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	<title>Amisnet &#187; Cooperazione</title>
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	<description>Informazione Sociale Quotidiana</description>
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	<managingEditor>web@amisnet.org (Amisnet)</managingEditor>
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	<category>News &#38; Politics</category>
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		<title>Amisnet</title>
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	<itunes:subtitle>Informazione sociale e programmi di approfondimento dalla redazione di AMISnet.</itunes:subtitle>
	<itunes:summary>Amisnet e' un'agenzia radiofonica attiva da oltre 9 anni. La sua principale attivita' consiste nella produzione e la distribuzione di prodotti radiofonici di approfondimento a circa 35 radio italiane. Il podcast e' una selezione quotidiana dei servizi audio distribuiti tramite i siti del network Amisnet.</itunes:summary>
	<itunes:keywords>ambiente, conflitti, cooperazione, diritti, economia, politica, informazione sociale</itunes:keywords>
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		<title>Co.R.Um torna a Roma, ma il viaggio è solo all&#8217; inizio.</title>
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		<pubDate>Fri, 20 May 2011 10:13:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Khaldoun</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono tornati in Italia i circa 75 attivisti ed attiviste del Convoglio Restiamo Umani, la carovana che si è recata nella Striscia di Gaza dal 12 al 17 maggio per ricordare e riprendere le fila del lavoro di Vittorio Arrigoni, l&#8217;attivista Italiano dell&#8217; International Solidarity Movement  ucciso a Gaza un mese fà. Durante gli intensissimi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono tornati in Italia i circa 75 attivisti ed attiviste del Convoglio Restiamo Umani, la carovana che si è recata nella Striscia di Gaza dal 12 al 17 maggio per ricordare e riprendere le fila del lavoro di Vittorio Arrigoni, l&#8217;attivista Italiano dell&#8217; International Solidarity Movement  ucciso a Gaza un mese fà. Durante gli intensissimi 5 giorni dentro la Striscia Corum ha ripercorso le orme di Vittorio incontrando le reti giovanili in movimento sull&#8217; onda della &#8220;primavera araba&#8221;, i pescatori ed i contadini che Vittorio accompagnava nel loro lavoro quotidiano interponendosi fisicamente tra loro e l&#8217;esercito israeliano, le femministe, le organizzazioni sanitarie e di assistenza all&#8217;infanzia e tanti altri pezzi della società civile. Incontri che non sono serviti solo a commemorare Arrigoni, ma anche per allacciare contatti e porre le basi di progetti concreti di cooperazione che partano dalle idee e dalle esigenze della popolazione di Gaza.  Il 15 maggio è stato la giornata centrale del viaggio, non solo da un punto di vista cronologico ma anche perchè in quel giorno cadeva il primo mese dalla scomparsa di Vittorio, celebrato in un toccante rito nel porto di Gaza dove lui viveva e da dove lui era arrivato 3 anni fà a bordo di una nave del Free Gaza Movement, ma sopratutto era il 63° anniversario della Nakba (in arabo &#8220;catastrofe&#8221;, la cacciata di centinaia di migliaia di palestinesi in seguito alla fondazione di Israele) ed in quel giorno erano previste grandi manifestazioni su tutti i confini ed all&#8217; interno dei Territori Palestinesi Occupati. Quel giorno gli attivisti e le attiviste di Corum hanno partecipato alla marcia verso il valico di Eretz, principale via d&#8217;accesso alla Striscia in mano alle autorità di Tel Aviv, e sono stati testimoni di espisodi di dura repressione culminati con l&#8217;uccisione di 2 ed il ferimento di circa 60 palestinesi di cui 10 tutt&#8217;ora in terapia intensiva ed in bilico tra la vita e la morte. Durante la conferenza stampa di fine viaggio tenutasi a Roma il 19 magggio, i carovanieri di ritorno da Gaza hanno voluto sottolineare da una parte quanto sia importante il ricordo di Vittorio per la popolazione locale, dall&#8217; altra la grande energia e voglia di prendere in mano il proprio destino dimostrata dalla gente di Gaza che li accolti con grande affetto e, memore della terribile vicenda di Arrigoni, proteggendoli in modo quasi oppressivo da ogni possibile rischio o pericolo. Corum non resterà un episodio isolato nè un punto di arrivo, si tratta invece dell&#8217; avvio di un lavoro continuativo nel tempo che per ora ha portato ad affittare uno spazio a Gaza che diventerà un media center ed a breve dovrebbe portare alla nascita di un sito web  attraverso cui aggregare i tanti contenuti di informazione e multimediali prodotti da mediattivisti, giornalisti ed artisti di Gaza e fungere come una sorta di agenzia stampa indipendente. Un altro progetto che potrebbe realizzarsi a breve è un convoglio che da Gaza raggiunga l&#8217; Italia, ricambiando la visita di Corum.</p>
