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	<title>Amisnet &#187; Alchimista</title>
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	<description>Informazione Sociale Quotidiana</description>
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	<managingEditor>web@amisnet.org (Amisnet)</managingEditor>
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		<title>Amisnet</title>
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	<itunes:subtitle>Informazione sociale e programmi di approfondimento dalla redazione di AMISnet.</itunes:subtitle>
	<itunes:summary>Amisnet e' un'agenzia radiofonica attiva da oltre 9 anni. La sua principale attivita' consiste nella produzione e la distribuzione di prodotti radiofonici di approfondimento a circa 35 radio italiane. Il podcast e' una selezione quotidiana dei servizi audio distribuiti tramite i siti del network Amisnet.</itunes:summary>
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		<title>L&#8217;Alchimista 18: Un futuro di recessione</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Feb 2012 14:38:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dopo giorni di incertezza è stato trovato un accordo che sbloccasse il maxi prestito di 130 miliardi che dovrebbe scongiurare il fallimento dello stato greco. Le maggiori difficoltà sembra siano state poste dai creditori privati, principalmente banche, cui è stato chiesto di rinunciare volontariamente a una parte sostanziosa del credito vantato nei confronti di Atene. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://amisnet.org/files/2012/02/crisi-greca.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-14252" title="crisi greca" src="http://amisnet.org/files/2012/02/crisi-greca.jpg" alt="" width="250" height="250" /></a>Dopo giorni di incertezza è stato trovato un accordo che sbloccasse il maxi prestito di 130 miliardi che dovrebbe scongiurare il fallimento dello stato greco. Le maggiori difficoltà sembra siano state poste dai creditori privati, principalmente banche, cui è stato chiesto di rinunciare volontariamente a una parte sostanziosa del credito vantato nei confronti di Atene. &#8220;Come spiegato nelle scorse settimane in realtà questi istituti di credito non perdono nulla, dato che hanno acquistato i titoli di stato greci quando questi erano già ampiamente svalutati&#8221;, specifica Andrea Baranes. Parallelamente la Germania chiede il rinvio delle elezioni greche per permettere al governo di Papademos di portare a termine il programma imposto dalla Troika. &#8220;E&#8217; l&#8217;ultimo atto, in ordine temporale, dello spoglio della democrazia in Grecia&#8221;, continua Baranes, &#8220;dopo la sostituzione del premier Papandreou per aver proposto di sottoporre a referendum popolare l&#8217;applicazione delle misure di austerità e dopo l&#8217;invio di ispettori europei ad Atene con il compito di monitorare le scelte economiche.&#8221;</p>
<p>Nel frattempo la Banca Europea per gli Investimenti annuncia un taglio di 11 miliardi del credito nel 2012, taglio equivalente al 18% del credito erogato dall&#8217;istituto lo scorso anno. Motivo di tale decisione l&#8217;esposizione della BEI al declassamento minacciato dalle principali agenzie di rating. &#8220;Questa decisione non stupisce&#8221;, commenta Baranes, &#8220;anche la BEI rinuncia alla propria mission o per lo meno la ridimensiona, per trasformarsi in un ente finanziario, dando molta più attenzione ai mercati e alla finanza che non all&#8217;economia reale, per sostenere la quale nasce. Si tratta di un altro elemento che rende molto difficile se non improbabile che si possa uscire dalla attuale fase di recessione economica&#8221;.</p>
<p><a href="http://amisnet.org/files/2012/02/Alchimista_18.mp3">Ascolta le altre puntate de L&#8217;Alchimista</a></p>
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		<itunes:summary>Dopo giorni di incertezza è stato trovato un accordo che sbloccasse il maxi prestito di 130 miliardi che dovrebbe scongiurare il fallimento dello stato greco. Le maggiori difficoltà sembra siano state poste dai creditori privati, principalmente banche, cui è stato chiesto di rinunciare volontariamente a una parte sostanziosa del credito vantato nei confronti di Atene. &#8220;Come spiegato nelle scorse settimane in realtà questi istituti di credito non perdono nulla, dato che hanno acquistato i titoli di stato greci quando questi erano già ampiamente svalutati&#8221;, specifica Andrea Baranes. Parallelamente la Germania chiede il rinvio delle elezioni greche per permettere al governo di Papademos di portare a termine il programma imposto dalla Troika. &#8220;E&#8217; l&#8217;ultimo atto, in ordine temporale, dello spoglio della democrazia in Grecia&#8221;, continua Baranes, &#8220;dopo la sostituzione del premier Papandreou per aver proposto di sottoporre a referendum popolare l&#8217;applicazione delle misure di austerità e dopo l&#8217;invio di ispettori europei ad Atene con il compito di monitorare le scelte economiche.&#8221;
Nel frattempo la Banca Europea per gli Investimenti annuncia un taglio di 11 miliardi del credito nel 2012, taglio equivalente al 18% del credito erogato dall&#8217;istituto lo scorso anno. Motivo di tale decisione l&#8217;esposizione della BEI al declassamento minacciato dalle principali agenzie di rating. &#8220;Questa decisione non stupisce&#8221;, commenta Baranes, &#8220;anche la BEI rinuncia alla propria mission o per lo meno la ridimensiona, per trasformarsi in un ente finanziario, dando molta più attenzione ai mercati e alla finanza che non all&#8217;economia reale, per sostenere la quale nasce. Si tratta di un altro elemento che rende molto difficile se non improbabile che si possa uscire dalla attuale fase di recessione economica&#8221;.
