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	<title>Amisnet &#187; Diritti</title>
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	<description>Informazione Sociale Quotidiana</description>
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	<copyright>1998-2008 </copyright>
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		<title>Amisnet</title>
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	<itunes:subtitle>Informazione sociale e programmi di approfondimento dalla redazione di AMISnet.</itunes:subtitle>
	<itunes:summary>Amisnet e' un'agenzia radiofonica attiva da oltre 9 anni. La sua principale attivita' consiste nella produzione e la distribuzione di prodotti radiofonici di approfondimento a circa 35 radio italiane. Il podcast e' una selezione quotidiana dei servizi audio distribuiti tramite i siti del network Amisnet.</itunes:summary>
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		<title>Laboratorio Zeta 03: il lavoro è servito</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Mar 2012 09:33:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
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		<description><![CDATA[La settimana trascorsa ha visto la Troika annunciare un&#8217;ulteriore richiesta di riduzione del salario minimo e nuovi ritocchi di tredicesime e quattordicesime. La richiesta ufficiale probabilmente si concretizzerà a giugno. Intanto trova attuazione l&#8217;offerta pubblica per la riduzione del debito, che vede in prima linea i privati. &#8220;Peccato&#8221;, aggiunge Margherita Dean ai nostri microfoni, &#8220;che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://amisnet.org/files/2012/03/images.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-14370" title="images" src="http://amisnet.org/files/2012/03/images.jpg" alt="" width="250" height="250" /></a>La settimana trascorsa ha visto la Troika annunciare un&#8217;ulteriore richiesta di riduzione del salario minimo e nuovi ritocchi di tredicesime e quattordicesime. La richiesta ufficiale probabilmente si concretizzerà a giugno. Intanto trova attuazione l&#8217;offerta pubblica per la riduzione del debito, che vede in prima linea i privati. &#8220;Peccato&#8221;, aggiunge Margherita Dean ai nostri microfoni, &#8220;che tra i creditori privati ci siano anche le casse previdenziali e pensionistiche greche, che andranno a perdere il 53% del valore nominale dei titoli greci in loro possesso, una cifra che si aggira intorno ai 10 miliardi di euro&#8221;.</p>
<p>Ancora più preoccupanti i dati sulla disoccupazione, che parlano di un milione di disoccupati e quattro milioni di persone economicamente inattive. I giovani sono invece senza occupazione per il 48%. Tra le argomentazioni maggiormente utilizzate dal governo c&#8217;è quella sul settore pubblico, dipinto come obsoleto, denso di sprechi e sproporzionatamente espanso. In realtà da un confronto dei dati statistici non traspare una così straordinaria sproporzione tra la percentuale dei lavoratori greci impiegati nel pubblico e le percentuali di loro analoghi in altri paesi europei. Se in Grecia sono il 29% in Italia sono il 27, con il picco rappresentato dal Belgio che ne conta ben il 38%. &#8220;Si tratta di un pretesto utilizzato per smantellare i diritti dei lavoratori,&#8221; commenta Margherita Dean, &#8221; dimenticando però che una delle conquiste di uno stato di diritto è l&#8217;irremovibilità dei dipendenti pubblici. Se è vero che molti settori andrebbero riorganizzati e razionalizzati, non si può dimenticare tutto il valore aggiunto in termini di professionalità e garanzie che il settore pubblico garantisce. Un esempio è il controllo di qualità sull&#8217;acqua che probabilmente passerà presto ai privati. Se è inaccettabile che l&#8217;acqua divenga privata, è ancora più pericoloso che il controllo sull&#8217;acqua non venga più gestito dal pubblico&#8221;. Il piano messo a punto da Atene prevede il licenziamento di 15.000 lavoratori pubblici nell&#8217;immediato, e di altri 150.000 entro il 2015. Particolarmente colpiti scuola e università. Oltre ai licenziamenti si registrano riduzioni di salari e diritti molto significativi. Un insegnate di ruolo con 15 anni di esperienza fino a pochi mesi fa aveva una busta paga di circa 1300 euro ridottisi a poco più di 900 in seguito alle riforme. Di questi giorni una lettera inviata al governo dai rettori universitari del paese, che annunciano di poter accettare per l&#8217;anno accademico a venire solo il 50% delle matricole rispetto al passato.</p>
<p>Se il pubblico soffre il settore privato non se la passa meglio. &#8220;La pressione fiscale è insopportabile&#8221;, racconta il ristoratore Achilleas Savastopoulos, &#8220;lo stato è ingiusto con le piccole e medie imprese. Noi da molti mesi non abbiamo utili e immagino un futuro nero per i prossimi 10 anni. L&#8217;obiettivo dei governanti è abituare i giovani a lavorare per meno di 500 euro, a essere la catena di montaggio di Germania e Francia, competitivi con le economie emergenti come Cina e India&#8221;. Aumenta in maniera sproporzionata il numero di sequestri di beni a imprenditori indebitati con banche e fisco, mentre sempre più lavoratori non percepiscono stipendio e si confrontano con problemi sempre più stringenti. Le previsioni per i prossimi mesi parlano, restando nel settore della ristorazione, la chiusura per l&#8217;anno in corso di ben 20.000 esercizi, che corrispondono a circa 80.000 posti di lavoro, senza calcolare il danno per un paese che fonda sul turismo una parte consistente del proprio PIL. &#8220;Il paese sta assumendo la consapevolezza di questi passaggi e la necessità di trovare mezzi di sussistenza ha scalzato la rivendicazione dei diritti&#8221;, sottolinea Margherita Dean.</p>
<p>Per dare la cifra del disastro in atto alcune immagini possono essere utili. I semafori di Atene, ad esempio, sono spenti da giorni. Censiti ben venti punti sensibili della metropoli in cui i semafori non sono attivi. &#8220;Per farli funzionare ci vogliono soldi per la manutenzione, ben 74 milioni di euro, che nessuno sa dove andare a prendere&#8221;, racconta Margherita Dean. Si è inoltre fatto strada il cosiddetto &#8220;movimento delle patate&#8221;, che vede i produttori di generi agricoli e alimentari vendere direttamente al pubblico i proprio prodotti, saltando i costosi intermediari. Se da un lato costituisce un esempio di organizzazione e solidarietà colpisce davvero vedere per le strade di Atene le persone in fila per comprare patate a un costo accessibile. Scene da immediato dopoguerra che non si potevano immaginare nella ricca Europa di pochi anni fa.</p>
<p><strong>In collegamento da Atene:</strong></p>
<p>-Margherita Dean, collaboratrice di Radio Popolare e di E Il Mensile</p>
<p><strong>All’interno della trasmissione contributi di:</strong></p>
<p>-Achilleas Savastopoulos, ristoratore<br />
-estratti da un blog che preferisce rimanere anonimo</p>
<p><strong>In redazione:</strong></p>
<p>Andrea Cocco e Ciro Colonna</p>
<p><a href="http://amisnet.org/?s=laboratorio+zeta">Ascolta le altre puntate di Laboratorio Zeta</a></p>
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		<itunes:subtitle>La settimana trascorsa ha visto la Troika annunciare un&#8217;ulteriore richiesta di riduzione del salario minimo e nuovi ritocchi di tredicesime e quattordicesime. La richiesta ufficiale probabilmente si concretizzerà a giugno. Intanto trova attuaz[...]</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>La settimana trascorsa ha visto la Troika annunciare un&#8217;ulteriore richiesta di riduzione del salario minimo e nuovi ritocchi di tredicesime e quattordicesime. La richiesta ufficiale probabilmente si concretizzerà a giugno. Intanto trova attuazione l&#8217;offerta pubblica per la riduzione del debito, che vede in prima linea i privati. &#8220;Peccato&#8221;, aggiunge Margherita Dean ai nostri microfoni, &#8220;che tra i creditori privati ci siano anche le casse previdenziali e pensionistiche greche, che andranno a perdere il 53% del valore nominale dei titoli greci in loro possesso, una cifra che si aggira intorno ai 10 miliardi di euro&#8221;.
