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	<title>Amisnet &#187; informazione</title>
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	<itunes:subtitle>Informazione sociale e programmi di approfondimento dalla redazione di AMISnet.</itunes:subtitle>
	<itunes:summary>Amisnet e' un'agenzia radiofonica attiva da oltre 9 anni. La sua principale attivita' consiste nella produzione e la distribuzione di prodotti radiofonici di approfondimento a circa 35 radio italiane. Il podcast e' una selezione quotidiana dei servizi audio distribuiti tramite i siti del network Amisnet.</itunes:summary>
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		<title>E&#8217; morto Matteo Dean</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Jun 2011 10:19:07 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Poche righe per raccontare una morte assurda che ci colpisce profondamente. Travolto da un camion ad un casello autostradale, così la Jornada, quotidiano messicano con cui Matteo collaborava stabilmente da anni, dà al mondo l&#8217;incredibile notizia. Oltre che con la Jornada, Matteo collaborava con Il Manifesto e gestiva un proprio blog.  Con Matteo ci lascia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Poche righe per raccontare una morte assurda che ci colpisce  profondamente. Travolto da un camion ad un casello autostradale, così <a href="http://www.jornada.unam.mx/2011/06/12/politica/013n3pol">la Jornada</a>,  quotidiano messicano con cui Matteo collaborava stabilmente da anni, dà  al mondo l&#8217;incredibile notizia. Oltre che con la Jornada, Matteo collaborava con <a href="http://www.ilmanifesto.it/archivi/fuoripagina/anno/2011/mese/06/articolo/4830/">Il Manifesto</a> e gestiva <a href="http://matteodean.info/">un proprio blog</a>.  Con Matteo ci lascia una voce  intelligente e puntuale che come poche altre ha saputo raccontare il  Messico e spiegarlo a noi europei al di là di preconcetti e luoghi  comuni. Una voce dalla parte dei movimenti e sempre curiosa di scavare oltre le verità ufficiali. Con Matteo perdiamo una testa e un cuore sempre attenti ai  cambiamenti e alle ingiustizie. Il suo lavoro si era particolarmente  concentrato sui fenomeni migratori, perchè, emigrante lui stesso, non  poteva rimanere indifferente all&#8217;eccidio di sudamericani che perdono la  vita ai confini con gli Stati Uniti nel tentativo di attraversare un  confine sempre più blindato. Con Matteo viene meno una persona sempre  disponibile, un giornalista sensibile, un compagno di viaggio prezioso. Pubblichiamo  un lungo estratto dell&#8217;ultima intervista che Matteo ci ha rilasciato,  poco più di un mese fà. L&#8217;intervista era destinata a una trasmissione sulla  &#8220;guerra al narcotraffico&#8221; e sulla degenerazione violenta che investe il  paese. Un saluto a Matteo, da tutta la redazione di AMISnet.</p>
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		<itunes:summary>Poche righe per raccontare una morte assurda che ci colpisce  profondamente. Travolto da un camion ad un casello autostradale, così la Jornada,  quotidiano messicano con cui Matteo collaborava stabilmente da anni, dà  al mondo l&#8217;incredibile notizia. Oltre che con la Jornada, Matteo collaborava con Il Manifesto e gestiva un proprio blog.  Con Matteo ci lascia una voce  intelligente e puntuale che come poche altre ha saputo raccontare il  Messico e spiegarlo a noi europei al di là di preconcetti e luoghi  comuni. Una voce dalla parte dei movimenti e sempre curiosa di scavare oltre le verità ufficiali. Con Matteo perdiamo una testa e un cuore sempre attenti ai  cambiamenti e alle ingiustizie. Il suo lavoro si era particolarmente  concentrato sui fenomeni migratori, perchè, emigrante lui stesso, non  poteva rimanere indifferente all&#8217;eccidio di sudamericani che perdono la  vita ai confini con gli Stati Uniti nel tentativo di attraversare un  confine sempre più blindato. Con Matteo viene meno una persona sempre  disponibile, un giornalista sensibile, un compagno di viaggio prezioso. Pubblichiamo  un lungo estratto dell&#8217;ultima intervista che Matteo ci ha rilasciato,  poco più di un mese fà. L&#8217;intervista era destinata a una trasmissione sulla  &#8220;guerra al narcotraffico&#8221; e sulla degenerazione violenta che investe il  paese. Un saluto a Matteo, da tutta la redazione di AMISnet.</itunes:summary>
