<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd"
	xmlns:dtvmedia="http://participatoryculture.org/RSSModules/dtv/1.0"
	xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/"
>

<channel>
	<title>Amisnet &#187; Diritti</title>
	<atom:link href="http://amisnet.org/agenzia/archivio/diritti/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://amisnet.org</link>
	<description>Informazione Sociale Quotidiana</description>
	<lastBuildDate>Thu, 02 Sep 2010 13:16:48 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.9.2</generator>
	<language>it</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
		<!-- podcast_generator="podPress/8.5" -->
		<copyright>&#xA9;Amisnet </copyright>
		<managingEditor>web@amisnet.org (Amisnet)</managingEditor>
		<webMaster>web@amisnet.org</webMaster>
		<category>News &amp; Politics</category>
		<ttl>1440</ttl>
		<itunes:keywords>ambiente, conflitti, cooperazione, diritti, economia, politica, informazione sociale</itunes:keywords>
		<itunes:subtitle>Informazione sociale e programmi di approfondimento dalla redazione di AMISnet.</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>Amisnet e' un'agenzia radiofonica attiva da oltre 9 anni. La sua principale attivita' consiste nella produzione e la distribuzione di prodotti radiofonici di approfondimento a circa 35 radio italiane. Il podcast e' una selezione quotidiana dei servizi audio distribuiti tramite i siti del network Amisnet.</itunes:summary>
		<itunes:author>Amisnet</itunes:author>
		<itunes:category text="News &amp; Politics"/>
<itunes:category text="Government &amp; Organizations"/>
<itunes:category text="Society &amp; Culture"/>
		<itunes:owner>
			<itunes:name>Amisnet</itunes:name>
			<itunes:email>web@amisnet.org</itunes:email>
		</itunes:owner>
		<itunes:block>No</itunes:block>
		<itunes:explicit>no</itunes:explicit>
		<itunes:image href="http://amisnet.org/feedimg/amisnet-300.jpg" />
		<image>
			<url>http://amisnet.org/feedimg/amisnet-144.jpg</url>
			<title>Amisnet</title>
			<link>http://amisnet.org</link>
			<width>144</width>
			<height>144</height>
		</image>
		<item>
		<title>Cile: i minatori intrappolati lottano con il popolo Mapuche</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2010/09/02/cile-i-minatori-intrappolati-lottano-con-il-popolo-mapuche/</link>
		<comments>http://amisnet.org/agenzia/2010/09/02/cile-i-minatori-intrappolati-lottano-con-il-popolo-mapuche/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 13:09:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia Coronati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://amisnet.org/?p=9529</guid>
		<description><![CDATA[&#8220;Liberate i Mapuche, da 41 giorni in sciopero della fame&#8221;. &#8220;Pinera stai zitto&#8221;. Sono i due messaggi che i minatori intrappolati da quasi un mese nella miniera di San Jose&#8217; a Copiapo&#8217; hanno cercato di esibire davanti alle telecamere. Ma i media li hanno censurati.
I trentatre minatori, diventati involontariamente il simbolo della lotta alla precariet? [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Liberate i Mapuche, da 41 giorni in sciopero della fame&#8221;. &#8220;Pinera stai zitto&#8221;. Sono i due messaggi che i minatori intrappolati da quasi un mese nella miniera di San Jose&#8217; a Copiapo&#8217; hanno cercato di esibire davanti alle telecamere. Ma i media li hanno censurati.</p>
<p>I trentatre minatori, diventati involontariamente il simbolo della lotta alla precariet? delle condizioni di lavoro nel paese, hanno voluto dire al mondo di solidarizzare anche con un&#8217;altra battaglia: quella del popolo Mapuche, ancora oggi vittima di razzismo e discriminazione.</p>
<p>Tra i vari cartelli esposti in questi giorni, sono comparse due missive di supporto al gruppo di prigionieri politici che da quarantuno giorni? sono in sciopero della fame. I manifestanti sono vittime di una legge speciale che dai tempi della dittatura di Pinochet annienta le richieste di riconoscimento del popolo Mapuche, discriminato da secoli.</p>
<p>I messaggi anti-governativi sono stati censurati dai media cileni, che non hanno trasmesso le immagini.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://amisnet.org/agenzia/2010/09/02/cile-i-minatori-intrappolati-lottano-con-il-popolo-mapuche/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Kosovo: ordigno contro il direttore di Radio Kosovaska Mitrovica</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2010/07/22/kosovo-ordigno-contro-il-direttore-di-radio-kosovaska-mitrovica/</link>
		<comments>http://amisnet.org/agenzia/2010/07/22/kosovo-ordigno-contro-il-direttore-di-radio-kosovaska-mitrovica/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 22 Jul 2010 08:48:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Cocco</dc:creator>
				<category><![CDATA[informazione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://amisnet.org/agenzia/2010/07/22/kosovo-ordigno-contro-il-direttore-di-radio-kosovaska-mitrovica/</guid>
		<description><![CDATA[Alla vigilia della decisione della Corte internazionale di Giustizia sull&#8217;indipendenza del Kosovo, la tensione rimane alta nella zona di Mitrovica, il distretto kosovaro in cui vive una nutrita comunità serba. Mercoledì mattina un gruppo di ignoti ha provato a colpire l&#8217;abitazione di Caslav Milisavljevic, giornalista serbo e direttore di Radio Kosovaska Mitrovica, emittente del distretto. