<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd"
	xmlns:dtvmedia="http://participatoryculture.org/RSSModules/dtv/1.0"
	xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/"
>

<channel>
	<title>Amisnet &#187; Ambiente</title>
	<atom:link href="http://amisnet.org/agenzia/archivio/ambiente/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://amisnet.org</link>
	<description>Informazione Sociale Quotidiana</description>
	<lastBuildDate>Thu, 18 Mar 2010 12:01:17 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.9.1</generator>
	<language>it</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
		<!-- podcast_generator="podPress/8.5" -->
		<copyright>&#xA9;Amisnet </copyright>
		<managingEditor>web@amisnet.org (Amisnet)</managingEditor>
		<webMaster>web@amisnet.org</webMaster>
		<category>News &amp; Politics</category>
		<ttl>1440</ttl>
		<itunes:keywords>ambiente, conflitti, cooperazione, diritti, economia, politica, informazione sociale</itunes:keywords>
		<itunes:subtitle>Informazione sociale e programmi di approfondimento dalla redazione di AMISnet.</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>Amisnet e' un'agenzia radiofonica attiva da oltre 9 anni. La sua principale attivita' consiste nella produzione e la distribuzione di prodotti radiofonici di approfondimento a circa 35 radio italiane. Il podcast e' una selezione quotidiana dei servizi audio distribuiti tramite i siti del network Amisnet.</itunes:summary>
		<itunes:author>Amisnet</itunes:author>
		<itunes:category text="News &amp; Politics"/>
<itunes:category text="Government &amp; Organizations"/>
<itunes:category text="Society &amp; Culture"/>
		<itunes:owner>
			<itunes:name>Amisnet</itunes:name>
			<itunes:email>web@amisnet.org</itunes:email>
		</itunes:owner>
		<itunes:block>No</itunes:block>
		<itunes:explicit>no</itunes:explicit>
		<itunes:image href="http://amisnet.org/feedimg/amisnet-300.jpg" />
		<image>
			<url>http://amisnet.org/feedimg/amisnet-144.jpg</url>
			<title>Amisnet</title>
			<link>http://amisnet.org</link>
			<width>144</width>
			<height>144</height>
		</image>
		<item>
		<title>La via italiana di Via Campesina</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2009/12/16/la-via-italiana-di-via-campesina/</link>
		<comments>http://amisnet.org/agenzia/2009/12/16/la-via-italiana-di-via-campesina/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 16 Dec 2009 14:33:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Diasio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://amisnet.org/?p=7877</guid>
		<description><![CDATA[L&#8217;associazione &#8220;Michele Mancino&#8221; ha sede in Basilicata e dagli anni &#8216;50 si batte per i diritti dei contadini in Italia. Dal 2001, al G8 di Genova, l&#8217;associazione ha intercettato i movimenti internazionali ed in particolare quello di Via Campesina con cui continua attivamente a collaborare. Il filo rosso che unisce le loro lotte li ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;associazione &#8220;Michele Mancino&#8221; ha sede in Basilicata e dagli anni &#8216;50 si batte per i diritti dei contadini in Italia. Dal 2001, al G8 di Genova, l&#8217;associazione ha intercettato i movimenti internazionali ed in particolare quello di Via Campesina con cui continua attivamente a collaborare. Il filo rosso che unisce le loro lotte li ha portati fino a Copenhagen dove pero&#8217; il bilancio dei negoziati non soddisfa le loro attese.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://amisnet.org/agenzia/2009/12/16/la-via-italiana-di-via-campesina/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
<enclosure url="http://amisnet.org/files/2009/12/viacampesinaitaliana.mp3" length="4907806" type="audio/mpeg" />
			<enclosure url="http://amisnet.org/podpress_trac/feed/7877/0/viacampesinaitaliana.mp3" length="4907806" type="audio/mpeg"/>
<itunes:duration>10:13</itunes:duration>
		<itunes:subtitle>L'associazione "Michele Mancino" ha sede in Basilicata e dagli anni '50 si batte per i diritti dei contadini in Italia. Dal 2001, al G8 di ...</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>L'associazione "Michele Mancino" ha sede in Basilicata e dagli anni '50 si batte per i diritti dei contadini in Italia. Dal 2001, al G8 di Genova, l'associazione ha intercettato i movimenti internazionali ed in particolare quello di Via Campesina con cui continua attivamente a collaborare. Il filo rosso che unisce le loro lotte li ha portati fino a Copenhagen dove pero' il bilancio dei negoziati non soddisfa le loro attese.</itunes:summary>
		<itunes:keywords>Ambiente</itunes:keywords>
		<itunes:author>Amisnet</itunes:author>
		<itunes:explicit>no</itunes:explicit>
		<itunes:block>No</itunes:block>
	</item>
		<item>
		<title>Copenhagen: irruzione della polizia a Christiania. Un italiano ancora in carcere</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2009/12/15/copenhagen-irruzione-della-polizia-a-christiania-un-italiano-ancora-in-carcere/</link>
		<comments>http://amisnet.org/agenzia/2009/12/15/copenhagen-irruzione-della-polizia-a-christiania-un-italiano-ancora-in-carcere/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 15 Dec 2009 09:56:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia Coronati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://amisnet.org/?p=7778</guid>
		<description><![CDATA[Duecento fermati, di cui 81 italiani. Questo il bilancio dell&#8217;operazione di polizia avvenuta nella notte tra il 14 e il 15 dicembre a Christiania, Copenhagen.

