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	<title>Amisnet &#187; informazione</title>
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	<description>Informazione Sociale Quotidiana</description>
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		<itunes:keywords>ambiente, conflitti, cooperazione, diritti, economia, politica, informazione sociale</itunes:keywords>
		<itunes:subtitle>Informazione sociale e programmi di approfondimento dalla redazione di AMISnet.</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>Amisnet e' un'agenzia radiofonica attiva da oltre 9 anni. La sua principale attivita' consiste nella produzione e la distribuzione di prodotti radiofonici di approfondimento a circa 35 radio italiane. Il podcast e' una selezione quotidiana dei servizi audio distribuiti tramite i siti del network Amisnet.</itunes:summary>
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			<title>Amisnet</title>
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		<title>E vengono tutti qui!</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 12:18:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia Coronati</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un prontuario contro gli stereotipi sulla condizione degli immigrati nel nostro paese. Una raccolta di cifre e dati sulla realt? migrante italiana. Il progetto ? stato realizzato dall&#8217;associazione &#8220;I banda larga&#8221; ed ? fruibile a tutti.
&#8220;Un quarto della popolazione in Italia ? immigrata&#8221;, &#8220;Tutti questi clandestini&#8221;, &#8220;Ci rubano il posto, lavorando in nero&#8221;
. I classici [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un prontuario contro gli stereotipi sulla condizione degli immigrati nel nostro paese. Una raccolta di cifre e dati sulla realt? migrante italiana. Il progetto ? stato realizzato dall&#8217;associazione &#8220;I banda larga&#8221; ed ? fruibile a tutti.</p>
<p>&#8220;Un quarto della popolazione in Italia ? immigrata&#8221;, &#8220;Tutti questi clandestini&#8221;, &#8220;Ci rubano il posto, lavorando in nero&#8221;<br />
. I classici stereotipi creati dalla societ? civile italiana riguardo la cmunit? migrnate in Italia vengono smentiti da dati e fatti raccolti in un dossier.<br />
&#8220;E&#8217; un documento che ogni cronista dovrebbe tenere sotto mano, perch? il rumore di fondo attorno a questi temi ? cos? alto che la caduta nel luogo comune ? frequentissima e basterebbe un po&#8217; di accortezza per offrire ai cittadini un&#8217;informazione migliore&#8221; dichiarano Giornalisti contro il razzismo.</p>
<p><a href="http://amisnet.org/files/2010/03/dossier_stereotipi.pdf">Clicca qui per scaricare il prontuario anti-sterotipi</a></p>
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		<title>Madagascar: una nuova radio con il supporto di ISF</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 15:45:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Diasio</dc:creator>
				<category><![CDATA[informazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Una nuova radio comunitaria per la promozione della comunicazione in ambito rurale e per lo sviluppo: questo  e&#8217; il nuovo progetto promosso dall&#8217;associazione di promozione sociale Mangwana (Lucca e Pisa)  con il supporto di Ingegneria Senza Frontiere. Una sfida che riporta in primo piano la questione della libertà di stampa in Madagascar a otto mesi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una nuova radio comunitaria per la promozione della comunicazione in ambito rurale e per lo sviluppo: questo  e&#8217; il nuovo progetto promosso dall&#8217;associazione di promozione sociale Mangwana (Lucca e Pisa)  con il supporto di Ingegneria Senza Frontiere. Una sfida che riporta in primo piano la questione della libertà di stampa in Madagascar a otto mesi dal colpo di Stato che ha colpito il paese. Uno speciale radio con M. Delphin, Presidente dell&#8217;Associazione Vanona (che vuol dire &#8220;integro&#8221;), capofila del progetto di radio comunitaria nella regione di Fianarantsoa, e con Silvio Arcangeli di ISF.</p>
<p><a href="http://www.mangwana.org">Associazione Mangwana</a></p>
<p><a href="http://www.isf-roma.org/">ISF</a> &#8211; Roma</p>
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		<title>L&#8217;anomalia italiana: un secolo di controllo del governo sul sistema radiotelevisivo</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Sep 2009 14:34:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia Coronati</dc:creator>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Dall&#8217;Eiar alla radiotelevisione democristiana. Dai decreti Berlusconi degli anni &#8216;80 all&#8217;abusiva Rete 4. Da Sky al digitale terrestre. La storia del sistema radiotelevisivo italiano raccontata in un libro.