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } -->Alla vigilia della decisione della Corte internazionale di Giustizia sull&#8217;indipendenza del Kosovo, la tensione rimane alta nella zona di Mitrovica, il distretto kosovaro in cui vive una nutrita comunità serba. Mercoledì mattina un gruppo di ignoti ha provato a colpire l&#8217;abitazione di Caslav Milisavljevic, giornalista serbo e direttore di Radio Kosovaska Mitrovica, emittente del distretto. Un ordigno esplosivo è stato gettato nel cortile di casa di Milisavljevic provocando la distruzione di alcune automobili ma non causando danni a persone. Dall&#8217;inizio del mese nell&#8217;area, simbolo del conflitto tra serbi e albanesi, si sono registrati altri due attentati, con l&#8217;uccisione di Mesud Dzecovic, pediatra serbo, e il ferimento di Petar Moletic deputato serbo del parlamento kosovaro. Per oggi è invece attesa la decisione della Corte internazionale di giustizia. I giudici della corte, che emetteranno un verdetto non vincolante, potrebbero dare un parere favorevole all&#8217;indipendenza o evitare di schierarsi troppo apertamente, spingendo le autorità kosovare ad ulteriori negoziati con il governo di Belgrado.<span style="font-family: Times New Roman,serif"></span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://amisnet.org/agenzia/2010/07/22/kosovo-ordigno-contro-il-direttore-di-radio-kosovaska-mitrovica/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Le redazioni &#8220;sommerse&#8221; contro il Ddl Alfano</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2010/06/22/le-redazioni-sommerse-contro-il-ddl-alfano/</link>
		<comments>http://amisnet.org/agenzia/2010/06/22/le-redazioni-sommerse-contro-il-ddl-alfano/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 22 Jun 2010 13:21:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
				<category><![CDATA[informazione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://amisnet.org/agenzia/2010/06/22/le-redazioni-sommerse-contro-il-ddl-alfano/</guid>
		<description><![CDATA[A partire della  manifestazione del 1 luglio, la protesta contro il ddl Alfano si protrarrà in forme e modi diversi: da venerdi 11 i giornali usciranno listati a lutto e il giorno 9 sarà la giornata del silenzio. Pensiamo che sia importaante anche l&#8217;adesione di  quelle redazioni “sommerse”,  spesso informali, che costituiscono l&#8217;informazione diffusa nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://2.bp.blogspot.com/_ZI9kEHhX9Gw/TB4-srqD84I/AAAAAAAABTw/e_gR3WFM1d0/s320/bavaglio.jpg" border="0" alt="" width="211" height="180" />A partire della  manifestazione del 1 luglio, la protesta contro il ddl Alfano si protrarrà in forme e modi diversi: da venerdi 11 i giornali usciranno listati a lutto e il giorno 9 sarà la giornata del silenzio. Pensiamo che sia importaante anche l&#8217;adesione di  quelle redazioni “sommerse”,  spesso informali, che costituiscono l&#8217;informazione diffusa nel nostro Paese e che in gran parte viaggia sul web. Un mondo però che, proprio per questa sua specificità, spesso  si astiene da queste forme di protesta.</p>
<p style="text-align: center"><strong>UN APPELLO DI LETTERA22 ALLE REDAZIONI INFORMALI</strong></p>
<p>Aderendo  all&#8217;appello della Fnsi per il 1 luglio, listeremo  a lutto i nostri siti e non  pubblicheremo nulla il giorno 9 se non le nostre considerazioni sulla legge bavaglio. In questo modo sarà chiaro che anche realtà minori o poco conosciute, alternative e diversificate ma di qualità, sono  buona parte della spina dorsale dell&#8217;informazione in Italia, dove non esistono solo  grandi quotidiani o grandi reti televisive. La minaccia del ddl riguarda tutti e dunque anche chi non lavora in un giornale, non ha una posizione contrattualizzata,  non si riconosce nel sindacato o non si sente rappresentato  dalla protesta. Chi è  meno tutelato di altri ma altrettanto colpito nella sua dignità professionale e nella qualità del suo lavoro</p>
<p><strong>Le adesioni</strong></p>
<p>Lettera22   (www.lettera22.it)<br />
Amisnet   (www.amisnet.org)<br />
Libera.Tv   (www.libera.tv)<br />
NTNN (www.ntnn.info)<br />
SudestAsiatico (www.sudestasiatico.com)<br />
Afgana (www.afgana.org)</p>
<p><em>Lettera22, un&#8217;associazione di giornalisti nata in Italia nel 1993 agli albori della Rete  e che ogni giorno fa del web la sua arena di notizie, invita tutte le forme associative di giornalismo ad aderire a questo appello inviando una mail all&#8217;indirizzo <strong> <a href="mailto:reteliberit@gmail.com">reteliberit@gmail.com</a> </strong> e a pubblicarlo sulla propria testata.</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://amisnet.org/agenzia/2010/06/22/le-redazioni-sommerse-contro-il-ddl-alfano/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Turchia: ancora una condanna contro la libertà di informazione</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2010/06/16/turchia-ancora-una-condanna-contro-la-liberta-di-informazione/</link>
		<comments>http://amisnet.org/agenzia/2010/06/16/turchia-ancora-una-condanna-contro-la-liberta-di-informazione/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 16 Jun 2010 13:35:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Cocco</dc:creator>
				<category><![CDATA[informazione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://amisnet.org/agenzia/2010/06/16/turchia-ancora-una-condanna-contro-la-liberta-di-informazione/</guid>
		<description><![CDATA[Crescono le proteste internazionali per la condanna a un anno e mezzo di carcere comminata dalla Corte penale di Istanbul a Irfan Aktan, giornalista accusato di incitazione alla violenza e connivenza con i terroristi. Aktan è stato incriminato per un articolo, apparso sulla rivista turca Express il 15 ottobre del 2009,  in cui venivano pubblicate [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Crescono le proteste internazionali per la condanna a un anno e mezzo di carcere comminata dalla Corte penale di Istanbul a Irfan Aktan, giornalista accusato di incitazione alla violenza e connivenza con i terroristi. Aktan è stato incriminato per un articolo, apparso sulla rivista turca Express il 15 ottobre del 2009,  in cui venivano pubblicate le interviste con alcuni membri del PKK rifugiatisi sui monti Qandil, nel nord dell&#8217;Iraq.  Secondo il tribunale l&#8217;articolo conterrebbe un esplicito incoraggiamento alla violenza e rientra nei reati previsti dalle misure speciali contro il terrorismo. La sentenza di primo grado ha imposto anche una multa di oltre 10 mila dollari all&#8217;editore di Express, Merve Erol. Una decisione oltraggiosa, secondo IFJ, la Federazione internazionale dei giornalisti, che sottolinea l&#8217;incompatibilità del provvedimento con i principi sanciti dalla stessa legislazione turca e della Corte europea dei diritti umani. L&#8217;IPI, l&#8217;istituto internazionale della Stampa, si è invece appellata alla giustizia turca per ribaltare il verdetto in seconda istanza. Quello di Irfan Aktan è solo l&#8217;ultimo di una lunga serie di sentenze ai danni di giornalisti in Turchia. Lo scorso aprile Vedat Kursun ex redattore del quotidiano turco Azadiya Welat, è stato condannato a 3 anni di carcere per due articoli sul PKK.</p>
