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	<title>Amisnet &#187; Diritti</title>
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	<description>Informazione Sociale Quotidiana</description>
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		<category>News &amp; Politics</category>
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		<itunes:keywords>ambiente, conflitti, cooperazione, diritti, economia, politica, informazione sociale</itunes:keywords>
		<itunes:subtitle>Informazione sociale e programmi di approfondimento dalla redazione di AMISnet.</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>Amisnet e' un'agenzia radiofonica attiva da oltre 9 anni. La sua principale attivita' consiste nella produzione e la distribuzione di prodotti radiofonici di approfondimento a circa 35 radio italiane. Il podcast e' una selezione quotidiana dei servizi audio distribuiti tramite i siti del network Amisnet.</itunes:summary>
		<itunes:author>Amisnet</itunes:author>
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			<title>Amisnet</title>
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		<title>Respingimenti: Italia denunciata. La Corte Europea chiede chiarimenti</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Mar 2010 14:35:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia Coronati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti]]></category>

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		<description><![CDATA[Undici cittadini somali e tredici cittadini eritrei, raccolti lo scorso anno da navi militari italiane in acque maltesi e consegnati alle autorità libiche, hanno presentato un ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo contro l’Italia, denunciando di essere stati vittime di un’espulsione collettiva priva di ogni fondamento legale.
Un’espulsione che &#8211; sostengono i ricorrenti &#8211; è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Undici cittadini somali e tredici cittadini eritrei, raccolti lo scorso anno da navi militari italiane in acque maltesi e consegnati alle autorità libiche, hanno presentato un ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo contro l’Italia, denunciando di essere stati vittime di un’espulsione collettiva priva di ogni fondamento legale.<br />
Un’espulsione che &#8211; sostengono i ricorrenti &#8211; è avvenuta senza essere né identificati né ascoltati, e che li avrebbe messi a rischio di torture e maltrattamenti. Lo rende noto la stessa Corte di Strasburgo che &#8211; <a href="http://www.immigrazioneoggi.it/daily_news/notizia.php?id=001531">secondo un dispaccio Ansa</a> &#8211; in settimana ha comunicato il ricorso al Governo italiano, chiedendo chiarimenti sull’accaduto. La Corte europea dei diritti dell’uomo chiede al Governo italiano di fornire anche tutte le informazioni sul numero di immigrati che ogni mese sbarcano sulle coste della Penisola e quelle sul trattamento che viene riservato in Libia agli immigrati irregolari respinti.<br />
Una volta ricevuti dalle autorità italiane i chiarimenti richiesti, la Corte deciderà sull’ammissibilità del ricorso ed eventualmente sul merito.</p>
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		<title>E vengono tutti qui!</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 12:18:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia Coronati</dc:creator>
				<category><![CDATA[informazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Un prontuario contro gli stereotipi sulla condizione degli immigrati nel nostro paese. Una raccolta di cifre e dati sulla realt? migrante italiana. Il progetto ? stato realizzato dall&#8217;associazione &#8220;I banda larga&#8221; ed ? fruibile a tutti.
&#8220;Un quarto della popolazione in Italia ? immigrata&#8221;, &#8220;Tutti questi clandestini&#8221;, &#8220;Ci rubano il posto, lavorando in nero&#8221;
. I classici [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un prontuario contro gli stereotipi sulla condizione degli immigrati nel nostro paese. Una raccolta di cifre e dati sulla realt? migrante italiana. Il progetto ? stato realizzato dall&#8217;associazione &#8220;I banda larga&#8221; ed ? fruibile a tutti.</p>
<p>&#8220;Un quarto della popolazione in Italia ? immigrata&#8221;, &#8220;Tutti questi clandestini&#8221;, &#8220;Ci rubano il posto, lavorando in nero&#8221;<br />
. I classici stereotipi creati dalla societ? civile italiana riguardo la cmunit? migrnate in Italia vengono smentiti da dati e fatti raccolti in un dossier.<br />
&#8220;E&#8217; un documento che ogni cronista dovrebbe tenere sotto mano, perch? il rumore di fondo attorno a questi temi ? cos? alto che la caduta nel luogo comune ? frequentissima e basterebbe un po&#8217; di accortezza per offrire ai cittadini un&#8217;informazione migliore&#8221; dichiarano Giornalisti contro il razzismo.</p>