L&#8217;Anomalia. Si intitola cos? l&#8217;ultimo lavoro del giornalista Manlio Cammarata. Edito dalla Iacobelli editore, il testo ripercorre il monopolio del potere da Mussolini al digitale terrestre. &#8220;L&#8217;anomalia italiana [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dall&#8217;Eiar alla radiotelevisione democristiana. Dai decreti Berlusconi degli anni &#8216;80 all&#8217;abusiva Rete 4. Da Sky al digitale terrestre. La storia del sistema radiotelevisivo italiano raccontata in un libro.<span id="more-7239"></span></p>
<p>L&#8217;Anomalia. Si intitola cos? l&#8217;ultimo lavoro del giornalista Manlio Cammarata. Edito dalla Iacobelli editore, il testo ripercorre il monopolio del potere da Mussolini al digitale terrestre. &#8220;L&#8217;anomalia italiana consiste in un secolo di leggi, decreti e sentenze che hanno determinato una situazione che non ha uguali in nessuno stato democratico: il totale controllo del governo sul sistema radiotelevisivo&#8221; ha spiegato Cammarata. Il giornalista parte dal 1923, in quell&#8217;anno Guglielmo Marconi si rivolge a Mussolini per ottenere l&#8217;autorizzazione a mettere in piedi una rete radiofonica nazionale e in risposta riceve un rifiuto, pi? avanti Marconi entrer? nell&#8217;Eiar, il primo grande strumento di propaganda del regime fascista. &#8220;Questo ? il vizio genetico del sistema radiotelevisivo italiano&#8221; continua Cammarata. Nel 1974 la sentenza della Corte Costituzionale che decide che sar? il Parlamento a controllare l&#8217;indirizzo dei contenuti delle trasmissioni radotelevisive, da inizio all&#8217;epoca della radiotelevisione democristiana che sar? poi sostituita dall&#8217;impero di Berlusconi negli anni 80. &#8220;Il momento della saldatura tra televisione e politica si pu? individuare tra l&#8221;84 e l&#8221;85, con i decreti Berlusconi, ? da quegli anni che ? iniziata la videocrazia&#8221;.</p>
<p>Un capitolo del volume ? dedicato allo strano caso della televisione che non c&#8217;?: Europa 7. La storia di un operatore televisivo che vince una concessione per fare una rete nazionale, in maniera assolutamente regolare, ma che non pu? trasmettere perch? le frequenze sono occupate da Rete 4, che invece non ha la concessione a trasmettere.<br />
Si affronta anche il tema del digitale terrestre, che secondo il giornalista non rappresenta solo un&#8217;evoluzione tecnologica, ma anche uno scenario di decisioni politiche. &#8220;Dal punto di vista tecnico il digitale terrestre ? abbastanza inutile, perche con il satellite si fanno le stesse cose a minor costo; mantenendo la televisione terrestre come spina dorsale del sistema radiotelevisivo, si mantiene nelle mani dei governi il controllo di ci? che viene trasmesso, un controllo leggero in una situazione normale, ma pesante nel caso dell&#8217;Italia, stigmattizata anche dall&#8217;Unione Europea&#8221;. E&#8217; stato proprio il Parlamento Europeo infatti che il 22 aprile 2004 ha dichiarato che &#8220;il sistema italiano presenta un&#8217;anomalia dovuta a una combinazione unica di poteri economico, politico e mediatico nelle mani di un solo uomo, l&#8217;attuale Presidente del Consiglio dei Ministri italiano e al fatto che il governo italiano controlla, direttamente o indirettamente, tutti i canali televisivi nazionali&#8221;.</p>
<p><a href="http://www.mcreporter.info/lanomalia/lanomalia.htm"><br />
</a></p>
<p><a href="http://www.mcreporter.info/lanomalia/lanomalia.htm">Clicca qui per saperne di più</a></p>
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		<title>Fotogiornalismo: il bavaglio è la precarietà</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Sep 2009 06:51:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia Coronati</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In Italia, su circa tremila addetti al settore del fotogiornalismo, solo una ventina lavorano come dipendenti di testate giornalistiche. Gli altri sono liberi professionisti precari, costretti a confrontarsi quotidianamente con numerose difficoltà economiche e organizzative.

