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	<title>Amisnet &#187; Lavoro</title>
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	<description>Informazione Sociale Quotidiana</description>
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		<title>Amisnet</title>
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	<itunes:subtitle>Informazione sociale e programmi di approfondimento dalla redazione di AMISnet.</itunes:subtitle>
	<itunes:summary>Amisnet e' un'agenzia radiofonica attiva da oltre 9 anni. La sua principale attivita' consiste nella produzione e la distribuzione di prodotti radiofonici di approfondimento a circa 35 radio italiane. Il podcast e' una selezione quotidiana dei servizi audio distribuiti tramite i siti del network Amisnet.</itunes:summary>
	<itunes:keywords>ambiente, conflitti, cooperazione, diritti, economia, politica, informazione sociale</itunes:keywords>
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		<title>Laboratorio Zeta 03: il lavoro è servito</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Mar 2012 09:33:27 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
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		<description><![CDATA[La settimana trascorsa ha visto la Troika annunciare un&#8217;ulteriore richiesta di riduzione del salario minimo e nuovi ritocchi di tredicesime e quattordicesime. La richiesta ufficiale probabilmente si concretizzerà a giugno. Intanto trova attuazione l&#8217;offerta pubblica per la riduzione del debito, che vede in prima linea i privati. &#8220;Peccato&#8221;, aggiunge Margherita Dean ai nostri microfoni, &#8220;che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://amisnet.org/files/2012/03/images.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-14370" title="images" src="http://amisnet.org/files/2012/03/images.jpg" alt="" width="250" height="250" /></a>La settimana trascorsa ha visto la Troika annunciare un&#8217;ulteriore richiesta di riduzione del salario minimo e nuovi ritocchi di tredicesime e quattordicesime. La richiesta ufficiale probabilmente si concretizzerà a giugno. Intanto trova attuazione l&#8217;offerta pubblica per la riduzione del debito, che vede in prima linea i privati. &#8220;Peccato&#8221;, aggiunge Margherita Dean ai nostri microfoni, &#8220;che tra i creditori privati ci siano anche le casse previdenziali e pensionistiche greche, che andranno a perdere il 53% del valore nominale dei titoli greci in loro possesso, una cifra che si aggira intorno ai 10 miliardi di euro&#8221;.</p>
<p>Ancora più preoccupanti i dati sulla disoccupazione, che parlano di un milione di disoccupati e quattro milioni di persone economicamente inattive. I giovani sono invece senza occupazione per il 48%. Tra le argomentazioni maggiormente utilizzate dal governo c&#8217;è quella sul settore pubblico, dipinto come obsoleto, denso di sprechi e sproporzionatamente espanso. In realtà da un confronto dei dati statistici non traspare una così straordinaria sproporzione tra la percentuale dei lavoratori greci impiegati nel pubblico e le percentuali di loro analoghi in altri paesi europei. Se in Grecia sono il 29% in Italia sono il 27, con il picco rappresentato dal Belgio che ne conta ben il 38%. &#8220;Si tratta di un pretesto utilizzato per smantellare i diritti dei lavoratori,&#8221; commenta Margherita Dean, &#8221; dimenticando però che una delle conquiste di uno stato di diritto è l&#8217;irremovibilità dei dipendenti pubblici. Se è vero che molti settori andrebbero riorganizzati e razionalizzati, non si può dimenticare tutto il valore aggiunto in termini di professionalità e garanzie che il settore pubblico garantisce. Un esempio è il controllo di qualità sull&#8217;acqua che probabilmente passerà presto ai privati. Se è inaccettabile che l&#8217;acqua divenga privata, è ancora più pericoloso che il controllo sull&#8217;acqua non venga più gestito dal pubblico&#8221;. Il piano