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	<title>Amisnet &#187; Diritti</title>
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	<description>Informazione Sociale Quotidiana</description>
	<pubDate>Fri, 18 Jul 2008 11:55:01 +0000</pubDate>
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		<category>News &amp; Politics</category>
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		<itunes:keywords>ambiente, conflitti, cooperazione, diritti, economia, politica, informazione sociale</itunes:keywords>
		<itunes:subtitle>Informazione sociale e programmi di approfondimento dalla redazione di AMISnet.</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>Amisnet e' un'agenzia radiofonica attiva da oltre 9 anni. La sua principale attivita' consiste nella produzione e la distribuzione di prodotti radiofonici di approfondimento a circa 35 radio italiane. Il podcast e' una selezione quotidiana dei servizi audio distribuiti tramite i siti del network Amisnet.</itunes:summary>
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		<title>Diritti umani: la CPI compie dieci anni</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Jul 2008 10:04:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina Vella</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Il 17 luglio di 10 anni fa veniva adottato lo Statuto di Roma, strumento con il quale si istituiva la Corte Penale Internazionale: una pietra miliare nella salvaguardia dei dirtti umani perché rappresenta il primo tribunale internazionale  permanente contro genocidi, crimini di guerra e contro l&#8217;umanità.
Giunta appunto al suo decimo anno di attività, la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://amisnet.org/files/2008/07/diritti_umani.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5223" style="float: left" src="http://amisnet.org/files/2008/07/diritti_umani.jpg" alt="" /></a>Il 17 luglio di 10 anni fa veniva adottato lo Statuto di Roma, strumento con il quale si istituiva la Corte Penale Internazionale: una pietra miliare nella salvaguardia dei dirtti umani perché rappresenta il primo tribunale internazionale  permanente contro genocidi, crimini di guerra e contro l&#8217;umanità.</p>
<p>Giunta appunto al suo decimo anno di attività, la Corte è il frutto di 60 anni di battaglie da parte della società civile e delle Nazioni Unite.</p>
<p>Prima della sua nascita, infatti, i reati contro i diritti umani fondamentali erano giudicati da tribunali speciali,  temporanei e operativi in territori ben definiti; nel 1998, con la sua istituzione invece per la prima volta nasceva uno strumento permanente e con giurisdizione su tutti i Paesi.</p>
<p>Qualcosa da rivedere però c&#8217;è ed è la regola per cui lo Statuto della Corte, per diventare vincolante, necessita comunque della firma e della ratifica degli Stati membri delle Nazioni Unite.</p>
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		<itunes:summary>Il 17 luglio di 10 anni fa veniva adottato lo Statuto di Roma, strumento con il quale si istituiva la Corte Penale Internazionale: una pietra miliare nella salvaguardia dei dirtti umani percheacute; rappresenta il primo tribunale internazionale  permanente contro genocidi, crimini di guerra e contro l'umanitagrave;.

Giunta appunto al suo decimo anno di attivitagrave;, la Corte egrave; il frutto di 60 anni di battaglie da parte della societagrave; civile e delle Nazioni Unite.

Prima della sua nascita, infatti, i reati contro i diritti umani fondamentali erano giudicati da tribunali speciali,  temporanei e operativi in territori ben definiti; nel 1998, con la sua istituzione invece per la prima volta nasceva uno strumento permanente e con giurisdizione su tutti i Paesi.

Qualcosa da rivedere perograve; c'egrave; ed egrave; la regola per cui lo Statuto della Corte, per diventare vincolante, necessita comunque della firma e della ratifica degli Stati membri delle Nazioni Unite.</itunes:summary>
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		<title>Genova 2001: domani richiesta condanne per processo Diaz</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2008/07/16/genova-2001-domani-richesta-condanne-per-processo-diaz-settimana-di-iniziative-a-genova/</link>
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		<pubDate>Wed, 16 Jul 2008 10:47:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina Vella</dc:creator>
		