La sera del 14 dicembre centinaia di persone si erano recate nel quartiere occupato della capitale danese per partecipare a un dibattito con Naomi Klein e Michael Hardt. L&#8217;incontro era finito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Duecento fermati, di cui 81 italiani. Questo il bilancio dell&#8217;operazione di polizia avvenuta nella notte tra il 14 e il 15 dicembre a Christiania, Copenhagen.<br />
<span id="more-7778"></span><br />
La sera del 14 dicembre centinaia di persone si erano recate nel quartiere occupato della capitale danese per partecipare a un dibattito con Naomi Klein e Michael Hardt. L&#8217;incontro era finito e stava per iniziare una festa quando all&#8217;improvviso un blindato della polizia ha fatto irruzione sparando lacrimogeni.<br />
L&#8217;intervento, con l&#8217;uso di un elicottero che sorvolava la zona, ? avvenuto dopo la costruzione di barricate sulla strada, da parte di qualcuno che poi all&#8217;arrivo delle forze dell&#8217;ordine ? fuggito dentro il quartiere. A questo punto la polizia ha fatto irruzione.</p>
<p>Nel corso della notte sono stati rilasciati tutti gli italiani, tranne Luca Tornatore, trattenuto e processato in giornata.</p>
<p><a href="http://www.indymedia.dk/">Gli aggiornamenti di Indymedia Danimarc</a>a</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://amisnet.org/agenzia/2009/12/15/copenhagen-irruzione-della-polizia-a-christiania-un-italiano-ancora-in-carcere/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il Green New Deal: a patto di salvaguardare il profitto</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2009/12/14/il-green-new-deal-a-patto-di-salvaguardare-il-profitto/</link>
		<comments>http://amisnet.org/agenzia/2009/12/14/il-green-new-deal-a-patto-di-salvaguardare-il-profitto/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 11:20:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Diasio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Cop 15]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://amisnet.org/agenzia/2009/12/14/il-green-new-deal-a-patto-di-salvaguardare-il-profitto/</guid>
		<description><![CDATA[Un nuovo New Deal di Roosveltiana memoria, che possa prendere spunto dalle crisi in atto e rilanciare l&#8217;economia partendo da nuovi paradigmi. Questa l&#8217;idea di fondo lanciata questa mattina, lunedi 14 dicembre, in uno dei seminari che affollano le sale del Klima Forum dove i delegati da tutto il mondo prendono parte agli scambi di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un nuovo New Deal di Roosveltiana memoria, che possa prendere spunto dalle crisi in atto e rilanciare l&#8217;economia partendo da nuovi paradigmi. Questa l&#8217;idea di fondo lanciata questa mattina, lunedi 14 dicembre, in uno dei seminari che affollano le sale del Klima Forum dove i delegati da tutto il mondo prendono parte agli scambi di idee e soluzioni viabili per invertire lattuale tendenza sul cambio climatico.</p>
<p>E&#8217; la stessa UNEP (United Nations Environment Programme), il programma delle Nazioni Unite sull&#8217;ambiente , a riconoscere che le diverse crisi in atto (finanziaria, petrolifera, alimentare, dell&#8217;acqua e infine anche del clima) richiedono una soluzione globale e coerente. In una vecchia concezione avallata dal sistema d&#8217;informazione, l&#8217;economia e&#8217; sempre stata dipinta in contraddizione con l&#8217;ecologia. Il nuovo paradigma riparte proprio da qui, dalla ricerca di una qualche forma di armonia tra economia e ecologia, dove i prodotti verdi possono rappresentare la modalita&#8217; di sviluppo di nuovi mercati e crescita.</p>
<p>Prodotti verdi sì dunque, a patto di salvaguardare il profitto che, secondo i relatori, continuera&#8217; a essere l&#8217;unico motore che possa trainare questo diverso modello di sviluppo. Un modello in cui la decrescita non e&#8217; piu&#8217; tabu&#8217;, e che dovrebbe vedere un incremento della produzione e distribuzione locali, una promozione della sovranita&#8217; energetica al livello nazionale e una autonomia politica soprattutto dei governi piu&#8217; deboli<span style="text-decoration: underline">.</span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://amisnet.org/agenzia/2009/12/14/il-green-new-deal-a-patto-di-salvaguardare-il-profitto/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Copenhagen: citta&#8217; degli arresti preventivi</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2009/12/13/copenhagen-citta-degli-arresti-preventivi/</link>
		<comments>http://amisnet.org/agenzia/2009/12/13/copenhagen-citta-degli-arresti-preventivi/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 13 Dec 2009 10:47:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Diasio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Cop 15]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://amisnet.org/agenzia/2009/12/13/copenhagen-citta-degli-arresti-preventivi/</guid>
		<description><![CDATA[
100.000, 400, 180. Questi i numeri della grande manifestazione che ha attraversato le vie di Copenaghen per chiedere giustizia climatica. 100.000 le persone che hanno marciato pacificamente, 400 le persone arrestate, 180 centimetri la statura media di un poliziotto danese.

