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	<title>Amisnet &#187; AudioNews</title>
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	<description>Informazione Sociale Quotidiana</description>
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	<copyright>1998-2008 </copyright>
	<managingEditor>web@amisnet.org (Amisnet)</managingEditor>
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	<category>News &#38; Politics</category>
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		<title>Amisnet</title>
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	<itunes:subtitle>Informazione sociale e programmi di approfondimento dalla redazione di AMISnet.</itunes:subtitle>
	<itunes:summary>Amisnet e' un'agenzia radiofonica attiva da oltre 9 anni. La sua principale attivita' consiste nella produzione e la distribuzione di prodotti radiofonici di approfondimento a circa 35 radio italiane. Il podcast e' una selezione quotidiana dei servizi audio distribuiti tramite i siti del network Amisnet.</itunes:summary>
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		<title>In una Francoforte blindata, zone rosse diffuse e sospensione dei diritti</title>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 10:43:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Cocco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo lo sgombero mercoledì mattina contro l&#8217;assembramento che dal 15 ottobre presidiava il palazzo della Banca Centrale europea, Francoforte continua a rimanere in balia delle estese misure di sicurezza imposte dalle forze dell&#8217;ordine. I pulmann e i treni diretti verso la città continuano ad essere fermati e controllati nel tentativo di impedire agli attivisti di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo lo sgombero mercoledì mattina contro l&#8217;assembramento che dal 15 ottobre presidiava il palazzo della Banca Centrale europea, Francoforte continua a rimanere in balia delle estese misure di sicurezza imposte dalle forze dell&#8217;ordine. I pulmann e i treni diretti verso la città continuano ad essere fermati e controllati nel tentativo di impedire agli attivisti di raggiungere il cuore della finanza europea e sopratutto Blockupy, la 4 giorni di proteste contro le politiche di austerità imposte dall&#8217;Ue. Nel frattempo oltre 10 mila poliziotti presidiano la città impedendo qualsiasi assembramento e negando le autorizzazioni alle manifestazioni previste. In forse c&#8217;è anche il presidio davanti al Muncipio convocato per il pomeriggio di giovedì dalla Lega per i diritti per denunciare lo stato di sicurezza e la sospensione dei diritti messe in atto dalle autorità. Tra i sistemi utilizzati dalle forze dell&#8217;ordine c&#8217;è il <em>Platzverweis</em> misura che concede a qualsiasi poliziotto la discrezione di delimitare zone nelle quali le persone non possono entrare. Il risultato è il moltiplicarsi di zone rosse che si estendono a  macchia di leopardo per la città. Il tutto in attesa del corteo di sabato, per il quale è prevista la partecipazione di migliaia di attivisti.</p>
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		<itunes:summary>Dopo lo sgombero mercoledì mattina contro l&#8217;assembramento che dal 15 ottobre presidiava il palazzo della Banca Centrale europea, Francoforte continua a rimanere in balia delle estese misure di sicurezza imposte dalle forze dell&#8217;ordine. I pulmann e i treni diretti verso la città continuano ad essere fermati e controllati nel tentativo di impedire agli attivisti di raggiungere il cuore della finanza europea e sopratutto Blockupy, la 4 giorni di proteste contro le politiche di austerità imposte dall&#8217;Ue. Nel frattempo oltre 10 mila poliziotti presidiano la città impedendo qualsiasi assembramento e negando le autorizzazioni alle manifestazioni previste. In forse c&#8217;è anche il presidio davanti al Muncipio convocato per il pomeriggio di giovedì dalla Lega per i diritti per denunciare lo stato di sicurezza e la sospensione dei diritti messe in atto dalle autorità. Tra i sistemi utilizzati dalle forze dell&#8217;ordine c&#8217;è il Platzverweis misura che concede a qualsiasi poliziotto la discrezione di delimitare zone nelle quali le persone non possono entrare. Il risultato è il moltiplicarsi di zone rosse che si estendono a  macchia di leopardo per la città. Il tutto in attesa del corteo di sabato, per il quale è prevista la partecipazione di migliaia di attivisti.</itunes:summary>
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		<title>Italia, Stato di &#8230; emergenza</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2012/05/02/italia-stato-di-emergenza/</link>
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		<pubDate>Wed, 02 May 2012 12:44:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia Coronati</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tre anni dopo la scossa del 6 aprile 2009 in Abruzzo, il 95% delle macerie non è ancora stato rimosso, sia nel centro storico de L&#8217;Aquila che negli altri paesi colpiti dal terremoto. La gestione di questa catastrofe è ricostruita nel documentario &#8220;Comando e controllo&#8221; di Alberto Puliafito,  un racconto della gestione del potere in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tre anni dopo la scossa del 6 aprile 2009 in Abruzzo, il 95% delle macerie non è ancora stato rimosso, sia nel centro storico de L&#8217;Aquila che negli altri paesi colpiti dal terremoto. La gestione di questa catastrofe è ricostruita nel documentario &#8220;Comando e controllo&#8221; di Alberto Puliafito,  un racconto della gestione del potere in Italia attraverso le emergenze.</p>
<p>L&#8217;indagine ricostruisce le trasformazioni avvenute negli ultimi anni nel Dipartimento nazionale della Protezione civile e il modo in cui è stata gestito il post terremoto a L&#8217;aquila.<br />
&#8220;A L&#8217;aquila è stato fatto un esperimento per la gestione del potere a seguito di una catastrofe&#8221; spiega ai nostri microfoni Puliafito. &#8220;Per la prima volta nella storia italiana, invece di aiutare i cittadini attraverso interventi sussidiari a ritornare alla normale vita socio-economica, lo Stato è intervenuto in maniera verticisitica, imponendo dall&#8217;alto una gestione dell&#8217;emergenza molto particolare&#8221;.<br />
Una gestione che si traduce nelle 19 &#8220;new town&#8221; volute da Silvio Berlusconi, &#8220;costruzioni che a mio avviso hanno generato una perifera rarefatta&#8221; continua l&#8217;autore del film &#8220;e che sono degli interventi definitivi, mentre nell&#8217;emergenza bisognerebbe intervenire in maniera provvisoria e fare scegliere ai cittadini quello di cui hanno bisogno&#8221;.</p>
<p>Nel film la storia del terremoto d&#8217;Abruzzo diventa un paradigma degli stati d&#8217;emergenza in Italia, decretati per le situazioni più disparate ai fini di intervenire con i poteri dei commissari straordinari, andando in deroga alle leggi vigenti e presentando queste soluzioni come l&#8217;unica via possibile di risolvere le cose. &#8220;Basti pensare alla crisi finazniaria&#8221; conclude Puliafito &#8220;E&#8217; proprio di qusti giorni la modifica di tre articoli della nostra Costituzione che ha introdotto il pareggio di bilancio, ancora una volta questa scelta è sembrata l&#8217;unica possibile per risolvere l&#8217;&#8221;emergenza crisi finanziaria&#8221;, scavallando le volontà dei cittadini&#8221;.</p>
<p>Per saperne di più sul film e sulla sua distribuzione:<br />
www.comandoecontrollo.it</p>
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		<itunes:subtitle>Tre anni dopo la scossa del 6 aprile 2009 in Abruzzo, il 95% delle macerie non è ancora stato rimosso, sia nel centro storico de L&#8217;Aquila che negli altri paesi colpiti dal terremoto. La gestione di questa catastrofe è ricostruita nel documenta[...]</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>Tre anni dopo la scossa del 6 aprile 2009 in Abruzzo, il 95% delle macerie non è ancora stato rimosso, sia nel centro storico de L&#8217;Aquila che negli altri paesi colpiti dal terremoto. La gestione di questa catastrofe è ricostruita nel documentario &#8220;Comando e controllo&#8221; di Alberto Puliafito,  un racconto della gestione del potere in Italia attraverso le emergenze.
