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	<title>Amisnet &#187; Alchimista</title>
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	<description>Informazione Sociale Quotidiana</description>
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	<copyright>1998-2008 </copyright>
	<managingEditor>web@amisnet.org (Amisnet)</managingEditor>
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		<title>Amisnet</title>
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	<itunes:subtitle>Informazione sociale e programmi di approfondimento dalla redazione di AMISnet.</itunes:subtitle>
	<itunes:summary>Amisnet e' un'agenzia radiofonica attiva da oltre 9 anni. La sua principale attivita' consiste nella produzione e la distribuzione di prodotti radiofonici di approfondimento a circa 35 radio italiane. Il podcast e' una selezione quotidiana dei servizi audio distribuiti tramite i siti del network Amisnet.</itunes:summary>
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		<title>L&#8217;Alchimista 30: le agenzie declassano, l&#8217;Italia non ci sta</title>
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		<pubDate>Tue, 22 May 2012 11:54:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nei giorni scorsi l&#8217;agenzia di rating Moody&#8217;s ha declassato ben 26 istituti bancari italiani. La reazione tanto da parte governativa quanto dal consesso industriale e bancario italiano, è stata di ferma condanna delle agenzie di rating, additate come elemento destabilizzatore dei mercati, &#8220;E&#8217; vero&#8221;, conferma Andrea Baranes, &#8221; è paradossale che tre agenzie private condizionino [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://amisnet.org/files/2012/05/MOODYS-CRISI-DECLASSAMENTO-BANCHE1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-15079" title="MOODY'S-CRISI-DECLASSAMENTO BANCHE" src="http://amisnet.org/files/2012/05/MOODYS-CRISI-DECLASSAMENTO-BANCHE1.jpg" alt="" width="250" height="250" /></a>Nei giorni scorsi l&#8217;agenzia di rating Moody&#8217;s ha declassato ben 26 istituti bancari italiani. La reazione tanto da parte governativa quanto dal consesso industriale e bancario italiano, è stata di ferma condanna delle agenzie di rating, additate come elemento destabilizzatore dei mercati,</p>
<p>&#8220;E&#8217; vero&#8221;, conferma Andrea Baranes, &#8221; è paradossale che tre agenzie private condizionino tanto l&#8217;andamento dei mercati e possano permettersi di dare giudizi sulla stabilità degli stati&#8221;.</p>
<p>&#8220;D&#8217;altro canto&#8221;, aggiunge, &#8220;è abbastanza ridicolo che le banche italiane come pure di altri paesi del pianeta si scandalizzino tanto e decantino tanto la propria solidità. In realtà il sistema bancario, a livello globale ma ancor più in Europa, sopravvive solo grazie alle pesanti iniezioni di denaro pubblico ed è quanto di più instabile e fragile ci sia oggi nel mondo finanziario&#8221;.</p>
<p><a href="http://amisnet.org/?s=alchimista">Ascolta le altre puntate de L&#8217;Alchimista</a></p>
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		<itunes:summary>Nei giorni scorsi l&#8217;agenzia di rating Moody&#8217;s ha declassato ben 26 istituti bancari italiani. La reazione tanto da parte governativa quanto dal consesso industriale e bancario italiano, è stata di ferma condanna delle agenzie di rating, additate come elemento destabilizzatore dei mercati,
&#8220;E&#8217; vero&#8221;, conferma Andrea Baranes, &#8221; è paradossale che tre agenzie private condizionino tanto l&#8217;andamento dei mercati e possano permettersi di dare giudizi sulla stabilità degli stati&#8221;.
&#8220;D&#8217;altro canto&#8221;, aggiunge, &#8220;è abbastanza ridicolo che le banche italiane come pure di altri paesi del pianeta si scandalizzino tanto e decantino tanto la propria solidità. In realtà il sistema bancario, a livello globale ma ancor più in Europa, sopravvive solo grazie alle pesanti iniezioni di denaro pubblico ed è quanto di più instabile e fragile ci sia oggi nel mondo finanziario&#8221;.
Ascolta le altre puntate de L&#8217;Alchimista</itunes:summary>
		<itunes:keywords>Alchimista, Economia</itunes:keywords>
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		<title>L&#8217;Alchimista_29: Frankfurt Calling</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 11:00:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alchimista]]></category>
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		<description><![CDATA[Siamo alla vigilia delle mobilitazioni indette da un vastissimo cartello di organizzazioni e movimenti europei contro la BCE. Dal 16 al 19 maggio i movimenti si daranno infatti convegno a Francoforte, dove però è stata instaurata una zona rossa. Come già altre volte la vicenda viene trattata come una mera questione di ordine pubblico. Nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://amisnet.org/files/2012/05/arton147.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-15004" title="arton147" src="http://amisnet.org/files/2012/05/arton147.jpg" alt="" width="250" height="250" /></a>Siamo alla vigilia delle mobilitazioni indette da un vastissimo cartello di organizzazioni e movimenti europei contro la BCE. Dal 16 al 19 maggio i movimenti si daranno infatti convegno a Francoforte, dove però è stata instaurata una zona rossa. Come già altre volte la vicenda viene trattata come una mera questione di ordine pubblico. Nel corso degli ultimi mesi la nostra rubrica si è a lungo occupata del ruolo della BCE nella gestione della crisi, come pure della parte giocata dal governo tedesco, che a Francoforte, appunto, ha il proprio cuore finanziario.</p>
<p>&#8220;Nonostante i limiti della BCE e dell&#8217;intero sistema europeo&#8221;, commenta Andrea Baranes, &#8220;ci sarebbero i margini per mettere in campo politiche differenti, in cui si superi il falso ideologico secondo cui l&#8217;eccesso di debito sia dovuto ad un eccesso di welfare. Al contrario, il debito degli stati dipende dal salvataggio della finanza, effettuato con denaro pubblico. Da parte sua la Germania, lungi dall&#8217;essere l&#8217;unica responsabile della situazione in corso,  certamente sta approfittando delle condizioni, ad esempio imponendo alla Grecia l&#8217;acquisto di armi da Germania e Francia, per dar seguito al piano di aiuti comunitari&#8221;.</p>
<p><a href="http://amisnet.org/?s=alchimista">Ascolta le altre puntate de L&#8217;Alchimista</a></p>
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		<itunes:summary>Siamo alla vigilia delle mobilitazioni indette da un vastissimo cartello di organizzazioni e movimenti europei contro la BCE. Dal 16 al 19 maggio i movimenti si daranno infatti convegno a Francoforte, dove però è stata instaurata una zona rossa. Come già altre volte la vicenda viene trattata come una mera questione di ordine pubblico. Nel corso degli ultimi mesi la nostra rubrica si è a lungo occupata del ruolo della BCE nella gestione della crisi, come pure della parte giocata dal governo tedesco, che a Francoforte, appunto, ha il proprio cuore finanziario.
