Rom in gabbia. La discriminazione tra campi e giornali

lombroso

La chiusura di un campo rom dovrebbe essere una buona notizia se i prefabbricati fossero sostituiti con case popolari e housing sociale, ma cosa pensare di un progetto che si limita soltanto a spostare il campo di qualche metro? E perché a finanziare l’impresa c’è una grossa multinazionale straniera? Questo è quello che sta per succedere a La Barbuta, a Roma.

Il piano Leroy Marlin prevede infatti l’apertura di un grosso negozio dell’omonima multinazionale francese sull’area dove adesso sorge il villaggio della solidarietà de La Barbuta, creato soltanto due anni fa dall’amministrazione Alemanno. In cambio della concessione gratuita del terreno per 99 anni l’azienda si impegna a costruire il nuovo campo rom, solo pochi metri più in là rispetto a quello attuale, e a pagarne il canone di gestione per i primi quindici anni.
Mentre insomma il superamento dei campi nomadi sembra ancora lontano, e anzi nella partita stanno entrando addirittura soggetti privati, rom e sinti continuano a esser discriminati quotidianamente dalla stampa locale e nazionale che li accusa di essere un intero popolo di ladri, assassini e stupratori. Gli articoli contro di loro si moltiplicano ma negli ultimi anni, dall’associazione romana 21 Luglio alla milanese Naga, sono sempre più i gruppi che monitorano i media italiani per denunciarne atteggiamenti discriminatori e apertamente razzisti.
La strada da fare è ancora tanta ma sempre più i rom stessi stanno diventando protagonisti delle battaglie che li riguardano.

Ospiti della puntata:
Carlo Stasolla, Associazione 21 Luglio

Passpartù:
Ulteriori informazioni sul Piano Leroy Merlin si possono leggere sul rapporto Terminal Barbuta
Per firmare l’appello sul campo profughi di Choucha in Tunisia scrivete a martinatazzioli@yahoo.it o a deboradelpistoia@gmail.com
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