L&#8217;indagine ricostruisce le trasformazioni avvenute negli ultimi anni nel Dipartimento nazionale della Protezione civile e il modo in cui è stata gestito il post terremoto a L&#8217;aquila.
&#8220;A L&#8217;aquila è stato fatto un esperimento per la gestione del potere a seguito di una catastrofe&#8221; spiega ai nostri microfoni Puliafito. &#8220;Per la prima volta nella storia italiana, invece di aiutare i cittadini attraverso interventi sussidiari a ritornare alla normale vita socio-economica, lo Stato è intervenuto in maniera verticisitica, imponendo dall&#8217;alto una gestione dell&#8217;emergenza molto particolare&#8221;.
Una gestione che si traduce nelle 19 &#8220;new town&#8221; volute da Silvio Berlusconi, &#8220;costruzioni che a mio avviso hanno generato una perifera rarefatta&#8221; continua l&#8217;autore del film &#8220;e che sono degli interventi definitivi, mentre nell&#8217;emergenza bisognerebbe intervenire in maniera provvisoria e fare scegliere ai cittadini quello di cui hanno bisogno&#8221;.
Nel film la storia del terremoto d&#8217;Abruzzo diventa un paradigma degli stati d&#8217;emergenza in Italia, decretati per le situazioni più disparate ai fini di intervenire con i poteri dei commissari straordinari, andando in deroga alle leggi vigenti e presentando queste soluzioni come l&#8217;unica via possibile di risolvere le cose. &#8220;Basti pensare alla crisi finazniaria&#8221; conclude Puliafito &#8220;E&#8217; proprio di qusti giorni la modifica di tre articoli della nostra Costituzione che ha introdotto il pareggio di bilancio, ancora una volta questa scelta è sembrata l&#8217;unica possibile per risolvere l&#8217;&#8221;emergenza crisi finanziaria&#8221;, scavallando le volontà dei cittadini&#8221;.
Per saperne di più sul film e sulla sua distribuzione:
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		<title>Prove tecniche di unione tra i lavoratori</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2012/04/20/prove-tecniche-di-unione-tra-i-lavoratori/</link>
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		<pubDate>Fri, 20 Apr 2012 11:08:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ciro Colonna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nelle scorse settimane la nostra agenzia ha a più riprese seguito la vicenda dello stabilimento RSI di Roma, i cui lavoratori sono stati posti in cassa integrazione nonostante la produttività dell&#8217;azienda presso la quale lavoravano. L&#8217;azienda, specializzata nella manutenzione di vetture ferroviarie, ha deciso di chiudere i battenti benchè le commesse non mancassero. Sotto questa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nelle scorse settimane la nostra agenzia ha a più riprese seguito la vicenda dello stabilimento RSI di Roma, i cui lavoratori sono stati posti in cassa integrazione nonostante la produttività dell&#8217;azienda presso la quale lavoravano. L&#8217;azienda, specializzata nella manutenzione di vetture ferroviarie, ha deciso di chiudere i battenti benchè le commesse non mancassero. Sotto questa strategia, apparentemente incomprensibile, i lavoratori individuano la volontà della proprietà di destinare il perimetro su cui insistono gli stabilimenti a speculazioni edilizie, favorite dalla vicinanza alla Stazione Tiburtina recentemente ristrutturata, e favorite dall&#8217;amministrazione comunale che non ha esitato a trovare accordi per cambiare la destinazione d&#8217;uso dell&#8217;area.</p>
<p>La &#8220;rivalutazione&#8221; di Casal Bertone è tema in discussione da anni e preoccupa non poco le reti sociali che lavorano da anni sul quartiere. L&#8217;accelerazione che questo processo e le mire dei costruttori e delle amministrazioni a loro vicine, si sono fatte progressivamente più concrete e aggressive. Dopo la RSI infatti sul territorio di Casal Bertone sono entrate in crisi con modalità simili altre due aziende, la Sirti e il Call center Trenitalia.</p>
<p>La mattina del 20 aprile queste tre realtà, a partire da una comune analisi sulle dinamiche che determinano la chiusura delle attività produttive sul territorio di Casal Bertone, hanno dato vita a un corteo spontaneo per via di Portonaccio  fino alla stazione Tiburtina. Dopo la dimostrazione i lavoratori delle tre strutture si sono riuniti in assemblea nella sede occupata della RSI per decidere i prossimi passaggi del percorso intrapreso. Probabilmente un&#8217;ulteriore occasione di mobilitazione si darà già nel pomeriggio, quando il sindaco Alemanno e i vertici di Trenitalia saranno a Casal Bertone per inaugurare il nuovo tratto della tangenziale est.</p>
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		<itunes:summary>Nelle scorse settimane la nostra agenzia ha a più riprese seguito la vicenda dello stabilimento RSI di Roma, i cui lavoratori sono stati posti in cassa integrazione nonostante la produttività dell&#8217;azienda presso la quale lavoravano. L&#8217;azienda, specializzata nella manutenzione di vetture ferroviarie, ha deciso di chiudere i battenti benchè le commesse non mancassero. Sotto questa strategia, apparentemente incomprensibile, i lavoratori individuano la volontà della proprietà di destinare il perimetro su cui insistono gli stabilimenti a speculazioni edilizie, favorite dalla vicinanza alla Stazione Tiburtina recentemente ristrutturata, e favorite dall&#8217;amministrazione comunale che non ha esitato a trovare accordi per cambiare la destinazione d&#8217;uso dell&#8217;area.