Iniziato intorno alle 13.00 di fronte al Parlamento, il corteo si è dipanato tranquillamente fino al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm">100.000, 400, 180. Questi i numeri della grande manifestazione che ha attraversato le vie di Copenaghen per chiedere giustizia climatica. 100.000 le persone che hanno marciato pacificamente, 400 le persone arrestate, 180 centimetri la statura media di un poliziotto danese.</p>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Iniziato intorno alle 13.00 di fronte al Parlamento, il corteo si è dipanato tranquillamente fino al Bella Centre, la sede ufficiale dei negoziati in corso. Un corteo estremamente colorato e “diverso” che ha vissuto qualche momento di tensione quando -appena partito- il black block ha dato vita al consueto quanto poco fantasioso attacco alla polizia che ha avuto come unico risultato quello di spezzare la manifestazione in due. E&#8217; forse questa la ragione che ha spinto le forze dell&#8217;ordine a accerchiare successivamente il gruppo e mettere in atto un vero e proprio arresto di massa, quasi un rastrellamento verso tutti coloro vestiti di nero, che ha coinvolto chiunque si trovasse in quella parte di corteo (tra cui un gruppo di trozkisti svedesi). Una tattica peraltro già vista dalla polizia tedesca durante il summit del G8 di Rostock nel 2007. A fine serata le cifre ufficiali parlano di 913 fermi. Quasi tutte le persone sono state già rimesse in libertà, solo 13 rimangono ancora in stato di fermo.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">“Sono mesi che ci esercitiamo”, ha dichiarato candidamente il portavoce della polizia danese Fleming Steen Munch. Anche il Parlamento evidentemente: recentemente, ha varato una nuova legislazione che permette alle forze dell&#8217;ordine di fermare le persone per un periodo di tempo più esteso, che puo&#8217; arrivare fino a 40 giorni se ci fosse resistenza all&#8217;arresto stesso. Anche le persone non partecipanti alle azioni di protesta, ma che si trovano nella stessa zona, possono essere fermate.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">La manifestazione è stata comunque un successo, non solo di numeri a anche per la grande diversità di sigle, organizzazioni, lingue e colori che la hanno attraversata. Aperta dai movimenti indigeni, si sono viti sfilare tutti i grandi movimenti internazionali che a 10 anni da Seattle lasciano intravedere un rilancio globale del movimento. L&#8217;augurio è che qualche eco sia arrivata al summit ufficiale e che ne abbia quantomeno mitigato..il clima.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://amisnet.org/agenzia/2009/12/13/copenhagen-citta-degli-arresti-preventivi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Don&#8217;t buy the lie 01: dentro e fuori i &#8220;palazzi del clima&#8221;</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2009/12/11/dont-buy-the-lie-01-dentro-e-fuori-i-palazzi-del-clima/</link>
		<comments>http://amisnet.org/agenzia/2009/12/11/dont-buy-the-lie-01-dentro-e-fuori-i-palazzi-del-clima/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 11 Dec 2009 19:00:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Cop 15]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://amisnet.org/?p=7710</guid>
		<description><![CDATA[La prima puntata di &#8220;Don&#8217;t buy the lie&#8221;. Da Copenhagen, il programma di Amisnet in collaborazione con l&#8217;Associazione Mondiale delle Radio Comunitarie (Amarc) per una settimana approfondira&#8217; le tematiche piu&#8217; scottanti riguardanti l&#8217;ambiente e i cambiamenti climatici.
In questa trasmissione, un quadro generale del negoziato che si sta cercando di raggiungere al forum ufficiale del Bela [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La prima puntata di &#8220;Don&#8217;t buy the lie&#8221;. Da Copenhagen, il programma di Amisnet in collaborazione con l&#8217;Associazione Mondiale delle Radio Comunitarie (Amarc) per una settimana approfondira&#8217; le tematiche piu&#8217; scottanti riguardanti l&#8217;ambiente e i cambiamenti climatici.</p>
<p>In questa trasmissione, un quadro generale del negoziato che si sta cercando di raggiungere al forum ufficiale del Bela Center, un aggiornamento su quello che sta accadendo al vertice dei &#8220;grandi&#8221; e uno sguardo alle proteste di piazza.</p>
<p>Ospiti della puntata: Elena Gerebizza, Campagna della Riforma della Banca Mondiale</p>
<p>In redazione: Andrea Cocco, Francesco Diasio, Marzia Coronati</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://amisnet.org/agenzia/2009/12/11/dont-buy-the-lie-01-dentro-e-fuori-i-palazzi-del-clima/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