Ascolta le altre puntate de L&#8217;Alchimista</itunes:summary>
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		<title>L&#8217;Alchimista 17: Dove vanno i 130 miliardi che dovrebbero salvare la Grecia</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2012/02/14/lalchimista-17-dove-vanno-i-130-miliardi-che-dovrebbero-salvare-la-grecia/</link>
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		<pubDate>Tue, 14 Feb 2012 13:16:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il fallimento della Grecia è ormai cosa conclamata e viene ritardato il più possibile per dare alle banche private che ne detengono i titoli di debito il tempo di disfarsene, compito d&#8217;altra parte arduo da portare a termine.  Benchè non venga detto esplicitamente è sotto gli occhi di tutti che i 130 miliardi che dovrebbero andare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://amisnet.org/files/2012/02/salvare-le-banche.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-14208" title="salvare le banche" src="http://amisnet.org/files/2012/02/salvare-le-banche.jpg" alt="" width="250" height="250" /></a>Il fallimento della Grecia è ormai cosa conclamata e viene ritardato il più possibile per dare alle banche private che ne detengono i titoli di debito il tempo di disfarsene, compito d&#8217;altra parte arduo da portare a termine.  Benchè non venga detto esplicitamente è sotto gli occhi di tutti che i 130 miliardi che dovrebbero andare a sostenere i conti in crisi della Grecia, andranno immediatamente a rifondere le banche del denaro che lo stato ellenico deve loro allo scadere dei titoli di stato. &#8220;I soldi transiteranno molto rapidamente per le casse greche&#8221;, sottolinea Andrea Baranes, &#8220;per essere immediatamente trasferiti nei forzieri delle banche, che sarebbero a loro volta destinate a fallire se questo non avvenisse.&#8221;</p>
<p>Nel frattempo la reazione a catena innescata dalla crisi del 2008 sembra avvitarsi in un circolo vizioso sempre più difficile da interrompere. Il giorno dopo l&#8217;approvazione da parte del governo greco delle nuove misure di austerità, le agenzie di rating hanno declassato ulteriormente il debito di diversi paesi europei, tra cui l&#8217;Italia. &#8220;Le grandi banche che hanno incamerato i titoli italiani, spagnoli o portoghesi, sono oggi coscienti del fatto che i derivati che avrebbero dovuto assicurare dal fallimento dei titoli greci in realtà non saranno in grado di sostenere questo compito&#8221;, continua Baranes, &#8220;e che quindi non riusciranno neanche a garantirle dal fallimento di altri paesi. Questo aggrava la situazione di questi ultimi, perchè le banche mettono sul mercato i titoli considerati pericolosi, cercando di acquisirne di più sicuri, tedeschi, ad esempio. Così facendo aumenta lo spread e diminuisce ancora la stabilità dei paesi a rischio. Si tratta effettivamente di un gioco delle tre carte dal quale non si vede uscita.&#8221;</p>
<p>&#8220;Ancora una volta la finanza&#8221;, conclude Baranes, &#8220;che dovrebbe essere uno strumento al servizio dell&#8217;economia reale, finisce per determinare quest&#8217;ultima, perdendo la sua funzione e generando disastri&#8221;.</p>
<p><a href="http://amisnet.org/?s=alchimista">Ascolta le altre puntate de L&#8217;Alchimista</a></p>
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		<itunes:summary>Il fallimento della Grecia è ormai cosa conclamata e viene ritardato il più possibile per dare alle banche private che ne detengono i titoli di debito il tempo di disfarsene, compito d&#8217;altra parte arduo da portare a termine.  Benchè non venga detto esplicitamente è sotto gli occhi di tutti che i 130 miliardi che dovrebbero andare a sostenere i conti in crisi della Grecia, andranno immediatamente a rifondere le banche del denaro che lo stato ellenico deve loro allo scadere dei titoli di stato. &#8220;I soldi transiteranno molto rapidamente per le casse greche&#8221;, sottolinea Andrea Baranes, &#8220;per essere immediatamente trasferiti nei forzieri delle banche, che sarebbero a loro volta destinate a fallire se questo non avvenisse.&#8221;
Nel frattempo la reazione a catena innescata dalla crisi del 2008 sembra avvitarsi in un circolo vizioso sempre più difficile da interrompere. Il giorno dopo l&#8217;approvazione da parte del governo greco delle nuove misure di austerità, le agenzie di rating hanno declassato ulteriormente il debito di diversi paesi europei, tra cui l&#8217;Italia. &#8220;Le grandi banche che hanno incamerato i titoli italiani, spagnoli o portoghesi, sono oggi coscienti del fatto che i derivati che avrebbero dovuto assicurare dal fallimento dei titoli greci in realtà non saranno in grado di sostenere questo compito&#8221;, continua Baranes, &#8220;e che quindi non riusciranno neanche a garantirle dal fallimento di altri paesi. Questo aggrava la situazione di questi ultimi, perchè le banche mettono sul mercato i titoli considerati pericolosi, cercando di acquisirne di più sicuri, tedeschi, ad esempio. Così facendo aumenta lo spread e diminuisce ancora la stabilità dei paesi a rischio. Si tratta effettivamente di un gioco delle tre carte dal quale non si vede uscita.&#8221;
&#8220;Ancora una volta la finanza&#8221;, conclude Baranes, &#8220;che dovrebbe essere uno strumento al servizio dell&#8217;economia reale, finisce per determinare quest&#8217;ultima, perdendo la sua funzione e generando disastri&#8221;.