La &#8220;rivalutazione&#8221; di Casal Bertone è tema in discussione da anni e preoccupa non poco le reti sociali che lavorano da anni sul quartiere. L&#8217;accelerazione che questo processo e le mire dei costruttori e delle amministrazioni a loro vicine, si sono fatte progressivamente più concrete e aggressive. Dopo la RSI infatti sul territorio di Casal Bertone sono entrate in crisi con modalità simili altre due aziende, la Sirti e il Call center Trenitalia.
La mattina del 20 aprile queste tre realtà, a partire da una comune analisi sulle dinamiche che determinano la chiusura delle attività produttive sul territorio di Casal Bertone, hanno dato vita a un corteo spontaneo per via di Portonaccio  fino alla stazione Tiburtina. Dopo la dimostrazione i lavoratori delle tre strutture si sono riuniti in assemblea nella sede occupata della RSI per decidere i prossimi passaggi del percorso intrapreso. Probabilmente un&#8217;ulteriore occasione di mobilitazione si darà già nel pomeriggio, quando il sindaco Alemanno e i vertici di Trenitalia saranno a Casal Bertone per inaugurare il nuovo tratto della tangenziale est.</itunes:summary>
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		<title>Scomparsi tunisini: manifestazioni a Roma e Tunisi</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Mar 2012 14:16:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Cocco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Scendono nuovamente in piazza i comitati dei familiari dei dispersi tunisini, per protestare contro l&#8217;assordante silenzio delle istituzioni sulla scomparsa di almeno 236 persone partite dalla Tunisia alla volta dell&#8217;Italia nel marzo-aprile del 2011. Il 30 marzo davanti all&#8217;ambasciata tunisina in Italia una cinquantina di attivisti hanno organizzato un sit in, senza riuscire però ad [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Scendono nuovamente in piazza i comitati dei familiari dei dispersi tunisini, per protestare contro l&#8217;assordante silenzio delle istituzioni sulla scomparsa di almeno 236 persone partite dalla Tunisia alla volta dell&#8217;Italia nel marzo-aprile del 2011. Il 30 marzo davanti all&#8217;ambasciata tunisina in Italia una cinquantina di attivisti hanno organizzato un sit in, senza riuscire però ad ottenre un incontro con rappresentanti dell&#8217;ambasciata. Contemporaneamente si manifestava anche a Tunisi dove sono state centinaia le persone che si sono riunite di fronte all&#8217;ambasciata italiana e dove una delegazione sarebbe stata accolta. &#8220;E&#8217; passato oltre un anno e non sono riusciti a dirci nulla dei nostri ragazzi&#8221; ricorda Imed Soltani, uno dei familiari giunti in Italia per tentare di fare luce sui desaparecidos tunisini. &#8220;La colpa&#8221; sottolinea Imed &#8221; è di entrambi: del governo tunisino e del governo italiano&#8221;. &#8220;Tunisi e Roma&#8221; incalza Federica Sossi del collettivo venticinque undici &#8220;non ci danno risposte&#8221; ma le tante domande che emergono da questa vicenda vanno al di là dei singole persone di cui non si hanno più notizie. &#8220;Vogliamo sapere cosa è successo nel Mar Mediterraneo in tutti que mesi (a partire dal gennaio del 2011). Ieri il Consiglio d&#8217;Europa ha condannato l&#8217;Italia sulla vicenda dell&#8217;imbarcazione proveniente dalla Libia, vista da tutti, ma non soccorsa. Le madri tunisine&#8221;, prosegue,  &#8221; vogliono sapere dove sono i loro figli, ma vogliono anche, e noi con loro, che non esistano più leggi in Tunisia per cui emigrare è un reato e leggi sull&#8217;immigrazione come quelle attuali in Italia e in Europa&#8221;. Contemporaneamente a quella di Tunisi e a quella di Roma, un&#8217;altra manifestazione si è svolta a Napoli, davanti al consolato, mentre nel pomeriggio una nuova iniziativa è prevista a Gibellina, in Sicilia, dove verrà inaugurata un&#8217;<a href="http://amisnet.org/agenzia/2012/03/29/dove-sono-i-nostri-figli-a-gibellina-suoni-e-racconti-sui-dispersi-tunisini/">esposizione che raccoglie le voci e le testimonianze dei parenti degli scomparsi</a>.</p>
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		<itunes:summary>Scendono nuovamente in piazza i comitati dei familiari dei dispersi tunisini, per protestare contro l&#8217;assordante silenzio delle istituzioni sulla scomparsa di almeno 236 persone partite dalla Tunisia alla volta dell&#8217;Italia nel marzo-aprile del 2011. Il 30 marzo davanti all&#8217;ambasciata tunisina in Italia una cinquantina di attivisti hanno organizzato un sit in, senza riuscire però ad ottenre un incontro con rappresentanti dell&#8217;ambasciata. Contemporaneamente si manifestava anche a Tunisi dove sono state centinaia le persone che si sono riunite di fronte all&#8217;ambasciata italiana e dove una delegazione sarebbe stata accolta. &#8220;E&#8217; passato oltre un anno e non sono riusciti a dirci nulla dei nostri ragazzi&#8221; ricorda Imed Soltani, uno dei familiari giunti in Italia per tentare di fare luce sui desaparecidos tunisini. &#8220;La colpa&#8221; sottolinea Imed &#8221; è di entrambi: del governo tunisino e del governo italiano&#8221;. &#8220;Tunisi e Roma&#8221; incalza Federica Sossi del collettivo venticinque undici &#8220;non ci danno risposte&#8221; ma le tante domande che emergono da questa vicenda vanno al di là dei singole persone di cui non si hanno più notizie. &#8220;Vogliamo sapere cosa è successo nel Mar Mediterraneo in tutti que mesi (a partire dal gennaio del 2011). Ieri il Consiglio d&#8217;Europa ha condannato l&#8217;Italia sulla vicenda dell&#8217;imbarcazione proveniente dalla Libia, vista da tutti, ma non soccorsa. Le madri tunisine&#8221;, prosegue,  &#8221; vogliono sapere dove sono i loro figli, ma vogliono anche, e noi con loro, che non esistano più leggi in Tunisia per cui emigrare è un reato e leggi sull&#8217;immigrazione come quelle attuali in Italia e in Europa&#8221;. Contemporaneamente a quella di Tunisi e a quella di Roma, un&#8217;altra manifestazione si è svolta a Napoli, davanti al consolato, mentre nel pomeriggio una nuova iniziativa è prevista a Gibellina, in Sicilia, dove verrà inaugurata un&#8217;esposizione che raccoglie le voci e le testimonianze dei parenti degli scomparsi.</itunes:summary>