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		<title>Acqua: la TV del referendum</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Jun 2011 13:22:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ci sono gli appelli di Camilleri, Vecchioni, Ettore Scola, ma soprattutto le decine e decine di video autoprodotti confezionati durante la campagna referendaria da comuni cittadini. A pochi giorni dal voto, la TV del referendum sull&#8217;acqua raccoglie l&#8217;effervescenza di una campagna senza precedenti, lanciata dal basso e promossa da comitati locali e da migliaia di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono gli appelli di Camilleri, Vecchioni, Ettore Scola, ma soprattutto le decine e decine di video autoprodotti confezionati durante la campagna referendaria da comuni cittadini. A pochi giorni dal voto, la <a href="http://www.referendumacqua.tv/">TV del referendum sull&#8217;acqua</a> raccoglie l&#8217;effervescenza di una campagna senza precedenti, lanciata dal basso e promossa da comitati locali e da migliaia di singole persone che hano deciso di mobilitarsi a modo loro. Una vulcanica creatività, come si legge sul sito <a href="http://www.referendumacqua.tv/">referendumacqua.tv</a>, attraverso cui si è controbilanciato sul web, il boicottaggio dei media tradizionali.<br />
E mentre sulla rete spopolano i video virali, a Roma il sindaco Alemanno ingaggia una ben più arcaica battaglia contro i manifesti che invitano a votare si. Dalla sera alla mattina, denuncia un comunicato stampa del comitato per il sì all&#8217;acqua pubblica, i manifesti spariscono dalla plance installate per la campagna referendaria dallo stesso comune. Ad occuparsi dell&#8217;anti attacchinaggio squadre di vigili urbani che prendonio di mira, a quanto pare, solo i manifesti referendari. Da casa pound alla destra sociale il resto di manifesti che occupano i muri della capitale rimane invece miracolosamente intatto.</p>
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		<title>Sui referendum la rai è scandalosa</title>
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		<pubDate>Tue, 24 May 2011 13:28:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#8220;E&#8217; antidemocratico e scandaloso che il servizio pubblico oscuri i referendum privando i cittadini di del diritto alla corretta informazione&#8221;. Con questo slogan i comitati per i sì al referndum contro il nucleare e la privatizzazione dell&#8217;acqua hanno occupato nel primo pomeriggio la sede Rai di Viale Mazzini a Roma. I promotori del referendum hanno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;E&#8217; antidemocratico e scandaloso che il servizio pubblico oscuri i referendum privando i cittadini di del diritto alla corretta informazione&#8221;. Con questo slogan i comitati per i sì al referndum contro il nucleare e la privatizzazione dell&#8217;acqua hanno occupato nel primo pomeriggio la sede Rai di Viale Mazzini a Roma. I promotori del referendum hanno chiesto un incontro immediato con il presidente Garimberti e con la direttrice generale Lei, che ha accettato il confronto con i comitati.</p>
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		<title>Messico: Il successo della marcia per la pace</title>
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		<pubDate>Mon, 09 May 2011 16:10:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sono partiti in mille e sono arrivati in più di duecentomila. La &#8220;marcia per la pace con giustizia e dignità&#8221; che ha attraversato il Messico ha visto la partecipazione di studenti, artisti, indigeni, migranti. Tutti uniti per dire basta alle violenze causate anche da una &#8220;classe politica collusa e corrotta con la criminalità organizzata&#8221;. Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono partiti in mille e sono arrivati in più di duecentomila. La &#8220;marcia per la pace con giustizia e dignità&#8221; che ha attraversato il Messico ha visto la partecipazione di studenti, artisti, indigeni, migranti. Tutti uniti per dire basta alle violenze causate anche da una &#8220;classe politica collusa e corrotta con la criminalità organizzata&#8221;.</p>
