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	<title>Amisnet &#187; Brevi</title>
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	<description>Informazione Sociale Quotidiana</description>
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		<category>News &amp; Politics</category>
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		<itunes:keywords>ambiente, conflitti, cooperazione, diritti, economia, politica, informazione sociale</itunes:keywords>
		<itunes:subtitle>Informazione sociale e programmi di approfondimento dalla redazione di AMISnet.</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>Amisnet e' un'agenzia radiofonica attiva da oltre 9 anni. La sua principale attivita' consiste nella produzione e la distribuzione di prodotti radiofonici di approfondimento a circa 35 radio italiane. Il podcast e' una selezione quotidiana dei servizi audio distribuiti tramite i siti del network Amisnet.</itunes:summary>
		<itunes:author>Amisnet</itunes:author>
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			<title>Amisnet</title>
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		<title>Ponte sullo stretto: i danni dell&#8217;opera che non c&#8217;è</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 10:30:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia Coronati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Brevi]]></category>

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		<description><![CDATA[Non esiste ancora ma la sua progettazione è costata già milioni di euro, spesi a discapito di opere utili come risanamenti e servizi pubblici. E&#8217; l&#8217;ultima denuncia della Rete No Ponte, che a ottobre torna  a manifestare.
&#8220;Forse non vedremo mai neanche un pilastro, ma il grande imbroglio è il &#60;&#60;Sistema Ponte&#62;&#62;&#8221; denuncia il comitato di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non esiste ancora ma la sua progettazione è costata già milioni di euro, spesi a discapito di opere utili come risanamenti e servizi pubblici. E&#8217; l&#8217;ultima denuncia della Rete No Ponte, che a ottobre torna  a manifestare.<span id="more-9526"></span></p>
<p>&#8220;Forse non vedremo mai neanche un pilastro, ma il grande imbroglio è il &lt;&lt;Sistema Ponte&gt;&gt;&#8221; denuncia il comitato di cittadini che da anni si batte contro il ponte sullo stretto. Secondo la rete, dal 1971 sono stati spesi oltre 420 milioni di euro per il progetto, mentre non si spendono mai fondi per opere  utili. Taglio dei treni per la Sicilia, nessun risanamento per le aree delle frane a Giampilieri e San Fratello, nessuna riqualificazione per l&#8217;area di Capo Peloro.</p>
<p>Così, dopo la manifestazione di fine agosto a Capo Peloro, quando quattromila persone sono scese in piazza contro le trivellazioni che l&#8217;impresa costruttrice sta mettendo in atto, la Rete No Ponte  tornerà a manifestare il 2 ottobre, per denunciare le spese inutili e lo spreco di fondi.</p>
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		<title>LA TENDA ROSSA 4: LA VISIBILITA&#8217;</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Aug 2010 23:36:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
				<category><![CDATA[Brevi]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>

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		<description><![CDATA[Quarta puntata del programma dell&#8217;Università del Crimine Sociale. Avrebbe potuto immaginare Calvino nel 1985 che il tema di questa puntata nel 2010 costituisce il problema intorno a cui riflette l&#8217;intera società dello spettacolo? Forse si, visto che già allora lo scrittore si chiedeva se è l&#8217;immagine ad essere degradata o il modo in cui viene [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } -->Quarta puntata del programma dell&#8217;Università del Crimine Sociale. Avrebbe potuto immaginare Calvino nel 1985 che il tema di questa puntata nel 2010 costituisce il problema intorno a cui riflette l&#8217;intera società dello spettacolo? Forse si, visto che già allora lo scrittore si chiedeva se è l&#8217;immagine ad essere degradata o il modo in cui viene rappresentata che la degrada. Magari non sarebbe stato così pessimista da pensare che oggi il degrado è totale, sia le immagini che i media per rappresentarli subiscono una perdita di qualità insopportabile. Come sempre parlare della visibilità significa nel percorso dello scrittore dare rappresentazione anche al suo opposto, alle tematiche di ciò che rimanendo invisibile ai media continua ostinatamente ad esistere, come l&#8217;emarginazione, antiestetica per la società dello spettacolo ma dolorosa per i soggetti che la subiscono. Anche stavolta abbiamo cercato di trasformare in inchiesta  giornalistica la proposta per la letteratura di Calvino.</p>
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		<title>In principio era una merce</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2010/07/26/in-principio-era-una-merce/</link>
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		<pubDate>Mon, 26 Jul 2010 16:56:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Cocco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Brevi]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>