messo a punto da Atene prevede il licenziamento di 15.000 lavoratori pubblici nell&#8217;immediato, e di altri 150.000 entro il 2015. Particolarmente colpiti scuola e università. Oltre ai licenziamenti si registrano riduzioni di salari e diritti molto significativi. Un insegnate di ruolo con 15 anni di esperienza fino a pochi mesi fa aveva una busta paga di circa 1300 euro ridottisi a poco più di 900 in seguito alle riforme. Di questi giorni una lettera inviata al governo dai rettori universitari del paese, che annunciano di poter accettare per l&#8217;anno accademico a venire solo il 50% delle matricole rispetto al passato.</p>
<p>Se il pubblico soffre il settore privato non se la passa meglio. &#8220;La pressione fiscale è insopportabile&#8221;, racconta il ristoratore Achilleas Savastopoulos, &#8220;lo stato è ingiusto con le piccole e medie imprese. Noi da molti mesi non abbiamo utili e immagino un futuro nero per i prossimi 10 anni. L&#8217;obiettivo dei governanti è abituare i giovani a lavorare per meno di 500 euro, a essere la catena di montaggio di Germania e Francia, competitivi con le economie emergenti come Cina e India&#8221;. Aumenta in maniera sproporzionata il numero di sequestri di beni a imprenditori indebitati con banche e fisco, mentre sempre più lavoratori non percepiscono stipendio e si confrontano con problemi sempre più stringenti. Le previsioni per i prossimi mesi parlano, restando nel settore della ristorazione, la chiusura per l&#8217;anno in corso di ben 20.000 esercizi, che corrispondono a circa 80.000 posti di lavoro, senza calcolare il danno per un paese che fonda sul turismo una parte consistente del proprio PIL. &#8220;Il paese sta assumendo la consapevolezza di questi passaggi e la necessità di trovare mezzi di sussistenza ha scalzato la rivendicazione dei diritti&#8221;, sottolinea Margherita Dean.</p>
<p>Per dare la cifra del disastro in atto alcune immagini possono essere utili. I semafori di Atene, ad esempio, sono spenti da giorni. Censiti ben venti punti sensibili della metropoli in cui i semafori non sono attivi. &#8220;Per farli funzionare ci vogliono soldi per la manutenzione, ben 74 milioni di euro, che nessuno sa dove andare a prendere&#8221;, racconta Margherita Dean. Si è inoltre fatto strada il cosiddetto &#8220;movimento delle patate&#8221;, che vede i produttori di generi agricoli e alimentari vendere direttamente al pubblico i proprio prodotti, saltando i costosi intermediari. Se da un lato costituisce un esempio di organizzazione e solidarietà colpisce davvero vedere per le strade di Atene le persone in fila per comprare patate a un costo accessibile. Scene da immediato dopoguerra che non si potevano immaginare nella ricca Europa di pochi anni fa.</p>
<p><strong>In collegamento da Atene:</strong></p>
<p>-Margherita Dean, collaboratrice di Radio Popolare e di E Il Mensile</p>
<p><strong>All’interno della trasmissione contributi di:</strong></p>
<p>-Achilleas Savastopoulos, ristoratore<br />
-estratti da un blog che preferisce rimanere anonimo</p>
<p><strong>In redazione:</strong></p>
<p>Andrea Cocco e Ciro Colonna</p>
<p><a href="http://amisnet.org/?s=laboratorio+zeta">Ascolta le altre puntate di Laboratorio Zeta</a></p>
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		<itunes:summary>La settimana trascorsa ha visto la Troika annunciare un&#8217;ulteriore richiesta di riduzione del salario minimo e nuovi ritocchi di tredicesime e quattordicesime. La richiesta ufficiale probabilmente si concretizzerà a giugno. Intanto trova attuazione l&#8217;offerta pubblica per la riduzione del debito, che vede in prima linea i privati. &#8220;Peccato&#8221;, aggiunge Margherita Dean ai nostri microfoni, &#8220;che tra i creditori privati ci siano anche le casse previdenziali e pensionistiche greche, che andranno a perdere il 53% del valore nominale dei titoli greci in loro possesso, una cifra che si aggira intorno ai 10 miliardi di euro&#8221;.