<p>Secondo Bianet, rete turca di informazione indipendente, solo nei primi quattro mesi del 2010, 103 persone, tra cui 15 giornalisti, sono stati incriminati per reati connessi alla legge contro il terrorismo.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://amisnet.org/agenzia/2010/06/16/turchia-ancora-una-condanna-contro-la-liberta-di-informazione/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Gaza: pronta a salpare una nave di ebrei europei</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2010/06/09/gaza-pronta-a-salpare-una-nave-di-ebrei-europei/</link>
		<comments>http://amisnet.org/agenzia/2010/06/09/gaza-pronta-a-salpare-una-nave-di-ebrei-europei/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 09 Jun 2010 10:29:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Khaldoun</dc:creator>
				<category><![CDATA[Brevi]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://amisnet.org/agenzia/2010/06/09/gaza-pronta-a-salpare-una-nave-di-ebrei-europei/</guid>
		<description><![CDATA[La violenta reazione israeliana alla Freedom Flotilla non ha scoraggiato i tentativi di infrangere via mare  l&#8217;assedio alla Striscia di Gaza. In molti hanno annunciato l&#8217;intenzione di organizzare nuovi viaggi, dalla britannica Viva Palestina, al Free Gaza Movement,  ONG irlandesi, canadesi fino ad arrivare al governo di Teheran che sarebbe pronto ad inviare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La violenta reazione israeliana alla Freedom Flotilla non ha scoraggiato i tentativi di infrangere via mare  l&#8217;assedio alla Striscia di Gaza. In molti hanno annunciato l&#8217;intenzione di organizzare nuovi viaggi, dalla britannica Viva Palestina, al Free Gaza Movement,  ONG irlandesi, canadesi fino ad arrivare al governo di Teheran che sarebbe pronto ad inviare navi scortate dai guardiani della rivoluzione. Particolarmente significativa l&#8217;iniziativa di alcune organizzazioni pacifiste di ebrei europei che stanno per partire per Gaza con una nave su cui viaggeranno quasi esclusivamente ebrei.  ” Noi siamo la voce alternativa degli ebrei europei, le nostre organizzazioni rappresentano varie migliaia di ebrei che vogliono dire molto chiaramente che le politiche di Israele verso i palestinesi sono moralmente ingiustificabili  – ha spiegato Glyn Secker, della britannica <a href="http://jfjfp.com/">Jews for Justice for Palestinians</a> &#8211;  hanno spinto a commettere crimini contro l’umanità, crimini di guerra. Noi vogliamo alzarci in piedi e dire che questo è sbagliato!”</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://amisnet.org/agenzia/2010/06/09/gaza-pronta-a-salpare-una-nave-di-ebrei-europei/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
			<enclosure url="http://amisnet.org/podpress_trac/feed/9201/0/nave_ebrei_gaza.mp3" length="1" type="audio/mpeg"/>
<itunes:duration>00:01:01</itunes:duration>
		<itunes:subtitle>La violenta reazione israeliana alla Freedom Flotilla non ha scoraggiato i tentativi di infrangere via mare  l'assedio alla Striscia di Gaza. In molti hanno ...</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>La violenta reazione israeliana alla Freedom Flotilla non ha scoraggiato i tentativi di infrangere via mare  l'assedio alla Striscia di Gaza. In molti hanno annunciato l'intenzione di organizzare nuovi viaggi, dalla britannica Viva Palestina, al Free Gaza Movement,  ONG irlandesi, canadesi fino ad arrivare al governo di Teheran che sarebbe pronto ad inviare navi scortate dai guardiani della rivoluzione. Particolarmente significativa l'iniziativa di alcune organizzazioni pacifiste di ebrei europei che stanno per partire per Gaza con una nave su cui viaggeranno quasi esclusivamente ebrei.  rdquo; Noi siamo la voce alternativa degli ebrei europei, le nostre organizzazioni rappresentano varie migliaia di ebrei che vogliono dire molto chiaramente che le politiche di Israele verso i palestinesi sono moralmente ingiustificabili  ndash; ha spiegato Glyn Secker, della britannica Jews for Justice for Palestinians -  hanno spinto a commettere crimini contro lrsquo;umanitagrave;, crimini di guerra. Noi vogliamo alzarci in piedi e dire che questo egrave; sbagliato!rdquo;</itunes:summary>
		<itunes:keywords>Brevi,,informazione</itunes:keywords>
		<itunes:author>Amisnet</itunes:author>
		<itunes:explicit>no</itunes:explicit>
		<itunes:block>No</itunes:block>
	</item>
		<item>
		<title>Giornata mondiale della libertà di stampa: l&#8217;Italia imbavagliata non fa festa</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2010/05/03/giornata-mondiale-della-liberta-di-stampa-litalia-imbavagliata-non-fa-festa/</link>
		<comments>http://amisnet.org/agenzia/2010/05/03/giornata-mondiale-della-liberta-di-stampa-litalia-imbavagliata-non-fa-festa/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 03 May 2010 10:20:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://amisnet.org/?p=8905</guid>
		<description><![CDATA[Settantaquattresima. Così l&#8217;Italia si colloca nella classifica sulla libertà di stampa stilata da Freedom House. Ultima tra tutti gli Stati dell&#8217;Europa Occidentale. Il 3 maggio, giornata mondiale della libertà di stampa, il Belpaese ha poco da festeggiare.
