Processo Condor : ora si faccia giustizia sulla rete del terrore

I familiari delle vittime presenti nell’aula bunker di Rebibbia non hanno dubbi nel definire “un evento storico” l’apertura a Roma del processo contro il programma di cooperazione al terrore messo in atto dalle dittature dell’America del sud negli anni ’70 attraverso il cosiddetto Plan Condor. Per la prima volta vengono giudicati insieme militari e responsabili dei regimi di diversi paesi per fare luce sull’accordo che a partire dai primi anni ’70 portò alla sistematica eliminazione di oppositori politici o persone semplicemente sospettate di esserlo, permettendo ai torturatori di agire indisturbati all’interno dei paesi confinanti. Una meticolosa cooperazione al terrore di cui ancora oggi molto resta da scoprire, a cominciare dalle responsabilità individuali di ex e ufficiali e agenti per finire con il ruolo del governo statunitense e l’allora segretario di stato Henry Kissinger.

Tra gli imputati chiamati a giudizio nell’aula bunker di Rebibbia oltre a personaggi di spicco come l’ex ministro degli interni boliviano Luis Arce Gómez, l’ex primo ministro peruviano Pedro Richter Prada, l’ex capo dei servizi segreti cileni Juan Manuel Contreras e il generale Francisco Morales Bermúdez, ex presidente del Perú, figurano i cosiddetti ranghi intermedi, ufficiali, militari e agenti della polizia politica di Cile, Uruguay e Perù.
Dei 32 imputati uno solo però è presente alla prima udienza del processo: l’uruguaiano con passaporto italiano Néstor Troccoli ex ufficiale della marina di Montevideo, accusato di aver avuto un ruolo di primo piano nell’uccisione e scomparsa di diversi cittadini uruguaiani e italo-uruguaiani.
Seduto nelle prime file del tribunale in mezzo ai suoi due avvocati e al riparo di un paio di lenti scure, Troccoli non ha voluto rilasciare dichiarazioni, ma secondo quanto riportato dai suoi avvocati si dichiara comunque estraneo ai fatti contestati, avendo avuto “un ruolo e una posizione non direttamente collegate ai fatti più gravi come sparizioni e omicidi”.
“Non è piacevole trovarsi di fronte a questi personaggi” commenta in aula Nicasio Romero sopravvissuto ad una retata che nel 1974, a Buenos Aires, portò all’esecuzione di Alvaro Banfi, una delle vittime per le quali si chiede giustizia alla corte di assise di Roma.
“Troccoli era ufficiale dei fusileros navales, corpo responsabile della repressione più atroce in Uruguay” ricorda Romero, aggiungendo che lo stesso Troccoli confessa fatti di quegli anni in un libro da lui scritto. “Lo ha scritto lui; non è che qualcuno lo abbia interrogato o torturato, E’ lui che ha confessato ad esempio di esser stato in un centro di detenzione clandestino a Buenos Aires. E per esserci andato qualcuno lo deve aver invitato”.

 

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Aurora Meloni, viuda de Daniel Banfi   mp3

Maria Mejia Fritsch abogado de parte civil   mp3

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