Ascolta le altre puntate de L&#8217;Alchimista</itunes:summary>
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		<title>L&#8217;Alchimista 16: Le banche salveranno la Grecia?</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2012/02/07/lalchimista-16-le-banche-salveranno-la-grecia/</link>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 12:07:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;applicazione di severe misure di austerità e la spinta sul piano delle liberalizzazioni e delle privatizzazioni, non sembra aver condotto la Grecia in acque meno turbolente rispetto alla stabilità dei propri conti pubblici e alla capacità delle casse di far fronte al proprio debito sovrano. A marzo andrà in scadenza una nuova trance di titoli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://amisnet.org/files/2012/02/more-massive-debt-730680.png"><img class="alignleft size-full wp-image-14166" title="more-massive-debt-730680" src="http://amisnet.org/files/2012/02/more-massive-debt-730680.png" alt="" width="250" height="250" /></a>L&#8217;applicazione di severe misure di austerità e la spinta sul piano delle liberalizzazioni e delle privatizzazioni, non sembra aver condotto la Grecia in acque meno turbolente rispetto alla stabilità dei propri conti pubblici e alla capacità delle casse di far fronte al proprio debito sovrano. A marzo andrà in scadenza una nuova trance di titoli di stato che Atene non è in grado di onorare. La ricetta proposta dalle istituzioni finanziarie sovranazionali per concedere un&#8217;ulteriore prestito di 130 miliardi di euro ripropone il ritornello stonato dei tagli alle spese sociali e ai redditi dei lavoratori. Mentre il primo ministro Papademos tenta di comporre il quadro politico dei partiti che sostengono il governo e avviare questa ulteriore fase di austerità, alle banche ed istituti di credito detentori di una parte significativa del debito greco viene chiesto di accettare volontariamente di vedersi rimborsata solo una parte del credito vantato, una percentuale che va dal 40 al 50 per cento. &#8220;In realtà si tratta di una grande mistificazione&#8221;, sostiene Andrea Baranes ai nostri microfoni, &#8220;perchè le banche hanno acquistato questi titoli quando la Grecia era già poco affidabile sui mercati, e quindi a un valore molto minore rispetto a quello di emissione. In realtà quindi non rinunciano a nulla, incamerando esattamente quanto speso per acquisire i titoli, salvo averci guadagnato fino ad oggi lauti interessi&#8221;. &#8220;Inoltre&#8221;, aggiunge Baranes, &#8220;se la Grecia fallisse le ripercussioni sul mondo finanziario e quindi bancario, sarebbero incalcolabili. Quindi non si tratta certo di un bel gesto ma di una operazione calcolata in cui banche e privati hanno un loro interesse specifico.&#8221;</p>
<p>Detto in altre parole, non si dichiara il fallimento ormai conclamato dell&#8217;economia greca per evitare l&#8217;effetto domino che travolgerebbe per primi gli istituti di credito, che nominalmente si fanno carico (questa l&#8217;ipotesi in campo) di parte dell&#8217;onere dovuto dallo stato, per evitare un tracollo ben più grande. Il tutto alle spalle (e sulle spalle) di milioni di cittadini europei.</p>
<p><a href="http://amisnet.org/?s=alchimista">Ascolta le altre puntate de L&#8217;Alchimista</a></p>
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		<itunes:summary>L&#8217;applicazione di severe misure di austerità e la spinta sul piano delle liberalizzazioni e delle privatizzazioni, non sembra aver condotto la Grecia in acque meno turbolente rispetto alla stabilità dei propri conti pubblici e alla capacità delle casse di far fronte al proprio debito sovrano. A marzo andrà in scadenza una nuova trance di titoli di stato che Atene non è in grado di onorare. La ricetta proposta dalle istituzioni finanziarie sovranazionali per concedere un&#8217;ulteriore prestito di 130 miliardi di euro ripropone il ritornello stonato dei tagli alle spese sociali e ai redditi dei lavoratori. Mentre il primo ministro Papademos tenta di comporre il quadro politico dei partiti che sostengono il governo e avviare questa ulteriore fase di austerità, alle banche ed istituti di credito detentori di una parte significativa del debito greco viene chiesto di accettare volontariamente di vedersi rimborsata solo una parte del credito vantato, una percentuale che va dal 40 al 50 per cento. &#8220;In realtà si tratta di una grande mistificazione&#8221;, sostiene Andrea Baranes ai nostri microfoni, &#8220;perchè le banche hanno acquistato questi titoli quando la Grecia era già poco affidabile sui mercati, e quindi a un valore molto minore rispetto a quello di emissione. In realtà quindi non rinunciano a nulla, incamerando esattamente quanto speso per acquisire i titoli, salvo averci guadagnato fino ad oggi lauti interessi&#8221;. &#8220;Inoltre&#8221;, aggiunge Baranes, &#8220;se la Grecia fallisse le ripercussioni sul mondo finanziario e quindi bancario, sarebbero incalcolabili. Quindi non si tratta certo di un bel gesto ma di una operazione calcolata in cui banche e privati hanno un loro interesse specifico.&#8221;
Detto in altre parole, non si dichiara il fallimento ormai conclamato dell&#8217;economia greca per evitare l&#8217;effetto domino che travolgerebbe per primi gli istituti di credito, che nominalmente si fanno carico (questa l&#8217;ipotesi in campo) di parte dell&#8217;onere dovuto dallo stato, per evitare un tracollo ben più grande. Il tutto alle spalle (e sulle spalle) di milioni di cittadini europei.