&#8220;Nonostante i limiti della BCE e dell&#8217;intero sistema europeo&#8221;, commenta Andrea Baranes, &#8220;ci sarebbero i margini per mettere in campo politiche differenti, in cui si superi il falso ideologico secondo cui l&#8217;eccesso di debito sia dovuto ad un eccesso di welfare. Al contrario, il debito degli stati dipende dal salvataggio della finanza, effettuato con denaro pubblico. Da parte sua la Germania, lungi dall&#8217;essere l&#8217;unica responsabile della situazione in corso,  certamente sta approfittando delle condizioni, ad esempio imponendo alla Grecia l&#8217;acquisto di armi da Germania e Francia, per dar seguito al piano di aiuti comunitari&#8221;.
Ascolta le altre puntate de L&#8217;Alchimista</itunes:summary>
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		<title>L&#8217;Alchimista 28: mercati vs elezioni</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2012/05/08/lalchimista-28-mercati-vs-elezioni/</link>
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		<pubDate>Tue, 08 May 2012 10:39:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
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		<description><![CDATA[All&#8217;indomani delle elezioni in Grecia e Francia la reazione dei mercati all&#8217;affermazione di Hollande e alla sconfitta dei partiti che storicamente hanno incarnato il bipolarismo in Grecia e che negli ultimi anni si erano resi responsabili dell&#8217;applicazione delle misure di austerità. La reazione delle piazze finanziarie va commisurata alla dimensione della sconfitta riportata in sede [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://amisnet.org/files/2012/05/hollande.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-14938" title="hollande" src="http://amisnet.org/files/2012/05/hollande.jpg" alt="" width="250" height="250" /></a>All&#8217;indomani delle elezioni in Grecia e Francia la reazione dei mercati all&#8217;affermazione di Hollande e alla sconfitta dei partiti che storicamente hanno incarnato il bipolarismo in Grecia e che negli ultimi anni si erano resi responsabili dell&#8217;applicazione delle misure di austerità.</p>
<p>La reazione delle piazze finanziarie va commisurata alla dimensione della sconfitta riportata in sede elettorale, sconfitta per certi versi più simbolica che altro, dato che Hollande  nei giorni immediatamente precedenti il secondo turno delle presidenziali francesi, ha avuto la premura di correggere il tiro rispetto alla propria impostazione anti-austerità che pure aveva trovato tanto spazio nella prima parte della campagna elettorale. In sostanza quel che il neo-eletto presidente francese sta proponendo è di affiancare alle misure di austerità dei piani di crescita. &#8220;Una contraddizione in termini&#8221;, commenta Andrea Baranes, &#8220;come abbiamo già ampiamente dimostrato e come i fatti stessi non fanno che confermare quotidianamente, non c&#8217;è crescita  possa affiancarsi al taglio dei salari, allo smantellamente dello stato sociale, all&#8217;impoverimento generale delle società europee per arricchire pochi speculatori finanziari&#8221;. &#8220;Piuttosto credo&#8221;, aggiunge, &#8221; che si tratti di verificare quale margine di manovra possa avere Hollande nei confronti dell&#8217;interlcutore diretto, che è evidentemente la Germania, nel riportare sul piatto il concetto stesso di stato sociale europeo&#8221;.</p>
<p>Se da un lato la reazione dei mercati parla di una profonda avversione ai processi di democrazia, anche quando questi si riducono all&#8217;espressione del voto popolare, e dell&#8217;attitudine a punire qualsiasi insubordinazione, d&#8217;altro canto, conclude Baranes, &#8220;queste reazioni sono per certi versi giustificabili, dato che il sistema in vigore è estremamente fragile e pe puntellarlo e non farlo crollare sono stati fatti grossi sforzi. Le  banche hanno ad esempio enormi problemi di liquidità. Qualsiasi cambiamento di rotta o modifica potrebbe avere delle ripercussioni molto forti su questo equilibrio.&#8221;</p>
<p><a href="http://amisnet.org/?s=alchimista">Ascolta le altre puntate de L&#8217;Alchimista</a></p>
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		<itunes:summary>All&#8217;indomani delle elezioni in Grecia e Francia la reazione dei mercati all&#8217;affermazione di Hollande e alla sconfitta dei partiti che storicamente hanno incarnato il bipolarismo in Grecia e che negli ultimi anni si erano resi responsabili dell&#8217;applicazione delle misure di austerità.
La reazione delle piazze finanziarie va commisurata alla dimensione della sconfitta riportata in sede elettorale, sconfitta per certi versi più simbolica che altro, dato che Hollande  nei giorni immediatamente precedenti il secondo turno delle presidenziali francesi, ha avuto la premura di correggere il tiro rispetto alla propria impostazione anti-austerità che pure aveva trovato tanto spazio nella prima parte della campagna elettorale. In sostanza quel che il neo-eletto presidente francese sta proponendo è di affiancare alle misure di austerità dei piani di crescita. &#8220;Una contraddizione in termini&#8221;, commenta Andrea Baranes, &#8220;come abbiamo già ampiamente dimostrato e come i fatti stessi non fanno che confermare quotidianamente, non c&#8217;è crescita  possa affiancarsi al taglio dei salari, allo smantellamente dello stato sociale, all&#8217;impoverimento generale delle società europee per arricchire pochi speculatori finanziari&#8221;. &#8220;Piuttosto credo&#8221;, aggiunge, &#8221; che si tratti di verificare quale margine di manovra possa avere Hollande nei confronti dell&#8217;interlcutore diretto, che è evidentemente la Germania, nel riportare sul piatto il concetto stesso di stato sociale europeo&#8221;.
