Islanda. La rivoluzione silenziosa

Dal mese di luglio è possibile leggere online “Islanda chiama Italia – Storia del paese che rifiutò il debito “, un’inchiesta di Andrea Degl’Innocenti sulla rivoluzione islandese, primo libro in italiano sull’argomento. Secondo l’autore, intervistato dal portale Il Cambiamento, quello che è accaduto in questa nazione negli ultimi cinque anni “riassume perfettamente, la parabola di ascesa e declino del sistema sociale contemporaneo, chiamato a seconda degli approcci modernità liquida, capitalismo neoliberale, capitalismo dei disastri”.

Nel libro si racconta come a partire dalla crisi del 2008, culminata con il fallimento delle maggiori banche dell’isola, gli abitanti abbiano iniziato a ribellarsi al governo corrotto, puntando il dito contro i banchieri che avevano condotto il paese al collasso. Grazie a numerose mobilitazioni e proteste, gli islandesi hanno ottenuto la caduta del governo, le dimissioni delle principali autorità di controllo e la stesura di una nuova costituzione partecipata (oggi in attesa di approvazione), in cui poteva dire la sua qualsiasi cittadino.

Non solo. Quando i paesi stranieri hanno iniziato ad esigere dallo stato il pagamento dei debiti che le banche fallite avevano contratto all’estero, il governo si era affrettato a preparare un piano di restituzione che però pesava direttamente ed in maniera insostenibile sui cittadini. Allora la gente tornò in piazza, ed anche in questo caso ebbe la meglio. Vennero indetti ben due referendum e la gente si oppose fermamente alla restituzione del debito contratto dai banchieri privati.

Dal titolo del libro, Islanda chiama Italia (che è anche il nome del blog di Degl’Innocenti), potrebbe sembrare che il modello islandese sia applicabile anche da noi. Ma l’autore fa chiarezza: “non credo che esista un modello islandese applicabile su larga scala. Le caratteristiche dell’isola sono troppo peculiari per poterlo permettere. Questo però non significa che dalla vicenda non si possa trarre niente. Ci sono dei messaggi relativi alla sovranità popolare, al diritto di decidere del proprio destino, ai percorsi di partecipazione democratica che sono indipendenti da contesto specifico e possono essere d’ispirazione anche per noi. E infatti, gli stessi concetti che sono alla base della vicenda islandese hanno ispirato e dato origine a molti altri movimenti nel mondo, dagli indignados spagnoli ai vari movimenti occupy. Anche in Italia sono sorte e stanno sorgendo realtà che criticano fortemente il sistema attuale e propongono soluzioni alternative”.

Guarda l’intervista video all’autore di Islanda chiama Italia

Top