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		<itunes:subtitle>Sono tornati in Italia i circa 75 attivisti ed attiviste del Convoglio Restiamo Umani, la carovana che si è recata nella Striscia di Gaza dal 12 al 17 maggio per ricordare e riprendere le fila del lavoro di Vittorio Arrigoni, l&#8217;attivista Itali[...]</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>Sono tornati in Italia i circa 75 attivisti ed attiviste del Convoglio Restiamo Umani, la carovana che si è recata nella Striscia di Gaza dal 12 al 17 maggio per ricordare e riprendere le fila del lavoro di Vittorio Arrigoni, l&#8217;attivista Italiano dell&#8217; International Solidarity Movement  ucciso a Gaza un mese fà. Durante gli intensissimi 5 giorni dentro la Striscia Corum ha ripercorso le orme di Vittorio incontrando le reti giovanili in movimento sull&#8217; onda della &#8220;primavera araba&#8221;, i pescatori ed i contadini che Vittorio accompagnava nel loro lavoro quotidiano interponendosi fisicamente tra loro e l&#8217;esercito israeliano, le femministe, le organizzazioni sanitarie e di assistenza all&#8217;infanzia e tanti altri pezzi della società civile. Incontri che non sono serviti solo a commemorare Arrigoni, ma anche per allacciare contatti e porre le basi di progetti concreti di cooperazione che partano dalle idee e dalle esigenze della popolazione di Gaza.  Il 15 maggio è stato la giornata centrale del viaggio, non solo da un punto di vista cronologico ma anche perchè in quel giorno cadeva il primo mese dalla scomparsa di Vittorio, celebrato in un toccante rito nel porto di Gaza dove lui viveva e da dove lui era arrivato 3 anni fà a bordo di una nave del Free Gaza Movement, ma sopratutto era il 63° anniversario della Nakba (in arabo &#8220;catastrofe&#8221;, la cacciata di centinaia di migliaia di palestinesi in seguito alla fondazione di Israele) ed in quel giorno erano previste grandi manifestazioni su tutti i confini ed all&#8217; interno dei Territori Palestinesi Occupati. Quel giorno gli attivisti e le attiviste di Corum hanno partecipato alla marcia verso il valico di Eretz, principale via d&#8217;accesso alla Striscia in mano alle autorità di Tel Aviv, e sono stati testimoni di espisodi di dura repressione culminati con l&#8217;uccisione di 2 ed il ferimento di circa 60 palestinesi di cui 10 tutt&#8217;ora in terapia intensiva ed in bilico tra la vita e la morte. Durante la conferenza stampa di fine viaggio tenutasi a Roma il 19 magggio, i carovanieri di ritorno da Gaza hanno voluto sottolineare da una parte quanto sia importante il ricordo di Vittorio per la popolazione locale, dall&#8217; altra la grande energia e voglia di prendere in mano il proprio destino dimostrata dalla gente di Gaza che li accolti con grande affetto e, memore della terribile vicenda di Arrigoni, proteggendoli in modo quasi oppressivo da ogni possibile rischio o pericolo. Corum non resterà un episodio isolato nè un punto di arrivo, si tratta invece dell&#8217; avvio di un lavoro continuativo nel tempo che per ora ha portato ad affittare uno spazio a Gaza che diventerà un media center ed a breve dovrebbe portare alla nascita di un sito web  attraverso cui aggregare i tanti contenuti di informazione e multimediali prodotti da mediattivisti, giornalisti ed artisti di Gaza e fungere come una sorta di agenzia stampa indipendente. Un altro progetto che potrebbe realizzarsi a breve è un convoglio che da Gaza raggiunga l&#8217; Italia, ricambiando la visita di Corum.</itunes:summary>
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		<title>Gaza: il convoglio italiano alla commemorazione della Nakba</title>
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		<pubDate>Sun, 15 May 2011 14:37:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Khaldoun</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Siamo al quarto giorno di presenza del Co.r.um. (Convoglio Restiamo Umani) a Gaza, la spedizione di circa 80 attivisti giunti nella Striscia per ricordare l&#8217;attivista italiano Vittorio Arrigoni ucciso il 15 aprile. Il 15 maggio è la giornata centrale del viaggio non solo da un punto di vista cronologico: oggi si ricorda Vittorio ad un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Siamo al quarto giorno di presenza del Co.r.um. (Convoglio Restiamo Umani) a Gaza, la spedizione di circa 80 attivisti giunti nella Striscia per ricordare l&#8217;attivista italiano Vittorio Arrigoni ucciso