Se da un lato la reazione dei mercati parla di una profonda avversione ai processi di democrazia, anche quando questi si riducono all&#8217;espressione del voto popolare, e dell&#8217;attitudine a punire qualsiasi insubordinazione, d&#8217;altro canto, conclude Baranes, &#8220;queste reazioni sono per certi versi giustificabili, dato che il sistema in vigore è estremamente fragile e pe puntellarlo e non farlo crollare sono stati fatti grossi sforzi. Le  banche hanno ad esempio enormi problemi di liquidità. Qualsiasi cambiamento di rotta o modifica potrebbe avere delle ripercussioni molto forti su questo equilibrio.&#8221;
Ascolta le altre puntate de L&#8217;Alchimista</itunes:summary>
		<itunes:keywords>Alchimista, Economia</itunes:keywords>
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		<title>L&#8217;Alchimista 27: la finanza governata dalle macchine</title>
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		<pubDate>Tue, 01 May 2012 02:26:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Circa il 70% delle transazioni finanziarie che vengono effettuate negli Stati Uniti è portata avanti da computer, senza alcun intervento umano diretto. La percentuale si ridurrebbe al solo 40% se la stessa indagine venisse effettuata in Europa. In gergo tecnico viene definito High Frequency Trading e consente di chiudere una transazione in pochi millesimi di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://amisnet.org/files/2012/05/hft1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-14882" title="hft1" src="http://amisnet.org/files/2012/05/hft1.jpg" alt="" width="250" height="250" /></a>Circa il 70% delle transazioni finanziarie che vengono effettuate negli Stati Uniti è portata avanti da computer, senza alcun intervento umano diretto. La percentuale si ridurrebbe al solo 40% se la stessa indagine venisse effettuata in Europa. In gergo tecnico viene definito High Frequency Trading e consente di chiudere una transazione in pochi millesimi di secondo. &#8220;Per la maggior parte&#8221;, commenta Andrea Baranes, &#8221; si tratta di operazioni di compra-vendita il cui scopo è guadagnare cifre bassissime che moltiplicate per un numero esponenziale di transazioni va a comporre guadagni astronomici. Queste operazioni di speculazione hanno però un potere immenso nell&#8217;orientare o disorientare i mercati&#8221;.</p>
<p>Un modo per arginare questo fenomeno potrebbe essere l&#8217;introduzione di una tassa sulle operazioni finanziarie, che non scoraggerebbe gli investitori intenzionati a portare avanti operazioni a lungo termine, ma  andrebbe a colpire in maniera sostanziale gli speculatori che vivono di operazioni lampo. La misura avrebbe anche altri vantaggi, spiega Baranes, tra i quali quello di tagliare il numero complessivo delle transazioni e quindi di ridurre la forbice che attualmente separa il volume degli scambi finanziari, dal volume delle merci effettivamente disponibili da scambiare. Oggigiorno il volume di scambi supera di decine di volte quello delle merci, in una gigantesca bolla di denaro virtuale che per alimentarsi ha bisogno di sempre più risorse&#8221;.</p>
<p><a href="http://amisnet.org/?s=alchimista">Ascolta le  altre puntate de L&#8217;Alchimista</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<itunes:subtitle>Circa il 70% delle transazioni finanziarie che vengono effettuate negli Stati Uniti è portata avanti da computer, senza alcun intervento umano diretto. La percentuale si ridurrebbe al solo 40% se la stessa indagine venisse effettuata in Europa. In g[...]</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>Circa il 70% delle transazioni finanziarie che vengono effettuate negli Stati Uniti è portata avanti da computer, senza alcun intervento umano diretto. La percentuale si ridurrebbe al solo 40% se la stessa indagine venisse effettuata in Europa. In gergo tecnico viene definito High Frequency Trading e consente di chiudere una transazione in pochi millesimi di secondo. &#8220;Per la maggior parte&#8221;, commenta Andrea Baranes, &#8221; si tratta di operazioni di compra-vendita il cui scopo è guadagnare cifre bassissime che moltiplicate per un numero esponenziale di transazioni va a comporre guadagni astronomici. Queste operazioni di speculazione hanno però un potere immenso nell&#8217;orientare o disorientare i mercati&#8221;.
Un modo per arginare questo fenomeno potrebbe essere l&#8217;introduzione di una tassa sulle operazioni finanziarie, che non scoraggerebbe gli investitori intenzionati a portare avanti operazioni a lungo termine, ma  andrebbe a colpire in maniera sostanziale gli speculatori che vivono di operazioni lampo. La misura avrebbe anche altri vantaggi, spiega Baranes, tra i quali quello di tagliare il numero complessivo delle transazioni e quindi di ridurre la forbice che attualmente separa il volume degli scambi finanziari, dal volume delle merci effettivamente disponibili da scambiare. Oggigiorno il volume di scambi supera di decine di volte quello delle merci, in una gigantesca bolla di denaro virtuale che per alimentarsi ha bisogno di sempre più risorse&#8221;.