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		<title>&#8216;NdrangheTAV, un filo rosso che lega tutte le grandi opere italiane</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Mar 2012 11:32:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Negli ultimi anni è stata progressivamente sfatata la convinzione diffusa secondo cui è solo il meridione del nostro paese ad essere interessato dai fenomeni mafiosi e di malavita organizzata. Nonostante molte voci, anche istituzionali, si neghino a riconoscere questa realtà, ci sono molti settori che sono sostanzialmente in mano alla malavita organizzata. Uno di questi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><a href="http://amisnet.org/files/2012/03/ndranghetav2web.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-14545" title="ndranghetav2web" src="http://amisnet.org/files/2012/03/ndranghetav2web.jpg" alt="" width="250" height="250" /></a>Negli ultimi anni è stata progressivamente sfatata la convinzione diffusa secondo cui è solo il meridione del nostro paese ad essere interessato dai fenomeni mafiosi e di malavita organizzata. Nonostante molte voci, anche istituzionali, si neghino a riconoscere questa realtà, ci sono molti settori che sono sostanzialmente in mano alla malavita organizzata. Uno di questi, quasi superfluo sottolinearlo, è l&#8217;edilizia, soprattutto quella industriale e quindi legata alle grandi opere di commissione pubblica. Naturalmente non è solo una questione di denaro &#8211; anche se si parla di cifre astronomiche che nulla hanno da invidiare all&#8217;ammontare di una legge finanziaria &#8211; ma di potere. Appalti significa contatti politici, rapporti con le istituzioni, controllo dei territori.</div>
<div>&#8220;Non si tratta di un&#8217;emergenza ma di una presenza consolidata&#8221;, commenta Giovanni Tizian ai nostri microfoni, &#8221;dove organizzazioni assumono sempre più l&#8217;aspetto di consigli di amministrazione. Le organizzazioni criminali hanno fatto la loro comparsa nel nord del paese fin dagli anni settanta. Presenza che si è andata poi consolidando, attraverso una miriade di aziende controllate, particolarmente attive nel settore dell&#8217;edilizia, ma anche dei trasporti e del facchinaggio, del gioco d&#8217;azzardo legale.&#8221;</div>
<div>Le principali conseguenze sono riscontrabili nella scarsa qualità dei manufatti, nel mancato rispetto dei diritti e delle norme di sicurezza dei lavoratori, nell&#8217;inquinamento e deturpazione del territorio. La questione, da problema di ordine pubblico, si trasla quindi sul piano economico, sulla stessa struttura economica di interi settori produttivi nel nostro paese.</div>
<div>&#8220;Nessuna delle grandi opere in costruzione o solo in progetto sono al riparo da infiltrazioni mafiose in Italia. Queste infiltrazioni si fondano principalmente sui bassissimi prezzi che le cosche sono in grado di offrire grazie al mancato rispetto delle normative. Ma naturalmente gli appalti non si assegnano da soli, veng0n0 assegnati piuttosto per via politica. Impossibile quindi parlare di mafia nell&#8217;economia legale senza entrare nel campo delle collusioni politiche con le reatlà mafiose&#8221;, continua Tizian.</div>
<div>Ovviamente anche la costruzione della TAV Torino Lione è sottoposta a queste stesse logiche. Il rischio che l&#8217;opera diventi l&#8217;ennesima manna per le organizzazioni criminali che controlla no le ditte di movimento terra e di edilizia industriale, in un territorio in cui la presenza della &#8216;ndrangheta è consolidata e dimostrata, è altissimo.</div>
<div></div>
<div>Giovanni Tizian il 27 marzo alle 19.30 sarà alla città dell&#8217;utopia a Roma per discutere proprio di questi temi, nell&#8217;ambito dell&#8217;iniziativa <a href="http://www.lacittadellutopia.it/#toc1">Ndranghetav, un filo rosso che lega tutte le grandi opere italiane </a>.</div>
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<div>Giovanni Tizian, giornalista e autore del libro <a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/scheda.aspx?bk=9788895731261"><em>Gotica. ‘Ndrangheta, mafia e camorra oltrepassano la linea, </em>ed. Round Robin</a>. Per la sua attività di inchiesta Giovanni Tizian ha subito pesanti minacce, tanto che da mesi vive sotto scorta. E&#8217; in corso anche una campagna in sua difesa, in difesa della libera informazione. Potrete trovare tutte le informazioni relative alla campagna sul sito <a href="http://iomichiamogiovannitizian.org/" target="_blank">iomichiamogiovannitizian.org</a></div>
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		<itunes:summary>Negli ultimi anni è stata progressivamente sfatata la convinzione diffusa secondo cui è solo il meridione del nostro paese ad essere interessato dai fenomeni mafiosi e di malavita organizzata. Nonostante molte voci, anche istituzionali, si neghino a riconoscere questa realtà, ci sono molti settori che sono sostanzialmente in mano alla malavita organizzata. Uno di questi, quasi superfluo sottolinearlo, è l&#8217;edilizia, soprattutto quella industriale e quindi legata alle grandi opere di commissione pubblica. Naturalmente non è solo una questione di denaro &#8211; anche se si parla di cifre astronomiche che nulla hanno da invidiare all&#8217;ammontare di una legge finanziaria &#8211; ma di potere. Appalti significa contatti politici, rapporti con le istituzioni, controllo dei territori.