Ancora più preoccupanti i dati sulla disoccupazione, che parlano di un milione di disoccupati e quattro milioni di persone economicamente inattive. I giovani sono invece senza occupazione per il 48%. Tra le argomentazioni maggiormente utilizzate dal governo c&#8217;è quella sul settore pubblico, dipinto come obsoleto, denso di sprechi e sproporzionatamente espanso. In realtà da un confronto dei dati statistici non traspare una così straordinaria sproporzione tra la percentuale dei lavoratori greci impiegati nel pubblico e le percentuali di loro analoghi in altri paesi europei. Se in Grecia sono il 29% in Italia sono il 27, con il picco rappresentato dal Belgio che ne conta ben il 38%. &#8220;Si tratta di un pretesto utilizzato per smantellare i diritti dei lavoratori,&#8221; commenta Margherita Dean, &#8221; dimenticando però che una delle conquiste di uno stato di diritto è l&#8217;irremovibilità dei dipendenti pubblici. Se è vero che molti settori andrebbero riorganizzati e razionalizzati, non si può dimenticare tutto il valore aggiunto in termini di professionalità e garanzie che il settore pubblico garantisce. Un esempio è il controllo di qualità sull&#8217;acqua che probabilmente passerà presto ai privati. Se è inaccettabile che l&#8217;acqua divenga privata, è ancora più pericoloso che il controllo sull&#8217;acqua non venga più gestito dal pubblico&#8221;. Il piano messo a punto da Atene prevede il licenziamento di 15.000 lavoratori pubblici nell&#8217;immediato, e di altri 150.000 entro il 2015. Particolarmente colpiti scuola e università. Oltre ai licenziamenti si registrano riduzioni di salari e diritti molto significativi. Un insegnate di ruolo con 15 anni di esperienza fino a pochi mesi fa aveva una busta paga di circa 1300 euro ridottisi a poco più di 900 in seguito alle riforme. Di questi giorni una lettera inviata al governo dai rettori universitari del paese, che annunciano di poter accettare per l&#8217;anno accademico a venire solo il 50% delle matricole rispetto al passato.
Se il pubblico soffre il settore privato non se la passa meglio. &#8220;La pressione fiscale è insopportabile&#8221;, racconta il ristoratore Achilleas Savastopoulos, &#8220;lo stato è ingiusto con le piccole e medie imprese. Noi da molti mesi non abbiamo utili e immagino un futuro nero per i prossimi 10 anni. L&#8217;obiettivo dei governanti è abituare i giovani a lavorare per meno di 500 euro, a essere la catena di montaggio di Germania e Francia, competitivi con le economie emergenti come Cina e India&#8221;. Aumenta in maniera sproporzionata il numero di sequestri di beni a imprenditori indebitati con banche e fisco, mentre sempre più lavoratori non percepiscono stipendio e si confrontano con problemi sempre più stringenti. Le previsioni per i prossimi mesi parlano, restando nel settore della ristorazione, la chiusura per l&#8217;anno in corso di ben 20.000 esercizi, che corrispondono a circa 80.000 posti di lavoro, senza calcolare il danno per un paese che fonda sul turismo una parte consistente del proprio PIL. &#8220;Il paese sta assumendo la consapevolezza di questi passaggi e la necessità di trovare mezzi di sussistenza ha scalzato la rivendicazione dei diritti&#8221;, sottolinea Margherita Dean.
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		<title>Santa domenica?</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2011/06/09/santa-domenica/</link>
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		<pubDate>Thu, 09 Jun 2011 13:29:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[Domenica 4 giugno i dipendenti del centro commerciale Auchan di Casal Bertone, a Roma, hanno deciso di incrociare le braccia. Al grido di &#8220;Basta lavorare di domenica&#8221; i lavoratori hanno protestato per le condizioni contrattuali impostegli, che prevedono, tra l&#8217;altro, il lavoro domenicale obbligatorio. &#8220;Il nuovo Ccnl del commercio, firmato dai soliti sindacati concertativi Cisl [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Domenica 4 giugno i dipendenti del centro commerciale Auchan di Casal Bertone, a Roma, hanno deciso di incrociare le braccia. Al grido di &#8220;Basta lavorare di domenica&#8221; i lavoratori hanno protestato per le condizioni contrattuali impostegli, che prevedono, tra l&#8217;altro, il lavoro domenicale obbligatorio.</p>
