<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd"
	xmlns:dtvmedia="http://participatoryculture.org/RSSModules/dtv/1.0"
	xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/"
>

<channel>
	<title>Amisnet &#187; Ambiente</title>
	<atom:link href="http://amisnet.org/agenzia/archivio/ambiente/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://amisnet.org</link>
	<description>Informazione Sociale Quotidiana</description>
	<lastBuildDate>Thu, 02 Sep 2010 13:16:48 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.9.2</generator>
	<language>it</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
		<!-- podcast_generator="podPress/8.5" -->
		<copyright>&#xA9;Amisnet </copyright>
		<managingEditor>web@amisnet.org (Amisnet)</managingEditor>
		<webMaster>web@amisnet.org</webMaster>
		<category>News &amp; Politics</category>
		<ttl>1440</ttl>
		<itunes:keywords>ambiente, conflitti, cooperazione, diritti, economia, politica, informazione sociale</itunes:keywords>
		<itunes:subtitle>Informazione sociale e programmi di approfondimento dalla redazione di AMISnet.</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>Amisnet e' un'agenzia radiofonica attiva da oltre 9 anni. La sua principale attivita' consiste nella produzione e la distribuzione di prodotti radiofonici di approfondimento a circa 35 radio italiane. Il podcast e' una selezione quotidiana dei servizi audio distribuiti tramite i siti del network Amisnet.</itunes:summary>
		<itunes:author>Amisnet</itunes:author>
		<itunes:category text="News &amp; Politics"/>
<itunes:category text="Government &amp; Organizations"/>
<itunes:category text="Society &amp; Culture"/>
		<itunes:owner>
			<itunes:name>Amisnet</itunes:name>
			<itunes:email>web@amisnet.org</itunes:email>
		</itunes:owner>
		<itunes:block>No</itunes:block>
		<itunes:explicit>no</itunes:explicit>
		<itunes:image href="http://amisnet.org/feedimg/amisnet-300.jpg" />
		<image>
			<url>http://amisnet.org/feedimg/amisnet-144.jpg</url>
			<title>Amisnet</title>
			<link>http://amisnet.org</link>
			<width>144</width>
			<height>144</height>
		</image>
		<item>
		<title>Etiopia: il governo italiano vuole stanziare altri 250 milioni per la diga insostenibile</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2010/06/10/etiopia-il-governo-italiano-vuole-stanziare-altri-250-milioni-per-la-diga-insostenibile/</link>
		<comments>http://amisnet.org/agenzia/2010/06/10/etiopia-il-governo-italiano-vuole-stanziare-altri-250-milioni-per-la-diga-insostenibile/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 10 Jun 2010 14:40:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Cocco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Brevi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://amisnet.org/agenzia/2010/06/10/etiopia-il-governo-italiano-vuole-stanziare-altri-250-milioni-per-la-diga-insostenibile/</guid>
		<description><![CDATA[Se venisse approvato sarebbe il più grande credito concesso ad un paese in via di sviluppo  dall&#8217;Italia. I 250 milioni che il ministro Frattini vorrebbe garantire per la realizzazione della mega diga Gibel Gibe III, nel sud dell&#8217;Etiopia, non darebbero però alcun beneficio alla popolazione locale. Il gigantesco impianto idroelettrico è stato voluto dal [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } -->Se venisse approvato sarebbe il più grande credito concesso ad un paese in via di sviluppo  dall&#8217;Italia. I 250 milioni che il ministro Frattini vorrebbe garantire per la realizzazione della mega diga Gibel Gibe III, nel sud dell&#8217;Etiopia, non darebbero però alcun beneficio alla popolazione locale. Il gigantesco impianto idroelettrico è stato voluto dal governo di Addis Abeba per esportare  elettricità in altri paesi africani ma avrebbe impatti devastanti sulle popolazioni locali, rischiando di provocare l&#8217;evacuazione forzata di intere comunità e di alterare definitivamente il corso del fiume Omo su cui già sorgono altri impianti idroelettrici. Dallo scorso marzo la <a href="http://stopgibe3.org/">campagna internazionale contro la diga</a> ha raccolto oltre 11 mila firme per fermare I lavori, denunciando tra le altre cose lo scandalo legato ad un precedente progetto finanziato dal governo italiano. Si tratta dell&#8217;impianto Gibel Gibe II su cui sono stati versati 220 milioni di euro e che è stato affidato alla ditta italiana Salini, senza gara d&#8217;appalto e  senza sufficienti valutazioni di impatto ambientale. Oggi, mentre il parlamento si appresta a converitre in legge le pesanti misure previste dalla manovra finanziaria, il ministro Frattini appare più deciso che mai a ribadire con fondi pubblici l&#8217;impegno italiano nei confronti dell&#8217;Etiopia.</p>