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://amisnet.org/files/2008/07/genova_g8.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5218" style="float: left" src="http://amisnet.org/files/2008/07/genova_g8.jpg" alt="Anti G8 - Genova 2001" width="370" height="247" /></a>In occasione dell&#8217;anniversario del settimo anno dei fatti di Genova 2001, la città ligure si prepara ad ospitare, <a href="http://www.veritagiustizia.it/" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/www.veritagiustizia.it');"><strong>dal 15 al 22 luglio, una settimana di iniziative dedicata alla memoria di quei giorni</strong></a>: una pagina nera nella storia italiana che si sta concludendo altrettanto amaramente.<span id="more-5215"></span></p>
<p>Gli audio:</p>
<p><strong><a href="http://amisnet.org/files/2008/07/genova_2001_commento.mp3" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/downloads/mp3/genova_2001_commento.mp3');">Commento alla sentenza. Lorenzo Guadagnucci del Comitato verità e giustizia per Genova</a></strong></p>
<p><strong><a href="http://amisnet.org/files/2008/07/genova_2001_processi.mp3" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/downloads/mp3/genova_2001_processi.mp3');">Prossimi appuntamenti giudiziari. L. Guadagnucci </a></strong></p>
<p><strong><a href="http://amisnet.org/files/2008/07/genova_2001_eventi.mp3" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/downloads/mp3/genova_2001_eventi.mp3');">Settimo anniversario dei fatti di Genova 2001. Le iniziative in programma. L. Guadagnucci</a></strong></p>
<p><strong><a href="http://amisnet.org/files/2008/07/genova_2001_cronistoria.mp3" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/downloads/mp3/genova_2001_cronistoria.mp3');">Una breve cronistoria di quei giorni. L.Guadagnucci</a></strong></p>
<p>Come infatti commentare la sentenza arrivata due giorni fa sui fatti di Bolzaneto, la caserma che nel luglio 2001 ospitava gli arrestati nel corso delle proteste Anti G8? In quel carcere, in quei giorni, si verificarono, da parte degli agenti e del personale sanitario, maltrattamenti fisici e morali a danno dei fermati: nessun reato grave per lo Stato e la giustizia italiana che ha pensato bene di emettere una pena di soli 24 anni in totale, dei 76 e  4 mesi e 20 giorni chiesti dai magistrati genovesi Patrizia Petruzziello e Vittorio Ranieri Miniati. Dei 45 imputati, solo 15  sono stati condannati, dai 5 mesi ai 5 anni, e 30 assolti. Nessun reato di tortura per loro, ma solo condanne legate ad episodi specifici. La pena pi? pesante ? stata inflitta all&#8217;ispettore della polizia penitenziaria Antonio Biagio Gugliotta, in quei giorni responsabile della sicurezza di Bolzaneto. Per lui cinque anni di carcere. Il reato? Abuso d&#8217;ufficio; solo due anni e 4 mesi invece per Alessandro Perugini, ai tempi vice-capo della Digos di Genova.</p>
<p>Intanto, domani, giovedì 17 luglio, continua anche la vicenda giudiziaria del processo Diaz. I Pm Enrico Zucca e Francesco Cardona Albini presenteranno la loro rischiesta di condanne per i 29 imputati. Il processo andrà avanti a settembre per poi concludersi definitivamente ad ottobre.  Come per la sentenza di Bolzaneto, anche quella Diaz avrà solo un valore simbolico. Nessuno infatti andrà in carcere visto che da gennaio 2009 queste condanne cadranno grazie all&#8217;indulto e alla prescrizione. Stessa cosa varrà per le violenze degli agenti ai danni dei manifestati della Rete Lilliput di Piazza Manin.  Cosa diversa invece sarà per il processo di appello per i 25 manifestanti, alcuni dei quali accusati di devastazione e saccheggio. Al riguardo, c&#8217;è già stata una sentenza di primo grado nel dicembre scorso ed è l&#8217;unico processo che non finirà in prescrizione. Differentemente dai reati contestati agli agenti, infatti, quelli contestati ai manifestanti sono molto più gravi e quindi non prescrivibili.</p>
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		<title>Obiettivi del Millennio: i passi da gambero dell&#8217;Italia</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Jul 2008 05:00:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia Coronati</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Una riduzione di 170 milioni di euro all&#8217;aiuto pubblico a favore dei Paesi in via di sviluppo. Questi i tagli alla cooperazione internazionale previsti dalle nuove misure finanziarie. L&#8217;Italia, uno dei paesi più ricchi del mondo, torna indietro sugli Obiettivi del Millennio che si era preposta nel 2000. Proprio in quell&#8217;anno infatti l&#8217;Italia, siglando la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una riduzione di 170 milioni di euro all&#8217;aiuto pubblico a favore dei Paesi in via di sviluppo. Questi i tagli alla cooperazione internazionale previsti dalle nuove misure finanziarie. L&#8217;Italia, uno dei paesi più ricchi del mondo, torna indietro sugli Obiettivi del Millennio che si era preposta nel 2000. <span id="more-5191"></span>Proprio in quell&#8217;anno infatti l&#8217;Italia, siglando la Dichiarazione del Millennio, si era impegnata a contribuire alla lotta alla povertà e al raggiungimento di otto obiettivi, i cosiddetti Millennium Goals (combattere fame e povertà, favorire l&#8217;educazione primaria, promuovere la parità tra i sessi, ridurre la mortalità infantile, rafforzare la salute delle mamme, combattere l&#8217;Aids, impegnarsi nelle politiche ambientali e nel creare una rete globale per lo sviluppo). In particolare il nostro paese si era impegnato ad aumentare l&#8217;aiuto pubblico allo sviluppo fino ad arrivare allo 0,7% del proprio Pil in aiuto pubblico e si era posto come obiettivo intermedio il raggiungimento dello 0,33% entro il 2006.</p>
<p>Oggi l&#8217;Italia è ferma allo 0,19%. Non solo: con il decreto legge n. 112 del 25 giugno 2008 si ridurrebbe ulteriormente il finanziamento all&#8217;aiuto pubblico, con un taglio di 170 milioni di euro a partire dal 2009. &#8220;Una misura che contraddice gli impegni italiani presi nelle sedi internazionali e di Unione Europea&#8221; sostiene la Campagna delle Nazioni Unite per gli Obiettivi del Millennio.</p>
<p>I tagli sono previsti dal comma 11 dell&#8217;articolo 60 del decreto legge 112 del 25 giugno 2008, un decreto che è oggi al vaglio al Parlamento. &#8220;Noi chiediamo che i parlamentari abroghino questo comma e che instaurino un dialogo con il Governo e la società civile, soprattutto in vista della prossima finanziaria: non solo non si dovranno tagliare gli aiuti, ma sarà anche necessario aumentarli, ed è importantissimo farlo anche in vista della presidenza italiana al G8 del 2009&#8243; dichiara Marta Guglielmetti, ccoordinatrice della Campagna.</p>
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		<itunes:summary>Una riduzione di 170 milioni di euro all'aiuto pubblico a favore dei Paesi in via di sviluppo. Questi i tagli alla cooperazione internazionale previsti dalle nuove misure finanziarie. L'Italia, uno dei paesi piugrave; ricchi del mondo, torna indietro sugli Obiettivi del Millennio che si era preposta nel 2000. Proprio in quell'anno infatti l'Italia, siglando la Dichiarazione del Millennio, si era impegnata a contribuire alla lotta alla povertagrave; e al raggiungimento di otto obiettivi, i cosiddetti Millennium Goals (combattere fame e povertagrave;, favorire l'educazione primaria, promuovere la paritagrave; tra i sessi, ridurre la mortalitagrave; infantile, rafforzare la salute delle mamme, combattere l'Aids, impegnarsi nelle politiche ambientali e nel creare una rete globale per lo sviluppo). In particolare il nostro paese si era impegnato ad aumentare l'aiuto pubblico allo sviluppo fino ad arrivare allo 0,7% del proprio Pil in aiuto pubblico e si era posto come obiettivo intermedio il raggiungimento dello 0,33% entro il 2006.

Oggi l'Italia egrave; ferma allo 0,19%. Non solo: con il decreto legge n. 112 del 25 giugno 2008 si ridurrebbe ulteriormente il finanziamento all'aiuto pubblico, con un taglio di 170 milioni di euro a partire dal 2009. "Una misura che contraddice gli impegni italiani presi nelle sedi internazionali e di Unione Europea" sostiene la Campagna delle Nazioni Unite per gli Obiettivi del Millennio.

