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	<title>Amisnet &#187; Conflitti</title>
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	<description>Informazione Sociale Quotidiana</description>
	<pubDate>Fri, 18 Jul 2008 11:55:01 +0000</pubDate>
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		<category>News &amp; Politics</category>
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		<itunes:keywords>ambiente, conflitti, cooperazione, diritti, economia, politica, informazione sociale</itunes:keywords>
		<itunes:subtitle>Informazione sociale e programmi di approfondimento dalla redazione di AMISnet.</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>Amisnet e' un'agenzia radiofonica attiva da oltre 9 anni. La sua principale attivita' consiste nella produzione e la distribuzione di prodotti radiofonici di approfondimento a circa 35 radio italiane. Il podcast e' una selezione quotidiana dei servizi audio distribuiti tramite i siti del network Amisnet.</itunes:summary>
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			<title>Amisnet</title>
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		<title>Iraq: a ottobre una fiera sul petrolio, ospiti d&#8217;onore le grandi companies</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Jul 2008 12:12:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Khaldoun</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Il ministero del petrolio iraqeno ha annunciato che il 17 e 19 ottobre si terrà a Baghdad una Fiera del petrolio contestualmente ad una conferenza internazionale. Un incontro per incoraggiare le grandi multinazionali petrolifere ad investire in Iraq nonostante l&#8217;assenza di una legge che regoli il settore energetico del paese.
La contestatissima legge sul petrolio iraqeno, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il ministero del petrolio iraqeno ha annunciato che il 17 e 19 ottobre si terrà a Baghdad una Fiera del petrolio contestualmente ad una conferenza internazionale. Un incontro per incoraggiare le grandi multinazionali petrolifere ad investire in Iraq nonostante l&#8217;assenza di una legge che regoli il settore energetico del paese.</p>
<p>La contestatissima legge sul petrolio iraqeno, fortemente voluta dagli Stati Uniti e scritta in collaborazione con esperti del fondo monetario internazionale, non è riuscita a passare il vaglio del parlamento di Baghdad, anche sotto la spinta di una forte opposizione popolare a quella che viene vista come una svendita della principale ricchezza nazionale.</p>
<p>Per ora il tentativo del governo iraqeno è quello di concludere dei contratti di servizio con cui le compagnie petrolifere dovrebbero fornire il loro know how per aumentare la produzione dei giacimenti già attivi, impianti spesso obsoleti e trascurati a causa dell&#8217;embargo decennale e dei cinque anni di guerra. Accordi di breve durata e con margini di guadagno molto più bassi di quanto avrebbe garantito una legge che avesse aperto la strada ai cosidetti &#8220;production sharing agreement&#8221;, contratti di lunghissimo termine che avrebbero garantito alle compagnie una alta percentuale della produzione petrolifera.</p>
<p>Nel frattempo il governo autonomo della regione curda dell&#8217;Iraq ha approvato già da un anno una sua legge regionale sul petrolio e stà già firmando contratti  a lungo termine con le multinazionali, suscitando le ire  del governo centrale.</p>
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		<itunes:subtitle>Il ministero del petrolio iraqeno ha annunciato che il 17 e 19 ottobre si terragrave; a Baghdad una Fiera del petrolio contestualmente ad una conferenza ...</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>Il ministero del petrolio iraqeno ha annunciato che il 17 e 19 ottobre si terragrave; a Baghdad una Fiera del petrolio contestualmente ad una conferenza internazionale. Un incontro per incoraggiare le grandi multinazionali petrolifere ad investire in Iraq nonostante l'assenza di una legge che regoli il settore energetico del paese.

La contestatissima legge sul petrolio iraqeno, fortemente voluta dagli Stati Uniti e scritta in collaborazione con esperti del fondo monetario internazionale, non egrave; riuscita a passare il vaglio del parlamento di Baghdad, anche sotto la spinta di una forte opposizione popolare a quella che viene vista come una svendita della principale ricchezza nazionale.

Per ora il tentativo del governo iraqeno egrave; quello di concludere dei contratti di servizio con cui le compagnie petrolifere dovrebbero fornire il loro know how per aumentare la produzione dei giacimenti giagrave; attivi, impianti spesso obsoleti e trascurati a causa dell'embargo decennale e dei cinque anni di guerra. Accordi di breve durata e con margini di guadagno molto piugrave; bassi di quanto avrebbe garantito una legge che avesse aperto la strada ai cosidetti "production sharing agreement", contratti di lunghissimo termine che avrebbero garantito alle compagnie una alta percentuale della produzione petrolifera.

Nel frattempo il governo autonomo della regione curda dell'Iraq ha approvato giagrave; da un anno una sua legge regionale sul petrolio e stagrave; giagrave; firmando contratti  a lungo termine con le multinazionali, suscitando le ire  del governo centrale.</itunes:summary>
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		<itunes:author>Amisnet</itunes:author>
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		<title>Iraq: il governo non vuole oppositori, sindacalisti sotto attacco.</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2008/06/19/iraq-il-governo-non-vuole-oppositori-sindacalisti-sotto-attacco/</link>
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		<pubDate>Thu, 19 Jun 2008 07:43:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Khaldoun</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Conflitti]]></category>