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		<description><![CDATA[ BREVE STORIA DELLA WTO E DEI SUOI EFFETTI COLLATERALI

Nel 1994 la nascita dell&#8217;Organizzazione mondiale per il commercio (WTO) venne presentata al pubblico come un&#8217;offerta eccezionale. Solo negli Stati Uniti, sottolineò a più riprese l&#8217;allora amministrazione Clinton, l&#8217;apertura dei mercati avrebbe portato ad un guadagno netto di 1700 dollari all&#8217;anno per famiglia. Come un giocattolo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --> <!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><strong>BREVE STORIA DELLA WTO E DEI SUOI EFFETTI COLLATERALI<br />
</strong></p>
<p>Nel 1994 la nascita dell&#8217;Organizzazione mondiale per il commercio (WTO) venne presentata al pubblico come un&#8217;offerta eccezionale. Solo negli Stati Uniti, sottolineò a più riprese l&#8217;allora amministrazione Clinton, l&#8217;apertura dei mercati avrebbe portato ad un guadagno netto di 1700 dollari all&#8217;anno per famiglia. Come un giocattolo difettoso, le luminarie della WTO hanno però cessato di splendere appena l&#8217;organizzazione è entrata in funzione e oggi, in piena crisi globale, sono più evidenti che mai gli effetti prodotti dalle liberalizzazioni e dall&#8217;apertura incondizionata dei mercati. In 16 anni l&#8217;organizzazione con sede a Ginevra non solo non ha portato più ricchezza e più lavoro ma ha contribuito a smantellare la capacità degli stati di cercare e perseguire soluzioni a beneficio dei propri cittadini. Le cifre sull&#8217;occupazione parlano chiaro e mostrano i dati più preoccupanti proprio  nei laboratori dove le liberalizzazioni sono state spinte con maggiore impeto. E&#8217; il caso del Messico, dove a fianco ai meccanismi del WTO vige anche il trattato di libero scambio con Stati Uniti e Canada (il NAFTA) e dove  i salari, in termini reali, sono 1/5 di quanto erano trent’anni fa. E&#8217; il caso di molti paesi africani come Costa d&#8217;avorio, Kenya, Ghana, dove interi settori produttivi sono stati chiusi a causa della concorrenza con i prodotti occidentali e anche grazie agli implacabili verdetti del tribunale della WTO.</p>
<p>Dalle fastose promesse degli esordi, allo stallo delle attuali trattative, passando per la battaglia di Seattle, questo speciale audio ripercorrere i passaggi salienti dell&#8217;organizzazione simbolo degli anni 90.</p>
<p>Tra gli ospiti dello speciale:</p>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: small">Jhon Hillary direttore dell’organizzazione britannica <span style="color: #000000">War on Want</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: small"><span style="color: #000000">Alberto Zoratti dell’organizzazione Fair</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: small"><span style="color: #000000">Antonio Tricarico della Campagna per la Riforma della Banca Mondiale </span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: small"><span style="color: #000000">Alexndra Stinkner di Attac Austria</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: small"><span style="color: #000000">Burghard Ilge dell’organizzazione Both Ends</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: small"><span style="color: #000000">Ugo Biggeri, </span><span style="color: #000000">Presidente Fondazione Culturale Responsabilità Etica</span></span></span></p>
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Nel 1994 la nascita dell'Organizzazione mondiale per il commercio (WTO) venne presentata al pubblico come un'offerta ...</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>BREVE STORIA DELLA WTO E DEI SUOI EFFETTI COLLATERALI