Ascolta le  altre puntate de L&#8217;Alchimista
&#160;</itunes:summary>
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		<title>L&#8217;Alchimista 26: riformare l&#8217;Euro?</title>
		<link>http://amisnet.org/agenzia/2012/04/24/lalchimista-26-riformare-leuro/</link>
		<comments>http://amisnet.org/agenzia/2012/04/24/lalchimista-26-riformare-leuro/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 24 Apr 2012 06:45:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alchimista]]></category>
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		<description><![CDATA[Nel corso degli scorsi mesi ci siamo confrontati a lungo sulle lacune della moneta unica europea, lacune riassumibili sostanzialmente sotto il fatto che la moneta unica non risponde a uno stato unico dotato di una comune politica economica e fiscale. Tra i principali handicap che questo sistema, da più parti definito incompleto, evidenzia, c&#8217;è senza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://amisnet.org/files/2012/04/In-vista-della-riforma-fiscale-online-i-nomi-di-chi-non-paga.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-14823" title="In-vista-della-riforma-fiscale-online-i-nomi-di-chi-non-paga" src="http://amisnet.org/files/2012/04/In-vista-della-riforma-fiscale-online-i-nomi-di-chi-non-paga.jpg" alt="" width="250" height="250" /></a>Nel corso degli scorsi mesi ci siamo confrontati a lungo sulle lacune della moneta unica europea, lacune riassumibili sostanzialmente sotto il fatto che la moneta unica non risponde a uno stato unico dotato di una comune politica economica e fiscale. Tra i principali handicap che questo sistema, da più parti definito incompleto, evidenzia, c&#8217;è senza dubbio l&#8217;impossibilità di emettere moneta per far fronte alla crisi in corso. &#8220;L&#8217;unico mandato esplicito cui risponde la BCE&#8221;, commenta Andrea Baranes, &#8220;è far fronte all&#8217;inflazione. Motivo per cui la Banca Centrale si rifiuta categoricamente ad emettere moneta&#8221;. D&#8217;altro canto esistono esempi in cui all&#8217;emissione di moneta non risponde direttamente un aumento dell&#8217;inflazione, come ad esempio accade negli Stati Uniti. &#8220;Il caso degli Stati Uniti però&#8221;, risponde Baranes, &#8220;costituisce un&#8217;anomalia perchè la Fed può permettersi di stampare moneta, cosa che negli ultimi anni ha fatto in maniera copiosa, senza subire un aumento sostanziale dell&#8217;inflazione perchè questa viene scaricata sugli altri paesi. Questo è possibile grazie al fatto che il dollaro rimane la valuta di scambio internazionale. Ad esempio il petrolio è quotato in dollari, ad un&#8217;immissione di liquidità da parte degli Stati Uniti risponde un&#8217;inflazione, che però viene spalmata a livello globale&#8221;.</p>
<p>In ultimo viene da domandarsi se l&#8217;attuale funzione svolta dall&#8217;Euro sia l&#8217;unica possibile e perchè non si discute di altre ipotesi. &#8220;Certamente quella attualmente percorsa non è l&#8217;unica strada possibile&#8221;, chiosa Baranes&#8221;, esistono al contrario altri scenari possibili, come ad esempio ragionare sull&#8217;Euro come moneta che regola i rapporti tra gli stati dell&#8217;Unione che però ne potrebbero adottare altre per gli scambi interni e per favorire la crescita. Non è detto che questa o altre ipotesi sarebbero effettivamente efficaci. Il problema è che non se ne discute affatto se non in ambiti ristretti a pochi, a causa della timidezza delle politiche adottate nei confronti dei mercati. In questo modo si produce il sentire comune di stampo neolibrista secondo cui non ci sono alternative a salvare il sistema in vigore, costi quel che costi&#8221;.</p>
<p><a href="http://amisnet.org/?s=alchimista">Ascolta le altre puntate de L&#8217;Alchimista</a></p>
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		<itunes:summary>Nel corso degli scorsi mesi ci siamo confrontati a lungo sulle lacune della moneta unica europea, lacune riassumibili sostanzialmente sotto il fatto che la moneta unica non risponde a uno stato unico dotato di una comune politica economica e fiscale. Tra i principali handicap che questo sistema, da più parti definito incompleto, evidenzia, c&#8217;è senza dubbio l&#8217;impossibilità di emettere moneta per far fronte alla crisi in corso. &#8220;L&#8217;unico mandato esplicito cui risponde la BCE&#8221;, commenta Andrea Baranes, &#8220;è far fronte all&#8217;inflazione. Motivo per cui la Banca Centrale si rifiuta categoricamente ad emettere moneta&#8221;. D&#8217;altro canto esistono esempi in cui all&#8217;emissione di moneta non risponde direttamente un aumento dell&#8217;inflazione, come ad esempio accade negli Stati Uniti. &#8220;Il caso degli Stati Uniti però&#8221;, risponde Baranes, &#8220;costituisce un&#8217;anomalia perchè la Fed può permettersi di stampare moneta, cosa che negli ultimi anni ha fatto in maniera copiosa, senza subire un aumento sostanziale dell&#8217;inflazione perchè questa viene scaricata sugli altri paesi. Questo è possibile grazie al fatto che il dollaro rimane la valuta di scambio internazionale. Ad esempio il petrolio è quotato in dollari, ad un&#8217;immissione di liquidità da parte degli Stati Uniti risponde un&#8217;inflazione, che però viene spalmata a livello globale&#8221;.
In ultimo viene da domandarsi se l&#8217;attuale funzione svolta dall&#8217;Euro sia l&#8217;unica possibile e perchè non si discute di altre ipotesi. &#8220;Certamente quella attualmente percorsa non è l&#8217;unica strada possibile&#8221;, chiosa Baranes&#8221;, esistono al contrario altri scenari possibili, come ad esempio ragionare sull&#8217;Euro come moneta che regola i rapporti tra gli stati dell&#8217;Unione che però ne potrebbero adottare altre per gli scambi interni e per favorire la crescita. Non è detto che questa o altre ipotesi sarebbero effettivamente efficaci. Il problema è che non se ne discute affatto se non in ambiti ristretti a pochi, a causa della timidezza delle politiche adottate nei confronti dei mercati. In questo modo si produce il sentire comune di stampo neolibrista secondo cui non ci sono alternative a salvare il sistema in vigore, costi quel che costi&#8221;.