<p>In gioco non c&#8217;è tanto il desiderio di un ritrovato vigore negli aiuti italiani alla cooperazione, drasticamente ridotti in questi anni, quanto il prestigio e gli appalti della ditta italiana Salini. Dopo il crollo all&#8217;impianto idroelettrico Gibel Gibe II,  chiuso lo scorso febbraio, pochi giorni dopo l&#8217;inaugiuazione, a causa di un cedimento nel tunnel principale, la Salini rischierebbe di essere estromessa dal cantiere. A manifestare un concreto interesse per la realizzazione di Gibe III, i cui cantieri sono fermi a causa della mancanza di fondi, è stato infatti recentemente il governo cinese.</p>
<p>Martedì 15 giugno è previsto un presidio davanti al Ministero degli Affari Esteri,</p>
<p>per informazioni e contatti : <a href="http://www.crbm.org">www.crbm.org</a> e  <a href="http://www.stopgibe3.it/" target="_blank">www.stopgibe3.it<br />
</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://amisnet.org/agenzia/2010/06/10/etiopia-il-governo-italiano-vuole-stanziare-altri-250-milioni-per-la-diga-insostenibile/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il Mediterraneo: un mare d’olio!</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2010/05/10/il-mediterraneo-un-mare-d%e2%80%99olio/</link>
		<comments>http://amisnet.org/agenzia/2010/05/10/il-mediterraneo-un-mare-d%e2%80%99olio/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 10 May 2010 16:41:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ciro Colonna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://amisnet.org/?p=8966</guid>
		<description><![CDATA[Il Mediterraneo è il mare più inquinato al mondo per quanto riguarda la presenza di idrocarburi. Le principali “fonti” di quello che sempre più assume le caratteristiche di un disastro ecologico in atto &#8211; reso ancora più evidente dal fatto che il Mediterraneo è un bacino sostanzialmente “chiuso”, con scarsissime possibilità di ricambio &#8211; sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Mediterraneo è il mare più inquinato al mondo per quanto riguarda la presenza di idrocarburi. Le principali “fonti” di quello che sempre più assume le caratteristiche di un disastro ecologico in atto &#8211; reso ancora più evidente dal fatto che il Mediterraneo è un bacino sostanzialmente “chiuso”, con scarsissime possibilità di ricambio &#8211; sono da identificarsi principalmente nelle attività di estrazione, raffinazione e trasporto del greggio.</p>
<p>Alla luce di quanto sta accadendo al largo delle coste della Louisiana, non è difficile immaginare quali catastrofiche proporzioni potrebbe assumere un episodio analogo nel nostro mare.  Ciononostante non si ferma la rincorsa all’estrazione del petrolio sottomarino e, mentre in molti si interrogano sulla praticabilità e sostenibilità di queste estrazioni, l’Italia, nelle cui acque operano già ben 66 pozzi, sta continuando ad emettere concessioni per nuove ricerche e nuove istallazioni, soprattutto nell’Adriatico e al largo della Sicilia. È questa purtroppo una tendenza che accomuna il nostro a molti altri paesi del bacino, tra cui Egitto, Tunisia, Libia, Croazia e Spagna.</p>
<p>Insomma, per quanto appaia ormai sempre più diffusa la consapevolezza dell’urgenza di un’inversione di marcia nelle politiche energetiche, e gli investimenti nella ricerca di fonti rinnovabili e alternative al petrolio siano, almeno a parole, nei programmi di molti governi, un esame attento delle iniziative realmente messe in atto pone l’accento sulla scarsa lungimiranza che ancora caratterizza l’agire politico in materia di sviluppo energetico e salvaguardia dell’ambiente.</p>
<p>Ciò che sta avvenendo nel Golfo del Messico costituisce però un monito che non può certo essere ignorato e impone un ripensamento complessivo di quanto è stato fatto o messo in cantiere fino ad oggi.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://amisnet.org/agenzia/2010/05/10/il-mediterraneo-un-mare-d%e2%80%99olio/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
			<enclosure url="http://amisnet.org/podpress_trac/feed/8966/0/nuglio_apertura.mp3" length="1856600" type="audio/mpeg"/>
<itunes:duration>1:56</itunes:duration>
		<itunes:subtitle>Il Mediterraneo egrave; il mare piugrave; inquinato al mondo per quanto riguarda la presenza di idrocarburi. Le principali ldquo;fontirdquo; di quello che sempre piugrave; assume ...</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>Il Mediterraneo egrave; il mare piugrave; inquinato al mondo per quanto riguarda la presenza di idrocarburi. Le principali ldquo;fontirdquo; di quello che sempre piugrave; assume le caratteristiche di un disastro ecologico in atto - reso ancora piugrave; evidente dal fatto che il Mediterraneo egrave; un bacino sostanzialmente ldquo;chiusordquo;, con scarsissime possibilitagrave; di ricambio - sono da identificarsi principalmente nelle attivitagrave; di estrazione, raffinazione e trasporto del greggio.