<p>&#8220;Il nuovo Ccnl del commercio, firmato dai soliti sindacati concertativi Cisl e Uil e appoggiato dal silenzio della Cgil, di fatto peggiora in maniera drastica le già difficili condizioni dei lavoratori del settore&#8221; dichiara il segretario provinciale della Flaica Cub, Giancarlo Desiderati &#8220;È diventato obbligatorio per tutti il lavoro domenicale e il pagamento dell&#8217;indennità in caso di malattia è stato ridotto al lumicino&#8221;.<br />
&#8220;La domenica è retribuita trenta euro lordi in più rispetto agli altri giorni&#8221; ha detto uno degli scioperanti. Una miseria insomma, ma in base all&#8217;accordo firnato da Cisl e Uil con la grande distribuzione ai lavoratori non resterebbe che chinare il capo. I dipendenti dell&#8217;ipermercato rmano però ora sono stufi, hanno scioperato ad aprile scorso e sono tornati ad incorciare le braccia la scorsa domenica. &#8220;Lo sciopero è l&#8217;unico modo di fare sentire la nostra voce&#8221;.</p>
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		<title>Primo maggio, sciopero selvaggio</title>
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		<pubDate>Mon, 02 May 2011 09:51:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il primo maggio a Roma non è stato solo beatificazione di Karol Wojtyla e concerto nazional-popolare in piazza San Giovanni. Durante la mattinata circa 150 tra studenti, precari, migranti, attivisti della rete &#8220;Uniti per lo sciopero&#8221; e rappresentanti sindacali della Fiom, hanno attraversato Via del Corso per protestare contro l&#8217;ordinanza comunale che consente di tenere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il primo maggio a Roma non è stato solo beatificazione di Karol Wojtyla e concerto nazional-popolare in piazza San Giovanni. Durante la mattinata circa 150 tra studenti, precari, migranti, attivisti della rete &#8220;Uniti per lo sciopero&#8221; e rappresentanti sindacali della Fiom, hanno attraversato Via del Corso per protestare contro l&#8217;ordinanza comunale che consente di tenere aperte le attività commerciali il giorno della Festa dei Lavoratori. Il piccolo corteo ha percorso la via dello shopping obbligando a chiudere per alcune decine di minuti tutti  i negozi aperti incontrati sul proprio cammino, per la maggior parte grandi catene (tra queste Zara, La Rinascente, H&amp;M, Nikestore, Tezenis). Il picchetto precario ha incontrato il favore dei lavoratori, che tra il divertito e lo stupito hanno apprezzato la solidarietà e i caffè offerti loro, raccontando in molti casi di essere stati obbligati a lavorare, pena il licenziamento. &#8220;Questa è solo la prima delle iniziative previste da qui al 6 maggio, per generalizzare lo sciopero anche a quelle categorie e situazioni che non hanno diritto o modo di scioperare in forma classica&#8221;, spiegano gli attivisti di Uniti per lo sciopero.</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=AayUP2Ng8xU&amp;feature=player_embedded#at=161">Guarda il video della giornata</a></p>
<p><a href="http://amisnet.org/files/2011/05/volantino-1-maggio.txt">Leggi il testo del volantino distribuito durante l&#8217;iniziativa</a></p>
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		<title>Mondo Arabo: la democrazia passa per i sindacati</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Mar 2011 09:59:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Khaldoun</dc:creator>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
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		<description><![CDATA[Un fondo d&#8217;emergenza per sostenere le attività sindacali, un manifesto di principi per la democrazia del lavoro e formazione per i sindacalisti alle prese con il nuovo corso nel mondo arabo. Sono questi i primi passi del percorso avviatosi in un incontro della Confederazione Internazionale dei Sindacati (ITUC-CSI) tenutosi ad Amman, un incotro preceduto l&#8217; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un fondo d&#8217;emergenza per sostenere le attività sindacali, un manifesto di principi per la democrazia del lavoro e formazione per i sindacalisti alle prese con il nuovo corso nel mondo arabo. Sono questi i primi passi del percorso avviatosi in un incontro della Confederazione Internazionale dei Sindacati (ITUC-CSI) tenutosi ad Amman, un incotro preceduto l&#8217; 8 marzo dall&#8217; <a href="http://www.ituc-csi.org/on-the-move-to-equality-ituc.html?lang=en">inaugurazione della rete sindacale delle donne arabe</a>.  