&#8220;Aldil? delle singole violazioni che molti fotogiornalisti hanno subito, dalle aggressioni al sequestro delle schede video o della macchina fotografica, ci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In Italia, su circa tremila addetti al settore del fotogiornalismo, solo una ventina lavorano come dipendenti di testate giornalistiche. Gli altri sono liberi professionisti precari, costretti a confrontarsi quotidianamente con numerose difficoltà economiche e organizzative.<br />
<span id="more-7214"></span></p>
<p>&#8220;Aldil? delle singole violazioni che molti fotogiornalisti hanno subito, dalle aggressioni al sequestro delle schede video o della macchina fotografica, ci sono problemi oggettivi legati alla dura realt? economica&#8221; spiega Amedeo Vergani, rappresentante dei fotogiornalisti dell&#8217;Alg, associazione dei giornalisti lombardi, &#8220;nel momento in cui un fotogiornalista si ritrova a non essere pagato, ? chiaro che diventer? molto pi? ricattibile e molto piu cauto nell&#8217;esporsi&#8221;.<br />
Non solo i giornali non fanno pi? assunzioni, ma non hanno (o non vogliono pi? spendere) i quattrini per pagare gli inviati, un altro elemento di limitazione alla libert? di informazione. &#8220;Gli introiti dei fotoreporter oggi vengono sostenuti da entit? variegate, dagli enti del turismo, nel caso di riviste di turismo di viaggi, alle Ong, per le testate che trattano la crisi nel mondo. Il fatto di non essere pagati dall&#8217;editore sottrae autonomia al reporter, vincolato alle volont? di chi lo ospita&#8221; continua Vergani.<br />
Sul dibattito riguardante i criteri di selezione delle immagini &#8211; riapertosi in questi giorni dopo lo scatto del marine agonizzante in Afghanistan pubblicato dalla Associated Press &#8211; Vergani parla chiaro: &#8220;E&#8217;nostro dovere raccontare tutto quello che accade in pubblico. Non siamo censori, siamo giornalisti. Siamo come uno specchio: tutto quello che si riflette nello specchio, c&#8217;?&#8221;.</p>
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		<title>19 settembre: in piazza per il diritto all&#8217;informazione</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Sep 2009 09:01:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[fnsi]]></category>
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		<category><![CDATA[manifestazione 19 settembre]]></category>

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		<description><![CDATA[Dalla vicenda Boffo alla censura del trailer &#8220;Videocracy&#8221;. Dai disegni di legge bavaglio alle querele ai giornali. Sono sempre più incisivi gli attacchi alla libertà di informazione in Italia. I cittadini scenderanno in piazza il 19 settembre per rivendicare il loro diritto ad essere informati.
La manifestazione, promossa dalla Federazione Nazionale Stampa Italiana (Fnsi), non sarà [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dalla vicenda Boffo alla censura del trailer &#8220;Videocracy&#8221;. Dai disegni di legge bavaglio alle querele ai giornali. Sono sempre più incisivi gli attacchi alla libertà di informazione in Italia. I cittadini scenderanno in piazza il 19 settembre per rivendicare il loro diritto ad essere informati.<span id="more-7160"></span></p>
<p>La manifestazione, promossa dalla Federazione Nazionale Stampa Italiana (Fnsi), non sarà una manifestazione di giornalisti nè di partito. &#8220;Sarà&#8217;un&#8217;iniziativa che richiama ai valori della Costituzione. Questa volta infatti è in questione il diritto di ciascun cittadino ad essere informato&#8221; ha dichiarato Roberto Natale, presidente della Fnsi.<br />
Dalla querela a Repubblica, accusata di fare domande, al risarcimento richiesto a L&#8217;Unità; dall&#8217;attacco brutale a L&#8217;avvenire, al cannoneggiamento sul tg3, mirato a l&#8217;occupazione totale del servizio pubblico; dal disegno di legge sulle intercettazioni, che mira a ridurre la possibilità di fare cronaca giudiziaria, alle proteste operaie che non possono avere dignità di notizia, al blocco della messa in onda da parte di Mediaset e Rai del trailer &#8220;Videocracy&#8221;, che racconta  trenta anni di vita televisiva e politica italiana.<br />