Alla luce di quanto sta accadendo al largo delle coste della Louisiana, non egrave; difficile immaginare quali catastrofiche proporzioni potrebbe assumere un episodio analogo nel nostro mare. nbsp;Ciononostante non si ferma la rincorsa allrsquo;estrazione del petrolio sottomarino e, mentre in molti si interrogano sulla praticabilitagrave; e sostenibilitagrave; di queste estrazioni, lrsquo;Italia, nelle cui acque operano giagrave; ben 66 pozzi, sta continuando ad emettere concessioni per nuove ricerche e nuove istallazioni, soprattutto nellrsquo;Adriatico e al largo della Sicilia. Egrave; questa purtroppo una tendenza che accomuna il nostro a molti altri paesi del bacino, tra cui Egitto, Tunisia, Libia, Croazia e Spagna.

Insomma, per quanto appaia ormai sempre piugrave; diffusa la consapevolezza dellrsquo;urgenza di unrsquo;inversione di marcia nelle politiche energetiche, e gli investimenti nella ricerca di fonti rinnovabili e alternative al petrolio siano, almeno a parole, nei programmi di molti governi, un esame attento delle iniziative realmente messe in atto pone lrsquo;accento sulla scarsa lungimiranza che ancora caratterizza lrsquo;agire politico in materia di sviluppo energetico e salvaguardia dellrsquo;ambiente.

Ciograve; che sta avvenendo nel Golfo del Messico costituisce perograve; un monito che non puograve; certo essere ignorato e impone un ripensamento complessivo di quanto egrave; stato fatto o messo in cantiere fino ad oggi.</itunes:summary>
		<itunes:keywords>Ambiente,,In,Evidenza</itunes:keywords>
		<itunes:author>Amisnet</itunes:author>
		<itunes:explicit>no</itunes:explicit>
		<itunes:block>No</itunes:block>
	</item>
		<item>
		<title>Acqua: arrivano i referendum per la ripubblicizzazione.</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2010/04/14/acqua-arrivano-i-referendum-per-la-ripubblicizzazione/</link>
		<comments>http://amisnet.org/agenzia/2010/04/14/acqua-arrivano-i-referendum-per-la-ripubblicizzazione/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 14 Apr 2010 10:04:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Khaldoun</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://amisnet.org/agenzia/2010/04/14/acqua-arrivano-i-referendum-per-la-ripubblicizzazione/</guid>
		<description><![CDATA[Il 24 aprile partirà la raccolta firme per i quesiti depositati in cassazione dai movimenti per l&#8217;acqua il 31 Marzo. Si tratta di tre referendum abrogativi che vorrebbero eliminare le norme che hanno promosso e consentito il passaggio dell&#8217;acqua dalla gestione pubblica a quella privata o mista, a partire dal decreto Ronchi. Le leggi che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 24 aprile partirà la raccolta firme per i quesiti depositati in cassazione dai movimenti per l&#8217;acqua il 31 Marzo. Si tratta di tre referendum abrogativi che vorrebbero eliminare le norme che hanno promosso e consentito il passaggio dell&#8217;acqua dalla gestione pubblica a quella privata o mista, a partire dal decreto Ronchi. Le leggi che si vorrebbero abrogare sono quelle che vorrebbero affidare i servizi idrici locali a società per azioni, enti che al di là della loro natura pubblica, privata o mista restano finalizzati a produrre un utile economico dalla gestione dell&#8217; acqua, rendendo l&#8217;oro blu una merce. Serviranno 500.000 firme raccolte nell&#8217;arco di tre mesi perchè i quesiti vengano sottoposti al voto degli italiani.</p>
<p>I referendum sono il secondo tentativo del Forum Italiano dei Movimenti per l&#8217; Acqua di contrastare le privatizzazioni ricorrendo agli istituti di democrazia diretta previsti dalla Costituzione, il primo è stata la proposta di legge di iniziativa popolare forte di oltre 400.000 firme presentata in parlamento ma rimasta nei cassetti delle commissioni parlamentari e mai discussa in aula. Nel frattempo gli enti locali non sono rimasti a guardare: attraverso le modifiche agli statuti comunali il servizio idrico è stato dichiarato &#8220;privo di rilevanza economica&#8221; da oltre 300 comuni, mentre la regione Puglia dove un disegno di legge regionale per la ripubblicizazione dell&#8217; acqua verrà posto in discussione entro i primi cento giorni dal rinnovo del mandato del presidente del consiglio regionale.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://amisnet.org/agenzia/2010/04/14/acqua-arrivano-i-referendum-per-la-ripubblicizzazione/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
			<enclosure url="http://amisnet.org/podpress_trac/feed/8772/0/bersani.mp3" length="8210841" type="audio/mpeg"/>
<itunes:duration>8:33</itunes:duration>