Ancora più preoccupanti i dati sulla disoccupazione, che parlano di un milione di disoccupati e quattro milioni di persone economicamente inattive. I giovani sono invece senza occupazione per il 48%. Tra le argomentazioni maggiormente utilizzate dal governo c&#8217;è quella sul settore pubblico, dipinto come obsoleto, denso di sprechi e sproporzionatamente espanso. In realtà da un confronto dei dati statistici non traspare una così straordinaria sproporzione tra la percentuale dei lavoratori greci impiegati nel pubblico e le percentuali di loro analoghi in altri paesi europei. Se in Grecia sono il 29% in Italia sono il 27, con il picco rappresentato dal Belgio che ne conta ben il 38%. &#8220;Si tratta di un pretesto utilizzato per smantellare i diritti dei lavoratori,&#8221; commenta Margherita Dean, &#8221; dimenticando però che una delle conquiste di uno stato di diritto è l&#8217;irremovibilità dei dipendenti pubblici. Se è vero che molti settori andrebbero riorganizzati e razionalizzati, non si può dimenticare tutto il valore aggiunto in termini di professionalità e garanzie che il settore pubblico garantisce. Un esempio è il controllo di qualità sull&#8217;acqua che probabilmente passerà presto ai privati. Se è inaccettabile che l&#8217;acqua divenga privata, è ancora più pericoloso che il controllo sull&#8217;acqua non venga più gestito dal pubblico&#8221;. Il piano messo a punto da Atene prevede il licenziamento di 15.000 lavoratori pubblici nell&#8217;immediato, e di altri 150.000 entro il 2015. Particolarmente colpiti scuola e università. Oltre ai licenziamenti si registrano riduzioni di salari e diritti molto significativi. Un insegnate di ruolo con 15 anni di esperienza fino a pochi mesi fa aveva una busta paga di circa 1300 euro ridottisi a poco più di 900 in seguito alle riforme. Di questi giorni una lettera inviata al governo dai rettori universitari del paese, che annunciano di poter accettare per l&#8217;anno accademico a venire solo il 50% delle matricole rispetto al passato.
Se il pubblico soffre il settore privato non se la passa meglio. &#8220;La pressione fiscale è insopportabile&#8221;, racconta il ristoratore Achilleas Savastopoulos, &#8220;lo stato è ingiusto con le piccole e medie imprese. Noi da molti mesi non abbiamo utili e immagino un futuro nero per i prossimi 10 anni. L&#8217;obiettivo dei governanti è abituare i giovani a lavorare per meno di 500 euro, a essere la catena di montaggio di Germania e Francia, competitivi con le economie emergenti come Cina e India&#8221;. Aumenta in maniera sproporzionata il numero di sequestri di beni a imprenditori indebitati con banche e fisco, mentre sempre più lavoratori non percepiscono stipendio e si confrontano con problemi sempre più stringenti. Le previsioni per i prossimi mesi parlano, restando nel settore della ristorazione, la chiusura per l&#8217;anno in corso di ben 20.000 esercizi, che corrispondono a circa 80.000 posti di lavoro, senza calcolare il danno per un paese che fonda sul turismo una parte consistente del proprio PIL. &#8220;Il paese sta assumendo la consapevolezza di questi passaggi e la necessità di trovare mezzi di sussistenza ha scalzato la rivendicazione dei diritti&#8221;, sottolinea Margherita Dean.
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		<itunes:keywords>Economia, Lavoro</itunes:keywords>
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		<title>Laboratorio Zeta 01: salvare la Grecia dimenticando i greci</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2012/02/21/laboratorio-zeta-01-salvare-la-grecia-dimenticando-i-greci/</link>
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		<pubDate>Tue, 21 Feb 2012 19:34:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<description><![CDATA[All&#8217;indomani della sofferta decisione dell&#8217;Ecofin di sbloccare i 130 miliardi di euro che dovrebbero impedire o per lo meno rimandare il fallimento della Grecia, Laboratorio Zeta inizia il proprio percorso di racconto e inchiesta. La domanda che anima il nostro lavoro può essere riassunta dalla curiosità e dal bisogno di capire come le misure di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://amisnet.org/files/2012/02/partenone_bandiera_europea.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-14258" title="partenone_bandiera_europea" src="http://amisnet.org/files/2012/02/partenone_bandiera_europea.jpg" alt="" width="250" height="250" /></a>All&#8217;indomani della sofferta decisione dell&#8217;Ecofin di sbloccare i 130 miliardi di euro che dovrebbero impedire o per lo meno rimandare il fallimento della Grecia, Laboratorio Zeta inizia il proprio percorso di racconto e inchiesta. La domanda che anima il nostro lavoro può essere riassunta dalla curiosità e dal bisogno di capire come le misure di austerità stiano modificando le dinamiche sociali e lavorative nel paese, al di là degli aspetti macroeconomici e finanziari che generalmente ci vengono proposti dagli spazi di informazione.</p>
<p>Già da un primo sguardo alle statistiche i dati appaiono particolarmente allarmanti. Basti citare la disoccupazione al 20,9% (+48,7% su base annua) e il fatto che un cittadino su cinque si trova ormai sotto la soglia di povertà. Secondo l’istituto di statistica greco Elstat nel 2011 il comparto edile ha avuto una caduta del 42,2% e dal 2009 ad oggi un quarto di tutte le aziende greche sono fallite. Più di metà di chi ha meno di 25 anni è disoccupato, mentre il tasso complessivo di suicidi è aumentato del 40% durante lo scorso anno.</p>