<enclosure url="http://amisnet.org/files/2009/12/cop01_09.mp3" length="29810939" type="audio/mpeg" />
	<!-- Media File exists for this post, but its not enabled for this feed -->
	</item>
		<item>
		<title>Rifugiati climatici: il caso Bangladesh approda a Copenhagen</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2009/12/11/rifugiati-climatici-il-caso-bangladesh-approda-a-copenhagen/</link>
		<comments>http://amisnet.org/agenzia/2009/12/11/rifugiati-climatici-il-caso-bangladesh-approda-a-copenhagen/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 11 Dec 2009 12:22:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia Coronati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://amisnet.org/?p=7693</guid>
		<description><![CDATA[Mr Shamsuddoha, dell&#8217;Equity and Justice Working Group del Bangladesh, era uno dei relatori  dell&#8217;incontro &#8220;Vogliamo diritti per i rifugiati climatici&#8221;, uno dei numerosi workshops svoltosi al Klima Forum di Copenhagen. In questo quinto giorno di lavori, tra le tematuche affrontate all&#8217;interno del DGY-Byen, la struttura che ospita il forum, ampio spazio è stato dato ai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mr Shamsuddoha, dell&#8217;Equity and Justice Working Group del Bangladesh, era uno dei relatori  dell&#8217;incontro &#8220;Vogliamo diritti per i rifugiati climatici&#8221;, uno dei numerosi workshops svoltosi al Klima Forum di Copenhagen. In questo quinto giorno di lavori, tra le tematuche affrontate all&#8217;interno del DGY-Byen, la struttura che ospita il forum, ampio spazio è stato dato ai cosiddetti migranti climatici, le persone cioè costrette a lasciare la loro terra di origine per cause legate a fattori ambientali, quella gente che  con un acronimo inglese è definita ICF, Induced Forced Migrants.<span id="more-7693"></span></p>
<p>Il Bangladesh, piccolo stato dell&#8217;Asia del sud, è da sempre a rischio di disastri climatici. Cicloni, tempeste, violente mareggiate si abbattono sul paese con una frequenza inquietante. Negli ultimi anni il riscaldamento globale sta peggiorando le condizioni climatiche e aumentando il succedersi di avvenimenti disastrosi. I cambiamenti climatici stanno avendo coseguenze disastrose sull&#8217;agricoltura, che costituisce il 50% del sostentamento alimentare della popolazione, rendendo imposssibile la permanenza di questo popolo sulla terra. Secondo Mr. Shamsuddoha dal 1995 ad oggi circa 15 milioni di bengalesi sono stati costretti a migrare in India, la maggior parte dei quali illegalmente, e l&#8217;aumento del livello del mare oggi sta mettendo a rischio l&#8217;essitenza del 18% della popolazione.</p>
<p>Ma il Bangladesh non è l&#8217;unico paese a produrre un numero enorme di profughi climatici. Il Vietnam potrebbe nel giro di poco tempo perdere cinquecentomila ettari di terra nella zona del Red River Delta e altri due milioni nel Mekong Delta, costringendo dieci milioni di persone a spostarsi. Il 70% della costa nigeriana, circa 12,7 milioni di ettari, potrebbe essere mangiata dal mare, la capitale del Gambia potrebbe essere interamente sommersa e l&#8217;Egitto potrebbe perdere due milioni di nuovi migranti ambientali.</p>
<p>Nonostante la portata impressionante del fenomeno, secondo la Convenzione di Ginevra, questi profughi non hanno diritto allo status di rifugiati e non godono di normative internazionali su cui appogiarsi. &#8220;Abbiamo bisogno urgentemente di un riconoscimento legale&#8221; conclude Mr. Shamsuddoha, che riesca ad impedire questi imminenti disastri ambientali e umanitari&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://amisnet.org/agenzia/2009/12/11/rifugiati-climatici-il-caso-bangladesh-approda-a-copenhagen/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>In difesa dell&#8217;acqua</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2009/11/16/in-difesa-dellacqua/</link>
		<comments>http://amisnet.org/agenzia/2009/11/16/in-difesa-dellacqua/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 16 Nov 2009 11:06:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia Coronati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://amisnet.org/?p=7545</guid>
		<description><![CDATA[Continua la protesta contro il decreto che renderà privati i servizi pubblici locali e l&#8217;acqua. Il decreto legge 135, articolo 15, già approvato dal Senato, legittimerà la privatizzazione dell&#8217;acqua, senza tenere minimamente in considerazione la legge di iniziativa popolare per la ripublicizzazione dell&#8217;acqua, che ha raccolto oltre 400mila firme.