I tagli sono previsti dal comma 11 dell'articolo 60 del decreto legge 112 del 25 giugno 2008, un decreto che egrave; oggi al vaglio al Parlamento. "Noi chiediamo che i parlamentari abroghino questo comma e che instaurino un dialogo con il Governo e la societagrave; civile, soprattutto in vista della prossima finanziaria: non solo non si dovranno tagliare gli aiuti, ma saragrave; anche necessario aumentarli, ed egrave; importantissimo farlo anche in vista della presidenza italiana al G8 del 2009" dichiara Marta Guglielmetti, ccoordinatrice della Campagna.</itunes:summary>
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		<title>Spagna: i diritti fondamentali vanno oltre la specie</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Jul 2008 14:00:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Khaldoun</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[In Spagna le &#8220;grandi scimmie&#8221; non saranno piu` oggetti di proprieta` ma soggetti di diritto. Una direttiva del Parlamento impegna il Governo di Madrid a riconoscere a orango, gorilla, simpanze` e bonobo i diritti fondamentali degli umani, sottraendoli allo sfruttamento e alle sofferenze della vivisezione e degli spettacoli circensi. A ispirare la decisione del Parlamento iberico il progetto &#8220;Great Apes&#8220;, ideato dai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In Spagna le &#8220;grandi scimmie&#8221; non saranno piu` oggetti di proprieta` ma soggetti di diritto. Una direttiva del Parlamento impegna il Governo di Madrid a riconoscere a orango, gorilla, simpanze` e bonobo i diritti fondamentali degli umani, sottraendoli allo sfruttamento e alle sofferenze della vivisezione e degli spettacoli circensi. A ispirare la decisione del Parlamento iberico il progetto &#8220;<a href="http://www.greatapeproject.org/" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/www.greatapeproject.org');">Great Apes</a>&#8220;, ideato dai filosofi <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Peter_Singer" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/it.wikipedia.org');">Peter Singer</a> e <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Paola_Cavalieri" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/it.wikipedia.org');">Paola Cavalieri</a>, che sostiene che i primati abbiano una individualità paragonabile a quella umana. Dai primati il diritto alla vita e alla libertà dovrebbero poi essere estesi, secondo i due pensatori, a tutti gli esseri sensienti.</p>
<p>La notizia ha causato una aspra polemica. La sezione spagnola di Amnesty International ha espresso il suo stupore per il fatto che si lotti per i diritti delle scimmie quando ancora non sono garantiti i diritti umani a tutti gli uomini e l&#8217;arcivescovo di Pamplona, Fernando Sebastian, ha giudicato l&#8217;idea ridicola, sopratutto in considerazione del fatto che ancora non si riconoscano i diritti dell&#8217;embrione. Per gli animalisti invece la critica riguarda l&#8217;argomento portato a sostegno di questa direttiva, che si baserebbe sulle similitudini tra grandi scimmie ed esseri umani anziche` dal diritto degli animali in quanto tali.</p>
<p>In realta` quella spagnola e` una novita` in linea con altri cambiamenti legislativi ingervenuti in altri paesi, come la Gran Bretagna che ha proibito la vivisezione sui primati. La differenza sostanziale e` nel fatto che anziche` proibire una determinata pratica considerata crudele, in Spagna per la prima volta al mondo si vuole riconoscere lo status di soggetto di diritto ad animali non umani.</p>
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		<itunes:subtitle>In Spagna le "grandi scimmie" non saranno piu` oggetti di proprieta` ma soggetti di diritto. Una direttiva del Parlamento impegna il Governo di Madrid a ...</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>In Spagna le "grandi scimmie" non saranno piu` oggetti di proprieta` ma soggetti di diritto. Una direttiva del Parlamento impegna il Governo di Madrid a riconoscere a orango, gorilla, simpanze` e bonobo i dirittinbsp;fondamentali degli umani, sottraendolinbsp;allo sfruttamento e alle sofferenzenbsp;della vivisezionenbsp;e degli spettacolinbsp;circensi. A ispirare la decisione del Parlamentonbsp;iberico il progetto "Great Apes",nbsp;ideato dai filosofi Peter Singer e Paola Cavalieri,nbsp;che sostiene che i primati abbianonbsp;una individualitagrave; paragonabile a quella umana.nbsp;Dai primati il diritto alla vita enbsp;alla libertagrave; dovrebbero poinbsp;essere estesi, secondo i due pensatori,nbsp;anbsp;tutti gli esseri sensienti.

La notizia ha causato una aspra polemica.nbsp;La sezione spagnola di Amnesty International ha espresso il suo stupore per il fatto che si lotti per i diritti delle scimmie quando ancora non sono garantiti i diritti umani a tutti gli uomini e l'arcivescovo di Pamplona, Fernando Sebastian, hanbsp;giudicato l'ideanbsp;ridicola, sopratutto in considerazione del fatto che ancoranbsp;non si riconoscano i diritti dell'embrione. Per gli animalisti invece la critica riguarda l'argomento portato a sostegno di questa direttiva, che si baserebbe sulle similitudini tra grandi scimmie ed esseri umani anziche` dal diritto degli animali in quanto tali.

In realta` quella spagnola e` una novita` in linea con altri cambiamenti legislativi ingervenuti in altri paesi, come la Gran Bretagna che ha proibito la vivisezione sui primati. La differenza sostanziale e` nel fatto che anziche` proibire una determinata pratica considerata crudele, in Spagna per la prima volta al mondo si vuole riconoscere lo status di soggetto di diritto ad animali non umani.</itunes:summary>
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		<title>Sud Africa: 500 sfollati dello Zimbabwe rispediti nella bocca del leone</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2008/07/02/sud-africa-500-sfollati-dello-zimbabwe-rispediti-nella-bocca-del-leone/</link>
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		<pubDate>Wed, 02 Jul 2008 11:34:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia Coronati</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Sarebbero circa 500 i cittadini dello Zimbabwe sfollati dal centro di detenzione di Musina, Sud Africa. Uomini, donne e bambini che cercavano di fuggire dalla violenza e instabilità del loro paese e che le autorità sud africane hanno rispedito in patria.Il centro di detenzione ospitava fino al 27 giugno 400 uomini, 50 donne e 15 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sarebbero circa 500 i cittadini dello Zimbabwe sfollati dal centro di detenzione di Musina, Sud Africa. Uomini, donne e bambini che cercavano di fuggire dalla violenza e instabilità del loro paese e che le autorità sud africane hanno rispedito in patria.<span id="more-5132"></span>Il centro di detenzione ospitava fino al 27 giugno 400 uomini, 50 donne e 15 bambini, il triplo rispetto al solito. Persone che cercavano di scappare alla preoccupante situazione politica del loro paese, da mesi teatro di scontri a causa delle contestatissime elezioni presidenziali. Un team di Medici Senza Frontiere ha fatto visita al campo sovraffollato ed è tornato il giorno successivo per portare generi di soccorso, ma quando i medici sono tornati, nel campo non c&#8217;era più nessuno. MSF si è rivolta alle autorità sudafricane che hanno confermato quello che si temeva: i cittadini dello Zimbabwe sono stati riportati al di là del confine.</p>
<p>&#8220;Non è la prima volta che il Sud Africa attua deportazioni ma attuarle in un momento così delicato per lo Zimbabwe, in cui si sta svolgendo il ballottaggio ci lascia scioccati&#8221;, dichiara Rachel Cohen, capo missione di MSF in Sud Africa. &#8220;Non solo, secondo la legge sudafricana dovrebbe essere garantito a qualsiasi migrante l&#8217;accesso alle cure primarie gratuite, e questo spesso non avviene&#8221;, aggiunge Gianluigi Lopes, MSF.</p>
<p>Lo Zimbabwe torna alle urne dopo le elezioni farsa della scorsa settimana, che vedevano come unico candidato il capo dello stato uscente Robert Mugabe, Il ballottaggio è stato criticato dall&#8217;Onu e dall&#8217;Unione Europea. Dal luglio dello scoso anno, gli sfollati da questo paese sono circa tre milioni.</p>
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		<itunes:summary>Sarebbero circa 500 i cittadini dello Zimbabwe sfollati dal centro di detenzione di Musina, Sud Africa. Uomini, donne e bambini che cercavano di fuggire dalla violenza e instabilitagrave; del loro paese e che le autoritagrave; sud africane hanno rispedito in patria.Il centro di detenzione ospitava fino al 27 giugno 400 uomini, 50 donne e 15 bambini, il triplo rispetto al solito. Persone che cercavano di scappare alla preoccupante situazione politica del loro paese, da mesi teatro di scontri a causa delle contestatissime elezioni presidenziali. Un team di Medici Senza Frontiere ha fatto visita al campo sovraffollato ed egrave; tornato il giorno successivo per portare generi di soccorso, ma quando i medici sono tornati, nel campo non c'era piugrave; nessuno. MSF si egrave; rivolta alle autoritagrave; sudafricane che hanno confermato quello che si temeva: i cittadini dello Zimbabwe sono stati riportati al di lagrave; del confine.