&#8220;Non si tratta di una manifestazione &#8220;pro-Repubblica&#8221;, come qualcuno ha detto. Non è problema di questo o quel giornale, ma è un problema più generale, un attentato ai diritti di tutti i cittadini, e noi non possiamo più rimanere in silenzio&#8221; conclude Natale.<br />
L&#8217;appuntamento, per chi volesse partecipare, è in piazza del Popolo, a Roma, sabato 19 settembre dalle ore 16.</p>
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		<title>Torna La Scommessa: in Congo arriva il wi-fi</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2009/07/06/torna-la-scommessa-in-congo-arriva-il-wi-fi/</link>
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		<pubDate>Mon, 06 Jul 2009 14:36:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
				<category><![CDATA[informazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Lubumbashi, capitale del Katanga. Da qui ci eravamo lasciati e da qui riprendiamo.  La Scommessa, la radiocronaca dal Congo che ci aggiorna sull&#8217;andamento dei lavori di Pari, i Poli di Appoggio alle Radio Indipendenti, oggi ha portato a casa una nuova conquista: la messa a punto di una rete wi-fi cittadina a Lubumbashi. In questa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lubumbashi, capitale del Katanga. Da qui ci eravamo lasciati e da qui riprendiamo.  La Scommessa, la radiocronaca dal Congo che ci aggiorna sull&#8217;andamento dei lavori di Pari, i Poli di Appoggio alle Radio Indipendenti, oggi ha portato a casa una nuova conquista: la messa a punto di una rete wi-fi cittadina a Lubumbashi. In questa regione dove fino a ieri internet era un lusso, finalmente si apre una finestra verso l&#8217;esterno.<a href="http://mediascape.amisnet.org/2009/07/06/a-lubumbashi-la-scommessa-e-gia-stata-vinta/"></a></p>
<p><a href="http://mediascape.amisnet.org/2009/07/06/a-lubumbashi-la-scommessa-e-gia-stata-vinta/">Vai al blog di Mediascape per ascoltare la nuova puntata de La Scommessa e per saperne di più su Pari in Congo.</a></p>
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		<title>Libertà di espressione: Il Governo peruviano revoca la licenza a Radio La Voz</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2009/06/15/liberta-di-espressione-il-governo-peruviano-revoca-la-licenza-a-radio-la-voz/</link>
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		<pubDate>Mon, 15 Jun 2009 10:33:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia Coronati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Passpartù]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[bagua]]></category>
		<category><![CDATA[Perù]]></category>
		<category><![CDATA[Radio La voz]]></category>

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		<description><![CDATA[Radio La Voz, l&#8217;emittente peruviana che durante i sanguinosi scontri del 5 giugno tra polizia e indigeni ha trasmesso la cronaca di quanto stava accadendo, è stata costretta a spegnere i microfoni. A pochi giorni dai fatti di Bagua il Governo peruviano ha revocato alla radio la licenza a trasmettere.
Bagua, Nord del Perù. Il 12 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Radio La Voz, l&#8217;emittente peruviana che durante i sanguinosi scontri del 5 giugno tra polizia e indigeni ha trasmesso la cronaca di quanto stava accadendo, è stata costretta a spegnere i microfoni. A pochi giorni dai fatti di Bagua il Governo peruviano ha revocato alla radio la licenza a trasmettere.<span id="more-6900"></span></p>
<p>Bagua, Nord del Perù. Il 12 giugno Carlos Flores Borja, direttore di Radio La Voz de Bagua Grande, riceve una risoluzione firmata dal Ministero dei Trasporti e delle Comunicazioni, in cui si dichiara ufficialmente che l&#8217;emittente non ha più l&#8217;autorizzazione a trasmettere. La radio aveva avuto un ruolo centrale durante gli scontri che hanno insanguinato il paese il 5 giugno, quando una violenta rappresaglia tra forze dell&#8217;ordine peruviane e comunità native ha causato decine di vittime e feriti. In quel giorno infatti trasmetteva dati e fatti riportati dai corrispondenti che si trovavano nel luogo del conflitto.</p>
