L’interferencia secreta e gli altri frammenti del golpe cileno

Nel 1998 Patricia Verdugo, giornalista cilena di grande coraggio, svelava al pubblico l’esistenza di una registrazione segreta tra Augusto Pinochet e gli altri generali golpisti nel giorno dell’assalto alla Moneda, il palazzo presidenziale di Santiago del Cile, l’11 settembre del 1973.
Un frammento carico di significato, non solo per le parole ma anche e forse soprattutto per l’atmosfera che traspare, per i toni, per quella musichetta che ogni tanto appare tra un dispaccio militare e l’altro.
Asserragliati ognuno nel proprio posto di comando i golpisti si scambiano via radio ordini e battute rendendo tristemente evidenti i retroscena del golpe: la meticolosità con cui il colpo di stato, sostenuto dagli Stati Uniti, era stato preparato; la banalità della morte a cui Augusto, Gustavo e Patricio (così si chiamano i golpisti per radio) brindano con doppi sensi e risate; l’odore delle lotte intestine che di lì a poco avrebbero dilaniato la giunta fino a portare all’ascesa definitiva di Pinochet, l’orrore dello sterminio e della tortura, che venivano allestite mentre i generali si chiedono “ma Allende si è arreso?”

C’è un altro frammento sonoro che risale allo stesso momento e luogo e che è importante ricordare, non solo per il contenuto ma anche per il modo in cui è stato custodito. Sono le registrazioni conservate per oltre 40 anni da Giusi Dante e Cesare Taviani, che l’11 settembre si trovavano in Cile, e che in una scatola, ognuna con la sua etichetta, hanno le cassette registrate alla radio cilena in quei momenti convulsi.

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