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	<title>Amisnet &#187; Brevi</title>
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	<description>Informazione Sociale Quotidiana</description>
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	<copyright>1998-2008 </copyright>
	<managingEditor>web@amisnet.org (Amisnet)</managingEditor>
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	<category>News &#38; Politics</category>
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		<title>Amisnet</title>
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	<itunes:subtitle>Informazione sociale e programmi di approfondimento dalla redazione di AMISnet.</itunes:subtitle>
	<itunes:summary>Amisnet e' un'agenzia radiofonica attiva da oltre 9 anni. La sua principale attivita' consiste nella produzione e la distribuzione di prodotti radiofonici di approfondimento a circa 35 radio italiane. Il podcast e' una selezione quotidiana dei servizi audio distribuiti tramite i siti del network Amisnet.</itunes:summary>
	<itunes:keywords>ambiente, conflitti, cooperazione, diritti, economia, politica, informazione sociale</itunes:keywords>
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		<title>La torta indigesta</title>
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		<pubDate>Tue, 22 May 2012 11:50:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia Coronati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Brevi]]></category>

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		<description><![CDATA[Un ventre prominente, due grandi seni penduli, un collo lungo e le braccia mozzate. Il tutto rigorosamente di cioccolato. La torta che il 15 aprile la ministra della cultura svedese ha inciso con un primo taglio era una grottesca rappresentazione di un corpo femminile africano senza gambe, un&#8217;idea che con eufemismo potremmo definire bizzarra, frutto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://amisnet.org/files/2012/05/tortaorrenda.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-15080" src="http://amisnet.org/files/2012/05/tortaorrenda-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Un ventre prominente, due grandi seni penduli, un collo lungo e le braccia mozzate. Il tutto rigorosamente di cioccolato. La torta che il 15 aprile la ministra della cultura svedese ha inciso con un primo taglio era una grottesca rappresentazione di un corpo femminile africano senza gambe, un&#8217;idea che con eufemismo potremmo definire bizzarra, frutto dell&#8217;artista afrosvedese Makode Linde.</p>
<p>Il surreale taglio della torta è avvenuto al Museo d&#8217;arte moderna di Stoccolma, in occasione del settantacinquesimo compleanno dell&#8217;Associazione deglia rtisti svedesi. A cinque di loro era stato chiesto di realizzare le torte di compleanno e Linde ha orgogliosamente esposto la sua: &#8220;uno stimolo a prendere iniziative contro le mutilazioni genitali femminili che vengono praticate in alcune zone dell&#8217;Africa&#8221;, ha detto l&#8217;artista, &#8220;uno spettacolo orripilante&#8221; ha commentato la scrittrice Igiaba Scego &#8220;che a me come donna nera provoca un grande disturbo, così come mi disturba la gente che guarda la torta e ride&#8221;. &#8220;una sciocchezza puerile e priva di senso, che non giova a nessuno, se non forse alla visibilità dell&#8217;autore&#8221; ha asserito la poetessa e artista Shailja Patel.</p>
<p>Più di una persona ha pensato a questa torta come a una forma &#8220;artistica&#8221; molto simile a quella dei &lt;&lt;minstrel show&gt;&gt; statunitensi dei primi dell&#8217;800, spettacoli teatrali dove gli attori danzavano, cantavano, travestiti in blackface, ovvero tinti di nero col sughero bruciato. In questi spettacoli erano gli stereotipi a regnare. Il nero quindi era pigro, ladro, brutto, se non addirittura deforme. I neri entrano così nell’immaginario americano come esseri subumani, dei quali si poteva solo ridere. &#8220;Espressioni del genere possono dare vita a un senso di gerarchia delle culture&#8221; ha commentato Karim Metref &#8220;dove i bianchi, superiori ai neri, possono ridere e farsi scherno di quella grottesca immagine&#8221;.</p>
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		<itunes:summary>Un ventre prominente, due grandi seni penduli, un collo lungo e le braccia mozzate. Il tutto rigorosamente di cioccolato. La torta che il 15 aprile la ministra della cultura svedese ha inciso con un primo taglio era una grottesca rappresentazione di un corpo femminile africano senza gambe, un&#8217;idea che con eufemismo potremmo definire bizzarra, frutto dell&#8217;artista afrosvedese Makode Linde.
Il surreale taglio della torta è avvenuto al Museo d&#8217;arte moderna di Stoccolma, in occasione del settantacinquesimo compleanno dell&#8217;Associazione deglia rtisti svedesi. A cinque di loro era stato chiesto di realizzare le torte di compleanno e Linde ha orgogliosamente esposto la sua: &#8220;uno stimolo a prendere iniziative contro le mutilazioni genitali femminili che vengono praticate in alcune zone dell&#8217;Africa&#8221;, ha detto l&#8217;artista, &#8220;uno spettacolo orripilante&#8221; ha commentato la scrittrice Igiaba Scego &#8220;che a me come donna nera provoca un grande disturbo, così come mi disturba la gente che guarda la torta e ride&#8221;. &#8220;una sciocchezza puerile e priva di senso, che non giova a nessuno, se non forse alla visibilità dell&#8217;autore&#8221; ha asserito la poetessa e artista Shailja Patel.