il 15 aprile. Il 15 maggio è la giornata centrale del viaggio non solo da un punto di vista cronologico: oggi si ricorda Vittorio ad un mese dalla sua scomparsa ma sopratutto è il 63° anniversario della &#8220;Nakba&#8221;, la cacciata di migliaia di palestinesi dalle loro case in seguito alla fondazione dello stato di Israele. Quest&#8217;anno la celebrazione arriva in un momento storico particolare, mentre in tutto il mondo arabo soffia il vento del cambiamento alimentato dalle nuove generazioni che gridano la loro voglia di libertà, democrazia e pace. Quindi gli attivisti di Corum, dopo aver commomerato Arrigoni al porto di Gaza si sono recati insieme a migliaia di palestiensi al valico di Herez (principale via d&#8217;accesso alla Striscia di Gaza, sotto controllo israeliano) per cercare di superare le barriere ed infrangere l&#8217;assedio. La reazione dell&#8217; esercito israeliano è stata violenta, sono almeno 1o i feriti gravi e 2 i morti tra i palestinesi. Lo scenario è simile a quello cui si è assistito su tutti i confini della Palestina, Tel Aviv ha infatti schierato 10.000 uomini al confine con l&#8217; Egitto ed ha aperto il fuoco contro i manifestanti che cercavano di accedere dal confine con la Siria nelle alture del Golan, che Israele occupa dal 1967. Dal canto suo il governo del Cairo, che nei giorni scorsi aveva fatto ben sperare lasciando passare Corum attraverso il valico di Rafah, ha impedito la partenza di circa 100 pulman carichi di attivisti egiziani che da piazza Tahrir erano diretti verso la Striscia per celebrare il ricordo della Nakba insieme ai fratelli palestinesi. In tutti i Territori Palestinesi Occupati sono in atto azioni di repressione contro le celebrazione e sono stati eretti check point militari in aggiunta a quelli che già limitano la circolazione.</p>
<p>Nei giorni scorsi gli attivisti di Corum hanno incontrato vari settori della società civile palestinese a partire da contadini e pescatori fino ad arrivare ai movimenti giovanili che negli ultimi mesi si erano battuti per l&#8217; unità palestinese sull&#8217; onda delle rivolte arabe. Durante tutti questi incontri i gazawi hanno voluto esprimere le loro condoglianze per la morte di Vittorio Arrigoni e raccontare la loro lotta quotidiana gomito a gomito con l&#8217;attivista italiano, mostrando foto e filmati. Gli attivisti italiani hanno avuto modo di riprendere i rapporti interrotti e nei prossimi mesi si vedranno i frutti di questo viaggio. AMISnet tornerà a collegarsi con loro il 18 maggio, quando saranno in partenza da Gaza, per fare un primo bilancio dell&#8217; iniziativa.</p>
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		<itunes:summary>Siamo al quarto giorno di presenza del Co.r.um. (Convoglio Restiamo Umani) a Gaza, la spedizione di circa 80 attivisti giunti nella Striscia per ricordare l&#8217;attivista italiano Vittorio Arrigoni ucciso il 15 aprile. Il 15 maggio è la giornata centrale del viaggio non solo da un punto di vista cronologico: oggi si ricorda Vittorio ad un mese dalla sua scomparsa ma sopratutto è il 63° anniversario della &#8220;Nakba&#8221;, la cacciata di migliaia di palestinesi dalle loro case in seguito alla fondazione dello stato di Israele. Quest&#8217;anno la celebrazione arriva in un momento storico particolare, mentre in tutto il mondo arabo soffia il vento del cambiamento alimentato dalle nuove generazioni che gridano la loro voglia di libertà, democrazia e pace. Quindi gli attivisti di Corum, dopo aver commomerato Arrigoni al porto di Gaza si sono recati insieme a migliaia di palestiensi al valico di Herez (principale via d&#8217;accesso alla Striscia di Gaza, sotto controllo israeliano) per cercare di superare le barriere ed infrangere l&#8217;assedio. La reazione dell&#8217; esercito israeliano è stata violenta, sono almeno 1o i feriti gravi e 2 i morti tra i palestinesi. Lo scenario è simile a quello cui si è assistito su tutti i confini della Palestina, Tel Aviv ha infatti schierato 10.000 uomini al confine con l&#8217; Egitto ed ha aperto il fuoco contro i manifestanti che cercavano di accedere dal confine con la Siria nelle alture del Golan, che Israele occupa dal 1967. Dal canto suo il governo del Cairo, che nei giorni scorsi aveva fatto ben sperare lasciando passare Corum attraverso il valico di Rafah, ha impedito la partenza di circa 100 pulman carichi di attivisti egiziani che da piazza Tahrir erano diretti verso la Striscia per celebrare il ricordo della Nakba insieme ai fratelli palestinesi. In tutti i Territori Palestinesi Occupati sono in atto azioni di repressione contro le celebrazione e sono stati eretti check point militari in aggiunta a quelli che già limitano la circolazione.