<p>Il 28 marzo Juan Francisco Sicilia, insieme ad altre sei persone, è stato ucciso dai sicari del narcotraffico, poche ore prima aveva denunciato &#8220;anonimamente&#8221; un crimine. Dopo l&#8217;uccisione di suo figlio, Javier Sicilia, poeta e giornalista, ha pubblicamente attacato la classe politca siciliana e ha convocato per il 5 maggio una carovana, che per quattro giorni ha atraversato il paese, da Cuernavaca a lo zòcalo, la piazza centrale di Città del Messico.</p>
<p>La marcia è stata un grande successo, che ha visto la partecipazione di moltissimi parenti delle numerose vittime che la &#8220;guerra al narcotraffico&#8221; lanciata dal governo di Felipe Calderòn sta mietendo da oltre cinque anni.<br />
Sarebbero quarantamila, dal dicembre 2006 i morti di questa guerra, morti che il governo chiama &#8220;vittime collaterali&#8221;. “Non dovete dire a noi di smettere con la violenza, ma ai delinquenti” hanno detto i manifestanti: “Siete voi, classe politica, che avete la responsabilità di frenare la violenza”. È la classe politica messicana, “corrotta e collusa con la criminalità organizzata, che militarizza il tema della pubblica sicurezza, che ha trasformato il Messico in un campo di battaglia, che ha reso i cittadini ostaggi della violenza, che umilia le istituzioni repubblicane”.</p>
<p>Cominciata con la partecipazione di meno di mille persone, la marcia è terminata con l’arrivo di almeno 200 mila persone nello zocalo di Città del Messico. Una moltitudine che ha compreso padri e madri, figli e parenti delle oltre quaranTAmila vittime, ma anche migliaia tra militanti delle più diverse organizzazioni sociali messicane, giovani, studenti, artisti, migranti, indigeni e molti altri. &#8220;Una vittoria del movimento&#8221; commenta il giornalista Matteo Dean &#8220;finalmente il tema della violenza e, soprattutto, dell’insicurezza è stato per il momento sottratto alla destra conservatrice che detiene il potere nel paese. E non parliamo solo della destra al potere. Parliamo soprattutto dei settori benestanti di questa ed altre città, che non si fanno mai vedere, che scompaiono ogni giorno dietro gli alti muri dei loro quartieri-bunker ma che davanti ai casi più tragici hanno a volte alzato la voce&#8221;.</p>
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		<title>Referendum acqua pubblica: presidio davanti al Parlamento</title>
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		<pubDate>Thu, 05 May 2011 12:40:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 5 maggio un presidio di fronte al Parlamento ha denunciato la strategia mediatica messa in atto dal governo contro il referendum per l&#8217;acqua pubblica. A cinque settimane del referendum infatti, il governo sta lavorando alla creazione di un autorità di vigilanza sull&#8217;acqua, &#8220;a prescindere del referendum&#8221;, come ha annunciato il ministro dell&#8217;Ambiente Stefania Prestigiacomo, durante un recente question time [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 5 maggio un presidio di fronte al Parlamento ha denunciato la strategia mediatica messa in atto dal governo contro il referendum per l&#8217;acqua pubblica. A cinque settimane del referendum infatti, il governo sta lavorando alla creazione di un autorità di vigilanza sull&#8217;acqua, &#8220;a prescindere del referendum&#8221;, come ha annunciato il ministro dell&#8217;Ambiente Stefania Prestigiacomo, durante un recente question time alla Camera. Per Simona, della campagna referendaria L&#8217;acqua non si vende, &#8220;il governo vuole mettere cortine di fumo davanti agli occhi degli italiani, per fare credere che non ci sarà più il referendum&#8221;. &#8220;E&#8217; un tema del quale non vogliono parlare&#8221; aggiunge l&#8217;attivista &#8220;la Commissione di vigilanza sulla Rai ha approvato con un mese di ritardo, il 4 maggio, il regolamento per l&#8217;informazione pubblica per il referendum!&#8221;. La campagna referendaria va comunque avanti, grazie al lavoro dei numerosi comitati che si sono creati su tutto il territorio italiano.</p>
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		<title>La lunga mano del governo sui media ungheresi</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2011/05/02/la-censura-di-budapest/</link>