Più di una persona ha pensato a questa torta come a una forma &#8220;artistica&#8221; molto simile a quella dei &#60;&#60;minstrel show&#62;&#62; statunitensi dei primi dell&#8217;800, spettacoli teatrali dove gli attori danzavano, cantavano, travestiti in blackface, ovvero tinti di nero col sughero bruciato. In questi spettacoli erano gli stereotipi a regnare. Il nero quindi era pigro, ladro, brutto, se non addirittura deforme. I neri entrano così nell’immaginario americano come esseri subumani, dei quali si poteva solo ridere. &#8220;Espressioni del genere possono dare vita a un senso di gerarchia delle culture&#8221; ha commentato Karim Metref &#8220;dove i bianchi, superiori ai neri, possono ridere e farsi scherno di quella grottesca immagine&#8221;.</itunes:summary>
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		<itunes:author>Amisnet</itunes:author>
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		<title>Neonazisti greci, dalla strada al parlamento e ritorno</title>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 16:54:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ciro Colonna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo l&#8217;elezione in parlamento del partito neonazista greco &#8220;Alba d&#8217;Oro&#8221;, che come previsto dai sondaggi ha superato lo sbarramento del 3% attestandosi addiritura al 7% e conquistando ben 21 seggi, non tardano a manifestarsi le prime ripercussioni per le strade di Atene. La base del partito è particolarmente euforica per il risultato ottenuto e non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://amisnet.org/files/2012/05/chrisi-avghi-nazisti-grecia-elezioni-638x425.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-14984" title="chrisi-avghi-nazisti-grecia-elezioni-638x425" src="http://amisnet.org/files/2012/05/chrisi-avghi-nazisti-grecia-elezioni-638x425.jpg" alt="" width="250" height="250" /></a>Dopo l&#8217;elezione in parlamento del partito neonazista greco &#8220;Alba d&#8217;Oro&#8221;, che come previsto dai sondaggi ha superato lo sbarramento del 3% attestandosi addiritura al 7% e conquistando ben 21 seggi, non tardano a manifestarsi le prime ripercussioni per le strade di Atene. La base del partito è particolarmente euforica per il risultato ottenuto e non perde occasione per manifestarlo. Si registra un aumento degli episodi di violenza e di intolleranza nei confronti dei migranti. La dirigenza del partito, dal canto suo, se non ha mancato di prendere le difese degli attacchi squadristi degli ultimi mesi, cerca di non radicalizzare eccessivamente la propria immagine pubblica, in vista delle quasi certe nuove elezioni che dovebbero scolgersi di qui a un mese. I sondaggi danno infatti il partito in forte calo di consensi. Consensi che invece non sembrano facili da scalfire tra le fila della polizia, che secondo stime attendibili, almeno ad Atene, avrebbe votato con per almeno il 50% dei propri effettivi per Alba d&#8217;Oro.  D&#8217;altra parte non sono un mistero i rapporti che fin dagli anni ottanta legano il leader del partito Nikolaos Mihaloliakos ai servizi segreti greci, come il fatto che negli ultimi anni i militanti neonazisti siano stati utilizzati dalla polizia come servizio d&#8217;ordine aggiuntivo e come elemento di provocazione durante le manifestazioni di piazza.</p>
<p>Dopo il ciclo di trasmissioni &#8220;<a href="http://amisnet.org/?s=laboratorio+zeta">Laboratorio Zeta</a>&#8220;, a partire dalla prossima settimana, ogni mercoledì non perdete l&#8217;appuntamento con &#8220;Pillole di Zeta&#8221;, il diario con le notizie salienti dalla Grecia, a cura di Margherita Dean.</p>
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		<itunes:summary>Dopo l&#8217;elezione in parlamento del partito neonazista greco &#8220;Alba d&#8217;Oro&#8221;, che come previsto dai sondaggi ha superato lo sbarramento del 3% attestandosi addiritura al 7% e conquistando ben 21 seggi, non tardano a manifestarsi le prime ripercussioni per le strade di Atene. La base del partito è particolarmente euforica per il risultato ottenuto e non perde occasione per manifestarlo. Si registra un aumento degli episodi di violenza e di intolleranza nei confronti dei migranti. La dirigenza del partito, dal canto suo, se non ha mancato di prendere le difese degli attacchi squadristi degli ultimi mesi, cerca di non radicalizzare eccessivamente la propria immagine pubblica, in vista delle quasi certe nuove elezioni che dovebbero scolgersi di qui a un mese. I sondaggi danno infatti il partito in forte calo di consensi. Consensi che invece non sembrano facili da scalfire tra le fila della polizia, che secondo stime attendibili, almeno ad Atene, avrebbe votato con per almeno il 50% dei propri effettivi per Alba d&#8217;Oro.  D&#8217;altra parte non sono un mistero i rapporti che fin dagli anni ottanta legano il leader del partito Nikolaos Mihaloliakos ai servizi segreti greci, come il fatto che negli ultimi anni i militanti neonazisti siano stati utilizzati dalla polizia come servizio d&#8217;ordine aggiuntivo e come elemento di provocazione durante le manifestazioni di piazza.
Dopo il ciclo di trasmissioni &#8220;Laboratorio Zeta&#8220;, a partire dalla prossima settimana, ogni mercoledì non perdete l&#8217;appuntamento con &#8220;Pillole di Zeta&#8221;, il diario con le notizie salienti dalla Grecia, a cura di Margherita Dean.</itunes:summary>
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		<title>Radio Sham: urne chiuse, attentato contro convoglio ONU</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2012/05/10/radio-sham-urne-chiuse-attentato-contro-convoglio-onu/</link>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 14:30:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; ancora in corso il conteggio dei voti in Siria dopo le elezioni del 7 maggio, le prime con la nuova Costituzione approvata dal regime come avvio delle riforme promesse da Bashar Al Assad e che formalmente pone fine all&#8217;egemonia del partito Baath, al potere in Siria da oltre 40 anni. In occasione delle elezioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://amisnet.org/files/2012/05/elezioni.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-14969" title="elezioni" src="http://amisnet.org/files/2012/05/elezioni-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>E&#8217; ancora in corso il conteggio dei voti in Siria dopo le elezioni del 7 maggio, le prime con la nuova Costituzione approvata dal regime come avvio delle riforme promesse da Bashar Al Assad e che formalmente pone fine all&#8217;egemonia del partito Baath, al potere in Siria da oltre 40 anni. In occasione delle elezioni il regime ha consentito l&#8217;ingresso nel paese di varie delegazioni di giornalisti, invitate a testimoniare i progressi compiuti, ma per un tempo limitato: i visti rilasciati da Damasco durano solo 5 giorni, dal sabato al giovedì, in modo da evitare la presenza della stampa durante le manifestazioni di protesta che si tengono ogni venerdì ormai da 14 mesi. La delegazione italiana, che include inviati di molti dei principali media, ha anche avuto modo di assistere ad un attentato che ha colpito un camion militare di scorta al convoglio degli osservatori ONU, su cui viaggiavano anche i giornalisti. Una messa in scena da parte del regime, secondo i ribelli, mentre per il governo si tratterebbe della dimostrazione della presenza di terroristi sul territorio. Nella trasmissione faremo anche un piccolo exursus per sapere come è organizzato il cosidetto &#8220;Esercito Siriano Libero&#8221;, il coordinamento tra le varie milizie (costituite essenzialmente da disertori) protagoniste della resistenza armata alla repressione di Assad e che il regime definisce &#8220;terrorista&#8221;</p>