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		<description><![CDATA[Trasferiti 8 dirigenti sindacali del settore petrolifero da Bassora a Baghdad, con gravi rischi per la loro sicurezza. Per la federazione dei sindacati petroliferi e` in atto un piano per ridurre al silenzio chi si oppone alle privatizzazioni della principale risorsa iraqena.
Nell&#8217;Iraq occupato in cui si discutono gli accordi tra Baghdad e Washington per gli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Trasferiti 8 dirigenti sindacali del settore petrolifero da Bassora a Baghdad, con gravi rischi per la loro sicurezza. Per la federazione dei sindacati petroliferi e` in atto un piano per ridurre al silenzio chi si oppone alle privatizzazioni della principale risorsa iraqena.<br />
Nell&#8217;Iraq occupato in cui si discutono gli accordi tra Baghdad e Washington per gli anni a venire, il governo esercita ogni tipo di pressione sui settori della societa`civile che si oppongono all&#8217;occupazione statunitense e ai suoi progetti economici. Lo scopo e` anche quello di impedire a questi settori di partecipare al processo politico, anche in vista delle elezioni provinciali previste per l&#8217;autunno prossimo.</p>
<p>L&#8217;intervista a Sabah Jawad, di Naftana - gruppo di appoggio alla Federazione dei sindacati iracheni del petrolio con base in Gran Bretagna.</p>
<p><strong>AMISnet: </strong>Abbiamo ricevuto un <a href="http://www.basraoilunion.org/2008/06/oil-ministers-transfer-of-union.html" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/www.basraoilunion.org');">comunicato dalla federazione dei sindacati dei lavoratori del settore petrolifero Iraqeno</a>, in cui si denunciavano trasferimenti di lavoratori attivi nel sindacato da Bassora verso altre parti del paese. Nel comunicato si sottolinea, tra l&#8217;altro, che questi trasferimenti verso zone particolarmente calde dell&#8217;Iraq mettono a rischio la vita dei lavoratori e quindi si configurerebbero come una vera e propria violazione dei loro diritti umani.? Cosa sta`succedendo e quali sono i motivi di questi trasferimenti?</p>
<p><strong>Sabah Jawad: </strong>E` vero, l&#8217;11 maggio alcuni sindacalisti molto attivi, soprattuto della federazione dei sindacati petroliferi iraqeni, sono stati trasferiti dai loro posti di lavora a Bassora nel sud dell&#8217;Iraq alla raffineria di Dora a Baghdad. Questa mossa del ministero del petrolio e` finalizzata soprattuto a fiaccare il movimento sindacale in vista di una politica di privatizzazioni in favore delle multinazionali petrolifere.<br />
4 dei lavoratori trasferiti avevano ruoli elettivi nel sindacato, erano dirigenti della federazione. Questa mossa si pone nel lungo solco di un piano del ministero del petrolio e del governo Iraqeno contro i sindacalisti del settore petrolifero del sud dell&#8217;Iraq. Altri passi di questo piano sono stati ad esempio degli avvertimenti arrivati ad altri dirigenti sindacali incluso il presidente della federazione dei sindacati del petrolio Hassan Jumma, o le direttive alla South Iraqi Oil Company che la esortavano a non trattare o cooperare con il sindacato.<br />
Questa situazione va` avanti da molto e noi sospettiamo che in questa politica il governo iraqeno sia sostenuto dall&#8217;occupazione americana. Questo e` veramente contraddittorio, infatti il governo iraqeno continua ad applicare la legge sui sindacati di Saddam Hussein, con il pieno sostegno degli americani che sono entrati nel paese proprio con il proposito di abbattere il regime liberticida di Saddam. Dovrebbero iniziare a ridiscutere questa legge, che limita ai sindacati governativi la rappresentanza dei lavoratori, dovrebbero cercare di voltare pagina e iniziare a trattare con i sindacati liberi ed indipendenti dei lavoratori.</p>
<p><strong>AMISnet: </strong>A proposito della South Oil Company, una delle agenzie statali che gestiscono le risorse petrolifere del paese, credete che ci sia qualche connessione tra i trasferimenti dei sindacalisti e il recente cambio di gruppo dirigente della Company?</p>
<p><strong>Sabah Jawad: </strong>Tra le ragioni dietro il trasferimento del general manager della South Oil Company c&#8217;e` il suo profilo: si tratta di una persona molto professionale, e` un progressista che cooperava con il sindacato. Inoltre era contrario alla privatizzazione del settore petrolifero sostenuta dall&#8217;occupazione americana e dalla grandi compagnie petrolifere. Questa e` l&#8217;unica spiegazione che riusciamo a trovare per il suo trasferimento, chiunque lo conosca puo` testimoniare? che si trattava di un eccellente general manager. E` stato trasferito a Baghdad contro la sua volonta` perch?` si vogliono escludere questo genere di personaggi per facilitare i loro piani sul settore petrolifero iraqeno.</p>
<p><strong>AMISnet: </strong>Riguardo alla tempistica dei trasferimenti di sindacalisti e dei dirigenti della South Oil Copany, crede che ci sia qualche connessione con le prossime elezioni provinciali iraqene?</p>
<p><strong>Sabah Jawad: </strong>Ci sono molti fatti tra loro connessi, come le recenti operazioni militari degli anglo-americani nel sud del paese a Bassora ed in altre citta` o le operazioni a Sadr City a Baghdad, che evidenziano il tentativo di eliminare l&#8217;opposizione all&#8217;occupazione e ai pani economici dell&#8217;occupazione. Non solo i sindacati del petrolio stanno subendo intimidazioni, ci sono altri sindacati che subiscono trattamenti simili. I sindacalisti mettono in guardia sulla rapina da parte di compagnie multinazionali delle risorse iraqene ed in particolare delle grandi riserve petrolifere di Bassora che costituiscono il tesoro iraqeno. Tutti questi fattori sono parte del piano per implementare l&#8217;agenda americana per l&#8217;Iraq. Riguardo alle elezioni provinciali che dovrebbero tenersi in Iraq in autunno, vogliono prevenire la partecipazione di alcune forze al processo politico perche` temono una loro larga vittoria. Il governo non vuole un risultano simile, non lo vogliono gli occupanti ne` i partiti di governo che perderebbero le elezioni.</p>
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		<itunes:subtitle>Trasferiti 8 dirigenti sindacali del settore petrolifero da Bassora a Baghdad, con gravi rischi per la loro sicurezza. Per la federazione dei sindacati petroliferi e` ...</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>Trasferiti 8 dirigenti sindacali del settore petrolifero da Bassora a Baghdad, con gravi rischi per la loro sicurezza. Per la federazione dei sindacati petroliferi e` in atto un piano per ridurre al silenzio chi si oppone alle privatizzazioni della principale risorsa iraqena.
Nell'Iraq occupato in cui si discutono gli accordi tra Baghdad e Washington per gli anni a venire, il governo esercita ogni tipo di pressione sui settori della societa`civile che si oppongono all'occupazione statunitense e ai suoi progetti economici. Lo scopo e` anche quello di impedire a questi settori di partecipare al processo politico, anche in vista delle elezioni provinciali previste per l'autunno prossimo.

L'intervista a Sabah Jawad, di Naftana - gruppo di appoggio alla Federazione dei sindacati iracheni del petrolio con base in Gran Bretagna.

AMISnet: Abbiamo ricevuto un comunicato dalla federazione dei sindacati dei lavoratori del settore petrolifero Iraqeno, in cui si denunciavano trasferimenti di lavoratori attivi nel sindacato da Bassora verso altre parti del paese. Nel comunicato si sottolinea, tra l'altro, che questi trasferimenti verso zone particolarmente calde dell'Iraq mettono a rischio la vita dei lavoratori e quindi si configurerebbero come una vera e propria violazione dei loro diritti umani.? Cosa sta`succedendo e quali sono i motivi di questi trasferimenti?

Sabah Jawad: E` vero, l'11 maggio alcuni sindacalisti molto attivi, soprattuto della federazione dei sindacati petroliferi iraqeni, sono stati trasferiti dai loro posti di lavora a Bassora nel sud dell'Iraq alla raffineria di Dora a Baghdad. Questa mossa del ministero del petrolio e` finalizzata soprattuto a fiaccare il movimento sindacale in vista di una politica di privatizzazioni in favore delle multinazionali petrolifere.
4 dei lavoratori trasferiti avevano ruoli elettivi nel sindacato, erano dirigenti della federazione. Questa mossa si pone nel lungo solco di un piano del ministero del petrolio e del governo Iraqeno contro i sindacalisti del settore petrolifero del sud dell'Iraq. Altri passi di questo piano sono stati ad esempio degli avvertimenti arrivati ad altri dirigenti sindacali incluso il presidente della federazione dei sindacati del petrolio Hassan Jumma, o le direttive alla South Iraqi Oil Company che la esortavano a non trattare o cooperare con il sindacato.
Questa situazione va` avanti da molto e noi sospettiamo che in questa politica il governo iraqeno sia sostenuto dall'occupazione americana. Questo e` veramente contraddittorio, infatti il governo iraqeno continua ad applicare la legge sui sindacati di Saddam Hussein, con il pieno sostegno degli americani che sono entrati nel paese proprio con il proposito di abbattere il regime liberticida di Saddam. Dovrebbero iniziare a ridiscutere questa legge, che limita ai sindacati governativi la rappresentanza dei lavoratori, dovrebbero cercare di voltare pagina e iniziare a trattare con i sindacati liberi ed indipendenti dei lavoratori.