<p><a href="http://amisnet.org/files/2010/03/dossier_stereotipi.pdf">Clicca qui per scaricare il prontuario anti-sterotipi</a></p>
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		<title>Spegni la censura, accendi blackout!</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2010/02/24/spegni-la-censura-accendi-blackout/</link>
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		<pubDate>Wed, 24 Feb 2010 13:47:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia Coronati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti]]></category>

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		<description><![CDATA[Manca un mese alla scadenza del contratto d&#8217;affitto della sede di radio Black Out. La storica voce libera e indipendente di Torino sarebbe cosi&#8217; costretta a chiudere i battenti. Due mesi prima del termine burocratico fissato dall&#8217;amministrazione comunale per il rilascio dello stabile di via Cecchi, attuale sede dell&#8217;emittente, e&#8217; partita la campagna a sostegno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Manca un mese alla scadenza del contratto d&#8217;affitto della sede di radio Black Out. La storica voce libera e indipendente di Torino sarebbe cosi&#8217; costretta a chiudere i battenti. Due mesi prima del termine burocratico fissato dall&#8217;amministrazione comunale per il rilascio dello stabile di via Cecchi, attuale sede dell&#8217;emittente, e&#8217; partita la campagna a sostegno delle libere frequenze &#8220;Spegni la censura, accendi Blackout&#8221;.</p>
<p><a href="http://soundcloud.com/radioblackout/sets/spegni-la-censura">Clicca qui per accedere agli spot della campagna &#8220;Spegni la censura, accendi blackout!&#8221;</a></p>
<p>&#8220;Radio Blackout non accetta nessun bavaglio, non si fa schiacciare in un angolo ed esce allo scoperto&#8221; scrive la radio in un comunicato. Il 23 febbraio, nel pieno della campagna,? la radio ? stata oggetto di una operazione di polizia.<br />
&#8220;Con la scusa di un?operazione di polizia inconsistente, volta a criminalizzare l?Assemblea Antirazzista Torinese, che da mesi organizza appuntamenti pubblici di protesta contro l?orrore dei centri di identificazione ed espulsione, la radio viene di fatto sequestrata per pi? di 6 ore, impedendoci di andare in onda con il nostro consueto palinsesto di quotidiana contro-informazione. Per pi? di un?ora ? stato anche staccato il segnale radio. Messi sotto sequestro apparecchiature informatiche fondamentali per la quotidiana attivit? della radio&#8221; raccontano gli attivisti della radio. &#8220;La nuova &lt;&lt;grande operazione&gt;&gt;, fatta di 23 perquisizioni, 3 arresti ?cautelari? in carcere e altre 3 custodie ai domiciliari? ? costruita, ancora una volta, su reati di scarsissima rilevanza penale: insulti, reati contro il patrimonio, resistenza e violenza a pubblico ufficiale e una generica associazione a delinquere. Tre dei colpiti da questi provvedimenti sono nostri redattori&#8221;.</p>
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		<title>Roma: in piazza contro il regime eritreo</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2010/02/18/roma-in-piazza-contro-il-regime-eritreo/</link>
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		<pubDate>Thu, 18 Feb 2010 11:33:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia Coronati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>

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		<description><![CDATA[Un sit-in davanti alla sede dell&#8217;Onu per ringraziare della risoluzione 1907 approvata a dicembre del 2009. La 1907 prevede l&#8217;embargo sulla vendita di armi e il congelamento dei beni all&#8217;estero riconducibili alla nomenclatura che sostiene la dittatura di Isaias Afewerki.
La manifestazione, prevista per il 19 febbraio, e&#8217; stata indetta in contrapposizione a quella che si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un sit-in davanti alla sede dell&#8217;Onu per ringraziare della risoluzione 1907 approvata a dicembre del 2009. La 1907 prevede l&#8217;embargo sulla vendita di armi e il congelamento dei beni all&#8217;estero riconducibili alla nomenclatura che sostiene la dittatura di Isaias Afewerki.<br />
La manifestazione, prevista per il 19 febbraio, e&#8217; stata indetta in contrapposizione a quella che si terra&#8217; a Ginevra il 22 febbraio, promossa dal regime eritreo.<span id="more-8284"></span></p>