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		<itunes:summary>E&#8217; ancora in corso il conteggio dei voti in Siria dopo le elezioni del 7 maggio, le prime con la nuova Costituzione approvata dal regime come avvio delle riforme promesse da Bashar Al Assad e che formalmente pone fine all&#8217;egemonia del partito Baath, al potere in Siria da oltre 40 anni. In occasione delle elezioni il regime ha consentito l&#8217;ingresso nel paese di varie delegazioni di giornalisti, invitate a testimoniare i progressi compiuti, ma per un tempo limitato: i visti rilasciati da Damasco durano solo 5 giorni, dal sabato al giovedì, in modo da evitare la presenza della stampa durante le manifestazioni di protesta che si tengono ogni venerdì ormai da 14 mesi. La delegazione italiana, che include inviati di molti dei principali media, ha anche avuto modo di assistere ad un attentato che ha colpito un camion militare di scorta al convoglio degli osservatori ONU, su cui viaggiavano anche i giornalisti. Una messa in scena da parte del regime, secondo i ribelli, mentre per il governo si tratterebbe della dimostrazione della presenza di terroristi sul territorio. Nella trasmissione faremo anche un piccolo exursus per sapere come è organizzato il cosidetto &#8220;Esercito Siriano Libero&#8221;, il coordinamento tra le varie milizie (costituite essenzialmente da disertori) protagoniste della resistenza armata alla repressione di Assad e che il regime definisce &#8220;terrorista&#8221;</itunes:summary>
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		<itunes:author>Amisnet</itunes:author>
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		<title>Dalla Russia al Guatemala: tutti a Roma contro l&#8217;ENEL</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2012/04/28/dalla-russia-al-guatemala-tutti-a-roma-contro-lenel/</link>
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		<pubDate>Sat, 28 Apr 2012 11:30:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Cocco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Brevi]]></category>

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		<description><![CDATA[In Cile vuole portare avanti la costruzione di 5 mega dighe in una delle zone più incontaminate del continente latino americano, la Patagonia. In Guatemala ha realizzato un impianto idroelettrico senza prima consultare la comunità locale. In Colombia si prepara a inondare 8.500 ettari di terra nonostante indagini e accertamenti legali in corso e la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In Cile vuole portare avanti la costruzione di 5 mega dighe in una delle zone più incontaminate del continente latino americano, la Patagonia. In Guatemala ha realizzato un impianto idroelettrico senza prima consultare la comunità locale. In Colombia si prepara a inondare 8.500 ettari di terra nonostante indagini e accertamenti legali in corso e la crescente opposizione delle instituzioni locali. E poi ci sono i piani nucleari che prevedono centrali in Russia, Romania e Slovacchia. Diventata negli ultimi anni una delle maggiori multinazionali energetiche europee, la seconda per produzione, ENEL si sta facendo strada anche tra le società che, a livello globale, provocano maggiori impatti sociali e ambientali. Il 30 aprile i rappresentanti delle comunità locali impattate da ENEL, si sono dati appuntamento a Roma per denunciare i rischi e le conseguenze dei progetti della multinazionale italiana . Vengono da Russia, Guatemala, Cile, Colombia, Albania, Romania e poi dai comitati di Civitavecchia e del Monte Amiata. La società civile in lotta contro i progetti Enel ha convocato un sit in davanti alla sede della società e in occasione dell&#8217;assemblea degli azionisti. Insieme daranno anche vita alla campagna &#8220;Stop ENEL per un nuovo modello di sviluppo&#8221;.</p>
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		<itunes:subtitle>In Cile vuole portare avanti la costruzione di 5 mega dighe in una delle zone più incontaminate del continente latino americano, la Patagonia. In Guatemala ha realizzato un impianto idroelettrico senza prima consultare la comunità locale. In Colombi[...]</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>In Cile vuole portare avanti la costruzione di 5 mega dighe in una delle zone più incontaminate del continente latino americano, la Patagonia. In Guatemala ha realizzato un impianto idroelettrico senza prima consultare la comunità locale. In Colombia si prepara a inondare 8.500 ettari di terra nonostante indagini e accertamenti legali in corso e la crescente opposizione delle instituzioni locali. E poi ci sono i piani nucleari che prevedono centrali in Russia, Romania e Slovacchia. Diventata negli ultimi anni una delle maggiori multinazionali energetiche europee, la seconda per produzione, ENEL si sta facendo strada anche tra le società che, a livello globale, provocano maggiori impatti sociali e ambientali. Il 30 aprile i rappresentanti delle comunità locali impattate da ENEL, si sono dati appuntamento a Roma per denunciare i rischi e le conseguenze dei progetti della multinazionale italiana . Vengono da Russia, Guatemala, Cile, Colombia, Albania, Romania e poi dai comitati di Civitavecchia e del Monte Amiata. La società civile in lotta contro i progetti Enel ha convocato un sit in davanti alla sede della società e in occasione dell&#8217;assemblea degli azionisti. Insieme daranno anche vita alla campagna &#8220;Stop ENEL per un nuovo modello di sviluppo&#8221;.</itunes:summary>
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		<title>Mar Mediterraneo: La vicenda della barca abbandonata</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2012/04/16/mar-mediterraneo-la-vicenda-della-barca-abbandonata/</link>
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		<pubDate>Mon, 16 Apr 2012 08:27:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
				<category><![CDATA[Brevi]]></category>

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		<description><![CDATA[Nella notte tra il 26 e il 27 marzo 2011 una barca partì da Tripoli con a bordo settantadue passeggeri. L’imbarcazione ha iniziato ad avere problemi poco tempo dopo la sua partenza e i passeggeri hanno chiesto soccorso, una nave si avvicinò e gli portò dell’acqua, poi non si fece più niente per loro. Dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nella notte tra il 26 e il 27 marzo 2011 una barca partì da Tripoli con a bordo settantadue passeggeri. L’imbarcazione ha iniziato ad avere problemi poco tempo dopo la sua partenza e i passeggeri hanno chiesto soccorso, una nave si avvicinò e gli portò dell’acqua, poi non si fece più niente per loro. Dei settantadue passeggeri che erano a bordo dello scafo, sessantatre morirono, tra cui due bambini, i cui cadaveri i superstiti sollevavano al cielo quando vedevano passare gli elicotteri militari sopra le loro teste.</p>
<p>Su questa tragica vicenda un cappello di associazioni internazionali &#8211; tra cui la Lega dei diritti dell&#8217;uomo, Human Rights Watch, il Gisti e Migreurop &#8211; sta cercando di fare luce, mandando molteplici lettere a la Nato, chiedendo di fornire informazioni dettagliate sui settori pattugliati da ciascuna nave in quei giorni. Ma la Nato ancora non ha risposto.</p>
<p>In Francia il Gisti, Gruppo di informazione e sostegno per gli immigrati, ha denunciato l’armata francese al procuratore della Repubblica. “Abbiamo intentato causa contro ignoti ma in realtà nel nostro mirino ci sono le autorità francesi e in particolare le forze armate” ha dichiarato ai nostri microfoni Stephane Maugendre, presidente del Gisti “perché non hanno risposto a due chiamate di emergenza nonostante fossero a conoscenza della posizione esatta della barca dei migranti nel Mediterraneo”.</p>
<p>Anche l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa ha avviato un’indagine, i cui primi risultati sono stati resi pubblici il 29 marzo scorso, secondo le ricerche dell’Assemblea in quei giorni c’erano due navi militari, una italiana e una spagnola, che erano molto vicine al gommone, per questo oggi il Consiglio d’Europa chiede a questi due governi di renedere pubblici i movimenti di queste due navi. “L’indagine è molto complessa” spiega Judith Sunderland “perchè si ha difficoltà a reperire informazioni da parte della Nato, che in quei giorni sorvegliava tutta la zona e che possiede le immagini satellitari di quel periodo”.</p>
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		<itunes:summary>Nella notte tra il 26 e il 27 marzo 2011 una barca partì da Tripoli con a bordo settantadue passeggeri. L’imbarcazione ha iniziato ad avere problemi poco tempo dopo la sua partenza e i passeggeri hanno chiesto soccorso, una nave si avvicinò e gli portò dell’acqua, poi non si fece più niente per loro. Dei settantadue passeggeri che erano a bordo dello scafo, sessantatre morirono, tra cui due bambini, i cui cadaveri i superstiti sollevavano al cielo quando vedevano passare gli elicotteri militari sopra le loro teste.