Giovedì 12 novembre centinaia di persone avevano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Continua la protesta contro il decreto che renderà privati i servizi pubblici locali e l&#8217;acqua. Il decreto legge 135, articolo 15, già approvato dal Senato, legittimerà la privatizzazione dell&#8217;acqua, senza tenere minimamente in considerazione la legge di iniziativa popolare per la ripublicizzazione dell&#8217;acqua, che ha raccolto oltre 400mila firme.<span id="more-7545"></span></p>
<p>Giovedì 12 novembre centinaia di persone avevano manifestato, presidiando il Parlamento, contro il decreto legge. Alla fine della protesta,  la vice-Presidente della Camera, Rosy Bindi, ha accettato di incontrare una delegazione del Forum dei Movimenti per l&#8217;Acqua che ha consegnato 30 mila firme raccolte negli ultimi giorni contro il decreto. Ma la protesta continua. Migliaia di mail vengono continuamente inviate ai parlamentari per fermare la legge.</p>
<p>Regioni, Province e Comuni che in tutto il Paese difendono i beni comuni si sono opposte. La Puglia ad esempio, che proprio giovedì scorso ha iniziato il percorso di ripubblicizzazione dell&#8217;acquedotto regionale, il più grande d&#8217;Europa, ha fatto sapere che impugnerà il decreto del Governo per incostituzionalità.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://amisnet.org/agenzia/2009/11/16/in-difesa-dellacqua/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Calabria, tappa finale di un intrigo planetario</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2009/10/01/calabria-tappa-finale-di-un-intrigo-planetario/</link>
		<comments>http://amisnet.org/agenzia/2009/10/01/calabria-tappa-finale-di-un-intrigo-planetario/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 01 Oct 2009 09:57:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://amisnet.org/?p=7284</guid>
		<description><![CDATA[&#8220;L&#8217;intreccio tra rifiuti radioattivi e armi salda corporations internazionali. Si propone a un paese la fornitura di armi in cambio della disponibilit? ad offrire siti dove smalitire rifiuti radioattivi, una formula commerciale che ha riscosos molto successo. In Calabria i soggetti coinvolti in un traffico di armi simile sono l&#8217;Est Europa e le cosche mafiose&#8221;. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;L&#8217;intreccio tra rifiuti radioattivi e armi salda corporations internazionali. Si propone a un paese la fornitura di armi in cambio della disponibilit? ad offrire siti dove smalitire rifiuti radioattivi, una formula commerciale che ha riscosos molto successo. In Calabria i soggetti coinvolti in un traffico di armi simile sono l&#8217;Est Europa e le cosche mafiose&#8221;. Con queste parole Nuccio Barill?, presidente di Legambiente Calabria, spiega un fenomeno inquietante che ha come confini l&#8217;intero pianeta.<span id="more-7284"></span></p>
<p>&#8220;I traffici internazionali di rifiuti radioattivi sono da anni al centro delle preoccupazioni degli organismi internazionali. Ta il 1992 e il 1998 sono stati attestati in Europa 173 casi di traffico illecito di materiali nucleari e fonti radioattive. La ndrangheta era solo il service di un&#8217;attivit? il cui motore andava ben oltre la Calabria. Sulla questione dei rifiuti radioattivi ha operato una holding nazionale, con la complicit? di molti Stati &#8211; soprattutto paesi dell&#8217;Unione Sovietica e Africa &#8211; destinati a diventare i nuovi cimiteri dei rifiuti radioattivi. Si tratta di storie vecchie che tornano alla ribalta. Speriamo che questa volta, dopo le dichiarazioni del pentito Francesco Fonti, si arrivi a un punto di svolta delle indagini&#8221;.</p>
<p>Legambiente gi? nel 1994 aveva presentato un esposto dal quale emergeva un traffico presunto di rifiuti radioattivi dal Nord Europa verso alcune zone della Calabria. Alcuni rifiuti sarebbero stati interrati nelle cave delle montagne dell&#8217;entroterra, mentre altri rifiuti sarebbero stati inabissati attraverso le cosidette navi a perdere. Non solo. L&#8217;Odm &#8211; la societ? di propriet? del faccendiere Giorgio Comerio oggi al centro delle inchieste &#8211; si sarebbe appropriata di un progetto internazionale mirato allo smaltimento delle scorie radioattive finanziato da diversi Stati con un investimento di 130 milioni di euro. Paesi aderenti all&#8217;Euratom, coadiuvati da scienziati statunitensi e giapponesi, di fronte alla difficolt? di risolvere il problema dello smaltimento delle scorie avevano sondato la possibilit? di smalitre i rifiuti inabissandoli nei fondali marini, attraverso dei penetratori che si conficcavano sotto i fondali. &#8220;Questa ipotesi ? stata portata avanti per dieci anni, prima di rendersi conto che andava a contrastare con le convenzioni che proibiscono il dumping in mare&#8221; spiega Barill?. &#8220;Il progetto ? stato abbandonato ma Comerio, che ne faceva parte, si impossess? del progetto e nonostante le diffide lo trafug?. Fu cos? che divenne un noto smaltitore di scorie&#8221;.</p>
<p>&#8220;Noi da 15 anni cerchiamo di fare emergere la verit?. Ora c&#8217;? la prova provata, la conferma che quei bidoni corrispondevano ai bidoni delle scorie, che le parole del pentito? Francesco Fonti sono vere&#8221; conclude Barill? &#8220;adesso occorre un&#8217;indagine precisa su tutte le navi e i siti emersi negli anni delle inchieste. Per ora la risposta del governo ? stata inadeguata. Non ? vero che non esistono strumentalizzazioni disponibili al momento. Abbiamo il diritto di sapere se c&#8217;? un pericolo per il nostro mare e per la nostra salute&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://amisnet.org/agenzia/2009/10/01/calabria-tappa-finale-di-un-intrigo-planetario/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
<enclosure url="http://amisnet.org/files/2009/09/barilla.mp3" length="5171853" type="audio/mpeg" />
			<enclosure url="http://amisnet.org/podpress_trac/feed/7284/0/barilla.mp3" length="5171853" type="audio/mpeg"/>
<itunes:duration>10:46</itunes:duration>
		<itunes:subtitle>"L'intreccio tra rifiuti radioattivi e armi salda corporations internazionali. Si propone a un paese la fornitura di armi in cambio della disponibilit? ad offrire siti ...</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>"L'intreccio tra rifiuti radioattivi e armi salda corporations internazionali. Si propone a un paese la fornitura di armi in cambio della disponibilit? ad offrire siti dove smalitire rifiuti radioattivi, una formula commerciale che ha riscosos molto successo. In Calabria i soggetti coinvolti in un traffico di armi simile sono l'Est Europa e le cosche mafiose". Con queste parole Nuccio Barill?, presidente di Legambiente Calabria, spiega un fenomeno inquietante che ha come confini l'intero pianeta.