Ascolta le altre puntate de L&#8217;Alchimista</itunes:summary>
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		<title>L&#8217;Alchimista 15: debito pubblico o privato?</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 12:04:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il debito pubblico italiano, ormai è un dato assodato, non è sostenibile a lungo termine. Ammonta a oltre 1900 miliardi, costandone ben 85 ogni anno di interessi. Fino a quando il sistema finanziario ha goduto di una relativa stabilità i sistema del debito ha costituito un pozzo senza fondo per quanti incassavano gli interessi e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://amisnet.org/files/2012/01/debito-pubblico-sovereign.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-14086" title="debito-pubblico-sovereign" src="http://amisnet.org/files/2012/01/debito-pubblico-sovereign.jpg" alt="" width="250" height="250" /></a>Il debito pubblico italiano, ormai è un dato assodato, non è sostenibile a lungo termine. Ammonta a oltre 1900 miliardi, costandone ben 85 ogni anno di interessi. Fino a quando il sistema finanziario ha goduto di una relativa stabilità i sistema del debito ha costituito un pozzo senza fondo per quanti incassavano gli interessi e per i grandi evasori fiscali. Nel momento in cui le banche, responsabili in buona parte del generarsi della crisi, hanno rischiato il tracollo sotto il peso delle bolle finanziarie, è intervenuta la Banca Centrale Europea, finanziandole al tasso agevolato dell&#8217;1%. Si è creato il paradosso di banche agevolate con tassi di prestiti agevolatissimi e di stati costretti a cercare liquidità a tassi di mercato (nel caso dell&#8217;Italia 6 o 7%). Gli stessi stati che si sono indebitati per salvare le banche dal fallimento.</p>
<p>&#8220;E&#8217; questo uno dei paradossi più evidenti delle dottrine neoliberiste&#8221;, dice Andrea Baranes ai nostri microfoni, &#8220;fino a quando le cose funzionano il mercato si autoregola e lo stato non deve intromettersi negli affari. Quando qualcosa invece si incrina esigono che lo stato accorra a salvare speculatori e mercati.&#8221;</p>
<p><a href="http://amisnet.org/?s=alchimista">Ascolta le altre puntate de L&#8217;Alchimista</a></p>
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		<itunes:summary>Il debito pubblico italiano, ormai è un dato assodato, non è sostenibile a lungo termine. Ammonta a oltre 1900 miliardi, costandone ben 85 ogni anno di interessi. Fino a quando il sistema finanziario ha goduto di una relativa stabilità i sistema del debito ha costituito un pozzo senza fondo per quanti incassavano gli interessi e per i grandi evasori fiscali. Nel momento in cui le banche, responsabili in buona parte del generarsi della crisi, hanno rischiato il tracollo sotto il peso delle bolle finanziarie, è intervenuta la Banca Centrale Europea, finanziandole al tasso agevolato dell&#8217;1%. Si è creato il paradosso di banche agevolate con tassi di prestiti agevolatissimi e di stati costretti a cercare liquidità a tassi di mercato (nel caso dell&#8217;Italia 6 o 7%). Gli stessi stati che si sono indebitati per salvare le banche dal fallimento.
&#8220;E&#8217; questo uno dei paradossi più evidenti delle dottrine neoliberiste&#8221;, dice Andrea Baranes ai nostri microfoni, &#8220;fino a quando le cose funzionano il mercato si autoregola e lo stato non deve intromettersi negli affari. Quando qualcosa invece si incrina esigono che lo stato accorra a salvare speculatori e mercati.&#8221;
Ascolta le altre puntate de L&#8217;Alchimista</itunes:summary>
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		<title>L&#8217;Alchimista_14: c&#8217;è debito e debito</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 12:49:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da più parti in Europa sono state promosse delle campagne per promuovere l&#8217;audit, vale a dire un processo di revisione del debito pubblico degli stati finalizzato a distinguere quante e quali parti di questi debiti siano state contratte per sostenere lo stato sociale e in generale lo sviluppo dei rispettivi paesi, e quante, al contrario, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://amisnet.org/files/2012/01/bancasmeres.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-14026" title="bancasmeres" src="http://amisnet.org/files/2012/01/bancasmeres.jpg" alt="" width="250" height="250" /></a>Da più parti in Europa sono state promosse delle campagne per promuovere l&#8217;audit, vale a dire un processo di revisione del debito pubblico degli stati finalizzato a distinguere quante e quali parti di questi debiti siano state contratte per sostenere lo stato sociale e in generale lo sviluppo dei rispettivi paesi, e quante, al contrario, siano andate a finanziare speculazioni finanziarie, rendite, profitti di elite. &#8220;Rivedere il debito pubblico,&#8221; sostiene Andrea Baranes ai nostri microfoni, &#8221; è prima di tutto una questione di democrazia. Se io sono un cittadino italiano, chiamato a pagare parte del debito pubblico del mio paese, ho prima di tutto il diritto di sapere come questo debito è stato contratto. Inoltre, condurre un&#8217;operazione di questo genere consentirebbe di sottrarsi alla retorica della crisi e dell&#8217;ineluttabilità dei tagli alla spesa sociale.&#8221;</p>
<p>Il ritornello secondo cui negli ultimi anni avremmo vissuto al di sopra delle nostre possibilità andrebbe quanto meno messo a verifica, per capire quanta parte del denaro pubblico sia stato effettivamente investito nella crescita del paese, come anche nel sostegno sociale. &#8220;Il problema&#8221;, conclude Baranes, &#8220;non sono comunque le pensioni, come vorrebbero farci credere. Benchè per avere dei dati definitivi sia indispensabile passare a revisione i conti con rigore, è già possibile tracciare un quadro di massima, secondo cui gran parte del debito pubblico del nostro paese sarebbe riconducibile alla corruzione, alle spese improduttive (come ad esempio quelle militari) e, non ultimo, al denaro immesso nel sistema bancario per evitarne il fallimento.&#8221;</p>
