>A parte il pagamento delle spese processuali e di alcune limitate provisionali, i danni patrimoniali sono stati lasciati a un successivo giudizio civile. La beffa finale è che in ogni caso sempre in sede civile saranno da determinare e pagare i danni non patrimoniali - anche noti come danni di immagine - alla Presidenza del Consiglio (e questi dovranno pagarli tutti i 24 condannati o quasi).</p>
<p>In pratica la tesi per cui a offendere l&#8217;immagine dell&#8217;Italia sono stati i manifestanti è stata accolta.<br /> <span id="more-4398"></span></p>
<p>Il <a href="http://www.supportolegale.org/?q=node/1270" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/www.supportolegale.org');">comunicato stampa di Supporto Legale</a>:</p>
<blockquote><p><strong>IN OGNI CASO NESSUN RIMORSO.</strong></p>
<p>La sentenza del processo contro 25 manifestanti per gli scontri avvenuti durante le proteste contro il g8 a Genova, ha deciso qual è il prezzo che si deve pagare per esprimere le proprie idee e per opporsi allo stato di cose presenti: 110 anni di carcere. Il tribunale del presidente Devoto e dei giudici a latere Gatti e Realini, non ha avuto il coraggio di opporsi alla feroce ricostruzione della storia collettiva ad uso del potere che i pm Andrea Canciani e Anna Canepa gli ha richiesto di avvallare.</p>
<p>Anzi, ha fatto di peggio. Ha scelto di sentenziare che c&#8217;è un modo buono per esprimere il proprio dissenso e un modo cattivo, che ci sono forme compatibili di protesta e forme che vanno punite alla stregua di un reato di guerra.<br /> Per completare l&#8217;opera ha anche fornito una consolazione a fine processo per i difensori e gli &#8220;onesti cittadini&#8221;, chiedendo la trasmissione degli atti per le false testimonianze di due carabinieri e due poliziotti, un contentino con cui non si allevia il peso della sentenza e il cui senso di carità a noi non interessa.</p>
<p>Il tribunale di Genova ha scelto di assecondare tutte quelle forze politiche, tutti quei benpensanti, tutti quegli avvocati, che - coscientemente - speravano che pochi, ancora meno dei 25 imputati, fossero condannati per poter tirare un sospiro di sollievo, per poter sapere dove puntare il proprio dito grondante morale e coscienza sporca.</p>
<p>L&#8217;uso del reato di devastazione e saccheggio per condannare fatti avvenuti durante una manifestazione politica apre la strada a un&#8217;operazione pericolosa, che vorrebbe vedere le persone supine alle scelte di chi governa, inermi di fronte ai soprusi quotidiani di un sistema in piena emergenza democratica, prima ancora che economica. Nessuno di coloro che era a Genova nel 2001 e che ha costruito carriere sulle parole d&#8217;ordine di Genova, salvo poi tradirle con ogni voto e mezzo necessario, ha voluto schierarsi contro questa operazione assurda e strumentale: nessuno, o quasi, in tutto l&#8217;arco del centro sinistra al governo ha saputo dire che a Genova, tra coloro i quali oggi sono stati condannati ad anni di galera, avrebbe dovuto esserci tutti quanti hanno partecipato a quelle giornate.</p>
<p> La stessa cosa è stata portata avanti anche da molti dei movimenti, e molte delle persone che hanno cercato di sabotare i contenuti della manifestazione che solo tre settimane fa, il 17 novembre, ha riempito le strade di Genova: hanno voluto annebbiare le persone su chi fossero coloro che si battevano per un modello di vita e di società diverso, e chi difendeva il modello che viviamo sulla nostra pelle tutti i giorni; hanno voluto confondere le acque, forse perché anche la loro dignità è confusa.</p>
<p>E allora decine di comunicati sulle possibili Commissioni Parlamentari, sulla Verità e sulla Giustizia, e troppe poche parole su 25 persone che stavano avviandosi a diventare capri espiatori di un potere che ha avuto paura.</p>
<p>Genova però non si cancella con il revisionismo a mezzo procura, né con le pelose scelte di comodo e gli scheletri nascosti negli armadi. Le 80.000 persone che lo scorso 17 novembre hanno sfilato per le vie di Genova, non chiedevano una Commissione Parlamentare, bensì che 25 persone non diventassero il paravento dietro cui seppellire un passaggio storico scomodo, che ha messo in discussione l&#8217;attuale sistema di vita e di società.</p>
<p>Siamo convinti che quelle 80.000 persone ci ascoltano e non permetteranno a un&#8217;aula di tribunale di espropriare la propria memoria e devastare le vite di 24 persone.</p>
<p>A maggior ragione oggi, con una sentenza che cerca di schiacciarci e farci vergognare di quello che siamo stati e quello che abbiamo vissuto, di dipingere quei momenti di rivolta a tinte fosche anziché con la luce e la dignità che meriterebbero i momenti più genuini che esprimono la volontà popolare, noi diciamo che non ripudieremo nulla, che non chiederemo scusa di nulla, perché non c&#8217;è nulla di cui ci pentiamo o di cui sentiamo di dover parlare in termini diversi che del momento più alto della nostra vita politica.</p>
