Messico: Semi di violenza

maize     Controllare l’agricoltura attraverso l’invasione del mais transgenico, distruggendo le basi dell’autonomia dei popoli. E’ la pesante accusa volta da una rete di organizzazioni e comunità al governo messicano. Oggi la denuncia giunge al Tribunale Permanente dei Popoli, il più prestigioso dei tribunali morali del mondo. Dopo un partecipato incontro a Oaxaca ad aprile scorso – a cui hanno preso parte, tra gli altri, Vandana Shiva, Gustavo Esteva, Joel Aquino e Camila Montesinos – la spinosa questione del mais messicano geneticamente modificato torna ad essere affrontata a Roma dal Tribunale creato dal senatore Lelio Basso. Ramon Vera Herrera, direttore responsabile della rivista quadrimestrale “Biodiversidad, sustento y cultura” e attivista in difesa dei diritti dei campesinos, sta partecipando all’udienza pubblica nella capitale. Lo abbiamo incontrato prima dell’inizio dei lavori del Tribunale.

Ramon Vera Herrera, l’atteggiamento anti-contadino da parte del governo messicano, così come l’introduzione del transgenico in agricoltura, non sono purtroppo una novità. Eppure l’accusa arriva di fronte al Tribunale Permanente dei Popoli solo oggi. Cosa è cambiato? E’ vero che sono state approvate nuove normative relative all’approvazione per la commercializzazione del mais transgenico?

In queste ultime settimane molti hanno pensato che il governo messicano avesse autorizzato la commercializzazione del mais transgenico, ma non è vero. L’autorizzazione è in fase di valutazione. Quello che è successo recentemente è che sono circolate su internet informazioni false, diramate da un sito della Monsanto, anch’esso falso. La Monsanto stessa ha smentito la notizia. Se si accede al sito ufficiale del governo messicano si può leggere che i permessi stanno ancora aspettando l’autorizzazione. Sinceramente non sappiamo chi è che sta attuando questa disinformazione. Quello che è certo però è che le imprese stanno sollecitando ettari e ettari di terreno agricolo che vorrebbero trasformare in coltivazione di mais transgenico. Se questo avverrà, se i permessi saranno autorizzati, sarà una catastrofe, per il mais e per il nostro territorio, centro di origine del mais.

Sostenete che consegnare alle imprese private il mercato nazionale delle sementi avrebbe effetti catastrofici su tutti gli aspetti della vita nazionale. Perché?

Il mais – che è una delle quattro coltivazioni più importanti del pianeta – non è solo un genere alimentare ma rappresenta una rete di relazioni profonde della nostra civilizzazione. Approvare il transgenico significherebbe devastare i mezzi di sussistenza di tantissima gente, distruggere i saperi e le tradizioni più antiche delle nostre comunità.

Cosa pensa che accadrà? La commercializzazione sarà autorizzata?

Io penso di si, prima o poi la commercializzazione sarà approvata, l’unica cosa che possiamo fare è essere preparati a questo cambiamento. La scoperta della contaminazione transgenica del mais nativo in Messico risale al 2001, immediatamente le comunità e la società civile messicana si mobilitarono e realizzarono un’analisi “autogestita”, fatta dalla comunità stessa. Quando da questo test si scoprì che la contaminazione esisteva davvero, il governo si affrettò a negare la sua implicazione, dichiarò che non sapeva nulla a riguardo. Le comunità allora presero una decisione molto bella, “illichiana” (ndr: vicina al pensiero del filosofo austriaco Ivan Illich), potremmo dire. Si dissero “se continuiamo a seguire questo cammino, insistendo a fare analisi scientifiche sulla contaminazione, ci consegneremo nelle loro mani e ci assoggetteremo alla loro logica. Dobbiamo lavorare diversamente, per difendere a 360 gradi le persone che coltivano il mais, salvaguardando i semi nativi ma anche tutti gli altri aspetti della vita dei coltivatori. Così è stata costituita una rete, la “Rete in difesa del mais“, di cui fanno parte migliaia di comunità e centinaia di organizzazioni nazionali e internazionali. La rete lavora in difesa dei semi nativi di mais e per impedire che tutti i semi che non si conoscono entrino nei nostri territori. Se qualcuno vede una pianta strana la sradica, affinchè non ci sia contaminazione con le altre.

Peraltro la Rete in difesa del mais quest’inverno ha portato avanti diverse proteste, sono stati fatti dei cortei e a gennaio a Città del Messico alcuni contadini hanno anche iniziato uno sciopero della fame …

Si è vero, sono state fatte delle manifestazioni, e questo è un elemento essenziale per far capire al mondo che c’è gente che sta lottando contro il transgenico, ma la cosa più importante è che continui questo processo di lotta contro i semi non nativi. Esiste una forte e reale volontà delle persone di difendere la loro vita e questa è per noi la cosa più importante.