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		<pubDate>Mon, 02 May 2011 08:47:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Cocco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La nuova legge sui media in Ungheria è stata annunciata il 31 dicembre del 2010 ed è entrata in vigore il primo gennaio. In pratica, racconta Szabi Toth, dell&#8217;emittente comunitaria Tilos Radio, &#8220;abbiamo avuto sei ore di tempo per prepararci alla nuova normativa&#8221;. Nata nel 1991 come radio pirata Tilos è stata la prima radio libera a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste">La nuova legge sui media in Ungheria è stata annunciata il 31 dicembre del 2010 ed è entrata in vigore il primo gennaio. In pratica, racconta Szabi Toth, dell&#8217;emittente comunitaria Tilos Radio, &#8220;abbiamo avuto sei ore di tempo per prepararci alla nuova normativa&#8221;. Nata nel 1991 come radio pirata Tilos è stata la prima radio libera a sorgere in Ungheria e, probabilmente non a caso, è stata anche uno dei primi media a subire le conseguenze della drastica legge sui media approvata a dicembre del</div>
<div id="_mcePaste">2010. Il 4 gennaio, pochi giorni dall&#8217;entrata in vigore della legge, a Tilos è stato notificato un provvedimento dell&#8217;autorità nazionale dei media per aver trasmesso alle ore 5.53 del 2 settembre &#8220;It&#8217;s on&#8221;, brano del rapper statunitense Ice T. Un pezzo cantato in inglese ma dal contenuto troppo esplicito secondo l&#8217;autorità e capace di influenzare in modo</div>
<div id="_mcePaste">negativo lo sviluppo &#8220;mentale e morale&#8221; dei minorenni in ascolto. Uno degli aspetti più preoccupanti della nuova legge sono le pesanti multi comminate ai media che non rispettano i dettami in vigore da gennaio. &#8220;La legge&#8221; sottolinea Toth &#8220; stabilisce che almeno il 50 per cento della musica trasmessa dalle radio debba essere ungherese. Ma il fatto ancora più assurdo è che se una radio non rispetta quest&#8217;obbligo può subire una multa fino a 800 mila euro&#8230;. Una misura che può mettere in ginocchio qualsiasi media oggi esistente in Ungheria&#8221;. Di fornte alle proteste e alle critiche dell&#8217;Unione europea, che ha chiesto la modifica degli articoli più discussi, il governo magiaro ha dovuto fare un passo indietro e lo</div>
<div id="_mcePaste">scorso marzo ha messo nuovamente mano alla legge, alleggerendo il controllo delle autorità su internet e l&#8217;entità delle multe. Una revisione approvata soprattutto per compiacere Bruxelles ma che, come commenta Szabi Toth, ha lasciato inalterato l&#8217;impianto autoritario. Anche se modificata, la legge continua ad essere inaccettabile anche perché ad applicarla è un organo di cinque membri interamente nominato dal governo. Tra i suoi numerosi poteri l&#8217;Autorità dei media ha quello di chiedere a radio, giornali o televisioni qualsiasi documento  confidenziale ritenuto importante. E in caso di inottemperanza la multa</div>
<div id="_mcePaste">prevista è di 100 mila euro.</div>
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		<itunes:summary>La nuova legge sui media in Ungheria è stata annunciata il 31 dicembre del 2010 ed è entrata in vigore il primo gennaio. In pratica, racconta Szabi Toth, dell&#8217;emittente comunitaria Tilos Radio, &#8220;abbiamo avuto sei ore di tempo per prepararci alla nuova normativa&#8221;. Nata nel 1991 come radio pirata Tilos è stata la prima radio libera a sorgere in Ungheria e, probabilmente non a caso, è stata anche uno dei primi media a subire le conseguenze della drastica legge sui media approvata a dicembre del
2010. Il 4 gennaio, pochi giorni dall&#8217;entrata in vigore della legge, a Tilos è stato notificato un provvedimento dell&#8217;autorità nazionale dei media per aver trasmesso alle ore 5.53 del 2 settembre &#8220;It&#8217;s on&#8221;, brano del rapper statunitense Ice T. Un pezzo cantato in inglese ma dal contenuto troppo esplicito secondo l&#8217;autorità e capace di influenzare in modo