Nel nuovo corso i sindacati non dovranno più rendere conto al potere politico ma ai loro iscritti, deve essere riconosciuto il diritto allo sciopero e la parità sul posto di lavoro tra uomini, donne e tra i lavoratori appartenenti alle differenti componenti etnico religiose che costituiscono i popoli arabi. Questi i principi intorno ai quali si sta scrivendo il manifesto sindacale che la confederazione internazionale presenterà il 1° maggio per sostenere la democratizzazione nel mondo arabo. Rivendicazioni simili a quelle che facevano i sindacati europei all&#8217; inizio del &#8217;900 ma che in Medio Oriente e Nord Africa sono tutt&#8217;altro che scontate.<br />
Con le rivolte arabe si sono aperti nuovi spazi per le organizzazioni della società civile non solo lì dove si è arrivati alle rivoluzioni. Molti  regimi si sono affannati quanto meno a promettere cambiamenti n senso  democratico, a partire prorpio dalla libertà di associazione e quindi la nascita di sindacati indipendenti. Tra le  sfide che i popoli del Medioriente e del nord Africa si trovano ad  affrontare in questi mesi c&#8217;è dunque quella di uscire dalla logica del  sindacato unico legato al regime, sistema finora maggioritario nel mondo  arabo, verso quella del pluralismo e delle libertà sindacali.</p>
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		<title>La Fiat di Pomigliano raccontata in un film</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Jan 2011 13:45:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pixline</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[Sarà proiettato per la prima volta a Napoli il 21 gennaio &#8220;La fabbrica incerta&#8221;, il documentario che racconta la vita quotidiana dentro e fuori lo stabilimento Fiat di Pomigliano. Attraverso le voci di otto operai il film ripercorre la storia della fabbrica dal dicembre 2007, quando l’amministratore delegato Marchionne annuncia una ristrutturazione e la produzione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sarà proiettato per la prima volta a Napoli il 21 gennaio &#8220;La fabbrica incerta&#8221;, il documentario che racconta la vita quotidiana dentro e fuori lo stabilimento Fiat di Pomigliano.</p>
<p>Attraverso le voci di otto operai il film ripercorre la storia della fabbrica dal dicembre 2007, quando l’amministratore delegato Marchionne annuncia una ristrutturazione e la produzione si ferma due mesi, al novembre 2009, quando prende il via la cassa integrazione straordinaria per tutti i reparti.<br />
&#8220;Abbiamo intervistato circa trenta operai, uomini e donne, nelle loro case o nei locali dei sindacati&#8221; racconta l&#8217;autore Luca Rossomando, &#8220;tutte le interviste si sono svolte nel corso del 2009, quando si lavorava una settimana al mese, oppure dieci giorni ogni due mesi o con una frequenza ancora minore. Alcuni integravano con qualche lavoro al nero, altri sbrigavano le faccende di casa, ma in certe giornate si spalancavano vuoti improvvisi, prolungati, difficili da colmare. Un’atmosfera di attesa, di sospensione, che si avverte nelle parole di tutti&#8221;.</p>
<p>La prima proiezione del documentario, di Luca Rossomando, con i disegni di cyop&amp;kaf, prodotto da Napoli Monitor e Parallelo, sarà Venerdi 21 gennaio 2011 ore 20:30 cinema Academy Astra, via Mezzocannone, 109 – Napoli.</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=FT4mj_h_E_Q&amp;feature=related"><br />
</a></p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=FT4mj_h_E_Q&amp;feature=related">Guarda il trailer del documentario &#8220;La fabbrica incerta&#8221;</a></p>
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		<title>Scuole: sciopero degli addetti alle pulizie</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2010/12/17/scuole-sciopero-degli-addetti-alle-pulizie/</link>