Secondo lo studio curato dall&#8217;organizzazione americana, l&#8217;Italia è l&#8217;unica tra le grandi democrazie occidentali ad essere considerata parzialmente libera. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Settantaquattresima. Così l&#8217;Italia si colloca nella classifica sulla libertà di stampa stilata da Freedom House. Ultima tra tutti gli Stati dell&#8217;Europa Occidentale. Il 3 maggio, giornata mondiale della libertà di stampa, il Belpaese ha poco da festeggiare.<span id="more-8905"></span></p>
<p>Secondo lo studio curato dall&#8217;organizzazione americana, l&#8217;Italia è l&#8217;unica tra le grandi democrazie occidentali ad essere considerata parzialmente libera. Tra i maggiori ostacoli alla libertà di stampa,  la concentrazione dei media nelle mani di un solo soggetto e la pesante interferenza del governo sull&#8217;operato dell&#8217;emittente pubblica. Scrive Freedom House: “In Italia, un paese già classificato l’anno scorso come Partly Free, le condizioni sono peggiorate quando la stampa si è scontrata con la sfera personale del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, dando vita ad azioni legali contro le principali testate italiane e straniere e, soprattutto, introducendo la censura dei contenuti critici da parte dell’emittente pubblica&#8221;.</p>
<p>Un esempio emblematico della debolezza della libertà di stampa italiana è stato il caso Abruzzo. Ad oltre un anno dal sisma abruzzese abbiamo assistito ad inaugurazioni di case, dichiarazioni trionfali del presidente del Consiglio divise tra elogi all&#8217;operato della protezione civile e  retorica del &#8220;governo del fare&#8221;. Al di là degli spot elettorali però, la situazione abruzzese è purtroppo ben lontana dall&#8217; essersi risolta, tuttavia il racconto che i media ci hanno fatto non rispecchia la realtà e solo pochi e coraggiosi giornalisti si sono distaccati dalla retorica dominante e dal racconto della straordinaria solidarietà dimostrata dagli italiani. Questi colleghi sono stati ostacolati in ogni modo: prima rendendo quasi impossibile l&#8217;accesso ai campi della protezione civile dopo il terremoto e più recentemente anche con la minaccia di denuncie da parte del prefetto del L&#8217;Aquila Franco Gabrielli ai giornalisti che avanzavano dubbi sui controlli antimafia nei cantieri abruzzesi.</p>
<p><strong>Ascolta:</strong> <a href="http://amisnet.org/files/2010/05/manuele.bonaccorsi.mp3">Manuele Bonaccorsi, giornalista di Left ed autore del libro &#8220;Potere assoluto, la protezione civile ai tempi di Bertolaso&#8221;, parla delle minaccie del prefetto Gabrielli ai microfoni di Scirocco</a></p>
<p><strong>Ascolta:</strong> <a href="http://amisnet.org/files/2010/05/puliafito.mp3">Alberto Puliafito, giornalista autore dei documentari &#8220;Comando e controllo&#8221; e &#8220;Yes we camp&#8221;, parla della difficoltà nel raccontare il dopo terremoto </a>(intervistato il 6 aprile, anniversario del terremoto)</p>
<p>Tra gli ostacoli a una corretta informazione in Italia, la quasi assente promozione della stampa interculturale e il diffondersi di linguaggi e contenuti stigmatizzanti nei confronti dei migranti che vivono nel nostro paese. Tendenzialmente, ci sono due casi nei quali la stampa si interessa al fenomeno migratorio: quando un cittadino straniero commette un reato o quando viene aggredito. Giornali, radio, televisione ci offrono un’immagine molto negativa dell’immigrazione, come il mondo politico, che tende a dipingere un quadro a tinte fosche dei migranti, e a produrre in leggi discriminatorie nei confronti delle persone straniere.</p>
<p>Proprio per promuovere l&#8217;interculturalità come elemento qualificante del nostro giornalismo e contribuire ad una completa informazione sui temi dell&#8217;immigrazione, diverse iniziative di monitoraggio, controllo e promozione si stanno attivando.  A febbraio  2010 è nata l&#8217;Associazione nazionale della stampa interculturale (Ansi). L&#8217;Ansi, riconosciuta come gruppo di specializzazione all&#8217;interno del sindacato dei giornalisti, è stata promossa e costituita da giornalisti di origine straniera.  Il collettivo di associaizioni Occhioaimedia invece si è dato il compito di monitorare i casi di razzismo nella stampa scritta e di segnalarli sul proprio sito.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://amisnet.org/agenzia/2010/05/03/giornata-mondiale-della-liberta-di-stampa-litalia-imbavagliata-non-fa-festa/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	<!-- Media File exists for this post, but its not enabled for this feed -->
	</item>
		<item>
		<title>Radio in digitale: rischi e opportunita&#8217; di un passaggio poco chiaro</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2010/04/16/radio-in-digitale-rischi-e-opportunita-di-un-passaggio-poco-chiaro/</link>
		<comments>http://amisnet.org/agenzia/2010/04/16/radio-in-digitale-rischi-e-opportunita-di-un-passaggio-poco-chiaro/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 16 Apr 2010 13:23:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Diasio</dc:creator>
				<category><![CDATA[informazione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://amisnet.org/agenzia/2010/04/16/radio-in-digitale-rischi-e-opportunita-di-un-passaggio-poco-chiaro/</guid>