Su questa tragica vicenda un cappello di associazioni internazionali &#8211; tra cui la Lega dei diritti dell&#8217;uomo, Human Rights Watch, il Gisti e Migreurop &#8211; sta cercando di fare luce, mandando molteplici lettere a la Nato, chiedendo di fornire informazioni dettagliate sui settori pattugliati da ciascuna nave in quei giorni. Ma la Nato ancora non ha risposto.
In Francia il Gisti, Gruppo di informazione e sostegno per gli immigrati, ha denunciato l’armata francese al procuratore della Repubblica. “Abbiamo intentato causa contro ignoti ma in realtà nel nostro mirino ci sono le autorità francesi e in particolare le forze armate” ha dichiarato ai nostri microfoni Stephane Maugendre, presidente del Gisti “perché non hanno risposto a due chiamate di emergenza nonostante fossero a conoscenza della posizione esatta della barca dei migranti nel Mediterraneo”.
Anche l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa ha avviato un’indagine, i cui primi risultati sono stati resi pubblici il 29 marzo scorso, secondo le ricerche dell’Assemblea in quei giorni c’erano due navi militari, una italiana e una spagnola, che erano molto vicine al gommone, per questo oggi il Consiglio d’Europa chiede a questi due governi di renedere pubblici i movimenti di queste due navi. “L’indagine è molto complessa” spiega Judith Sunderland “perchè si ha difficoltà a reperire informazioni da parte della Nato, che in quei giorni sorvegliava tutta la zona e che possiede le immagini satellitari di quel periodo”.</itunes:summary>
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		<title>Primavera Araba: gli USA finanziarono i rivoluzionari, chi sfrutta chi?</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Apr 2012 13:01:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Khaldoun</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ci vorranno forse anni per avere un quadro realistico degli eccezionali fatti che hanno attraversato il Nord Africa ed il Medioriente nel 2011, nonostante, o forse anche perché, le rivoluzioni della cosidetta primavera araba siano stati tra gli eventi più mediatizzati e raccontati di sempre, grazie alla moltitudine di strumenti messi a disposizione dal web [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://amisnet.org/files/2012/04/rivoluzioni-spa.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-14684" src="http://amisnet.org/files/2012/04/rivoluzioni-spa-254x300.jpg" alt="" width="254" height="300" /></a><br />
Ci vorranno forse anni per avere un quadro realistico degli eccezionali fatti che hanno attraversato il Nord Africa ed il Medioriente nel 2011, nonostante, o forse anche perché, le rivoluzioni della cosidetta primavera araba siano stati tra gli eventi più mediatizzati e raccontati di sempre, grazie alla moltitudine di strumenti messi a disposizione dal web ed alla larga diffusione di telefoni dotati di fotocamera e connessione ad internet. Con il suo libro &#8220;<a href="http://www.alpinestudio.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=101:cippirimerlo-pluto&amp;catid=11:a-voce-alta&amp;Itemid=14">Rivoluzioni S.P.A., chi c&#8217;è dietro le primavere arabe</a>&#8221; l&#8217;inviato Mediaset Alfredo Macchi ha cercato di mettere il suo tassello nel grande e complesso mosaico del racconto delle rivolte arabe. Durante il suo lavoro per seguire gli eventi in Tunisia, Egitto e Libia, Macchi ha notato delle singolari coincidenze che l&#8217;hanno spinto a indagare sui retroscena delle sommosse. Il risultato di questa indagine è esposto ed altamente documentato nelle 300 pagine  del saggio in libreria dal 28 marzo. L&#8217;autore ricostruisce il flusso di denaro, i corsi di formazione ed il supporto tecnico che dal Dipartimento di Stato statunitense è arrivato ai movimenti giovanili del mondo arabo attraverso organizzazioni governative e non impegnate nella diffusione della democrazia di stampo occidentale, il tutto in ossequio alle linee guida tracciate da Washington che ha in qualche modo &#8220;esternalizzato&#8221; la propria politica estera ed ha deciso di renderne strumento &#8220;l&#8217;attivismo 2.0&#8243;. Così attivisti del &#8220;movimento 6 Aprile&#8221;, uno dei più rappresentativi della rivoluzione egiziana, si sono ritrovati a partecipare a seminari a Washington o a corsi di azione non violenta e web marketing in Serbia, tanto che il pugno chiuso stilizzato che ne è simbolo è mutuato dal simbolo di &#8220;Otpor&#8221;, il movimento giovanile serbo che ebbe un ruolo decisivo nell&#8217;abbattere Milosevitch. Ma non ci sono solo gli Stati Uniti a proiettare la loro ombra sulle rivoluzioni della primavera araba: a sostenere l&#8217;affermazione dei partiti islamici che stanno spopolando nei paesi teatro della rivolta ci sono i petroldollari di Arabia Saudita e Qatar, i principali alleati USA nell&#8217;area, attraverso cui ad esempio la Fratellanza Islamica ha potuto mettere su una imponente campagna elettorale anche attraverso una rete di aiuti economici ai bisognosi.Difficile credere siano stati gli input esterni a scatenare la primavera araba o a portare 3 milioni di egiziani a piazza Tahrir, ma forse questi hanno contribuito a darle forma ed a dettarne i tempi ed i modi. Alla luce delle informazioni riportate dal libro di Alfredo Macchi c&#8217;è quindi da chiedersi se gli USA e le monarchie del Golfo Persico stiano sfruttando i sogni della gioventù araba per realizzare i propri scopi o se siano, piuttosto, i giovani arabi a sfruttare gli interessi esteri per realizzare i propri sogni. E cosa avverrà quando questi interessi e questi sogni inizieranno a divergere in maniera evidente?</p>
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Ci vorranno forse anni per avere un quadro realistico degli eccezionali fatti che hanno attraversato il Nord Africa ed il Medioriente nel 2011, nonostante, o forse anche perché, le rivoluzioni della cosidetta primavera araba siano stati tra gli eventi più mediatizzati e raccontati di sempre, grazie alla moltitudine di strumenti messi a disposizione dal web ed alla larga diffusione di telefoni dotati di fotocamera e connessione ad internet. Con il suo libro &#8220;Rivoluzioni S.P.A., chi c&#8217;è dietro le primavere arabe&#8221; l&#8217;inviato Mediaset Alfredo Macchi ha cercato di mettere il suo tassello nel grande e complesso mosaico del racconto delle rivolte arabe. Durante il suo lavoro per seguire gli eventi in Tunisia, Egitto e Libia, Macchi ha notato delle singolari coincidenze che l&#8217;hanno spinto a indagare sui retroscena delle sommosse. Il risultato di questa indagine è esposto ed altamente documentato nelle 300 pagine  del saggio in libreria