<p>Altro fronte quello delle privatizzazioni, dalle quali il governo greco spera di rastrellare la ragguardevole cifra di 50 miliardi di euro. A disposizione di eventuali acquirenti, oltre a una striscia costiera tre volte più grande del principato di Monaco, chiamata Hellenikon, 39 aeroporti (tra cui quello internazionale di Atene), la società petrolifera, quella per la distribuzione del gas, i porti di Salonicco e del Pireo, l&#8217;Hellenic Post Bank, le autostrade. Tra gli elementi al vaglio figura anche la vendita di terreni alla Germania per l&#8217;istallazione di impianti fotovoltaici per produrre energia. La Grecia sta vendendo il proprio sole!</p>
<p>La disperazione nel paese sta diventando un elemento palpabile in molti strati della società e l&#8217;esasperazione rischia di tradursi in rassegnazione, dove era impensabile, appena pochi anni fa, che nella civilizzata Europa ci si dovesse confrontare in dimensioni strutturali con questo livello di povertà e mancanza di prospettive. D&#8217;altro canto però le proteste non accennano a placarsi, convogliando sempre più persone e determinando pratiche sempre più radicali e condivise. Parallelamente fioriscono anche le iniziative di solidarietà e sostegno reciproco, come le mense autogestite o le unioni di cittadini che praticano l&#8217;autoriduzione delle bollette. Accanto a queste iniziano a darsi esperienze che abbozzano direttamente modelli alternativi di gestione e funzionamento di interi comparti produttivi e di servizi. E&#8217; il caso, ad esempio, dell&#8217;ospedale di Kilkis, nel nord del paese, da diversi giorni occupato dai dipendenti, in opposizione ai tagli al sistema sanitario. E&#8217; ferma intenzione dei lavoratori, 600 tra medici, paramedici e personale ausiliario, dare vita a un percorso di autogestione della struttura, impedendo i licenziamenti e avendo come scopo principale l&#8217;offerta di servizi sanitari di qualità e accessibili a tutti.</p>
<p><strong>In collegamento da Atene:</strong></p>
<p>-Margherita Dean, collaboratrice di Radio Popolare e di E Il Mensile</p>
<p><strong>All&#8217;interno della trasmissione contributi di:</strong></p>
<p>-Arghiris Panagopoulos, collaboratore de Il Manifesto<br />
-Dialefti Zotaki, presidentessa dei medici dell&#8217;ospedale di Kilkis</p>
<p><strong>In redazione:</strong></p>
<p>Andrea Cocco e Ciro Colonna</p>
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		<itunes:summary>All&#8217;indomani della sofferta decisione dell&#8217;Ecofin di sbloccare i 130 miliardi di euro che dovrebbero impedire o per lo meno rimandare il fallimento della Grecia, Laboratorio Zeta inizia il proprio percorso di racconto e inchiesta. La domanda che anima il nostro lavoro può essere riassunta dalla curiosità e dal bisogno di capire come le misure di austerità stiano modificando le dinamiche sociali e lavorative nel paese, al di là degli aspetti macroeconomici e finanziari che generalmente ci vengono proposti dagli spazi di informazione.
Già da un primo sguardo alle statistiche i dati appaiono particolarmente allarmanti. Basti citare la disoccupazione al 20,9% (+48,7% su base annua) e il fatto che un cittadino su cinque si trova ormai sotto la soglia di povertà. Secondo l’istituto di statistica greco Elstat nel 2011 il comparto edile ha avuto una caduta del 42,2% e dal 2009 ad oggi un quarto di tutte le aziende greche sono fallite. Più di metà di chi ha meno di 25 anni è disoccupato, mentre il tasso complessivo di suicidi è aumentato del 40% durante lo scorso anno.
Altro fronte quello delle privatizzazioni, dalle quali il governo greco spera di rastrellare la ragguardevole cifra di 50 miliardi di euro. A disposizione di eventuali acquirenti, oltre a una striscia costiera tre volte più grande del principato di Monaco, chiamata Hellenikon, 39 aeroporti (tra cui quello internazionale di Atene), la società petrolifera, quella per la distribuzione del gas, i porti di Salonicco e del Pireo, l&#8217;Hellenic Post Bank, le autostrade. Tra gli elementi al vaglio figura anche la vendita di terreni alla Germania per l&#8217;istallazione di impianti fotovoltaici per produrre energia. La Grecia sta vendendo il proprio sole!
La disperazione nel paese sta diventando un elemento palpabile in molti strati della società e l&#8217;esasperazione rischia di tradursi in rassegnazione, dove era impensabile, appena pochi anni fa, che nella civilizzata Europa ci si dovesse confrontare in dimensioni strutturali con questo livello di povertà e mancanza di prospettive. D&#8217;altro canto però le proteste non accennano a placarsi, convogliando sempre più persone e determinando pratiche sempre più radicali e condivise. Parallelamente fioriscono anche le iniziative di solidarietà e sostegno reciproco, come le mense autogestite o le unioni di cittadini che praticano l&#8217;autoriduzione delle bollette. Accanto a queste iniziano a darsi esperienze che abbozzano direttamente modelli alternativi di gestione e funzionamento di interi comparti produttivi e di servizi. E&#8217; il caso, ad esempio, dell&#8217;ospedale di Kilkis, nel nord del paese, da diversi giorni occupato dai dipendenti, in opposizione ai tagli al sistema sanitario. E&#8217; ferma intenzione dei lavoratori, 600 tra medici, paramedici e personale ausiliario, dare vita a un percorso di autogestione della struttura, impedendo i licenziamenti e avendo come scopo principale l&#8217;offerta di servizi sanitari di qualità e accessibili a tutti.