<p>&#8220;Siamo certi che il Governo ci abbia revocato la licenza perchè il 5 giugn, abbiamo raccontato cosa stava realmente accadendo&#8221; ha dichiarato Flores Borja. &#8220;Le minacce del Ministro degli Interni Mercedes Cabanillas si sono concretizzate: infatti ci avevano già annunciato in precedenza che avrebbero cancellato l&#8217;autorizzazione a trasmettere perchè, secondo loro, incitavamo alla violenza&#8221;.</p>
<p>Il direttore di Radio La Voz ha annunciato che gli avvocati dell&#8217;emittente radiofonica stanno già preparando una misura cautelare per impugnare la risoluzione. &#8220;Nel documento emesso dal Ministero dei trasporti e delle Comunicazioni si legge che la revoca della licenza è stata attuata perchè la radio non ha presentato in tempo la documentazione necessaria, ma questo non è vero&#8221; dichiara Carlolos Flores, che assicura di avere mandato i documenti richiesti entro i tempi stabiliti.</p>
<p>La Coordinadora Nacional de Radio e L&#8217;Associazione Mondiale delle Radio Comunitarie hanno già espresso la loro solidarietà con Radio La Voz. &#8220;Manifestiamo la nostra profonda preoccupazione per la chiusura dell&#8217;emittente; una decisione, quella del governo peruviano, che attenta alla libertà di espressione in un paese democratico. Sollecitiamo il Ministero dei Trasporti e delle Comunicazioni a dare spiegazioni&#8221; hanno dichiarato le due associazioni.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Festival del giornalismo: la &#8220;verità&#8221; del suono presentata da Audiodoc</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Apr 2009 09:22:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
				<category><![CDATA[informazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Al Festival internazionale del Giornalismo, un dibattito sul documentario sonoro. Un evento curato da Audiodoc, la prima associazione italiana di autori indipendenti di audio documentari.
Il 3 aprile &#8211; terzo giorno di lavori del Festival del giornalismo di Perugia &#8211; esperti, giornalisti e docenti si incontreranno per condividere idee e conoscenze sulla via di comunicazione che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Al Festival internazionale del Giornalismo, un dibattito sul documentario sonoro. Un evento curato da Audiodoc, la prima associazione italiana di autori indipendenti di audio documentari.</p>
<p>Il 3 aprile &#8211; terzo giorno di lavori del <a href="http://www.festivaldelgiornalismo.com/festivaldelgiornalismo.php?article1037">Festival del giornalismo di Perugia</a> &#8211; esperti, giornalisti e docenti si incontreranno per condividere idee e conoscenze sulla via di comunicazione che la Columbia Graduate  School of Journalism ritiene abbia &#8220;il potere e la forza spontanea dei grandi videodocumentari con l’intimismo e la poesia di un brano del  New Yorker&#8221;.<br />
Un excursus sul documentario sonoro, dalla realizzazione alla distribuzione, sia nel nostro Paese che nel mondo.</p>
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		<title>Mozambico: giornalista di Noticias minacciato pubblicamente</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Mar 2009 10:36:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia Coronati</dc:creator>
				<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[Mozambico]]></category>
		<category><![CDATA[Noticias]]></category>

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		<description><![CDATA[Un giornalista del quotidiano Noticias è stato minacciato di morte da un governatore del Mozambico. &#8220;Le autorità facciano il possibile per garantirgli la sicurezza&#8221; dichiara l&#8217;organizzazione Reporters sans frontières.