"Non egrave; la prima volta che il Sud Africa attua deportazioni ma attuarle in un momento cosigrave; delicato per lo Zimbabwe, in cui si sta svolgendo il ballottaggio ci lascia scioccati", dichiara Rachel Cohen, capo missione di MSF in Sud Africa. "Non solo, secondo la legge sudafricana dovrebbe essere garantito a qualsiasi migrante l'accesso alle cure primarie gratuite, e questo spesso non avviene", aggiunge Gianluigi Lopes, MSF.

Lo Zimbabwe torna alle urne dopo le elezioni farsa della scorsa settimana, che vedevano come unico candidato il capo dello stato uscente Robert Mugabe, Il ballottaggio egrave; stato criticato dall'Onu e dall'Unione Europea. Dal luglio dello scoso anno, gli sfollati da questo paese sono circa tre milioni.</itunes:summary>
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		<title>Schedature etniche: i rom di oggi come gli ebrei del 1938?</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jun 2008 09:24:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia Coronati</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Una banca dati con le impronte dei rom &#8220;a garanzia dei loro diritti&#8221;, questa la proposta del ministro degli Interni Roberto Maroni.  L&#8217;Aned, associazione nazionale ex deportati, fa scattare l&#8217;allarme: &#8220;Questo provvedimento somiglia preoccupantemente alle schedature degli ebrei effettuate dai nazifascisti nel 1938&#8243;.
Una schedatura con le impronte di tutti i rom sul territorio italiano, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una banca dati con le impronte dei rom &#8220;a garanzia dei loro diritti&#8221;, questa la proposta del ministro degli Interni Roberto Maroni.  L&#8217;Aned, associazione nazionale ex deportati, fa scattare l&#8217;allarme: &#8220;Questo provvedimento somiglia preoccupantemente alle schedature degli ebrei effettuate dai nazifascisti nel 1938&#8243;.<span id="more-5111"></span></p>
<p>Una schedatura con le impronte di tutti i rom sul territorio italiano, questa l&#8217;ultima proposta da inserire nel discusso pacchetto sicurezza in questi giorni in discussione. Il censimento, secondo il ministro degli interni Maroni, &#8220;sarà uno strumento di garanzia per i rom. Ci sono bambini che vivono in mezzo ai topi, questo non può essere tollerato in un paese civile come il nostro&#8221;. In che modo la raccolta delle impronte digitali di rom e sinti possa aiutare ad allontanare i topi dalle loro case, questo ancora non è chiaro.<br />
Quello che sembra evidente è che molte delle misure contenute nel nuovo disegno di legge sulla sicurezza si muovono nella direzione del controllo e della identificazione delle etnie: prima le modifiche ai vecchi Cpt, centri di permanenza temporanea, che ora si chiamano Centri di identificazione ed espulsione; adesso la proposta di raccogliere le impronte digitali.</p>
<p>&#8220;Si scheda una minoranza sulla base di una razza e di un pregiudizio&#8221; ha dichiarato Aldo Pavia, presidente dell&#8217;Aned,l&#8217;associazione che raccoglie memorie e testimonianze degli ex-deportati nei campi di concentramento, &#8220;che si prendano le impronte a un delinquente può anche andar bene, ma che per definizione si consideri tutta una comunità come delinquente, questo è inaccettabile&#8221;.&#8221;Non dimentichiamoci che molte persecuzioni delle minoranze sono iniziate con schedature&#8221; continua Pavia, &#8220;il censimento del 1938 e le liste del censimento degli ebrei nelle prefetture furono lo strumento migliore per i nazifascisti per andare a cercare gli ebrei e deportarli dopo l&#8217;8 settembre del 1943&#8243; e conclude: &#8220;Da cose che apparentemente sembrano di poca importanza sono derivate tragedie. Il popolo italiano non deve dimenticare la sua storia&#8221;.</p>
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		<itunes:subtitle>Una banca dati con le impronte dei rom "a garanzia dei loro diritti", questa la proposta del ministro degli Interni Roberto Maroni.  L'Aned, associazione ...</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>Una banca dati con le impronte dei rom "a garanzia dei loro diritti", questa la proposta del ministro degli Interni Roberto Maroni.  L'Aned, associazione nazionale ex deportati, fa scattare l'allarme: "Questo provvedimento somiglia preoccupantemente alle schedature degli ebrei effettuate dai nazifascisti nel 1938".

Una schedatura con le impronte di tutti i rom sul territorio italiano, questa l'ultima proposta da inserire nel discusso pacchetto sicurezza in questi giorni in discussione. Il censimento, secondo il ministro degli interni Maroni, "saragrave; uno strumento di garanzia per i rom. Ci sono bambini che vivono in mezzo ai topi, questo non puograve; essere tollerato in un paese civile come il nostro". In che modo la raccolta delle impronte digitali di rom e sinti possa aiutare ad allontanare i topi dalle loro case, questo ancora non egrave; chiaro. 
Quello che sembra evidente egrave; che molte delle misure contenute nel nuovo disegno di legge sulla sicurezza si muovono nella direzione del controllo e della identificazione delle etnie: prima le modifiche ai vecchi Cpt, centri di permanenza temporanea, che ora si chiamano Centri di identificazione ed espulsione; adesso la proposta di raccogliere le impronte digitali.