In collegamento da Atene:
-Margherita Dean, collaboratrice di Radio Popolare e di E Il Mensile
All&#8217;interno della trasmissione contributi di:
-Arghiris Panagopoulos, collaboratore de Il Manifesto
-Dialefti Zotaki, presidentessa dei medici dell&#8217;ospedale di Kilkis
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Andrea Cocco e Ciro Colonna</itunes:summary>
		<itunes:keywords>Diritti, Economia</itunes:keywords>
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		<title>A due anni da Rosarno nulla è cambiato</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 12:30:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ciro Colonna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
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		<description><![CDATA[A due anni dalla rivolta di Rosarno, che portò l&#8217;opinione pubblica a conoscenza della drammatica situazione di vita e di lavoro cui sono costretti migliaia di lavoratori migranti in agricoltura, la situazione nella Piana di Gioia Tauro è sostanzialmente invariata. Antonello Mangano, giornalista di terrelibere.org ed autore del libro Gli africani salveranno Rosarno, spiega ai nostri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://amisnet.org/files/2012/01/rosarno.png"><img class="alignleft size-full wp-image-13968" title="rosarno" src="http://amisnet.org/files/2012/01/rosarno.png" alt="" width="250" height="250" /></a>A due anni dalla rivolta di Rosarno, che portò l&#8217;opinione pubblica a conoscenza della drammatica situazione di vita e di lavoro cui sono costretti migliaia di lavoratori migranti in agricoltura, la situazione nella Piana di Gioia Tauro è sostanzialmente invariata.</p>
<p>Antonello Mangano, giornalista di <a href="http://terrelibere.org/" target="_blank">terrelibere.org</a> ed autore del libro <a href="http://www.terrelibere.it/libreria/gli-africani-salveranno-rosarno">Gli africani salveranno Rosarno</a>, spiega ai nostri microfoni come non si possa comprendere quanto accade nella piana se non si capisce cosa accade in tutta la filiera dei prodotti agricoli. &#8220;La filiera, dalla produzione alla vendita diretta, è stratificata in diversi livelli, ognuno dei quali scarica verso il basso i costi della crisi. Le grandi catene e i grandi distributori non soffrono la crisi e anzi aumentano i propri profitti. Poi ci sono i piccoli e medi agricoltori e distributori, che arrancano. Poi l&#8217;anello più debole, i lavoratori migranti, ricattabili per via dell&#8217;assetto legislativo che li punisce in partenza. Nulla potrà mai cambiare a Rosarno se non cambia l&#8217;intero sistema. Inoltre bisogna indagare come stiano degenerando le condizioni di lavoro nel paese, anche in settori dove questa degenerazione è meno evidente che in agricoltura. Si può parlare addirittura di &#8220;rosarnizzazione&#8221; dell&#8217;economia e del lavoro. Se molti italiani non avessero il sostegno delle reti familiari vivrebbero nelle stesse condizioni di tanti lavoratori migranti.&#8221;</p>
<p>&#8220;Per quanto riguarda la situazione di Rosarno, i lavoratori continuano a vivere nelle baracche e nei rifugi di fortuna, sottoposti agli stessi trattamenti lavorativi di prima della rivolta. Difficile fare una stima del loro numero, dovrebbero aggirarsi intorno ai 2000, per metà provenienti da vari paesi dell&#8217;Africa, per l&#8217;altra metà dall&#8217;est Europa. Alcuni lavoratori provano ad affittare delle stanze, ma il prezzo che si trovano a dover pagare arriva anche a 500 euro al mese&#8221;, continua Antonello Mangano. E&#8217; stato allestito un campo per 100 persone, per accedere al quale bisogna essere in possesso di permesso di soggiorno. &#8220;E&#8217; una misura utile, perchè affronta, anche se parzialmente, una situazione d&#8217;emergenza. Al tempo stesso rappresenta una sconfitta e un paradosso, perchè prende atto di una situazione inaccettabile e prova ad affrontarla in superficie, senza toccare le cause profonde che la hanno generata, nè della potenzialità straordinaria che queste persone rappresentano per il futuro del nostro paese.</p>
<p>&#8220;Però&#8221;, conclude Mangano, &#8220;non bisogna focalizzare l&#8217;attenzione solo sul disagio, ma sottolineare la straordinaria dignità di questi lavoratori, che in questi anni hanno dato vita a più di una manifestazione per reclamare i propri diritti, che sono poi i diritti di tutti. Inoltre hanno inoltrato due lettere aperte, una ai rappresentanti di governo, l&#8217;altra ai cittadini rosarnesi. Queste persone rappresentano un&#8217;opportunità unica per il nostro paese.&#8221;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<itunes:summary>A due anni dalla rivolta di Rosarno, che portò l&#8217;opinione pubblica a conoscenza della drammatica situazione di vita e di lavoro cui sono costretti migliaia di lavoratori migranti in agricoltura, la situazione nella Piana di Gioia Tauro è sostanzialmente invariata.
Antonello Mangano, giornalista di terrelibere.org ed autore del libro Gli africani salveranno Rosarno, spiega ai nostri microfoni come non si possa comprendere quanto accade nella piana se non si capisce cosa accade in tutta la filiera dei prodotti agricoli. &#8220;La filiera, dalla produzione alla vendita diretta, è stratificata in diversi livelli, ognuno dei quali scarica verso il basso i costi della crisi. Le grandi catene e i grandi distributori non soffrono la crisi e anzi aumentano i propri profitti. Poi ci sono i piccoli e medi agricoltori e distributori, che arrancano. Poi l&#8217;anello più debole, i lavoratori migranti, ricattabili per via dell&#8217;assetto legislativo che li punisce in partenza. Nulla potrà mai cambiare a Rosarno se non cambia l&#8217;intero sistema. Inoltre bisogna indagare come stiano degenerando le condizioni di lavoro nel paese, anche in settori dove questa degenerazione è meno evidente che in agricoltura. Si può parlare addirittura di &#8220;rosarnizzazione&#8221; dell&#8217;economia e del lavoro. Se molti italiani non avessero il sostegno delle reti familiari vivrebbero nelle stesse condizioni di tanti lavoratori migranti.&#8221;
&#8220;Per quanto riguarda la situazione di Rosarno, i lavoratori continuano a vivere nelle baracche e nei rifugi di fortuna, sottoposti agli stessi trattamenti lavorativi di prima della rivolta. Difficile fare una stima del loro numero, dovrebbero aggirarsi intorno ai 2000, per metà provenienti da vari paesi dell&#8217;Africa, per l&#8217;altra metà dall&#8217;est Europa. Alcuni lavoratori provano ad affittare delle stanze, ma il prezzo che si trovano a dover pagare arriva anche a 500 euro al mese&#8221;, continua Antonello Mangano. E&#8217; stato allestito un campo per 100 persone, per accedere al quale bisogna essere in possesso di permesso di soggiorno. &#8220;E&#8217; una misura utile, perchè affronta, anche se parzialmente, una situazione d&#8217;emergenza. Al tempo stesso rappresenta una sconfitta e un paradosso, perchè prende atto di una situazione inaccettabile e prova ad affrontarla in superficie, senza toccare le cause profonde che la hanno generata, nè della potenzialità straordinaria che queste persone rappresentano per il futuro del nostro paese.