Ascolta le altre puntate de L&#8217;Alchimista
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		<itunes:keywords>Alchimista, Economia</itunes:keywords>
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		<title>L&#8217;Alchimista 25: il bilancio è sacro</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Apr 2012 12:38:22 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il 17 di aprile tornerà in parlamento la discussione sull&#8217;introduzione in costituzione del pareggio di bilancio. In questo modo ogni decisione di spesa sarà vincolata alla condizione che nelle casse pubbliche non escano più soldi di quanti ne entrano. Uno dei punti più dibattuti della misura consiste nella mancata distinzione tra spese correnti e investimenti. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://amisnet.org/files/2012/04/balancedbudgetlarge.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-14755" title="balancedbudgetlarge" src="http://amisnet.org/files/2012/04/balancedbudgetlarge.jpg" alt="" width="250" height="250" /></a>Il 17 di aprile tornerà in parlamento la discussione sull&#8217;introduzione in costituzione del pareggio di bilancio. In questo modo ogni decisione di spesa sarà vincolata alla condizione che nelle casse pubbliche non escano più soldi di quanti ne entrano. Uno dei punti più dibattuti della misura consiste nella mancata distinzione tra spese correnti e investimenti. &#8220;In un paese come il nostro&#8221;, commenta Andrea Baranes, &#8220;questo tipo di iniziativa significa paralizzare ogni investimento volto allo sviluppo di settori fondamentali per il benessere della popolazioni, quali trasporti, sanità ed istruzione. Inoltre non è chiaro a questo punto a cosa servano le istituzioni pubbliche, nè tanto meno come sia possibile rilanciare la crescita nel paese&#8221;.</p>
<p>La sacralità del pareggio di bilancio, che nelle intenzioni dichiarate del legislatore dovrebbe arginare dinamiche di spesa pubblica sfuggite a ogni controllo, viene suggerita o direttamente imposta dalle istituzioni europee, tanto che già altro paesi hanno adottato misure in tal senso. Tra questi la Spagna, che sta pesantemente smantellando il proprio sistema di welfare.</p>
<p>&#8220;Il risultato di queste norme&#8221;, conclude Baranes, &#8220;afferma ancora una volta la supremazia della finanza sulla vita dei cittadini europei, che vedranno l&#8217;impianto dei diritti su cui si è fondato il sistema europeo negli ultimi sessant&#8217;anni profondamente modificato e decurtato, in favore dei mercati che hanno determinato la crisi&#8221;.</p>
<p><a href="http://amisnet.org/?s=alchimista">Ascolta le altre puntate de L&#8217;Alchimista</a></p>
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		<itunes:summary>Il 17 di aprile tornerà in parlamento la discussione sull&#8217;introduzione in costituzione del pareggio di bilancio. In questo modo ogni decisione di spesa sarà vincolata alla condizione che nelle casse pubbliche non escano più soldi di quanti ne entrano. Uno dei punti più dibattuti della misura consiste nella mancata distinzione tra spese correnti e investimenti. &#8220;In un paese come il nostro&#8221;, commenta Andrea Baranes, &#8220;questo tipo di iniziativa significa paralizzare ogni investimento volto allo sviluppo di settori fondamentali per il benessere della popolazioni, quali trasporti, sanità ed istruzione. Inoltre non è chiaro a questo punto a cosa servano le istituzioni pubbliche, nè tanto meno come sia possibile rilanciare la crescita nel paese&#8221;.
La sacralità del pareggio di bilancio, che nelle intenzioni dichiarate del legislatore dovrebbe arginare dinamiche di spesa pubblica sfuggite a ogni controllo, viene suggerita o direttamente imposta dalle istituzioni europee, tanto che già altro paesi hanno adottato misure in tal senso. Tra questi la Spagna, che sta pesantemente smantellando il proprio sistema di welfare.
&#8220;Il risultato di queste norme&#8221;, conclude Baranes, &#8220;afferma ancora una volta la supremazia della finanza sulla vita dei cittadini europei, che vedranno l&#8217;impianto dei diritti su cui si è fondato il sistema europeo negli ultimi sessant&#8217;anni profondamente modificato e decurtato, in favore dei mercati che hanno determinato la crisi&#8221;.
Ascolta le altre puntate de L&#8217;Alchimista</itunes:summary>
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		<title>L&#8217;Alchimista 24: salvare gli stati aumentandone il debito</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Apr 2012 12:08:54 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L&#8217;istituzione del cosiddetto fondo salva stati ha avuto il primo immediato merito di iniettare fiducia nei mercati, che di fatto hanno reagito positivamente alla notizia, salvo tornare alle consuete oscillazioni dopo poche ore. L&#8217;entità complessiva della copertura continentale a favore degli stati in crisi ammonta a quasi 800 miliardi (sommando l&#8217;importo del fondo provvisorio, di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://amisnet.org/files/2012/04/fondo-salva-stati.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-14632" title="fondo salva stati" src="http://amisnet.org/files/2012/04/fondo-salva-stati.jpg" alt="" width="250" height="250" /></a>L&#8217;istituzione del cosiddetto fondo salva stati ha avuto il primo immediato merito di iniettare fiducia nei mercati, che di fatto hanno reagito positivamente alla notizia, salvo tornare alle consuete oscillazioni dopo poche ore. L&#8217;entità complessiva della copertura continentale a favore degli stati in crisi ammonta a quasi 800 miliardi (sommando l&#8217;importo del fondo provvisorio, di quello permanente che entrerà in funzione da luglio e di altre misure minori). &#8220;Il problema&#8221;, commenta Andrea Baranes ai nostri microfoni, &#8220;è che l&#8217;istituzione di questi fondi non costituisce una misura organica con cui l&#8217;Unione Europea affronta i problemi strutturali. Piuttosto questa iniziativa certifica ulteriormente l&#8217;incompletezza del processo di costituzione dell&#8217;Unione. In altri paesi, gli Stati Uniti ad esempio, le misure per mettersi al riparo da speculazioni finanziarie sono molteplici, ma soprattutto includono l&#8217;emissione di moneta, cosa impossibile per la banca centrale europea, che non ha questa funzione.&#8221; L&#8217;unica alternativa praticabile è quindi che siano i singoli stati a fornire il denaro che andrà a comporre il fondo salva stati. L&#8217;Italia ad esempio contribuirà con una quota  pari a 5,7 miliardi, versata in due rate da 2,85 miliardi l&#8217;una, importi che saranno garantiti tramite l&#8217;emissione di titoli di stato a medio e lungo termine.</p>
<p>Il paradosso è che per salvare gli stati (l&#8217;Italia è uno dei potenziali destinatari del fondo) viene messo in essere un meccanismo che conduce gli stati stessi a incrementare il proprio buco di bilancio. Inoltre questo pone dei seri dubbi sull&#8217;effettiva tenuta del fondo, solo in parte composto da soldi veri, per il resto consistente in garanzie. L&#8217;iniezione di fiducia che ci è stata proposta nelle ultime settimane rischia di essere insomma l&#8217;ennesima bolla pronta ad esplodere, nel quadro di mercati impazziti che i governi degli stati e a maggior ragione quello dell&#8217;unione sembrano voler arginare.</p>
<p><a href="http://amisnet.org/?s=alchimista">Ascolta le altre puntate de L&#8217;Alchimista</a></p>
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		<itunes:summary>L&#8217;istituzione del cosiddetto fondo salva stati ha avuto il primo immediato merito di iniettare fiducia nei mercati, che di fatto hanno reagito positivamente alla notizia, salvo tornare alle consuete oscillazioni dopo poche ore. L&#8217;entità complessiva della copertura continentale a favore degli stati in crisi ammonta a quasi 800 miliardi (sommando l&#8217;importo del fondo provvisorio, di quello permanente che entrerà in funzione da luglio e di altre misure minori). &#8220;Il problema&#8221;, commenta Andrea Baranes ai nostri microfoni, &#8220;è che l&#8217;istituzione di questi fondi non costituisce una misura organica con cui l&#8217;Unione Europea affronta i problemi strutturali. Piuttosto questa iniziativa certifica ulteriormente l&#8217;incompletezza del processo di costituzione dell&#8217;Unione. In altri paesi, gli Stati Uniti ad esempio, le misure per mettersi al riparo da speculazioni finanziarie sono molteplici, ma soprattutto includono l&#8217;emissione di moneta, cosa impossibile per la banca centrale europea, che non ha questa funzione.&#8221; L&#8217;unica alternativa praticabile è quindi che siano i singoli stati a fornire il denaro che andrà a comporre il fondo salva stati. L&#8217;Italia ad esempio contribuirà con una quota  pari a 5,7 miliardi, versata in due rate da 2,85 miliardi l&#8217;una, importi che saranno garantiti tramite l&#8217;emissione di titoli di stato a medio e lungo termine.