<p>&#8220;Stiamo manifestando per ringraziare il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per avere chiesto l&#8217;applicazione di piu&#8217; sanzioni contro il regime eritreo, affinche&#8217; venga rispettata la legalita&#8217; e siano garantiti i Diritti Umani&#8221;.<br />
Inizia cosi&#8217; il comunicato stampa firmato da un gruppo di persone di origine eritrea che vivono in Italia. Sono rifugiati politici, che chiedono il rispetto dei diritti umani in Eritrea e una soluzioone al conflitto con l&#8217;Etiopia.</p>
<p>Per richiamare l&#8217;attenzione della comunita&#8217; internazionale sulla situazione interna dell&#8217;Eritrea, e&#8217; stata indetta per il 19 febbraio una manifestazione di fronte al palazzo dell&#8217;Onu. &#8220;Manifestiamo per chiedere che venga rispettata la risoluzione dell&#8217;Onu dell&#8217;Aprile 2002, che ha stabilito il confine dei due paesi belligeranti&#8221; si legge nel comunicato, &#8221; e affinche&#8217; si metta fine agli abusi perpetrati e motivati dal governo eritreo con l&#8217;irrisolto conflitto con l&#8217;Etiopia, un alibi per non avviare il processo di democratizzazione nel paese&#8221;.</p>
<p>I partecipanti alla manifestazione confluiranno alle nove del mattino a Piazza Venezia, per un sit-in davanti alla Sede delle Nazioni Unite; successivamente,  consegneranno una lettera al rappresentante delle Nazioni Unite in Italia.<br />
Il 22 febbraio invece un corteo promosso dal governo eritreo sfilera&#8217; per le strade di Ginevra, sollecitando il consiglio di sicurezza dell&#8217;Onu ad annullare una misura &#8220;ingiusta contro il popolo eritreo prodotta sulla base di informazioni fabbricate&#8221;.</p>
<p>Secondo le Nazioni Unite in Eritrea, ultima dittatura comunista dell&#8217;Africa, bil dittatore Isaias Afewerki ha commesso un record di atrocita&#8217; che batte quello della Corea del Nord. La vita degli eritrei in patria e&#8217; cosi&#8217; difficile che in molti hanno deciso di scappare, e lo scorso anno il dieci per cento delle persone sbarcate a Lampedusa proveniva proprio da questo paese. Oggi gli eritrei rappresentano la prima nazionalita&#8217; di rifugiati in Italia. Nonostante cio&#8217;, sembra che l&#8217;Italia stia puntando ormai da tempo all&#8217;ex colonia: dai progetti di Italcantieri gestita da uomini in affari con Paolo Berlusconi, il fratello, agli imprenditori casertani in contatto con prestanome dei casalesi, fino al finanziamento di 122 milioni di euro in quattro anni concesso il 7 settembre 2009 dalla Commissione europea grazie alla mediazione italiana. <a href="http://amisnet.org/agenzia/2009/10/09/7311/">Per saperne di piu&#8217;, ascolta la puntata di Passpartu&#8217; realizzata nell&#8217;ottobre del 2009.</a></p>
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		<title>Richiedenti asilo afgani: &#8220;In Grecia no!&#8221;</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2010/01/21/richiedenti-asilo-afgani-in-grecia-no/</link>
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		<pubDate>Thu, 21 Jan 2010 15:03:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia Coronati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 19 gennaio i rifugiati afgani che abitavano la &#8220;buca&#8221; dell&#8217;Air Terminal di Roma sono scesi in piazza per chiedere ancora una volta che l&#8217;Italia gli riconosca lo status di rifugiati politici. Per i cosiddetti accordi di Dublino,i ragazzi oggi rischiano di essere rispediti in Grecia.
Riceviamo e pubblichiamo il comunicato congiunto di Yo Migro, Esc [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 19 gennaio i rifugiati afgani che abitavano la &#8220;buca&#8221; dell&#8217;Air Terminal di Roma sono scesi in piazza per chiedere ancora una volta che l&#8217;Italia gli riconosca lo status di rifugiati politici. Per i cosiddetti accordi di Dublino,i ragazzi oggi rischiano di essere rispediti in Grecia.<br />
Riceviamo e pubblichiamo il comunicato congiunto di Yo Migro, Esc Infomigrante e Laboratorio migrazioni Action.</p>
<p>The Dubliners of Afghanistan: &#8220;Non ci rimandate in Grecia!&#8221; *</p>
<p>Roma. Nella mattina del 19 gennaio un gruppo di rifugiati afgani, molti dei quali<br />
&#8220;abitavano&#8221; nella &#8220;buca&#8221; dell&#8217;Air Terminal, hanno tenuto un presidio di protesta sotto la sede della Commissione nazionale per il diritto d&#8217;asilo. Tutte le persone che si sono<br />