&#8220;Però&#8221;, conclude Mangano, &#8220;non bisogna focalizzare l&#8217;attenzione solo sul disagio, ma sottolineare la straordinaria dignità di questi lavoratori, che in questi anni hanno dato vita a più di una manifestazione per reclamare i propri diritti, che sono poi i diritti di tutti. Inoltre hanno inoltrato due lettere aperte, una ai rappresentanti di governo, l&#8217;altra ai cittadini rosarnesi. Queste persone rappresentano un&#8217;opportunità unica per il nostro paese.&#8221;
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		<title>Comitati campani a Roma contro l&#8217;emergenza</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Jun 2011 15:48:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La rete dei comitati campani che da anni si batte contro discariche e inceneritori si è data appuntamento a Roma, davanti a palazzo Montecitorio per chiedere l&#8217;immediata approvazione di un decreto che sblocchi l&#8217;ennesima &#8220;emergenza rifiuti&#8221;. &#8220;Se non ci sarà un decreto flussi per i rifiuti&#8221;, dice Serena del Comitato di Chiaiano &#8220;che ci permetta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La <a href="http://www.globalproject.info/it/in_movimento/Martedi-28-Giugno-tutti-a-Roma-contro-lemergenza-per-difendere-le-alternative-/8872">rete dei comitati campani</a> che da anni si batte contro discariche e inceneritori si è data appuntamento a Roma, davanti a palazzo Montecitorio per chiedere l&#8217;immediata approvazione di un decreto che sblocchi l&#8217;ennesima &#8220;emergenza rifiuti&#8221;. &#8220;Se non ci sarà un decreto flussi per i rifiuti&#8221;, dice Serena del Comitato di Chiaiano &#8220;che ci permetta di liberarci almeno di quello che sta per le strade, non si potrà mai far partire un piano virtuoso, che abbandoni definitivamente la logica delle discariche e degli inceneritori&#8221;. &#8220;Il piano alternativo sui rifiuti presentato dai comitati&#8221; continua Serena &#8220;si basa sul trattamento a freddo e, per essere realizzato, avrebbe bisogno di pochi mesi e di pochi finanziamenti&#8221;. Una strategia virtuosa che, soprattutto a seguito delle elezioni amministrative a Napoli e della vittoria di De Magistris può contare su una sponda istituzionale ma che andrebbe contro gli interessi di quanti puntano a  costruire discariche e inceneritori. Quella scoppiata a Napoli all&#8217;indomani dell&#8217;elezione di De Magistris, sottolinea la rete Commons, che riunisce i vari comitati campani, è l&#8217;ennesima emergenza creata a tavolino e che ha come unico scopo quello di avvantggiare la lobby che oggi fanno affari su una logica superata nella gestione dei rifiuti e sulle ricette a base di inceneritori.</p>
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		<itunes:subtitle>La rete dei comitati campani che da anni si batte contro discariche e inceneritori si è data appuntamento a Roma, davanti a palazzo Montecitorio per chiedere l&#8217;immediata approvazione di un decreto che sblocchi l&#8217;ennesima &#8220;emergenza[...]</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>La rete dei comitati campani che da anni si batte contro discariche e inceneritori si è data appuntamento a Roma, davanti a palazzo Montecitorio per chiedere l&#8217;immediata approvazione di un decreto che sblocchi l&#8217;ennesima &#8220;emergenza rifiuti&#8221;. &#8220;Se non ci sarà un decreto flussi per i rifiuti&#8221;, dice Serena del Comitato di Chiaiano &#8220;che ci permetta di liberarci almeno di quello che sta per le strade, non si potrà mai far partire un piano virtuoso, che abbandoni definitivamente la logica delle discariche e degli inceneritori&#8221;. &#8220;Il piano alternativo sui rifiuti presentato dai comitati&#8221; continua Serena &#8220;si basa sul trattamento a freddo e, per essere realizzato, avrebbe bisogno di pochi mesi e di pochi finanziamenti&#8221;. Una strategia virtuosa che, soprattutto a seguito delle elezioni amministrative a Napoli e della vittoria di De Magistris può contare su una sponda istituzionale ma che andrebbe contro gli interessi di quanti puntano a  costruire discariche e inceneritori. Quella scoppiata a Napoli all&#8217;indomani dell&#8217;elezione di De Magistris, sottolinea la rete Commons, che riunisce i vari comitati campani, è l&#8217;ennesima emergenza creata a tavolino e che ha come unico scopo quello di avvantggiare la lobby che oggi fanno affari su una logica superata nella gestione dei rifiuti e sulle ricette a base di inceneritori.</itunes:summary>
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		<title>Sfratto e violenze da parte della polizia a Roma</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2011/06/22/sfratto-e-violenze-da-parte-della-polizia-a-roma/</link>
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		<pubDate>Wed, 22 Jun 2011 14:17:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ciro Colonna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La mattina del 21 giugno 2011 la polizia aveva in programma di eseguire lo sfratto di una famiglia nel popolare quartiere romano di Garbatella. Per procedere nell&#8217;operazione aveva schierato, oltre a numerosi agenti in divisa e in borghese, diversi agenti della polizia giudiziaria. Uno spiegamento di forze piuttosto nutrito se si considera la modesta entità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La mattina del 21 giugno 2011 la polizia aveva in programma di eseguire lo sfratto di una famiglia nel popolare quartiere romano di Garbatella. Per procedere nell&#8217;operazione aveva schierato, oltre a numerosi agenti in divisa e in borghese, diversi agenti della polizia giudiziaria. Uno spiegamento di forze piuttosto nutrito se si considera la modesta entità dell&#8217;operazione in corso. Dall&#8217;altro lato, oltre naturalmente ai componenti del nucleo familiare, attivisti di Action, del centro sociale La Strada, e semplici cittadini contrari a che la famiglia venisse sfrattata senza aver prima trovato un&#8217;alternativa. L&#8217;atteggiamento della polizia è stato fin da subito molto ostile, portando al ferimento di cinque persone. &#8220;Una situazione molto mal gestita dalla polizia&#8221;, spiega ai nostri microfoni Giovanna di Action, &#8220;che ancora una volta, in assenza di qualsiasi politica da parte del comune, vede le questioni abitative venir affrontate come problemi di ordine pubblico&#8221;. Inoltre le persone che si opponevano all&#8217;esecuzione dello sfratto hanno dovuto assistere inermi all&#8217;arresto di tre di loro, uno dei quali fratello dell&#8217;inquilina sfrattata. Quando i cittadini e i componenti delle associazioni si sono recate in commissariato alcune di loro sono state tradotte dentro con la forza, insultate e percosse. Naturalmente daremo seguito delle nostre denunce alla procura della repubblica, annuncia ancora Giovanna. E&#8217; invece prevista per venerdì 24 giugno alle ore 18, una manifestazione per denunciare i fatti del 21 e l&#8217;inaccettabile clima di violenza e intimidazione. Il corteo, che è stato annunciato nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta in XI municipio mercoledì 22, avrà inizio davanti al teatro Palladium e attraverserà il quartiere di Garbatella.</p>