"Si scheda una minoranza sulla base di una razza e di un pregiudizio" ha dichiarato Aldo Pavia, presidente dell'Aned,l'associazione che raccoglie memorie e testimonianze degli ex-deportati nei campi di concentramento, "che si prendano le impronte a un delinquente puograve; anche andar bene, ma che per definizione si consideri tutta una comunitagrave; come delinquente, questo egrave; inaccettabile"."Non dimentichiamoci che molte persecuzioni delle minoranze sono iniziate con schedature" continua Pavia, "il censimento del 1938 e le liste del censimento degli ebrei nelle prefetture furono lo strumento migliore per i nazifascisti per andare a cercare gli ebrei e deportarli dopo l'8 settembre del 1943" e conclude: "Da cose che apparentemente sembrano di poca importanza sono derivate tragedie. Il popolo italiano non deve dimenticare la sua storia".</itunes:summary>
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		<title>Anziani italiani: la nuova deriva del &#8220;welfare low cost&#8221;</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2008/06/26/migranti-buoni-e-cattivi-promosse-colf-e-badanti/</link>
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		<pubDate>Thu, 26 Jun 2008 10:59:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia Coronati</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Diritti]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; stato approvato al Senato ed è in in questi giorni in discussione alla Camera il nuovo ddl sicurezza. Tra le maggiori novità del pacchetto, misure severe di contrasto all&#8217; immigrazione clandestina. Da queste normative potrebbero essere escluse le badanti. Una nuova forma di protezione del cosiddetto &#8220;welfare per anziani low cost&#8221;?
Il 24 giugno è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; stato approvato al Senato ed è in in questi giorni in discussione alla Camera il nuovo ddl sicurezza. Tra le maggiori novità del pacchetto, misure severe di contrasto all&#8217; immigrazione clandestina. Da queste normative potrebbero essere escluse le badanti. Una nuova forma di protezione del cosiddetto &#8220;welfare per anziani low cost&#8221;?</p>
<p>Il 24 giugno è stato approvato il ddl di conversione del decreto-legge n. 92 recante &#8220;misure urgenti in materia di sicurezza pubblica&#8221;, che passa ora alla Camera. Dure le nuove normative in tema di immigrazione: stretta contro i matrimoni di comodo, introduzione del reato di &#8220;ingresso illegale&#8221;, iscrizione all&#8217;anagrafe solo per chi ha un alloggio idoneo, allungamento del tempo massimo di permanenza dei clandestini nei centri di identificazione ed espulsione (nuovo nome dei Centri di Permanenza Temporanea).</p>
<p>Da queste misure, dice oggi il Governo, potrebbero essere escluse le cosiddette badanti. Al progressivo invecchiamento della popolazione italiana infatti il nostro paese sta rispondendo con un incremento massiccio delle assunzioni di colf e badanti. Insomma, al welfare per gli anziani si sta sostituendo il cosiddetto &#8220;welfare low cost&#8221;. Il Censis ha stimato che sono circa 100.000 gli italiani non autosufficienti che vivono nelle strutture residenziali, gli altri si rivolgono al welfare low cost, assumono cioè badanti, di norma straniere, pagate per assistere l&#8217;anziano. Solo nel 2007 i dati indicano 250.000 iscritti all&#8217;Inps per lavoro domestico, e secondo prudenti stime, difficili da calcolare a causa della forte presenza di lavoro in nero, sono circa 7-800.000 le persone che lavorano in famiglia. </p>
<p>Secondo indiscrezioni, al governo si sta parlndoa anche della possibilità di un nuovo decreto flussi che consentirà di sanare la posizione esclusivamente di badanti e colf che abbiano presentato la richiesta il 18 dicembre scorso nell’ambito del Decreto Flussi 2007.</p>
<p>&#8220;Il problema della badanti è quello di un riconoscimento di uno status lavorativo qualificato come medico e paramedico&#8221;, dichiara Roberto Marchetti, dell&#8217;associazione badanti Nadiya. &#8220;La sanatoria è necessaria, il decreto flussi senza sanatoria non ha senso. Lo Stato dovrebbe capire i disagi delle badanti. Oggi non esistono forme di protezione per loro, così l&#8217;assistito che ha in casa la badante che si ammala la vede solo come un secondo problema; la nostra associazione sta dando un alloggio alle  badanti malate che non hanno un posto dove andare&#8221;. </p>
<p>La regolarizzazioni delle badanti, ha spiegato Marchetti, è poi una reale opportunità di entrate per lo Stato. Solo nella città di Ferrara sono stimate circa 5200 persone di cui solo 2800 sono in regola. Se venissero regolarizzate, lo Stato italiano incasserebbe circa 6 milioni e mezzo di contributi. </p>
<p>Ma la possibile sanatoria per le colf, proposta dai ministri Sacconi e Carfagna, già solleva polemiche. &#8220;Una risposta al Ministro Carfagna che si era detta preoccupata per la badante della madre. Una ennesima divisione tra migranti buoni e cattivi. La linea della differenza non si colloca solo tra regolari e clandestini, ma anche tra gli stessi migranti senza documenti&#8221;, si legge su Meltingpot, il portale dedicato ai migranti.</p>
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		<itunes:subtitle>E' stato approvato al Senato ed egrave; in in questi giorni in discussione alla Camera il nuovo ddl sicurezza. Tra le maggiori novitagrave; del pacchetto, ...</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>E' stato approvato al Senato ed egrave; in in questi giorni in discussione alla Camera il nuovo ddl sicurezza. Tra le maggiori novitagrave; del pacchetto, misure severe di contrasto all' immigrazione clandestina. Da queste normative potrebbero essere escluse le badanti. Una nuova forma di protezione del cosiddetto "welfare per anziani low cost"?

Il 24 giugno egrave; stato approvato il ddl di conversione del decreto-legge n. 92 recante "misure urgenti in materia di sicurezza pubblica", che passa ora alla Camera. Dure le nuove normative in tema di immigrazione: stretta contro i matrimoni di comodo, introduzione del reato di "ingresso illegale", iscrizione all'anagrafe solo per chi ha un alloggio idoneo, allungamento del tempo massimo di permanenza dei clandestini nei centri di identificazione ed espulsione (nuovo nome dei Centri di Permanenza Temporanea).

Da queste misure, dice oggi il Governo, potrebbero essere escluse le cosiddette badanti. Al progressivo invecchiamento della popolazione italiana infatti il nostro paese sta rispondendo con un incremento massiccio delle assunzioni di colf e badanti. Insomma, al welfare per gli anziani si sta sostituendo il cosiddetto "welfare low cost". Il Censis ha stimato che sono circa 100.000 gli italiani non autosufficienti che vivono nelle strutture residenziali, gli altri si rivolgono al welfare low cost, assumono cioegrave; badanti, di norma straniere, pagate per assistere l'anziano. Solo nel 2007 i dati indicano 250.000 iscritti all'Inps per lavoro domestico, e secondo prudenti stime, difficili da calcolare a causa della forte presenza di lavoro in nero, sono circa 7-800.000 le persone che lavorano in famiglia. 