Nel 1994 la nascita dell'Organizzazione mondiale per il commercio (WTO) venne presentata al pubblico come un'offerta eccezionale. Solo negli Stati Uniti, sottolineograve; a piugrave; riprese l'allora amministrazione Clinton, l'apertura dei mercati avrebbe portato ad un guadagno netto di 1700 dollari all'anno per famiglia. Come un giocattolo difettoso, le luminarie della WTO hanno perograve; cessato di splendere appena l'organizzazione egrave; entrata in funzione e oggi, in piena crisi globale, sono piugrave; evidenti che mai gli effetti prodotti dalle liberalizzazioni e dall'apertura incondizionata dei mercati. In 16 anni l'organizzazione con sede a Ginevra non solo non ha portato piugrave; ricchezza e piugrave; lavoro ma ha contribuito a smantellare la capacitagrave; degli stati di cercare e perseguire soluzioni a beneficio dei propri cittadini. Le cifre sull'occupazione parlano chiaro e mostrano i dati piugrave; preoccupanti proprio  nei laboratori dove le liberalizzazioni sono state spinte con maggiore impeto. E' il caso del Messico, dove a fianco ai meccanismi del WTO vige anche il trattato di libero scambio con Stati Uniti e Canada (il NAFTA) e dove  i salari, in termini reali, sono 1/5 di quanto erano trentrsquo;anni fa. E' il caso di molti paesi africani come Costa d'avorio, Kenya, Ghana, dove interi settori produttivi sono stati chiusi a causa della concorrenza con i prodotti occidentali e anche grazie agli implacabili verdetti del tribunale della WTO.

Dalle fastose promesse degli esordi, allo stallo delle attuali trattative, passando per la battaglia di Seattle, questo speciale audio ripercorrere i passaggi salienti dell'organizzazione simbolo degli anni 90.

Tra gli ospiti dello speciale:

Jhon Hillary direttore dellrsquo;organizzazione britannica War on Want

Alberto Zoratti dellrsquo;organizzazione Fair

Antonio Tricarico della Campagna per la Riforma della Banca Mondiale 

Alexndra Stinkner di Attac Austria

Burghard Ilge dellrsquo;organizzazione Both Ends

Ugo Biggeri, Presidente Fondazione Culturale Responsabilitagrave; Etica</itunes:summary>
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		<itunes:author>Amisnet</itunes:author>
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		<title>L’Europa si svegli: in Tunisia un clima di repressione intollerabile</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2010/07/23/l%e2%80%99europa-si-svegli-in-tunisia-un-clima-di-repressione-intollerabile/</link>
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		<pubDate>Fri, 23 Jul 2010 09:27:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Cocco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Brevi]]></category>

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		<description><![CDATA[Con una lettera indirizzata il 22 luglio al rappresentante europeo per la politica estera, Catherine Ashton, diverse organizzazioni internazionali hanno richiamato l’attenzione dell’Unione Europea  sulla morsa autoritaria che si sta stringendo attorno a giornalisti e difensori dei diritti umani in Tunisia. Denunciando un moltiplicarsi di persecuzioni da parte del governo di Ben Alì, Amnesty International, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Con una lettera indirizzata il 22 luglio al rappresentante europeo per la politica estera, Catherine Ashton, diverse organizzazioni internazionali hanno richiamato l’attenzione dell’Unione Europea  sulla morsa autoritaria che si sta stringendo attorno a giornalisti e difensori dei diritti umani in Tunisia. Denunciando un moltiplicarsi di persecuzioni da parte del governo di Ben Alì, Amnesty International, Human Rights watch, l’Osservatorio per la protezione dei difensori dei diritti umani e altre associazioni lanciano un monito severo all’Unione europea, che continua a mantenere aperti importanti negoziati commericali con il paese chiudendo gli occhi di fronte alle preoccupanti misure recentemente adottate dal regime. A preoccupare è in particolare l’approvazione lo scorso 15 giugno, da parte del parlamento tunisino, di un emendamento al codice penale che prevede dai 5 ai 20 anni di carcere per chiunque abbia contatti diretti o indiretti con “agenti di un paese estero” e attraverso questi comprometta gli interessi economici del paese. Una norma liberticida, che grazie alla vaghezza dei termini utilizzati, mira a interrompere ogni tipo di relazione tra gli attivisti tunisini e il mondo esterno e in particolare le organizzazioni europee, che in questi anni hanno fatto da eco alle denunce sulla situazione nel paese maghrebino.</p>
<p>“Le misure adottate costituiscono un ulteriore ostacolo alla difesa dei diritti umani in Tunisia” si legge nella lettera “e potrebbero portare a un aumento delle persecuzioni in aperta violazione con gli obblighi internazionali sottoscritti dalla Tunisia”.</p>
<p>Nel 2005, sottolineano le organizzazioni, il governo di Ben Alì adottava il piano di azione Tunisia-Unione europea, sottoscrivendo l’impegno a promuovere riforme democratiche e misure a difesa dei diritti umani. A cinque anni di distanza, non solo queste misure non sono state attuate ma la situazione, soprattutto a seguito delle elezioni dello scorso ottobre, sembrano gradualmente peggiorare, come dimostrano tra gli altri i ripetuti attacchi alla libertà di stampa e di espressione. Nell’ultimo anno almeno 3 giornalisti sono finiti in carcere per aver affrontato argomenti scomodi al regime, mentre molti altri sono attualmente sotto processo. L’ultima sentenza è stata emessa contro il reporter televisivo Fahem Boukaddous colpevole di aver diffuso informazioni sugli scioperi che nel 2008 hanno scosso la zona mineraria di Gafsa e condannato a 4 anni di carcere.</p>
<p>Sotto la pressione di paesi come la Francia, che sta investendo molto in Tunisia, Bruxelles mantiene un tono pacato e prosegue  i negoziati in corso con il regime di Ben Alì, per l’acquisizione da parte della Tunisia dello status di partner privilegiato dell’Unione.</p>
<p>Le<a href="http://amisnet.org/?s=tunisia"> altre notizie  sulla Tunisia</a></p>
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		<item>
		<title>Io li dimetto: la campagna di Globalproject e il Manifesto per non tollerare l&#8217;intollerabile</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jul 2010 12:01:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
				<category><![CDATA[Brevi]]></category>