AMISnet: A proposito della South Oil Company, una delle agenzie statali che gestiscono le risorse petrolifere del paese, credete che ci sia qualche connessione tra i trasferimenti dei sindacalisti e il recente cambio di gruppo dirigente della Company?

Sabah Jawad: Tra le ragioni dietro il trasferimento del general manager della South Oil Company c'e` il suo profilo: si tratta di una persona molto professionale, e` un progressista che cooperava con il sindacato. Inoltre era contrario alla privatizzazione del settore petrolifero sostenuta dall'occupazione americana e dalla grandi compagnie petrolifere. Questa e` l'unica spiegazione che riusciamo a trovare per il suo trasferimento, chiunque lo conosca puo` testimoniare? che si trattava di un eccellente general manager. E` stato trasferito a Baghdad contro la sua volonta` perch?` si vogliono escludere questo genere di personaggi per facilitare i loro piani sul settore petrolifero iraqeno.

AMISnet: Riguardo alla tempisti</itunes:summary>
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		<itunes:author>Amisnet</itunes:author>
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		<title>Lavoro: oltre 1000 morti l&#8217;anno, cosa cambierà con il &#8220;Testo unico&#8221;?</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2008/04/30/lavoro-oltre-1000-morti-lanno-cosa-cambiera-con-il-testo-unico/</link>
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		<pubDate>Wed, 30 Apr 2008 09:52:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina Vella</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Sono leggermente diminuite le morti sul lavoro nel 2007 rispetto alle 1300 registrate nel 2006. Complice di questo calo l&#8217;attenzione mediatica focalizzatata nell&#8217;ultimo periodo sul fenomeno che rimane comunque ancora troppo radicato.  Oltre alla possibilità di morire o avere un incidente sul proprio posto di lavoro,  il lavoratore deve fare quotidianamente i conti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://amisnet.org/files/2008/04/primo-maggio_48485.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4860" style="float: left" src="http://amisnet.org/files/2008/04/primo-maggio_48485.jpg" alt="" width="298" height="299" /></a>Sono leggermente diminuite le morti sul lavoro nel 2007 rispetto alle 1300 registrate nel 2006. Complice di questo calo l&#8217;attenzione mediatica focalizzatata nell&#8217;ultimo periodo sul fenomeno che rimane comunque ancora troppo radicato.  Oltre alla possibilità di morire o avere un incidente sul proprio posto di lavoro,  il lavoratore deve fare quotidianamente i conti con una vasta tipologia di rischi che compromettono negli anni la propria salute, come nel caso di chi per anni è costretto ad operare a contatto con sostanze nocive e cancerogene.<span id="more-4859"></span> Le premesse insomma non sono per nulla confortanti ad un giorno dal primo maggio, la data che ricorda e festeggia il lavoratore.  Un primo passo avanti in questo senso potrebbe essere il decreto legge sulla sicurezza e salute sul lavoro approvato recentemente dal Governo e che, riuniti tutti i provvedimenti stratificatisi in molti anni in un Testo unico, si concentrerebbe sull&#8217;aspetto preventivo e sulle situazioni di rischio, vale a dire sulle sanzioni della non messa in sicurezza della propria azienda piuttosto che su quelle che scatterebbero dopo il verificarsi di un incidente. In questo caso, infatti, ad agire non è più il Testo unico bensì le normative penali in merito al reato di omicidio colposo.  Il testo, che prevede anche la tutela per il lavoro autonomo e non è comunque ancora entrato in vigore, è stato recepito positivamente dai sindacati dei lavoratori ma è invece stato fortemente criticato da quello delle imprese, Confindustria, che ne lamentava le  troppe sanzioni. In realtà, rispetto alla legislazione precedente, sono state cancellate 1400 sanzioni mentre altre sono state aggravate ma solo nei casi di rischio concreto e immediato di morte dei lavoratori.</p>
<p><a href="http://mediasetta.amisnet.org/category/uncategorized/" target="_blank"><strong>Ascolta le puntate del ciclo Mediasetta sul lavoro e sui diritti dei lavoratori curato da AMISnet.</strong></a></p>
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		<itunes:subtitle>Sono leggermente diminuite le morti sul lavoro nel 2007 rispetto alle 1300 registrate nel 2006. Complice di questo calo l'attenzione mediatica focalizzatata nell'ultimo periodo sul ...</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>Sono leggermente diminuite le morti sul lavoro nel 2007 rispetto alle 1300 registrate nel 2006. Complice di questo calo l'attenzione mediatica focalizzatata nell'ultimo periodo sul fenomeno che rimane comunque ancora troppo radicato.  Oltre alla possibilitagrave; di morire o avere un incidente sul proprio posto di lavoro,  il lavoratore deve fare quotidianamente i conti con una vasta tipologia di rischi che compromettono negli anni la propria salute, come nel caso di chi per anni egrave; costretto ad operare a contatto con sostanze nocive e cancerogene. Le premesse insomma non sono per nulla confortanti ad un giorno dal primo maggio, la data che ricorda e festeggia il lavoratore.  Un primo passo avanti in questo senso potrebbe essere il decreto legge sulla sicurezza e salute sul lavoro approvato recentemente dal Governo e che, riuniti tutti i provvedimenti stratificatisi in molti anni in un Testo unico, si concentrerebbe sull'aspetto preventivo e sulle situazioni di rischio, vale a dire sulle sanzioni della non messa in sicurezza della propria azienda piuttosto che su quelle che scatterebbero dopo il verificarsi di un incidente. In questo caso, infatti, ad agire non egrave; piugrave; il Testo unico bensigrave; le normative penali in merito al reato di omicidio colposo.  Il testo, che prevede anche la tutela per il lavoro autonomo e non egrave; comunque ancora entrato in vigore, egrave; stato recepito positivamente dai sindacati dei lavoratori ma egrave; invece stato fortemente criticato da quello delle imprese, Confindustria, che ne lamentava le  troppe sanzioni. In realtagrave;, rispetto alla legislazione precedente, sono state cancellate 1400 sanzioni mentre altre sono state aggravate ma solo nei casi di rischio concreto e immediato di morte dei lavoratori.

