A chi giova il terzo settore?

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Negli anni ’80 sembrava che il terzo settore fosse in grado di agire cambiamenti sociali, di fare politica in senso stretto. Poi la spinta motivazionale al cambiamento dell’esistente è entrata nella logica del servizio e le persone che ne facevano parte in quella dell’impiegato. E’ il punto di vista di un’operatrice che da anni lavora nel sociale.

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Il dossier intitolato “La deriva del sociale” pubblicato nell’ultimo numero del mensile “Gli asini” parte da una riflessione di Goffredo Fofi sul mondo del sociale italiano per declinare il tema da diversi punti di vista, grazie ai contributi di persone che nel sociale lavorano da anni. “Un tempo non si parlava di operatori sociali o assistenti sociali ma di militanti, interessati alla difesa degli interessi dei proletari e dei popoli” scrive Fofi “il sociale dovrebbe imparare a fare politica e scegliere la strada della lotta, muovendosi insieme: assistenti e assistiti”.

Nicola Ruganti lavora con gli adolescenti e insegna italiano e storia alle scuole superiori, interrogato sul suo lavoro evidenzia innanzitutto che individuare dsideri e bisogni, capire a chi sta giovando un determinato progetto o una determinata attività, è la base di un servizio sociale efficace e utile. “Gli operatori sociali si sono concentrati sulla ricerca dei fondi, dimenticandosi le motivazioni che li spingono a portare avanti il loro lavoro”. Non si può di certo nascondere però che le risorse economiche dell’Italia destinate al terzo settore abbiano subito una progressiva riduzione, e anche con la nuova legge di stabilità i fondi destinati ai servizi del terzo settore sono minimali. “Gli operatori del sociale sono perennemente insoddisfatti, spiega la psicologa Benedetta Lorenzoni, sia per motivi economici che relazionali, questioni strettamente intrecciate tra loro. “E’ importante non essere sottopagati, perchè con un giusto stipendio si da importanza alla persona. Non bisogna sentirsi “sfigati”, come capita a numerosi operatori sociali, nè tanto meno narcisi perchè si sta facendo del bene a qualcun’altro. Bisogna trovare un modo diverso di fare il sociale: fare il dovere con il piacere, con la passione, perchè il lavoro sociale è uno dei più belli del mondo”.

“Quando è nato l’associazionismo credevamo che fosse una risposta ai movimenti e ai partiti” conclude Cecilia Bartoli, da anni impegnata nel terzo settore “poi il mondo del sociale si è trasformato in un “progettificio” autoreferenziale”.”Questa crisi ha portato però a qualcosa di buono: un rinascita di resistenza civica. Dobbiamo sempre provare ad abitare il “come se”, coltivare sempre l’idea della possibilità di costruire qualcosa di nuovo”.

Ospiti della puntata:

Nicola Ruganti, operatore sociale e insegnante
Benedetta Lorenzoni, psicologa
Cecilia Bartoli, operatrice sociale

Terranave

Terranave è un programma di Marzia Coronati
In regia: Marco Stefanelli
Alla selezione musicale: Frank Dopo Mezzanotte
L’articolo della settimana: Una lettera (bellissima) in borsa

Per informazioni o consigli scrivete a radioterranave@gmail.com

Terranave è trasmessa e diffusa da:

Radio Flash (Torino, 97.6) martedì 15 (replica martedì 20,00)
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