		<description><![CDATA[Immaginiamo un enorme campo agricolo dove da una parte si coltivano patate, da una parte le carote..e poi via via uno spazio per i pomodori, le zucchine, la bieta e gli spinaci. Questo e&#8217; un piano di frequenze nazionali, spartite secondo le necessità e assegnate ai singoli servizi di telecomunicazioni:  le frequenze dei pompieri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 		A.sdfootnoteanc { font-size: 57% } -->Immaginiamo un enorme campo agricolo dove da una parte si coltivano patate, da una parte le carote..e poi via via uno spazio per i pomodori, le zucchine, la bieta e gli spinaci. Questo e&#8217; un piano di frequenze nazionali, spartite secondo le necessità e assegnate ai singoli servizi di telecomunicazioni:  le frequenze dei pompieri dove si trovano le patate, le televisioni dove stanno i pomodori, le radio nello spazio limitato dei fagiolini e cosi via&#8230;.</p>
<p>In questo campo virtuale, da un paio di decenni a questa parte, un nuova coltivazione sta prendendo piede ed e&#8217; sempre piu&#8217; avida di terreno: e&#8217; quella delle Telecom, dei telefonini, che con l&#8217;obiettivo di diventare la portabilità assoluta della radio, internet e perché no della TV, hanno sempre piu&#8217; sete di frequenze per veicolare contenuti multimediali.</p>
<p>Lo “shift” da analogico a digitale che sta avvenendo gradualmente per la televisione e che presto toccherà anche le radio tradizionali, equivale a una completa riorganizzazione di questo campo, dove non esiste un solo contadino (operatore) [anche se sono veramente in pochi, tanto che alcune organizzazioni internazionali che lavorano sul piano dei media e del pluralismo hanno classificato l'Italia come un Paese priorità], e dove ciascuno reclama un po&#8217; piu&#8217; di spazio, e un po&#8217; piu&#8217; al sole.</p>
<p>Per la radio, il passaggio al digitale dovrebbe avere luogo tra il 2015 e il 2020, ma le decisioni su dove ricollocare questa coltivazione si stanno prendendo ora. Le questioni aperte sono diverse. La prima, è legata direttamente alla tecnologia da scegliere, che non e&#8217; mai neutrale e che puo&#8217; favorire lo sviluppo di un medium in una direzione o in un&#8217;altra. In Italia, la RAI ed alcuni network commerciali stanno sperimentando il DAB, Digital Audio Broadcasting, una tecnologia ormai vecchia che richiede grandi investimenti iniziali sia per le emittenti che per gli utenti, entrambi obbligati a cambiare il sistema di emissione (trasmettitori, antenne) o di ricezione (la nostra radio casalinga, o l&#8217;autoradio). E&#8217; un sistema che in soldoni promuove poco le piccole emittenti locali (commerciali o comunitarie che siano), mentre favorisce le grandi catene (pubbliche o private) che in cambio di un investimento iniziale potrebbero godere della cosiddetta “isofrequenza”, ovvero una frequenza sola sul piano nazionale, diversamente da quanto è ora in cui ad ogni territorio locale corrisponde una frequenza. L&#8217;evoluzione del DAB, il DAB+, potrebbe venire incontro alle emittenti locali con minori investimenti iniziali.</p>
<p>Le reti internazionali di radio libere come la sezione europea dell&#8217; AMARC (Associazione Mondiale delle Radio Comunitarie) o il CMFE, Community Media Forum Europe lavorano invece già da qualche anno in una lobby politica al livello europeo per l&#8217;adozione di uno standard diverso, il DRM + , Digital Radio Mondial, una tecnologia che permetterebbe piu&#8217; semplicemente alle emittenti di passare dalla Banda II  (quella stretta lingua di terra dove sono allocate le radio da 87.5 Mhz a 108 Mhz) alla Banda III (da 174 Mhz a 230 Mhz), e che rappresenterebbe dunque un passaggio piu&#8217; soffice ed orizzontale dall&#8217;analogico al digitale.</p>
<p>Essendo le telecomunicazioni una materia che gli Stati tendono a mantenere ben stretta tra le proprie mani, queste attività di lobby vengono indirizzate principalmente a due organismi che seppur con poteri limitati e non vincolanti per gli stati membri, rappresentano un sistema valoriale e di riferimento: il Parlamento Europeo e il Consiglio d&#8217;Europa. Non è un caso che proprio a seguito della lobby politica di AMARC e CMFE, il Consiglio d&#8217;Europa abbia ufficialmente dichiarato<sup><a name="sdfootnote1anc" href="#sdfootnote1sym"><sup>1</sup></a></sup> che la digitalizzazione non deve rispondere solo a criteri economici ma anche a obiettivi di interesse comune come i fattori sociali e politici, così come il pluralismo e la promozione della diversità culturale e linguistica. Mentre da parte sua, il Parlamento Europeo richiama gli Stati membri<sup><a name="sdfootnote2anc" href="#sdfootnote2sym"><sup>2</sup></a></sup> ad allocare le dovute frequenze dello spettro radiotelevisivo, sia in analogico che in digitale, ai media comunitari come mezzi che promuovono l&#8217;inclusione sociale e il pluralismo.</p>
<p>Tra le legislazioni più all&#8217;avanguardia su questo, e&#8217; da segnalare quella Argentina che, promulgata nel Novembre 2009, riserva ai media comunitari il 33% dello spettro radiotelevisivo.  I francesi da parte loro non si lasciano intimorire, e il Sindacato Nazionale delle Radio Libere (SNRL) ha potuto sperimentare a Parigi il DRM+ nonostante il Ministero per l&#8217;Industria avesse optato per un altro standard, il T-DMB. Dall&#8217;esito positivo della sperimentazione, il SNRL sta ora chiedendo una licenza pilota sulla “Région Parisienne” che trasmetta in DRM+ e non in T-DMB.</p>
<p>In termini di lobby pero&#8217;, vale la pena ricordare che ognuno di questi standard tecnici ha alle spalle i propri consorzi internazionali che con molte più risorse di quante ne dispongano i media comunitari, riescono in qualche modo ad orientare le scelte nazionali dei singoli Paesi.</p>