Secondo indiscrezioni, al governo si sta parlndoa anche della possibilitagrave; di un nuovo decreto flussi che consentiragrave; di sanare la posizione esclusivamente di badanti e colf che abbiano presentato la richiesta il 18 dicembre scorso nellrsquo;ambito del Decreto Flussi 2007.

"Il problema della badanti egrave; quello di un riconoscimento di uno status lavorativo qualificato come medico e paramedico", dichiara Roberto Marchetti, dell'associazione badanti Nadiya. "La sanatoria egrave; necessaria, il decreto flussi senza sanatoria non ha senso. Lo Stato dovrebbe capire i disagi delle badanti. Oggi non esistono forme di protezione per loro, cosigrave; l'assistito che ha in casa la badante che si ammala la vede solo come un secondo problema; la nostra associazione sta dando un alloggio alle  badanti malate che non hanno un posto dove andare". 

La regolarizzazioni delle badanti, ha spiegato Marchetti, egrave; poi una reale opportunitagrave; di entrate per lo Stato. Solo nella cittagrave; di Ferrara sono stimate circa 5200 persone di cui solo 2800 sono in regola. Se venissero regolarizzate, lo Stato italiano incasserebbe circa 6 milioni e mezzo di contributi. 

Ma la possibile sanatoria per le colf, proposta dai ministri Sacconi e Carfagna, giagrave; solleva polemiche. "Una risposta al Ministro Carfagna che si era detta preoccupata per la badante della madre. Una ennesima divisione tra migranti buoni e cattivi. La linea della differenza non si colloca solo tra regolari e clandestini, ma anche tra gli stessi migranti senza documenti", si legge su Meltingpot, il portale dedicato ai migranti.

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		<itunes:author>Amisnet</itunes:author>
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		<title>Palestina: sanita` sotto assedio.</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2008/06/25/palestina-sanita-sotto-assedio/</link>
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		<pubDate>Wed, 25 Jun 2008 11:31:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Khaldoun</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Le stime dei malati morti a causa dell&#8217;impossibilita` di accedere a cure adeguate parlano di 200 vittime dall&#8217;inizio dell&#8217;isolamento della striscia di Gaza. Le cronache parlano quotidianamente delle ambulanze fermate ai check point e dell&#8217;impossibilita` di approvigionamento sanitario ed energetico per gli ospedali palestinesi, aumenta l&#8217;incidenza dei tumori e delle malattie cardiorespiratorie a causa dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le stime dei malati morti a causa dell&#8217;impossibilita` di accedere a cure adeguate parlano di 200 vittime dall&#8217;inizio dell&#8217;isolamento della striscia di Gaza. Le cronache parlano quotidianamente delle ambulanze fermate ai check point e dell&#8217;impossibilita` di approvigionamento sanitario ed energetico per gli ospedali palestinesi, aumenta l&#8217;incidenza dei tumori e delle malattie cardiorespiratorie a causa dei lacrimogeni e dei rifiuti tossici che gli israeliani riversano in territorio palestinese. &#8220;Le strutture sanitarie palestinesi non sono in grado di rispondere alle crescenti esigenze della popolazione&#8221; ha detto ai nostri microfoni Yousef Habash, medico palestinese del <a href="http://www.hwc-pal.org/" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/www.hwc-pal.org');">Healt Work Committees</a>, a margine di un incontro a Roma organizzato nell&#8217;ambito della <a href="http://www.forumpalestina.org/news/2008/Giugno08/24-06-08RomaIncontroMedici.htm" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/www.forumpalestina.org');">campagna 2008 anno della Palestina</a>.</p>
<p>L&#8217;intervista, a cura di Khaldoun:</p>
<p><strong>AMISnet: </strong>com&#8217;e` la situazione sanitaria in Palestina, come sta` cambiando?</p>
<p><strong>Yousef Habash: </strong><em>C&#8217;e` un cambiamento radicale nella situazione sanitaria palestinese a causa dell&#8217;assedio cui e` sottoposta la popolazione a Gaza  in Cisgiordania. L&#8217;aumento della disoccupazione e della poverta` mette a dura prova la struttura sanitaria ed ormai i servizi offerti dall&#8217;Autorita` Nazionale Palestinese sono insufficienti, dato che il numero dei pazienti e` in continuo aumento.<br />
Contemporaneamente a questa situazione la comunita` internazionale punisce il popolo palestinese con l&#8217;embargo ed ogni giorno ci sono nuovi decessi evitabili dovuti all&#8217;impossibilita` di accedere alle cure: ad oggi si contano 200 morti per questo motivo. A Gaza non entrano farmaci ne` carburanti e questo ha pesanti ripercussioni sui servizi che offriamo alla societa`. Quel che avviene in Palestina e` una chiara violazione dei diritti umani, tra embargo, arresti, uccisioni, sia a Gaza che in Cisgiordania.</em></p>
<p><strong>AMISnet: </strong>Ci puo` spiegare cos&#8217;e` la vostra organizzazione e cosa fate in concreto?</p>
<p><strong>Yousef Habash: </strong><em>Noi siamo una rete di comitati dei lavoratori della sanita`. Offriamo servizi sanitari e per lo sviluppo sociale. Gestiamo cliniche fisse e mobili sia a Gaza che in Cisgiordania, abbiamo aperto presidi sanitari e attraverso le cliniche mobili cerchiamo di essere presenti anche nei contesti rurali piu` remoti. Inoltre lottiamo per i diritti dei palestinesi all&#8217;interno della nostra societa`, ma anche per i diritti nazionali del nostro popolo e quindi contro l&#8217;occupazione: crediamo che il nostro lavoro sia una forma di resistenza. In questo contesto, siamo in rete con altre realta` palestinesi ed internazionali al fine di portare la causa palestinese all&#8217;attenzione internazionale.</em></p>
<p><strong>AMISnet: </strong>Dopo l&#8217;inizio la seconda Intifada, quella di Al Aqsa, come e` cambiata la situazione sanitaria e la casistica che vi trovate ad affrontare?</p>
<p><strong>Yousef Habash: </strong><em>Dopo l&#8217;inizio di questa Intifada si e` resa piu` urgente l&#8217;esigenza i farmaci del popolo palestinese.  Questo a causa dei metodi repressivi contro l&#8217;intifada, a partire dall&#8217;uso di armi da fuoco fino ai gas lacrimogeni, che in realta` non sono solo lacrimogeni ma agiscono anche a livello neurologico e influiscono sulla diffusione di alcune malattie tra i palestinesi.<br />
Questi strumenti repressivi sono alla base di un aumento dell&#8217;incidenza del cancro, delle malattie cardiache e polmonari. Sulla diffusione di queste malattie incide un&#8217;altra questione che non dobbiamo dimenticare, cioe` i rifiuti tossici di ogni genere che gli israeliani sotterrano in territorio palestinese.</em></p>
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		<itunes:subtitle>Le stime dei malati morti a causa dell'impossibilita` di accedere a cure adeguate parlano di 200 vittime dall'inizio dell'isolamento della striscia di Gaza. Le cronache ...</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>Le stime dei malati morti a causa dell'impossibilita` di accedere a cure adeguate parlano di 200 vittime dall'inizio dell'isolamento della striscia di Gaza. Le cronache parlano quotidianamente delle ambulanze fermate ai check point e dell'impossibilita` di approvigionamento sanitario ed energetico per gli ospedali palestinesi, aumenta l'incidenza dei tumori e delle malattie cardiorespiratorie a causa dei lacrimogeni e dei rifiuti tossici che gli israeliani riversano in territorio palestinese. "Le strutture sanitarie palestinesi non sono in grado di rispondere alle crescenti esigenze della popolazione" ha detto ai nostri microfoni Yousef Habash, medico palestinese del Healt Work Committees, a margine di un incontro a Roma organizzato nell'ambito della campagna 2008 anno della Palestina.