dal 28 marzo. L&#8217;autore ricostruisce il flusso di denaro, i corsi di formazione ed il supporto tecnico che dal Dipartimento di Stato statunitense è arrivato ai movimenti giovanili del mondo arabo attraverso organizzazioni governative e non impegnate nella diffusione della democrazia di stampo occidentale, il tutto in ossequio alle linee guida tracciate da Washington che ha in qualche modo &#8220;esternalizzato&#8221; la propria politica estera ed ha deciso di renderne strumento &#8220;l&#8217;attivismo 2.0&#8243;. Così attivisti del &#8220;movimento 6 Aprile&#8221;, uno dei più rappresentativi della rivoluzione egiziana, si sono ritrovati a partecipare a seminari a Washington o a corsi di azione non violenta e web marketing in Serbia, tanto che il pugno chiuso stilizzato che ne è simbolo è mutuato dal simbolo di &#8220;Otpor&#8221;, il movimento giovanile serbo che ebbe un ruolo decisivo nell&#8217;abbattere Milosevitch. Ma non ci sono solo gli Stati Uniti a proiettare la loro ombra sulle rivoluzioni della primavera araba: a sostenere l&#8217;affermazione dei partiti islamici che stanno spopolando nei paesi teatro della rivolta ci sono i petroldollari di Arabia Saudita e Qatar, i principali alleati USA nell&#8217;area, attraverso cui ad esempio la Fratellanza Islamica ha potuto mettere su una imponente campagna elettorale anche attraverso una rete di aiuti economici ai bisognosi.Difficile credere siano stati gli input esterni a scatenare la primavera araba o a portare 3 milioni di egiziani a piazza Tahrir, ma forse questi hanno contribuito a darle forma ed a dettarne i tempi ed i modi. Alla luce delle informazioni riportate dal libro di Alfredo Macchi c&#8217;è quindi da chiedersi se gli USA e le monarchie del Golfo Persico stiano sfruttando i sogni della gioventù araba per realizzare i propri scopi o se siano, piuttosto, i giovani arabi a sfruttare gli interessi esteri per realizzare i propri sogni. E cosa avverrà quando questi interessi e questi sogni inizieranno a divergere in maniera evidente?</itunes:summary>
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		<title>Radio Sham: la difficile ricerca della verità</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Mar 2012 12:30:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In Siria non si combatte solo per le strade, una parte importante dello scontro si svolge sul web e negli studi dei canali televisivi che cercano di dare copertura alla ribellione in corso. Dato che nel paese è impossibile lavorare per un giornalista indipendente, la gran parte dei media si affida alle informazioni ed ai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://amisnet.org/files/2012/03/article_2000450_0C74F706000005.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-14579" title="article_2000450_0C74F706000005" src="http://amisnet.org/files/2012/03/article_2000450_0C74F706000005-243x300.jpg" alt="" width="243" height="300" /></a>In Siria non si combatte solo per le strade, una parte importante dello scontro si svolge sul web e negli studi dei canali televisivi che cercano di dare copertura alla ribellione in corso. Dato che nel paese è impossibile lavorare per un giornalista indipendente, la gran parte dei media si affida alle informazioni ed ai filmati pubblicati dagli stessi attivisti e rilanciati dalle agenzie stampa, spesso senza la possibilità di una reale verifica. Altra fonte privilegiata sono gli osservatori dei diritti umani, il principale dei quali ha sede a Londra e si serve di una serie di collaboratori sul terreno per pubblicare bilanci delle vittime corredati di nomi, cognomi, età e città di provenienza, tuttavia anche questi osservatori sono talvolta inciampati in notizie false, perdendo credibilità agli occhi di alcuni commentatori. Nei 13 mesi dall&#8217;inizio dei tumulti sono state diffuse e smentite varie bufale, alcune particolarmente clamorose come quella dell&#8217; arresto di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Amina_Abdallah_Arraf_al_Omari">Amina Arraf</a>, blogger lesbica che raccontava la sua vita e la durezza della repressione del regime attirando su di se l&#8217;attenzione dei media occidentali. L&#8217;annuncio dell&#8217;arresto di Amina, prelevata da casa nel cuore della notte ha scatenato Il tam tam dei social network e si sono levati numerosi appelli per la sua liberazione, tanto che persino il Dipartimento di Stato statunitense ha avviato un indagine. Amina era in realtà un pacifista americano di 40 anni che voleva sensibilizzare sulla situazione in Siria. Sul fronte opposto il canale nazionale siriano e Al Dunya, televisione privata vicina al regime, gridano al complotto internazionale a danno di Damasco citando proprio frodi come quella di Amina e contrattaccano con accuse rivolte sopratutto ad Al Jazeera ed Al Arabia. I due canali satellitari sono accusati di servire gli interessi dei loro paesi d&#8217;origine, Arabia Saudita e Qatar, e dei loro alleati statunitensi. La propaganda di regime si è spinta talvolta oltre la soglia del ridicolo arrivando sostenendo ad esempio che le previsioni del tempo di Al Arabia includerebbero messaggi in codice per i terroristi o che attraverso i passaggi del giocatore di calcio Leonard Messi durante la partita Barcellona &#8211; Real Madrid sarebbero state trasmesse istruzioni per i contrabbandieri di armi.</p>
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		<itunes:summary>In Siria non si combatte solo per le strade, una parte importante dello scontro si svolge sul web e negli studi dei canali televisivi che cercano di dare copertura alla ribellione in corso. Dato che nel paese è impossibile lavorare per un giornalista indipendente, la gran parte dei media si affida alle informazioni ed ai filmati pubblicati dagli stessi attivisti e rilanciati dalle agenzie stampa, spesso senza la possibilità di una reale verifica. Altra fonte privilegiata sono gli osservatori dei diritti umani, il principale dei quali ha sede a Londra e si serve di una serie di collaboratori sul terreno per pubblicare bilanci delle vittime corredati di nomi, cognomi, età e città di provenienza, tuttavia anche questi osservatori sono talvolta inciampati in notizie false, perdendo credibilità agli occhi di alcuni commentatori. Nei 13 mesi dall&#8217;inizio dei tumulti sono state diffuse e smentite varie bufale, alcune particolarmente clamorose come quella dell&#8217; arresto di Amina Arraf, blogger lesbica che raccontava la sua vita e la durezza della repressione del regime attirando su di se l&#8217;attenzione dei media occidentali. L&#8217;annuncio dell&#8217;arresto di Amina, prelevata da casa nel cuore della notte ha