negativo lo sviluppo &#8220;mentale e morale&#8221; dei minorenni in ascolto. Uno degli aspetti più preoccupanti della nuova legge sono le pesanti multi comminate ai media che non rispettano i dettami in vigore da gennaio. &#8220;La legge&#8221; sottolinea Toth &#8220; stabilisce che almeno il 50 per cento della musica trasmessa dalle radio debba essere ungherese. Ma il fatto ancora più assurdo è che se una radio non rispetta quest&#8217;obbligo può subire una multa fino a 800 mila euro&#8230;. Una misura che può mettere in ginocchio qualsiasi media oggi esistente in Ungheria&#8221;. Di fornte alle proteste e alle critiche dell&#8217;Unione europea, che ha chiesto la modifica degli articoli più discussi, il governo magiaro ha dovuto fare un passo indietro e lo
scorso marzo ha messo nuovamente mano alla legge, alleggerendo il controllo delle autorità su internet e l&#8217;entità delle multe. Una revisione approvata soprattutto per compiacere Bruxelles ma che, come commenta Szabi Toth, ha lasciato inalterato l&#8217;impianto autoritario. Anche se modificata, la legge continua ad essere inaccettabile anche perché ad applicarla è un organo di cinque membri interamente nominato dal governo. Tra i suoi numerosi poteri l&#8217;Autorità dei media ha quello di chiedere a radio, giornali o televisioni qualsiasi documento  confidenziale ritenuto importante. E in caso di inottemperanza la multa
prevista è di 100 mila euro.</itunes:summary>
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		<title>Radio Tunisi 2: la TV malata</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Mar 2011 10:12:10 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Secondo appuntamento con Radio Tunisi, percorso radiofonico sulle tracce dei media tunisini nel dopo Ben Alì. In questa puntata il racconto sulla Televisione nazionale tunisina. Un tempo megafono prediletto per la propaganda di regime la Tv di Stato è oggi un&#8217;istituzione malata, come ha dichiarato il nuovo direttore, che ha avviato un controllo finanziario sulla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo appuntamento con Radio Tunisi, percorso radiofonico sulle tracce dei media tunisini nel dopo Ben Alì. In questa puntata il racconto sulla Televisione nazionale tunisina. Un tempo megafono prediletto per la propaganda di regime la Tv di Stato è oggi un&#8217;istituzione malata, come ha dichiarato il nuovo direttore, che ha avviato un controllo finanziario sulla struttura. Nonostante il cambio ai vertici dell&#8217;emittente, spiega Francesco Diasio, segretario di Amarc Europa, la dirigenza continua ad essere nelle mani di persone inserite all&#8217;epoca di Ben Alì mentre i giornalisti sono per lo più quelli abituati alla confezione di notizie propagandistiche, come accaduto negli scorsi 20 anni. Nella tappa di oggi una visita anche a Radio Modaique, emittente commerciale della capitale che raccoglie ogni giorno il 60 per cento degli ascolti di Tunisi. In chiusura il fermento culturale nato intorno al sindacato dei giornalisti indipendenti, un tempo vietato e oggi in prima linea per garantire la libertà di espressione in vista delle elezioni per la costituente di luglio.<br />
Le altre puntate di <a href="http://amisnet.org/?s=%22radio+Tunisi%22">Radio Tunisi </a></p>
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		<itunes:summary>Secondo appuntamento con Radio Tunisi, percorso radiofonico sulle tracce dei media tunisini nel dopo Ben Alì. In questa puntata il racconto sulla Televisione nazionale tunisina. Un tempo megafono prediletto per la propaganda di regime la Tv di Stato è oggi un&#8217;istituzione malata, come ha dichiarato il nuovo direttore, che ha avviato un controllo finanziario sulla struttura. Nonostante il cambio ai vertici dell&#8217;emittente, spiega Francesco Diasio, segretario di Amarc Europa, la dirigenza continua ad essere nelle mani di persone inserite all&#8217;epoca di Ben Alì mentre i giornalisti sono per lo più quelli abituati alla confezione di notizie propagandistiche, come accaduto negli scorsi 20 anni. Nella tappa di oggi una visita anche a Radio Modaique, emittente commerciale della capitale che raccoglie ogni giorno il 60 per cento degli ascolti di Tunisi. In chiusura il fermento culturale nato intorno al sindacato dei giornalisti indipendenti, un tempo vietato e oggi in prima linea per garantire la libertà di espressione in vista delle elezioni per la costituente di luglio.
