Tunisia: escalation di repressione contro chi difende la rivoluzione

Ancora una volta i movimenti e gli attivisti tunisini si trovano ad attendere con ansia i risultati di un processo. Questa volta dietro la sbarra del tribunale c’è uno dei più noti blogger della rivoluzione: Azyz Ammami trentunenne, originario della regione di Sidi Bouzid e già vittima di repressione e pestaggi ai tempi di Ben Alì.
Noto attivista Azyz è stato arrestato lo scorso 12 maggio con il pretesto di un controllo sul possesso di hashish e sarà giudicato domani a Tunisi. Un movente, quello delle droghe leggere, che negli ultimi anni è stato usato molto spesso dalla polizia e dalla magistratura tunisina per soffocare le voci eccessivamente critiche, sia di militanti che di esponenti del mondo culturale e musicale, contro la corruzione e il governo. L’arresto di Azyz costituisce tuttavia una scossa particolarmente violenta per i movimenti tunisini, che a più riprese in questi giorni sono scesi in piazza per chiedere la sua liberazione e la fine dell’escalation repressiva del governo “tecnico” di Mehdi Jomaa. Da circa un mese Azyz si era reso protagonista della campagna contro i tentativi attuati dalla magistratura di incriminare i protagonisti della rivola popolare del 2011, lanciando su faceboock la provocatoria campagna “anche io ho bruciato una stazione di polizia”. La campagna, che ha avuto un enorme seguito sui social network, ha messo a nudo le debolezze dell’attuale sistema e mostrato la forte indignazione per le recenti indagini che la polizia sta conducendo contro persone accusate di aver danneggiato beni e immobili durante i giorni della rivolta. Oramai è arrivato a 85 il numero delle persone inserite nella lista degli indagati, mentre, sul fronte opposto, si assiste sgomenti alla probabile scarcerazione dei rappresentanti delle forze dell’ordine che erano stati condannati come responsabili della repressione del vecchio regime. Lo scorso 13 aprile, esattamente un mese prima dell’arresto di Azyz, il Tribunale Militare di Tunisi aveva drasticamente alleggerito le condanne ai responsabili della repressione che, nei giorni della rivolta nel 2011,  ha causato la morte di più di trecento persone.

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