Ascolta le puntate del ciclo Mediasetta sul lavoro e sui diritti dei lavoratori curato da AMISnet.</itunes:summary>
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		<itunes:author>Amisnet</itunes:author>
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		<title>Guerra: il giro d&#8217;affari di Finmeccanica</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2008/04/02/guerra-il-giro-daffari-di-finmeccanica/</link>
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		<pubDate>Wed, 02 Apr 2008 09:41:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina Vella</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[AudioNews]]></category>

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		<description><![CDATA[Negli ultimi due anni la spesa militare dell&#8217;Italia è cresciuta del 24% e ha portato il nostro Paese al settimo posto nella classifica dei venditori di armi nel mondo, addirittura prima di Arabia Saudita, Russia ed India. &#8220;Un investimento che pesa sui cittadini per ben 468 € l&#8217;anno&#8221; - denuncia Walter Lorenzi della Rete nazionale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://amisnet.org/files/2008/04/20080402_2061504309_daddccce93.jpg" alt="prodi guerra" align="left" height="330" width="267" />Negli ultimi due anni la spesa militare dell&#8217;Italia è cresciuta del 24% e ha portato il nostro Paese al settimo posto nella classifica dei venditori di armi nel mondo, addirittura prima di Arabia Saudita, Russia ed India. &#8220;Un investimento che pesa sui cittadini per ben 468 € l&#8217;anno&#8221; - denuncia Walter Lorenzi della Rete nazionale Disarmiamoli! - e che ha permesso alla società Finmeccanica di moltiplicare il suo fatturato. Basti pensare che la spesa statale per la difesa ammonta a 18,2 mld di euro, contro i 16,6 della solidiarietà sociale, i 10,5  di ricerca ed universtià e i 2,9 dei trasporti. <span id="more-4770"></span></p>
<p>La <a href="http://nuke.disarmiamoli.org/" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/nuke.disarmiamoli.org');"><strong>Rete nazionale <em>Disarmiamoli</em></strong></a><em>!</em>, che riunisce le realtà che da anni si battono contro gli strumenti ed i luoghi di guerra in Italia, ha recentemente lanciato una campagna per contrastare questa tendenza politica e dunque il business miliardario di una società per azioni a partecipazione statale, quale Finmeccanica appunto, che per il 33,75% è posseduta dal Ministero del Tesoro.</p>
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		<itunes:summary>Negli ultimi due anni la spesa militare dell'Italia egrave; cresciuta del 24% e ha portato il nostro Paese al settimo posto nella classifica dei venditori di armi nel mondo, addirittura prima di Arabia Saudita, Russia ed India. "Un investimento che pesa sui cittadini per ben 468 euro; l'anno" - denuncia Walter Lorenzi della Rete nazionale Disarmiamoli! - e che ha permesso alla societagrave; Finmeccanica di moltiplicare il suo fatturato. Basti pensare che la spesa statale per la difesa ammonta a 18,2 mld di euro, contro i 16,6 della solidiarietagrave; sociale, i 10,5  di ricerca ed universtiagrave; e i 2,9 dei trasporti. 

La Rete nazionale Disarmiamoli!, che riunisce le realtagrave; che da anni si battono contro gli strumenti ed i luoghi di guerra in Italia, ha recentemente lanciato una campagna per contrastare questa tendenza politica e dunque il business miliardario di una societagrave; per azioni a partecipazione statale, quale Finmeccanica appunto, che per il 33,75% egrave; posseduta dal Ministero del Tesoro.</itunes:summary>
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		<title>Carovana &#8220;Sport sotto assedio&#8221;: Palestina 3 Italia 0</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Mar 2008 12:54:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia Coronati</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[E&#8217; giunta a metà del suo tragitto la carovana &#8220;Sport sotto assedio&#8221;, una colorata combriccola composta da 101 calciatori e calciatrici italiani  in questi giorni in viaggio nei territori palestinesi. Per ora nessuna partita è stata vinta dagli italiani; si attendono i risultati della finale, prevista a Gerusalemme.
La delegazione è partita dall&#8217;Italia il 23 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; giunta a metà del suo tragitto la carovana &#8220;Sport sotto assedio&#8221;, una colorata combriccola composta da 101 calciatori e calciatrici italiani  in questi giorni in viaggio nei territori palestinesi. Per ora nessuna partita è stata vinta dagli italiani; si attendono i risultati della finale, prevista a Gerusalemme.<span id="more-4754"></span></p>
<p>La delegazione è partita dall&#8217;Italia il 23 marzo. La prima tappa prevista era a Gaza, ma per la prima volta da quando è stata lanciata l&#8217;iniziativa - quattro anni fa -  è stato negato al gruppo l&#8217;accesso. Nonostante una lunga attesa di circa cinque ore davanti alla frontiera di Erez, la delegazione ha dovuto rinunciare  ad entrare.<br />
Ma il viaggio è continuato. I 101 hanno visitato Hebron, con le reti che sovrastano  i vicoli delle strade per proteggere dall&#8217;immondizia che viene lanciata dagli occupanti ai palestinesi, e poi si sono spostati nello stadio di Al Khader, villaggio vicino Betlemme, dove hanno disputato la prima partita.</p>
<p>&#8220;Ovunque siamo stati, l&#8217;accoglienza è stata fantastica&#8221;, racconta Lidia, una partecipante della carovana, &#8220;stiamo facendo molti incontri interessanti, con donne e uomini che nonostante l&#8217;assedio continuano ad avere il sorriso sulla bocca&#8221;.</p>
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		<itunes:subtitle>E' giunta a metagrave; del suo tragitto la carovana "Sport sotto assedio", una colorata combriccola composta da 101 calciatori e calciatrici italiani  in questi ...</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>E' giunta a metagrave; del suo tragitto la carovana "Sport sotto assedio", una colorata combriccola composta da 101 calciatori e calciatrici italiani  in questi giorni in viaggio nei territori palestinesi. Per ora nessuna partita egrave; stata vinta dagli italiani; si attendono i risultati della finale, prevista a Gerusalemme.

La delegazione egrave; partita dall'Italia il 23 marzo. La prima tappa prevista era a Gaza, ma per la prima volta da quando egrave; stata lanciata l'iniziativa - quattro anni fa -  egrave; stato negato al gruppo l'accesso. Nonostante una lunga attesa di circa cinque ore davanti alla frontiera di Erez, la delegazione ha dovuto rinunciare  ad entrare.
Ma il viaggio egrave; continuato. I 101 hanno visitato Hebron, con le reti che sovrastano  i vicoli delle strade per proteggere dall'immondizia che viene lanciata dagli occupanti ai palestinesi, e poi si sono spostati nello stadio di Al Khader, villaggio vicino Betlemme, dove hanno disputato la prima partita.