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		<description><![CDATA[La petizione di Globalproject e il Manifesto

&#8220;Sono passati pochi giorni dalle condanne in primo grado e in appello con cui il tribunale di Genova ha riconosciuto la colpevolezza degli alti funzionari e dell’allora capo della polizia, a vario titolo, per quei tragici avvenimenti. I condannati per i fatti della scuola Diaz, per il massacro, i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La petizione di Globalproject e il Manifesto<br />
</strong></p>
<p>&#8220;Sono passati pochi giorni dalle condanne in primo grado e in appello con cui il tribunale di Genova ha riconosciuto la colpevolezza degli alti funzionari e dell’allora capo della polizia, a vario titolo, per quei tragici avvenimenti. I condannati per i fatti della scuola Diaz, per il massacro, i pestaggi e la costruzione delle prove false contro le vittime, ricoprono a tutt’oggi incarichi delicatissimi nell’ambito della direzione effettiva degli apparati della polizia di stato e dei servizi segreti. Nonostante le condanne questi signori continuano ad esercitare le loro funzioni, e anzi, godono di protezioni trasversali della politica così evidenti, tanto da farli apparire come degli “intoccabili”, diversi da tutti davanti alla legge. Sempre in questo periodo il Generale dei carabinieri Giampaolo Ganzer, comandante del Ros ( Raggruppamento Operativo Speciale), protagonista nel dopo Genova nell’orchestrare inchieste ed arresti nei confronti degli attivisti politici di movimento, è stato condannato a Milano a quattordici anni di carcere per “associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga” ed altri reati. Anche lui, come se nulla fosse, è ancora a dirigere le “operazioni speciali” dell’Arma. Molti altri casi in questi anni, ci parlano di reati pesantissimi, fino all’omicidio, alle sevizie e alle torture, all’abuso sessuale e al ricatto, alla morte in mare di migranti tra cui bambini, in cui sono coinvolti i tutori dell’ordine. Genova è sicuramente il simbolo di dove si può arrivare se si costruisce l’idea di una totale impunità attorno ad azioni compiute indossando una divisa. Noi crediamo che bisogna dire basta. Quando militari, polizia e carabinieri, che hanno il potere di decidere sulla libertà e sulla vita della cittadinanza, godono di impunità invece che di maggiori controlli e attenzione, allora l’ombra autoritaria e fascista di un regime si delinea nettamente, rischiando di oscurare ogni cosa. Noi facciamo appello a tutti affinchè vi siano interventi amministrativi e legislativi perché:</p>
<ol>
<li>gli appartenenti a forze dell’ordine e forze armate, inquisiti per reati riguardanti le loro funzioni, vengano destinati ad altre funzioni non operative in attesa degli esiti processuali;</li>
<li>in caso di condanna in primo grado vengano immediatamente sospesi;</li>
<li>in caso di condanna definitiva vengano dimessi da ogni incarico.</li>
</ol>
<p>Rivolgiamo un appello a tutti inoltre affinchè si giunga alle immediate dimissioni dell’ex capo della polizia Gianni De Gennaro e dei vertici della polizia condannati a Genova, ed inoltre dell’allontanamento da ogni funzione del Generale dei Carabinieri Gianpaolo Ganzer, in virtù dei gravissimi reati di cui sono stati protagonisti e delle enormi conseguenze che essi hanno provocato.</p>
<p>Attraverso la nostra presa di parola vogliamo dare un senso all’indignazione profonda che non può che assalire ogni persona per bene di fronte a questa vergogna.&#8221;</p>
<p>Sottoscrivi la petizione su:</p>
<p><a href="mailto:iolidimetto@globalproject.info">iolidimetto@globalproject.info</a></p>
<p><a href="http://www.globalproject.info/it/in_movimento/Io-li-dimetto/5465" target="_blank">http://www.globalproject.info/it/in_movimento/Io-li-dimetto/5465</a></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Honduras: persecuzioni e omicidi ai danni dell&#8217;informazione</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2010/07/12/honduras-persecuzioni-e-omicidi-ai-danni-dellinformazione/</link>