		<itunes:subtitle>Il 24 aprile partiragrave; la raccolta firme per i quesiti depositati in cassazione dai movimenti per l'acqua il 31 Marzo. Si tratta di tre referendum ...</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>Il 24 aprile partiragrave; la raccolta firme per i quesiti depositati in cassazione dai movimenti per l'acqua il 31 Marzo. Si tratta di tre referendum abrogativi che vorrebbero eliminare le norme che hanno promosso e consentito il passaggio dell'acqua dalla gestione pubblica a quella privata o mista, a partire dal decreto Ronchi. Le leggi che si vorrebbero abrogare sono quelle che vorrebbero affidare i servizi idrici locali a societagrave; per azioni, enti che al di lagrave; della loro natura pubblica, privata o mista restano finalizzati a produrre un utile economico dalla gestione dell' acqua, rendendo l'oro blu una merce. Serviranno 500.000 firme raccolte nell'arco di tre mesi perchegrave; i quesiti vengano sottoposti al voto degli italiani.

I referendum sono il secondo tentativo del Forum Italiano dei Movimenti per l' Acqua di contrastare le privatizzazioni ricorrendo agli istituti di democrazia diretta previsti dalla Costituzione, il primo egrave; stata la proposta di legge di iniziativa popolare forte di oltre 400.000 firme presentata in parlamento ma rimasta nei cassetti delle commissioni parlamentari e mai discussa in aula. Nel frattempo gli enti locali non sono rimasti a guardare: attraverso le modifiche agli statuti comunali il servizio idrico egrave; stato dichiarato "privo di rilevanza economica" da oltre 300 comuni, mentre la regione Puglia dove un disegno di legge regionale per la ripubblicizazione dell' acqua verragrave; posto in discussione entro i primi cento giorni dal rinnovo del mandato del presidente del consiglio regionale.</itunes:summary>
		<itunes:keywords>Ambiente</itunes:keywords>
		<itunes:author>Amisnet</itunes:author>
		<itunes:explicit>no</itunes:explicit>
		<itunes:block>No</itunes:block>
	</item>
		<item>
		<title>Acqua: in piazza a Roma per dire che pubblico è meglio</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2010/03/19/acqua-in-piazza-a-roma-per-dire-che-pubblico-e-meglio/</link>
		<comments>http://amisnet.org/agenzia/2010/03/19/acqua-in-piazza-a-roma-per-dire-che-pubblico-e-meglio/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 19 Mar 2010 18:47:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina Vella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://amisnet.org/?p=8547</guid>
		<description><![CDATA[Aumento dei costi, generale peggioramento del servizio ma anche crollo degli investimenti:  la privatizzazione dell&#8217;acqua non è la  scelta migliore per i cittadini, eppure la politica si ostina a percorrere questa via.  L&#8217;ultima accelerata è  di pochi mesi  fa, quando l&#8217;attuale Governo ha emenato due decreti legge, il 135 del 2009 e il 2 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } -->Aumento dei costi, generale peggioramento del servizio ma anche crollo degli investimenti:  la privatizzazione dell&#8217;acqua non è la  scelta migliore per i cittadini, eppure la politica si ostina a percorrere questa via.  L&#8217;ultima accelerata è  di pochi mesi  fa, quando l&#8217;attuale Governo ha emenato due decreti legge, il 135 del 2009 e il 2 del 2010, che non solo consegnano ai privati la gestione di un bene fondamenale per la vita ma eliminano anche l&#8217;unica parvenza di controllo rappresentata dagli ATO, gli Ambiti Territoriale Ottimali introdotti dalla legge Galli nel 1994.</p>
<p><a href="http://www.acquabenecomune.org" target="_blank">Il Forum italiano dei movimenti per l&#8217;acqua</a> e la società civile si danno quindi appuntamento oggi 20 marzo, a Roma, per rilanciare la democrazia partecipativa mediante la ripubblicizzazione dell&#8217;acqua e la tutela dei beni comuni. Sono circa 100mila le persone attese al corteo, a dimostrazione del progressivo rafforzamento della coscienza civile in merito ad una questione così delicata. L&#8217;obiettivo è tra l&#8217;altro quello di riproporre alla poltica le 400mila firme raccolte a favore della proposta di legge d&#8217;iniziativa popolare  consegnata tempo fa al parlamento e da allora rimasta senza risposta.</p>
<p><a href="http://www.acquabenecomune.org/IMG/pdf/Appello_manifestazione_nazionale_20_marzo.pdf" target="_blank">L&#8217;appello per la manifestazione redatto dal Forum Italiano dei Movimenti per l&#8217;Acqua</a></p>
<p><a href="http://www.acquabenecomune.org/spip.php?article7280" target="_blank">Lo spot della manifestazione</a></p>
<table style="height: 1px" width="10">
<tbody>
<tr>