L'intervista, a cura di Khaldoun:

AMISnet: com'e` la situazione sanitaria in Palestina, come sta` cambiando?

Yousef Habash: C'e` un cambiamento radicale nella situazione sanitaria palestinese a causa dell'assedio cui e` sottoposta la popolazione a Gaza  in Cisgiordania. L'aumento della disoccupazione e della poverta` mette a dura prova la struttura sanitaria ed ormai i servizi offerti dall'Autorita` Nazionale Palestinese sono insufficienti, dato che il numero dei pazienti e` in continuo aumento.
Contemporaneamente a questa situazione la comunita` internazionale punisce il popolo palestinese con l'embargo ed ogni giorno ci sono nuovi decessi evitabili dovuti all'impossibilita` di accedere alle cure: ad oggi si contano 200 morti per questo motivo. A Gaza non entrano farmaci ne` carburanti e questo ha pesanti ripercussioni sui servizi che offriamo alla societa`. Quel che avviene in Palestina e` una chiara violazione dei diritti umani, tra embargo, arresti, uccisioni, sia a Gaza che in Cisgiordania.

AMISnet: Ci puo` spiegare cos'e` la vostra organizzazione e cosa fate in concreto?

Yousef Habash: Noi siamo una rete di comitati dei lavoratori della sanita`. Offriamo servizi sanitari e per lo sviluppo sociale. Gestiamo cliniche fisse e mobili sia a Gaza che in Cisgiordania, abbiamo aperto presidi sanitari e attraverso le cliniche mobili cerchiamo di essere presenti anche nei contesti rurali piu` remoti. Inoltre lottiamo per i diritti dei palestinesi all'interno della nostra societa`, ma anche per i diritti nazionali del nostro popolo e quindi contro l'occupazione: crediamo che il nostro lavoro sia una forma di resistenza. In questo contesto, siamo in rete con altre realta` palestinesi ed internazionali al fine di portare la causa palestinese all'attenzione internazionale.

AMISnet: Dopo l'inizio la seconda Intifada, quella di Al Aqsa, come e` cambiata la situazione sanitaria e la casistica che vi trovate ad affrontare?

Yousef Habash: Dopo l'inizio di questa Intifada si e` resa piu` urgente l'esigenza i farmaci del popolo palestinese.  Questo a causa dei metodi repressivi contro l'intifada, a partire dall'uso di armi da fuoco fino ai gas lacrimogeni, che in realta` non sono solo lacrimogeni ma agiscono anche a livello neurologico e influiscono sulla diffusione di alcune malattie tra i palestinesi.
Questi strumenti repressivi sono alla base di un aumento dell'incidenza del cancro, delle malattie cardiache e polmonari. Sulla diffusione di queste malattie incide un'altra questione che non dobbiamo dimenticare, cioe` i rifiuti tossici di ogni genere che gli israeliani sotterrano in territorio palestinese.</itunes:summary>
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		<title>Melilla: l&#8217;assalto dei disperati durante Spagna-Italia</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2008/06/24/melilla-lassalto-dei-disperati-durante-spagna-italia/</link>
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		<pubDate>Tue, 24 Jun 2008 10:26:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Khaldoun</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Diritti]]></category>

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		<description><![CDATA[Mentre gli spagnoli erano intenti a festeggiare la vittoria contro l&#8217;Italia negli europei di calcio, nelle enclave spagnole sulla costa africana, ultimi strascichi del colonialismo spagnolo, si assisteva ad un nuovo assalto dei migranti subsahariani sospesi nella terra di nessuno tra Marocco ed Algeria alla disperata ricerca di una via verso l&#8217;Europa.
L&#8217;intervista con Alain, migrante [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mentre gli spagnoli erano intenti a festeggiare la vittoria contro l&#8217;Italia negli europei di calcio, nelle enclave spagnole sulla costa africana, ultimi strascichi del colonialismo spagnolo, si assisteva ad un nuovo assalto dei migranti subsahariani sospesi nella terra di nessuno tra Marocco ed Algeria alla disperata ricerca di una via verso l&#8217;Europa.</p>
<p>L&#8217;intervista con Alain, migrante camerunense che vive nel campo di Oujda, al confine tra Algeria e Marocco. A cura di Carlo Cascione di <a href="http://www.radiovallekas.org/spip/" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/www.radiovallekas.org');">Radio Vallekas</a>.</p>
<p><em>Nel campo di Oujda siamo in 950, ci sono 27 donne e 4 bambini. Stiamo vivendo un momento molto difficile, non abbiamo niente da mangiare ;<br />
abbiamo lasciato il nostro paese ,  e dobbiamo lasciare il Marocco perche&#8217; neanche qui c&#8217;e&#8217; da mangiare. Siamo costretti a fare l&#8217;elemosina ; dhiram per dhiram per poter mangiare qualcosa.</em></p>
<p><em>Veaniamo da molti paesi : dal senegal, dalla nigeria, dal congo ; dal Bangladesh, dall&#8217;India, dal Cameroun. Aspettiamo che le porte della Spagna si aprano per poter passare.</em></p>
<p><em>Io aspetto da 8 anni e continuo ad aspettare. Sempre. Sono gia&#8217; stato espulso: 2 volte dalla Spagna e 5 volte dal Marocco in Algeria.</em></p>
<p><em>La frontiera con l&#8217;Algeria e&#8217; un bel problema : ci sono aggressioni, stupri. Anche se sei un uomo arrivano a violentarti. Succedono molte cose brutte.<br />
E poi c&#8217;e&#8217; la polizia : appena ti espellono dal Marocco arriva la polizia algerina e arresta tutti. Picchiano la gente e la riportano alla frontiera con il Marocco.  E la polizia marocchina fa la stessa cosa.  Fanno un ping pong. Giocano con noi. Gli algerini ci espellono in Marocco e i marocchini in Algeria ;</em></p>
<p><em>poi in mezzo c&#8217;e&#8217; un terreno neutro ; che e&#8217; dell&#8217;ONU. Li&#8217; non possono venire ne&#8217; i marocchini ne&#8217; gli algerini, allora restano li&#8217; e ti guardano. Se vai in Marocco ti arrestano, se vai in Algeria ti arrestano.  In questa terra di mezzo invece &#8216; non ti possono toccare, pero&#8217; nneanche li&#8217; puoi vivere, , fa freddo, non si puo&#8217; stare li&#8217;, non ci sono case, e&#8217; solo un terreno vuoto.<br />
</em></p>
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		<itunes:summary>Mentre gli spagnoli erano intenti a festeggiare la vittoria contro l'Italia negli europei di calcio, nelle enclave spagnole sulla costa africana, ultimi strascichi del colonialismo spagnolo, si assisteva ad un nuovo assalto dei migranti subsahariani sospesi nella terra di nessuno tra Marocco ed Algeria alla disperata ricerca di una via verso l'Europa.