mobilitate hanno un provvedimento di respingimento in Grecia, paese noto (come sostiene da anni l&#8217;UNHCR) per le continue violazioni dei diritti dei rifugiati e l&#8217;assenza di garanzie in materia di protezione internazionale. Circa trenta tra queste persone versano in grave disagio economico, abitativo e sociale. Sono i cosiddetti &#8220;dublinanti&#8221;, ovvero i rifugiati che l&#8217;Italia vorrebbe rispedire in Grecia nel nome del cosiddetto &#8220;sistema Dublino&#8221; che norma la competenza dei singoli Stati membri in materia d&#8217;asilo (Convenzione di Dublino, ora Regolamento Dublino II). Un sistema che si regge sul database europeo delle impronte digitali Eurodac e sancisce un meccanismo di respingimenti interni all&#8217;Europa che calpesta qualunque principio costituzionale e internazionale in materia d&#8217;asilo.</p>
<p>Con la loro mobilitazione, i rifugiati afgani di Roma e le associazioni antirazziste<br />
hanno chiesto e ottenuto un incontro con il Prefetto Morcone, Capo Dipartimento per le Libert? Civili e l&#8217;Immigrazione del Ministero dell&#8217;Interno, che si ? detto disponibile ad analizzare le posizioni dei &#8220;dublinanti&#8221;. Un primo, ma importante risultato in questa<br />
vertenza-lotta perch? l&#8217;Italia si assuma le propria responsabilit? e riconosca lo status<br />
di rifugiati ai dublinanti afgani che vivono nel nostro paese.</p>
<p>Yo Migro, Esc Infomigrante, Laboratorio migrazioni Action</p>
<p>Video, foto, corrispondenze su:</p>
<p>http://yomigro.noblogs.org</p>
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		<title>In ospedale per la lotta al rinnovo del permesso di soggiorno</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Jan 2010 11:02:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia Coronati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[La portavoce dell&#8217;associazione &#8216;Migrare&#8217;, Shukri Said, ? stata ricoverata oggi in una clinica a Roma dopo diciassette giorni di sciopero della fame. L&#8217;attivista di origine somala sta digiunando assieme ad altri trecento immigrati per chiedere che il governo rispetti la legge Bossi-Fini e conceda il rinnovo del permesso di soggiorno nei venti giorni previsti dalla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La portavoce dell&#8217;associazione &#8216;Migrare&#8217;, Shukri Said, ? stata ricoverata oggi in una clinica a Roma dopo diciassette giorni di sciopero della fame. L&#8217;attivista di origine somala sta digiunando assieme ad altri trecento immigrati per chiedere che il governo rispetti la legge Bossi-Fini e conceda il rinnovo del permesso di soggiorno nei venti giorni previsti dalla norma. I medici giudicano &#8220;preoccupanti&#8221; le condizioni di salute di Shukri Said.</p>
<p>Il rinnovo del permesso di soggiorno dovrebbe, per legge, avvenire entro venti giorni. Ma i ritardi raggiungono anche i quindici mesi. Attese lunghissime, che causano la perdita del lavoro e l?incapacita? di trovarne un altro nel periodo di stallo.<a href="http://amisnet.org/agenzia/2010/01/05/permessi-di-soggiorno-in-trecento-in-sciopero-della-fame/"> Lo sciopero, realizzato attraverso un digiuno a staffetta, ? iniziato durante le vacanze di natale.</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Palestina/Israele: liberati 2 leader della resistenza popolare, ma tanti ancora in carcere</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Jan 2010 13:02:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Khaldoun</dc:creator>
				<category><![CDATA[Repressione]]></category>

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		<description><![CDATA[Ieri, 13 gennaio,  il leader del comitato popolare di Jayous Mohammad Othman è stato liberato dopo più di un mese di detenzione, a sole 24 ore dalla liberazione del coordinatore della campagna Stop The Wall Jamal Juma&#8217;. Entrambi gli attivisti erano stati riconosciuti come prigionieri di coscienza da Amnesty International. Tuttavia nonostante la buona notizia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri, 13 gennaio,  il leader del comitato popolare di Jayous Mohammad Othman è stato liberato dopo più di un mese di detenzione, a sole 24 ore dalla liberazione del coordinatore della campagna Stop The Wall Jamal Juma&#8217;. Entrambi gli attivisti erano stati riconosciuti come <a href="http://www.amnesty.