		<comments>http://amisnet.org/agenzia/2010/12/17/scuole-sciopero-degli-addetti-alle-pulizie/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 17 Dec 2010 17:13:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[Oltre 200 lavoratori addetti alle pulizie delle scuole hanno manifestato questa mattina davanti alla sede del Ministero dell&#8217;istruzione a Roma, attuando successivamente il blocco stradale di Viale Trastevere. Una giornata di sciopero indetta per rivendicare i diritti dei circa 13.000 ex lavoratori socialmente utili che operano in tutta Italia nei servizi di pulizia delle scuole. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } -->Oltre 200 lavoratori addetti alle pulizie delle scuole hanno manifestato questa mattina davanti alla sede del Ministero dell&#8217;istruzione a Roma, attuando successivamente il blocco stradale di Viale Trastevere. Una giornata di sciopero indetta per rivendicare i diritti dei circa 13.000 ex lavoratori socialmente utili che operano in tutta Italia nei servizi di pulizia delle scuole. La maggior parte di loro è senza stipendio da tre mesi, mentre le aziende hanno già avviato per tutti le procedure di licenziamento collettivo. I lavoratori vogliono ottenere lo stanziamento delle risorse necessarie a garantire la continuità lavorativa  e chiedono un incontro immediato con il Ministero dell&#8217;istruzione e quello del lavoro per evitare i tagli previsti nel 2011. Inoltre reclamano la definitiva stabilizzazione del personale ex-Lsu , affinché vengano inseriti nelle graduatorie per le assunzioni a tempo indeterminato nelle scuole.</p>
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		<title>Catania: Ikea, sogno dei lavoratori</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Dec 2010 16:48:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[47mila curricula per 247 posti. Tra pochi mesi l&#8217;Ikea di Catania aprirà. E sicuramente non faticherà a reclutare personale. Il dato è stato visto dai più come un sintomo della cronica fame di lavoro che attanaglia il sud, ma secondo il giornalista Antonello Mangano è sbagliato pensare che i 47 mila siano tutti poveri e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>47mila curricula per 247 posti. Tra pochi mesi l&#8217;Ikea di Catania aprirà. E sicuramente non faticherà a reclutare personale.<span id="more-10667"></span></p>
<p>Il dato è stato visto dai più come un sintomo della cronica fame di lavoro che attanaglia il sud, ma secondo il giornalista Antonello Mangano è sbagliato pensare che i 47 mila siano tutti poveri e disoccupati. &#8220;Non siamo in una città depressa, ma in un territorio ricco di  imprese piccole e grandi, dotato del terzo aeroporto italiano per traffico passeggeri, oltre che iperattiva, di giorno e di notte&#8221; spiega Mangano, &#8220;è probabile che molti dei candidati all`Ikea abbiano già un posto di lavoro. Che è una cosa diversa da un lavoro.<br />
Nell`assunzione in un`azienda scandinava non cercano denaro, ma le regole del nord. O, meglio, quelli che immaginano come comportamenti da uomini del nord&#8221;.<br />
Le nuove generazioni di lavoratori chiedono una busta paga, ferie e maternità garantite, mentre sono meno atttente a valorizzare le caratteristiche endogene del Sud.</p>
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		<title>La protesta dei lavoratori RSI Italia</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Nov 2010 12:12:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ciro Colonna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[La RSI Italia è una società che lavora per la manutenzione dei treni di proprietà di Trenitalia, gestendo in particolare le vetture letto e quelle ristorante. La società impiega circa 260 lavoratori su tutto il territorio nazionale, di cui più di 60 lavorano a Roma. Da quando due anni fa l&#8217;azienda è stata acquisita dal [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La RSI Italia è una società che lavora per la manutenzione dei treni di proprietà di Trenitalia, gestendo in particolare le vetture letto e quelle ristorante. La società impiega circa 260 lavoratori su tutto il territorio nazionale, di cui più di 60 lavorano a Roma. Da quando due anni fa l&#8217;azienda è stata acquisita dal Gruppo Barletta Interporto Sud Europa, i lavoratori, molti dei quali sono da tempo in cassa integrazione, lamentano ritardi significativi nei pagamenti degli stipendi e la totale mancanza di risposte rispetto al futuro dell&#8217;azienda e all&#8217;inesistenza di un piano industriale. L&#8217;azienda, dal canto suo, punta il dito contro Trenitalia, indicata come reale responsabile della situazione, a causa del disinvestimento progressivo sul trasporto universale a favore dell&#8217;Alta Velocità. I lavoratori, pur critici nei confronti di Trenitalia, rispondono però all&#8217;azienda della quale sono diretti dipendenti che non può scaricarsi così delle proprie responsabilità. Il Gruppo Barletta Interporto Sud Europa è infatti un gruppo solido che negli ultimi anni sta realizzando utili importanti. Inoltre, ribattono i lavoratori, il gruppo non ha rispettato gli accordi presi al momento dell&#8217;acquisizione della società RSI Italia, in termini di stabilità occupazionale e riassorbimento dei lavoratori in esubero in altri rami produttivi in mano al gruppo stesso.</p>
