Passpartù 34: dottor migrante

cervellimappamondoCome può fare uno straniero appena arrivato in Italia a trasformare la sua laurea in un titolo equivalente e fare un lavoro in linea coi propri studi? Che fare per proseguire un percorso universitario iniziato all’estero?
Tra gli stranieri residenti in Italia i laureati sono quasi il 10%  mentre quelli che hanno completato un ciclo di studi secondario sono il 40%  del totale. Dati, questi dell’ISTAT, che testimoniano come il livello d’istruzione degli stranieri non si discosti poi molto dalla media degli italiani (rispettivamente 13,5% con una laurea e 41,1% con un diploma), tuttavia il numero degli stranieri che svolge lavori qualificati è estremamente contenuto e questo anche per la difficoltà delle procedure di equipollenza (ovvero di equivalenza) dei titoli di studio che richiedono molto tempo e denaro, oltre ad essere confusionarie e disomogenee dato che sono delegate agli atenei.

Per avviare la procedura, ci spiega il CIMEA (Centro Informazione  Mobilità Equivalenze Accademiche), occorre presentare alla segreteria studenti dell’università scelta la copia autenticata della propria laurea,un attestato di validità della stessa e il piano di studi dettagliato del corso di laurea seguito all’estero, tutti con relativa traduzione certificata dalla sede diplomatica italiana locale.

Centinaia, e in molti casi migliaia di euro, che comunque non garantiscono al richiedente la diretta equivalenza del proprio titolo, concessa solo nel 10% dei casi, ma soltanto la validazione di un numero più o meno alto di esami da integrare, nel corso del tempo, con un nuovo percorso universitario in Italia. Il sistema labirintico che regola l’equipollenza dei titoli di studio nel nostro Paese è completato, ci racconta Giulia Rellini dell’associazione Parsec, da una scarsa informazione e da una cattiva interazione tra i soggetti che a vario titolo si occupano della procedura (ministeri, università, associazioni).

Una situazione da cui non escono sconfitti sono solo i laureati stranieri arrivati in Italia per continuare gli studi o per cercare fortuna, ma anche il nostro paese che si dimostra incapace di valorizzare i saperi di cui i migranti sono portatori o di attrarre studenti dall’estero offrendo agli stranieri in ingresso un integrazione al ribasso, subalterna, diventando di fatto il “paese delle badanti”, parafrasando il titolo di un libro. Intanto molte delle menti italiane migliori vanno all’estero dove si trovano migliori opportunità accademiche, di ricerca e spesso anche lavorative.

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In redazione: Khaldoun, Marco Stefanelli Seguici su 

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