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		<pubDate>Mon, 12 Jul 2010 09:56:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Cocco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Brevi]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono almeno otto i giornalisti uccisi nell&#8217;ultimo anno in Honduras. Da quando nel giugno del 2009 il legittimo presidente Manuel Zelaya è stato destituito da un golpe militare, il paese continua a vivere un clima di violenza con aggressioni e omicidi mirati ai danni di chi si oppone al regime o tenta di alimentare un&#8217;informazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } -->Sono almeno otto i giornalisti uccisi nell&#8217;ultimo anno in Honduras. Da quando nel giugno del 2009 il legittimo presidente Manuel Zelaya è stato destituito da un golpe militare, il paese continua a vivere un clima di violenza con aggressioni e omicidi mirati ai danni di chi si oppone al regime o tenta di alimentare un&#8217;informazione indipendente. Le cose non sono cambiate con il governo di Porfirio Lobo, salito al potere cinque mesi fa grazie ad una solida maggioranza in parlamento e al sostegno dei golpisti. L&#8217;ultimo ad essere assassinato è Luis Arturo Mondragòn Morazàn direttore del Canale televisivo 19, colpevole di aver più volte denunciato la corruzione e i crimini compiuti nel dipartimento di El Paraiso, nel sud del paese, e ucciso in un agguato il 19 giugno scorso.</p>
<p>Il governo dell&#8217;Honduras nega qualsiasi coinvolgimento con le brutalità commesse ma è stato costretto in questi giorni ad accettare la missione di un magistrato spagnolo, Jesùs Fernàndez Entralgo, inviato con il consenso di Madrid per indagare insieme alle autorità locali sugli omicidi dei giornalisti. Il rapporto dell&#8217;indagine, che sarà consegnato al presidente Porfirio Lobo, non è che un timido passo nell&#8217;accertamento della verità. Varie organizzazioni in Honduras e all&#8217;estero chiedono da tempo l&#8217;instaurazione di una commissione indipendente e permanente che indaghi su sparizioni, sequestri, torture oltre che sulle uccisioni. Il 28 giugno, ad un anno esatto dal golpe militare, il Frente Nacional de Resistencia Popular, rete che raggruppa varie forze e movimenti dell&#8217;opposizione ha dato vita ad una Commissione per la verità, composta da attivisti, professori, intellettuali, religiosi e personalità internazionali.</p>
<p>&#8220;Siamo sottoposti ad una minaccia costante da parte delle autorità e a una continua repressione&#8221; racconta al telefono Alfredo Lopez, direttore di Radio Coco Dulce, emittente indipendente devastata da un incendio doloso lo scorso 6 gennaio.&#8221;I Pedinamenti e le perquisizioni sono continui così come i telefoni messi sotto controllo. Secondo il COFADEH Comitato dei familiari dei detenuti e dei depasarecidos, solo negli ultimi cinque mesi, quelli del governo di Lobo, sono state uccise almeno 12 persone e compiute circa 700 violazioni dei diritti umani.</p>
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		<itunes:summary>Sono almeno otto i giornalisti uccisi nell'ultimo anno in Honduras. Da quando nel giugno del 2009 il legittimo presidente Manuel Zelaya egrave; stato destituito da un golpe militare, il paese continua a vivere un clima di violenza con aggressioni e omicidi mirati ai danni di chi si oppone al regime o tenta di alimentare un'informazione indipendente. Le cose non sono cambiate con il governo di Porfirio Lobo, salito al potere cinque mesi fa grazie ad una solida maggioranza in parlamento e al sostegno dei golpisti. L'ultimo ad essere assassinato egrave; Luis Arturo Mondragograve;n Morazagrave;n direttore del Canale televisivo 19, colpevole di aver piugrave; volte denunciato la corruzione e i crimini compiuti nel dipartimento di El Paraiso, nel sud del paese, e ucciso in un agguato il 19 giugno scorso.

