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	<title>Amisnet &#187; AMISDoc</title>
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	<description>Informazione Sociale Quotidiana</description>
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	<itunes:subtitle>Informazione sociale e programmi di approfondimento dalla redazione di AMISnet.</itunes:subtitle>
	<itunes:summary>Amisnet e' un'agenzia radiofonica attiva da oltre 9 anni. La sua principale attivita' consiste nella produzione e la distribuzione di prodotti radiofonici di approfondimento a circa 35 radio italiane. Il podcast e' una selezione quotidiana dei servizi audio distribuiti tramite i siti del network Amisnet.</itunes:summary>
	<itunes:keywords>ambiente, conflitti, cooperazione, diritti, economia, politica, informazione sociale</itunes:keywords>
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		<title>Attraverso il deserto e il mare</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Jul 2011 14:43:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dall&#8217;Egitto a Israele, dalla Grecia all&#8217;Italia. &#8220;Attraverso il deserto e il mare&#8221; è il racconto di viaggio di due delle rotte più battute dai migranti che si muovono lungo le coste del Mediterraneo. Nell&#8217;audio-documentario sono raccolte le voci dei protagonisti di questi lunghi e pericolosi viaggi. Oggi in Israele vivono circa trentamila profughi. Provengono dall&#8217;Eritrea, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://amisnet.org/files/2011/07/250.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-13137" src="http://amisnet.org/files/2011/07/250.jpg" alt="" width="250" height="250" /></a></p>
<p>Dall&#8217;Egitto a Israele, dalla Grecia all&#8217;Italia. &#8220;Attraverso il deserto e il mare&#8221; è il racconto di viaggio di due delle rotte più battute dai migranti che si muovono lungo le coste del Mediterraneo. Nell&#8217;audio-documentario sono raccolte le voci dei protagonisti di questi lunghi e pericolosi viaggi.</p>
<p>Oggi in Israele vivono circa trentamila profughi. Provengono dall&#8217;Eritrea, dalla Somalia, dal Sudan o dal Darfur. Il loro viaggio, fatto di incontri, pericoli e scelte fortuite, li ha portati in questa terra medio orientale. Hanno dovuto oltrepassare di nascosto la frontiera che separa l&#8217;Egitto da Israele, attraversando il deserto del Sinai. Alcune organizzazioni israeliane che si battono per i diritti dei profughi, come <a href="http://www.phr.org.il/default.asp?PageID=100&amp;ItemID=1044">Physician for Human Rights</a> e <a href="http://www.hotline.org.il/english/pdf/Testimonies_from_sinay_122010.pdf">Hotline for migrants workers</a>, dopo numerosi colloqui sono riuscite a ricostruire la realtà dei campi nel deserto egiziano, all&#8217;interno dei quali i passeurs, spesso beduini, tengono segregati i migranti. Lunghi periodi senza cibo e acqua, torture, violenze sessuali, sparizioni.</p>
<p>Molti dei rifugiati che si sono mossi verso Israele avevano prima tentato di raggiungere l&#8217;Europa passando dalla Libia, ma non c&#8217;erano riusciti, a causa di un accordo tra l&#8217;Italia e la Libia, con cui l&#8217;Italia ha respinto migliaia di migranti sulle coste nordafricane. Altri invece hanno tentato di entrare nel vecchio continente passando dalla Turchia e poi dalla Grecia. Nella penisola ellenica oggi vive più di un milione di migranti. Agli afgani, iracheni, pachistani e iraniani negli ultimi anni si sono aggiunti migliaia di africani. La maggior parte di loro considera il paese solo una terra di passaggio, una porta di accesso alla &#8220;vera Europa&#8221;, che cerca di raggiungere in tutti i modi. La rotta più battuta è quella dell&#8217;attraversamento dell&#8217;Adriatico, ma ad Ancona, così come a Venezia, a Bari e a Brindisi, è difficile sottrarsi ai controlli della polizia. I porti sono blindati e spesso chi arriva è respinto nel porto greco da cui è partito, che è anch&#8217;esso altamente sorvegliato.<br />