<p>Nel parlare di digitalizzazione, non bisogna dimenticare le grandi opportunità che sono offerte dall&#8217;emissione radiofonica via satellite. Oltre alle centinaia di canali televisivi commerciali, sull&#8217; Hotbird che ruota sulle nostre teste passano anche centinaia di canali radiofonici. Certo, non e&#8217; facile spiegare agli utenti che per ascoltare la radio si puo&#8217; accendere la TV e la parabola, ma questo strumento si è rivelato strategico nei Paesi a digiuno di libertà di espressione, come la vicina Tunisia, dove internet è facilmente tracciabile e facile da tagliare, mentre le parabole sono in tutte le case e una radio libera puo&#8217; essere tranquillamente ascoltata senza timore di censure.</p>
<p>In Italia peraltro, un enorme vuoto legislativo permette a chiunque la possibilità di aprire un canale radio via satellite senza dover pagare neanche una lira allo Stato e senza neanche un&#8217;autorizzazione. In altre parole, se per rinnovare un passaporto bisogna pagare una marca da bollo o fare un conto corrente al Ministero degli Interni, per emettere via satellite non bisogna neanche avvertire l&#8217;autorità garante. Basta firmare un contratto con un qualsiasi provider, privato, e fargli arrivare un segnale audio. Punto.</p>
<p>Il problema della radio via satellite è però la sua “portabilità”, nel senso che la forza dello strumento  sta proprio nel fatto di poter essere un transistor e due batterie, che ne fanno lo strumento di informazione piu&#8217; importante in vaste zone del pianeta dove non c&#8217;e&#8217; elettricità corrente ne&#8217; tanto meno internet. Proprio su questi mercati aveva puntato una grande organizzazione statunitense, Worldspace, che già intorno al 2003 aveva lanciato due satelliti geostazionari per l&#8217;Africa e l&#8217;Asia, Afristar e Asiastar, e stipulato accordi con alcune compagnie commerciali come la Panasonic per la produzione di ricevitori portatili, ovvero una vera e propria radiolina -dalle dimensioni un po&#8217; piu&#8217; grandi rispetto alla media- con la possibilità di ricevere i canali radio via satellite.</p>
<p>In effetti, il grande salto dall&#8217;analogico al digitale tocca direttamente anche gli utenti, che saranno in qualche modo obbligati a cambiare i vecchi apparecchi di ricezione con quelli nuovi. Un aspetto da non sottovalutare, che ha alle spalle una partita economica non irrilevante.</p>
<p>In un mondo ideale, si potrebbe immaginare un ricevitore multi-standard, capace dunque di ricevere un segnale in DAB, DAB +, DRM+, internet, satellite o FM tradizionale. Sarebbe forse il passo decisivo per sottrarre le opportunità offerte da una ottimizzazione dell&#8217;uso dello spettro delle frequenze a una mera logica di mercato. Un ricevitore di questo tipo tenderebbe ad abbassare le differenze tra locale e globale. Ma è una strada ancora lunga.</p>
<p>Se il passaggio al digitale offrirà veramente nuovi spazi di pluralismo è dunque una questione tecnica, commerciale ma anche essenzialmente politica. C&#8217;è bisogno di tutelare l&#8217;enorme bagaglio che le radio libere italiane (da Radio Aut a Radio Alice a Radio Gap) hanno portato avanti dagli anni 70 in poi, prime tra tutte in Europa. Ed e&#8217; su questa tutela e per la promozione di regole inclusive per i media indipendenti, che la radio libere italiane potrebbero trovare un terreno fertile per rimettere in moto una rete unitaria che al di là delle storie e delle identità, possa lavorare per trasformare il passaggio al digitale in una nuova fase di pluralismo e democrazia.</p>
<div id="sdfootnote1">
<p><a name="sdfootnote1sym" href="#sdfootnote1anc">1</a><span style="font-family: Arial,sans-serif"><span style="font-size: x-small"> </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif"><span style="font-size: x-small"><em>‘Declaration 	of the Committee of Ministers on the allocation and management of 	the digital dividend and the public interest’, Febbraio 2008</em></span></span></p>
</div>
<div id="sdfootnote2">
<p><a name="sdfootnote2sym" href="#sdfootnote2anc">2</a><span style="font-family: Arial,sans-serif"><span style="font-size: x-small"> ‘</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif"><span style="font-size: x-small"><em>Resolution 	on Community Media in Europe (INI/2008/2011), Settembre 2008</em></span></span></p>
</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://amisnet.org/agenzia/2010/04/16/radio-in-digitale-rischi-e-opportunita-di-un-passaggio-poco-chiaro/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Colf e badanti: una storia di legalità punita</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2010/04/02/colf-e-badanti-una-storia-di-legalita-punita/</link>
		<comments>http://amisnet.org/agenzia/2010/04/02/colf-e-badanti-una-storia-di-legalita-punita/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 02 Apr 2010 08:06:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia Coronati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://amisnet.org/?p=8705</guid>
		<description><![CDATA[La sanatoria per colf e badanti del 2009 regolarizzava chi era irregolare, ma non troppo. Secondo una &#8220;circolare interpretativa&#8221; improvvisamente apparsa a seguito della chiusura delle domande la regolarizzazione poteva avvenire per chi ha ricevuto un solo decreto di espulsione. Niente da fare per chi ne ha ricevuto più d&#8217;uno.
