Stragi nel Mediterraneo. Ora basta

lampedusa     I numeri non hanno più importanza. Questa volta di fronte all ‘ennesimo naufragio nel Mediterraneo non proviamo più dolore. Rimane solo la rabbia. Aderiamo all’appello lanciato da Melting Pot per aprire un corridoio umanitario affinchè chi fugge dalla guerra possa chiedere asilo a consolati, uffici e istituzioni europee in Libia, Egitto, Siria o lì dove necessario. Non per spostare il problema altrove, ma per mettere fine a questo orrore attraverso azioni immediate. D’ora in poi, non uno di meno.

Le cronache che continuano ad arrivare da Lampedusa forse sono più accurate di quelle dei naufragi precedenti.  Sicuramente più strazianti. I pescatori che dormivano in barca aspettando l’alba raccontano che si sono svegliati al suono di migliaia di stridii di gabbiani, per poi scoprire che erano grida di morte. Ancora arrivano immagini delle braccia tese che i soccorritori non riescono ad afferrare, scivolose per la nafta. E i medici che raccolgono il corpo esanime di un bambino di tre anni. Infine i sacchi neri dei cadaveri, in fila sul molo.

La rabbia soppianta il nostro dolore quando si va in rassegna dei naufragi che hanno preceduto questa tragedia. Tanti, troppi. La proposta di Melting Pot, subito firmata da numerosi attivisti e associazioni italiane, è quella di “esternalizzare” i diritti, di aprire, a livello europeo, un canale umanitario affinché chi fugge dalla guerra possa chiedere asilo alle istituzioni europee in Libia, in Egitto, in Siria o lì dove è necessario (presso i consolati o altri uffici) senza doversi imbarcare alimentando il traffico di essere umani e il bollettino dei naufragi. “Nessun appalto dei diritti, nessuna sollevazione di responsabilità ai governi europei, piuttosto la necessità che l’Europa si faccia veramente carico di evitare queste morti costruendo una presenza diretta e non terza che, fin dall’interno dei confini africani, possa permettere a chi chiede protezione di non morire, di chiedere asilo, per poi accogliere sul suolo europeo chi fugge ed esaminare qui la sua domanda”.

Se ne faccia carico l’Europa. La stessa Europa colpevole di queste stragi. Perchè il pattugliamento dei mari, questo ormai è chiaro, non ha fatto altro che peggiorare nettamente le condizioni di viaggio dei migranti. Gli scafisti, per paura dei controlli, lasciano le barche sempre più lontano dalle coste di arrivo e utlizzano imbarcazioni sempre meno sicure, stipandoci dentro più gente possibile. Questo l’unico risultato delle politiche europee. Perchè non si ottengono i visti così facilmente? Perchè un eritreo, che nel suo Paese ha l’obbligo del servizio militare dai 16 ai 50 anni, non ha il diritto di salire su un aereo e andarsene altrove? Perchè i migranti spendono migliaia di euro per rischiare la morte? I numeri, lo ripetiamo, non hanno più senso. Basta parlare con uno, uno solo dei migranti che ha attraversato il Mediterraneo, farsi raccontare la sua storia, i suoi trascorsi, per convincersi che ci troviamo di fronte a un sistema assurdo. Tutto sbagliato. Stasera in diverse città italiane si riempiranno piazze e strade, per bussare alla porta delle prefetture e affermare la necessità di ripensare completamente il piano normativo, culturale, operativo che i governi hanno posto in tema di immigrazione.

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