"I traffici internazionali di rifiuti radioattivi sono da anni al centro delle preoccupazioni degli organismi internazionali. Ta il 1992 e il 1998 sono stati attestati in Europa 173 casi di traffico illecito di materiali nucleari e fonti radioattive. La ndrangheta era solo il service di un'attivit? il cui motore andava ben oltre la Calabria. Sulla questione dei rifiuti radioattivi ha operato una holding nazionale, con la complicit? di molti Stati - soprattutto paesi dell'Unione Sovietica e Africa - destinati a diventare i nuovi cimiteri dei rifiuti radioattivi. Si tratta di storie vecchie che tornano alla ribalta. Speriamo che questa volta, dopo le dichiarazioni del pentito Francesco Fonti, si arrivi a un punto di svolta delle indagini".

Legambiente gi? nel 1994 aveva presentato un esposto dal quale emergeva un traffico presunto di rifiuti radioattivi dal Nord Europa verso alcune zone della Calabria. Alcuni rifiuti sarebbero stati interrati nelle cave delle montagne dell'entroterra, mentre altri rifiuti sarebbero stati inabissati attraverso le cosidette navi a perdere. Non solo. L'Odm - la societ? di propriet? del faccendiere Giorgio Comerio oggi al centro delle inchieste - si sarebbe appropriata di un progetto internazionale mirato allo smaltimento delle scorie radioattive finanziato da diversi Stati con un investimento di 130 milioni di euro. Paesi aderenti all'Euratom, coadiuvati da scienziati statunitensi e giapponesi, di fronte alla difficolt? di risolvere il problema dello smaltimento delle scorie avevano sondato la possibilit? di smalitre i rifiuti inabissandoli nei fondali marini, attraverso dei penetratori che si conficcavano sotto i fondali. "Questa ipotesi ? stata portata avanti per dieci anni, prima di rendersi conto che andava a contrastare con le convenzioni che proibiscono il dumping in mare" spiega Barill?. "Il progetto ? stato abbandonato ma Comerio, che ne faceva parte, si impossess? del progetto e nonostante le diffide lo trafug?. Fu cos? che divenne un noto smaltitore di scorie".

"Noi da 15 anni cerchiamo di fare emergere la verit?. Ora c'? la prova provata, la conferma che quei bidoni corrispondevano ai bidoni delle scorie, che le parole del pentito? Francesco Fonti sono vere" conclude Barill? "adesso occorre un'indagine precisa su tutte le navi e i siti emersi negli anni delle inchieste. Per ora la risposta del governo ? stata inadeguata. Non ? vero che non esistono strumentalizzazioni disponibili al momento. Abbiamo il diritto di sapere se c'? un pericolo per il nostro mare e per la nostra salute".</itunes:summary>
		<itunes:keywords>Ambiente,,In,Evidenza</itunes:keywords>
		<itunes:author>Amisnet</itunes:author>
		<itunes:explicit>no</itunes:explicit>
		<itunes:block>No</itunes:block>
	</item>
		<item>
		<title>Il triste destino delle barche dei migranti</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2009/09/28/il-triste-destino-delle-barche-dei-migranti/</link>
		<comments>http://amisnet.org/agenzia/2009/09/28/il-triste-destino-delle-barche-dei-migranti/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 28 Sep 2009 14:16:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia Coronati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://amisnet.org/?p=7253</guid>
		<description><![CDATA[Se non finiscono sepolte nei nostri fondali per qualche avaria, le imbarcazioni dei migranti provenienti dal Nord Africa non vanno incontro a un destino migliore. Abbandonate in acqua per giorni, saranno affondate dai pescatori o sequestrate dalle autorit? marittime per poi essere depositate in misteriose discariche. 