Nei giorni scorsi gli attivisti di Corum hanno incontrato vari settori della società civile palestinese a partire da contadini e pescatori fino ad arrivare ai movimenti giovanili che negli ultimi mesi si erano battuti per l&#8217; unità palestinese sull&#8217; onda delle rivolte arabe. Durante tutti questi incontri i gazawi hanno voluto esprimere le loro condoglianze per la morte di Vittorio Arrigoni e raccontare la loro lotta quotidiana gomito a gomito con l&#8217;attivista italiano, mostrando foto e filmati. Gli attivisti italiani hanno avuto modo di riprendere i rapporti interrotti e nei prossimi mesi si vedranno i frutti di questo viaggio. AMISnet tornerà a collegarsi con loro il 18 maggio, quando saranno in partenza da Gaza, per fare un primo bilancio dell&#8217; iniziativa.</itunes:summary>
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		<title>Gaza: il convoglio dedicato ad Arrigoni ha superato Rafah!</title>
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		<pubDate>Thu, 12 May 2011 15:30:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Si chiama Co.R.Um., convoglio restiamo umani, il gruppo di 80 attivisti che nel pomeriggio del 12 Maggio ha attraversato il valico di Rafah entrando dall&#8217; Egitto nella Striscia di Gaza. Vengono sopratutto dall&#8217; Italia ma ci sono persone anche dalla Germania, Inghilterra, Stati Uniti ,Francia e Polonia che si erano dati appuntamento nella serata di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si chiama Co.R.Um., convoglio restiamo umani, il gruppo di 80 attivisti che nel pomeriggio del 12 Maggio ha attraversato il valico di Rafah entrando dall&#8217; Egitto nella Striscia di Gaza. Vengono sopratutto dall&#8217; Italia ma ci sono persone anche dalla Germania, Inghilterra, Stati Uniti ,Francia e Polonia che si erano dati appuntamento nella serata di ieri al Cairo. Corum è un convoglio dedicato alla memoria dell&#8217; attivista italiano dell&#8217; international solidarity movement Vittorio Arrigoni, ucciso il 15 aprile nella Striscia di Gaza dove viveva dal 2008 dividendo il suo tempo tra l&#8217; interposizione non violenta a difesa dei pescatori e dei contadini palestinesi, minacciati nel loro lavoro quotidiano dall&#8217; esercito israeliano, il sostegno ai movimenti giovanili di gaza e la diffusione di notizie provenienti da questa striscia di terra sotto assedio da oltre 5 anni. Nei prossimi giorni il convoglio incontrerà appunto pescatori, contadini, attivisti e blogger di gaza per riallacciare i fili del lavoro di Arrigoni e riavviare il prezioso flusso di informazioni che Vittorio era riuscito a creare attraverso il suo blog e la sua pagina facebook. </p>
<p>Il passaggio del convoglio attraverso il valico di Rafah è un segno concreto del cambiamento di politica estera dell&#8217; Egitto post Mubarak: negli anni scorsi le autorità del Cairo avevano bloccato vari altri convogli umanitari. L&#8217;episodio più eclatante è legato alla Gaza Freedom March, a cavallo di capodanno 2009, quando migliaia di attivisti giunti nella capitale egiziana da tutto il mondo per entrare a Gaza sono stati bloccati dalle autorità. L&#8217; Egitto del faraone era complice dell&#8217; assedio imposto da Israele a Gaza, il nuovo Egitto sta cambiando rotta. Nelle scorse settimane ogni venerdì ci sono state manifestazioni sotto l&#8217;ambasciata israeliana al Cairo in cui i giovani egiziani chiedevano la revisione degli accordi di pace. Il 15 maggio, 63° ricordo della Nakba (&#8220;catastrofe in arabo&#8221;, l&#8217;espulsione di migliaia di palestinesi a seguito della fondazione dello stato di Israele) sono previsti un centinaio di pulman che partiranno da piazza Tahrir verso il confine con Gaza.</p>
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		<itunes:summary>Si chiama Co.R.Um., convoglio restiamo umani, il gruppo di 80 attivisti che nel pomeriggio del 12 Maggio ha attraversato il valico di Rafah entrando dall&#8217; Egitto nella Striscia di Gaza. Vengono sopratutto dall&#8217; Italia ma ci sono persone anche dalla Germania, Inghilterra, Stati Uniti ,Francia e Polonia che si erano dati appuntamento nella serata di ieri al Cairo. Corum è un convoglio dedicato alla memoria dell&#8217; attivista italiano dell&#8217; international solidarity movement Vittorio Arrigoni, ucciso il 15 aprile nella Striscia di Gaza dove viveva dal 2008 dividendo il suo tempo tra l&#8217; interposizione non violenta a difesa dei pescatori e dei contadini palestinesi, minacciati nel loro lavoro quotidiano dall&#8217; esercito israeliano, il sostegno ai movimenti giovanili di gaza e la diffusione di notizie provenienti da questa striscia di terra sotto assedio da oltre 5 anni. Nei prossimi giorni il convoglio incontrerà appunto pescatori, contadini, attivisti e blogger di gaza per riallacciare i fili del lavoro di Arrigoni e riavviare il prezioso flusso di informazioni che Vittorio era riuscito a creare attraverso il suo blog e la sua pagina facebook. 
