Dalla tangenziale est ai tetti del Congo. Le mille e un’antenna di Amisnet

E ora che si fa?” Dopo tante discussioni, vedere la nostra prima sede ci fece un certo effetto. Scantinato con vista tangenziale Est, ma con uno studio fiammante al centro e nuovi Mac. Nel 1998 pero’ la connessione era ancora con un piccolo modem 56k che cercavamo di condividere sapientemente tenendo conto che la missione della nostra agenzia era proprio fare informazione on line, e per di piu’ prevalentemente con file audio. Una agenzia radio di qualità per un cerchio di libere in Italia.

Nel 1998 praticamente nessuno metteva in linea file audio giornalistici ad ausilio delle radio. L’idea era nata da un incontro internazionale dove un altro collettivo, in Francia, metteva a disposizione delle radio libere un giornale radio quotidiano che distribuiva telefonicamente. Era il 1997 e ancora non tutti avevano un telefono cellulare. Il sistema era semplice. La redazione registrava il GR, lo metteva in una segreteria telefonica. L’utente (radio), chiamava il numero e poteva registrarsi il GR da mettere in onda. Sistema basso costo e bassa qualità audio, ma piuttosto efficace, soprattutto se comparato ai grandi costi di distribuzione che altri network gia’ usavano, principalmente il satellite, come Radio Popolare di Milano. I quattro fondatori di Amisnet, Alessandra, Giorgio, Masssimo e il sottoscritto, eravamo tutti profughi da Radio Citta’ Futura, la storica radio libera proprio del circuito di Radio Popolare.

L’idea di fare un’agenzia radio era anche legata all’insopportabile trend di fare il giornalista in radio come se fosse un “notizificio”. News a tutti i momenti, poco tempo per costruire prodotti approfonditi. Con l’agenzia si voleva superare questo ostacolo, proponendo servizi di qualita’ contenutistica e tecnica elevate. Montavamo gia’ tutto in digitale, quando nelle radio il montaggio si faceva da cassetta a cassetta. Era il tempo in cui i siti si facevano in html, si usava il Real Audio per far ascoltare un pezzo audio. Il formato MP3 era ancora poco diffuso e veniva usato generalmente per far scaricare il file. In altre parole, ascolto facile col Real Audio, scaricare il file in piu’ alta qualita’ con l’MP3. Per aggiornare una notizia con audio, bisognava cambiare almeno tre pagine html per il testo (la home, la notizia, e l’archivio notizie), encodare 2 formati audio (real audio e mp3), e fare un file di testo per le stream live del file Real Audio. Una notizia, 6 file da aggiornare e caricare in ftp sul server. L’errore umano era sempre dietro l’angolo, ma nonostante tutto tenemmo botta con questo sistema fino agli albori del nuovo millennio.

Ci chiudete qui – trasmettiamo dove ci pare

Sempre con l’ambizione di fare anche progetti internazionali, l’agenzia ha iniziato a produrre regolarmente poche ma buone cose con molti contatti con le radio in Italia e in Europa. Nel 1999, la guerra in ex Yugoslavia. Il 21 marzo di quell’anno avevamo preso parte a una maratona radio organizzata dall’AMARC, l’Associazione Mondiale delle Radio comunitarie, in coincidenza alla giornata mondiale contro le discriminazioni razziali. Un bel gruppo di radio aveva partecipato e tra queste anche Radio B92 di Belgrado. La notra agenzia doveva registrare tutto per poi produrre successivamente un cd audio dell’evento. Avevamo dunque il registrato di 24h di trasmissioni in diverse lingue e da radio da tutt’Europa (Inghilterra, Francia, Germania, Serbia, Italia, Finlandia etc..). Usavamo dei codec harware per connettere gli studi (qualita’da servizio pubblico, che ancora usa questo sistema in molti paesi), o un timido streaming a 40Kb/s., rigorosamente mono. Dopo 3 giorni iniziarono I bombardamenti della Nato su Belgrado. Milosevic, il dittatore/premier serbo, chiuse immediatamente Radio B92 e ne sequestro’ il materiale. Noi a Roma, nello scantinato con affaccio tangenziale, avevamo la registrazione fatta pochi giorni prima con i jingle della radio e molti dei suoi audio identificativi. Li passammo immediatamente al server indipendente xs4all, in Olanda, da dove la radio stava iniziando a ricevere supporto. Anche con quei piccoli jingle, radio B92 ha iniziato a ri-trasmettere via internet e tantissime radio, non solo in ex Yugoslavia, hanno rimesso in onda il loro segnale, dall’ Ungheria alla Germania, Gran Bretagna, Svizzera, Austria…Il messaggio era chiaro: ci chiudete qui, trasmettiamo dove vogliamo.