&#8220;Non si tratta di un&#8217;emergenza ma di una presenza consolidata&#8221;, commenta Giovanni Tizian ai nostri microfoni, &#8221;dove organizzazioni assumono sempre più l&#8217;aspetto di consigli di amministrazione. Le organizzazioni criminali hanno fatto la loro comparsa nel nord del paese fin dagli anni settanta. Presenza che si è andata poi consolidando, attraverso una miriade di aziende controllate, particolarmente attive nel settore dell&#8217;edilizia, ma anche dei trasporti e del facchinaggio, del gioco d&#8217;azzardo legale.&#8221;
Le principali conseguenze sono riscontrabili nella scarsa qualità dei manufatti, nel mancato rispetto dei diritti e delle norme di sicurezza dei lavoratori, nell&#8217;inquinamento e deturpazione del territorio. La questione, da problema di ordine pubblico, si trasla quindi sul piano economico, sulla stessa struttura economica di interi settori produttivi nel nostro paese.
&#8220;Nessuna delle grandi opere in costruzione o solo in progetto sono al riparo da infiltrazioni mafiose in Italia. Queste infiltrazioni si fondano principalmente sui bassissimi prezzi che le cosche sono in grado di offrire grazie al mancato rispetto delle normative. Ma naturalmente gli appalti non si assegnano da soli, veng0n0 assegnati piuttosto per via politica. Impossibile quindi parlare di mafia nell&#8217;economia legale senza entrare nel campo delle collusioni politiche con le reatlà mafiose&#8221;, continua Tizian.
Ovviamente anche la costruzione della TAV Torino Lione è sottoposta a queste stesse logiche. Il rischio che l&#8217;opera diventi l&#8217;ennesima manna per le organizzazioni criminali che controlla no le ditte di movimento terra e di edilizia industriale, in un territorio in cui la presenza della &#8216;ndrangheta è consolidata e dimostrata, è altissimo.

Giovanni Tizian il 27 marzo alle 19.30 sarà alla città dell&#8217;utopia a Roma per discutere proprio di questi temi, nell&#8217;ambito dell&#8217;iniziativa Ndranghetav, un filo rosso che lega tutte le grandi opere italiane .


Giovanni Tizian, giornalista e autore del libro Gotica. ‘Ndrangheta, mafia e camorra oltrepassano la linea, ed. Round Robin. Per la sua attività di inchiesta Giovanni Tizian ha subito pesanti minacce, tanto che da mesi vive sotto scorta. E&#8217; in corso anche una campagna in sua difesa, in difesa della libera informazione. Potrete trovare tutte le informazioni relative alla campagna sul sito iomichiamogiovannitizian.org


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		<title>La commissione lavoro della provincia di Roma si riunisce presso la RSI occupata</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Mar 2012 11:58:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ciro Colonna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si è tenuta nella mattinata del 15 marzo dentro i locali mensa dello stabilimento RSI, una riunione straordinaria della commissione lavoro della Provincia di Roma. Lo stabilimento è occupato dal 20 febbraio dai lavoratori che oltre a denunciare il mancato pagamento della cassa integrazione, mettono l&#8217;accento sulla mancanza di un piano industriale serio e sull&#8217;intenzione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://amisnet.org/files/2012/03/20120316-rsi.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-14450" title="SAMSUNG" src="http://amisnet.org/files/2012/03/20120316-rsi.jpg" alt="" width="250" height="250" /></a>Si è tenuta nella mattinata del 15 marzo dentro i locali mensa dello stabilimento RSI, una riunione straordinaria della commissione lavoro della Provincia di Roma. <a href="http://amisnet.org/agenzia/2012/02/20/occupato-lo-stabilimento-rsi-a-roma/">Lo stabilimento è occupato dal 20 febbraio dai lavoratori</a> che oltre a denunciare il mancato pagamento della cassa integrazione, mettono l&#8217;accento sulla mancanza di un piano industriale serio e sull&#8217;intenzione della Barletta srl, proprietaria dell&#8217;azienda, di dismettere il sito produttivo in virtù di una speculazione immobiliare. Sullo sfondo la costruzione della nuova stazione Tiburtina e lo stravolgimento del quartiere di Casal Bertone.</p>
<p>Presenti all&#8217;incontro, oltre ai lavoratori dello stabilimento e alle reti sociali che li sostengono, i rappresentanti sindacai delle diverse sigle di categoria, i presidenti dei municipi III, V e VI, i consiglieri provinciali Peciola e Miccoli e il consigliere comunale Alzetta.</p>
<p>Dure prese di posizione da parte dei referenti istituzionali rispetto alla situazione dei lavoratori RSI. Il primo piano da aggredire è quello del reddito di questi lavoratori, sospeso illegittimamente da ben 9 mesi. Poi bisogna rivalutare l&#8217;intero progetto sull&#8217;area di Casal Bertone, rivisitando gli accordi di programma tra comune e Trenitalia, ma anche il cambio di destinazione d&#8217;uso già accordato sull&#8217;area dove insiste la RSI. Il cambio di destinazione d&#8217;uso sarebbe infatti improponibile perchè il Piano Casa, cui questa operazione fa riferimento, esclude di poter intervenire su aree di interesse strategico e produttivo. In generale, questo in sintesi il piano di ragionamento comune a tutte le realtà presenti, bisogna interrogarsi sul perchè la nuova stazione Tiburtina non rappresenti un fattore di crescita per il territorio ma solo un&#8217;opportunità di speculazione e rendita da parte dei proprietari dei terreni e dei costruttori.</p>
<p>L&#8217;impegno comune è a produrre un documento comune che veda la firma delle istituzioni presenti, provincia, municipi e comune (nella figura del consigliere Alzetta), per porre in maniera inequivocabile il problema in sede di consiglio comunale.</p>
<h2></h2>
<h2></h2>
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		<itunes:summary>Si è tenuta nella mattinata del 15 marzo dentro i locali mensa dello stabilimento RSI, una riunione straordinaria della commissione lavoro della Provincia di Roma. Lo stabilimento è occupato dal 20 febbraio dai lavoratori che oltre a denunciare il mancato pagamento della cassa integrazione, mettono l&#8217;accento sulla mancanza di un piano industriale serio e sull&#8217;intenzione della Barletta srl, proprietaria dell&#8217;azienda, di dismettere il sito produttivo in virtù di una speculazione immobiliare. Sullo sfondo la costruzione della nuova stazione Tiburtina e lo stravolgimento del quartiere di Casal Bertone.