scatenato Il tam tam dei social network e si sono levati numerosi appelli per la sua liberazione, tanto che persino il Dipartimento di Stato statunitense ha avviato un indagine. Amina era in realtà un pacifista americano di 40 anni che voleva sensibilizzare sulla situazione in Siria. Sul fronte opposto il canale nazionale siriano e Al Dunya, televisione privata vicina al regime, gridano al complotto internazionale a danno di Damasco citando proprio frodi come quella di Amina e contrattaccano con accuse rivolte sopratutto ad Al Jazeera ed Al Arabia. I due canali satellitari sono accusati di servire gli interessi dei loro paesi d&#8217;origine, Arabia Saudita e Qatar, e dei loro alleati statunitensi. La propaganda di regime si è spinta talvolta oltre la soglia del ridicolo arrivando sostenendo ad esempio che le previsioni del tempo di Al Arabia includerebbero messaggi in codice per i terroristi o che attraverso i passaggi del giocatore di calcio Leonard Messi durante la partita Barcellona &#8211; Real Madrid sarebbero state trasmesse istruzioni per i contrabbandieri di armi.</itunes:summary>
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		<title>Da My Lay a Kandahar, niente di nuovo sul fronte occidentale</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Mar 2012 12:11:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ciro Colonna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nella notte tra il 10 e l&#8217;11 marzo un soldato statunitense ha fatto strage di civili afgani nella provincia di  Kandahar. La dinamica dei fatti non lascia spazio a interpretazioni, avendo il militare fatto irruzione di notte in numerose case di due villaggi contigui alla base dove è di stanza, massacrando 16 persone e ferendone altre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://amisnet.org/files/2012/03/usa-vietnam.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-14425" title="usa-vietnam" src="http://amisnet.org/files/2012/03/usa-vietnam.jpg" alt="" width="250" height="250" /></a>Nella notte tra il 10 e l&#8217;11 marzo un soldato statunitense ha fatto strage di civili afgani nella provincia di  Kandahar. La dinamica dei fatti non lascia spazio a interpretazioni, avendo il militare fatto irruzione di notte in numerose case di due villaggi contigui alla base dove è di stanza, massacrando 16 persone e ferendone altre 5. Le reazioni del governo statunitense, come della stampa internazionale, parlano di &#8220;mela marcia&#8221; da isolare e punire adeguatamente. Sottilmente viene anche introdotto il pensiero, pericoloso, che sia quasi naturale che accadano cose di questo genere a militari sottoposti a sollecitazioni psicologiche molto forti in un contesto in cui, sono parole di molti giornali compresi alcuni quotidiani italiani, &#8220;ogni persona, compreso un bambino che mastica un chewing gum o una donna con il velo, sono dei potenziali nemici&#8221;. &#8220;Un modo singolare di descrivere un&#8217;occupazione militare della quale neanche l&#8217;esercito statunitense conosce i motivi&#8221;, commenta Bianca Cerri ai nostri microfoni.</p>
<p>La strage di  Kandahar cade a pochi giorni da un drammatico anniversario, quello del massacro di My Lay in Vietnam. I fatti risalgono al 15 marzo 1968, quando l&#8217;undicesima brigata delle esercito statunitense, capitanata dal tenente William L. Calley, fece irruzione nel villaggio, uccidendo 347 tra donne, bambini e anziani. William L. Calley venne inizialmente condannato all&#8217;ergastolo per questi accadimenti, ma la sua pena venne rapidamente commutata dall&#8217;amministrazione Nixon, insediatasi poco dopo i fatti di My Lay, in arresti domiciliari durati poco più di tre anni.</p>
<p>Il parallelismo tra i due episodi è chiaramente evidente, come pure le reazioni tanto del governo quanto della stampa sembrano non differenziarsi di molto. L&#8217;auspicio naturalmente è che l&#8217;esito della vicenda non sia lo stesso e che si possa avviare una seria riflessione sul ripetersi di drammi di questo genere e sul fatto che probabilmente vadano letti nel quadro generale degli interventi militari statunitensi, del modo e delle finalità con cui vengono reclutati i militari e condotte le operazioni. Soprattutto sembra ormai insufficiente la retorica della mela marcia per spiegare simili fatti.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<itunes:summary>Nella notte tra il 10 e l&#8217;11 marzo un soldato statunitense ha fatto strage di civili afgani nella provincia di  Kandahar. La dinamica dei fatti non lascia spazio a interpretazioni, avendo il militare fatto irruzione di notte in numerose case di due villaggi contigui alla base dove è di stanza, massacrando 16 persone e ferendone altre 5. Le reazioni del governo statunitense, come della stampa internazionale, parlano di &#8220;mela marcia&#8221; da isolare e punire adeguatamente. Sottilmente viene anche introdotto il pensiero, pericoloso, che sia quasi naturale che accadano cose di questo genere a militari sottoposti a sollecitazioni psicologiche molto forti in un contesto in cui, sono parole di molti giornali compresi alcuni quotidiani italiani, &#8220;ogni persona, compreso un bambino che mastica un chewing gum o una donna con il velo, sono dei potenziali nemici&#8221;. &#8220;Un modo singolare di descrivere un&#8217;occupazione militare della quale neanche l&#8217;esercito statunitense conosce i motivi&#8221;, commenta Bianca Cerri ai nostri microfoni.
La strage di  Kandahar cade a pochi giorni da un drammatico anniversario, quello del massacro di My Lay in Vietnam. I fatti risalgono al 15 marzo 1968, quando l&#8217;undicesima brigata delle esercito statunitense, capitanata dal tenente William L. Calley, fece irruzione nel villaggio, uccidendo 347 tra donne, bambini e anziani. William L. Calley venne inizialmente condannato all&#8217;ergastolo per questi accadimenti, ma la sua pena venne rapidamente commutata dall&#8217;amministrazione Nixon, insediatasi poco dopo i fatti di My Lay, in arresti domiciliari durati poco più di tre anni.
Il parallelismo tra i due episodi è chiaramente evidente, come pure le reazioni tanto del governo quanto della stampa sembrano non differenziarsi di molto. L&#8217;auspicio naturalmente è che l&#8217;esito della vicenda non sia lo stesso e che si possa avviare una seria riflessione sul ripetersi di drammi di questo genere e sul fatto che probabilmente vadano letti nel quadro generale degli interventi militari statunitensi, del modo e delle finalità con cui vengono reclutati i militari e condotte le operazioni. Soprattutto sembra ormai insufficiente la retorica della mela marcia per spiegare simili fatti.