Le imbarcazioni di migranti che giungono a largo delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se non finiscono sepolte nei nostri fondali per qualche avaria, le imbarcazioni dei migranti provenienti dal Nord Africa non vanno incontro a un destino migliore. Abbandonate in acqua per giorni, saranno affondate dai pescatori o sequestrate dalle autorit? marittime per poi essere depositate in misteriose discariche. <span id="more-7253"></span></p>
<p>Le imbarcazioni di migranti che giungono a largo delle coste italiane sono tenute a fermarsi e avvisare la Guardia Costiera prima di raggiungere la terraferma, comunicano il punto in cui si trovano e attendono le autorit? marittime in mezzo al mare. Una volta arrivate, le forze dell&#8217;ordine fanno salire i migranti sulle loro motovedette e li conducono fino alla costa, mentre le imbarcazioni su cui viaggiavano vengono lasciate l? dove si trovano. Secondo le nostre leggi, quegli scafi da quel momento in poi sono da considerarsi sotto sequestro, e, di norma, dovrebbero essere recuperati dalla Guardia Costiera e condotti in terraferma. Molte volte per? accade che le barche restano abbandonate per giorni.</p>
<p>Un pescatore di Lampedusa ha raccontato di avere affondato lui stesso alcuni scafi, per evitare incidenti notturni: &#8220;Sapete cosa vuol dire sbattere su uno scafo quando si va a venti nodi? Sarebbe un impatto spaventoso&#8221;.<br />
Le barche recuperate dalla Guardia Costiera invece giacciono in discariche nell&#8217;entroterra lampedusano, l? rimangono per mesi, fino a quando l&#8217;invaso non riesce pi? a contenere neanche uno spillo, a quel punto &#8211; ha spiegato Giusy Nicolini di Legambiente Lampedusa &#8211; un&#8217;ordinanza di urgenza impone la triturazione del legno degli scafi &#8211; senza considerare se sono in buono stato o meno &#8211; e la spedizione del triturato in Sicilia. I motori fuoribordo invece vengono asportati e spesso finiscono nel mercato nero.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://amisnet.org/agenzia/2009/09/28/il-triste-destino-delle-barche-dei-migranti/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
<enclosure url="http://amisnet.org/files/2009/09/GiusyNicolini_barcherifiuti.mp3" length="1495667" type="audio/mpeg" />
			<enclosure url="http://amisnet.org/podpress_trac/feed/7253/0/GiusyNicolini_barcherifiuti.mp3" length="1495667" type="audio/mpeg"/>
<itunes:duration>3:07</itunes:duration>
		<itunes:subtitle>Se non finiscono sepolte nei nostri fondali per qualche avaria, le imbarcazioni dei migranti provenienti dal Nord Africa non vanno incontro a un destino migliore. ...</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>Se non finiscono sepolte nei nostri fondali per qualche avaria, le imbarcazioni dei migranti provenienti dal Nord Africa non vanno incontro a un destino migliore. Abbandonate in acqua per giorni, saranno affondate dai pescatori o sequestrate dalle autorit? marittime per poi essere depositate in misteriose discariche. 

Le imbarcazioni di migranti che giungono a largo delle coste italiane sono tenute a fermarsi e avvisare la Guardia Costiera prima di raggiungere la terraferma, comunicano il punto in cui si trovano e attendono le autorit? marittime in mezzo al mare. Una volta arrivate, le forze dell'ordine fanno salire i migranti sulle loro motovedette e li conducono fino alla costa, mentre le imbarcazioni su cui viaggiavano vengono lasciate l? dove si trovano. Secondo le nostre leggi, quegli scafi da quel momento in poi sono da considerarsi sotto sequestro, e, di norma, dovrebbero essere recuperati dalla Guardia Costiera e condotti in terraferma. Molte volte per? accade che le barche restano abbandonate per giorni.

Un pescatore di Lampedusa ha raccontato di avere affondato lui stesso alcuni scafi, per evitare incidenti notturni: "Sapete cosa vuol dire sbattere su uno scafo quando si va a venti nodi? Sarebbe un impatto spaventoso".
Le barche recuperate dalla Guardia Costiera invece giacciono in discariche nell'entroterra lampedusano, l? rimangono per mesi, fino a quando l'invaso non riesce pi? a contenere neanche uno spillo, a quel punto - ha spiegato Giusy Nicolini di Legambiente Lampedusa - un'ordinanza di urgenza impone la triturazione del legno degli scafi - senza considerare se sono in buono stato o meno - e la spedizione del triturato in Sicilia. I motori fuoribordo invece vengono asportati e spesso finiscono nel mercato nero.</itunes:summary>
		<itunes:keywords>Ambiente,,In,Evidenza</itunes:keywords>
		<itunes:author>Amisnet</itunes:author>
		<itunes:explicit>no</itunes:explicit>
		<itunes:block>No</itunes:block>
	</item>
		<item>
		<title>Perù: anche l&#8217;Italia è complice della strage nella selva amazzonica</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2009/06/10/peru-anche-litalia-e-complice-della-strage-nella-selva-amazzonica/</link>
		<comments>http://amisnet.org/agenzia/2009/06/10/peru-anche-litalia-e-complice-della-strage-nella-selva-amazzonica/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 10 Jun 2009 13:08:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia Coronati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Cooperazione]]></category>
		<category><![CDATA[bagua]]></category>
		<category><![CDATA[gas]]></category>
		<category><![CDATA[LNG]]></category>
		<category><![CDATA[Perù]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://amisnet.org/?p=6876</guid>
