Scuola e tecnologie. Quando la didattica diventa digitale

scuoladigitaleNel 2013 il Ministero dell’istruzione ha stanziato quattro milioni di euro per il progetto “Class@ 2.0”. Incluso tra le azioni del Piano Nazionale Scuole Digitali, il programma  consiste in una sperimentazione di “didattica digitale”, attraverso l’uso intensivo e diffuso di apparecchi tecnologici. Ma cosa comporta l’introduzione massiva di supporti digitali nelle scuole e quali influenze può avere sui processi di apprendimento?

Ascolta Terranave:

“Credere senza riserva all’idea che l’educazione passi per un oggetto come l’iPad (o concorrenti) che ha milioni di applicazioni superinteressanti e superdistraenti a tiro di click è come pensare di mettere mia figlia a scuola in una classe in cui è circondata da decine di televisori in stand-by di cui lei sa che stanno trasmettendo video divertentissimi, e che basterebbe un gesto, che dico, un pensiero, per vederseli tutti, magari anche tutti insieme”. Roberto Casati, Contro il colonialismo digitale
La 1 B della scuola primaria dell’Istituto via Ferraironi, a Roma, è una delle centinaia di classi in tutta Italia individuate per partecipare al progetto “Class@ 2.0”. Il programma, indetto dal Miur e previsto dal Piano Nazionale Scuole Digitali, si propone di “modificare l’ambiente di apprendimento”, con l’obiettivo prioritario di innovare il modo di fare scuola. In concreto alla scuola romana sono stati elargiti 14.600 euro per dotare una classe di elementi a forte caratterizzazione tecnologica, quali tablet e lavagne digitali. “Nell’azione Cl@ssi 2.0 l’utilizzo delle tecnologie nella pratica didattica quotidiana sarà costante e diffuso” si legge nelle linee guida del Miur. Dopo una serie di confronti e dibattiti, i genitori degli alunni della 1 B hanno deciso di opporsi al progetto. “La scuola ha come compito istituzionale prioritario la salute e la sicurezza dei bambini che le vengono affidati” scrivono i genitori in una petizione indirizzata al dirigente scolastico “e quindi, nei confronti di agenti inquinanti di qualsiasi tipo, i cui rischi fossero anche solamente probabili, va assolutamente e sempre applicato il principio di precauzione”.

Secondo le ultime ricerche scientifiche l’introduzione della tecnologia a scuola potrebbe essere vantaggiosa per i discenti se impartita a piccole dosi, ma diventerebbe controproducente all’aumentare del tempo dedicatole. “Una delle ragioni più probabili del perché questo accade – spiega Roberto Casati, direttore di Ricerca del CNRS all’Ecole Normale di Parigi – risiede nel fatto che le tecnologie di oggi siano molto distraenti e abbassino la soglia dell’attenzione”. “Io non sono assolutamente contro la tecnologia nella scuola, ma sono contro a una pericolosa logica di sostituzione che oggi sembra prevalere – conclude lo scrittore – la scuola oggi sembra vedere nei tablet una sorta di coltellino svizzero, uno strumento cioè che permette di fare tutto, ed è per questo che si sta dirigendo nella direzione della sostituzione degli strumenti didattici con questo supporto digitale. Ma, pensateci bene, nessuno chef sostituirebbe i suoi strumenti da cucina con un coltellino svizzero”.

Ospiti della puntata:

Mauro Giordani, Comitato genitori Istituto via Ferraironi
Marco Gui,   Ricercatore in Sociologia dei media dell’Università Bicocca di Milano
Roberto Casati,  Direttore di Ricerca del CNRS all’Ecole Normale di Parigi

Per maggior informazioni sull’argomento:  il dibattito moderato dal maestro Franco Lorenzoni, della Casa Laboratorio di Cenci

Terranave

Terranave è un programma di Marzia Coronati
La rubrica  Lu Cuntu è a cura di Andrea Cocco

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