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/2975">prigionieri di coscienza da Amnesty International</a>. Tuttavia nonostante la buona notizia odierna non si ferma l&#8217;ondata repressiva scatenata da Israele contro la resistenza popolare non-violenta palestinese:  nelle ultime settimane l&#8217;intervento dell&#8217; esercito israeliano durante le manifestazioni si è fatto più violento e si sono susseguiti arresti a danno delle leadership dei comitati popolari. L&#8217;ultimo in ordine di tempo è quello di Ibrahim Amirah, coordinatore del comitato di Ni&#8217;ilin, e l&#8217;attivista Zaydoun Srour prelevati dalle loro case da 15  fuoristrada corazzati alle 3 del mattino del 12 gennaio. Le organizzazioni pacifiste europee hanno espresso la loro preoccupazione per gli arresti ai danni dei pacifisti e difensori dei diritti umani palestinesi attraverso una lettera aperta all&#8217; Alto Rappresentante dell&#8217; UE per gli Affari Esteri, la Baronessa Catherine Ashton, che fin dal suo recente insediamento ha dimostrato la volontà di dare un ruolo più attivo all&#8217; Unione per la riapertura del processo di pace tra Israele e palestinesi. Nella lettera si fà riferimento ai documenti ufficiali dell&#8217; UE sulla &#8220;difesa dei difensori dei diritti umani&#8221;, considerata una priorità dall&#8217; Unione ed all&#8217;articolo 2 dell&#8217;accordo EU-Israele che prevede il congelamento di tutti gli accordi in caso di mancato rispetto dei diritti umani.</p>
<p>Nel frattempo una delegazione di 60 tra europarlamentari e membri dei parlamenti nazionali del vecchio continente sono in viaggio per la Striscia di Gaza, dopo aver ricevuto una insperata autorizzazione da parte del governo del Cairo per attraversare il valico di Rafah. Ad attenderli nella più grande prigione a cielo aperto del mondo ci saranno i responsabili dell&#8217; UNRWA, l&#8217;agenzia ONU che si occupa dei profughi palestinesi, ed il primo ministro de facto di Hamas Ismail Haniye.</p>
<p>Per un approfondimento sull&#8217;ondata repressiva contro la resistenza popolare non violenta palestinese vi invitiamo ad ascoltare la prossima puntata di &#8220;Scirocco, voci dal Mediterraneo&#8221;. Online dal tardo pomeriggio del 19 gennaio.</p>
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		<itunes:summary>Ieri, 13 gennaio,nbsp; il leader del comitato popolare di Jayous Mohammad Othman egrave; stato liberato dopo piugrave; di un mese di detenzione, a sole 24 ore dalla liberazione del coordinatore della campagna Stop The Wall Jamal Juma'. Entrambi gli attivisti erano stati riconosciuti come prigionieri di coscienza da Amnesty International. Tuttavia nonostante la buona notizia odierna non si ferma l'ondata repressiva scatenata da Israele contro la resistenza popolare non-violenta palestinese:nbsp; nelle ultime settimane l'intervento dell' esercito israeliano durante le manifestazioni si egrave; fatto piugrave; violento e si sono susseguiti arresti a danno delle leadership dei comitati popolari. L'ultimo in ordine di tempo egrave; quello di Ibrahim Amirah, coordinatore del comitato di Ni'ilin, e l'attivista Zaydoun Srour prelevati dalle loro case da 15nbsp; fuoristrada corazzati alle 3 del mattino del 12 gennaio. Le organizzazioni pacifiste europee hanno espresso la loro preoccupazione per gli arresti ai danni dei pacifisti e difensori dei diritti umani palestinesi attraverso una lettera aperta all' Alto Rappresentante dell' UE per gli Affari Esteri, la Baronessa Catherine Ashton, che fin dal suo recente insediamento ha dimostrato la volontagrave; di dare un ruolo piugrave; attivo all' Unione per la riapertura del processo di pace tra Israele e palestinesi. Nella lettera si fagrave; riferimento ai documenti ufficiali dell' UE sulla "difesa dei difensori dei diritti umani", considerata una prioritagrave; dall' Unione ed all'articolo 2 dell'accordo EU-Israele che prevede il congelamento di tutti gli accordi in caso di mancato rispetto dei diritti umani.

Nel frattempo una delegazione di 60 tra europarlamentari e membri dei parlamenti nazionali del vecchio continente sono in viaggio per la Striscia di Gaza, dopo aver ricevuto una insperata autorizzazione da parte del governo del Cairo per attraversare il valico di Rafah. Ad attenderli nella piugrave; grande prigione a cielo aperto del mondo ci saranno i responsabili dell' UNRWA, l'agenzia ONU che si occupa dei profughi palestinesi, ed il primo ministro de facto di Hamas Ismail Haniye.

Per un approfondimento sull'ondata repressiva contro la resistenza popolare non violenta palestinese vi invitiamo ad ascoltare la prossima puntata di "Scirocco, voci dal Mediterraneo". Online dal tardo pomeriggio del 19 gennaio.</itunes:summary>
		<itunes:keywords>Repressione</itunes:keywords>
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		<title>L&#8217;Italia, un paese che fa ammalare</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Jan 2010 19:25:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia Coronati</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Arrivano dai loro paesi di origine in perfetta forma fisica, ma le condizioni proibitive in cui sono costretti a vivere e lavorare li indeboliscono e li fanno ammalare. Medici Senza Frontiere denuncia il dramma del bracciantato straniero nel meridione italiano.