Il 16 marzo scorso il giornalista Bernardo Carlos si trovava nel distritto di Magoè, Mozambico, con altri colleghi del canale pubblico locale TVM, di Radio Mozambico e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un giornalista del quotidiano Noticias è stato minacciato di morte da un governatore del Mozambico. &#8220;Le autorità facciano il possibile per garantirgli la sicurezza&#8221; dichiara l&#8217;organizzazione Reporters sans frontières.</p>
<p>Il 16 marzo scorso il giornalista Bernardo Carlos si trovava nel distritto di Magoè, Mozambico, con altri colleghi del canale pubblico locale TVM, di Radio Mozambico e del quotidiano Diario di Mozambico, in occasione di un comizio di Idefonso Muananthatha, governatore della provincia di Tete (centro-ovest del Paese). Il governatore, durante il suo discorso si è rivolto verso Carlos minacciandolo pubblica. &#8220;Sai cosa è successo al giornalista Carlos Cardoso? Non ti stupire se un giorno ti sveglierai senza il braccio che stai usando per accoltellarmi&#8221;. Carlos Cardoso, direttore del Metical, è stato assassinato a Maputo nel 2000.</p>
<p>Il govenatore accusa Bernardo Carlos di avere scritto una serie di articoli sulla sua politica di impieghi pubblici e di servizi municipali. Nel centro della polemica, un articolo sullo stato della rete elettrica nella regione e e della gestione delle inondazioni nella provincia di Tete.</p>
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		<title>Myanmar: la giunta militare contro la &#8220;minaccia&#8221; delle tv satellitari</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Feb 2009 09:23:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Diasio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[Add new tag]]></category>
		<category><![CDATA[freedom of expression]]></category>
		<category><![CDATA[media]]></category>
		<category><![CDATA[satellite broadcasting]]></category>

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		<description><![CDATA[ Per la giunta militare birmana la tv via satellitare è una &#8220;minaccia decadente&#8221; che &#8220;mette a rischio il nazionalismo&#8221; e intima alla popolazione di &#8220;evitare i programmi televisivi via satellite&#8221;. Lo riferisce il quotidiano dissidente &#8216;The Irrawaddy&#8217;, che riporta una serie di articoli apparsi sui media ufficiali in Myanmar. Martedì scorso i giornali &#8216;The [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Verdana;color: #000080;font-size: xx-small"> </span><span style="font-family: Verdana;color: #000080;font-size: x-small">Per la giunta militare birmana la tv via satellitare è una &#8220;minaccia decadente&#8221; che &#8220;mette a rischio il nazionalismo&#8221; e intima alla popolazione di &#8220;evitare i programmi televisivi via satellite&#8221;. Lo riferisce il quotidiano dissidente &#8216;The Irrawaddy&#8217;, che riporta una serie di articoli apparsi sui media ufficiali in Myanmar. Martedì scorso i giornali &#8216;The New Light of Myanmar&#8217;, &#8216;Myanma Alin&#8217; e &#8216;The Mirror&#8217;, controllati dalla giunta militare, hanno pubblicato un editoriale in cui si critica in maniera feroce la tv satellite. &#8220;In realtà, i programmi tv via satellite – si legge nell&#8217;articolo – hanno il preciso scopo di influenzare la gente attraverso l&#8217;uso dei media e delle arti&#8221;. La dittatura punta il dito contro &#8220;certi Paesi&#8221; che vogliono &#8220;interferire negli affari interni&#8221; di altri Stati: essi innescano &#8220;problemi politici e dimostrazioni di massa&#8221; e demoralizzano &#8220;i caratteri&#8221;, indebolendo &#8220;il nazionalismo&#8221;. La censura della giunta intende colpire soprattutto i notiziari &#8220;contrari alla politica governativa&#8221;, i quali potrebbero &#8220;offendere la cultura della nazione, il suo popolo, le tradizioni e i costumi&#8221;. &#8220;Se il governo non prende provvedimenti &#8211; avverte &#8211; la nazione e il popolo potrebbero andare incontro a terribili conseguenze&#8221;. Nell&#8217;editoriale si prende a esempio il &#8220;modello cinese&#8221;, nel quale il governo proibisce ai cittadini di guardare i programmi tv via satellite e controlla le diffusioni – tra cui i contenuti internet – per &#8220;proteggere i loro interessi nazionali&#8221;. Nelle settimane successive alla repressione della rivolta dei monaci birmani del settembre 2007, la giunta ha impedito ai cittadini di guardare le tv via satellite, per evitare la diffusione di notizie sui massacri. Tra i canali censurati vi era Democratic Voice of Burma, fondata da dissidenti e con base in Norvegia, insieme ai principali media internazionali fra cui Al Jazeera, Cnn e Bbc. La dittatura militare, oltre alla propaganda ufficiale diffusa da MrTv e Myawaddy, consente la messa in onda di programmi di intrattenimento, musica e spettacolo. I birmani, la maggior parte dei quali vive in condizioni di povertà e non si può permettere il costo della parabola e dell&#8217;abbonamento, affollano le sale da the che diffondono programmi del circuito internazionale. Esclusi i notiziari, sui quali vige una stretta censura</span><span style="font-family: Verdana;color: #000080;font-size: xx-small">. (Fonte: Agenzia Asia News)</span></p>
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