Radio Ghetto: la lettera di una volontaria

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Il 31 luglio sono arrivata al Gran Ghetto di Rignano Garganico in Puglia con i primi volontari del progetto “Radio Ghetto, Voci Libere”.
Durante i primi giorni, mentre aspettavamo l’antenna, abbiamo cercato di creare un gruppo stabile di persone che seguissero la radio. Chiedevamo loro di trasmettere qualche canzone, coinvolgendogli tra l’altro con piccole interviste di presentazione e pian piano i rapporti e le relazioni migloravano.
Le trasmissione della radio sono così diventate un momento d’incontro tra persone che pur abitando nello stesso ghetto non si conoscevano o non avevano mai parlato.
In radio si parlava di tutto, del lavoro, delle proprie storie personali sempre raccontate nella lingua che ognuno preferiva. Si sono così sviluppate interessanti trasmissioni e chiacchierate leggere che hanno dato a tutti l’opportunità di parlare, anche a quelli che all’inizio erano più timidi.
Dopo aver collaborato per due settimane al progetto “Radio Ghetto”, giunto quest’anno la sua terza edizione, penso di avere imparato tante cose sulla radio, sulla comunità del Ghetto e sui rapporti umani in generale. Quello che mi ha colpito di più, però, è stata la scoperta della radio come mezzo di espressione e, in questo caso, uno strumento per dar voce a persone che vivono in un contesto di sfruttamento ed isolamento.
Quest’anno “Radio Ghetto” ha un telefono, che permette a tutti, in Italia e non solo, di parlare direttamente con gli abitanti del Ghetto per rompere il loro isolamento e fare domande sulla loro realtà quotidiana.
Una volta avvicinate le persone al microfono, una volta dimenticata la vergogna, una volta scomparse le difficoltà di espressione, nasce il bisogno di far uscire la propria voce e di far conoscere la propria realtà che non immagineremmo mai di trovare così vicina a casa nostra.

Convinti che, come diciamo nello spot della radio, se il Ghetto ci isola, la radio ci avvicina.

Laura Garcia Llamas

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