La frustrazione dei migranti che vedono svanire la speranza di partire giorno dopo giorno è sempre più forte e sono frequenti i tentativi di fughe disperate, ad esempio a piedi, attraverso l&#8217;Albania.</p>
<p>Questo documentario fa parte di un progetto realizzato con il sostegno della <a href="http://www.euromedalex.org/">Anna Lindh Foundation</a>, da Amisnet, <a href="http://www.active-vision.org/">Active Vision</a> e <a href="http://www.sci-italia.it/news.php">Servizio Civile Internazionale</a>.</p>
<p>Le testimonianze sono quelle di Habtum, Kabdum, i ragazzi della collina di Igoumenitsa, Polixeni Andreadou, l&#8217;<a href="http://www.kinisipatras.gr/">associazione Kinisi</a>, l&#8217;<a href="http://diktio.org/">associazione Diktio</a>, l&#8217;<a href="http://ambasciatadeidiritti.blogspot.com/">Ambasciata dei diritti delle Marche</a>, Najibullah, Youssef, Ali.</p>
<p>Grazie a Ali (<a href="http://www.laboratorio53.it/">Laboratorio 53</a>), Anna Maria Giordano e Maria Angela Spitella per averci prestato le loro voci.</p>
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Dall&#8217;Egitto a Israele, dalla Grecia all&#8217;Italia. &#8220;Attraverso il deserto e il mare&#8221; è il racconto di viaggio di due delle rotte più battute dai migranti che si muovono lungo le coste del Mediterraneo. Nell&#8217;audio-documentario sono raccolte le voci dei protagonisti di questi lunghi e pericolosi viaggi.
Oggi in Israele vivono circa trentamila profughi. Provengono dall&#8217;Eritrea, dalla Somalia, dal Sudan o dal Darfur. Il loro viaggio, fatto di incontri, pericoli e scelte fortuite, li ha portati in questa terra medio orientale. Hanno dovuto oltrepassare di nascosto la frontiera che separa l&#8217;Egitto da Israele, attraversando il deserto del Sinai. Alcune organizzazioni israeliane che si battono per i diritti dei profughi, come Physician for Human Rights e Hotline for migrants workers, dopo numerosi colloqui sono riuscite a ricostruire la realtà dei campi nel deserto egiziano, all&#8217;interno dei quali i passeurs, spesso beduini, tengono segregati i migranti. Lunghi periodi senza cibo e acqua, torture, violenze sessuali, sparizioni.
Molti dei rifugiati che si sono mossi verso Israele avevano prima tentato di raggiungere l&#8217;Europa passando dalla Libia, ma non c&#8217;erano riusciti, a causa di un accordo tra l&#8217;Italia e la Libia, con cui l&#8217;Italia ha respinto migliaia di migranti sulle coste nordafricane. Altri invece hanno tentato di entrare nel vecchio continente passando dalla Turchia e poi dalla Grecia. Nella penisola ellenica oggi vive più di un milione di migranti. Agli afgani, iracheni, pachistani e iraniani negli ultimi anni si sono aggiunti migliaia di africani. La maggior parte di loro considera il paese solo una terra di passaggio, una porta di accesso alla &#8220;vera Europa&#8221;, che cerca di raggiungere in tutti i modi. La rotta più battuta è quella dell&#8217;attraversamento dell&#8217;Adriatico, ma ad Ancona, così come a Venezia, a Bari e a Brindisi, è difficile sottrarsi ai controlli della polizia. I porti sono blindati e spesso chi arriva è respinto nel porto greco da cui è partito, che è anch&#8217;esso altamente sorvegliato.
La frustrazione dei migranti che vedono svanire la speranza di partire giorno dopo giorno è sempre più forte e sono frequenti i tentativi di fughe disperate, ad esempio a piedi, attraverso l&#8217;Albania.
Questo documentario fa parte di un progetto realizzato con il sostegno della Anna Lindh Foundation, da Amisnet, Active Vision e Servizio Civile Internazionale.
Le testimonianze sono quelle di Habtum, Kabdum, i ragazzi della collina di Igoumenitsa, Polixeni Andreadou, l&#8217;associazione Kinisi, l&#8217;associazione Diktio, l&#8217;Ambasciata dei diritti delle Marche, Najibullah, Youssef, Ali.