Il passaggio del convoglio attraverso il valico di Rafah è un segno concreto del cambiamento di politica estera dell&#8217; Egitto post Mubarak: negli anni scorsi le autorità del Cairo avevano bloccato vari altri convogli umanitari. L&#8217;episodio più eclatante è legato alla Gaza Freedom March, a cavallo di capodanno 2009, quando migliaia di attivisti giunti nella capitale egiziana da tutto il mondo per entrare a Gaza sono stati bloccati dalle autorità. L&#8217; Egitto del faraone era complice dell&#8217; assedio imposto da Israele a Gaza, il nuovo Egitto sta cambiando rotta. Nelle scorse settimane ogni venerdì ci sono state manifestazioni sotto l&#8217;ambasciata israeliana al Cairo in cui i giovani egiziani chiedevano la revisione degli accordi di pace. Il 15 maggio, 63° ricordo della Nakba (&#8220;catastrofe in arabo&#8221;, l&#8217;espulsione di migliaia di palestinesi a seguito della fondazione dello stato di Israele) sono previsti un centinaio di pulman che partiranno da piazza Tahrir verso il confine con Gaza.</itunes:summary>
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		<title>Rivoluzione 2.0</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Mar 2011 10:13:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Frequenze radio dal mondo Rfi, 89,0 FM, Parigi, Francia E&#8217;ridicolo dire che internet ha fatto la rivoluzione. Sono gli uomini che fanno la rivoluzione. Ma è chiaro che i nuovi media hanno avuto un ruolo importante, rendendo gli uomini liberi di organizzarsi, informarsi e informare. Quello che sta accadendo oggi nei paesi teatro di rivolte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste"><strong>Frequenze radio dal mondo</strong></div>
<div><strong>Rfi, 89,0 FM, Parigi, Francia</strong></div>
<div><strong><br />
</strong></div>
<div>E&#8217;ridicolo dire che internet ha fatto la rivoluzione. Sono gli uomini che fanno la rivoluzione. Ma è chiaro che i nuovi media hanno avuto un ruolo importante, rendendo gli uomini liberi di organizzarsi, informarsi e informare. Quello che sta accadendo oggi nei paesi teatro di rivolte e rivoluzioni  è che per la prima volta si può fare vedere immediatamente a tutto il mondo quello che avviene  per le strade. Queste sono le opinioni del filosofo informatico Jean-Gabriel Ganascia e del giornalista Pierre Haski, intervistati da Caroline Lachowsky.</div>
<div id="_mcePaste">Grazie ai due ospiti e alle voci dei manifestanti raccolte nel Maghreb, il servizio di Radio France Internationale cerca di capire il vero ruolo di internet nelle rivolte del nord-Africa e di spiegare perchè internet &#8220;fa la primavera&#8221; in certi paesi ma non la fa in altri.</div>
<p><a href="http://www.rfi.fr/emission/20110321-pourquoi-internet-fait-le-printemps">Ascolta il servizio di Rfi</a></p>
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		<title>Chiusura del foro: raccomandazioni e dichiarazioni</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Oct 2010 17:53:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elise Melot</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo 3 giorni di scambi, laboratori e conferenze, il forum mondiale dell&#8217;educazione chiude oggi i battenti. Prima delle dichiarazione finali, i partecipanti palestinesi ed internazionali si sono susseguiti alla tribuna per esprimere raccomandazioni: molte voci palestinesi si sono alzate per chiedere agli stranieri presenti di fare pressione sui loro propri governi per far sì che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo 3 giorni di scambi, laboratori e conferenze, il forum mondiale dell&#8217;educazione chiude oggi i battenti. Prima delle dichiarazione finali, i partecipanti palestinesi