"Ovunque siamo stati, l'accoglienza egrave; stata fantastica", racconta Lidia, una partecipante della carovana, "stiamo facendo molti incontri interessanti, con donne e uomini che nonostante l'assedio continuano ad avere il sorriso sulla bocca".</itunes:summary>
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		<title>Iraq: oggi 5 anni di occupazione, il movimento statunitense si attiva</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Mar 2008 10:40:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina Vella</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[AudioNews]]></category>

		<category><![CDATA[Conflitti]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi, 19 marzo 2008, l&#8217;occupazione USA in Iraq ha raggiunto i suoi 5 anni. Il movimento pacifista statunitense ha deciso per l&#8217;occasione di organizzare una giornata di azioni di protesta contro gli effetti di una  guerra definita &#8220;illegale ed immorale&#8221;, mossa da  interessi sul petrolio e fini espansionistici. Oltre 660 le azioni  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://amisnet.org/files/2008/03/20080318_irs_blockade.jpg" title="19 marzo usa guerra iraq 5 anni occupazione"><img src="http://amisnet.org/files/2008/03/20080318_irs_blockade.jpg" alt="19 marzo usa guerra iraq 5 anni occupazione" align="left" height="213" width="278" /></a>Oggi, 19 marzo 2008, l&#8217;occupazione USA in Iraq ha raggiunto i suoi 5 anni. Il movimento pacifista statunitense ha deciso per l&#8217;occasione di organizzare una giornata di azioni di protesta contro gli effetti di una  guerra definita &#8220;illegale ed immorale&#8221;, mossa da  interessi sul petrolio e fini espansionistici. Oltre 660 le azioni  in programma in tutti i 50 stati. Città fulcro della giornata è Washington dove si attendono partecipanti da oltre 36 stati e dove le iniziative partiranno già dalla mattina per proseguire fino a tarda serata.</p>
<p>&#8220;5 years, too many!&#8221;, questo uno degli slogan della giornata con il quale si vogliono denunciare i terribili effetti di una guerra che doveva essere lampo ma che  sembra invece interminabile: più di un milione di iraqueni e 4000 soldati statunitensi morti, - denuncia il movimento - 2mln di iraqueni rifugiati fuori dal loro Paese e 2,5mln all&#8217;interno ed oltre un trilione di dollari speso.</p>
<p>Per conoscere tutto sulle mobilitazioni vai su <a href="http://5yearstoomany.org/" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/5yearstoomany.org');"><strong>http://5yearstoomany.org</strong></a></p>
<p><a href="http://5yearstoomany.org/" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/5yearstoomany.org');"></a></p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<p><strong>Alcune delle azioni in programma: </strong></p>
<p><strong>Blockade  the IRS</strong> at 8 am with War Resisters League, CODEPINK and  friends at 12th and Constitution Ave.Help expose the real cost of war by  shutting down the IRS first thing in the morning and making a clear statement to  stop FUNDING war!  Email <a href="mailto:nycwrl@att.net">nycwrl@att.net</a> to get involved with this action. <a href="http://www.warresisters.org/IRSinDC.htm" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/www.warresisters.org');">Click here  for more info</a></p>
<p><strong>Disrupt the War  Profiteers</strong> with <a href="http://www.nowarnowarming.org/" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/www.nowarnowarming.org');">No War, No Warming</a>, <a href="http://www.peace-action.org/" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/www.peace-action.org');">Peace Action</a>, <a href="http://www.studentpeaceaction.org/" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/www.studentpeaceaction.org');">Student Peace Action Network  (SPAN)</a>, Campus Anti-War Network, and a whole host of student groups who are planning a variety of  creative actions using nonviolent civil disobedience, mobile teams and  delegations to offices in the K St. Corridor.</p>
<p><strong>Self-Guided Monopoly  Board Walking Tour</strong> will provide opportunities to creatively  communicate with the War Profiteers in the K St. Corridor Exxon Mobil, Chevron,  Shell, Halliburton, Lockheed Martin, Bechtel, the IMF/World Bank, the American  Enterprise Institute, the GOP, and lobbyists and lawyers for many, many more! <a href="http://5yearstoomany.org/article.php?id=70" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/5yearstoomany.org');">Click here for more info and  the call to action                                                               </a></p>
<p><strong>Separate Oil and State at the  American Petroleum Institute </strong>in the early morning with No War, No  Warming.Help create a peoples green zone in  front the API.. Big Oil pours millions into political campaigns and lobbying,  helped get us into Iraq, is keeping us there in a planned long-term occupation  and is obstructing the shift to a clean energy economy. Our Green Zone will  highlight our opposition but also our commitment to building a future built upon  wind, solar and other urgently-needed clean energy sources. Nonviolent civil  disobedience, street theatre, creative props and leafleting and more!                         <a href="http://www.nowarnowarming.org/" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/www.nowarnowarming.org');">Click here</a> for more info<strong>.  </strong>Contact <a href="mailto:info@nowarnowarming.org">info@nowarnowarming.org</a>  to get involved with this action.<br />
<strong><br />
Veterans March for  Peace</strong> will gather on the Mall at 7th St. at 9 AM.They will begin their march around 10 am  and proceed to the American Indian Museum, several sites on Capitol Hill, the  National Archives, Justice department and more, culminating with creative acts  of civil resistance at the White House and Veterans Administration. Email <a href="mailto:tkauff@hvc.rr.com">tkauff@hvc.rr.com</a> to get involved in this action. <a href="http://5yearstoomany.org/article.php?id=71" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/5yearstoomany.org');">Click here for more info and  the call to action</a></p>
<p><strong>Critical Mass</strong><strong>- &#8220;Kick the Oil Addiction that Fuels the  War.&#8221; </strong> We will ride around the city focusing on specific areas  that support the war as well as riding by other actions to show our  solidarity.  We will meet in Dupont Circle at 5:30pm and leave around 6pm.  Please come with costumes or signs about no oil.</p>
<p><strong>Granny  Peace Brigade Knit-In:</strong>The  Grannies will knit stump socks for soldiers returning from Iraq &amp;  Afghanistan with amputated limbs to draw attention to this virtual epidemic  among Iraq veterans.and the lack of care provided our veterans.</p>
<p><strong>Funk the War: Student Power Dance Party Against Empire</strong> with Students for a Democratic Society, Baltimore Algebra Project, Campus Anti-War Network, and Our Spring Break. Join in a dance party in the streets, touring the war profiteers, recruiters and media sites in the K St corridor.  <a href="http://www.dc-sds.org/" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/www.dc-sds.org');">Click here for more  info</a><strong>.  </strong>Email <a href="mailto:jaberger1213@gmail.com">jaberger1213@gmail.com</a>  to get involved with this action.</p>
<p><strong>Die In </strong>at the CAT office on K St.  Meet at 12:30 at 1445 K St.  Demonstrate your opposition to U.S. foreign policy in Gaza and highlight the connections between the occupations of Iraq &amp; Palestine.  Organized by the Coalition for Justice &amp; Accountability. Email <a href="mailto:oelmasri@gmail.com">oelmasri@gmail.com</a>  to get involved in this action.</p>
<p><strong>March of the  Dead</strong> with Activist Response Team (A.R.T.) and  other activists who join us will imagine what would happen if the dead, civilian  and military, return to enter Washington to seek justice for the crimes  committed in Iraq and Afghanistan because of U.S. foreign policy. In death  masks, all in black, some wearing the name of someone killed, others with  statistics measuring the scale of the tragedy, we will proceed through the city  in small groups riding the metro, walking the streets and haunting the periphery  of the other actions. We will then converge at a given time all-together to make  the long march for justice with stops at the State Department, Justice  Department and Supreme Court culminating with acts of civil resistance. We want  to make this a very powerful presence so we are encouraging large numbers of  people to join us. Contact: <a href="mailto:dc@5yearstoomany.org">arrestbush@gmail.com</a> if you are  interested in participating in this action.</p>
<p><strong>End  Torture - Drive the War Criminals from Office! </strong>Join World Can&#8217;t Wait in  acts of civil resistance.  Gather in LafayettePark at 1:30 pm in an action  against torture. Join with people in a sea of orange jumpsuits in solidarity  with and representing those that are being tortured in Guantanamo Bay Prison,  Abu Ghraib, Bagram in Afghanistan, and CIA “black sites” around the globe. A  demonstration showing that waterboarding is torture is planned directly in front  of the residence of the biggest war criminal in history. For more info, go to <a href="http://www.worldcantwait.org/" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/www.worldcantwait.org');">worldcantwait.org</a>.                                                            Email dc@worldcantwait.org to get involved with this action.</p>
<p><strong>The Silenced Majority Speaks:  </strong>Through a number of  permitted sites including McPherson Square (15 &amp; K  Streets NW), Lafayette Park, Farragut West and other areas around the Capitol,  as well as organized marches and creative affinity groups activities people  express their desire for true democracy, liberation and justice.We will call for respect of our  basic political freedoms and rights while we show our disdain for the state of  our union.</p>
<p><strong>Surprise Media Actions!</strong> Depending on coverage earlier in the  day will help determine our afternoon actions!If they don’t come to us, we will go to  them.Check in at the Public  Assembly in McPherson Sq.</p>
<p><strong>March on the DNC  Headquarters! </strong>Gather at  Reflecting Pool on the West side of the Capitol at 5:00 PM and march with pots  and pans in a cacophony of resistance to the Democratic National Committee  Headquarters.We want the Democrats  to know&#8212;we hold them accountable for the death, destruction and lies, what  kind of change and experience we want and that we will continue to take action  and intervene in their business until our call for peace is honored and all of  our troops come home.  Email dc@5yearstoomany.org for more info.</p>
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		<itunes:subtitle>Oggi, 19 marzo 2008, l'occupazione USA in Iraq ha raggiunto i suoi 5 anni. Il movimento pacifista statunitense ha deciso per l'occasione di organizzare una ...</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>Oggi, 19 marzo 2008, l'occupazione USA in Iraq ha raggiunto i suoi 5 anni. Il movimento pacifista statunitense ha deciso per l'occasione di organizzare una giornata di azioni di protesta contro gli effetti di una  guerra definita "illegale ed immorale", mossa da  interessi sul petrolio e fini espansionistici. Oltre 660 le azioni  in programma in tutti i 50 stati. Cittagrave; fulcro della giornata egrave; Washington dove si attendono partecipanti da oltre 36 stati e dove le iniziative partiranno giagrave; dalla mattina per proseguire fino a tarda serata.