<p><a href="http://amisnet.org/?s=alchimista">Ascolta le altre puntate de L&#8217;Alchimista</a></p>
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		<itunes:summary>Da più parti in Europa sono state promosse delle campagne per promuovere l&#8217;audit, vale a dire un processo di revisione del debito pubblico degli stati finalizzato a distinguere quante e quali parti di questi debiti siano state contratte per sostenere lo stato sociale e in generale lo sviluppo dei rispettivi paesi, e quante, al contrario, siano andate a finanziare speculazioni finanziarie, rendite, profitti di elite. &#8220;Rivedere il debito pubblico,&#8221; sostiene Andrea Baranes ai nostri microfoni, &#8221; è prima di tutto una questione di democrazia. Se io sono un cittadino italiano, chiamato a pagare parte del debito pubblico del mio paese, ho prima di tutto il diritto di sapere come questo debito è stato contratto. Inoltre, condurre un&#8217;operazione di questo genere consentirebbe di sottrarsi alla retorica della crisi e dell&#8217;ineluttabilità dei tagli alla spesa sociale.&#8221;
Il ritornello secondo cui negli ultimi anni avremmo vissuto al di sopra delle nostre possibilità andrebbe quanto meno messo a verifica, per capire quanta parte del denaro pubblico sia stato effettivamente investito nella crescita del paese, come anche nel sostegno sociale. &#8220;Il problema&#8221;, conclude Baranes, &#8220;non sono comunque le pensioni, come vorrebbero farci credere. Benchè per avere dei dati definitivi sia indispensabile passare a revisione i conti con rigore, è già possibile tracciare un quadro di massima, secondo cui gran parte del debito pubblico del nostro paese sarebbe riconducibile alla corruzione, alle spese improduttive (come ad esempio quelle militari) e, non ultimo, al denaro immesso nel sistema bancario per evitarne il fallimento.&#8221;
Ascolta le altre puntate de L&#8217;Alchimista</itunes:summary>
		<itunes:keywords>Alchimista, Economia</itunes:keywords>
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		<title>L&#8217;Alchimista_13: alternative dentro la crisi</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 07:33:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Abbiamo raccontato nelle scorse settimane e mesi quella che sembra essere la direzione in vista di un nuovo assetto della finanza e dell&#8217;economia globale. Assetto fatto sostanzialmente di saccheggio delle risorse comuni ed esproprio dei beni e dei diritti di cittadini, lavoratori e intere comunità, a favore della finanza internazionale e dei grandi gruppi. Sullo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://amisnet.org/files/2012/01/valle.png"><img class="alignleft size-full wp-image-13957" title="valle" src="http://amisnet.org/files/2012/01/valle.png" alt="" width="250" height="250" /></a>Abbiamo raccontato nelle scorse settimane e mesi quella che sembra essere la direzione in vista di un nuovo assetto della finanza e dell&#8217;economia globale. Assetto fatto sostanzialmente di saccheggio delle risorse comuni ed esproprio dei beni e dei diritti di cittadini, lavoratori e intere comunità, a favore della finanza internazionale e dei grandi gruppi. Sullo sfondo la crisi economica e di sistema che &#8211; invece di imporre un ripensamento dei meccanismi finanziari, speculativi e di interazione della finanza con l&#8217;economia reale &#8211; è stata usata come pretesto e grimaldello per accelerare sul terreno del rastrellamento di risorse da sacrificare alla voracità della finanza.</p>
<p>In tutto ciò non mancano però esperimenti interessanti che remano in direzione opposta, esperimenti, appunto, e quindi parziali, senza dubbio imperfetti, ma che vale la pena di raccontare. Oltre a esperienze consolidate quali i Gruppi di Acquisto Solidali, la Finanza Etica, il Commercio Equo e Solidale, esperienze che direttamente mostrano la strada per sottrarsi ai meccanismi del profitto e dello sfruttamento imposti dall&#8217;attuale sistema economico, stanno nascendo dei nuovi esperimenti che, fuori dalla retorica dell&#8217;austerità, e quindi della povertà e scarsità di risorse da destinare a settori apparentemente non primari, provano a immaginare forme diverse per attraversare la crisi globale. Uno di questi è rappresentato dal <a href="http://www.teatrovalleoccupato.it/">Teatro Valle Occupato</a>, che ha lanciato proprio nei giorni scorsi, il 13 e 14 di gennaio, la campagna per la fondazione teatro valle bene comune.</p>
<p>Ascolta le altre puntate de <a href="http://amisnet.org/?s=alchimista">L&#8217;Alchimista</a></p>
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		<itunes:summary>Abbiamo raccontato nelle scorse settimane e mesi quella che sembra essere la direzione in vista di un nuovo assetto della finanza e dell&#8217;economia globale. Assetto fatto sostanzialmente di saccheggio delle risorse comuni ed esproprio dei beni e dei diritti di cittadini, lavoratori e intere comunità, a favore della finanza internazionale e dei grandi gruppi. Sullo sfondo la crisi economica e di sistema che &#8211; invece di imporre un ripensamento dei meccanismi finanziari, speculativi e di interazione della finanza con l&#8217;economia reale &#8211; è stata usata come pretesto e grimaldello per accelerare sul terreno del rastrellamento di risorse da sacrificare alla voracità della finanza.