<td></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><strong>Per ulteriori approfondimenti vi invitiamo a consultare il sito di AMISnet e le produzioni da noi realizzate in questi anni sull&#8217;argomento.</strong></p>
<p>Allo stato attuale, in Italia ci sono sette gestioni totalmente in mano ai privati, di cui sei solo in Sicilia, una trentina a gestione mista di cui alcune anche quotate in borsa, e il resto a totale capitale pubblico. In termini di costi e qualità è proprio in Sicilia, ad Agrigento, dove la gestione è totalmente privata, che la qualità del servizio è più scarsa e le tariffe più alte.</p>
<p>Come è strutturato il sistema idrico in Italia? Perché si può dire che la gestione pubblica abbassa i costi ed aumenta la qualità? Cosa stabiliscono i recenti decreti legge emanati dal Governo e cosa ci si aspetta dalla manifestazione del 20 marzo a Roma? Le risposte nelle interviste pubblicate di seguito:</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://amisnet.org/agenzia/2010/03/19/acqua-in-piazza-a-roma-per-dire-che-pubblico-e-meglio/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	<!-- Media File exists for this post, but its not enabled for this feed -->
	</item>
		<item>
		<title>La via italiana di Via Campesina</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2009/12/16/la-via-italiana-di-via-campesina/</link>
		<comments>http://amisnet.org/agenzia/2009/12/16/la-via-italiana-di-via-campesina/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 16 Dec 2009 14:33:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Diasio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://amisnet.org/?p=7877</guid>
		<description><![CDATA[L&#8217;associazione &#8220;Michele Mancino&#8221; ha sede in Basilicata e dagli anni &#8216;50 si batte per i diritti dei contadini in Italia. Dal 2001, al G8 di Genova, l&#8217;associazione ha intercettato i movimenti internazionali ed in particolare quello di Via Campesina con cui continua attivamente a collaborare. Il filo rosso che unisce le loro lotte li ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;associazione &#8220;Michele Mancino&#8221; ha sede in Basilicata e dagli anni &#8216;50 si batte per i diritti dei contadini in Italia. Dal 2001, al G8 di Genova, l&#8217;associazione ha intercettato i movimenti internazionali ed in particolare quello di Via Campesina con cui continua attivamente a collaborare. Il filo rosso che unisce le loro lotte li ha portati fino a Copenhagen dove pero&#8217; il bilancio dei negoziati non soddisfa le loro attese.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://amisnet.org/agenzia/2009/12/16/la-via-italiana-di-via-campesina/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
<enclosure url="http://amisnet.org/files/2009/12/viacampesinaitaliana.mp3" length="4907806" type="audio/mpeg" />
			<enclosure url="http://amisnet.org/podpress_trac/feed/7877/0/viacampesinaitaliana.mp3" length="4907806" type="audio/mpeg"/>
<itunes:duration>10:13</itunes:duration>
		<itunes:subtitle>L'associazione "Michele Mancino" ha sede in Basilicata e dagli anni '50 si batte per i diritti dei contadini in Italia. Dal 2001, al G8 di ...</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>L'associazione "Michele Mancino" ha sede in Basilicata e dagli anni '50 si batte per i diritti dei contadini in Italia. Dal 2001, al G8 di Genova, l'associazione ha intercettato i movimenti internazionali ed in particolare quello di Via Campesina con cui continua attivamente a collaborare. Il filo rosso che unisce le loro lotte li ha portati fino a Copenhagen dove pero' il bilancio dei negoziati non soddisfa le loro attese.</itunes:summary>
		<itunes:keywords>Ambiente</itunes:keywords>
		<itunes:author>Amisnet</itunes:author>
		<itunes:explicit>no</itunes:explicit>
		<itunes:block>No</itunes:block>
	</item>
		<item>
		<title>Copenhagen: irruzione della polizia a Christiania. Un italiano ancora in carcere</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2009/12/15/copenhagen-irruzione-della-polizia-a-christiania-un-italiano-ancora-in-carcere/</link>
		<comments>http://amisnet.org/agenzia/2009/12/15/copenhagen-irruzione-della-polizia-a-christiania-un-italiano-ancora-in-carcere/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 15 Dec 2009 09:56:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia Coronati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://amisnet.org/?p=7778</guid>
		<description><![CDATA[Duecento fermati, di cui 81 italiani. Questo il bilancio dell&#8217;operazione di polizia avvenuta nella notte tra il 14 e il 15 dicembre a Christiania, Copenhagen.