Il governo dell'Honduras nega qualsiasi coinvolgimento con le brutalitagrave; commesse ma egrave; stato costretto in questi giorni ad accettare la missione di un magistrato spagnolo, Jesugrave;s Fernagrave;ndez Entralgo, inviato con il consenso di Madrid per indagare insieme alle autoritagrave; locali sugli omicidi dei giornalisti. Il rapporto dell'indagine, che saragrave; consegnato al presidente Porfirio Lobo, non egrave; che un timido passo nell'accertamento della veritagrave;. Varie organizzazioni in Honduras e all'estero chiedono da tempo l'instaurazione di una commissione indipendente e permanente che indaghi su sparizioni, sequestri, torture oltre che sulle uccisioni. Il 28 giugno, ad un anno esatto dal golpe militare, il Frente Nacional de Resistencia Popular, rete che raggruppa varie forze e movimenti dell'opposizione ha dato vita ad una Commissione per la veritagrave;, composta da attivisti, professori, intellettuali, religiosi e personalitagrave; internazionali.

"Siamo sottoposti ad una minaccia costante da parte delle autoritagrave; e a una continua repressione" racconta al telefono Alfredo Lopez, direttore di Radio Coco Dulce, emittente indipendente devastata da un incendio doloso lo scorso 6 gennaio."I Pedinamenti e le perquisizioni sono continui cosigrave; come i telefoni messi sotto controllo. Secondo il COFADEH Comitato dei familiari dei detenuti e dei depasarecidos, solo negli ultimi cinque mesi, quelli del governo di Lobo, sono state uccise almeno 12 persone e compiute circa 700 violazioni dei diritti umani.</itunes:summary>
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		<itunes:author>Amisnet</itunes:author>
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		<title>Tunisia: giornalista condannato a 4 anni per aver parlato dello scipero a Gafsa</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Jul 2010 16:55:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Cocco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una corte di appello tunisina ha condannato oggi a 4 anni di carcere il giornalista Fahem Boukaddous colpevole di aver diffuso informazioni sugli scioperi che nel 2008 hanno scosso la zona mineraria di Gafsa. Boukaddous, che è attualmente ricoverato in ospedale per problemi di cuore, è stato accusato di “minaccia all’ordine pubblico&#8221; e di essere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una corte di appello tunisina ha condannato oggi a 4 anni di carcere il giornalista Fahem Boukaddous colpevole di aver diffuso informazioni sugli scioperi che nel 2008 hanno scosso la zona mineraria di Gafsa. Boukaddous, che è attualmente ricoverato in ospedale per problemi di cuore, è stato accusato di “minaccia all’ordine pubblico&#8221; e di essere parte &#8220;di un’organizzazione criminale&#8221;. Corrispondente del canale televisivo satellitare <em>El Hiwar ettounsi</em>, il giornalista aveva coperto le manifestazioni di Gafsa dando spazio alle proteste dei minatori su disoccupazione, caro vita e corruzione. “Una sentenza contraria al diritto” denuncia l’Osservatorio tunisino sulla libertà di informazione, che sottolinea le gravi irregolarità del processo. “Il palazzo di giustizia dove si è svolto il dibattimento”, scrive l’Osservatorio in un comunicato, “è stato circondato dalla polizia per non permettere l’accesso ai giornalisti, mentre all’interno dell’aula la sentenza è stata pronunciata prima di permettere agli avvocati della difesa di pronunciare l’arringa”.</p>
<p>Nell’ultimo anno altri 3 giornalisti sono finiti in carcere in Tunisia per attività correlate alla loro professione, mentre in tutto il paese si moltiplica la pressione delle autorità ai danni di oppositori, difensori di diritti umani e giornalisti.  Tra le misure più dure, la riforma al codice penale approvata lo scorso 15 giugno dal parlamento e con la quale si prevede una condanna da 5 a 20 anni per chiunque diffonda all’estero informazioni che possano “pregiudicare gli interessi nazionali”.</p>