In tutto ciò non mancano però esperimenti interessanti che remano in direzione opposta, esperimenti, appunto, e quindi parziali, senza dubbio imperfetti, ma che vale la pena di raccontare. Oltre a esperienze consolidate quali i Gruppi di Acquisto Solidali, la Finanza Etica, il Commercio Equo e Solidale, esperienze che direttamente mostrano la strada per sottrarsi ai meccanismi del profitto e dello sfruttamento imposti dall&#8217;attuale sistema economico, stanno nascendo dei nuovi esperimenti che, fuori dalla retorica dell&#8217;austerità, e quindi della povertà e scarsità di risorse da destinare a settori apparentemente non primari, provano a immaginare forme diverse per attraversare la crisi globale. Uno di questi è rappresentato dal Teatro Valle Occupato, che ha lanciato proprio nei giorni scorsi, il 13 e 14 di gennaio, la campagna per la fondazione teatro valle bene comune.
Ascolta le altre puntate de L&#8217;Alchimista</itunes:summary>
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		<title>L&#8217;Alchimista_12: chi non vuole la Tobin Tax</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 07:10:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alchimista]]></category>
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		<description><![CDATA[Le motivazioni espresse da David Cameron per mettere il veto all&#8217;ipotesi di una Tobin Tax, di una tassazione sulle transazioni finanziarie, sostengono la mancanza di senso di una misura di questo tipo se questa non viene applicata a livello globale. Gli unici effetti di tale imposizione, secondo il premier britannico sarebbero quelli di allontanare gli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://amisnet.org/files/2012/01/cameron.png"><img class="alignleft size-full wp-image-13910" title="cameron" src="http://amisnet.org/files/2012/01/cameron.png" alt="" width="250" height="250" /></a>Le motivazioni espresse da David Cameron per mettere il veto all&#8217;ipotesi di una Tobin Tax, di una tassazione sulle transazioni finanziarie, sostengono la mancanza di senso di una misura di questo tipo se questa non viene applicata a livello globale. Gli unici effetti di tale imposizione, secondo il premier britannico sarebbero quelli di allontanare gli investitori dall&#8217;area euro. In realtà secondo Andrea Baranes, intervistato ai nostri microfoni, &#8220;questa è una motivazione debole, perchè si tratta di una tassa che ha la capacità di allontanare i capitali interessati ad attività puramente speculative, mentre non avrebbe il potere di scoraggiare o allontanare quanti  sono spinti da reali volontà di investire. Inoltre&#8221;, continua Baranes, &#8220;sarebbe un segnale importante di intenzione politica nella direzione di un ribilanciamento degli equilibri tra economia reale ed economia finanziaria. Segnale ancora più forte se venisse dall&#8217;intera Unione Europea&#8221;.</p>
<p>Gli effetti sull&#8217;economia reale non potrebbero che essere positivi, allontanando da molte attività economiche l&#8217;incognita della speculazione e delle fluttuazioni di mercato che questa comporta, e mettendo a disposizione degli stati capitali ingenti da reinvestire in vari campi. Ad esempio sarebbe possibile alleggerire la tassazione del lavoro.</p>
<p>In ultima analisi Cameron appare sempre più soggiogato alle grandi lobby finanziarie che proprio a Londra trovano uno dei principali fulcri mondiali delle proprie attività</p>
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		<itunes:summary>Le motivazioni espresse da David Cameron per mettere il veto all&#8217;ipotesi di una Tobin Tax, di una tassazione sulle transazioni finanziarie, sostengono la mancanza di senso di una misura di questo tipo se questa non viene applicata a livello globale. Gli unici effetti di tale imposizione, secondo il premier britannico sarebbero quelli di allontanare gli investitori dall&#8217;area euro. In realtà secondo Andrea Baranes, intervistato ai nostri microfoni, &#8220;questa è una motivazione debole, perchè si tratta di una tassa che ha la capacità di allontanare i capitali interessati ad attività puramente speculative, mentre non avrebbe il potere di scoraggiare o allontanare quanti  sono spinti da reali volontà di investire. Inoltre&#8221;, continua Baranes, &#8220;sarebbe un segnale importante di intenzione politica nella direzione di un ribilanciamento degli equilibri tra economia reale ed economia finanziaria. Segnale ancora più forte se venisse dall&#8217;intera Unione Europea&#8221;.
Gli effetti sull&#8217;economia reale non potrebbero che essere positivi, allontanando da molte attività economiche l&#8217;incognita della speculazione e delle fluttuazioni di mercato che questa comporta, e mettendo a disposizione degli stati capitali ingenti da reinvestire in vari campi. Ad esempio sarebbe possibile alleggerire la tassazione del lavoro.
