Il petrolio del Delta. ENI e le accuse di corruzione in Nigeria.

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Presente nell’area dalla fine degli anni settanta, ENI è tra le principali compagnie petrolifere che sfrutta il petrolio presente nel Delta del Niger. Oltre alle responsabilità sui disastri ambientali nel delicato ecosistema del Delta del Niger, oggi la compagnia del cane a sei zampe è accusata di corruzione e riciclaggio in merito alla transazione per acquisire una importante concessione dal governo nigeriano.


Si è tenuta a Roma il giorno 8 maggio l’assemblea degli azionisti ENI, cui hanno presenziato anche l’Associazione Re:Common e l’ONG inglese Global Witness, che in qualità di piccoli azionisti hanno diritto di parola. E’ la pratica dell’azionariato critico, poco diffusa in Italia e maggiormente sviluppata all’estero, dove non è infrequente che associazioni, fondazioni, movimenti, uniscano le forze per portare all’interno delle assemblee pareri e voti controcorrente. “Come anche l’anno scorso le risposte di ENI alle questioni che solleviamo sono evasive” – commenta Simon Taylor, di Global Witness.
Il caso in questione risale al 2011 e tanto le autorità italiane che quelle inglesi stanno indagando sulla concessione OPL245, a lungo contesa e finalmente concessa ad ENI e SHELL. Secondo gli inquirenti il governo nigeriano avrebbe agito da mero intermediario, facendo scivolare il denaro versato da ENI, oltre un miliardo di euro, sul conto corrente di Dan Etete, già ministro del petrolio del dittatore Sani Abacha e personaggio noto alla giustizia internazionale (già condannato in Francia proprio per riciclaggio di denaro).

L’azienda respinge le accuse naturalmente, ma risulta poco chiaro il ruolo giocato nella vicenda dal nuovo ad Claudio Descalzi, succeduto al predecessore Paolo Scaroni, a lungo a guida della compagnia e caro a Berlusconi stesso. Descalzi, fino ad oggi vicepresidente della compagnia, è considerato comunque uomo di fiducia di Scaroni, in un avvicendamento interno che ha il sapore della continuità. “E’ importante chiarire questa vicenda, perchè si tratta dei diritti del popolo nigeriano – commenta Elena Gerebizza, di Re:Common – ma anche perchè ENI è ancora dello Stato Italiano per una percentuale importante e bisogna capire con quale criterio il Governo abbia scento il nuovo ad”.

Proprio in queste settimane il Governo sta prendendo importanti decisioni in merito al rinnovo o meno dei vertici delle sue partecipate. Con il 30% delle azioni lo Stato è azionista di riferimento tanto di Eni quanto di Enel, di cui elegge le figure guida. “Non si capisce come mai lo Stato rinunci al proprio ruolo di indirizzo delle politiche energetiche – commenta Andrea Baranes, Fondazione Culturale Banca Etica – limitandosi ad incassare i dividendi a fine anno.” Al di là dei nomi infatti – che pure sembrano essere sempre gli stessi e scelti in una cerchia selezionatissima e alla faccia della tanto sbandierata rinnovazione renziana – è urgente un cambio di rotta nelle politiche energetiche, come sollecitato dall’appello congiunto tra Greenpeace Italia e Fondazione Culturale Banca Etica.

L’Alchimista
Un programma a cura di Ciro Colonna. In redazione Marzia Coronati

Ospiti della trasmissione:
-Elena Gerebizza, Associazione Re:Common
-Simon Taylor, ONG Global Witness
-Andrea Baranes, Fondazione Culturale Banca Etica

L’Alchimista viene trasmesso da:
Radio Citta Fujiko,  la domenica alle ore 08.00
Radio Beckwith, il lunedì alle ore 14.30 e in replica il venerdì alle ore 10,00
Radio Flash, il martedì alle ore 15.00 e in replica il martedi alle ore 20.00
Radio Kairos, il mercoledì alle ore 14,30 e in replica il sabato alle ore 19.30
Radio Onde Furlane, il sabato alle ore 14.00
Radio Asterisco, il martedi alle ore 11.00 e alle ore 21.00 e il giovedì alle ore 10.00 e alle ore 16.00
Radio Ciroma, il martedì alle ore 17.00
Radio Gold  (Alessandria, 88.8)
-Radio Sonar (web)
-Radio Popolare Salento

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