Il paradosso è che per salvare gli stati (l&#8217;Italia è uno dei potenziali destinatari del fondo) viene messo in essere un meccanismo che conduce gli stati stessi a incrementare il proprio buco di bilancio. Inoltre questo pone dei seri dubbi sull&#8217;effettiva tenuta del fondo, solo in parte composto da soldi veri, per il resto consistente in garanzie. L&#8217;iniezione di fiducia che ci è stata proposta nelle ultime settimane rischia di essere insomma l&#8217;ennesima bolla pronta ad esplodere, nel quadro di mercati impazziti che i governi degli stati e a maggior ragione quello dell&#8217;unione sembrano voler arginare.
Ascolta le altre puntate de L&#8217;Alchimista</itunes:summary>
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		<title>L&#8217;Alchimista 23: la chimera delle esportazioni</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Mar 2012 12:32:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In questi giorni è stata messa a punto la riforma del mercato del lavoro. Secondo quanto asserito dal governo questa riforma dovrebbe allineare l&#8217;Italia ai parametri europei per quanto riguarda la flessibilità in uscita dei lavoratori ed eliminare alcune eccessive garanzie che paralizzerebbero il nostro sistema produttivo e scoraggiano gli investitori. &#8220;In realtà&#8221;, commenta Andrea [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://amisnet.org/files/2012/03/esportazioni.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-14563" title="esportazioni" src="http://amisnet.org/files/2012/03/esportazioni.jpg" alt="" width="250" height="250" /></a>In questi giorni è stata messa a punto la riforma del mercato del lavoro. Secondo quanto asserito dal governo questa riforma dovrebbe allineare l&#8217;Italia ai parametri europei per quanto riguarda la flessibilità in uscita dei lavoratori ed eliminare alcune eccessive garanzie che paralizzerebbero il nostro sistema produttivo e scoraggiano gli investitori. &#8220;In realtà&#8221;, commenta Andrea Baranes, &#8220;il mercato del lavoro in Italia non è affatto più rigido che in altri paesi. Quello che sta accadendo è che stiamo inseguendo il modello tedesco, che consiste nella forte capacità di esportare attraverso la compressione dei salari&#8221;.</p>
<p>Se è infatti vero che i salari tedeschi son0 tra i più alti in Europa, bisogna anche dire che dall&#8217;entrata in vigore dell&#8217;Euro sono quelli che sono cresciuti meno. &#8220;La differenza con gli altri paesi risulta ancora favorevole ai lavoratori tedeschi&#8221;, continua Baranes, &#8220;è da ricondursi al fatto che l&#8217;inflazione in Germania è molto più contenuta che altrove, il chè ha fatto sì che il potere d&#8217;acquisto di un lavoratore tedesco sia rimasto pressochè invariato. Ma se guardiamo alla crescita dei salari sono cresciuti molto di più in Italia e in altri paesi che non in Germania&#8221;.</p>
<p>La rincorsa delle esportazioni sembra essere un obiettivo condiviso da molti governi europei. Tenendo però in considerazione che la Germania esporta principalmente verso paesi dell&#8217;Unione (gli stessi debiti contratti dai cittadini greci sono stati in gran parte a favore dell&#8217;acquisto di prodotti tedeschi) e che se tutti i paesi avranno come obiettivo quello di esportare di più, bisognerà poi capire in quali mercati farlo. &#8220;In un saldo&#8221;, conclude Baranes, &#8220;che non potrà comunque mai essere pari, se qualcuno vende qualcuno deve comprare, e indebitarsi per farlo&#8221;.</p>
<p><a href="http://amisnet.org/?s=alchimista">Ascolta le altre puntate de L&#8217;Alchimista</a></p>
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		<itunes:summary>In questi giorni è stata messa a punto la riforma del mercato del lavoro. Secondo quanto asserito dal governo questa riforma dovrebbe allineare l&#8217;Italia ai parametri europei per quanto riguarda la flessibilità in uscita dei lavoratori ed eliminare alcune eccessive garanzie che paralizzerebbero il nostro sistema produttivo e scoraggiano gli investitori. &#8220;In realtà&#8221;, commenta Andrea Baranes, &#8220;il mercato del lavoro in Italia non è affatto più rigido che in altri paesi. Quello che sta accadendo è che stiamo inseguendo il modello tedesco, che consiste nella forte capacità di esportare attraverso la compressione dei salari&#8221;.
Se è infatti vero che i salari tedeschi son0 tra i più alti in Europa, bisogna anche dire che dall&#8217;entrata in vigore dell&#8217;Euro sono quelli che sono cresciuti meno. &#8220;La differenza con gli altri paesi risulta ancora favorevole ai lavoratori tedeschi&#8221;, continua Baranes, &#8220;è da ricondursi al fatto che l&#8217;inflazione in Germania è molto più contenuta che altrove, il chè ha fatto sì che il potere d&#8217;acquisto di un lavoratore tedesco sia rimasto pressochè invariato. Ma se guardiamo alla crescita dei salari sono cresciuti molto di più in Italia e in altri paesi che non in Germania&#8221;.