In ultima analisi Cameron appare sempre più soggiogato alle grandi lobby finanziarie che proprio a Londra trovano uno dei principali fulcri mondiali delle proprie attività</itunes:summary>
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		<title>L&#8217;Alchimista_11: come si specula sui debiti sovrani</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Dec 2011 15:56:41 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Che la speculazione sui mercati finanziari sia uno dei fattori che principalmente ha determinato la crisi finanziaria è ormai di dominio pubblico. Altrettanto risaputo è che la stessa speculazione sia tra i maggiori responsabili delle oscillazioni di mercato e dell&#8217;acuirsi delle difficoltà di molti stati nel gestire i propri debiti pubblici. Ma come si specula [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Che la speculazione sui mercati finanziari sia uno dei fattori che principalmente ha determinato la crisi finanziaria è ormai di dominio pubblico. Altrettanto risaputo è che la stessa speculazione sia tra i maggiori responsabili delle oscillazioni di mercato e dell&#8217;acuirsi delle difficoltà di molti stati nel gestire i propri debiti pubblici. Ma come si specula sui debiti sovrani? Quali i meccanismi? &#8220;Uno dei principali metodi consiste nel trattare prodotti derivati, una sorta di assicurazioni sui titoli di stato&#8221;, spiega Andrea Baranes. In sostanza si scommette sulla tenuta dei titoli di stato di specifici paesi, causando forti oscillazioni di questi titoli e influenzando la stabilità di questi stessi paesi.<br />
Si tratta di meccanismi che si potrebbero arginare, per esempio vietando di commerciare in prodotti derivati senza essere in possesso dei titoli originali. &#8220;L&#8217;esempio potrà apparire banale&#8221;, continua Baranes, &#8220;ma come non è possibile assicurare un&#8217;automobile che non si possiede non dovrebbe essere possibile assicurare un titolo di cui non si dispone. E&#8217; come assicurare contro il fuoco la casa del proprio vicino: non è possibile perchè nel caso in cui la casa andasse a fuoco si incasserebbe il premio senza aver subito alcun danno. Sono ovvietà nell&#8217;economia reale che incredibilmente non trovano riscontro nella finanza&#8221;. I risultati sono sotto gli occhi di tutti e il perchè della non applicazione di misure di contenimento di queste dinamiche non va ricercato in motivazioni tecniche quanto nella mancanza di volontà politica.</p>
<p>Le altre puntate de <a href="http://amisnet.org/agenzia/archivio/alchimista/">l&#8217;Alchimista</a></p>
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		<itunes:summary>Che la speculazione sui mercati finanziari sia uno dei fattori che principalmente ha determinato la crisi finanziaria è ormai di dominio pubblico. Altrettanto risaputo è che la stessa speculazione sia tra i maggiori responsabili delle oscillazioni di mercato e dell&#8217;acuirsi delle difficoltà di molti stati nel gestire i propri debiti pubblici. Ma come si specula sui debiti sovrani? Quali i meccanismi? &#8220;Uno dei principali metodi consiste nel trattare prodotti derivati, una sorta di assicurazioni sui titoli di stato&#8221;, spiega Andrea Baranes. In sostanza si scommette sulla tenuta dei titoli di stato di specifici paesi, causando forti oscillazioni di questi titoli e influenzando la stabilità di questi stessi paesi.
Si tratta di meccanismi che si potrebbero arginare, per esempio vietando di commerciare in prodotti derivati senza essere in possesso dei titoli originali. &#8220;L&#8217;esempio potrà apparire banale&#8221;, continua Baranes, &#8220;ma come non è possibile assicurare un&#8217;automobile che non si possiede non dovrebbe essere possibile assicurare un titolo di cui non si dispone. E&#8217; come assicurare contro il fuoco la casa del proprio vicino: non è possibile perchè nel caso in cui la casa andasse a fuoco si incasserebbe il premio senza aver subito alcun danno. Sono ovvietà nell&#8217;economia reale che incredibilmente non trovano riscontro nella finanza&#8221;. I risultati sono sotto gli occhi di tutti e il perchè della non applicazione di misure di contenimento di queste dinamiche non va ricercato in motivazioni tecniche quanto nella mancanza di volontà politica.
Le altre puntate de l&#8217;Alchimista</itunes:summary>
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		<title>L&#8217;Alchimista_10: Unione Europea?</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2011/12/13/lalchimista_10-unione-europea/</link>
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		<pubDate>Tue, 13 Dec 2011 13:56:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Negli ultimi giorni abbiamo assistito alle trattative, non proprio fruttuose, tra i vari stati che compongono l&#8217;Unione Europea, per rivedere i trattati, soprattutto in materia economica e monetaria. Senza troppi giri di parole, l&#8217;Inghilterra si è messa di traverso, impedendo una revisione organica dei trattati e imponendo invece la via degli accordi intergovernativi. Anche il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi giorni abbiamo assistito alle trattative, non proprio fruttuose, tra i vari stati che compongono l&#8217;Unione Europea, per rivedere i trattati, soprattutto in materia economica e monetaria. Senza troppi giri di parole, l&#8217;Inghilterra si è messa di traverso, impedendo una revisione organica dei trattati e imponendo invece la via degli accordi intergovernativi.</p>
<div>Anche il ruolo della Germania è però per lo meno controverso per non dire ambiguo. Berlino si è sempre opposta a modificare lo statuto e i poteri della BCE in un senso che la facesse assomigliare di più alla FED statunitense. &#8220;Con motivazioni poco condivisibili e con effetti disastrosi per l&#8217;economia europea e controproducenti per la stessa Germania&#8221;, spiega Andrea Baranes ai nostri microfoni.</div>
<div>C&#8217;è chi sostiene che queste misure sarebbero state probabilmente efficaci fino 2 o 3 anni fa, ma che oggi sia troppo tardi per salvare il sitema euro, ormai inevitabilmente destinato al tracollo. Secondo queste ipotesi &#8211;  per certi versi tutt&#8217;altro che fantascientifiche &#8211; la Germania starebbe già stampando Marchi in tipografie segrete poste tra Austria e Germania. Si tratta di un&#8217;immagine suggestiva e provocatoria, benchè inquietante. Non importa che quasi con certezza non risponda a verità, restituisce il sentore di quanto potrebbe accadere di qui a poche settimane o mesi, riflette probabilmente l&#8217;atteggiamento della Germania rispetto all&#8217;Europa in questo momento topico.</div>
<p>&nbsp;</p>
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		<itunes:summary>Negli ultimi giorni abbiamo assistito alle trattative, non proprio fruttuose, tra i vari stati che compongono l&#8217;Unione Europea, per rivedere i trattati, soprattutto in materia economica e monetaria. Senza troppi giri di parole, l&#8217;Inghilterra si è messa di traverso, impedendo una revisione organica dei trattati e imponendo invece la via degli accordi intergovernativi.