Da Belgrado a Pristina

 E’ stata sicuramente la prima volta che ci fu un uso massiccio di internet tra le radio per sostenere la liberta’ d’espressione. Pochi mesi dopo avevamo organizzato un’iniziativa per sostenere radio 21 di Prishtina, in Kosovo, altra radio chiusa dalla guerra. Organizziamo una piccola raccolta di fondi e con il materiale si riesce infine ad arrivare a Prishtina, entrando dalla Macedonia dove nel luglio 1999 cominciavano a svuotarsi I grandi campi profughi che avevano accolto I civili in fuga dalla guerra. Entriamo a Prishtina in una cappa grigia. Non funzionano I telefoni cellulari e dobbiamo trovare la direttrice della radio, Aferdita Kelmendi. Ci rechiamo alla sede della radio, ma la direttrice non c’era. Ci indicano dove abita. Ci rechiamo li, ma ci dicono che era appena uscita per andare a un appuntamento in centro, forse alla sede del giornale locale. Andiamo alla sede del giornale, ma Aferdita era uscita di nuovo. Nella reception del giornale non posso non rimanere colpito dall’adesivo con un gattone nero, il logo inconfondibile di Radio Onda d’Urto di Brescia. Li chiamo, corrispondenza in diretta, da Prishtina, le radio, la guerra… Quell’adesivo l’aveva messo Michelangelo Savergnini, altro giornalista appassionato di Balcani, che conosceva il giornale locale e che ha collaborato con noi qualche anno dopo.

Radio B 92, Belgrado

Alla fine, trovammo Aferdia che era comodamente seduta a un bar con i rappresentanti della BBC Media Action, l’Ong legata al servizio pubblico britannico che si occupa di cooperazione ai media anche in situazioni di post conflitto. Noi avevamo poche apparecchiature per metter su uno studio mobile, il tutto stava nel portabagagli di una macchina. Loro parlavano gia’ di ricostruzione totale degli studi, networking etc… Avevamo imparato la lezione. Era il 1999 e abbiamo capito che la cooperazione internazionale nel campo dei media, e in particolare della radio, era qualcosa di serio. E seriamente andava presa. Al di la’ del nostro cerchio di radio, che andava via via allargandosi, in quell’anno si accorse di noi per la prima volta radio Rai,che in un suo programma di culto, Golem di Gianluca Nicoletti, ci diede spazio per raccontare la dinamica delle radio libere nella guerra in ex Yugoslavia, da B92 a Belgrado, sino a radio 21 di Prishtina.

Tutto il resto venne quasi naturale. Facendo progetti in ambito europeo, e dedicando il giusto tempo alla produzione giornalistica, avevamo la capacita’ di distribuire gratuitamente i nostri prodtti giornalistici, e a volte implicare le radio in produzioni specifiche legate a campagne particolari, addirittura pagando i loro contributi audio. Una rivoluzione copernichiana. In altre parole, le radio del nostro circuito ricevevano produzioni gratuitamente ed in piu’ potevano esser pagate per quello che facevano. Duro’ il tempo degli anni felici dei progetti europei relativamente facili da proporre e realizzare.

