Resistere nel deserto. Meglio la morte che una barca per Lampedusa

Lo sgombero era stato annunciato per il 10 novembre. Ma al Campo di Choucha, estrema periferia est della Tunisia in un’area semi desertica al confine con la Libia, non è accaduto nulla. Non ancora. I circa 100 migranti che sono rimasti dentro la struttura realizzata dall’UNHCR nel 2011 sono decisi a resistere fino alla fine, nonostante l’annuncio di un intervento imminente da parte delle autorità tunisine.

“Volete sapere che pensiamo della chiusura del campo ? ” chiede il Signor Traoré, uno dei migranti di Choucha. “Ottimo .. il campo va chiuso!.. Non abbiamo certo intenzione di rimanere qui tutta la vita! Ma se vogliono chiudere devono anche trovare una soluzione concreta! trasferirci da qualche parte. La responsibilità oggi non è della Tunisia.. ma dell’Europa”.

La maggior parte dei residenti di Choucha è fuggita dalla Libia durante i feroci combattimenti che opponevano le milizie di Gheddafi ai ribelli, sfuggendo alla furiosa caccia scatenata contro chiunque avesse la pelle scura. Ma nonostante la fuga e la situazione di instabilità non sono riusciti in 4 anni ad ottenere lo status di rifugiato o il trasferimento in un paese che garantisca una tutela. Oggi temono che le istituzioni internazionali si dimentichino completamente di loro lasciando il loro destino in mano ai capricci delle autorità tunisine.

“Vogliono sbarazzarsi di noi!” spiega ancora il Sig. Traorè nel collegamento telefonico con Amisnet “vogliono che lasciamo il campo e andiamo in città, così siamo liberi di essere presi dalla polizia e rispediti al nostro paese! Ecco cosa vogliono ..C’è una strategia specifica dietro a questo e noi non l’accettiamo. Ci vogliono sgomberare? Bene che l’Europa si assuma la sua resposnabilità. Che ci sia un paese che offra un salvacondotto.. non è così difficile.”

I migranti rimasti a Choucha sono un effetto collaterale della guerra in Libia del 2011. Un residuo bellico di cui l’Europa, che in forze partecipo’ alla coalizione Libertà Duratura contro Gheddafi, non sembra in alcun modo interessarsi. Ai migranti, che, in molti casi, non hanno ottenuto né documenti nè alcuna garanzia di tutela da parte delle autorità tunisine, non resterebbe che un’opzione: la fuga verso l’Europa attraverso una delle barche che periodicamente lasciano le coste di Zwara in Libia. Una soluzione già adottata da centinaia di rifugiati di Choucha, alcuni dei quali hanno perso la vita nei naufragi dell’ottobre del 2013
“Una barca?” chiude Traoré “Mai mai ..Preferisco morire qui.. Io non la prenderò mai nella vita una barca di quelle.. mai”.

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