Il Portogallo fa i conti con tre anni di “salvataggio”

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A tre anni dalla messa in campo del piano di salvataggio da 78 miliardi di euro da parte di UE, Bce e FMI, il Portogallo ha visto il proprio debito pubblico impennarsi, a fronte di pesanti tagli alla spesa sociale e dello stato.  Il paese stenta a riprendersi dalla ricetta di aiuto applicato dalle istituzioni internazionali, che hanno imposto tagli agli stipendi dei funzionari che hanno raggiunto anche il 30%, restrizioni all’accesso alle cure sanitarie e sforbiciate a scuola e università.


In cambio Lisbona è stata tenuta lontana dai mercati per tre anni, non costretta a finanziare il proprio debito emettendo aste di buoni del tesoro e ad esporsi così alle speculazioni dei mercati. “Con il debito che è balzato dal 100 al 130% del PIL e tassi di disoccupazione che superano il 16% generale il paese non è in grado di finanziarsi in autonomia” – commenta Goffredo Adinolfi, politologo presso l’Istituto Universitario di Lisbona e collaboratore di Sbilanciamoci. Il fallimento è duplice: se sul piano sociale e dell’economia reale la situazione nel paese è andata deteriorandosi sempre più negli ultimi tre anni, anche sul piano finanziario e di risanamento dei conti, la manovra messa in atto dalla Troika non è riuscita affatto. “Lo testimonia il fatto che la decisione su come il Portogallo debba uscire dal percorso di salvataggio – sottolinea Adinolfi – calendarizzata per il 18 maggio, è stata rimandata a dopo le elezioni europee”.

Nel frattempo a Bruxelles continua frenetica e incessante l’attività degli oltre 1700 lobbisti che operano per conto di banche, istituti assicurativi ed enti finanziari vari. 120 milioni di euro all’anno per mantenere in piedi il reticolato di esperti finanziari che circonda le istituzioni europee ed esercita su queste le pressioni a tutela degli interessi dell’alta finanza. “Spesso sono gli esperti delle lobby finanziarie, dotati di grandi capacità tecniche – racconta Andrea Baranes, autore di Dobbiamo restituire fiducia ai mercati. Falso! – a scrivere e leggi per i parlamentari, che si limitano a fare copia e incolla”.
Al di là delle situazioni limite l’attività di lobby non è di per sè illegale. Certo colpisce lo squilibrio di presenza e potenza di pressione esercitato dalla finanza, rispetto allo spazio occupato in simili attività da rappresentanti della società civile, dell’associazionismo, degli interessi collettivi. “Anche in questo caso assistiamo a situazioni molto gravi – continua Baranes – come nel caso della Bce, che nel chiamare i portatori di interesse a confronto, è capace di ascoltare ben 600 rappresentanti del mondo finanziario e nessuno delle controparti civili e sociali”.
Non stupisce che le fantomatiche riforme al mondo finanziario, promesse se non gridate all’esplodere della crisi nel 2008, tardino ad arrivare. “Dei classici esempi sono la legge sulla tassazione delle transazioni finanziarie e la regolamentazione del sistema bancario ombra, ancora in fase di discussione preliminare – conclude Baranes – e quando pure una qualche legge che limiti la finanza dovesse giungere a compimento, sarà stata tanto emendata ed edulcorata da risultare praticamente inutile e inefficace”.

L’Alchimista
Un programma a cura di Ciro Colonna.

Ospiti della trasmissione:
-Goffredo Adinolfi, politologo presso l’Istituto Universitario di Lisbona
-Andrea Baranes, Fondazione Culturale Banca Etica

L’Alchimista viene trasmesso da:
Radio Citta Fujiko,  la domenica alle ore 08.00
Radio Beckwith, il lunedì alle ore 14.30 e in replica il venerdì alle ore 10,00
Radio Flash, il martedì alle ore 15.00 e in replica il martedi alle ore 20.00
Radio Kairos, il mercoledì alle ore 14,30 e in replica il sabato alle ore 19.30
Radio Onde Furlane, il sabato alle ore 14.00
Radio Asterisco, il martedi alle ore 11.00 e alle ore 21.00 e il giovedì alle ore 10.00 e alle ore 16.00
Radio Ciroma, il martedì alle ore 17.00
Radio Gold  (Alessandria, 88.8)
-Radio Sonar (web)
-Radio Popolare Salento

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