Libertà e controllo: il piano ENA un anno dopo e il lancio dei droni EUROSUR

Ad un anno dalla chiusura dell’Emergenza Nord Africa c’è ancora qualcuno per cui il Piano ENA è terminato soltanto una settimana fa. Era il 18 gennaio scorso e il centro d’accoglienza autogestito di Pisa veniva svuotato dando però finalmente una casa e un lavoro agli undici rifugiati che lo avevano occupato per quasi un anno.
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Il 28 febbraio, ultimo giorno del Piano ENA, anche il centro di accoglienza di Via Pietrasantina a Pisa doveva chiudere i battenti gettando i ventidue richiedenti asilo rimasti in mezzo alla strada. Grazie alla caparbietà di undici di loro e di alcune associazioni locali però, il centro si è trasformato in un laboratorio autogestito all’interno del quale sono state organizzate cene, corsi di arabo, inglese, italiano per stranieri e persino un orto.
Solo il 18 gennaio, dopo mesi di estenuanti lotte, gli obbiettivi del fu Piano ENA sono stati raggiunti e gli undici rifugiati hanno ottenuto una casa e dei tirocini formativi. Solo allora, l’accoglienza, poteva dirsi conclusa sul serio.
Questa storia di speranza e autogestione fa però il paio con l’avvio di politiche di controllo sempre più restrittive ai confini meridionali dell’Unione Europea.
Il 18 ottobre partiva la missione Mare Nostrum e il 2 dicembre scorso vi si affiancava l’avvio del progetto EUROSUR.
Navi militari, elicotteri e finanche droni stanno da allora perlustrando il Mediterraneo in cerca delle imbarcazioni di profughi in fuga dalla Libia.
E mentre da più parti piovono richieste per l’apertura di canali umanitari dai Paesi del Magreb verso l’Europa, la risposta dell’Unione e dell’Italia è, ancora una volta, impedire le partenze.

Ospiti della puntata:
Mohamed Saleh, Centro d’accoglienza autogestito di Pisa
Fabio Ballerini, Centro d’accoglienza autogestito di Pisa
Fulvio Vassallo Paleologo, Professore di diritto d’asilo dell’Università di Palermo

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