In Puglia e in Campania per la raccolta dei pomodori, in Sicilia per le fragole e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Arrivano dai loro paesi di origine in perfetta forma fisica, ma le condizioni proibitive in cui sono costretti a vivere e lavorare li indeboliscono e li fanno ammalare. Medici Senza Frontiere denuncia il dramma del bracciantato straniero nel meridione italiano.<span id="more-8070"></span></p>
<p>In Puglia e in Campania per la raccolta dei pomodori, in Sicilia per le fragole e in Calabria per le arance. Da oltre sette anni una squadra di Medici senza frontiere (Msf) segue i migranti che ciclicamente si muovono per le campagne del meridione in cerca di lavoro.<br />
Attrezzati di cliniche mobili, i medici visitano i diversi siti dove la popolazione migrante si istalla, cercando di migliorare le condizioni igienico-sanitarie e l&#8217;accesso all&#8217;acqua, predisponendo servizi igienici, distribuendo secchi e sapone.<br />
Un team di Msf era presente anche a Rosarno, prima che le rivolte che hanno riempito le pagine dei quotidiani nazionali in questi giorni portassero al trasferimento dei raccoglitori di arance.<br />
&#8220;Vivevano in condizioni decisamente al di sotto degli standard minimi di sopravvivenza, dormendo<br />
sotto tenda in pieno inverno e senza possibilità di farsi una doccia alla fine della giornata lavorativa. Potete immaginare come tutto era continuamente umido e freddo e come fosse difficile riposarsi&#8221; racconta Alessandra Tramontano, coordinatore medico dei  progetti stagionali di Msf Italia.<br />
“Tutte queste condizioni di vita estremamente proibitive impoveriscono lo stato di salute di queste persone che, è importante ricordarlo, nella stragrande maggioranza dei casi arrivano in Italia in perfette condizioni fisiche” continua la Tramontano.<br />
I braccianti di Rosarno sono uomini dai venti ai quaranta anni, per lo più provenienti dall’Africa occidentale, abituati a lavori faticosi e con fisici forti. Ma in Italia, secondo l’associazione,  si indeboliscono e si ammalano. Sono spesso preda di infezioni, respiratorie e intestinali, causate dallo scarso accesso all&#8217;acqua potabile, mentre le scarse condizioni igieniche sono portatrici di problemi della pelle, la fatica del lavoro poi li rende spesso suscettibili a  lombalgie e mal di schiena.<br />
Presente fino alla partenza dei migranti sia nella piana di Gioia Tauro,  presso l&#8217; Ex Opera Sila,  sia nel centro di Rosarno a Rognetta,  l’equipe di medici ha monitorato anche lo stato di  salute delle persone costrette a lasciare il territorio in questi giorni. “I feriti a causa degli scontri avvenuti  sono stati visitati e le condizioni non sono state giudicate particolarmente preoccupanti” spiega la Tramontano “ma una delegazione di Msf continuerà a rimanere a Rosarno, almeno fino a che non verranno dimessi”.</p>
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		<title>Genova: solidarietà al Zapata</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Dec 2009 12:33:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La sera del 20 dicembre a Genova e&#8217; successa una tragedia. Un giovane ragazzo cileno, Stefano Eduardo, e&#8217; morto accoltellato, presso i locali del centro sociale Zapata. Riceviamo e pubblichiamo l&#8217;appello diffuso dallo Zapata e gia&#8217; sottoscritto da decine di singole associazioni.
Domenica sera a Genova e&#8217; successa una tragedia, un giovane ragazzo cileno, Stefano Eduardo, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La sera del 20 dicembre a Genova e&#8217; successa una tragedia. Un giovane ragazzo cileno, Stefano Eduardo, e&#8217; morto accoltellato, presso i locali del centro sociale Zapata. Riceviamo e pubblichiamo l&#8217;appello diffuso dallo Zapata e gia&#8217; sottoscritto da decine di singole associazioni.<span id="more-7949"></span></p>
<p>Domenica sera a Genova e&#8217; successa una tragedia, un giovane ragazzo cileno, Stefano Eduardo, e&#8217; morto accoltellato, probabilmente da un coetaneo nel quartiere di Sampierdarena.</p>
<p>Il contesto in cui ? maturata la tragedia ? ancora molto incerto.? Sicuramente domenica sera lo Zapata era chiuso, verso le 20.00 un gruppo di 20/30 ragazzi latinoamericani ha fatto irruzione nel centro sociale assalendo con coltelli, bottiglie e pietre una quindicina di ragazzi che si trovavano al suo interno per un compleanno.</p>
<p>Cosa sia successo dopo non ? ancora chiaro a nessuno, quello che certamente sappiamo ? che ancora una volta a Genova, ? morto un ragazzo e, in questo momento terribile, ci sentiamo innanzitutto<br />
vicini al dolore della famiglia e degli amici.</p>
<p>Questa tragedia, in parte purtroppo annunciata, ? il frutto del completo abbandono da parte della citt? di Genova e delle sue<br />
