Al via la campagna contro i “rom ricchi”

Tor Sapienza, periferia est di Roma, un quartiere che da settimane è al centro delle cronache nazionali per le manifestazioni anti-immigrati dei suoi abitanti, qui sorge il campo rom chiamato Salviati 2 nel quale da settimane la Polizia di Roma Capitale sta effettuando una serie di controlli e sgomberi contro i cosiddetti “rom ricchi”.

Le ordinanze di espulsione dal campo di questi rom sono a firma del quinto dipartimento di Roma Capitale, quello che si occupa delle politiche sociali.
I bersagli sono tutti quei rom che pur vivendo nei campi attrezzati della Capitale hanno depositi bancari o postali che superano i 40.000 euro.
Depositi consistenti, penseranno alcuni, in realtà però, ci dicono al campo, la situazione non è così semplice: l’ultimo sgombero ad esempio ha riguardato una famiglia allargata che aveva depositi per circa 60.000 euro tuttavia, considerando che il nucleo famigliare era composto in tutto da 13 persone e che, per di più, viveva in Italia da oltre 25 anni, una domanda sorge spontanea, come si fa a distinguere tra ricchezza e risparmio? Che succederebbe se buttassimo in mezzo alla strada tutti gli italiani che hanno depositi bancari superiori ai 40.000 euro?
È stata proprio una famiglia così infatti a esser sgomberata, in maggioranza di cittadinanza italiana il nucleo famigliare è composto dai nonni di circa 60 anni, da una coppia di giovani neanche trentenni e dai loro figli, bambini di 5, 3 e 2 anni, oltre al piccolo che nascerà tra meno di un mese.
“Certo” dicono gli abitanti del campo “i rom ricchi esistono davvero, ci sono quelli che girano con le macchine di lusso, che vivono di traffici loschi, ma che senso ha buttare in mezzo ad una strada una famiglia normale, per giunta in attesa di un figlio, perché bisogna costringere questa gente a dormire in un furgone con l’inverno alle porte?”
A via Salviati in questi giorni c’è molta paura, in tanti pensano che questo sia solo l’inizio e che prima di Natale tutti gli abitanti di questo campo creato nel 2001 dall’allora sindaco Rutelli verranno sgomberati.
“Almeno ci dessero una soluzione abitativa stabile” si sente dire ai portavoce della comunità “perché non ci danno un casolare o una vecchia fabbrica in periferia? Noi ci occuperemmo di ristrutturarla e pagheremmo anche tutte le bollette”.
Ma dal comune di Roma nessuna risposta, l’assessore, il sindaco e gli uffici tecnici si trincerano dietro un muro di silenzio.

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