<p>Infine una nota sui sindacati e sul loro ruolo in questa vicenda, complicata dalla scorporazione contrattuale di una parte dei lavoratori &#8211; avvenuta sempre all&#8217;epoca della cessione della società &#8211; che si sono visti reinquadrare come metalmeccanici. Di conseguenza anche le rappresentanze sindacali sono divise per settori differenti e faticano a trovare una linea comune. Il tutto a discapito dei lavoratori, che stanno raggiungendo una soglia di esasperazione e proclamano per domani, 19 novembre, uno sciopero di 4 ore, nella speranza di far sentire la propria voce.</p>
<p>Lontano dai microfoni ci è stata prospettata l&#8217;ipotesi inquietante che la RSI stia cercando di disfarsi dei propri dipendenti e della stessa attività che svolge a due passi dalla Stazione Tiburtina, per poter in un futuro prossimo approfittare di un eventuale cambio di destinazione d&#8217;uso del terreno su cui opera, traendo immensi profitti dalla rivalutazione dell&#8217;area in seguito alla ristrutturazione della stazione stessa. Ipotesi per il momento non supportata da dati certi ma sulla quale sarà bene mantenere alta la soglia di attenzione.</p>
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		<itunes:summary>La RSI Italia è una società che lavora per la manutenzione dei treni di proprietà di Trenitalia, gestendo in particolare le vetture letto e quelle ristorante. La società impiega circa 260 lavoratori su tutto il territorio nazionale, di cui più di 60 lavorano a Roma. Da quando due anni fa l&#8217;azienda è stata acquisita dal Gruppo Barletta Interporto Sud Europa, i lavoratori, molti dei quali sono da tempo in cassa integrazione, lamentano ritardi significativi nei pagamenti degli stipendi e la totale mancanza di risposte rispetto al futuro dell&#8217;azienda e all&#8217;inesistenza di un piano industriale. L&#8217;azienda, dal canto suo, punta il dito contro Trenitalia, indicata come reale responsabile della situazione, a causa del disinvestimento progressivo sul trasporto universale a favore dell&#8217;Alta Velocità. I lavoratori, pur critici nei confronti di Trenitalia, rispondono però all&#8217;azienda della quale sono diretti dipendenti che non può scaricarsi così delle proprie responsabilità. Il Gruppo Barletta Interporto Sud Europa è infatti un gruppo solido che negli ultimi anni sta realizzando utili importanti. Inoltre, ribattono i lavoratori, il gruppo non ha rispettato gli accordi presi al momento dell&#8217;acquisizione della società RSI Italia, in termini di stabilità occupazionale e riassorbimento dei lavoratori in esubero in altri rami produttivi in mano al gruppo stesso.
Infine una nota sui sindacati e sul loro ruolo in questa vicenda, complicata dalla scorporazione contrattuale di una parte dei lavoratori &#8211; avvenuta sempre all&#8217;epoca della cessione della società &#8211; che si sono visti reinquadrare come metalmeccanici. Di conseguenza anche le rappresentanze sindacali sono divise per settori differenti e faticano a trovare una linea comune. Il tutto a discapito dei lavoratori, che stanno raggiungendo una soglia di esasperazione e proclamano per domani, 19 novembre, uno sciopero di 4 ore, nella speranza di far sentire la propria voce.
Lontano dai microfoni ci è stata prospettata l&#8217;ipotesi inquietante che la RSI stia cercando di disfarsi dei propri dipendenti e della stessa attività che svolge a due passi dalla Stazione Tiburtina, per poter in un futuro prossimo approfittare di un eventuale cambio di destinazione d&#8217;uso del terreno su cui opera, traendo immensi profitti dalla rivalutazione dell&#8217;area in seguito alla ristrutturazione della stazione stessa. Ipotesi per il momento non supportata da dati certi ma sulla quale sarà bene mantenere alta la soglia di attenzione.</itunes:summary>
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