<p>“Mi aspetto di essere prelevato da un momento all’altro dalle forze di polizia” ha dichiarato Fahem Boukaddous, mentre si trovava ancora in ospedale. “Questa sentenza è stata emessa da una giustizia posta sotto il controllo totale del potere. La mia vita è in pericolo”.  Mentre il tribunale di Gafsa pronunciava la sentenza ai danni di Boukaddous, la polizia tunisina consegnava l’ordine di comparire davanti a un tribunale ad una altro giornalista. Si tratta di Mouldi Zouabi, reporter di Radio Kalima, aggredito da uno sconosciuto lo scorso aprile e accusato di violenze aggravate e ingiurie pubbliche.</p>
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		<title>Nigeria: dopo la Technip potrebbe toccare all&#8217;Eni pagare per evitare la condanna per corruzione</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Jul 2010 10:55:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Cocco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per evitare la condanna della giustizia statunitense il gruppo francese di servizi petroliferi Technip è stato costretto a pagare lo scorso 28 giugno una maxi multa di 338 milioni di dollari. La società era accusata di aver versato, insieme al consorzio Tskj di cui fa parte, tangenti al governo nigeriano per un valore complessivo di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per evitare la condanna della giustizia statunitense il gruppo francese di servizi petroliferi Technip è stato costretto a pagare lo scorso 28 giugno una maxi multa di 338 milioni di dollari. La società era accusata di aver versato, insieme al consorzio Tskj di cui fa parte, tangenti al governo nigeriano per un valore complessivo di 182 milioni di dollari, che sono serviti ad ottenere appalti e commesse nella zona petrolifera del Delta del Niger e in particolare per la realizzazione degli impianti di liquefazione del gas naturale a Bonny Island. Un&#8217;attività di corruzione che, secondo le indagini avviate negli Stati Uniti ai sensi del Foreign Corrupt Practices Act, sarebbe proseguita per almeno dieci anni, dal 1994 al 2004. Per pagare le mazzette ed oliare i meccanismi delle concessioni di gas e petrolio in Nigeria, la Tskj aveva costruito una serie di società a Madeira, in Portogallo, e adottato il consueto schema della scatole cinesi per far perdere le tracce dei versamenti effettuati.</p>
<p>La Technip non è l&#8217;unica ad essere finita nel mirino degli inquirenti statunitensi. Il processo Tskj è già costato una multa di 402 milioni di dollari all&#8217;americana Kbr Inc., società sussidiaria della multinazionale Halliburton.<br />
Molto probabilmente la prossima sarà l&#8217;italiana Eni che ha operato all&#8217;interno del consorzio attraverso la controllata Snam. Lo scorso marzo l&#8217;Eni, che per gli stessi motivi è sotto inchiesta anche da parte della Procura di Milano, aveva annunciato di aver già preso contatti con le autorità americane per seguire l&#8217;esempio della Technip ed evitare il processo dietro pagamento. L&#8217;Eni avrebbe già accantonato 307 milioni di dollari per chiudere definitivamente la partita sul caso.</p>
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		<title>Roma: manifestare per la Palestina è pericoloso.</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Jun 2010 16:22:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Khaldoun</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 24 giugno è stato il quarto anniversario della cattura del militare israeliano Gilad Shalit sul confine della striscia di Gaza ad opera di Hamas. Un anniversario che il sindaco di Roma Gianni Alemanno ha voluto celebrare spegnendo le luci che illuminano il Colosseo ed ospitando i genitori del militare in una manifestazione pubblica di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 24 giugno è stato il quarto anniversario della cattura del militare israeliano Gilad Shalit sul confine della striscia di Gaza ad opera di Hamas. Un anniversario che il sindaco di Roma Gianni Alemanno ha voluto celebrare spegnendo le luci che illuminano il Colosseo ed ospitando i genitori del militare in una manifestazione pubblica di fronte al monumento simbolo della Città Eterna. A poche centinaia di metri si è svolta un altra manifestazione, quella degli attivisti filopalestinesi che hanno voluto cogliere l&#8217;occasione per ricordare che a fronte dell&#8217;unico prigioniero di guerra israeliano in mani palestinesi, sono invece migliaia i prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane. Tutto si sarebbe svolto senza incidenti se non fosse che mentre