L'intervista con Alain, migrante camerunense che vive nel campo di Oujda, al confine tra Algeria e Marocco. A cura di Carlo Cascione di Radio Vallekas.

Nel campo di Oujda siamo in 950, ci sono 27 donne e 4 bambini. Stiamo vivendo un momento molto difficile, non abbiamo niente da mangiare ;
abbiamo lasciato il nostro paese , nbsp;e dobbiamo lasciare il Marocco perche' neanche qui c'e' da mangiare. Siamo costretti a fare l'elemosina ; dhiram per dhiram per poter mangiare qualcosa.

Veaniamo da molti paesi : dal senegal, dalla nigeria, dal congo ; dal Bangladesh, dall'India, dal Cameroun. Aspettiamo che le porte della Spagna si aprano per poter passare.

Io aspetto da 8 anni e continuo ad aspettare. Sempre. Sono gia' stato espulso: 2 volte dalla Spagna e 5 volte dal Marocco in Algeria.

La frontiera con l'Algeria e' un bel problema : ci sono aggressioni, stupri. Anche se sei un uomo arrivano a violentarti. Succedono molte cose brutte.
E poi c'e' la polizia : appena ti espellono dal Marocco arriva la polizia algerina e arresta tutti. Picchiano la gente e la riportano alla frontiera con il Marocco. nbsp;E la polizia marocchina fa la stessa cosa. nbsp;Fanno un ping pong. Giocano con noi. Gli algerini ci espellono in Marocco e i marocchini in Algeria ;

poi in mezzo c'e' un terreno neutro ; che e' dell'ONU. Li' non possono venire ne' i marocchini ne' gli algerini, allora restano li' e ti guardano. Se vai in Marocco ti arrestano, se vai in Algeria ti arrestano. nbsp;In questa terra di mezzo invece ' non ti possono toccare, pero' nneanche li' puoi vivere, , fa freddo, non si puo' stare li', non ci sono case, e' solo un terreno vuoto.
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		<title>Rifugiati eritrei espulsi dall&#8217;Egitto: a Roma un sit-in davanti all&#8217;ambasciata egiziana</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jun 2008 14:09:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia Coronati</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Diritti]]></category>

		<category><![CDATA[egitto]]></category>

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		<category><![CDATA[giornata mondiale rifugiati]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Il rimpatrio in Eritrea significa morte, tortura e prigione&#8221;. Queste le parole a caratteri neri su uno striscione giallo sbandierato stamattina di fronte all&#8217;ambasciata egiziana. Sono circa 400 gli eritrei richiedenti asilo e rifugiati deportati dal governo egiziano verso l&#8217;Eritrea.
Per accendere i riflettori su questo fatto decine di eritrei si sono date appuntamento di fronte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Il rimpatrio in Eritrea significa morte, tortura e prigione&#8221;. Queste le parole a caratteri neri su uno striscione giallo sbandierato stamattina di fronte all&#8217;ambasciata egiziana. Sono circa 400 gli eritrei richiedenti asilo e rifugiati deportati dal governo egiziano verso l&#8217;Eritrea.</p>
<p>Per accendere i riflettori su questo fatto decine di eritrei si sono date appuntamento di fronte all&#8217;ambasciata egiziana, a Roma. Non è un caso che il sit-in sia stato il 20 di giugno, giornata mondiale del rifugiato. L&#8217;incontro infatti è stato anche occasione per ricordare le numerose violazione di diritti che colpiscono migliaia di rifugiati in Italia. &#8220;La politica del governo egiziano è anche conseguenza della politica dell&#8217;Europa sull&#8217;immigrazione: paesi come l&#8217;Egitto infatti sono stati delegati allo scopo di bloccare l&#8217;immigrazione in nome della sicurezza euroea senza minimamente considerare il rispetto dei diritti umani&#8221;, ha detto Mussie Zerai, dell&#8217;associazione Habeshia.<br />
Non è la prima volta che l&#8217;Egitto adotta dure politiche nei confronti dei migranti eritrei: già in passato l&#8217;esercito egiziano aveva sparato su un gruppo di donne che tentavano di superare il confine tra Egitto e Israele con i loro figli; quella vicenda finì in tragedia: le donne hanno perso la vita mentre i bambini ancora non si sono ricongiunti con i propri parenti.</p>
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		<itunes:summary>"Il rimpatrio in Eritrea significa morte, tortura e prigione". Queste le parole a caratteri neri su uno striscione giallo sbandierato stamattina di fronte all'ambasciata egiziana. Sono circa 400 gli eritrei richiedenti asilo e rifugiati deportati dal governo egiziano verso l'Eritrea.

Per accendere i riflettori su questo fatto decine di eritrei si sono date appuntamento di fronte all'ambasciata egiziana, a Roma. Non egrave; un caso che il sit-in sia stato il 20 di giugno, giornata mondiale del rifugiato. L'incontro infatti egrave; stato anche occasione per ricordare le numerose violazione di diritti che colpiscono migliaia di rifugiati in Italia. "La politica del governo egiziano egrave; anche conseguenza della politica dell'Europa sull'immigrazione: paesi come l'Egitto infatti sono stati delegati allo scopo di bloccare l'immigrazione in nome della sicurezza euroea senza minimamente considerare il rispetto dei diritti umani", ha detto Mussie Zerai, dell'associazione Habeshia.
Non egrave; la prima volta che l'Egitto adotta dure politiche nei confronti dei migranti eritrei: giagrave; in passato l'esercito egiziano aveva sparato su un gruppo di donne che tentavano di superare il confine tra Egitto e Israele con i loro figli; quella vicenda finigrave; in tragedia: le donne hanno perso la vita mentre i bambini ancora non si sono ricongiunti con i propri parenti.</itunes:summary>
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