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		<itunes:subtitle>La mattina del 21 giugno 2011 la polizia aveva in programma di eseguire lo sfratto di una famiglia nel popolare quartiere romano di Garbatella. Per procedere nell&#8217;operazione aveva schierato, oltre a numerosi agenti in divisa e in borghese, div[...]</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>La mattina del 21 giugno 2011 la polizia aveva in programma di eseguire lo sfratto di una famiglia nel popolare quartiere romano di Garbatella. Per procedere nell&#8217;operazione aveva schierato, oltre a numerosi agenti in divisa e in borghese, diversi agenti della polizia giudiziaria. Uno spiegamento di forze piuttosto nutrito se si considera la modesta entità dell&#8217;operazione in corso. Dall&#8217;altro lato, oltre naturalmente ai componenti del nucleo familiare, attivisti di Action, del centro sociale La Strada, e semplici cittadini contrari a che la famiglia venisse sfrattata senza aver prima trovato un&#8217;alternativa. L&#8217;atteggiamento della polizia è stato fin da subito molto ostile, portando al ferimento di cinque persone. &#8220;Una situazione molto mal gestita dalla polizia&#8221;, spiega ai nostri microfoni Giovanna di Action, &#8220;che ancora una volta, in assenza di qualsiasi politica da parte del comune, vede le questioni abitative venir affrontate come problemi di ordine pubblico&#8221;. Inoltre le persone che si opponevano all&#8217;esecuzione dello sfratto hanno dovuto assistere inermi all&#8217;arresto di tre di loro, uno dei quali fratello dell&#8217;inquilina sfrattata. Quando i cittadini e i componenti delle associazioni si sono recate in commissariato alcune di loro sono state tradotte dentro con la forza, insultate e percosse. Naturalmente daremo seguito delle nostre denunce alla procura della repubblica, annuncia ancora Giovanna. E&#8217; invece prevista per venerdì 24 giugno alle ore 18, una manifestazione per denunciare i fatti del 21 e l&#8217;inaccettabile clima di violenza e intimidazione. Il corteo, che è stato annunciato nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta in XI municipio mercoledì 22, avrà inizio davanti al teatro Palladium e attraverserà il quartiere di Garbatella.</itunes:summary>
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		<title>Sul tetto per liberare Antonio dall&#8217;OPG</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Jun 2011 15:08:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ciro Colonna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da alcuni giorni Rodolfo ed Elisabetta Provenzano, rispetivamente padre e sorella di Antonio, internato nell&#8217;Ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa, sono saliti sul tetto del Dipartimento di Salute Mentale di Ostia per denunciare l&#8217;incredibile vicenda del ragazzo. La storia di Antonio, nella sua unicità, somiglia a quella di centinaia di persone internate negli ospedali psichiatrici giudiziari [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da alcuni giorni Rodolfo ed Elisabetta Provenzano, rispetivamente padre e sorella di Antonio, internato nell&#8217;Ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa, sono saliti sul tetto del Dipartimento di Salute Mentale di Ostia per denunciare l&#8217;incredibile vicenda del ragazzo.</p>
<p>La storia di Antonio, nella sua unicità, somiglia a quella di centinaia di persone internate negli <a href="http://amisnet.org/agenzia/2011/05/19/babush-32-manicomio-2011/">ospedali psichiatrici giudiziari </a>italiani. Attualmente sono 1500 le persone sottoposte a questa misura, 200 in più del 2010. E una volta che si viene etichettati come persone &#8220;socialmente pericolose&#8221;, si entra in un  circuito da cui diventa molto difficile uscire. Gli Opg sono l&#8217;ultimo residuo manicomiale post-basagliano, veri e propri ghetti in cui non è possibile intraprendere alcun percorso terapeutico e dove spesso mancano le condizioni essenziali di assistenza.</p>
<p>Antonio dovrebbe trovarsi fuori dall&#8217;Opg di Aversa. Ha tutte le carte in regola per essere trasferito in una comunità, che è stata già individuata ad Asti, e proseguire il proprio percorso terapeutico in un luogo più consono ed essere gradualmente reinserito nel proprio mondo. Il progetto è pronto, la comunità lo attende, mancano solo le firme del Dipartimento per la Salute Mentale di Ostia, servizio territoriale cui Antonio fa capo e che deve assumersi anche l&#8217;onere economico del pagamento della retta alla comunità di Asti. &#8220;Fino a pochi giorni fa&#8221;, racconta Elisabetta, &#8220;la ASL riferiva di non avere i soldi. Ora pare che il problema non sia più questo ma ancora non arrivano le autorizzazioni. Per questo&#8221;, continua, &#8220;abbiamo deciso di mettere in piedi questa protesta.&#8221;</p>
<p>Si stima siano almeno 300 gli internati negli Opg italiani che come Antonio potrebbero uscire perché hanno finito di scontare la propria condanna o per proseguire i propri percorsi terapeutici in altre strutture. A causa delle carenze strutturali ed economiche dei serivizi sanitari territoriali &#8211; ma non di rado anche per semplici problemi burocratici, i trasferimenti vengono però bloccati. L&#8217;obiettivo della protesta di Rodolfo ed Elisabetta, come si legge anche nel <a href="http://amisnet.org/files/2011/06/comunicato-opg.pdf">comunicato che hanno diramato</a>, va ben oltre la situazione di Antonio e solleva in pieno il problema dell&#8217;esistenza stessa degli Opg, strutture incivili e dannose che andrebbero chiuse. Una lotta portata avanti anche dalla campagna <a href="http://www.stopopg.it/">STOP OPG</a> che raggruppa numerose associazioni su tutto il territorio nazionale e che sta provando in ogni modo a portare  all&#8217;attenzione pubblica gli stessi temi.</p>
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		<itunes:subtitle>Da alcuni giorni Rodolfo ed Elisabetta Provenzano, rispetivamente padre e sorella di Antonio, internato nell&#8217;Ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa, sono saliti sul tetto del Dipartimento di Salute Mentale di Ostia per denunciare l&#8217;[...]</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>Da alcuni giorni Rodolfo ed Elisabetta Provenzano, rispetivamente padre e sorella di Antonio, internato nell&#8217;Ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa, sono saliti sul tetto del Dipartimento di Salute Mentale di Ostia per denunciare l&#8217;incredibile vicenda del ragazzo.
La storia di Antonio, nella sua unicità, somiglia a quella di centinaia di persone internate negli ospedali psichiatrici giudiziari italiani. Attualmente sono 1500 le persone sottoposte a questa misura, 200 in più del 2010. E una volta che si viene etichettati come persone &#8220;socialmente pericolose&#8221;, si entra in un  circuito da cui diventa molto difficile uscire. Gli Opg sono l&#8217;ultimo residuo manicomiale post-basagliano, veri e propri ghetti in cui non è possibile intraprendere alcun percorso terapeutico e dove spesso mancano le condizioni essenziali di assistenza.