La sera del 14 dicembre centinaia di persone si erano recate nel quartiere occupato della capitale danese per partecipare a un dibattito con Naomi Klein e Michael Hardt. L&#8217;incontro era finito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Duecento fermati, di cui 81 italiani. Questo il bilancio dell&#8217;operazione di polizia avvenuta nella notte tra il 14 e il 15 dicembre a Christiania, Copenhagen.<br />
<span id="more-7778"></span><br />
La sera del 14 dicembre centinaia di persone si erano recate nel quartiere occupato della capitale danese per partecipare a un dibattito con Naomi Klein e Michael Hardt. L&#8217;incontro era finito e stava per iniziare una festa quando all&#8217;improvviso un blindato della polizia ha fatto irruzione sparando lacrimogeni.<br />
L&#8217;intervento, con l&#8217;uso di un elicottero che sorvolava la zona, ? avvenuto dopo la costruzione di barricate sulla strada, da parte di qualcuno che poi all&#8217;arrivo delle forze dell&#8217;ordine ? fuggito dentro il quartiere. A questo punto la polizia ha fatto irruzione.</p>
<p>Nel corso della notte sono stati rilasciati tutti gli italiani, tranne Luca Tornatore, trattenuto e processato in giornata.</p>
<p><a href="http://www.indymedia.dk/">Gli aggiornamenti di Indymedia Danimarc</a>a</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://amisnet.org/agenzia/2009/12/15/copenhagen-irruzione-della-polizia-a-christiania-un-italiano-ancora-in-carcere/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il Green New Deal: a patto di salvaguardare il profitto</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2009/12/14/il-green-new-deal-a-patto-di-salvaguardare-il-profitto/</link>
		<comments>http://amisnet.org/agenzia/2009/12/14/il-green-new-deal-a-patto-di-salvaguardare-il-profitto/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 11:20:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Diasio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Cop 15]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://amisnet.org/agenzia/2009/12/14/il-green-new-deal-a-patto-di-salvaguardare-il-profitto/</guid>
		<description><![CDATA[Un nuovo New Deal di Roosveltiana memoria, che possa prendere spunto dalle crisi in atto e rilanciare l&#8217;economia partendo da nuovi paradigmi. Questa l&#8217;idea di fondo lanciata questa mattina, lunedi 14 dicembre, in uno dei seminari che affollano le sale del Klima Forum dove i delegati da tutto il mondo prendono parte agli scambi di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un nuovo New Deal di Roosveltiana memoria, che possa prendere spunto dalle crisi in atto e rilanciare l&#8217;economia partendo da nuovi paradigmi. Questa l&#8217;idea di fondo lanciata questa mattina, lunedi 14 dicembre, in uno dei seminari che affollano le sale del Klima Forum dove i delegati da tutto il mondo prendono parte agli scambi di idee e soluzioni viabili per invertire lattuale tendenza sul cambio climatico.</p>
<p>E&#8217; la stessa UNEP (United Nations Environment Programme), il programma delle Nazioni Unite sull&#8217;ambiente , a riconoscere che le diverse crisi in atto (finanziaria, petrolifera, alimentare, dell&#8217;acqua e infine anche del clima) richiedono una soluzione globale e coerente. In una vecchia concezione avallata dal sistema d&#8217;informazione, l&#8217;economia e&#8217; sempre stata dipinta in contraddizione con l&#8217;ecologia. Il nuovo paradigma riparte proprio da qui, dalla ricerca di una qualche forma di armonia tra economia e ecologia, dove i prodotti verdi possono rappresentare la modalita&#8217; di sviluppo di nuovi mercati e crescita.</p>
<p>Prodotti verdi sì dunque, a patto di salvaguardare il profitto che, secondo i relatori, continuera&#8217; a essere l&#8217;unico motore che possa trainare questo diverso modello di sviluppo. Un modello in cui la decrescita non e&#8217; piu&#8217; tabu&#8217;, e che dovrebbe vedere un incremento della produzione e distribuzione locali, una promozione della sovranita&#8217; energetica al livello nazionale e una autonomia politica soprattutto dei governi piu&#8217; deboli<span style="text-decoration: underline">.</span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://amisnet.org/agenzia/2009/12/14/il-green-new-deal-a-patto-di-salvaguardare-il-profitto/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Copenhagen: citta&#8217; degli arresti preventivi</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2009/12/13/copenhagen-citta-degli-arresti-preventivi/</link>
		<comments>http://amisnet.org/agenzia/2009/12/13/copenhagen-citta-degli-arresti-preventivi/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 13 Dec 2009 10:47:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Diasio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Cop 15]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://amisnet.org/agenzia/2009/12/13/copenhagen-citta-degli-arresti-preventivi/</guid>
		<description><![CDATA[
100.000, 400, 180. Questi i numeri della grande manifestazione che ha attraversato le vie di Copenaghen per chiedere giustizia climatica. 100.000 le persone che hanno marciato pacificamente, 400 le persone arrestate, 180 centimetri la statura media di un poliziotto danese.