Esiste in Messico una legge a salvaguardia della biodiversità?

L’unica legge di protezione della biodiversità si chiama “Legge di biosicurezza e di organismi geneticamente modificati”… già dal nome potete immaginare … noi la chiamiamo “legge Monsanto”! Tutte le norme, le leggi, i regolamenti del sistema giuridico messicano rappresentano solo azioni di facciata, falsità create per facilitare le manovre delle multinazionali. La verità è che questo insieme di normative sta sottraendo alle persone la possibilità di ottenere giustizia. Lo Stato ha assunto un atteggiamento sistematico e strutturale che noi altri in Messico chiamiamo “deviazione del potere”. Non si tratta di abuso di potere, perchè per abuso si intende solo quel momento esatto in cui l’autorità ha fatto qualcosa di sconveniente, la deviazione è qualcosa di peggiore, una condotta sistematica e strutturale che serve ad aprire margini di manovra alle imprese multinazionali e a facilitare i loro interessi, impendendo alle persone di accedere ai canali legali per conseguire la giustizia. Non si tratta solo di una condotta anomala, ma di un vero e proprio delitto. E non è solo in Messico che assistiamo a questa deviazione, credo che ovunque il neoliberalismo e il libero commercio si impongano sopra il diritto, esiste uno Stato che risponde alle imprese invece che al popolo. Sta accadendo in molti Paesi del mondo e anche il diritto internazionale ormai risponde a questa logica.

In un comunicato scritto dal vostro compagno Gustavo Esteva si legge: “Accusiamo il governo del Messico. Non lo accusiamo di fronte ai tribunali messicani, che sono complici di crimini che sono arrivati al limite di una degradazione morale e professionale senza precedenti. Lo accusiamo davanti al più importante dei tribunali, quello dell’opinione nazionale e internazionale, attraverso il più prestigioso dei tribunali morali del mondo, il Tribunale Permanente dei Popoli”. Che vi aspettate che possa fare questo organo di giudizio?

Il Tribunale Permanente dei Popoli ha indagato su molti casi, a volte puntuali – come recentemente per la questione degli agrochimici e degli agrotossici in Bangalore – altre volte occupandosi di Paesi interi, analizzando tutte le loro problematiche, è accaduto con la Colombia e oggi sta succedendo con il Messico. Stiamo affrontando diverse questioni, ci sono sette processi aperti che riflettono abbastanza bene quello che sta vivendo il nostro Paese oggi. In Colombia la società civile chiese al Tribunale di tenere sotto controllo le imprese multinazionali, sicuramente è stato molto utile ma noi abbiamo deciso di invertire il processo, giudicando e valutando direttamente le manovre dello Stato messicano, dopo di ciò evidentemente si giudicheranno anche le imprese che sono complici dello Stato e del governo.

Quali sono queste imprese e come sta reagendo la società civile alla deviazione del potere di cui hai parlato?

Ci sono moltissime imprese colluse con il lavoro del governo, sarebbe impossibile elencarle tutte. Quello che posso dire è che l’apparato giuridico costruito in questi ultimi anni da un lato smantella la protezione dei beni comuni, dall’altro devia il potere aprendo margini di manovra alle multinazionali e sottraendo alla gente gli strumenti legali per conseguire la giustizia. Le persone, manifestano per le strade e lo Stato allora criminalizza la protesta, è un circolo vizioso al cui centro c’è la violenza. La violenza sta diventando un modo di convivere, la moneta di scambio della relazioni. Ci hanno provocato molte volte. Repressioni, incarcerazioni, assassinii sono all’ordine del giorno. Lo Stato non si preoccupa dei diritti degli indigeni, non li riconosce, anche se a parole sostiene il contrario. L’articolo 2 della Costituzione, quando qualifica gli indigeni, li definisce “soggetti di interesse pubblico”, non di “diritto pubblico”, questo è uno degli esempi più lampanti di cosa fa il governo: dichiara che si sta aprendo quando invece si sta chiudendo. Ci sono numerosi indigeni nelle prigioni messicane, incarcerati per crimini che non hanno mai commesso, il caso più conosciuto e eclatante è quello di Alberto Patishtan, da oltre dieci anni in carcere. Ma noi non dobbiamo cadere nelle provocazioni dello Stato e delle imprese e non dobbiamo ricorrere alla violenza. Per quanto riguarda il mais transgenico, la gente si sta autorganizzando affinchè non ci sia contaminazione ed è per merito della forza delle comunità indigena che il transgenico non è ancora riuscito a entrare in profondità.

Ringraziamo Aldo Zanchetta per avere reso possibile questa intervista

Ascolta alcuni estratti dell’intervista:

Il mais non è solo un prodotto alimentare, ma rappresenta una rete di relazioni  (in spagnolo)

Ramon Vera Herrera spiega il concetto di “deviazione di potere”, atteggiamento violento sistematico e strutturale del governo messicano (in spagnolo)

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