Presenti all&#8217;incontro, oltre ai lavoratori dello stabilimento e alle reti sociali che li sostengono, i rappresentanti sindacai delle diverse sigle di categoria, i presidenti dei municipi III, V e VI, i consiglieri provinciali Peciola e Miccoli e il consigliere comunale Alzetta.
Dure prese di posizione da parte dei referenti istituzionali rispetto alla situazione dei lavoratori RSI. Il primo piano da aggredire è quello del reddito di questi lavoratori, sospeso illegittimamente da ben 9 mesi. Poi bisogna rivalutare l&#8217;intero progetto sull&#8217;area di Casal Bertone, rivisitando gli accordi di programma tra comune e Trenitalia, ma anche il cambio di destinazione d&#8217;uso già accordato sull&#8217;area dove insiste la RSI. Il cambio di destinazione d&#8217;uso sarebbe infatti improponibile perchè il Piano Casa, cui questa operazione fa riferimento, esclude di poter intervenire su aree di interesse strategico e produttivo. In generale, questo in sintesi il piano di ragionamento comune a tutte le realtà presenti, bisogna interrogarsi sul perchè la nuova stazione Tiburtina non rappresenti un fattore di crescita per il territorio ma solo un&#8217;opportunità di speculazione e rendita da parte dei proprietari dei terreni e dei costruttori.
L&#8217;impegno comune è a produrre un documento comune che veda la firma delle istituzioni presenti, provincia, municipi e comune (nella figura del consigliere Alzetta), per porre in maniera inequivocabile il problema in sede di consiglio comunale.

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		<title>Mare Chiuso, un documentario sui respingimenti in mare</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Mar 2012 15:59:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il 23 febbraio 2012, l&#8217;Italia è stata condannata dalla Corte Europea per i  Diritti Umani di Strasburgo per violazione della Convenzione Europea sui Diritti Umani. La condanna arriva a seguito della pratica dei respingimenti in mare, fiore all&#8217;occhiello dell&#8217;allora ministro del&#8217;linterno Maroni e frutto dell&#8217;accordo tra il governo Berlusconi e il dittatore Gheddafi. La sentenza, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 23 febbraio 2012, l&#8217;Italia è stata condannata dalla Corte Europea per i  Diritti Umani di Strasburgo per violazione della Convenzione Europea sui Diritti Umani. La condanna arriva a seguito della pratica dei respingimenti in mare, fiore all&#8217;occhiello dell&#8217;allora ministro del&#8217;linterno Maroni e frutto dell&#8217;accordo tra il governo Berlusconi e il dittatore Gheddafi. La sentenza, oltre ad aprire alla possibilità di venire applicata ad altri casi di respingimenti subiti da altre persone, prevede un risarcimento di 15.000 euro ad ogni persona respinta.</p>
<p>Dopo lo scoppio della guerra in Libia molti dei migranti respinti verso questo paese si sono rifugiati in Tunisia. Altri invece sono ripartiti con i barconi alla volta dell&#8217;Italia. A partire dalle testimonianze di queste persone, raccolte tra l&#8217;Italia e il campo profughi di Shusha, in Tunisia, Stefano Liberti e Andrea Segre hanno realizzato il documentario Mare Chiuso, che verrà proiettato per la prima volta al Cinema Farnese il 15 marzo alle ore 20.30 e alle ore 22.30.</p>
<p>&#8220;I respingimenti&#8221;, racconta  Stefano Liberti ai nostri microfoni, &#8220;sono stati effettuati a partire da operazioni di salvataggio da parte della Marina e della Capitaneria di Porto, che abbordava i barconi  trasferendo quanti erano a bordo sulle imbarcazioni militari. Ai migranti veniva detto che sarebbero stati portati in salvo, in Italia, mentre invece venivano ricondotti da dove erano venuti. Nel momento in cui l&#8217;inganno veniva svelato spesso e volentieri veniva usata la forza per sedare le proteste, con l&#8217;uso di manganelli e persino di pistole elettriche.&#8221;</p>
<p>Per info sul documentario <a href="http://www.zalab.org/newsite/">www.zalab.org</a></p>
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		<itunes:summary>Il 23 febbraio 2012, l&#8217;Italia è stata condannata dalla Corte Europea per i  Diritti Umani di Strasburgo per violazione della Convenzione Europea sui Diritti Umani. La condanna arriva a seguito della pratica dei respingimenti in mare, fiore all&#8217;occhiello dell&#8217;allora ministro del&#8217;linterno Maroni e frutto dell&#8217;accordo tra il governo Berlusconi e il dittatore Gheddafi. La sentenza, oltre ad aprire alla possibilità di venire applicata ad altri casi di respingimenti subiti da altre persone, prevede un risarcimento di 15.000 euro ad ogni persona respinta.
Dopo lo scoppio della guerra in Libia molti dei migranti respinti verso questo paese si sono rifugiati in Tunisia. Altri invece sono ripartiti con i barconi alla volta dell&#8217;Italia. A partire dalle testimonianze di queste persone, raccolte tra l&#8217;Italia e il campo profughi di Shusha, in Tunisia, Stefano Liberti e Andrea Segre hanno realizzato il documentario Mare Chiuso, che verrà proiettato per la prima volta al Cinema Farnese il 15 marzo alle ore 20.30 e alle ore 22.30.