Iniziato intorno alle 13.00 di fronte al Parlamento, il corteo si è dipanato tranquillamente fino al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm">100.000, 400, 180. Questi i numeri della grande manifestazione che ha attraversato le vie di Copenaghen per chiedere giustizia climatica. 100.000 le persone che hanno marciato pacificamente, 400 le persone arrestate, 180 centimetri la statura media di un poliziotto danese.</p>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Iniziato intorno alle 13.00 di fronte al Parlamento, il corteo si è dipanato tranquillamente fino al Bella Centre, la sede ufficiale dei negoziati in corso. Un corteo estremamente colorato e “diverso” che ha vissuto qualche momento di tensione quando -appena partito- il black block ha dato vita al consueto quanto poco fantasioso attacco alla polizia che ha avuto come unico risultato quello di spezzare la manifestazione in due. E&#8217; forse questa la ragione che ha spinto le forze dell&#8217;ordine a accerchiare successivamente il gruppo e mettere in atto un vero e proprio arresto di massa, quasi un rastrellamento verso tutti coloro vestiti di nero, che ha coinvolto chiunque si trovasse in quella parte di corteo (tra cui un gruppo di trozkisti svedesi). Una tattica peraltro già vista dalla polizia tedesca durante il summit del G8 di Rostock nel 2007. A fine serata le cifre ufficiali parlano di 913 fermi. Quasi tutte le persone sono state già rimesse in libertà, solo 13 rimangono ancora in stato di fermo.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">“Sono mesi che ci esercitiamo”, ha dichiarato candidamente il portavoce della polizia danese Fleming Steen Munch. Anche il Parlamento evidentemente: recentemente, ha varato una nuova legislazione che permette alle forze dell&#8217;ordine di fermare le persone per un periodo di tempo più esteso, che puo&#8217; arrivare fino a 40 giorni se ci fosse resistenza all&#8217;arresto stesso. Anche le persone non partecipanti alle azioni di protesta, ma che si trovano nella stessa zona, possono essere fermate.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">La manifestazione è stata comunque un successo, non solo di numeri a anche per la grande diversità di sigle, organizzazioni, lingue e colori che la hanno attraversata. Aperta dai movimenti indigeni, si sono viti sfilare tutti i grandi movimenti internazionali che a 10 anni da Seattle lasciano intravedere un rilancio globale del movimento. L&#8217;augurio è che qualche eco sia arrivata al summit ufficiale e che ne abbia quantomeno mitigato..il clima.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://amisnet.org/agenzia/2009/12/13/copenhagen-citta-degli-arresti-preventivi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Don&#8217;t buy the lie 01: dentro e fuori i &#8220;palazzi del clima&#8221;</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2009/12/11/dont-buy-the-lie-01-dentro-e-fuori-i-palazzi-del-clima/</link>
		<comments>http://amisnet.org/agenzia/2009/12/11/dont-buy-the-lie-01-dentro-e-fuori-i-palazzi-del-clima/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 11 Dec 2009 19:00:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Cop 15]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://amisnet.org/?p=7710</guid>
		<description><![CDATA[La prima puntata di &#8220;Don&#8217;t buy the lie&#8221;. Da Copenhagen, il programma di Amisnet in collaborazione con l&#8217;Associazione Mondiale delle Radio Comunitarie (Amarc) per una settimana approfondira&#8217; le tematiche piu&#8217; scottanti riguardanti l&#8217;ambiente e i cambiamenti climatici.