Da Trieste un appello di denuncia: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La sanatoria per colf e badanti del 2009 regolarizzava chi era irregolare, ma non troppo. Secondo una &#8220;circolare interpretativa&#8221; improvvisamente apparsa a seguito della chiusura delle domande la regolarizzazione poteva avvenire per chi ha ricevuto un solo decreto di espulsione. Niente da fare per chi ne ha ricevuto più d&#8217;uno.</p>
<p>Da Trieste un appello di denuncia: &#8220;i lavoratori immigrati e i datori di lavoro italiani sono stati presi in giro per avere avuto fiducia inuna legge dello Stato&#8221;.</p>
<p>Riceviamo e pubblichiamo il comunicato di un gruppo spontaneo di &#8220;datori di lavoro&#8221; a colf e badanti:</p>
<p>Per una scelta di equità e giustizia<br />
Parte da Trieste l’appello riguardo la sanatoria colf e badanti</p>
<p>Questa è una storia di legalità punita. La storia di datori di lavoro italiani e lavoratori immigrati presi in giro per aver avuto fiducia in una legge dello Stato, stabilizzato un lavoro sommerso, dichiarato la loro situazione a prefetture e questure, e per aver pensato infine che la legge fosse uguale per tutti.</p>
<p>Parliamo della “sanatoria” dei cittadini stranieri, anche se questo nome è improprio perché richiama alla mente condoni offerti ex post a chi, in un modo o nell’altro, ha fatto il furbo. Nel nostro caso, invece, non è di furbi che si tratta, ma di lavoratori onesti a cui è stata offerta la possibilità di vivere alla luce del sole. Non dimentichiamo nemmeno la natura discriminatoria del provvedimento, che ha sanato la posizione solo di chi lavorava nelle nostre case o assisteva i nostri anziani, lasciando costretti allo sfruttamento e alla clandestinità i dipendenti dell’industria e dell’agricoltura: l’ennesima bizzarria tutta italiana alla quale, purtroppo, ci siamo da tempo assuefatti.</p>
<p>La regolarizzazione riguardava, come è ovvio, persone che erano prive del permesso di soggiorno prevedendo che non potessero regolarizzarsi  solo gli stranieri che erano stati espulsi per gravi ragioni di ordine pubblico e sicurezza e che avevano commesso reati penali di una certa rilevanza. Così, di fronte all’apertura di un percorso di legalità, lavoratori e datori di lavoro sono “emersi”, hanno riempito moduli e dichiarazioni, pagato quanto dovuto (nelle casse dello Stato sono entrati 154 milioni di euro in contributi arretrati e marche da bollo), convinti di ristabilire così almeno una piccola fetta di legalità.</p>
<p>Alla fine della procedura, ovvero al momento di consentire allo straniero che aveva fatto la regolarizzazione di ottenere l’agognato permesso di soggiorno, ecco che, dopo diverse settimane di  grave confusione, con applicazioni della legge totalmente diverse tra le varie città,  interviene la novità, contenuta in una “circolare interpretativa” della polizia: è vero, vi si sostiene, che la sanatoria regolarizza i clandestini, purché però gli interessati non siano “troppo” clandestini; via libera alla regolarizzazione di coloro che hanno ricevuto un solo decreto di espulsione; niente da fare invece per coloro che di decreti di espulsione ne hanno ricevuto più di uno; anche se sono emersi, anche se  quanto dovuto è stato pagato, anche se hanno un lavoro, una casa, una identità. Secondo la citata interpretazione, la disobbedienza all’ordine di espulsione ripetuta più volte (considerata reato penale dalla legge sull’immigrazione) equivarrebbe, come gravità, a reati che la legge prevede come ostativi alla regolarizzazione quali ad esempio truffa, fabbricazione di esplosivi, furto aggravato, lesione personale etc.</p>
<p>L’interpretazione sopra proposta ci colpisce profondamente, perché riteniamo operi uno stravolgimento della legge determinando una situazione non rispettosa dei principi di uguaglianza, ragionevolezza e non discriminazione che sono alla base del nostro vivere civile e del nostro ordinamento costituzionale. Come persone che credono in uno stato di diritto siamo infatti allarmati se chi è rimasto a vivere nel nostro Paese senza un documento di soggiorno viene messo sullo stesso piano di consumati criminali.</p>
<p>Riteniamo che si debba evitare di generare un autentico circolo vizioso, visto che lo scopo della norma era proprio quella di regolarizzare chi era rimasto senza documenti di soggiorno, e che non ha alcun senso distinguere tra coloro che erano stati espulsi (sulla carta) una sola volta da coloro che lo sono stati (sempre sulla carta) più volte.  Come possiamo non vedere che questa differenza tra situazioni identiche è del tutto casuale ed è legata alla maggiore visibilità di alcuni rispetto ad altri a causa del colore della pelle o alla povertà?</p>
<p>Come possiamo non notare che tutta questa vicenda ha il sapore di una beffa nei confronti di chi- lavoratori e datori di lavoro- ha creduto nella legalità, aderendo alla regolarizzazione? Come possiamo tacere, se il messaggio che emerge è che fidarsi delle autorità è sciocco, che conviene sempre rimanere invisibili, far lavorare in nero, non pagare le tasse, in nome della convinzione tutta italiana che sia l’illegalità a premiare?</p>
<p>Riteniamo che in questa storia sia possibile vedere uno dei tanti segni del degrado etico che sta investendo il nostro paese, sempre più forte con i deboli e sempre più debole con i forti. Constatiamo allarmati la diffusione di norme e prassi che, facendo leva sulla paura, riservano solo agli stranieri dei trattamenti di estrema durezza, mentre molte illegalità gravi e diffuse che scuotono il Paese vengono apertamente tollerate.</p>
<p>Auspichiamo quindi che anche in questa piccola ma illuminante vicenda &#8211; che riguarda le persone che accudiscono i nostri anziani e puliscono le nostre case &#8211; alla fine prevalgano ragionevolezza e giustizia, ed è con questo spirito che ci rivolgiamo alle autorità e a tutti i cittadini e attendiamo fiduciosi le decisioni della Magistratura.</p>
<p>Affinché non sia una storia di legalità  punita.</p>
<p>Un gruppo spontaneo di “datori di lavoro” a colf e badanti</p>
<p>Per adesioni, scrivere a: sanatoriatruffa@gmail.com</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://amisnet.org/agenzia/2010/04/02/colf-e-badanti-una-storia-di-legalita-punita/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Ponte Galeria: processo ai reclusi in rivolta</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2010/04/01/ponte-galeria-processo-ai-reclusi-in-rivolta/</link>
		<comments>http://amisnet.org/agenzia/2010/04/01/ponte-galeria-processo-ai-reclusi-in-rivolta/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 01 Apr 2010 08:02:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia Coronati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Repressione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://amisnet.org/?p=8688</guid>
		<description><![CDATA[Non sono stati convalidati gli arresti dei diciotto rivoltosi del Centro di Identificazione ed Espusione di Ponte Galeria, a Roma. I ribelli, a seguito delle proteste avvenute nella struttura tra il 29 e il 30 marzo, erano stati accusati di lesioni e violenza a pubblico ufficiale, danneggiamento aggravato, incendio doloso e tentata evasione.