Grazie a Ali (Laboratorio 53), Anna Maria Giordano e Maria Angela Spitella per averci prestato le loro voci.</itunes:summary>
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		<title>Turchi. Storie di elicotteri e barche a Lampedusa.</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Dec 2009 14:02:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[18 Dicembre, giornata Mondiale per i migranti: &#8220;Noi li chiamiamo i turchi. Questi turchi per noi non hanno un faccia, non hanno una storia. Sono solo &#8220;i turchi&#8221;. Quel giorno quelle persone erano facce, erano corpi. Piangevano, sudavano, erano uomini finalmente&#8221;. La cronaca del 24 gennaio 2009, raccontata dagli abitanti di Lampedusa. Per un misterioso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm">18 Dicembre, giornata Mondiale per i migranti:</p>
<p style="margin-bottom: 0cm"><strong>&#8220;</strong>Noi li chiamiamo i turchi. Questi turchi per noi non hanno un faccia, non hanno una storia. Sono solo &#8220;i turchi&#8221;. Quel giorno quelle persone erano facce, erano corpi. Piangevano, sudavano, erano uomini finalmente&#8221;.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">La cronaca del 24 gennaio 2009, raccontata dagli abitanti di Lampedusa. Per un misterioso susseguirsi di eventi, i migranti rinchiusi nel Centro di primo soccorso e accoglienza dell&#8217;isola sono riusciti a scappare e a riversarsi nelle strade.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Quel giorno e&#8217; crollata la barriera che da dieci anni divide &#8220;turchi&#8221; e isolani. Nel 2008, trentamila migranti hanno transitato per Lampedusa, senza incontrare nemmeno uno dei seimila abitanti dell&#8217;isola. Un cordone sanitario e militare mantiene a distanza le due comunita&#8217;, rendendo il &#8220;fenomeno migratorio&#8221; invisibile agli occhi degli isolani. Per una giornata Lampedusa ha smesso di essere un&#8217; isola-carcere. Sotto gli sguardi delle forze dell&#8217;ordine, che hanno assistito senza fare nulla, lampedusani e migranti hanno ballato insieme per ore sotto la pioggia.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Questo documentario e&#8217; stato realizzato da Marzia Coronati e Elise Melot, ha ricevuto il Premio Anello Debole 2009 per il migliore documentario radiofonico e una menzione speciale al premio RSI 2009.</p>
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&#8220;Noi li chiamiamo i turchi. Questi turchi per noi non hanno un faccia, non hanno una storia. Sono solo &#8220;i turchi&#8221;. Quel giorno quelle persone erano facce, erano corpi. Piangevano, suda[...]</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>18 Dicembre, giornata Mondiale per i migranti:
&#8220;Noi li chiamiamo i turchi. Questi turchi per noi non hanno un faccia, non hanno una storia. Sono solo &#8220;i turchi&#8221;. Quel giorno quelle persone erano facce, erano corpi. Piangevano, sudavano, erano uomini finalmente&#8221;.
La cronaca del 24 gennaio 2009, raccontata dagli abitanti di Lampedusa. Per un misterioso susseguirsi di eventi, i migranti rinchiusi nel Centro di primo soccorso e accoglienza dell&#8217;isola sono riusciti a scappare e a riversarsi nelle strade.
Quel giorno e&#8217; crollata la barriera che da dieci anni divide &#8220;turchi&#8221; e isolani. Nel 2008, trentamila migranti hanno transitato per Lampedusa, senza incontrare nemmeno uno dei seimila abitanti dell&#8217;isola. Un cordone sanitario e militare mantiene a distanza le due comunita&#8217;, rendendo il &#8220;fenomeno migratorio&#8221; invisibile agli occhi degli isolani. Per una giornata Lampedusa ha smesso di essere un&#8217; isola-carcere. Sotto gli sguardi delle forze dell&#8217;ordine, che hanno assistito senza fare nulla, lampedusani e migranti hanno ballato insieme per ore sotto la pioggia.
Questo documentario e&#8217; stato realizzato da Marzia Coronati e Elise Melot, ha ricevuto il Premio Anello Debole 2009 per il migliore documentario radiofonico e una menzione speciale al premio RSI 2009.

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