Siria. Le spose bambine e l’Isis

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Sawt wa Sura, osservatorio siriano sulle violazioni dei diritti, ha documentato 511 casi di matrimoni tra donne siriane e combattenti stranieri dell’Isis. Secondo Sawt wa Sura sarebbero tutte unioni forzate, che in diversi casi coinvolgono cittadine siriane poco più che bambine.
Ascolta le parole di Sarmad Al Joulani, del progetto Sawt wa Sura:
 “Abbiamo documentato il fenomeno dei matrimoni tra donne siriane e combattenti stranieri tra le fila di ISIS nelle aree della Siria controllate dall’organizzazione” spiega Sarmad Al Joulani, direttore del progetto Sawt wa Sura, “abbiamo realizzato una statistica nelle cinque province totalmente o parzialmente occupate”.  Il progetto Sawt wa Sura ha lo scopo di documentare le violazioni a danno dei civili, indipendentemente da chi, tra gli attori della guerra in corso in Siria, le abbia commesse. Le informazioni sono state trafugate dai registri delle corti islamiche stabilite da Daesh, acronimo arabo dispregiativo con cui i siriani si riferiscono all’ ISIS. In alcune aree si è invece dovuto far affidamento alle famiglie delle donne, contattate dalla rete di attivisti che agiscono nell’ombra nella parte siriana del territorio dell’autoproclamato Califfato.  “I numeri sono stati suddivisi in base alla provincia ed in base alla maggiore o minore età delle donne coinvolte” continua AL Joulani .”In totale, abbiamo documentato 511 casi  nel complesso delle aree amministrate da Daesh, così distribuiti: 278 a Raqqa, di cui 57 minorenni; 166 a Deir Al Zour, di cui 54 minori; 19 a Hasaka, tra cui 12 con minori; 38 infine i casi nelle aree rurali intorno alle città di Aleppo e Homs, tra cui 30 con minorenni.  A Deir Al Zour e Raqqa i numeri sono più alti perchè Daesh controlla da più tempo in quelle aree, con una maggior presenza militare e di combattenti stranieri (muhajireen).  Dalle statistiche emerge anche una crescita del fenomeno nell’ultimo quadrimestre del 2014, conseguenza della distribuzione di ricompense economiche ai combattenti dopo che Daesh ha conquistato la città iraqena di Mossul ed avamposti militari a Raqqa”. Secondo Al Joluani sarebbero tutti matrimoni forzati: i metodi con cui vengono imposti variano, dal ricatto economico all’imposizione con le armi. Si registrano svariati suicidi tra giovani ragazze che preferiscono la morte al matrimonio e delitti d’onore connessi a questo fenomeno.

Il fenomeno delle spose bambine ha assunto proporzioni allarmanti in Siria e nei campi profughi circostanti (che ospitano 3 milioni di persone), dove facoltosi uomini d’affari spesso provenienti dai paesi del Golfo prelevano bambine talvolta appena adolescenti per farne le loro spose, abusarne e poi impiegarle nel lavoro domestico. Il fenomeno si è diffuso anche tra i quasi otto milioni di sfollati interni, spesso ridotti alla fame e quindi disponibili ad accettare le offerte di benestanti commercianti ed imprenditori. Contro questo fenomeno la società civile siriana ha avviato sui social network una campagna del titolo “Bimbe, non spose“, lanciata a dicembre dalla Rete delle Donne Siriane e da Saiedet Souria, due tra le associazioni del vasto arcipelago femminista siriano,  sostenute in questa campagna da un ampio ventaglio di altre associazioni ed organizzazioni siriane, non solo quelle legate alle questioni di genere.

(Articolo e testo a cura di Fouad Roueiha)

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