ed internazionali si sono susseguiti alla tribuna per esprimere raccomandazioni: molte voci palestinesi si sono alzate per chiedere agli stranieri presenti di fare pressione sui loro propri governi per far sì che siano applicate le leggi internazionali e che si ponga fine alla colonizazzione. E&#8217; stato proposto di organizzazre un Educational boat per la Palestina, con a bordo libri di scuola, materiale per studiare, materiale per costruire scuole. E&#8217; stato invece criticato il fatto che al forum si è parlato sopratutto di educazione in palestina, piu che di educazione in generale, ma è anche da questa constatazione che è emerssa l&#8217;idea di organizzare un foro mundiale della solidarietà verso il popolo palestinese. Gli organizzatori dell&#8217;evento hanno sottolineato quanto organizzare il foro in Palestina è stata una vera e propria sfida e si sono dichiarati molto soddisfati della sua frequentazione. Fuori dal palco, alcune critiche sono emerse, la principale riguarda la scarsa partecipazione della società civile palestinese, ma sopratutto delle persone al centro dei dibattiti: i bambini e gli studenti. In conclusione dell&#8217;evento, gli organizzatori del foro hanno ripreso molte delle raccomandazioni espresse previamente e hanno ribadito quanto sia importante per l&#8217;insieme dei palestinesi la solidarietà internazionale espressa nei loro confronti per fare rispettare il diritto dei rifiugiati di tornare sulle loro terre. Il biocottaggio dello stato di Israele, cosi&#8217; come era successo con il boicottaggio del Sudafrica ai tempi dell&#8217;apartheid, è stato promosso come strumento di pressione efficace.</p>
<p>Le altre <a href="http://amisnet.org/agenzia/archivio/cooperazione/forum-sociale-dell-educazione-2010/">notizie </a>dal Forum</p>
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		<itunes:summary>Dopo 3 giorni di scambi, laboratori e conferenze, il forum mondiale dell&#8217;educazione chiude oggi i battenti. Prima delle dichiarazione finali, i partecipanti palestinesi ed internazionali si sono susseguiti alla tribuna per esprimere raccomandazioni: molte voci palestinesi si sono alzate per chiedere agli stranieri presenti di fare pressione sui loro propri governi per far sì che siano applicate le leggi internazionali e che si ponga fine alla colonizazzione. E&#8217; stato proposto di organizzazre un Educational boat per la Palestina, con a bordo libri di scuola, materiale per studiare, materiale per costruire scuole. E&#8217; stato invece criticato il fatto che al forum si è parlato sopratutto di educazione in palestina, piu che di educazione in generale, ma è anche da questa constatazione che è emerssa l&#8217;idea di organizzare un foro mundiale della solidarietà verso il popolo palestinese. Gli organizzatori dell&#8217;evento hanno sottolineato quanto organizzare il foro in Palestina è stata una vera e propria sfida e si sono dichiarati molto soddisfati della sua frequentazione. Fuori dal palco, alcune critiche sono emerse, la principale riguarda la scarsa partecipazione della società civile palestinese, ma sopratutto delle persone al centro dei dibattiti: i bambini e gli studenti. In conclusione dell&#8217;evento, gli organizzatori del foro hanno ripreso molte delle raccomandazioni espresse previamente e hanno ribadito quanto sia importante per l&#8217;insieme dei palestinesi la solidarietà internazionale espressa nei loro confronti per fare rispettare il diritto dei rifiugiati di tornare sulle loro terre. Il biocottaggio dello stato di Israele, cosi&#8217; come era successo con il boicottaggio del Sudafrica ai tempi dell&#8217;apartheid, è stato promosso come strumento di pressione efficace.