istituzioni e autorit? di una generazione intera di giovani<br />
latinoamericani nel ponente della nostra citt?.</p>
<p>Da quasi 4 anni lo Zapata ? luogo di riferimento di centinaia di giovani latinoamericani.</p>
<p>Il percorso con le organizzazioni della strada latine, quelle che questura e giornali chiamavano, e non hanno mai smesso di chiamare,?baby gang?, ? cominciato nel 2006.</p>
<p>In quell&#8217;anno, dopo un lungo periodo di scontri, i 3 gruppi pi? numerosi decisero di cessare le ostilit?, di uscire allo scoperto, di dimostrare alla citt? che le loro organizzazioni erano invece<br />
una via d&#8217;uscita dalla guerra fra poveri, una sorta di societ? di? mutuo soccorso, una risposta collettiva e solidale alla loro condizione di precariet? e marginalit? senza prospettive.</p>
<p>In questi 4 anni assieme allo Zapata ed alle organizzazioni della strada sono stati organizzati centinaia di eventi (tornei di calcio, assemblee, incontri pubblici, feste, manifestazioni) sia a Sampierdarena, sia in tutta Genova.</p>
<p>In questi anni, con poche forze, sono stati costruiti progetti di partecipazione (musicali, sportivi, sociali, che hanno portato alla nascita di gruppi musicali, di squadre di calcio, etc.),<br />
momenti di confronto e di crescita collettiva, coinvolgendo le scuole, l&#8217;universit?, i servizi sociali, il sert, il consultorio, il teatro Modena, i CIV, qualche assessore, etc.</p>
<p>Abbiamo sempre inteso il percorso con i ragazzi sudamericani all?insegna della fine di ogni violenza cieca e inutile, concretizzando nel quotidiano, allo Zapata e in tutta la citt?, quel percorso di pace siglato alla Sala Chiamata del Porto di Genova nel Giugno del 2006.</p>
<p>Alla luce di questo, non possiamo che prendere le distanze da quanto accaduto e ribadire quanto andiamo dicendo da anni, perch? non ? mai accettabile perdere la vita a 17 anni in questa maniera: chi risolve le proprie liti con un coltello non ? pi? ?fiero? o coraggioso, ma anzi ? pi? vile e codardo.</p>
<p>A chiunque speculer? su questa tragedia per chiedere sgomberi o???? interventi repressivi che interrompano un percorso di<br />
autogestione, socialit?, lotta e integrazione, che dura da sedici anni, rispondiamo che rivendicheremo e difenderemo sempre il progetto finora compiuto.</p>
<p>Tutto questo lavoro ? stato fatto, a parte la rete di soggetti? intelligenti e coraggiosi che sopra citavamo, nel deserto pi? assoluto.</p>
<p>Da parte delle istituzioni cittadine sono arrivate sostanzialmente solo qualche pacca sulle spalle, il finanziamento di qualche? piccolo progetto e molte promesse mai mantenute.</p>
<p>Ma cosa molto pi? grave ? che le stesse istituzioni cittadine non abbiano dato alcuna attenzione n? tanto meno risposte a chi, migrante o italiano che sia, vive e lavora nei quartieri del<br />
ponente genovese.</p>
<p>Invece di cogliere il problema sollevato, di investire risorse ed energie su di esso e di aiutare chi lavorava e lavora (non solo<br />
noi per fortuna) per inventare alternative e renderle praticabili ad un numero di ragazzi e ragazze sempre maggiore, Genova ?<br />
rimasta alla finestra, contenta che qualcuno si occupasse del problema e mugugnosa rispetto alle chances di successo di questo percorso.</p>
<p>Non si pu? pi? stare alla finestra e la tragica morte di Stefano ? solo la pi? terribile delle dimostrazioni.</p>
<p>La lega e l&#8217;assessore Scidone vorrebbero risolvere il problema riempiendo Sampierdarena di telecamere, di ronde e di alpini, noi pensiamo che non servirebbero a nulla, che chi vuole si accoltellerebbe lo stesso, che i cittadini non si sentirebbero pi? sicuri ma solo pi? controllati.</p>
<p>Pensiamo che sia invece necessario uscire una volta per tutte dalle ambiguit?, investire su una nuova stagione che veda il?? ponente genovese (territorio che da sempre ha richiamato uomini e donne di altri luoghi, persone che venivano a lavorare nelle sue<br />
grandi fabbriche o nel porto e che ora lavorano nell&#8217;edilizia o? assistendo anziani) rivendicare la sua natura meticcia, farne un<br />
elemento di forza e di orgoglio come ? stato in passato.</p>
<p>Invece di spendere miliardi di euro nella gronda di ponente o di pensare a ronde, alpini e telecamere il comune dovrebbe pensare<br />
allo stato di vivibilit? dei suoi quartieri, investire su percorsi? di partecipazione, costruire spazi e servizi per italiani e migranti, costruire spazi verdi, finanziare chi lavora dal basso<br />
nei quartieri, dare possibilit? di studio e lavoro.</p>
<p>Noi, con tutte le nostre forze, continueremo a costruire, giorno dopo giorno, progetti dal basso, di partecipazione ed autogestione, di lotta politica per uscire dallo scontro fra poveri&#8230; Genova dovr? scegliere se ? ancora accettabile stare alla finestra.</p>
