Addio Reefa

La “Taser International” descrive il suo articolo TaserX26 “un’arma non letale”, addirittura “in grado di salvare le vite di migliaia di persone”. Ma la scarica al petto che ha colpito Israel Hernandez la notte del 6 agosto a Miami Beach ha ucciso il ragazzo in poche manciate di minuti. La vicenda è di un’importanza tale che dovrebbe finire in prima pagina, ma i quotidiani italiani le dedicano si e no qualche riga in cronaca.

Ci sono diverse ragioni per cui questa storia è maledettamente grave. In ordine sparso: Israel Hernandez aveva diciotto anni ed era un artista, i suoi lavori avevano già ricevuto diversi riconoscimenti e la sua bravura era tale che nonostante la sua giovane età aveva già trovato un impiego in un’agenzia di moda. E’ morto perchè dipingeva su un muro di un vecchio fast food abbandonato. Probabilmente in un mondo migliore qualcuno avrebbe dovuto pagarlo per quello che stava facendo. Della sua opera rimane solo una R, l’iniziale della sua tag, “Reefa”. Il resto del dipinto è stato interrotto dall’arrivo di sei agenti della polizia, che lo hanno sbattuto contro il muro prima di colpirlo con una scarica di Taser al petto. Israel muore poco dopo al Mount Sinai Hospital.

La TaserX26, utilizzata da almeno diciassettemila agenti di 107 Paesi, ha già mietuto numerose vittime, nonostante sia commerciata come un’arma non letale. Il Fatto Quotidiano, uno dei pochi giornali italiani che si è occupato di questo caso, ne elenca alcune: “il 4 agosto 2006 Ryan Wilson, un 22enne del Colorado che coltivava piantine di marijuana, è stato colpito e ucciso da una scarica elettrica sparata dal poliziotto che cercava di catturato. Altre vittime della pistola “non-letale” sono state Mark L. Lee, un trentenne affetto da un tumore alla testa non operabile, abbattuto con una scarica elettrica durante una crisi epilettica; Jason Dockery, 31enne dell’Alabama, ucciso da una scarica elettrica dopo aver ingerito funghi allucinogeni; Nickolos Cyrus, 29enne di Mukwonago, Wisconsin, affetto da schizofrenia paranoide, ammazzato con 12 scariche di Taser per non aver obbedito all’ordine di un agente di non oltrepassare le transenne di un cantiere”.

Nel 2008 l’organizzazione Amnesty International chiese ai governi di sospendere l’uso di questo tipo di armi, o almeno di limitarlo alle situazioni di effettiva minaccia alla vita. Secondo Amnesty, la definizione che forniscono le case produttrici della pistola Taser – armi sicure e non letali – non reggerebbe il confronto con la realtà, poiché solo tra il 2001 e l’agosto 2008 le persone uccise negli Stati Uniti dai colpi delle taser sono state 334.

L’assassinio di Israel avviene dopo pochi mesi dall’uccisione di un altro minorenne della Florida, Trayvon Martin, ucciso da una guardia volontaria. Il suo reato: camminare con su il cappuccio della felpa.

Evidentemente per gran parte della stampa italiana questi elementi non bastano a far uscire la storia di Reefa dal margine di una quattordicesima pagina dei quotidiani.

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