Il vento dell’Est. I Balcani e il sogno europeo

La tensione ad Est dell’UE si è andata raffreddando progressivamente, in misura dell’avanzare della crisi. La fragilità dei sistemi finanziario e bancario inducono gli stati membri alla prudenza e suggeriscono diffidenza verso le economie dei paesi ex-socialisti. Pesa non poco – anche in chiave elettorale in vista delle Europee di maggio – il crescente affermarsi di retoriche di chiusura nazionalistica che si fortificano ovunque nel continente.

La Slovenia sta affrontando la crisi del proprio sistema bancario, con un “buco di circa 4 miliardi di euro”, di cui lo stato sloveno si farà carico tramite la creazione di una bad-bank che convoglierà i titoli tossici. “La buona notizia è che il paese dovrebbe riuscire a far fronte da solo al debito – commenta Stefano Lusa, redattore di Radio Capodistria – senza dover subire l’intervento dei commissari europei”. L’intenzione del governo è privatizzare le banche, ancora in larga parte di proprietà pubblica, la premier Alenka Bratušek è reduce da un tour  nel quale ha presentato le proposte del paese a possibili investitori internazionali. Il governo di centro-sinistra guidato dalla Bratušek ha sostituito il conservatore Janez Janša, mostrando una continuità nelle politiche. “Molti dicono che la  Bratušek è riuscita a portare avanti le politiche di Janša meglio di lui – racconta Lusa – ed è un fatto che da quando c’è stato il cambio di governo la protesta che stava montando forte nelle piazze è subito scemata”.

Entrate in Europa nel 2007 Romania e Bulgaria avevano visto negare ai propri cittadini il diritto di residenza e lavoro in ben 8 paesi dell’Unione. I termini della restrizione si sono esauriti con l’inizio del nuovo anno e in alcuni paesi più che in altri si discute del pericolo di invasione. “Questo argomento non ha fondamento, già tre milioni di bulgari e rumeni sono emigrati in questi anni nei paesi che glielo consentivano – sottolinea Francesco Martino, corrispondente da Sofia per Osservatorio Balcani e Caucaso – chi voleva emigrare lo ha già fatto, l’argomento sembra piuttosto strizzare l’occhio alle tensioni nazionaliste e xenofobe che attraversano l’Europa, anche in vista delle elezioni di maggio”.

L’Albania si è vista negare lo status di paese candidato all’ingresso in UE. “L’Unione riconosce i progressi di Tirana, le ultime elezioni si sono svolte regolarmente e c’è finalmente stato un cambiamento ai vertici del paese – spiega Marjola Rukaj, collaboratrice di Osservatorio Balcani e Caucaso – ma ancora molto c’è da fare soprattutto sul piano della corruzione che imperversa nel paese”.

L’Alchimista
Un programma a cura di Ciro Colonna

Ospiti della trasmissione:
-Stefano Lusa, redattore di Radio Capodistria e collaboratore di Osservatorio Balcani e Caucaso
-Francesco Martino, corrispondente da Sofia per Osservatorio Balcani e Caucaso
-Marjola Rukaj, collaboratrice di Osservatorio Balcani e Caucaso

L’Alchimista viene trasmesso da:
Radio Citta Fujiko,  la domenica alle ore 08.00
Radio Beckwith, il lunedì alle ore 14.30 e in replica il venerdì alle ore 10,00
Radio Flash, il martedì alle ore 15.00 e in replica il martedi alle ore 20.00
Radio Kairos, il mercoledì alle ore 14,30 e in replica il sabato alle ore 19.30
Radio Onde Furlane, il sabato alle ore 14.00
Radio Asterisco, il martedi alle ore 11.00 e alle ore 21.00 e il giovedì alle ore 10.00 e alle ore 16.00
Radio Ciroma, il martedì alle ore 17.00
Radio Gold  (Alessandria, 88.8)
-Radio Sonar (web)
-Radio Popolare Salento

 

 

 

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