"5 years, too many!", questo uno degli slogan della giornata con il quale si vogliono denunciare i terribili effetti di una guerra che doveva essere lampo ma che  sembra invece interminabile: piugrave; di un milione di iraqueni e 4000 soldati statunitensi morti, - denuncia il movimento - 2mln di iraqueni rifugiati fuori dal loro Paese e 2,5mln all'interno ed oltre un trilione di dollari speso.

Per conoscere tutto sulle mobilitazioni vai su http://5yearstoomany.org



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Alcune delle azioni in programma: 

Blockade  the IRS at 8 am with War Resisters League, CODEPINK and  friends at 12th and Constitution Ave.Help expose the real cost of war by  shutting down the IRS first thing in the morning and making a clear statement to  stop FUNDING war!  Email nycwrl@att.net to get involved with this action. Click here  for more info

Disrupt the War  Profiteers with No War, No Warming, Peace Action, Student Peace Action Network  (SPAN), Campus Anti-War Network, and a whole host of student groups who are planning a variety of  creative actions using nonviolent civil disobedience, mobile teams and  delegations to offices in the K St. Corridor.

Self-Guided Monopoly  Board Walking Tour will provide opportunities to creatively  communicate with the War Profiteers in the K St. Corridor Exxon Mobil, Chevron,  Shell, Halliburton, Lockheed Martin, Bechtel, the IMF/World Bank, the American  Enterprise Institute, the GOP, and lobbyists and lawyers for many, many more! Click here for more info and  the call to action                                                               

Separate Oil and State at the  American Petroleum Institute in the early morning with No War, No  Warming.Help create a peoples green zone in  front the API.. Big Oil pours millions into political campaigns and lobbying,  helped get us into Iraq, is keeping us there in a planned long-term occupation  and is obstructing the shift to a clean energy economy. Our Green Zone will  highlight our opposition but also our commitment to building a future built upon  wind, solar and other urgently-needed clean energy sources. Nonviolent civil  disobedience, street theatre, creative props and leafleting and more!                         Click here for more info.  Contact info@nowarnowarming.org  to get involved with this action.

Veterans March for  Peace will gather on the Mall at 7th St. at 9 AM.They will begin their march around 10 am  and proceed to the American Indian Museum, several sites on Capitol Hill, the  National Archives, Justice department and more, culminating with creative acts  of civil resistance at the White House and Veterans Administration. Email tkauff@hvc.rr.com to get involved in this action. Click here for more info and  the call to action

Critical Mass- "Kick the Oil Addiction that Fuels the  War."  We will ride around the city focusing on specific areas  that support the war as well as riding by other actions to show our  solidarity.  We will meet in Dupont Circle at 5:30pm and leave around 6pm.  Please come with costumes or signs about no oil.

Granny  Peace Brigade Knit-In:The  Grannies will knit stump socks for soldiers returning from Iraq #38;  Afghanistan with amputated limbs to draw attention to this virtual epidemic  among Iraq veterans.and the lack of care provided our veterans.