La rincorsa delle esportazioni sembra essere un obiettivo condiviso da molti governi europei. Tenendo però in considerazione che la Germania esporta principalmente verso paesi dell&#8217;Unione (gli stessi debiti contratti dai cittadini greci sono stati in gran parte a favore dell&#8217;acquisto di prodotti tedeschi) e che se tutti i paesi avranno come obiettivo quello di esportare di più, bisognerà poi capire in quali mercati farlo. &#8220;In un saldo&#8221;, conclude Baranes, &#8220;che non potrà comunque mai essere pari, se qualcuno vende qualcuno deve comprare, e indebitarsi per farlo&#8221;.
Ascolta le altre puntate de L&#8217;Alchimista</itunes:summary>
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		<title>L&#8217;Alchimista 22: aumenta l&#8217;IVA, Morgan Stanley incassa</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Mar 2012 12:00:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alchimista]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>

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		<description><![CDATA[La notizia è emersa in sordina nei giorni scorsi ma forse meriterebbe maggiore approfondimento. L&#8217;Italia ha pagato a Morgan Stanley, colosso degli investimenti finanziari negli Stati Uniti, ben 3.4 miliardi di euro per estinguere dei contratti su prodotti derivati riguardanti il debito, stipulati nei primi anni novanta. La cifra corrisponde all&#8217;incirca alla metà degli introiti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://amisnet.org/files/2012/03/morgan-stanley-88373574.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-14482" title="morgan-stanley-88373574" src="http://amisnet.org/files/2012/03/morgan-stanley-88373574.jpg" alt="" width="250" height="250" /></a><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1CAJ69">La notizia è emersa in sordina</a> nei giorni scorsi ma forse meriterebbe maggiore approfondimento. L&#8217;Italia ha pagato a Morgan Stanley, colosso degli investimenti finanziari negli Stati Uniti, ben 3.4 miliardi di euro per estinguere dei contratti su prodotti derivati riguardanti il debito, stipulati nei primi anni novanta. La cifra corrisponde all&#8217;incirca alla metà degli introiti previsti dall&#8217;aumento dell&#8217;IVA per l&#8217;anno in corso. &#8220;E&#8217; incredibile che non si discuta pubblicamente e in maniera approfondita del fatto che con questa operazione è come se ogni italiano, neonati compresi, avesse dato 50 euro a Morgan Stanley, è incredibile che non si parli del fatto che ogni volta che pagherò di più per fare la spesa, metà di questo surplus andrà a Morgan Stanley&#8221;, commenta Andrea Baranes ai nostri microfoni.</p>
<p>Tecnicamente i contratti cui si fa riferimento sono definiti SWAP, e consistono in sostanza nello scambio di condizioni contrattuali tra i contraenti. In pratica il nostro paese ha scambiato i propri interessi sul debito a tasso fisso con dei tassi variabili, probabilmente più convenienti all&#8217;epoca della firma dell&#8217;accordo, ma fattisi progressivamente più onerosi, tanto da convincere il tesoro a rescindere il contratto pur dovendo pagare la pesantissima clausola rescissoria. &#8220;Altra cosa difficile da credere è che sia praticamente impossibile risalire a quale governo abbia firmato questi accordi, sono informazioni pubbliche che però non si trovano da nessuna parte&#8221;, aggiunge Baranes.</p>
<p>In termini generali, questo sembra essere un esempio paradigmatico di come sotto il computo complessivo del debito pubblico, si nascondano molti meccanismi difficilmente riconducibili a dinamiche sane di gestione della cosa pubblica e di investimento sullo sviluppo e sul benessere del paese. &#8220;Quando parliamo di audit, parliamo proprio di questo, della necessità di analizzare l&#8217;origine del debito pubblico e decidere democraticamente quale parte vada giustamente ripagata e cosa invece sia da considerarsi debito illegittimo&#8221;, continua Baranes. E conclude dicendo che &#8220;ci viene detto che a causa del debito impazzito dobbiamo tagliare lo stato sociale, i diritti e le garanzie sul lavoro. Io ribalterei la questione, chiedendo che ci venga spiegato perchè a fronte di 90 miliardi di debito pubblico il nostro paese non sia dotato di infrastrutture degne di questo nome, abbia un servizio sanitario scadente e insufficiente, non si possa vantare di un welfare in grado di sostenere i cittadini. Cosa abbiamo fatto con questi soldi? L&#8217;esempio di Morgan Stanley ci fa riflettere sul modo in cui sono stati spesi e su come stiamo continuando a foraggiare gli istituti di credito con i soldi sottratti ai cittadini&#8221;.</p>
<p><a href="http://amisnet.org/?s=alchimista">Ascolta le altre puntate de L&#8217;Alchimista</a></p>
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		<itunes:summary>La notizia è emersa in sordina nei giorni scorsi ma forse meriterebbe maggiore approfondimento. L&#8217;Italia ha pagato a Morgan Stanley, colosso degli investimenti finanziari negli Stati Uniti, ben 3.4 miliardi di euro per estinguere dei contratti su prodotti derivati riguardanti il debito, stipulati nei primi anni novanta. La cifra corrisponde all&#8217;incirca alla metà degli introiti previsti dall&#8217;aumento dell&#8217;IVA per l&#8217;anno in corso. &#8220;E&#8217; incredibile che non si discuta pubblicamente e in maniera approfondita del fatto che con questa operazione è come se ogni italiano, neonati compresi, avesse dato 50 euro a Morgan Stanley, è incredibile che non si parli del fatto che ogni volta che pagherò di più per fare la spesa, metà di questo surplus andrà a Morgan Stanley&#8221;, commenta Andrea Baranes ai nostri microfoni.
Tecnicamente i contratti cui si fa riferimento sono definiti SWAP, e consistono in sostanza nello scambio di condizioni contrattuali tra i contraenti. In pratica il nostro paese ha scambiato i propri interessi sul debito a tasso fisso con dei tassi variabili, probabilmente più convenienti all&#8217;epoca della firma dell&#8217;accordo, ma fattisi progressivamente più onerosi, tanto da convincere il tesoro a rescindere il contratto pur dovendo pagare la pesantissima clausola rescissoria. &#8220;Altra cosa difficile da credere è che sia praticamente impossibile risalire a quale governo abbia firmato questi accordi, sono informazioni pubbliche che però non si trovano da nessuna parte&#8221;, aggiunge Baranes.