Le altre notizie dal Forum</itunes:summary>
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		<title>Mancato contatto con Gaza</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Oct 2010 15:51:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elise Melot</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sivan Halevy, dell&#8217;associazione ATP, doveva organizzare un laboratorio a Gaza. Come si aspettava, l&#8217;ingresso non gli è stato permesso. Si è recatto a Betlehem per svolgerlo via internet con le persone presenti a Gaza. &#8220;A causa di problemi tecnici, organizzativi ma anche politici, non abbiamo potuto farlo&#8221;, racconta Sivan, &#8220;Lamento il fatto che non siamo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sivan Halevy, dell&#8217;associazione ATP, doveva organizzare un laboratorio a Gaza. Come si aspettava, l&#8217;ingresso non gli è stato permesso. Si è recatto a Betlehem per svolgerlo via internet con le persone presenti a Gaza. &#8220;A causa di problemi tecnici, organizzativi ma anche politici, non abbiamo potuto farlo&#8221;, racconta Sivan, &#8220;Lamento il fatto che non siamo riusciti a rompere, anche virtualmente e per poche ore, l&#8217;assedio della striscia di Gaza&#8221;.</p>
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		<itunes:summary>Sivan Halevy, dell&#8217;associazione ATP, doveva organizzare un laboratorio a Gaza. Come si aspettava, l&#8217;ingresso non gli è stato permesso. Si è recatto a Betlehem per svolgerlo via internet con le persone presenti a Gaza. &#8220;A causa di problemi tecnici, organizzativi ma anche politici, non abbiamo potuto farlo&#8221;, racconta Sivan, &#8220;Lamento il fatto che non siamo riusciti a rompere, anche virtualmente e per poche ore, l&#8217;assedio della striscia di Gaza&#8221;.</itunes:summary>
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		<title>Soldati, check-point e metal detector; il quotidiano dei bambini di Hebron</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Oct 2010 06:24:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elise Melot</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Al terzo giorno del forum sociale dell&#8217;educazione le attività si sono spostate da Ramallah a Betlemme, Hebron, Nablus, Jenin e Tulkarem. Nelle tante conferenze e laboratori che si sono tenuti si è&#8217; parlato dell&#8217;università, dell&#8217;educazione in carcere ma anche dell&#8217;importanza dello sport. I bambini presenti hanno partecipato a tornei di basket e pallavolo nelle città [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Al terzo giorno del forum sociale dell&#8217;educazione le attività si sono spostate da Ramallah a Betlemme, Hebron, Nablus, Jenin e Tulkarem. Nelle tante conferenze e laboratori che si sono tenuti si è&#8217; parlato dell&#8217;università, dell&#8217;educazione in carcere ma anche dell&#8217;importanza dello sport. I bambini presenti hanno partecipato a tornei di basket e pallavolo nelle città di Tulkarem e Hebron. Noi siamo stati al children hapiness center di hebron, un centro che accoglie ogni giorno, dopo scuola, tra 200 e 300 bambini palestinesi provenienti da tutte le scuole della città. Il centro organizza laboratori di attività manuali e di sport, oltre a gestire una biblioteca con postazioni internet. Abbiamo incontrato Marte Teie Hellum, partecipante al foro e volontaria nel programma di accompagnamento e Liliana, una giovanne ragazza di Hebron.</p>
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		<itunes:summary>Al terzo giorno del forum sociale dell&#8217;educazione le attività si sono spostate da Ramallah a Betlemme, Hebron, Nablus, Jenin e Tulkarem. Nelle tante conferenze e laboratori che si sono tenuti si è&#8217; parlato dell&#8217;università, dell&#8217;educazione in carcere ma anche dell&#8217;importanza dello sport. I bambini presenti hanno partecipato a tornei di basket e pallavolo nelle città di Tulkarem e Hebron. Noi siamo stati al children hapiness center di hebron, un centro che accoglie ogni giorno, dopo scuola, tra 200 e 300 bambini palestinesi provenienti da tutte le scuole della città. Il centro organizza laboratori di attività manuali e di sport, oltre a gestire una biblioteca con postazioni internet. Abbiamo incontrato Marte Teie Hellum, partecipante al foro e volontaria nel programma di accompagnamento e Liliana, una giovanne ragazza di Hebron.</itunes:summary>
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		<title>Occupazione: la complicitÃ  delle universitÃ  israeliane</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2010/10/29/occupazione-la-complicita-delle-universita-israeliane/</link>
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		<pubDate>Fri, 29 Oct 2010 17:22:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elise Melot</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La campagna di boiccottaggio delle istituzioni accademiche e culturali israeliane Ã¨ un&#8217;iniziativa del mondo accademico palestinese, iniziata nel 2004, e ha per scopo denunciare la complicitÃ  con l&#8217;occupazione delle terre palestines. Per anni gli accademici israeliani e palestinesi hanno lavorato insieme e la speranza per i palestinesi era con la collaborazione il mondo accademico israeliano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La campagna di boiccottaggio delle istituzioni accademiche e culturali israeliane Ã¨ un&#8217;iniziativa del mondo accademico palestinese, iniziata nel 2004, e ha per scopo denunciare la complicitÃ  con l&#8217;occupazione delle terre palestines. Per anni gli accademici israeliani e palestinesi hanno lavorato insieme e la speranza per i palestinesi era con la collaborazione il mondo accademico israeliano si sarebbe mobilizzato contro l&#8217;occupazione. Nessuna istituzione accademica israeliana ha mai denunciato perÃ² la repressione e l&#8217;occupazione in questi anni. Abbiamo parlato di tutto questo con Martina Pignatti, dell&#8217;organizzazione italiana Un Ponte per&#8230; che oggi a Ramallah ha organizzato un laboratorio sulla questione. Con Martina abbiamo anche parlato delle consequenze dell&#8217;occupazione sull&#8217;universitÃ  e sugli studenti, ma anche sull&#8217;educazione dei piÃ¹ giovani.</p>
<p><a href="http://amisnet.org/agenzia/archivio/cooperazione/forum-sociale-dell-educazione-2010/">Le altre notizie dal Forum</a></p>
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		<itunes:summary>La campagna di boiccottaggio delle istituzioni accademiche e culturali israeliane Ã¨ un&#8217;iniziativa del mondo accademico palestinese, iniziata nel 2004, e ha per scopo denunciare la complicitÃ  con l&#8217;occupazione delle terre palestines. Per anni gli accademici israeliani e palestinesi hanno lavorato insieme e la speranza per i palestinesi era con la collaborazione il mondo accademico israeliano si sarebbe mobilizzato contro l&#8217;occupazione. Nessuna istituzione accademica israeliana ha mai denunciato perÃ² la repressione e l&#8217;occupazione in questi anni. Abbiamo parlato di tutto questo con Martina Pignatti, dell&#8217;organizzazione italiana Un Ponte per&#8230; che oggi a Ramallah ha organizzato un laboratorio sulla questione. Con Martina abbiamo anche parlato delle consequenze dell&#8217;occupazione sull&#8217;universitÃ  e sugli studenti, ma anche sull&#8217;educazione dei piÃ¹ giovani.
