Tunisia: la polizia reprime le proteste dei migranti subsahariani

Il 9 febbraio la polizia tunisina è intervenuta duramente contro un sit in di protesta organizzato da cittadini originari del Niger, Ciad e Sudan di fronte alla delegazione dell’Unione europea a Tunisi. Le forze dell’ordine hanno sgomberato l’accampamento che era stato allestito da una settimana, e portato via 20 persone, che ancora oggi risultano rinchiuse nel centro di detenzione di Wardia. Ora rischiano l’espulsione. “Il sit in” racconta Emad Sagaivco esule dalla Libia di origine sudanese, “è stato organizzato dai diniegati di Sciuscia, migranti scappati dalla guerra in Libia nel 2011 ma a cui l’UNHCR non ha riconosciuto lo status di rifugiato”. I diniegati sono circa 200 e vivono ormai da tre anni nel campo di Sciuscia, nonostante questo sia stato chiuso ufficialmente a giugno del 2013 . Insieme a loro ci sono anche 200 rifugiati, persone a cui l’UNHCR ha riconosciuto il diritto d’asilo senza però concedere il trasferimento in paesi considerati più sicuri come accaduto per migliaia di altri rifugiati passati per la Tunisia. “Le condizioni di Sciuscia non fanno che peggiorare”, racconta Emad che insieme ad altri rifugiati si è accampato da un anno di fronte alla sede dell’UNHCR a Tunisi. “Nel deserto fa freddo e al campo non c’è né acqua, né elettricità né assistenza medica. Le persone stanno soffrendo molto. E’ un’emergenza umanitaria”. Lo scorso 10 febbraio in Tunisia è entrata in vigore la nuova costituzione e con essa l’articolo 26 che sancisce il diritto d’asilo e la protezione dei rifugiati. Secondo rifugiati e diniegati però la nuova Carta di per sé non dà alcuna garanzia. “Ci vorranno tre anni prima che venga approvato una legga che metta in pratica questi principi” commenta Emad.

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