In termini generali, questo sembra essere un esempio paradigmatico di come sotto il computo complessivo del debito pubblico, si nascondano molti meccanismi difficilmente riconducibili a dinamiche sane di gestione della cosa pubblica e di investimento sullo sviluppo e sul benessere del paese. &#8220;Quando parliamo di audit, parliamo proprio di questo, della necessità di analizzare l&#8217;origine del debito pubblico e decidere democraticamente quale parte vada giustamente ripagata e cosa invece sia da considerarsi debito illegittimo&#8221;, continua Baranes. E conclude dicendo che &#8220;ci viene detto che a causa del debito impazzito dobbiamo tagliare lo stato sociale, i diritti e le garanzie sul lavoro. Io ribalterei la questione, chiedendo che ci venga spiegato perchè a fronte di 90 miliardi di debito pubblico il nostro paese non sia dotato di infrastrutture degne di questo nome, abbia un servizio sanitario scadente e insufficiente, non si possa vantare di un welfare in grado di sostenere i cittadini. Cosa abbiamo fatto con questi soldi? L&#8217;esempio di Morgan Stanley ci fa riflettere sul modo in cui sono stati spesi e su come stiamo continuando a foraggiare gli istituti di credito con i soldi sottratti ai cittadini&#8221;.
Ascolta le altre puntate de L&#8217;Alchimista</itunes:summary>
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		<title>L&#8217;Alchimista 21: cos&#8217;è il default</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Mar 2012 12:05:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il termine default è stato assimilato a livello mediatico al fallimento di uno stato. In realtà  per parlare di default è sufficiente, senza arrivare a tali estremi, che uno stato non onori del tutto gli impegni presi e i contratti stipulati. Esistono quindi molte gradazioni differenti di default, che non necessariamente prevedono il fallimento in toto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://amisnet.org/files/2012/03/cds.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-14403" title="cds" src="http://amisnet.org/files/2012/03/cds.jpg" alt="" width="250" height="250" /></a>Il termine default è stato assimilato a livello mediatico al fallimento di uno stato. In realtà  per parlare di default è sufficiente, senza arrivare a tali estremi, che uno stato non onori del tutto gli impegni presi e i contratti stipulati. Esistono quindi molte gradazioni differenti di default, che non necessariamente prevedono il fallimento in toto di uno stato. E&#8217; il caso della Grecia, che nel momento in cui ha rinegoziato il proprio debito nei confronti di numerose entità, per la maggior parte banche ed istituti di credito, tecnicamente, ha dato il via a una procedura di default. Come primo effetto concreto questo ha determinato l&#8217;attivazione dei CDS (Credit Default Swaps), sorta di assicurazione sul fallimento. &#8220;Si tratta di uno dei tanti prodotti derivati presenti sui mercati&#8221;, spiega Andrea Baranes, &#8220;che quasi sempre viene utilizzato dagli speculatori che li comprano e rivendono nel momento in cui il loro valore sul mercato è aumentato, scommettendo sostanzialmente sul fallimento degli stati interessati.&#8221;</p>
<p>Nel caso della Grecia i CDS sembrano reggere all&#8217;impatto e ci vengono presentati, anche dalla stampa, come degli utili paracadute per i mercati contro i rischi di fallimento degli stati. In realtà il rischio che ad una prova più onerosa (come ad esempio il defalult di economie più pesanti, quali quella spagnola o italiana) i CDS non siano in grado di remunerare gli speculatori è molto alto. &#8220;Potrebbe verificarsi qualcosa di simile a quanto avvenuto per i mutui subprime&#8221;, spiega ancora Baranes, &#8220;che erano a loro volta coperti da prodotti derivati che li assicuravano. Al crollo dei mutui subprime ha corrisposto la mancata tenuta dei prodotti derivati ad essi collegati. Solo con massiccie iniezioni di capitali da parte dello stato è stato possibile evitare una reazione a catena, potenzialmente letale per l&#8217;economia statunitense.&#8221; &#8220;Ancora una volta&#8221;, conclude Baranes, &#8220;la distribuzione dei profitti spetta ai privati mentre il rischio e le perdite vengono socializzate dagli stati e dai cittadini&#8221;.</p>
<p><a href="http://amisnet.org/?s=alchimista">Ascolta le altre puntate de L&#8217;Alchimista</a></p>
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		<itunes:summary>Il termine default è stato assimilato a livello mediatico al fallimento di uno stato. In realtà  per parlare di default è sufficiente, senza arrivare a tali estremi, che uno stato non onori del tutto gli impegni presi e i contratti stipulati. Esistono quindi molte gradazioni differenti di default, che non necessariamente prevedono il fallimento in toto di uno stato. E&#8217; il caso della Grecia, che nel momento in cui ha rinegoziato il proprio debito nei confronti di numerose entità, per la maggior parte banche ed istituti di credito, tecnicamente, ha dato il via a una procedura di default. Come primo effetto concreto questo ha determinato l&#8217;attivazione dei CDS (Credit Default Swaps), sorta di assicurazione sul fallimento. &#8220;Si tratta di uno dei tanti prodotti derivati presenti sui mercati&#8221;, spiega Andrea Baranes, &#8220;che quasi sempre viene utilizzato dagli speculatori che li comprano e rivendono nel momento in cui il loro valore sul mercato è aumentato, scommettendo sostanzialmente sul fallimento degli stati interessati.&#8221;
Nel caso della Grecia i CDS sembrano reggere all&#8217;impatto e ci vengono presentati, anche dalla stampa, come degli utili paracadute per i mercati contro i rischi di fallimento degli stati. In realtà il rischio che ad una prova più onerosa (come ad esempio il defalult di economie più pesanti, quali quella spagnola o italiana) i CDS non siano in grado di remunerare gli speculatori è molto alto. &#8220;Potrebbe verificarsi qualcosa di simile a quanto avvenuto per i mutui subprime&#8221;, spiega ancora Baranes, &#8220;che erano a loro volta coperti da prodotti derivati che li assicuravano. Al crollo dei mutui subprime ha corrisposto la mancata tenuta dei prodotti derivati ad essi collegati. Solo con massiccie iniezioni di capitali da parte dello stato è stato possibile evitare una reazione a catena, potenzialmente letale per l&#8217;economia statunitense.&#8221; &#8220;Ancora una volta&#8221;, conclude Baranes, &#8220;la distribuzione dei profitti spetta ai privati mentre il rischio e le perdite vengono socializzate dagli stati e dai cittadini&#8221;.
Ascolta le altre puntate de L&#8217;Alchimista</itunes:summary>
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