Funk the War: Student Power Dance Party Against Empire with Students for a...</itunes:summary>
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		<itunes:author>Amisnet</itunes:author>
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		<title>Radioline: Dignità callejera</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2008/03/18/dignita-callejera-il-messico-e-la-prostituzione/</link>
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		<pubDate>Tue, 18 Mar 2008 20:16:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Cocco</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Conflitti]]></category>

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		<description><![CDATA[Radioline – di cosa parlano le radio nel mondo
 Radio Insorgente, 100.1 FM, Chiapas - Messico 
“Sono 16 anni che lavoro per le strade di Città del Messico. Lo faccio per necessità e per necessità ho imparato a difendermi”. In diretta dal Chiapas Radio Insurgente dedica il suo appuntamento con l’approfondimento settimanale alla prostituzione. A parlarne ai microfoni della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Radioline – di cosa parlano le radio nel mondo</p>
<p> <strong>Radio Insorgente, </strong><strong>100.1 FM, Chiapas - Messico</strong> </p>
<p>“Sono 16 anni che lavoro per le strade di Città del Messico. Lo faccio per necessità e per necessità ho imparato a difendermi”. In diretta dal Chiapas Radio Insurgente dedica il suo appuntamento con l’approfondimento settimanale alla prostituzione. A parlarne ai microfoni della radio zapatista è Krisna, nome di battaglia di un attivista del collettivo Brigada Callejera che da anni lotta per i diritti dei lavoratori e lavoratrici della strada. “Da sempre siamo esposte al rischio della violenza, ma quello che veramente ci assilla sono le detenzioni arbitrarie e le estorsioni praticate dalla polizia. È una cosa normale che le pattuglie chiedano una percentuale sui nostri guadagni minacciandoci con l’arresto. Ogni pretesto è buono per caricarti sulla camionetta e rinchiuderti in una cella fino a 36 ore di detenzione”. Nata con l’idea di costruire una rete tra le diverse città e stati del Messico, la Brigada Callejera è oggi una realtà consolidata. Molte le donne e i transessuali che vi fanno parte e tanti i progetti all’attivo. Tra quelli più apprezzati la creazione di cliniche autogestite, una proprio a Città del Messico, per garantire il pap test e l’analisi del sangue a chi le richieda. “Quello che vogliamo è ottenere gli stessi diritti di tutti i lavoratori” spiega Krisna scagliandosi contro una proposta di legge sulla prostituzione recentemente presentata al parlamento di Città del Messico. “Vorrebbero creare zone di tolleranza dove rinchiuderci, imporci test clinici con l’obbligo di esibire i risultati e intanto non fanno nulla per porre fine alla brutalità della polizia, per rompere la rete di estorsione che ci opprime”. Krisna ricorda poi che se le torture sono diminuite e le detenzioni non sono più di due mesi come accadeva in passato è anche grazie alle lotte portate avanti nel corso degli anni. “Non è la protezione che cerchiamo ma la di dignità. L’8 marzo è una festa del governo, ma noi non abbiamo niente da festeggiare. Festeggiare per una donna discriminata, perseguitata e violentata come accaduto a Salvador Atenco?”</p>
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	</item>
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		<title>Radioline: veterani in piazza a Washington</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2008/03/12/veterani-in-piazza-a-washington/</link>
		<comments>http://amisnet.org/agenzia/2008/03/12/veterani-in-piazza-a-washington/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 12 Mar 2008 17:25:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Cocco</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Conflitti]]></category>

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		<description><![CDATA[Radioline – di cosa parlano le radio nel mondo 
 KPFA Radio, 94.1 FM, Berkley – Stati Uniti 
 “Dal 14 al 16 marzo sospendiamo la programmazione per seguire in diretta da Washington la Winter Soldier”. Mandato a ripetizione sulla storica emittente Americana KPFA Radio, l’annuncio contribuisce a far crescere l’attesa per la manifestazione pacifista organizzata a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font face="Times New Roman"><strong><img align="left" src="http://amisnet.org/files/2008/03/20080312_iraq.jpg" alt="20080312_iraq.jpg" />Radioline – di cosa parlano le radio nel mondo</strong> </font></p>
<p><font face="Times New Roman"> </font><strong><font face="Times New Roman">KPFA Radio, </font></strong><font face="Times New Roman"><strong>94.1 FM, Berkley – Stati Uniti</strong> </font></p>
<p><font face="Times New Roman"> “Dal 14 al 16 marzo sospendiamo la programmazione per seguire in diretta da Washington la Winter Soldier”. Mandato a ripetizione sulla storica emittente Americana KPFA Radio, l’annuncio contribuisce a far crescere l’attesa per la manifestazione pacifista organizzata a Washington dai veterani dell’Iraq a partire da venerdì. </font></p>
<p><font face="Times New Roman"><span id="more-4696"></span>Un evento di straordinario significato la Winter Soldier, che prende il nome dalla manifestazione che nel 1971 invase le strade di Detroit per chiedere la fine della guerra in Vietnam. Oggi come allora saranno gli ex combattenti a tentare di far crescere il movimento pacifista e di aprire gli occhi alla politica. “La manifestazione punta a scuotere le coscienze dei soldati al fronte” spiega ai microfoni di KPFA Logan Laituri che dopo aver combattuto in Iraq come sergente si è dichiarato obiettore di coscienza. “Ci auguriamo che gli uomini e le donne coinvolti nelle atrocità si interroghino sul vero senso della guerra e che facciano delle scelte conseguenti. Rifiutarsi di partecipare alle missioni, allacciare rapporti con civili iracheni, dichiararsi obiettori di coscienza… le possibilità sono tante e ogni soldato può trovare la sua strada”. Dall’inizio della guerra, si legge nelle notizie on line della radio, sono oltre 1 milione e duecento gli statunitensi chiamati a combattere in Iraq o in Afghanistan, 4468 i morti e oltre 40.000 i feriti. “E’ difficile sapere cosa accade realmente sul fronte” ricorda l’ex sergente Laituri. “Per i generali il morale è sempre alto e le truppe sono sempre contente delle missioni che gli vengono assegnate. Ma tanto per darvi un’idea, lo scorso anno si è saputo che oltre 10 mila uomini e donne  in servizio hanno deciso di non partecipare alla guerra. Migliaia sono anche quelli che si pentono di essere partiti. Il compito di organizzazioni come Veterani contro la guerra è di sostenere queste forme di resistenza e di terminare l’occupazione”. Quanto alla politica dei partiti c’è poco da fare affidamento. “In queste primarie” sottolinea Laituri “non c’è stato finora nessun candidato, né tra i repubblicani né tra i democratici che si sia espresso in modo chiaro per la fine della guerra”.</font></p>
<p><font face="Times New Roman"><a href="http://kpfa.org/" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/kpfa.org');">Ascolta KPFA Radio  </a></font></p>
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		<title>La Cecenia dei bambini: la storia letta nei &#8220;temini&#8221; scolastici.</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Mar 2008 16:34:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Khaldoun</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Conflitti]]></category>