GAP: l’esperimento radio più spettacolare degli ultimi 30 anni

Nel 2000 avevamo gia’ un’esperienza consolidata su radio e internet. Avevamo sperimentato le trasmissioni via satellite, internet, trasmissioni con i codec G722, in onde corte e finalmente invece di un modem 56k avevamo le linee ISDN. In quell’anno abbiamo aiutato a metter su la prima radio e centro di produzione radio via Internet in Giordania, che non a caso si chiama Ammannet, oggi radio Al Balad, la prima radio libera di Amman. Non potevamo non esserci quando verso febbraio 2001 iniziarono le prime riunioni intorno alla copertura del G8 di Genova, che doveva tenersi in luglio. Une delle riunioni si fece proprio nella nostra sede, scantinato con affaccio tangenziale. C’erano radio onda rossa, onda d’urto, radio k centrale di Bologna, radio citta’ 103 di Bologna, Radio Ciroma di Cosenza, Radio Fujiko, Radio Black Out…L’idea era di metter su una redazione congiunta e distribuire il segnale dello streaming da Genova su tutte le radio in diretta, coprendo una decina di citta’ italiane. Era nata Radio Gap.

Radio Gap

Noi, visto che non eravamo radio ma eravamo gli unici ad avere esperienza in tutta la parte radio e internet, ci occupammo solo di quello. File audio da caricare in tempo reale sul sito web, streaming, corrispondenze etc… Radio Gap e’ stato l’esperimento radiofonico piu’ spettacolare degli utltimi 30 anni e aveva dato il via ad una nuova fase in cui le radio cominciavano ad appropriarsi definitivamente di tutti i nuovi strumenti, ormai accessibili.

Reti, cooperazioni, un fermento di nuove iniziative che si sviluppavano intorno all’eredita’ di Genova, ma anche dei Forum Sociali che a Porto Alegre rimandavano echi di bilancio e democrazie partecipate. Siamo sempre partiti tutti e tanto in missioni all’estero. A Nairobi nel 2007 al World Social Forum eravamo addirittura in tre per coprire l’evento, come eravamo in tre nel 2009 a Copenaghen per la COP15, quando per un soffio abbiamo scampato una delle retate “a strascico” della polizia danese durante le manifestazioni.

L’informazione dal basso è in rete

Gia’ dal 1999 avevamo iniziato una strettissima collaborazione con l’agenzia indipendente di giornalisti Lettera 22, con un reciproco beneficio in termini di ditribuzione dei prodotti giornalistici sulle radio italiane e un grande successo. Dopo Genova, le collaborazioni hanno iniziato a moltiplicarsi e a trasformarsi in prodotti giornalistici ad hoc fatti con altre testate, Nacque Radio Carta (con l’omonimo settimanale), le collaborazioni con il collettivo Laser e radio Laser, continuavamo a produrre il Melting Pot in versione inglese e francese per Radio Sherwood, le produzioni con Lettera 22, con Inter Press Service (IPS) e poi successivamente con il Redattore Sociale… Nella stagione 2005/2006 eravamo arrivati a produrre un programma di approfondimento ogni giorno, almeno 5 audio news quotidiane per i GR delle radio, rubbriche di approfondimento… Il picco e’ stato quando le radio scaricavano 1 GB audio di produzioni giornalistiche ogni giorno.

Uno degli studi di Amisnet a Strike

Dopo Amman, tra il 2000 e l 2002, abbiamo cominciato a lavorare in Palestina, terra martoriata con la quale ancora oggi abbiamo progetti e relazioni in corso. Il progetto Med Hebron lo portava il Servizio Civile Internazionale e per tre anni ci ha tenuti impegnati nel metter su un media centre nella difficile citta’ di Hebron, e farne un seguito di formazioni per I giovani giornalisti locali. Le apparecchiature le avevamo prese a Betlemme, dove tamite qualche contatto buono eravamo riusciti a trovare quasi tutto il necessario. Posti di blocco, check point, con la macchina carica di materiale. La serenita’ nel dialogo con le forze dell’ordine quando si parla di liberta’ di stampa e’ sempre inversamente proporziale al carico di apparecchiature che si ha con se’. Med Hebron fini’ nel 2006 e subito dopo inizio’ radio Shabab, a Birzeit vicino la capitale Ramallah, nuova radio da metter su, questa volta con il COSPE di Firenze. Nuova sfida per l’ormai consolidata Agenzia Multimediale di Informazione Sociale.