&#8220;I respingimenti&#8221;, racconta  Stefano Liberti ai nostri microfoni, &#8220;sono stati effettuati a partire da operazioni di salvataggio da parte della Marina e della Capitaneria di Porto, che abbordava i barconi  trasferendo quanti erano a bordo sulle imbarcazioni militari. Ai migranti veniva detto che sarebbero stati portati in salvo, in Italia, mentre invece venivano ricondotti da dove erano venuti. Nel momento in cui l&#8217;inganno veniva svelato spesso e volentieri veniva usata la forza per sedare le proteste, con l&#8217;uso di manganelli e persino di pistole elettriche.&#8221;
Per info sul documentario www.zalab.org</itunes:summary>
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		<title>Roma: Le voci dal carcere in un CD</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Mar 2012 10:13:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Portare fuori le voci dei detenuti attraverso la musica. Questo l&#8217;obiettivo principale di &#8220;D-Jail, voci dal carcere&#8221;, un progetto a cura dell&#8217;associazione Il ponte magico, in collaborazione con la Provincia di Roma. &#8220;D-Jail, voci dal carcere&#8221; è un CD  i cui testi dei brani sono stati scritti dai detenuti di diverse case circondariali di Roma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Portare fuori le voci dei detenuti attraverso la musica. Questo l&#8217;obiettivo principale di &#8220;D-Jail, voci dal carcere&#8221;, un progetto a cura dell&#8217;associazione Il ponte magico, in collaborazione con la Provincia di Roma.</p>
<p>&#8220;D-Jail, voci dal carcere&#8221; è un CD  i cui testi dei brani sono stati scritti dai detenuti di diverse case circondariali di Roma e provincia. Attraverso un bando, i detenuti sono stati invitati a scrivere testi per brani musicali, che poi sono stati selezionati e musicati da Il Ponte Magico. Il lavoro è liberamente scaricabile dal <a href="http://www.ilpontemagico.it/d-jail.html">sito dell&#8217;associazione Il Ponte magico</a>.</p>
<p>&#8220;Il progetto si inserisce nell&#8217;ambito di intervento dell&#8217;associazione di reinclusione sociale degli ex-detenuti attraverso la realizzazione di un &#8220;ponte&#8221; tra l&#8217;interno delle realtà carcerarie e il mondo esterno&#8221; spiegano i promotri dell&#8217;iniziativa &#8220;un mezzo per riaccogliere con più coscienza il detenuto che ha scontato la pena e per conoscere una realtà complessa troppo spesso marginalizzata&#8221;.</p>
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		<itunes:summary>Portare fuori le voci dei detenuti attraverso la musica. Questo l&#8217;obiettivo principale di &#8220;D-Jail, voci dal carcere&#8221;, un progetto a cura dell&#8217;associazione Il ponte magico, in collaborazione con la Provincia di Roma.
&#8220;D-Jail, voci dal carcere&#8221; è un CD  i cui testi dei brani sono stati scritti dai detenuti di diverse case circondariali di Roma e provincia. Attraverso un bando, i detenuti sono stati invitati a scrivere testi per brani musicali, che poi sono stati selezionati e musicati da Il Ponte Magico. Il lavoro è liberamente scaricabile dal sito dell&#8217;associazione Il Ponte magico.
&#8220;Il progetto si inserisce nell&#8217;ambito di intervento dell&#8217;associazione di reinclusione sociale degli ex-detenuti attraverso la realizzazione di un &#8220;ponte&#8221; tra l&#8217;interno delle realtà carcerarie e il mondo esterno&#8221; spiegano i promotri dell&#8217;iniziativa &#8220;un mezzo per riaccogliere con più coscienza il detenuto che ha scontato la pena e per conoscere una realtà complessa troppo spesso marginalizzata&#8221;.</itunes:summary>
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		<title>Occupato lo stabilimento RSI a Roma</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Feb 2012 16:46:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ciro Colonna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La mattina del 20 febbraio la quasi totalità dei 59 lavoratori della RSI di Roma ha deciso di prendere possesso dello stabilimento adiacente la stazione Tiburtina. Il motivo dell&#8217;iniziativa è la dismissione dell&#8217;attività produttiva e il fatto che da settembre i lavoratori non percepiscono quanto dovuto loro sotto forma di cassa integrazione. Lo stabilimento RSI [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La mattina del 20 febbraio la quasi totalità dei 59 lavoratori della RSI di Roma ha deciso di prendere possesso dello stabilimento adiacente la stazione Tiburtina. Il motivo dell&#8217;iniziativa è la dismissione dell&#8217;attività produttiva e il fatto che da settembre i lavoratori non percepiscono quanto dovuto loro sotto forma di cassa integrazione. Lo stabilimento RSI da più di 130 anni svolge lavoro di manutenzione per conto di Ferrovie dello Stato prima, di Trenitalia poi. La chiusura dell&#8217;attività è strettamente legata alle politiche di Trenitalia, che investendo sull&#8217;alta velocità ha tagliato il servizio dei treni notte, principale commessa affidata alla RSI. &#8220;L&#8217;attuale proprietà&#8221;, spiega però Lorenzo, uno dei lavoratori coinvolti, &#8220;ha però dato fin da subito segnali scoraggianti rispetto al piano industriale per questa azienda. Non appena subentrata, la Barletta srl, ha fatto capire che non ci sarebbe stato futuro per la RSI e per i suoi dipendenti. A prescindere dalle decisioni, pur contestabili, di Trenitalia. Il motivo molto semplicemente è che quest&#8217;area, con la ristrutturazione della stazione Tiburtina, acquisirebbe un&#8217;altissimo valore commerciale se ne venisse sancito il cambio di destinazione d&#8217;uso.&#8221; I dubbi di Lorenzo trovano conferma nel fatto che il comune sarebbe effettivamente pronto a modificare la destinazione d&#8217;uso dell&#8217;area su cui insiste lo stabilimento, come anche di molte altre aree industriali nel quartiere di Casal Bertone, esposto oggi a movimenti speculativi senza precedenti. L&#8217;occupazione da parte dei lavoratori rimescola le carte in tavola, mettendo in campo ance l&#8217;ipotesi dell&#8217;autogestione del servizio. Nel pomeriggio si è tenuta una conferenza stampa alla presenza di numerosi giornalisti, di rappresentanti delle istituzioni locali e parlamentari.</p>
