#11 Sinai: pagare o non pagare..?

Nel 2009 i trafficanti chiedevano tra i 4 e i 5 mila dollari per rilasciare i migranti rapiti al confine tra l’Egitto e Israele. A Tel Aviv i parenti degli ostaggi hanno sempre fatto di tutto, indebitandosi e vendendo beni e immobili in proprio possesso pur di pagare il prima possibile e liberare i propri cari tenuti in campi di prigionia nel Sinai. Negli ultimi quattro anni le cifre per il riscatto sono aumentate fino a 50, 60, 70 mila dollari. Somme spaventose che in alcuni casi non sono servite a salvare le vite degli ostaggi, morti comunque per stento o per le torture che vengono loro inflitte.
In una piazza di Tel Aviv Sigal Rosen, della linea d’emergenza per i lavoratori migranti in Israele, si rivolge a una sessantina di eritrei vittime dei ricatti e chiede di unire gli sforzi

Pagare o non pagare è l’undicesima tappa di Questo mare è di piombo, un percorso sonoro sulle sponde del Mediterraneo realizzato da Amisnet nell’ambito del progetto “Across the sea”,con il contributo della Anna Lindh Foundation e in partenariato con il Servizio Civile internazionaleActive visionGeminarie group,Asociacion pro Derechos Humanos de Andalucia

 

Questo mare è di piombo è la storia collettiva di alcune delle rotte che attraversano il Mediterraneo raccontata da migranti, guardie di frontiera, pescatori e trafficanti. Un audio reportage in 12 tappe, che si snoda lungo i confini, i centri di detenzione, i porti secondari e le tante terre di nessuno disseminate sulle coste. Luoghi in cui il tempo è sospeso e i migranti restano in attesa di una porta che si apra per poter passare alla tappa successiva. Dall’enclave spagnola di Melilla, al centro di Masra a Malta passando per il porto di Zarzis in Tunisia e poi la Libia, il Sinai e il confine con Israele.

 

Dal 18 marzo fino al 3 giugno ogni martedì i 12 audio-cortometraggi saranno pubblicati suRedattore sociale e su Amisnet.

 

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