Le antenne sul tetto del Congo

Con l’aumento delle produzioni radio, aumentavano anche i progetti e i contatti con altre realta’ che come noi facevano supporto ai media. Tramite questa rete, l’Institut Panos di Parigi ci implica in un grande progetto di sostegno alle radio in Congo. 34 radio in 5 diverse province. Si tratta di metter su delicati sistemi di connessione internet via satellite, condividere il segnale con una rete metropolitana wifi tra le radio, con un server centrale che possa favorire lo scambio di programmi tra le radio. Lavoro non facile ma entusiasmante che ci ha portato a ingaggiare collaborazioni con altre realta’come Ingegneria Senza Frontiere e qualcuno del giro degli hacker di Roma. Sempre con l’obbilgo di portare a casa risultati perfetti, si partiva per missioni anche di un mese con una squadra di tre persone. Istallazioni di antenne e macchinari, formazioni a tecnici e giornalisti e voli interni tra le province, su tutte le compagnie aeree della lista nera dell’UE per il Congo. Fino alla fine del 2009 abbiamo lavorato a Kisangani, Bukavu, Lubulbashi, Mbuji May, Kolwesi, Mwene Ditu, Boma.. Quasi in tutto il Congo. Atterrati per la prima volta nel dicembre 2006 a Kinshasa, alla vigila dell’insediamento di Kabila, ci sono distinte fazioni e casacche dell’esercito per la strada. Ma anche persone che cantano. I cori delle persone sul ciglio delle strade ingombre di spazzatura, rimbalzano sulle armi dei soldati in fila indiana. In qualche modo, le armi, la polizia, I militari li abbiamo sempre visti.. Anche in Italia. Nel 2004, nel pieno dei processi legati al G8 di Genova, avevamo subito uno strano furto nella nostra sede. Accanto a macchinari di relativo valore, erano spariti tutti I CD di backup delle produzioni di Radio Gap nel 2001. Strano furto anche a detta del maresciallo dei carabimieri presso cui sporgemmo denuncia. Una settimana dopo, venne a direttamente a trovarci la Digos con un mandato di perquisizione. 7 persone armate nello scantinato con affaccio tangenziale per un presunto sostegno al movimento per la casa a Roma, di cui tenevamo il sito sul nostro server.

Tunisi città aperta

Nel nostro impegmo internazionale, erano gli anni in cui si cominciava a parlare di Tunisia. All’onbra del dittaore Ben Ali, la Tunisia doveva accogliere nel 2005 il Summit Mondiale della Societa’ dell’Informazione, il primo summit internazionale promosso dalle Nazioni Unite che doveva metter intorno ai tavoli di dicussione gli stati, le imprese, la societa’ civile per inquadrare lo sviluppo della societa’ dell’informnazione dnegli anni a venire. Uno dei risultati del summit e’ stato la creazione dell’Internet Governance Forum, che ancora oggi si riunisce su base regolare per immaginare una goveranance della rete che esca dalle grinfie dell’ ICANN. Fare un summit sulla societa’ dell’informazione in Tunisia nel 2005 era un po’ come fare un summit ambientalista all’interno di una centrale nucleare, visto che Ben Ali era tra I piu’ ferventi censori di Internet e della stampa in generale. Quel summit ha aperto il capitolo tunisino della nostra piccola agenzia che dal 2005 ha comiciato a sostenere le possibili radio libere (via internet a quel tempo e poi in FM ) nel paese. Formazioni clandetine a Tunisi, streaming, fino ad arrivare alle messa in piedi di un vero e proprio canale radio via satellite per fare entrare le produzioni radio dei notri colleghi dell’altra sponda del mediterraneo, direttamente nelle case dei loro concittadini. Un canale radio via satellite. Un canale via internet lo tagli facilmente, soprattutto in Tunisia. Un canale via satellite, e dall’Italia, non e’ proprio la stessa cosa. Nel 2007 abbiamo lanciato MIR, che nella maggior parte delle lingue slave vuol dire Pace, ma che era anche l’acronimo di Med Info Radio. Usando il canale via satellite di Global radio (la parte radio era portata da Radio Sherwood a Padova), abbiamo dato vita a Global MIR. Il principio era semplice: raccogliere le produzioni giornalistiche nel mediterraneo (tunisia, ma anche giordania, palestina, slovenia, spagna, italia, francia), in un palinsensto gestito da una regia automatica basata nella nostra sede, da cui partiva uno streaming punto-punto con Milano dove il segnale veniva messo su satellie. Per la Tunisia il risultato fu dirompente e le autorita’ tunisiane dell’epoca chiesero di chiudere le trasmissioni. Il modello lo replicammo aiutando un canale che voleva fare TV indipendente, col quale stabilimmo lo stesso meccanismo appaggiandoci alla collaborazione dell’unica TV via satellite indipendente dell’epoca, ArcoIris TV.