Le altre puntate di Radio Tunisi </itunes:summary>
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		<title>Delibera Agcom sui diritti d&#8217;autore</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Feb 2011 13:48:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Si concluderà il 3 marzo il periodo di consultazione pubblica richiesto dall&#8217;Autorità garante delle comunicazioni per la sua nuova delibera, creata con l&#8217;intento di combattere la violazione dei diritti d&#8217;autore nei siti internet con server all&#8217;estero. Un provvedimento apparentemente regolare e lecito, ma che in realtà consentirebbe all’Agcom di mettere sotto sequestro e cancellare letteralmente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si concluderà il 3 marzo il periodo di consultazione pubblica richiesto dall&#8217;Autorità garante delle comunicazioni per la sua nuova delibera, creata con l&#8217;intento di combattere la violazione dei diritti d&#8217;autore nei siti internet con server all&#8217;estero. Un provvedimento apparentemente regolare e lecito, ma che in realtà consentirebbe all’Agcom di mettere sotto sequestro e cancellare letteralmente siti in cui sono presenti file che non rispettano i copyright, senza nemmeno fare riferimento all’autorità giudiziaria. Per questo motivo diverse associazioni, che ritengono il regolamento anticostituzionale, hanno scritto una lettera aperta al parlamento: uno dei sostenitori di questa protesta è Fulvio Sarzana, avvocato ed esperto di internet. &#8220;Chiediamo di valutare a livello parlamentare la vicenda&#8221; ha spiegato Sarzana, &#8220;analizzare bene tutte le tematiche del cittadino e del diritto d&#8217;autore, e di prendere poi  una decisione, decisione che ognuno di noi accetterà&#8221;. La delibera darebbe all&#8217;Autorità garante un grande potere, ed è questo a preoccupare maggiormente le associazioni come la Adiconsum, Altroconsumo e Confcommercio, che hanno presentato una campagna con l&#8217;intento di non far passare la cosa inosservata. Il compito di creare questa legge è stato assegnato all’Authority tramite il decreto Romani, ma la sensazione è che la stessa Agcom abbia compreso la grandezza dell’incarico, vista la richiesta al Parlamento di rivedere le leggi sul diritto d’autore. Ed è proprio questo il nodo della questione secondo Sarzana, che ritiene inadatta l’autorità garante a svolgere una mole di lavoro tale, e vorrebbe che la creazione di una nuova legge in materia venga fatta dal Parlamento, secondo il ruolo che gli spetta: &#8220;La delibera prevede la possibilità di impedire agli italiani di accedere nei siti dislocati all&#8217;estero sospettati di violare i copyright, che potrebbero sparire dall&#8217;oggi al domani, senza che il consumatore possa saperne nulla&#8221;. La paura infatti, è che con la scusa della difesa dei diritti d&#8217;autore si dia il via libera a un vero e proprio strumento di censura,  e alcuni mezzi di condivisione di file, come Youtube e i vari social network, rischierebbero di diventare inaccessibili agli utenti di tutta la nazione, fatto che costituirebbe una forma di censura mai vista in precedenza.</p>
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		<title>Internet: radio e tv via web parificate a quelle via etere</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Jan 2011 13:21:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#8220;Da oggi internet è un pò meno libera&#8221;, così il giornalista e esperto di aspetti giuridici delle nuove tecnologie Manlio Cammarata ha commentato i due regolamenti approvati in questi giorni dall&#8217;Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom). In base ai due provvedimenti, contenuti nel Testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici, &#8220;i media [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste">&#8220;Da oggi internet è un pò meno libera&#8221;, così il giornalista e esperto di aspetti giuridici delle nuove tecnologie Manlio Cammarata ha commentato i due regolamenti approvati in questi giorni dall&#8217;Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom).</div>