Anche il ruolo della Germania è però per lo meno controverso per non dire ambiguo. Berlino si è sempre opposta a modificare lo statuto e i poteri della BCE in un senso che la facesse assomigliare di più alla FED statunitense. &#8220;Con motivazioni poco condivisibili e con effetti disastrosi per l&#8217;economia europea e controproducenti per la stessa Germania&#8221;, spiega Andrea Baranes ai nostri microfoni.
C&#8217;è chi sostiene che queste misure sarebbero state probabilmente efficaci fino 2 o 3 anni fa, ma che oggi sia troppo tardi per salvare il sitema euro, ormai inevitabilmente destinato al tracollo. Secondo queste ipotesi &#8211;  per certi versi tutt&#8217;altro che fantascientifiche &#8211; la Germania starebbe già stampando Marchi in tipografie segrete poste tra Austria e Germania. Si tratta di un&#8217;immagine suggestiva e provocatoria, benchè inquietante. Non importa che quasi con certezza non risponda a verità, restituisce il sentore di quanto potrebbe accadere di qui a poche settimane o mesi, riflette probabilmente l&#8217;atteggiamento della Germania rispetto all&#8217;Europa in questo momento topico.
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		<title>L&#8217;Alchimista_09: gioca la tua pensione in borsa</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2011/12/06/lalchimista_09-gioca-la-tua-pensione-in-borsa/</link>
		<comments>http://amisnet.org/agenzia/2011/12/06/lalchimista_09-gioca-la-tua-pensione-in-borsa/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 06 Dec 2011 12:47:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alchimista]]></category>
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		<description><![CDATA[La riforma del sistema pensionistico introdotta in questi giorni dal governo Monti altro non è che un&#8217;accelerazione nel passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo, già introdotto dalle riforme operate dai precedenti governi. Accelerazione che però racconta molto delle intenzioni del governo e di come sia intenzionato ad affrontare la crisi. Il sistema contributivo prevede [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La riforma del sistema pensionistico introdotta in questi giorni dal governo Monti altro non è che un&#8217;accelerazione nel passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo, già introdotto dalle riforme operate dai precedenti governi. Accelerazione che però racconta molto delle intenzioni del governo e di come sia intenzionato ad affrontare la crisi. Il sistema contributivo prevede in sostanza che ciascun lavoratore accumuli nell&#8217;arco della propria vita lavorativa quanto poi si vedrà versato una volta in pensione. Al contrario del vecchio sistema, in cui praticamente chi lavorava pagava le pensioni di chi aveva lavorato in precedenza, viene meno il vincolo di solidarietà sociale che legava le generazioni, prospettando un &#8220;tutti contro tutti&#8221; senza esclusione di colpi. Situazione notevolmente aggravata &#8211; e questa è probabilmente la reale cifra della &#8220;riforma&#8221; &#8211; dalla spinta sui fondi pensione privati che da tutto questo naturalmente consegue. &#8220;La pensione&#8221;, racconta Andrea Baranes ai nostri microfoni, &#8220;smette di essere un diritto per diventare oggetto di speculazione in borsa&#8221;. &#8220;Con il risultato che paradossalmente (e il vincolo di solidarietà tra generazioni appare qui un ridicolo orpello) ai pensionati converrà che vengano abbassati i salari delle giovani generazioni ancora attive affinchè le aziende sviluppino maggiori profitti, garantendo migliori andamenti borsistici e di conseguenza i fondi pensione possano maturare cedole più alte.&#8221;</p>
<p>Un meccanismo senz&#8217;altro complesso del quale è difficile prevedere oggi tutti i risvolti. Senza dubbio un ulteriore modo per rastrellare risorse dal campo dei diritti per riversarle su quello della finanza.</p>
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		<itunes:summary>La riforma del sistema pensionistico introdotta in questi giorni dal governo Monti altro non è che un&#8217;accelerazione nel passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo, già introdotto dalle riforme operate dai precedenti governi. Accelerazione che però racconta molto delle intenzioni del governo e di come sia intenzionato ad affrontare la crisi. Il sistema contributivo prevede in sostanza che ciascun lavoratore accumuli nell&#8217;arco della propria vita lavorativa quanto poi si vedrà versato una volta in pensione. Al contrario del vecchio sistema, in cui praticamente chi lavorava pagava le pensioni di chi aveva lavorato in precedenza, viene meno il vincolo di solidarietà sociale che legava le generazioni, prospettando un &#8220;tutti contro tutti&#8221; senza esclusione di colpi. Situazione notevolmente aggravata &#8211; e questa è probabilmente la reale cifra della &#8220;riforma&#8221; &#8211; dalla spinta sui fondi pensione privati che da tutto questo naturalmente consegue. &#8220;La pensione&#8221;, racconta Andrea Baranes ai nostri microfoni, &#8220;smette di essere un diritto per diventare oggetto di speculazione in borsa&#8221;. &#8220;Con il risultato che paradossalmente (e il vincolo di solidarietà tra generazioni appare qui un ridicolo orpello) ai pensionati converrà che vengano abbassati i salari delle giovani generazioni ancora attive affinchè le aziende sviluppino maggiori profitti, garantendo migliori andamenti borsistici e di conseguenza i fondi pensione possano maturare cedole più alte.&#8221;
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