Arrestati in flagranza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non sono stati convalidati gli arresti dei diciotto rivoltosi del Centro di Identificazione ed Espusione di Ponte Galeria, a Roma. I ribelli, a seguito delle proteste avvenute nella struttura tra il 29 e il 30 marzo, erano stati accusati di lesioni e violenza a pubblico ufficiale, danneggiamento aggravato, incendio doloso e tentata evasione.</p>
<p>Arrestati in flagranza di reato, i diciotto sono stati processati per direttissima il 31 marzo. Nel corso dell&#8217;udienza gli avvocati difensori hanno dimostrato che, essendo trascorse molte ore tra la conclusione della rivolta e il momento dell&#8217;arresto, non si poteva trattare di &#8220;flagranza di reato&#8221;. Per questo il giudice non ha convalidato gli arresti.</p>
<p>Quindici imputati sono stati ricondotti nel Cie, mentre gli altri tre, avendo già precedenti penali e ritenuti quindi dal giudice capaci di compiere altri reati simili, sono stati trasferiti nel carcere romano di Regina Coeli. Per tutti gli indagati, il processo continuerà col rito ordinario, quindi si procederà con le indagini e poi con le prossime udienze, ancora da<br />
fissare.</p>
<p>Durante l&#8217;udienza, fuopri dal Tribunale di Roma un gruppo di antirazzisti manifestava la propria solidarietà esponendo uno striscione con su scritto «La libertà non si processa. Chiudere tutti i Cie!».</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://amisnet.org/agenzia/2010/04/01/ponte-galeria-processo-ai-reclusi-in-rivolta/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Acqua: in piazza a Roma per dire che pubblico è meglio</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2010/03/19/acqua-in-piazza-a-roma-per-dire-che-pubblico-e-meglio/</link>
		<comments>http://amisnet.org/agenzia/2010/03/19/acqua-in-piazza-a-roma-per-dire-che-pubblico-e-meglio/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 19 Mar 2010 18:47:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina Vella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://amisnet.org/?p=8547</guid>
		<description><![CDATA[Aumento dei costi, generale peggioramento del servizio ma anche crollo degli investimenti:  la privatizzazione dell&#8217;acqua non è la  scelta migliore per i cittadini, eppure la politica si ostina a percorrere questa via.  L&#8217;ultima accelerata è  di pochi mesi  fa, quando l&#8217;attuale Governo ha emenato due decreti legge, il 135 del 2009 e il 2 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } -->Aumento dei costi, generale peggioramento del servizio ma anche crollo degli investimenti:  la privatizzazione dell&#8217;acqua non è la  scelta migliore per i cittadini, eppure la politica si ostina a percorrere questa via.  L&#8217;ultima accelerata è  di pochi mesi  fa, quando l&#8217;attuale Governo ha emenato due decreti legge, il 135 del 2009 e il 2 del 2010, che non solo consegnano ai privati la gestione di un bene fondamenale per la vita ma eliminano anche l&#8217;unica parvenza di controllo rappresentata dagli ATO, gli Ambiti Territoriale Ottimali introdotti dalla legge Galli nel 1994.</p>
<p><a href="http://www.acquabenecomune.org" target="_blank">Il Forum italiano dei movimenti per l&#8217;acqua</a> e la società civile si danno quindi appuntamento oggi 20 marzo, a Roma, per rilanciare la democrazia partecipativa mediante la ripubblicizzazione dell&#8217;acqua e la tutela dei beni comuni. Sono circa 100mila le persone attese al corteo, a dimostrazione del progressivo rafforzamento della coscienza civile in merito ad una questione così delicata. L&#8217;obiettivo è tra l&#8217;altro quello di riproporre alla poltica le 400mila firme raccolte a favore della proposta di legge d&#8217;iniziativa popolare  consegnata tempo fa al parlamento e da allora rimasta senza risposta.</p>
<p><a href="http://www.acquabenecomune.org/IMG/pdf/Appello_manifestazione_nazionale_20_marzo.pdf" target="_blank">L&#8217;appello per la manifestazione redatto dal Forum Italiano dei Movimenti per l&#8217;Acqua</a></p>
<p><a href="http://www.acquabenecomune.org/spip.php?article7280" target="_blank">Lo spot della manifestazione</a></p>
<table style="height: 1px" width="10">
<tbody>
<tr>
<td></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><strong>Per ulteriori approfondimenti vi invitiamo a consultare il sito di AMISnet e le produzioni da noi realizzate in questi anni sull&#8217;argomento.</strong></p>
<p>Allo stato attuale, in Italia ci sono sette gestioni totalmente in mano ai privati, di cui sei solo in Sicilia, una trentina a gestione mista di cui alcune anche quotate in borsa, e il resto a totale capitale pubblico. In termini di costi e qualità è proprio in Sicilia, ad Agrigento, dove la gestione è totalmente privata, che la qualità del servizio è più scarsa e le tariffe più alte.</p>
<p>Come è strutturato il sistema idrico in Italia? Perché si può dire che la gestione pubblica abbassa i costi ed aumenta la qualità? Cosa stabiliscono i recenti decreti legge emanati dal Governo e cosa ci si aspetta dalla manifestazione del 20 marzo a Roma? Le risposte nelle interviste pubblicate di seguito:</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://amisnet.org/agenzia/2010/03/19/acqua-in-piazza-a-roma-per-dire-che-pubblico-e-meglio/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	<!-- Media File exists for this post, but its not enabled for this feed -->
	</item>
	</channel>
</rss>