<p>Noi pensiamo che tutti coloro che erano a Genova dovrebbero gridare: in ogni caso nessun rimorso. Nessun rimorso per le strade occupate dalla rivolta, nessun rimorso per il terrore dei grandi asserragliati nella zona rossa, nessun rimorso per le barricate, per le vetrine spaccate, per le protezioni di gommapiuma, per gli scudi di plexiglas, per i vestiti neri, per le mani bianche, per le danze pink, nessun rimorso per la determinazione con cui abbiamo messo in discussione il potere per alcuni giorni.</p>
<p>Lo abbiamo detto il giorno dopo Genova, e in tutti questi anni: la memoria è un ingranaggio collettivo che non può essere sabotato. E per tutto quello che Genova è stata e ha significato noi non proveremo nessun rimorso.</p>
<p>Oggi, come ieri e domani, ripeteremo ancora che la Storia siamo Noi. </p>
<p>Oggi, come ieri e domani, diremo di nuovo: in ogni caso nessun rimorso.</p>
<p>SUPPORTOLEGALE</p>
</blockquote>
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		<itunes:summary>Il tribunale composto da Devoto, Gatti e Realini ha emesso oggi la sentenza per il processo contro 25 manifestanti per i fatti del g8. Di 25 manifestanti, una sola egrave; l'assoluzione.14 manifestanti sono stati condannati per danneggiamento per i fatti di via tolemaide: le pene partono da 5 mesi e arrivano a 2 anni e 6 mesi (solo uno egrave; stato condannato a 5 anni per lesioni all'autista del defender Filippo Cavataio). Per loro il reato di devastazione e saccheggio egrave; stato derubricato - come nel processo di Torino concluso pochi giorni fa - e la resistenza alla carica dei carabinieri egrave; stata scriminata come reazione ad atto arbitrario e di conseguenza non costituisce reato (in pratica la reazione alla carica dei carabinieri egrave; stata considerata legittima, ma non i danneggiamenti successivi).10 manifestanti sono stati condannati per devastazione e saccheggio per i fatti del cosiddetto blocco nero: le pene vanno da 6 anni a 11 anni. Per 4 di loro sono stati chiesti anche 3 anni di libertagrave; vigilata e interdizione permanente dai pubblici uffici (ovvero dopo aver scontato la pena dovranno scontare anche 3 anni di libertagrave; vigilata).Per il capitano Antonio Bruno, il tenente Paolo Faedda, il Primo Dirigente Angelo Gaggiano, il Primo Dirigente Mario Mondelli egrave; stata chiesta la trasmissione degli atti per falsa testimonianza.A parte il pagamento delle spese processuali e di alcune limitate provisionali, i danni patrimoniali sono stati lasciati a un successivo giudizio civile. La beffa finale egrave; che in ogni caso sempre in sede civile saranno da determinare e pagare i danni non patrimoniali - anche noti come danni di immagine - alla Presidenza del Consiglio (e questi dovranno pagarli tutti i 24 condannati o quasi).In pratica la tesi per cui a offendere l'immagine dell'Italia sono stati i manifestanti egrave; stata accolta. Il comunicato stampa di Supporto Legale:IN OGNI CASO NESSUN RIMORSO.La sentenza del processo contro 25 manifestanti per gli scontri avvenuti durante le proteste contro il g8 a Genova, ha deciso qual egrave; il prezzo che si deve pagare per esprimere le proprie idee e per opporsi allo stato di cose presenti: 110 anni di carcere. Il tribunale del presidente Devoto e dei giudici a latere Gatti e Realini, non ha avuto il coraggio di opporsi alla feroce ricostruzione della storia collettiva ad uso del potere che i pm Andrea Canciani e Anna Canepa gli ha richiesto di avvallare.Anzi, ha fatto di peggio. Ha scelto di sentenziare che c'egrave; un modo buono per esprimere il proprio dissenso e un modo cattivo, che ci sono forme compatibili di protesta e forme che vanno punite alla stregua di un reato di guerra. Per completare l'opera ha anche fornito una consolazione a fine processo per i difensori e gli "onesti cittadini", chiedendo la trasmissione degli atti per le false testimonianze di due carabinieri e due poliziotti, un contentino con cui non si allevia il peso della sentenza e il cui senso di caritagrave; a noi non interessa.Il tribunale di Genova ha scelto di assecondare tutte quelle forze politiche, tutti quei benpensanti, tutti quegli avvocati, che - coscientemente - speravano che pochi, ancora meno dei 25 imputati, fossero condannati per poter tirare un sospiro di sollievo, per poter sapere dove puntare il proprio dito grondante morale e coscienza sporca.L'uso del reato di devastazione e saccheggio per condannare fatti avvenuti durante una manifestazione politica apre la strada a un'operazione pericolosa, che vorrebbe vedere le persone supine alle scelte di chi governa, inermi di fronte ai soprusi quotidiani di un sistema in piena emergenza democratica, prima ancora che economica. Nessuno di coloro che era a Genova nel 2001 e che ha costruito carriere sulle parole d'ordine di Genova, salvo poi tradirle con ogni voto e mezzo necessario, ha voluto schierarsi contro questa operazione assurda e strumentale: nessuno, o quasi, in tutto l'arco del centro sinistra al governo ha s...</itunes:summary>
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