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		<title>NO TAV occupano la sede romana della CMC</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Mar 2012 11:15:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Continuano a moltiplicarsi su scala nazionale le iniziative contro la realizzazione della linea ad alta velocità Torino Lione. La mattina del 14 marzo, verso le 10.30, alcune decine di attivisti hanno occupato simbolicamente la sede romana della Cooperativa Muratori e Cementisti, la multinazionale che si è aggiudicata una parte consistente dei lavori di costruzione del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Continuano a moltiplicarsi su scala nazionale le iniziative contro la realizzazione della linea ad alta velocità Torino Lione. La mattina del 14 marzo, verso le 10.30, alcune decine di attivisti hanno occupato simbolicamente la sede romana della Cooperativa Muratori e Cementisti, la multinazionale che si è aggiudicata una parte consistente dei lavori di costruzione del tratto contestato. &#8220;Abbiamo parlato con i dirigenti dell&#8217;azienda, che non hanno argomenti per controbattere alle nostre contestazioni&#8221;, racconta Riccardo, &#8220;poco dopo è arrivata la polizia, che con atteggiamento arrogante ci ha identificato e trattenuto in una stanza dello stabile&#8221;.<br />
Riportiamo il testo del comunicato diramato durante l&#8217;azione dimostrativa:</p>
<p>&#8220;Siamo qui oggi davanti alla CMC Cooperativa Muratori e Cementisti una cooperativa cosiddetta rossa che oggi è la quinta impresa di costruzioni italiana, al 96esimo posto nella classifica dei principali 225 «contractor» internazionali.<br />
La CMC si è aggiudicata l’incarico (affidato senza gara) di guidare un consorzio di imprese (Strabag AG, Cogeis SpA, Bentini SpA e Geotecna SpA) per la realizzazione del cunicolo esplorativo a Maddalena di Chiomonte in Val di Susa. Valore dell’appalto 96 milioni di Euro.</p>
<p>Appoggiamo la Resistenza della popolazione valsusina e ci opponiamo a quest&#8217;opera in quanto<br />
1 – INUTILE: tutte le previsioni sul numero di passeggeri e il volume del traffico merci dei prossimi anni stimano una diminuzione della domanda.<br />
2 – DANNOSA: l’impatto ambientale e sociale dell’opera sarebbe invece incalcolabile. Nessuna risposta è stata mai fornita agli innumerevoli esposti di tecnici e istituti indipendenti sul rischio inquinamento da amianto e uranio (minerali ampiamente presenti nel sottosuolo valsusino).<br />
3 – INFINITAMENTE ESOSA: la realizzazione di quest’opera comporterebbe un dispendio di denaro pubblico senza precedenti. L&#8217;opera costerà 20 miliardi di euro (stime) in un momento storico in cui ogni spesa pubblica è tagliata, ai fini del pareggio di bilancio. NO TAV = NO al DEBITO!<br />
4 – A RISCHIO MAFIA: l’architettura finanziaria che presiede alla realizzazione delle cosiddette “grandi opere” si articola in un sistema di appalti e sub-appalti in cui alto è il rischio di infiltrazione mafiosa.<br />
“Rendere evidente la produzione di valore per il mercato, per i finanziatori e per le comunità con cui s&#8217;interagisce”<br />
Questo dice il sito di CMC alla voce “mission”.<br />
E&#8217; evidente a tutti che la TAV in Val di Susa non produce nessun valore per la comunità con cui si interagisce né per i finanziatori cioè noi, cittadini italiani.<br />
Chiediamo perciò alla CMC di interrompere i lavori, di ritirarsi dall&#8217;incarico del tunnel esplorativo, di ascoltare la voce della comunità valsusina.<br />
In Val di Susa non vi è in gioco l&#8217;opposizione alla realizzazione di un&#8217;opera pubblica. E&#8217; invece la manifestazione di due modi contrapposti e paradigmatici di concepire e di vivere i rapporti sociali, le relazioni con il territorio, l&#8217;attività economica, la cultura, il diritto, la politica.<br />
Per questo ci riguarda tutt*, per questo siamo con i valsusin*, per questo la società civile si mobilita contro quest&#8217;opera in tutta Italia.<br />
Chiediamo a CMC di non rendersi complice della repressione militare a cui sono soggetti i valsusini. Chiediamo a CMC di non procedere con le esplorazioni, di non lavorare in un cantiere militarizzato, di non causare questa devastazione sociale, economica e ambientale&#8221;.</p>
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		<itunes:summary>Continuano a moltiplicarsi su scala nazionale le iniziative contro la realizzazione della linea ad alta velocità Torino Lione. La mattina del 14 marzo, verso le 10.30, alcune decine di attivisti hanno occupato simbolicamente la sede romana della Cooperativa Muratori e Cementisti, la multinazionale che si è aggiudicata una parte consistente dei lavori di costruzione del tratto contestato. &#8220;Abbiamo parlato con i dirigenti dell&#8217;azienda, che non hanno argomenti per controbattere alle nostre contestazioni&#8221;, racconta Riccardo, &#8220;poco dopo è arrivata la polizia, che con atteggiamento arrogante ci ha identificato e trattenuto in una stanza dello stabile&#8221;.
Riportiamo il testo del comunicato diramato durante l&#8217;azione dimostrativa:
&#8220;Siamo qui oggi davanti alla CMC Cooperativa Muratori e Cementisti una cooperativa cosiddetta rossa che oggi è la quinta impresa di costruzioni italiana, al 96esimo posto nella classifica dei principali 225 «contractor» internazionali.
La CMC si è aggiudicata l’incarico (affidato senza gara) di guidare un consorzio di imprese (Strabag AG, Cogeis SpA, Bentini SpA e Geotecna SpA) per la realizzazione del cunicolo esplorativo a Maddalena di Chiomonte in Val di Susa. Valore dell’appalto 96 milioni di Euro.
Appoggiamo la Resistenza della popolazione valsusina e ci opponiamo a quest&#8217;opera in quanto
1 – INUTILE: tutte le previsioni sul numero di passeggeri e il volume del traffico merci dei prossimi anni stimano una diminuzione della domanda.
2 – DANNOSA: l’impatto ambientale e sociale dell’opera sarebbe invece incalcolabile. Nessuna risposta è stata mai fornita agli innumerevoli esposti di tecnici e istituti indipendenti sul rischio inquinamento da amianto e uranio (minerali ampiamente presenti nel sottosuolo valsusino).
3 – INFINITAMENTE ESOSA: la realizzazione di quest’opera comporterebbe un dispendio di denaro pubblico senza precedenti. L&#8217;opera costerà 20 miliardi di euro (stime) in un momento storico in cui ogni spesa pubblica è tagliata, ai fini del pareggio di bilancio. NO TAV = NO al DEBITO!
4 – A RISCHIO MAFIA: l’architettura finanziaria che presiede alla realizzazione delle cosiddette “grandi opere” si articola in un sistema di appalti e sub-appalti in cui alto è il rischio di infiltrazione mafiosa.
