Valutazioni a scuola. I limiti delle prove Invalsi

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Dal 2007 l’ente di ricerca  Invalsi sottopone gli alunni delle scuole italiane a una serie di test a crocette. Queste verifiche, note come prove Invalsi, hanno come fine la valutazione della scuola e dei suoi insegnanti, e non quella dei singoli alunni. Una pratica di verifica che dovrebbe garantire un’alta qualità del nostro sistema formativo, ma che attualmente, secondo molti esperti in sistemi valutativi, presenta molti limiti e criticità.

“La valutazione è diventata la nuova panacea di un sistema che, a valere dalle enormi possibilità delle nuove tecnologie, tende a estendere il controllo fino all’ultimo studente dell’ultimo paese della penisola e tutto perchè tutti, inquisiti dal sistema di valutazione non possano alzare gli occhi per vedere che il re è nudo”.  Piero Lucisano, dalla postfazione di “La scuola diseguale”

Ascolta Terranave:

L’Invalsi è l’Ente di ricerca che ha raccolto l’eredità del Centro Europeo dell’Educazione (CEDE), istituito nei primi anni settanta del secolo scorso. L’Istituto, tra l’altro, effettua verifiche periodiche e sistematiche sulle conoscenze e abilità degli studenti e sulla qualità complessiva dell’offerta formativa. Dal 2007 queste verifiche, meglio note come “prove Invalsi”, sono somministrate a fine anno nelle classi seconda e quinta della scuola primaria, prima e terza della scuola secondaria di primo grado, seconda e ultima della scuola secondaria di secondo grado. Le prove consistono in test standardizzati basati su una metodologia consolidata a livello internazionale, incentrati su due discipline: l’italiano e la matematica.

Vittoria Gallina si occupa di educazione degli adulti, è stata responsabile di due ricerche internazionali dell’Ocse sui test standardizzati e adesso collabora saltuariamente con l’Invalsi. Convinta che ogni Paese con un sistema pubblico che voglia garantire autonomia alle scuole e livelli comparabili di offerta formativa a tutti i cittadini debba
avere un sistema di valutazione, la professoressa non nega che il sistema di valutazione attuale abbia ancora molte criticità. “I risultati di queste prove ancora non sono in grado di dirci niente di nuovo sulle scuole” spiega la professoressa Gallina “il sistema di valutazione poi non ha ancora delineato come affrontare le eventuali difficoltà che scuola e insegnanti potrebbero avere. Ma soprattutto io credo che la valutazione di una scuola non possa basarsi solo sull’apprendimento degli studenti”.  Secondo il maestro Franco Lorenzoni uno dei più gravi limiti del sistema Invalsi è di non avere dichiarato con precisione i suoi obiettivi, così che oggi insegnanti e alunni spesso vivono le prove come un esame e non come un sondaggio a fini statistici.

Nello sforzo di ripercorre le tappe principali dei sistemi valutativi nelle scuole, il professor Guido Armellini evidenzia che a partire dagli anni ’90 si è tentato, oltre che a misurare le
prestazioni relative alla sfera cognitiva, di tenere sotto tiro tutte le variabili dell’apprendimento. Presumere di racchiudere in una valutazione classificatoria aspetti dell’esperienza umana come il rispetto, la capacità di collaborazione, l’imprenditorialità, è molto discutibile, sostiene Armellini, ma è indubbio che la valutazione sia essenziale. “L’assenza di valutazione è una grave forma di squalifica nei confronti della persona che entra in relazione con noi, è come se le comunicassimo che non abbiamo nessun vero interesse per ciò che fa ed è. Valutare insomma vuole dire dare valore, ma la valutazione che si limita a esprimere un voto deve essere molto circoscritta”.

Ospiti della puntata:
Guido Armellini, docente di letteratura
Vittoria Gallina, esperta in sistemi valutativi
Franco Lorenzoni, maestro di scuola primaria
Chiara Marcelli, madre di un bambino

In redazione:
Andrea Cocco

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La rubrica  Lu Cuntu è a cura di Andrea Cocco
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