Antonio dovrebbe trovarsi fuori dall&#8217;Opg di Aversa. Ha tutte le carte in regola per essere trasferito in una comunità, che è stata già individuata ad Asti, e proseguire il proprio percorso terapeutico in un luogo più consono ed essere gradualmente reinserito nel proprio mondo. Il progetto è pronto, la comunità lo attende, mancano solo le firme del Dipartimento per la Salute Mentale di Ostia, servizio territoriale cui Antonio fa capo e che deve assumersi anche l&#8217;onere economico del pagamento della retta alla comunità di Asti. &#8220;Fino a pochi giorni fa&#8221;, racconta Elisabetta, &#8220;la ASL riferiva di non avere i soldi. Ora pare che il problema non sia più questo ma ancora non arrivano le autorizzazioni. Per questo&#8221;, continua, &#8220;abbiamo deciso di mettere in piedi questa protesta.&#8221;
Si stima siano almeno 300 gli internati negli Opg italiani che come Antonio potrebbero uscire perché hanno finito di scontare la propria condanna o per proseguire i propri percorsi terapeutici in altre strutture. A causa delle carenze strutturali ed economiche dei serivizi sanitari territoriali &#8211; ma non di rado anche per semplici problemi burocratici, i trasferimenti vengono però bloccati. L&#8217;obiettivo della protesta di Rodolfo ed Elisabetta, come si legge anche nel comunicato che hanno diramato, va ben oltre la situazione di Antonio e solleva in pieno il problema dell&#8217;esistenza stessa degli Opg, strutture incivili e dannose che andrebbero chiuse. Una lotta portata avanti anche dalla campagna STOP OPG che raggruppa numerose associazioni su tutto il territorio nazionale e che sta provando in ogni modo a portare  all&#8217;attenzione pubblica gli stessi temi.</itunes:summary>
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		<title>Emergenza abitativa rom: la denuncia di 21 luglio</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Jun 2011 12:43:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L&#8217;allarme è stato lanciato dall&#8217;associazione 21 Luglio, alla quale si sono rivolti i genitori di Raul, Fernando, Patrizia e Sebastian, i quattro bambini rom morti nel rogo della loro barracca di via Appia lo scorso 6 febbraio. Dopo il dramma, il comune li ha sistemati in una struttura in cui vivono gli uni su gli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;allarme è stato lanciato dall&#8217;<a href="http://www.21luglio.com/">associazione 21 Lugli</a>o, alla quale si sono rivolti i genitori di Raul, Fernando, Patrizia e Sebastian, i quattro bambini rom morti nel rogo della loro barracca di via Appia lo scorso 6 febbraio. Dopo il dramma, il comune li ha sistemati in una struttura in cui vivono gli uni su gli altri, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=7F84d9-m6Mc">come testimonia un video</a> girato dall&#8217;associazione. Per separare gli spazi e assecurare a ciascuno un minimo di intimità, hanno dovuto appendere dei lanzuoli al soffitto e i bambini non possono avere uno spazio loro. Eppure, dopo la tragedia, le istituzioni avevano assicurato a Elena e Edei, i genitori dei bambini scomparsi, di trovargli un alloggio sicuro e dignitoso, come denunciano insieme a 21 luglio. Dopo il dramma, gli attori politici avevano infatti annunciato in coro di fare di tutto per migliorare la loro situazione abitativa ma anche quella degli altri rom costretti a vivere in baraccopoli nella capitale. Quattro mesi dopo il dramma, Elena e Edei si sentono abbandonati dalle istituzioni, rilegati in strutture precarie.</p>
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		<title>L&#8217;acqua pubblica dopo il referendum</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2011/06/15/lacqua-pubblica-dopo-il-referendum/</link>
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		<pubDate>Wed, 15 Jun 2011 13:49:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I risultati del 13 giugno sanciscono l&#8217;urgenza di un ritorno alla gestione pubblica dell&#8217;acqua, ma il referendum abrogativo non basta e avrà bisogno di essere confermato attraverso un&#8217;autentica riforma legislativa. Il punto di partenza per i movimenti dell&#8217;acqua è la proposta di legge popolare che nel 2007 raccolse oltre 400 mila firme ma che da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I risultati del 13 giugno sanciscono l&#8217;urgenza di un ritorno alla gestione pubblica dell&#8217;acqua, ma il referendum abrogativo non basta e avrà bisogno di essere confermato attraverso un&#8217;autentica riforma legislativa. Il punto di partenza per i movimenti dell&#8217;acqua è la proposta di legge popolare che nel 2007 raccolse oltre 400 mila firme ma che da allora è rimasta nei cassetti del Parlamento. In questi anni nessun parlamentare si è preso la briga di rispolverare il testo ed avviare un autentico dibattito sulla riforma dei servizi idrici . Ora che oltre 26 milioni di italiani si sono espressi per il sì,  il testo elaborato dai movimenti riprende ad avere una valenza centrale. Due i prinicpi fondamentali espressi in quella proposta: &#8220;il primo&#8221; sottolinea Luca Martinelli, giornalista di Altraeconomia e autore del libro &#8220;L&#8217;acqua non è una merce&#8221; , &#8220;è che il gestore dei servizi idrici deve essere un soggetto pubblico. Un soggetto che ha come finalità quella di garantire un servizio ai cittadini e non degli utili ai propri azionisti come accade per i soggetti di diritto privato&#8221;. Il secondo, spiega,  è quello che riguarda i finanziamenti, con la necessità di ricavare i fondi necessari per la gestione della rete e gli interventi infrastrutturali non dalle bollette ma dalla fiscalità generale. E mentre a livello locale si è già espressa la Regione Puglia approvando ieri una legge che cambia la forma giuridica dell&#8217;Acquedotto pugliese e trasformandolo in azienda di diritto pubblico, sul piano nazionale già si teme l&#8217;avvio di manovre per tentare di aggirare il risultato delle urne. Tra queste quella suggerita dall&#8217;Istituto Bruno Leoni, noto think tank liberista, che consiglia di riprendere in considerazione la proposta di legge presentata lo scorso autunno dal Partito democratico. &#8220;Questa proposta&#8221; commenta Luca Martinelli &#8220;non rappresenta la volontà espressa dagli italiani. Da un lato continua infatti a prevedere che i fondi per il servizio idrico debbano essere ricavati dalle tariffe e non dalla fiscalità e dall&#8217;alto manitene in vita la possibilità di affidare la gestione a soggetti privati&#8221;.</p>