“Rendere evidente la produzione di valore per il mercato, per i finanziatori e per le comunità con cui s&#8217;interagisce”
Questo dice il sito di CMC alla voce “mission”.
E&#8217; evidente a tutti che la TAV in Val di Susa non produce nessun valore per la comunità con cui si interagisce né per i finanziatori cioè noi, cittadini italiani.
Chiediamo perciò alla CMC di interrompere i lavori, di ritirarsi dall&#8217;incarico del tunnel esplorativo, di ascoltare la voce della comunità valsusina.
In Val di Susa non vi è in gioco l&#8217;opposizione alla realizzazione di un&#8217;opera pubblica. E&#8217; invece la manifestazione di due modi contrapposti e paradigmatici di concepire e di vivere i rapporti sociali, le relazioni con il territorio, l&#8217;attività economica, la cultura, il diritto, la politica.
Per questo ci riguarda tutt*, per questo siamo con i valsusin*, per questo la società civile si mobilita contro quest&#8217;opera in tutta Italia.
Chiediamo a CMC di non rendersi complice della repressione militare a cui sono soggetti i valsusini. Chiediamo a CMC di non procedere con le esplorazioni, di non lavorare in un cantiere militarizzato, di non causare questa devastazione sociale, economica e ambientale&#8221;.</itunes:summary>
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		<title>Marsiglia: la polizia blinda il forum delle multinazionali dell&#8217;acqua</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Mar 2012 13:08:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Cocco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Imponente dispiegamento di forze dell&#8217;ordine a Marsiglia in occasione del Forum Mondiale dell&#8217;Acqua, appuntamento che come ogni 3 anni riunisce le principali società private dell&#8217;acqua e le lobby a favore della privatizzazione delle risorse idriche. La polizia francese ha fermato una quarantina di attivisti e giornalisti che si trovavano fuori dalla sede del Forum impedendo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Imponente dispiegamento di forze dell&#8217;ordine a Marsiglia in occasione del Forum Mondiale dell&#8217;Acqua, appuntamento che come ogni 3 anni riunisce le principali società private dell&#8217;acqua e le lobby a favore della privatizzazione delle risorse idriche. La polizia francese ha fermato una quarantina di attivisti e giornalisti che si trovavano fuori dalla sede del Forum impedendo lo svolgimento di una manifestazione organizzata in occasione della sua apertura. Un atto intimidatorio secondo gli attivisti giunti a Marsiglia da diversi paesi europei per partecipare al Forum Alternativo dell&#8217;Acqua il cui inizio è previsto per mercoledì. Gli attivisti sono stati circondati dalle forze dell&#8217;ordine e tenuti per 2 ore in stato di fermo. In mattinata altre 10 persone erano state fermate dalla polizia e portate al commissariato di Evreche per poi essere rilasciate senza alcuna spiegazione, alcune ore dopo. Tra di loro alcuni giornalisti freelance accreditati al Forum e portati via dall&#8217;edificio prima dell&#8217;inizio della conferenza stampa di apertura. &#8220;Le azioni intraprese questa mattina dalle forze dell&#8217;ordine&#8221; si legge in un comunicato del Forum italiano per i movimenti per l&#8217;acqua &#8220;rappresentano un gravissimo atto intimidatorio pensato per scoraggiare la partecipazione al Forum Alternativo&#8221;. Le multinazionali dell&#8217;acqua, e in particolare le società francesi che hanno ruolo di primo piano nel settore, si trovano del resto in una fase particolarmente delicata. Dopo la vittoria dei sì al referndum in Italia e le mobilitazioni in diverse altre parti del mondo, le società private stanno serrando le fila per evitare di perdere terreno. Tra le prime contromosse studuiate per arginare gli effetti dei movimenti, quello di adottare strategie comunicative simili a quelle usate dai movimenti per l&#8217;acqua pubblica. A Marsiglia racconta Francesca Caprini dell&#8217;associazione Yaku, le imprese che partecipano al Forum ufficiale parlano di bene comune, di diritti umani e per aprire l&#8217;evento hanno organizzato un carnevale dell&#8217;acqua coinvolgendo i bambini delle scuole. &#8220;E&#8217; evidente che hanno paura&#8221; commenta Francesca Caprini &#8220;perché sanno che  la consapevolezza a livello globale di ciò che vuol dire la privatizzazione è difficile da contenere&#8221;.</p>
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		<itunes:summary>Imponente dispiegamento di forze dell&#8217;ordine a Marsiglia in occasione del Forum Mondiale dell&#8217;Acqua, appuntamento che come ogni 3 anni riunisce le principali società private dell&#8217;acqua e le lobby a favore della privatizzazione delle risorse idriche. La polizia francese ha fermato una quarantina di attivisti e giornalisti che si trovavano fuori dalla sede del Forum impedendo lo svolgimento di una manifestazione organizzata in occasione della sua apertura. Un atto intimidatorio secondo gli attivisti giunti a Marsiglia da diversi paesi europei per partecipare al Forum Alternativo dell&#8217;Acqua il cui inizio è previsto per mercoledì. Gli attivisti sono stati circondati dalle forze dell&#8217;ordine e tenuti per 2 ore in stato di fermo. In mattinata altre 10 persone erano state fermate dalla polizia e portate al commissariato di Evreche per poi essere rilasciate senza alcuna spiegazione, alcune ore dopo. Tra di loro alcuni giornalisti freelance accreditati al Forum e portati via dall&#8217;edificio prima dell&#8217;inizio della conferenza stampa di apertura. &#8220;Le azioni intraprese questa mattina dalle forze dell&#8217;ordine&#8221; si legge in un comunicato del Forum italiano per i movimenti per l&#8217;acqua &#8220;rappresentano un gravissimo atto intimidatorio pensato per scoraggiare la partecipazione al Forum Alternativo&#8221;. Le multinazionali dell&#8217;acqua, e in particolare le società francesi che hanno ruolo di primo piano nel settore, si trovano del resto in una fase particolarmente delicata. Dopo la vittoria dei sì al referndum in Italia e le mobilitazioni in diverse altre parti del mondo, le società private stanno serrando le fila per evitare di perdere terreno. Tra le prime contromosse studuiate per arginare gli effetti dei movimenti, quello di adottare strategie comunicative simili a quelle usate dai movimenti per l&#8217;acqua pubblica. A Marsiglia racconta Francesca Caprini dell&#8217;associazione Yaku, le imprese che partecipano al Forum ufficiale parlano di bene comune, di diritti umani e per aprire l&#8217;evento hanno organizzato un carnevale dell&#8217;acqua coinvolgendo i bambini delle scuole. &#8220;E&#8217; evidente che hanno paura&#8221; commenta Francesca Caprini &#8220;perché sanno che  la consapevolezza a livello globale di ciò che vuol dire la privatizzazione è difficile da contenere&#8221;.</itunes:summary>
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