18 anni di Amisnet, una piccola testimonianza

C’è una nebbia densa che arriva al mio ginocchio quando esco di buon mattino dalla tenda e osservo la distesa di igloo e canadesi vicino a me, solo le più alte non sono completamente coperte. Poco lontano c’è già una piccola fila, organizzata e silenziosa, per prendere the caldo con il latte, pane tostato e uova fritte.Dai bagni pubblici escono ragazzi scalzi e con i capelli bagnati, freschi di doccia; io non oso togliermi i vestiti da tre giorni a causa del freddo che sento, ma loro sono del nord: questa è la loro normalità. Ancora mi fischiano le orecchie a causa della musica dub e jungle che ha animato il Kamp fino alle prime luci dell’alba; Lipordu Calabria ancora se la dorme mentre io mi chiedo che ci faccio in questo parco di Edimburgo, a dormire per terra, con lo studio radio mobile che pesa almeno 30 kg a fare da terzo ingombrante ospite della piccola casina di tela? Non ho una risposta brillante da darmi e mi riprometto di rifarmi questa domanda un’altra volta. Stesso anno, 2005, non più luglio ma novembre, sono a Tunisi con Francesco Diasio dentro un taxi con un senatore della Repubblica italiana ed un suo ministro, oggi Presidente del Consiglio; i servizi segreti di Ben Alì ci seguono con sempre meno discrezione, tanto da essere ormai una barzelletta, il sito in Tunisia è oscurato a causa della petizione per gli “Internauti di Zarzis”. Ironizziamo sul fatto che sembra di stare in un B movie, ma sia io che Francesco siamo parecchio tesi dopo le visite a casa dei partenti degli attivisti incarcerati ed in sciopero della fame.

Vivo a Roma da un anno o poco più, cercavo AMISnet senza sapere che esistesse, quando l’ho trovata è stato un amore così forte, intenso e profondo da annullare tutto il resto: passo 10 ore e più al giorno nello scantinato del quartiere Africano a fare interviste, montare audio, litigare con Monica Poddighe -per la cronaca oggi mia cognata- perché lei, come me, deve sempre dire la sua. Sto vivendo un’esperienza di totale abbondo e coinvolgimento e ne sono consapevole. Inizia il primo format un po’ copiato da Radio Carta che Monica fa insieme a Barbara Romagnoli: Paese Europa, con Marta Markowska, Tito Gandini, Massimo Congiu; poi Radio Kalima, per la libertà di espressione al quale partecipa anche il Direttore Emanuele Giordana, il nome poi avrà una sua fortuna in Tunisia, ma è tutto merito di Diasio. Paolo Tresso che quando scende a Roma dorme sul divano della redazione; si avvicinano senza timidezza ad AMISnet Marzia Coronati, Andrea Cocco e Foud Roueiha, non so ancora che questo primo incontro con lui rimarrà sempre nella mia memoria. Lui è un gigante dal pronunciato accento romanesco con chioma foltissima e lunga, ha un entusiasmo elettrico; suo babbo è stato un attivista pro Palestina negli anni in cui era molto scomodo esserlo ed in suo onere si fa chiamare Kalhdum: gli serve un certo anonimato se vuole tornare dai suoi parenti in Siria pur volendo fare il giornalista in Italia. Quando dopo mille perplessità decidiamo di trasferirci allo Strike di Portonaccio, do una mano a Bobo per rifare gli studi radio, facendo bassissima manovalanza: che gusto spaccare tutte quelle mattonelle.

Migliaia di interviste al telefono, per strada, conferenze, porto quella valigia studio radio pesantissima a Milano, Firenze e chissà ancora dove; la mia sigla: amisla; poi Hebron e i suoi topi sotto il letto, in Germania con Valentina Vella, il freddo di Mosca a dicembre, Nairobi, madre di uno dei miei incubi  ricorrenti ad occhi aperti: i bambini di  Korogocho tutti scalzi, che si dividono un’unica ciabatta in 10, a giro. I programmi con la mitica Bianca Cerri, i viaggi nei Balcani e l’ultimo format: Caffè Sarajevo….

Non so come né perché, la fiamma di questo amore ad un certo punto non mi basta più; AMISnet è sempre lei, anzi più bella, più grande, più forte! Ma sono io che voglio un’altra cosa, chiudo quel capito, ma non riesco a scordarla e la amo sempre; lascio Roma, ma non basta per dimenticarla, per fortuna. Sono sempre stato grato a tutte le persone che hanno fatto AMISnet, tanto a quelle che mi hanno preceduto come a quelle che sono venute dopo di me e non ho mai conosciuto. Non l’ho mai detto, lo faccio ora con una lacrimina che mi riga la guancia leggendo che AMISnet cambia e cresce. Un’ultima cosa, ho trovato finalmente la risposta che cercavo ad Edimburgo: mi stavo divertendo un sacco!

Un saluto a tutte e tutti (cit. Radio Laser), a risentirci a presto.

Lorenzo Anania AMISnet (redattore dal 2004 al 2008)

Top