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		<itunes:summary>I risultati del 13 giugno sanciscono l&#8217;urgenza di un ritorno alla gestione pubblica dell&#8217;acqua, ma il referendum abrogativo non basta e avrà bisogno di essere confermato attraverso un&#8217;autentica riforma legislativa. Il punto di partenza per i movimenti dell&#8217;acqua è la proposta di legge popolare che nel 2007 raccolse oltre 400 mila firme ma che da allora è rimasta nei cassetti del Parlamento. In questi anni nessun parlamentare si è preso la briga di rispolverare il testo ed avviare un autentico dibattito sulla riforma dei servizi idrici . Ora che oltre 26 milioni di italiani si sono espressi per il sì,  il testo elaborato dai movimenti riprende ad avere una valenza centrale. Due i prinicpi fondamentali espressi in quella proposta: &#8220;il primo&#8221; sottolinea Luca Martinelli, giornalista di Altraeconomia e autore del libro &#8220;L&#8217;acqua non è una merce&#8221; , &#8220;è che il gestore dei servizi idrici deve essere un soggetto pubblico. Un soggetto che ha come finalità quella di garantire un servizio ai cittadini e non degli utili ai propri azionisti come accade per i soggetti di diritto privato&#8221;. Il secondo, spiega,  è quello che riguarda i finanziamenti, con la necessità di ricavare i fondi necessari per la gestione della rete e gli interventi infrastrutturali non dalle bollette ma dalla fiscalità generale. E mentre a livello locale si è già espressa la Regione Puglia approvando ieri una legge che cambia la forma giuridica dell&#8217;Acquedotto pugliese e trasformandolo in azienda di diritto pubblico, sul piano nazionale già si teme l&#8217;avvio di manovre per tentare di aggirare il risultato delle urne. Tra queste quella suggerita dall&#8217;Istituto Bruno Leoni, noto think tank liberista, che consiglia di riprendere in considerazione la proposta di legge presentata lo scorso autunno dal Partito democratico. &#8220;Questa proposta&#8221; commenta Luca Martinelli &#8220;non rappresenta la volontà espressa dagli italiani. Da un lato continua infatti a prevedere che i fondi per il servizio idrico debbano essere ricavati dalle tariffe e non dalla fiscalità e dall&#8217;alto manitene in vita la possibilità di affidare la gestione a soggetti privati&#8221;.</itunes:summary>
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		<title>Santa domenica?</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2011/06/09/santa-domenica/</link>
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		<pubDate>Thu, 09 Jun 2011 13:29:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Domenica 4 giugno i dipendenti del centro commerciale Auchan di Casal Bertone, a Roma, hanno deciso di incrociare le braccia. Al grido di &#8220;Basta lavorare di domenica&#8221; i lavoratori hanno protestato per le condizioni contrattuali impostegli, che prevedono, tra l&#8217;altro, il lavoro domenicale obbligatorio. &#8220;Il nuovo Ccnl del commercio, firmato dai soliti sindacati concertativi Cisl [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Domenica 4 giugno i dipendenti del centro commerciale Auchan di Casal Bertone, a Roma, hanno deciso di incrociare le braccia. Al grido di &#8220;Basta lavorare di domenica&#8221; i lavoratori hanno protestato per le condizioni contrattuali impostegli, che prevedono, tra l&#8217;altro, il lavoro domenicale obbligatorio.</p>
<p>&#8220;Il nuovo Ccnl del commercio, firmato dai soliti sindacati concertativi Cisl e Uil e appoggiato dal silenzio della Cgil, di fatto peggiora in maniera drastica le già difficili condizioni dei lavoratori del settore&#8221; dichiara il segretario provinciale della Flaica Cub, Giancarlo Desiderati &#8220;È diventato obbligatorio per tutti il lavoro domenicale e il pagamento dell&#8217;indennità in caso di malattia è stato ridotto al lumicino&#8221;.<br />
&#8220;La domenica è retribuita trenta euro lordi in più rispetto agli altri giorni&#8221; ha detto uno degli scioperanti. Una miseria insomma, ma in base all&#8217;accordo firnato da Cisl e Uil con la grande distribuzione ai lavoratori non resterebbe che chinare il capo. I dipendenti dell&#8217;ipermercato rmano però ora sono stufi, hanno scioperato ad aprile scorso e sono tornati ad incorciare le braccia la scorsa domenica. &#8220;Lo sciopero è l&#8217;unico modo di fare sentire la nostra voce&#8221;.</p>
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		<title>Europride 2011: essere trans non è una malattia</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Jun 2011 09:46:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ciro Colonna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Attualmente il DSM IV, manuale di riferimento per le patologie psichiatriche, iscrive il transessualismo tra i disturbi del comportamento sessuale. In vista della revisione del casellario, prevista per il 2012, è partita una massiccia campagna che esige  la depatologizzazione e l&#8217;eliminazione del transessualismo dal DSM e da tutti i manuali diagnostici. Nell&#8217;ambito della rassegna Euro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Attualmente il DSM IV, manuale di riferimento per le patologie psichiatriche, iscrive il transessualismo tra i disturbi del comportamento sessuale. In vista della revisione del casellario, prevista per il 2012, è partita una <a href="http://orgogliosamentelgbtiq.blogspot.com/">massiccia campagna</a> che esige  la depatologizzazione e  l&#8217;eliminazione del transessualismo dal DSM e da tutti i manuali  diagnostici. Nell&#8217;ambito della rassegna Euro Pride Park, in corso a Roma in Piazza Vittorio dal e al 12 giugno, iniziativa che vedrà il proprio momento culminante nella <a href="http://amisnet.org/agenzia/2011/06/01/verso-leuro-pride-2011/">manifestazione europea dell&#8217;11 giugno</a>, si è tenuto il giorno 05 giugno un dibattito sul tema. &#8220;Non è semplice affrontare questo tema, perchè il fatto che essere transessuali sia considerato al pari di una malattia è umiliante e inaccetabile da un punto di vista culturale e delle opportunità. Al tempo stesso è la chiave tramite la quale molte persone hanno modo di accedere a dei servizi per loro essenziali, quali ad esempio i trattamenti ormonali&#8221;, racconta Antonella, del colelttivo Sui Generis, &#8220;bisogna quindi trovare un modo per eliminare l&#8217;insopportabile retaggio del passato che vede i transessuali come dei malati, ma garantire loro, in altre forme, l&#8217;accesso a trattamenti costosi e indispensabili.&#8221;</p>
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		<itunes:subtitle>Attualmente il DSM IV, manuale di riferimento per le patologie psichiatriche, iscrive il transessualismo tra i disturbi del comportamento sessuale. In vista della revisione del casellario, prevista per il 2012, è partita una massiccia campagna che e[...]</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>Attualmente il DSM IV, manuale di riferimento per le patologie psichiatriche, iscrive il transessualismo tra i disturbi del comportamento sessuale. In vista della revisione del casellario, prevista per il 2012, è partita una massiccia campagna che esige  la depatologizzazione e  l&#8217;eliminazione del transessualismo dal DSM e da tutti i manuali  diagnostici. Nell&#8217;ambito della rassegna Euro Pride Park, in corso a Roma in Piazza Vittorio dal e al 12 giugno, iniziativa che vedrà il proprio momento culminante nella manifestazione europea dell&#8217;11 giugno, si è tenuto il giorno 05 giugno un dibattito sul tema. &#8220;Non è semplice affrontare questo tema, perchè il fatto che essere transessuali sia considerato al pari di una malattia è umiliante e inaccetabile da un punto di vista culturale e delle opportunità. Al tempo stesso è la chiave tramite la quale molte persone hanno modo di accedere a dei servizi per loro essenziali, quali ad esempio i trattamenti ormonali&#8221;, racconta Antonella, del colelttivo Sui Generis, &#8220;bisogna quindi trovare un modo per eliminare l&#8217;insopportabile retaggio del passato che vede i transessuali come dei malati, ma garantire loro, in altre forme, l&#8217;accesso a trattamenti costosi e indispensabili.&#8221;</itunes:summary>
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