<p><a href="http://www.globalproject.info/it/in_movimento/Roma-occupaRSI-occupazione-officine-Trenitalia/10831">Leggi il comunicato dei lavoratori RSI</a></p>
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		<itunes:summary>La mattina del 20 febbraio la quasi totalità dei 59 lavoratori della RSI di Roma ha deciso di prendere possesso dello stabilimento adiacente la stazione Tiburtina. Il motivo dell&#8217;iniziativa è la dismissione dell&#8217;attività produttiva e il fatto che da settembre i lavoratori non percepiscono quanto dovuto loro sotto forma di cassa integrazione. Lo stabilimento RSI da più di 130 anni svolge lavoro di manutenzione per conto di Ferrovie dello Stato prima, di Trenitalia poi. La chiusura dell&#8217;attività è strettamente legata alle politiche di Trenitalia, che investendo sull&#8217;alta velocità ha tagliato il servizio dei treni notte, principale commessa affidata alla RSI. &#8220;L&#8217;attuale proprietà&#8221;, spiega però Lorenzo, uno dei lavoratori coinvolti, &#8220;ha però dato fin da subito segnali scoraggianti rispetto al piano industriale per questa azienda. Non appena subentrata, la Barletta srl, ha fatto capire che non ci sarebbe stato futuro per la RSI e per i suoi dipendenti. A prescindere dalle decisioni, pur contestabili, di Trenitalia. Il motivo molto semplicemente è che quest&#8217;area, con la ristrutturazione della stazione Tiburtina, acquisirebbe un&#8217;altissimo valore commerciale se ne venisse sancito il cambio di destinazione d&#8217;uso.&#8221; I dubbi di Lorenzo trovano conferma nel fatto che il comune sarebbe effettivamente pronto a modificare la destinazione d&#8217;uso dell&#8217;area su cui insiste lo stabilimento, come anche di molte altre aree industriali nel quartiere di Casal Bertone, esposto oggi a movimenti speculativi senza precedenti. L&#8217;occupazione da parte dei lavoratori rimescola le carte in tavola, mettendo in campo ance l&#8217;ipotesi dell&#8217;autogestione del servizio. Nel pomeriggio si è tenuta una conferenza stampa alla presenza di numerosi giornalisti, di rappresentanti delle istituzioni locali e parlamentari.
Leggi il comunicato dei lavoratori RSI</itunes:summary>
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		<title>Palermo: Famiglie tunisine in sit-in</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Feb 2012 12:07:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia Coronati</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; arrivata a Palermo il 28 gennaio la delegazione dei familiari dei migranti tunisini dispersi. Le famiglie, che da quasi un anno ormai chiedono che le istituzioni rispondano sulla sorte di quei giovani partiti a marzo del 2011 dalla Tunisia e sparite nel nulla, dall&#8217;11 febbraio sono in sit-in davanti al consolato tunisino. La delegazione, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; arrivata a Palermo il 28 gennaio la delegazione dei familiari dei <a href="http://amisnet.org/agenzia/2011/11/17/passpartu-06-dispersi/">migranti tunisini dispersi</a>. Le famiglie, che da quasi un anno ormai chiedono che le istituzioni rispondano sulla sorte di quei giovani partiti a marzo del 2011 dalla Tunisia e sparite nel nulla, dall&#8217;11 febbraio sono in sit-in davanti al consolato tunisino.</p>
<p>La delegazione, composta da sei familiari, in questi giorni ha visitato diversi centri di accoglienza per migranti presenti in Sicilia in cerca dei propri familiari. &#8220;Ad oggi non hanno avuto nessuna risposta positiva&#8221; racconta ai nostri microfoni Rabih, un blogger che sta seguendo in questi giorni gli spostamenti della delegazione &#8220;l&#8217;unica nota positiva è stata la dichiarazione di alcuni mediatori culturali che hanno riconosciuto alcuni dei giovani scomparsi. Nel Cara di Caltanissetta poi gli è stato addirittura impedito l&#8217;ingresso&#8221;.</p>
<p>Dall&#8217;11febbraio i familiari sono in sit-in di fronte al consolato ma per ora il console non li ha accolti.&#8221;Stiamo protestando di fronte al consolato per fare pressione sul Ministero degli esteri tunisino affinchè ci dia una risposta&#8221; ha dichiarato un membro della delegazione &#8220;quando siamo partiti eravamo convinti che dopo pochi giorni il governo tunisino ci avrebbe inviato le impronte digitali dei nostri dispersi, ma ad oggi non ha fatto ancora nulla. Non ce ne andremo dall&#8217;Italia fino a quando non troveremo almeno uno dei ragazzi scomparsi&#8221;.</p>
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		<itunes:summary>E&#8217; arrivata a Palermo il 28 gennaio la delegazione dei familiari dei migranti tunisini dispersi. Le famiglie, che da quasi un anno ormai chiedono che le istituzioni rispondano sulla sorte di quei giovani partiti a marzo del 2011 dalla Tunisia e sparite nel nulla, dall&#8217;11 febbraio sono in sit-in davanti al consolato tunisino.
La delegazione, composta da sei familiari, in questi giorni ha visitato diversi centri di accoglienza per migranti presenti in Sicilia in cerca dei propri familiari. &#8220;Ad oggi non hanno avuto nessuna risposta positiva&#8221; racconta ai nostri microfoni Rabih, un blogger che sta seguendo in questi giorni gli spostamenti della delegazione &#8220;l&#8217;unica nota positiva è stata la dichiarazione di alcuni mediatori culturali che hanno riconosciuto alcuni dei giovani scomparsi. Nel Cara di Caltanissetta poi gli è stato addirittura impedito l&#8217;ingresso&#8221;.
Dall&#8217;11febbraio i familiari sono in sit-in di fronte al consolato ma per ora il console non li ha accolti.&#8221;Stiamo protestando di fronte al consolato per fare pressione sul Ministero degli esteri tunisino affinchè ci dia una risposta&#8221; ha dichiarato un membro della delegazione &#8220;quando siamo partiti eravamo convinti che dopo pochi giorni il governo tunisino ci avrebbe inviato le impronte digitali dei nostri dispersi, ma ad oggi non ha fatto ancora nulla. Non ce ne andremo dall&#8217;Italia fino a quando non troveremo almeno uno dei ragazzi scomparsi&#8221;.</itunes:summary>
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