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		<description><![CDATA[La Cecenia è al centro di una guerra iniziata nel 1994 e mai finita. Una guerra totale che Francesca Gori ha raccontato raccogliendo i temi degli alunni ceceni nel suo libro &#8220;La Cecenia dei bambini&#8221;, presentato  il 10 marzo presso la Fondazione Lelio Basso . Nel volume la storia di un paese martoriato, dai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://amisnet.org/files/2008/03/20080311_cecenia.png" alt="20080311_cecenia.png" align="left" />La Cecenia è al centro di una guerra iniziata nel 1994 e mai finita. Una guerra totale che Francesca Gori ha raccontato raccogliendo i temi degli alunni ceceni nel suo libro &#8220;La Cecenia dei bambini&#8221;, presentato  il <a href="http://www.fondazionebasso.it/contenuto.aspx?n=F4OTI815DSWTT69651Y7F6U7XIFIR0G0" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/www.fondazionebasso.it');">10 marzo presso la Fondazione Lelio Basso</a> . Nel volume la storia di un paese martoriato, dai tempi della resistenza antizarista, a quella antisovietica fino alla guerra odierna, raccontata dalle parole di bambini abituati a convivere con la morte e la distruzione.<span id="more-4684"></span></p>
<p><strong>Note di Copertina:</strong></p>
<p>&#8220;Ci vuole poco per essere felici: basta la consapevolezza di essere ancora vivi.&#8221;</p>
<p>La lunga tragedia del Caucaso rivive nelle pagine straordinarie di questi componimenti scolastici, che i bambini e i ragazzi di Cecenia hanno scritto negli anni per raccontare la propria vita familiare. Storie di giovani e giovanissimi che assistono a violenze devastanti, memorie di ragazzi che ricordano decenni di soprusi, racconti di assuefazione precoce alla morte. E un&#8217;epopea che scorre dinanzi ai nostri occhi, nelle parole semplici e feroci di adolescenti già consapevoli della brutalità del quotidiano. E la storia orale di un popolo e del suo dramma senza fine, una storia che affonda le sue radici nell&#8217;impero zarista e che in questi anni è tornata ad interrogare le nostre coscienze. Su tutto, riemerge l&#8217;orgoglio di una nazione che dopo aver combattuto per secoli nel Caucaso contro i russi oggi rivendica nuovamente la propria identità.</p>
<p>&#8220;Una notte, quando cominciarono i bombardamenti, il nonno si spaventò a tal punto che ci potesse succedere qualcosa che non lo sopportò. La mattina dopo il bombardamento si mise a letto, nonostante che fosse un uomo molto forte. Rimase a letto tutto il giorno, la sera si senti peggio e di notte morì, morì sotto i nostri occhi. Io e tutti gli altri attorno sembravamo impazziti. Un uomo stava morendo e noi non potevamo andare da nessuna parte a cercare un aiuto. La morte dunque avviene in maniera molto semplice e niente può ostacolarla. Quella notte probabilmente maturai di colpo di diversi anni. Mi sembrava di essere svuotato di ogni sentimento. Provavo soltanto voglia di morire.&#8221;</p>
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		<itunes:summary>La Cecenia egrave; al centro di una guerra iniziata nel 1994 e mai finita. Una guerra totale che Francesca Gori ha raccontato raccogliendo i temi degli alunni ceceni nel suo libro "La Cecenia dei bambini", presentato  il 10 marzo presso la Fondazione Lelio Basso . Nel volume la storia di un paese martoriato, dai tempi della resistenza antizarista, a quella antisovietica fino alla guerra odierna, raccontata dalle parole di bambini abituati a convivere con la morte e la distruzione.

Note di Copertina:

"Ci vuole poco per essere felici: basta la consapevolezza di essere ancora vivi."

La lunga tragedia del Caucaso rivive nelle pagine straordinarie di questi componimenti scolastici, che i bambini e i ragazzi di Cecenia hanno scritto negli anni per raccontare la propria vita familiare. Storie di giovani e giovanissimi che assistono a violenze devastanti, memorie di ragazzi che ricordano decenni di soprusi, racconti di assuefazione precoce alla morte. E un'epopea che scorre dinanzi ai nostri occhi, nelle parole semplici e feroci di adolescenti giagrave; consapevoli della brutalitagrave; del quotidiano. E la storia orale di un popolo e del suo dramma senza fine, una storia che affonda le sue radici nell'impero zarista e che in questi anni egrave; tornata ad interrogare le nostre coscienze. Su tutto, riemerge l'orgoglio di una nazione che dopo aver combattuto per secoli nel Caucaso contro i russi oggi rivendica nuovamente la propria identitagrave;.

"Una notte, quando cominciarono i bombardamenti, il nonno si spaventograve; a tal punto che ci potesse succedere qualcosa che non lo sopportograve;. La mattina dopo il bombardamento si mise a letto, nonostante che fosse un uomo molto forte. Rimase a letto tutto il giorno, la sera si senti peggio e di notte morigrave;, morigrave; sotto i nostri occhi. Io e tutti gli altri attorno sembravamo impazziti. Un uomo stava morendo e noi non potevamo andare da nessuna parte a cercare un aiuto. La morte dunque avviene in maniera molto semplice e niente puograve; ostacolarla. Quella notte probabilmente maturai di colpo di diversi anni. Mi sembrava di essere svuotato di ogni sentimento. Provavo soltanto voglia di morire."</itunes:summary>
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		<title>Stati Uniti impreparati alla guerra artica</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Mar 2008 12:13:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Cocco</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Conflitti]]></category>

		<category><![CDATA[clima]]></category>

		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>

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		<description><![CDATA[- L’interesse crescente per la regione dell’Artico potrebbe presto sfociare in un conflitto armato - e gli Stati Uniti non sono pronti ad affrontarlo. Giunge dalla rivista Foreign Affairs l’ennesimo appello alla conquista del Mare Artico, zona che i cambiamenti climatici in atto rendono sempre più appetibile. Dopo l’exploit militare della Russia, che lo scorso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font face="Times New Roman"><img src="http://amisnet.org/files/2008/03/20080304_hso_artic_war.gif" alt="20080304_hso_artic_war.gif" align="left" />- L’interesse crescente per la regione dell’Artico potrebbe presto sfociare in un conflitto armato - e gli Stati Uniti non sono pronti ad affrontarlo. Giunge dalla rivista <a href="http://www.foreignaffairs.org/" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/www.foreignaffairs.org');">Foreign Affairs</a> l’ennesimo appello alla conquista del Mare Artico, zona che i cambiamenti climatici in atto rendono sempre più appetibile. Dopo l’exploit militare della Russia, che lo scorso agosto mandò un proprio contingente a piantare bandiere sui ghiacci superficiali e sorvolò l’area con uno stormo di caccia, la sveglia è suonata anche per Washington. </font></p>
<p><font face="Times New Roman"><span id="more-4661"></span>Secondo la rivista, molto apprezzata dagli ambienti governativi e militari, gli Stati Uniti non stanno facendo abbastanza per tutelare i propri interessi nella zona. Oggi, spiega l’ex comandante della marina Scott Borgerson, tutti si buttano sui mari del nord con la speranza di trovare nuovi giacimenti e sfruttare rotte commerciali. Ma mentre la Russia costruisce una flotta di navi rompighiaccio a e perfino la Cina si dota di mezzi per la navigazione artica, gli Stati Uniti sarebbero rimasti indietro… troppo indietro. Tanto da rendere preferibile, a qualsiasi dimostrazione di forza, un’azione diplomatica concertata con gli altri stati rivieraschi in modo da arrivare a un nuovo accordo multilaterale per la spartizione delle ricchezze polari. </font></p>
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