<p>Per adesioni: zapata@dirittinrete.org<br />
Primi firmatari:<br />
Centro Sociale Zapata, Comunit? San Benedetto al Porto, Centro Sociale Terra di Nessuno, Associazione Ya Basta Genova, Centro Sociale Pinelli, Aut Aut 357 Spazio liberato per l?autonomia e l?autoformazione,<br />
Massimo Cannarella (Universit? di Genova)<br />
Luca Queirolo Palmas (Universit? di Genova) Francesca Lagomarsino (Universit? di Genova) Teresa Marcelli (coordinatrice Centro Servizi per i minori e la famiglia)<br />
Federico Persico (Presidente cooperativa sociale) Etta Rapallo (operatrice sociale)</p>
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		<title>Copenhagen: &#8220;A Christiania scene da regime iraniano&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Dec 2009 15:14:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia Coronati</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Eravamo a Christiania per partecipare a un incontro a cui intervenivano l&#8217;intellettuale Michael Hardt e la scrittrice Naomi Klein, quando, dopo il dibattito, la polizia ha fatto irruzione portando avanti un intervento spropositato e violento&#8221;. Questo il racconto di Gianmarco, una delle persone arrestate durante l&#8217;operazione delle forze dell&#8217;ordine danesi avvenuta la sera del 14 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Eravamo a Christiania per partecipare a un incontro a cui intervenivano l&#8217;intellettuale Michael Hardt e la scrittrice Naomi Klein, quando, dopo il dibattito, la polizia ha fatto irruzione portando avanti un intervento spropositato e violento&#8221;. Questo il racconto di Gianmarco, una delle persone arrestate durante l&#8217;operazione delle forze dell&#8217;ordine danesi avvenuta la sera del 14 dicembre a Chirstiania, il quartiere occupato di Copenhagen.<br />
<span id="more-7797"></span><br />
L&#8217;azione della polizia, iniziata verso le ventitre circa, si ? conclusa con l&#8217;arresto di pi? di duecento persone. &#8220;Siamo stati tradotti in carcere verso mezzanotte, eravamo con delle fascette ai polsi e siamo rimasti chiusi in gabbie da polli per pi? di sei ore, poi siamo stati rilasciati. Le andate alla toilette erano centellinate e ci hanno portsto l&#8217;acqua solo dopo mezzora di proteste&#8221; continua Gianmarco.</p>
<p>Luca Tornatore, attivista e astrofisico dell&#8217;universit? di Trieste, ? ancora in arresto. Su lui grava l&#8217;imputazione di avere partecipato ad avvenimenti accorsi sul perimetro di Christiania (barricate costruite e date alle fiamme), imputazione subito smentita dai suoi compagni.</p>
<p>&#8220;C&#8217;? una grande vetrina, a cui grandi marchi fanno da sponsor. Chi la sta gestendo non vuole che venga infranta, e questa ventrina ? infranta se migliaia di persone scendono in piazza, come speriamo accada domani&#8221; conclude Gianmarco. Domani 16 dicembre infatti ? previsto un corteo che raggiunger? il Bella Center, il palazzo dove si sta svolgendo il vertice ufficiale sui cambi climatici.</p>
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		<itunes:summary>"Eravamo a Christiania per partecipare a un incontro a cui intervenivano l'intellettuale Michael Hardt e la scrittrice Naomi Klein, quando, dopo il dibattito, la polizia ha fatto irruzione portando avanti un intervento spropositato e violento". Questo il racconto di Gianmarco, una delle persone arrestate durante l'operazione delle forze dell'ordine danesi avvenuta la sera del 14 dicembre a Chirstiania, il quartiere occupato di Copenhagen.

L'azione della polizia, iniziata verso le ventitre circa, si ? conclusa con l'arresto di pi? di duecento persone. "Siamo stati tradotti in carcere verso mezzanotte, eravamo con delle fascette ai polsi e siamo rimasti chiusi in gabbie da polli per pi? di sei ore, poi siamo stati rilasciati. Le andate alla toilette erano centellinate e ci hanno portsto l'acqua solo dopo mezzora di proteste" continua Gianmarco.

Luca Tornatore, attivista e astrofisico dell'universit? di Trieste, ? ancora in arresto. Su lui grava l'imputazione di avere partecipato ad avvenimenti accorsi sul perimetro di Christiania (barricate costruite e date alle fiamme), imputazione subito smentita dai suoi compagni.

"C'? una grande vetrina, a cui grandi marchi fanno da sponsor. Chi la sta gestendo non vuole che venga infranta, e questa ventrina ? infranta se migliaia di persone scendono in piazza, come speriamo accada domani" conclude Gianmarco. Domani 16 dicembre infatti ? previsto un corteo che raggiunger? il Bella Center, il palazzo dove si sta svolgendo il vertice ufficiale sui cambi climatici.</itunes:summary>
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