In questa trasmissione, un quadro generale del negoziato che si sta cercando di raggiungere al forum ufficiale del Bela [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La prima puntata di &#8220;Don&#8217;t buy the lie&#8221;. Da Copenhagen, il programma di Amisnet in collaborazione con l&#8217;Associazione Mondiale delle Radio Comunitarie (Amarc) per una settimana approfondira&#8217; le tematiche piu&#8217; scottanti riguardanti l&#8217;ambiente e i cambiamenti climatici.</p>
<p>In questa trasmissione, un quadro generale del negoziato che si sta cercando di raggiungere al forum ufficiale del Bela Center, un aggiornamento su quello che sta accadendo al vertice dei &#8220;grandi&#8221; e uno sguardo alle proteste di piazza.</p>
<p>Ospiti della puntata: Elena Gerebizza, Campagna della Riforma della Banca Mondiale</p>
<p>In redazione: Andrea Cocco, Francesco Diasio, Marzia Coronati</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://amisnet.org/agenzia/2009/12/11/dont-buy-the-lie-01-dentro-e-fuori-i-palazzi-del-clima/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
<enclosure url="http://amisnet.org/files/2009/12/cop01_09.mp3" length="29810939" type="audio/mpeg" />
	<!-- Media File exists for this post, but its not enabled for this feed -->
	</item>
		<item>
		<title>Rifugiati climatici: il caso Bangladesh approda a Copenhagen</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2009/12/11/rifugiati-climatici-il-caso-bangladesh-approda-a-copenhagen/</link>
		<comments>http://amisnet.org/agenzia/2009/12/11/rifugiati-climatici-il-caso-bangladesh-approda-a-copenhagen/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 11 Dec 2009 12:22:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia Coronati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://amisnet.org/?p=7693</guid>
		<description><![CDATA[Mr Shamsuddoha, dell&#8217;Equity and Justice Working Group del Bangladesh, era uno dei relatori  dell&#8217;incontro &#8220;Vogliamo diritti per i rifugiati climatici&#8221;, uno dei numerosi workshops svoltosi al Klima Forum di Copenhagen. In questo quinto giorno di lavori, tra le tematuche affrontate all&#8217;interno del DGY-Byen, la struttura che ospita il forum, ampio spazio è stato dato ai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mr Shamsuddoha, dell&#8217;Equity and Justice Working Group del Bangladesh, era uno dei relatori  dell&#8217;incontro &#8220;Vogliamo diritti per i rifugiati climatici&#8221;, uno dei numerosi workshops svoltosi al Klima Forum di Copenhagen. In questo quinto giorno di lavori, tra le tematuche affrontate all&#8217;interno del DGY-Byen, la struttura che ospita il forum, ampio spazio è stato dato ai cosiddetti migranti climatici, le persone cioè costrette a lasciare la loro terra di origine per cause legate a fattori ambientali, quella gente che  con un acronimo inglese è definita ICF, Induced Forced Migrants.<span id="more-7693"></span></p>
<p>Il Bangladesh, piccolo stato dell&#8217;Asia del sud, è da sempre a rischio di disastri climatici. Cicloni, tempeste, violente mareggiate si abbattono sul paese con una frequenza inquietante. Negli ultimi anni il riscaldamento globale sta peggiorando le condizioni climatiche e aumentando il succedersi di avvenimenti disastrosi. I cambiamenti climatici stanno avendo coseguenze disastrose sull&#8217;agricoltura, che costituisce il 50% del sostentamento alimentare della popolazione, rendendo imposssibile la permanenza di questo popolo sulla terra. Secondo Mr. Shamsuddoha dal 1995 ad oggi circa 15 milioni di bengalesi sono stati costretti a migrare in India, la maggior parte dei quali illegalmente, e l&#8217;aumento del livello del mare oggi sta mettendo a rischio l&#8217;essitenza del 18% della popolazione.</p>
<p>Ma il Bangladesh non è l&#8217;unico paese a produrre un numero enorme di profughi climatici. Il Vietnam potrebbe nel giro di poco tempo perdere cinquecentomila ettari di terra nella zona del Red River Delta e altri due milioni nel Mekong Delta, costringendo dieci milioni di persone a spostarsi. Il 70% della costa nigeriana, circa 12,7 milioni di ettari, potrebbe essere mangiata dal mare, la capitale del Gambia potrebbe essere interamente sommersa e l&#8217;Egitto potrebbe perdere due milioni di nuovi migranti ambientali.</p>
<p>Nonostante la portata impressionante del fenomeno, secondo la Convenzione di Ginevra, questi profughi non hanno diritto allo status di rifugiati e non godono di normative internazionali su cui appogiarsi. &#8220;Abbiamo bisogno urgentemente di un riconoscimento legale&#8221; conclude Mr. Shamsuddoha, che riesca ad impedire questi imminenti disastri ambientali e umanitari&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://amisnet.org/agenzia/2009/12/11/rifugiati-climatici-il-caso-bangladesh-approda-a-copenhagen/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