gli attivisti della Rete Romana di Solidarietà con il Popolo Palestinese riempivano le scalinate del Campidoglio di candele, alcune decine di giovani picchiatori con caschi e tirapugni si sono scagliati contro i dimostranti, ferendone almeno 6 tra cui gli unici due palestinesi presenti. Nonostante le immagini ed i filmati degli attivisti filopalestinesi dimostrino chiaramente il contrario, la stampa (Corriere della Sera, Rainews24&#8230;) ha riportato la notizia parlando di una rissa e di attivisti armati di &#8220;catene e coltelli&#8221;, riprendendo le parole del presidente della Comunità Ebraica Romana Riccardo Pacifici. Gli attivisti filopalestinesi denunciano invece di aver riconosciuto tra gli aggressori dei giovani appartenenti proprio alla Comunità Ebraica e chiedono che vengano usati i filmati delle telecamere di sorveglianza per identificarli. Nei giorni successivi alcuni giornalisti noto9riamente sostenitori di Israele non se la sono sentita di avallare le insostenibili tesi di &#8220;catene coletlli&#8221; e pur parlando di &#8220;provocazioni&#8221; condannano le azioni di quello che definiscono come &#8220;il servizio d&#8217;ordine della Comunità Ebraica&#8221;.  Intanto sembra che siano partite delle denuncie per manifestazione non autorizzata a danno degli attivisti per la Palestina: la questura aveva concesso l&#8217;adiacente Piazza San Marco, ma non le scalinate del Campidoglio per la manifestazione  del 24.</p>
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		<title>Tassare la finanza per ridare ossigeno alle politiche sociali: nuovo appello al G20</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Jun 2010 09:22:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 26 e 27 giugno a Toronto i governi delle maggiori 20 economie del pianeta si riuniranno con l’obiettivo ufficiale di regolamentare i  mercati finanziari e dare risposte alla crisi economica. Tra le misure che sono a portata di mano e che potrebbero permettere di riguadagnare un minimo di controllo sulla finanza, la richiesta di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 26 e 27 giugno a Toronto i governi delle maggiori 20 economie del pianeta si riuniranno con l’obiettivo ufficiale di regolamentare i  mercati finanziari e dare risposte alla crisi economica. Tra le misure che sono a portata di mano e che potrebbero permettere di riguadagnare un minimo di controllo sulla finanza, la richiesta di una tassa sulle transazioni finanziarie. Pur con un incidenza pari allo 0,05% sul valore di ogni transazione, la misura sarebbe in grado di generare un gettito che potrebbe raggiungere i 655miliardi di dollari l’anno, permettendo ai singoli stati una boccata d’ossigeno per finanziare politiche pubbliche a sostegno dell’occupazione, del sociale e  dell’ambiente. “Chiediamo ai Governi e alle istituzioni di adottare misure per anticipare i mercati e ridare alla politica strumenti di controllo sulla sfera finanziaria” sottolinea Andrea Baranes, portavoce della Campagna zero zero cinque che raggruppa le molteplici associazioni e realtà italiane a favore della misura e che ha lanciato un apppello al G20 alla vigilia dell&#8217;incontro di Toronto. ”Le montagne russe della finanza continuano a causare impatti enormi sulle popolazioni, nel Nord come nel Sud” ricorda Baranes “e i governi continuano a spendere risorse enormi per assecondare i mercati o frenare la speculazione”. A cominciare dai I milioni di miliardi spesi in tutto il mondo per i pacchetti di stimolo dell’economia, per continuare con le misure drastiche adottate da molti paesi europei a cominciare da Grecia e Ungheria, la crisi ha assorbito porzioni enormi dei bilanci pubblici. A oltre due anni dall’esplosione della bolla speculativa che ha scatenato la crisi, i governi hanno fatto ben poco però per riprendere controllo sui mercati finanziari. La tassa sulle transazioni finanziarie è solo una delle proposte che da tempo le reti della società civile internazionale promuovono ed è già stata accolta favorevolmente dai governi Francese, Tedesco e Belga, dal Parlamento Europeo.<br />
Il sito della campagna italiana a sostegno della FTT: <a href="http://www.zerozerocinque.it">zero zero cinque </a><em><br />
</em></p>
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