La censura di Ben Ali era talmente forte che anche noi lanciammo una petizione. Era per far liberare alcuni ragazzi di Zarzis in carcere per aver consultato dei siti a detta del regime terroristici. La nostra petizione la firmo’ anche il premio Nobel Shrin Ebadi a Tunisi nel novembre 2005. Son passati poco piu’ di dieci anni, ma sono immagini dai colori seppiati che pare appartengano ad un’altra epoca. E forse lo era. Il coordinatore internazionale dei progetti di monitoring delle liberta’ in Tunisia era Kamel Labidi che nel 2011 divenne il primo direttore dell’autorita’ di regolamentazione audiovisiva INRIC nella Tunisia post Ben Ali. E dopo il 2011 abbiamo continuato mettendo su una nuova radio nel sud del paese, a Regueb, Radio 3R.

Radio 3R a Regueb in Tunisia: la prima antenna

E’ su queste radici che nei campi di pomodoro del Sud, nel 2013 e’ germogliata l’esperienza di Radio Ghetto, l’antenna libera dei migranti sub sahariani stagionali sfruttati nella raccolta dei pomodori nel Gran Ghetto di Rignano Garganico in Puglia.

La valigia e un’altra nuova storia

Con la quantita’ della produzione giornalistica intanto, e’ aumentata anche la qualita’ e le nuove leve giornalistiche hanno cominciato un lavoro regolare su nuovi formati, anzi antichi ma quasi in disuso in Italia, il radio documentario. Dalla Palestina a Lampedusa .. sono iniziati ad arrivare i premi giornalistici in competizioni che vedevano anche la presenza della Rai o di grandi reti commerciali.

Ci siamo spostati dal nostro scantinato con affaccio tangenziale nel 2005, per andare e aprirci a piu’ partecipazione a Strike -spa, il centro Sociale a Portonaccio dove ancora abbiamo gli studi. Dopo quasi vent’anni, le cose sono ormai molto diverse. Siamo nati prima dell’undici settembre. Hanno chiuso tante testate prima di noi, Carta, Lettera 22 e persino radio storiche come Radio Citta’ Aperta a Roma, che ha lasciato l’FM per il web. Anche per noi e’ arrivato il momento di cambiare e avanzare. Cio’ che non cresce marcisce, e nella coerenza di un tempo che cambia, anche l’agenzia si rinnova. La valigia radio che ci ha accompagnato in tante iniziative continua a rimanere accesa. Attenzione, l’etichetta sulla valigia e’ cambiata, e molte sue parti dovranno rinnovarsi e adattarsi. Ma le voci a cui dare un megafono restano le stesse, e la valigia e’ sempre e piu’ che mai, il nostro fondamentale bagaglio a mano. Si parte.

Francesco Diasio

*

*

Top