		<description><![CDATA[ Gli scontri  tra nativi e polizia del 5 giugno a Bagua, nord del Perù, hanno acceso i riflettori su una realtà che esiste orami da tempo. Le comunità protestano contro diversi decreti legislativi approvati dal governo che avrebbero conseguenze gravissime sill&#8217;ambiente dove vivono. Uno dei progetti piu avversati è il Perù LNG, che vede [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://amisnet.org/agenzia/2009/06/09/peru-in-manette-tutte-le-persone-con-il-volto-indigeno/"> Gli scontri  tra nativi e polizia del 5 giugno a Bagua</a>, nord del Perù, hanno acceso i riflettori su una realtà che esiste orami da tempo. Le comunità protestano contro diversi decreti legislativi approvati dal governo che avrebbero conseguenze gravissime sill&#8217;ambiente dove vivono. Uno dei progetti piu avversati è il Perù LNG, che vede tra i suoi sostenitori anche un&#8217;agenzia italiana.</p>
<p>Le multinazionali si sono introdotte in Perù alla ricerca di risorse naturali, soprattutto di gas, all&#8217;inizio degli anni &#8216;90. Il saccheggio piu violento è iniziato con il&#8217;avvio del progetto di Camisea Perù LNG, un gasdotto di centinaia di chilometri capace di trasportare fino a 600 milioni di barili di gas in forma liquida. Oggi, con i nuovi decreti legge approvati dal governo peruviano, nuove concessioni potranno essere assegnate a imprese di tutto il mondo.</p>
<p>&#8220;Alla fine del 2007 si è aperta la discussione per il finanziamento del progetto LNG, per la cui realizzazione sono necessari oltre 4 miliardi di dollari&#8221; spiega Elena Gerebizza, della Campagna per la Riforma della Banca MOndiale, &#8220;Il progetto aveva bisogno di un sostegno, che è stato concesso da diverse agenzie di credito all&#8217;esportazione, inclusa l&#8217;italiana SACE,  che ha dato una garanzia di oltre 250 milioni di euro, e successivamente dalla Banca Mondiale&#8221;.<br />
&#8220;Successivamente il governo peruviano ha dichiarato che una parte dei proventi derivati da questo progetto sarebbero stati utlizzati per finanziare il Fondo per la difesa nazionale, con un vincolo specifico sull&#8217;acquisto di armi per la polizia peruviana; quindi era chiaro che ci si stava preparando a forme di repressione contro chiunque avesse tentato di ostacolare l&#8217;utilizzo delle risorse naturali&#8221; conclude Gerebizza.</p>
<p>Gravissime le conseguenze della costruzione del progetto, che già oggi stanno dando i loro frutti amari. La nuova via attraverso l&#8217;Amazzonia, fino ad oggi incontaminata, ha provocato, oltre al disboscamento di ettari di terreno, l&#8217;apertura di un varco che lascia libero il passaggio a cacciatori e contrabbandieri di legno pregiato.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://amisnet.org/agenzia/2009/06/10/peru-anche-litalia-e-complice-della-strage-nella-selva-amazzonica/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
<enclosure url="http://amisnet.org/files/2009/06/gerebizza_progettoperu.mp3" length="5630354" type="audio/mpeg" />
			<enclosure url="http://amisnet.org/podpress_trac/feed/6876/0/gerebizza_progettoperu.mp3" length="5630354" type="audio/mpeg"/>
<itunes:duration>5:52</itunes:duration>
		<itunes:subtitle>Gli scontrinbsp; tra nativi e polizia del 5 giugno a Bagua, nord del Perugrave;, hanno acceso i riflettori su una realtagrave; che esiste orami ...</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>Gli scontrinbsp; tra nativi e polizia del 5 giugno a Bagua, nord del Perugrave;, hanno acceso i riflettori su una realtagrave; che esiste orami da tempo. Le comunitagrave; protestano contro diversi decreti legislativi approvati dal governo che avrebbero conseguenze gravissime sill'ambiente dove vivono. Uno dei progetti piu avversati egrave; il Perugrave; LNG, che vede tra i suoi sostenitori anche un'agenzia italiana.

Le multinazionali si sono introdotte in Perugrave; alla ricerca di risorse naturali, soprattutto di gas, all'inizio degli anni '90. Il saccheggio piu violento egrave; iniziato con il'avvio del progetto di Camisea Perugrave; LNG, un gasdotto di centinaia di chilometri capace di trasportare fino a 600 milioni di barili di gas in forma liquida. Oggi, con i nuovi decreti legge approvati dal governo peruviano, nuove concessioni potranno essere assegnate a imprese di tutto il mondo.

"Alla fine del 2007 si egrave; aperta la discussione per il finanziamento del progetto LNG, per la cui realizzazione sono necessari oltre 4 miliardi di dollari" spiega Elena Gerebizza, della Campagna per la Riforma della Banca MOndiale, "Il progetto aveva bisogno di un sostegno, che egrave; stato concesso da diverse agenzie di credito all'esportazione, inclusa l'italiana SACE,nbsp; che ha dato una garanzia di oltre 250 milioni di euro, e successivamente dalla Banca Mondiale".
"Successivamente il governo peruviano ha dichiarato che una parte dei proventi derivati da questo progetto sarebbero stati utlizzati per finanziare il Fondo per la difesa nazionale, con un vincolo specifico sull'acquisto di armi per la polizia peruviana; quindi era chiaro che ci si stava preparando a forme di repressione contro chiunque avesse tentato di ostacolare l'utilizzo delle risorse naturali" conclude Gerebizza.

Gravissime le conseguenze della costruzione del progetto, che giagrave; oggi stanno dando i loro frutti amari. La nuova via attraverso l'Amazzonia, fino ad oggi incontaminata, ha provocato, oltre al disboscamento di ettari di terreno, l'apertura di un varco che lascia libero il passaggio a cacciatori e contrabbandieri di legno pregiato.</itunes:summary>
		<itunes:keywords>Ambiente,,Cooperazione</itunes:keywords>
		<itunes:author>Amisnet</itunes:author>
		<itunes:explicit>no</itunes:explicit>
		<itunes:block>No</itunes:block>
	</item>
	</channel>
</rss>