<div><span id="more-10844"></span>In base ai due provvedimenti, contenuti nel Testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici, &#8220;i media audiovisivi lineari o radiofonici su altri mezzi di comunicazione elettronica&#8221;  dovranno essere sottoposti all&#8217;autorizzazione dell&#8217;Autorità per la fornitura di servizi. In pratica tutto l&#8217;audiovisivo, e quindi anche internet, dovrà richiedere l&#8217;autorizzazione non solo per l&#8217;attività di operatore o fornitore di servizi di rete, ma anche per la fornitura dei contenuti, cioè i &#8220;servizi di media&#8221;.</div>
<div id="_mcePaste">&#8220;L&#8217;autorizzazione significa costi e burocrazia, oneri ingiustificati per attività che fino a ieri erano libere, come nel resto del mondo libero&#8221; commenta Cammarata sul <a href="http://www.mcreporter.info/sistema/webradiotv.htm">suo sito</a>, che conclude &#8220;&#8216;espressione chiave, nei due provvedimenti, è questa: &#8220;in concorrenza con la radiodiffusione televisiva&#8221;. Ed è la sola ragione di queste norme. In Italia non si può fare concorrenza alla televisione, quasi tutta di proprietà o comunque controllata da una sola persona, il Presidente del consiglio dei ministri&#8221;.</div>
<div id="_mcePaste">Il Testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici è la nuova edizione del Testo unico della radiotelevizione, modificato con il &#8220;decreto Romani&#8221;. La direttiva è stata contestata da molti, in particolare perchè include internet nelle regole sulla TV.</div>
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		<title>Tv italiana: lo schermo che genera terrore</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Jan 2011 12:22:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Criminalità batte disoccupazione e qualità dei servizi. Secondo il rapporto dell&#8217;Osservatorio europeo sulla sicurezza l&#8217;attenzione dei media in Italia si concentra sempre più su tematiche che non preoccupano realmente l&#8217;opinione pubblica. Secondo la ricerca la disoccupazione è la voce che preoccupa di più l&#8217;italiano medio (passando da un 28% del 2005 a un 51/ del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste">Criminalità batte disoccupazione e qualità dei servizi. Secondo il rapporto dell&#8217;Osservatorio europeo sulla sicurezza l&#8217;attenzione dei media in Italia si concentra sempre più su tematiche che non preoccupano realmente l&#8217;opinione pubblica. <span id="more-10796"></span></div>
<div id="_mcePaste">Secondo la ricerca la disoccupazione è la voce che preoccupa di più l&#8217;italiano medio (passando da un 28% del 2005 a un 51/ del 2010), seguita dalla qualità dei servizi sociali e sanitari e dall&#8217;immigrazione. Ma i media si interessano a fenomeni diversi. A sentire un tg italiano infatti, sembra che il primo problema sia quello di arginare la criminalità. Mediaset è il canale che dedica più spazio al tema, seguito dal tg1, un martellamento che alimenta il fenomeno detto della &#8220;criminalità pervasiva&#8221; (aumento della percezione del problema attraverso la rappresentazione di un timore che non esiste). Nonostante il numero dei reati sia stabile negli anni, sottolinea la ricerca, il numero delle notizie sugli atti criminali è aumentato. In base a dati del primo trimestre del 2010, ad esempio, l&#8217;emittente italiana Rai Uno ha una rappresentazione mediatica delle notizie di criminalità doppia rispetto alla Tve spagnola, due volte e mezza la Bbc britannica e la France2, più di dieci volte rispetto la Ard tedesca. Nello stesso periodo preso in considerazione Ard ha dato 34 notizie contro le 431 di Rai1.</div>
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