Le altre notizie dal Forum</itunes:summary>
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		<title>Donne palestinesi nella lotta contro l&#8217;occupazione</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2010/10/29/donne-palestinese-nella-lotta-contro-loccupazione/</link>
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		<pubDate>Fri, 29 Oct 2010 15:29:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elise Melot</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il forum mondiale dell&#8217;educazione lascia un ampio spazio alle questione di genere. Ci sono cosi&#8217; molti laboratori proposti da associazioni di donne palestinesi e le donne hanno risposto all&#8217;appello, sfillando in tante per le strade di Ramallah il 28. &#8220;Quel che avvete visto non Ã¨ uno spettacolo, ci racconta ArabiyaÂ Mansour, della Union Palestine Women Councils, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il forum mondiale dell&#8217;educazione lascia un ampio spazio alle questione di genere. Ci sono cosi&#8217; molti laboratori proposti da associazioni di donne palestinesi e le donne hanno risposto all&#8217;appello, sfillando in tante per le strade di Ramallah il 28. &#8220;Quel che avvete visto non Ã¨ uno spettacolo, ci racconta ArabiyaÂ Mansour, della Union Palestine Women Councils, le donne rivestono un ruolo molto attivo nella societÃ  palestinese&#8221;. L&#8217;occupazione israeliana Ã¨ vissuta con molta violenza da tutti, uomini e donne ma, racconta Mansour, &#8220;le donne e le ragazze soffrono ancora di piÃ¹ a causa di questaÂ situazione, perchÃ© la struttura patriarcale della societÃ  favorisce gli uomini. Se una famiglia ha un po&#8217; di soldi in generale li investe sui ragazzi, non sulle ragazze&#8221;. Puo&#8217; sembrare paradossale, come ci dice sempre Mansour, ma Ã¨ con la partecipazione alla lotta contro l&#8217;occupazione, che le donne palestinesi ogni giorno conquistanno spazzi e diritti.</p>
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		<itunes:summary>Il forum mondiale dell&#8217;educazione lascia un ampio spazio alle questione di genere. Ci sono cosi&#8217; molti laboratori proposti da associazioni di donne palestinesi e le donne hanno risposto all&#8217;appello, sfillando in tante per le strade di Ramallah il 28. &#8220;Quel che avvete visto non Ã¨ uno spettacolo, ci racconta ArabiyaÂ Mansour, della Union Palestine Women Councils, le donne rivestono un ruolo molto attivo nella societÃ  palestinese&#8221;. L&#8217;occupazione israeliana Ã¨ vissuta con molta violenza da tutti, uomini e donne ma, racconta Mansour, &#8220;le donne e le ragazze soffrono ancora di piÃ¹ a causa di questaÂ situazione, perchÃ© la struttura patriarcale della societÃ  favorisce gli uomini. Se una famiglia ha un po&#8217; di soldi in generale li investe sui ragazzi, non sulle ragazze&#8221;. Puo&#8217; sembrare paradossale, come ci dice sempre Mansour, ma Ã¨ con la partecipazione alla lotta contro l&#8217;occupazione, che le donne palestinesi ogni giorno conquistanno spazzi e diritti.</itunes:summary>
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		<title>Le sfide dell&#8217;educazione nella costruzione dell&#8217;identità</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Oct 2010 14:51:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elise Melot</dc:creator>
				<category><![CDATA[Brevi]]></category>
		<category><![CDATA[Forum Sociale dell' Educazione 2010]]></category>

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		<description><![CDATA[Quanto è importante l&#8217;educazione per l&#8217;identità palestinese ? C&#8217;è lo racconta Ahmad Jaradat, del Alternative International Center : &#8220;Nel corso del tempo, i israeliani si sono attacati pesantemente all&#8217;educazione dei palestinesi, distruggendo scuole, costruendo muri che non permettono di circolare, di andare a scuola, dividendo la popolazione e, prima della convenzione di Oslo, scegliendo i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quanto è importante l&#8217;educazione per l&#8217;identità palestinese ? C&#8217;è lo racconta Ahmad Jaradat, del Alternative International Center : &#8220;Nel corso del tempo, i israeliani si sono attacati pesantemente all&#8217;educazione dei palestinesi, distruggendo scuole, costruendo muri che non permettono di circolare, di andare a scuola, dividendo la popolazione e, prima della convenzione di Oslo, scegliendo i libri con i quali i ragazzi studiavano, imparavano la storia&#8221;. Per fare fronte a questo, i palestinesi hanno dovuto organizzarsi e creare modi di educazione popolare alternativa. Ahmad Jaradat ci racconta queste sperienze e le difficoltà che tuttora oggi incontrano: a Gaza, le scuole distrutte non sono state ricostruite per mancanza di materiale di costruzione e i bambini studiano sotto alle tende, in Cisjordania invece, nella zone C, quella sotto controllo israeliano e dove vivono il 55% della popolazione, le scuole sono fatticcente, racconta Jaradat, e in alcune zone, a sud di Hebron, i bambini devono essere accompagnati da voluntari internazionali per poter raggiungere la scuola, dove i coloni<br />
cercano di impedirli di andare.</p>
<p><a href="http://amisnet.org/files/2010/10/pezzo_ahmad.mp3">Ascolta l&#8217;interview</a></p>
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		<itunes:summary>Quanto è importante l&#8217;educazione per l&#8217;identità palestinese ? C&#8217;è lo racconta Ahmad Jaradat, del Alternative International Center : &#8220;Nel corso del tempo, i israeliani si sono attacati pesantemente all&#8217;educazione dei palestinesi, distruggendo scuole, costruendo muri che non permettono di circolare, di andare a scuola, dividendo la popolazione e, prima della convenzione di Oslo, scegliendo i libri con i quali i ragazzi studiavano, imparavano la storia&#8221;. Per fare fronte a questo, i palestinesi hanno dovuto organizzarsi e creare modi di educazione popolare alternativa. Ahmad Jaradat ci racconta queste sperienze e le difficoltà che tuttora oggi incontrano: a Gaza, le scuole distrutte non sono state ricostruite per mancanza di materiale di costruzione e i bambini studiano sotto alle tende, in Cisjordania invece, nella zone C, quella sotto controllo israeliano e dove vivono il 55% della popolazione, le scuole sono fatticcente, racconta Jaradat, e in alcune zone, a sud di Hebron, i bambini devono essere accompagnati da voluntari internazionali per poter raggiungere la scuola, dove i coloni
cercano di impedirli di andare.
Ascolta l&#8217;interview</itunes:summary>
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