L’Alchimista 23: Fine dell’austerità in Europa?

austerity-george-osborne-desktopUn nuovo vento soffia sull’Europa, ed è un vento di ravvedimento rispetto alle politiche di austerità. Questo almeno ci viene raccontato dai commentatori televisivi e dei principali quotidiani nel descrivere le mosse di Francia e Spagna nei confronti dell’Unione Europea e della Germania. Madrid e Parigi hanno infatti trattato e ottenuto lo slittamento dei tempi per rispettare il rientro di bilancio entro il 3% del PIL. A inseguire questo filone l’Italia di Letta, con i suoi timidi tentativi di allargare le maglie del rigore europeo. “Non credo che nel breve termine sia possibile costruire un fronte credibile contro l’austerità” – commenta Christian Marazzi, economista e professore presso la Scuola Universitaria Professionale della Svizzera italiana – “al massimo si riuscirà a rimandare di qualche tempo il rispetto dei trattati.” Lo spartiacque sono le elezioni tedesche di settembre, che vedono la Merkel impegnata in una complessa campagna elettorale, nella quale la cancelliera dovrà confrontarsi con le crescenti forze antieuropeiste, oltre che con l’esigenza e volontà di rimanere in sella al governo. Intanto i mercati rifiatano e con essi gli stati che vedono i rendimenti dei propri titoli di stato rientrare in livelli più sostenibili; merito in gran parte delle politiche monetarie di Stati Uniti e Giappone, che stanno immettendo grandi quantità di denaro nei mercati. “Una politica potenzialmente molto pericolosa” – continua Marazzi – “che può produrre l’esplosione di nuove bolle finanziarie”.
Se anche assistessimo ad un’effettivo cambio di rotta relativamente alle politiche economiche, i tessuti produttivo e sociale dei paesi europei, erosi alla radice da questi anni di macelleria sociale, soffrirebbero un’enorme difficoltà nel risollevarsi. “Siamo di fronte a una crisi strutturale e sociale” – sottolinea ancora Marazzi – “di fronte alla quale è difficile prevedere se le società reagiranno con delle rivolte che mirino a riappropriarsi delle libertà e dei  diritti perduti o con delle torsioni autoritarie e di destra come pure stiamo assistendo in molti casi”. Uno dei nodi spesso tirati in ballo dai governanti europei e dai partiti progressisti è il reddito di cittadinanza, inteso come misura di redistribuzione di ricchezza e bilanciamento di un mercato del lavoro sempre più chiuso. “Credo che il reddito di cittadinanza debba essere inteso come riconoscimento del contributo di ciascuno al tessuto produttivo” – conclude Marazzi – “autonomizzando questa misura dal mercato del lavoro e intendendolo piuttosto come sostegno alla vita e al diritto ad esistere di ciascuno”.

Parallelamente non si placa la polemica intorno alla proposta di introdurre a livello continentale una tassa sulle transazioni finanziarie. Mentre in Italia il governo Monti ha introdotto una misura che almeno nominalmente va in questa direzione (nominalmente perchè esclude dalla tassazione i derivati e non colpisce le transazioni ad alta frequenza), sull’argomento prende parola  il ministro dell’economia uscente Vittorio Grilli, manifestando perplessità sull’applicabilità della tassa  ai titoli di stato. Al fine di non perdere alcuna opportunità di investimento su un mercato tanto delicato, questa la motivazione addotta. “In questo modo si considera questa misura come una delle altre votate a recuperare risorse” – commenta Andrea Baranes della Fondazione Culturale Banca Etica – “mentre il suo principale obiettivo dovrebbe essere quello di porre un freno alla speculazione sui mercati, colpendo quanti acquistano titoli per rivenderli rapidamente e incassare i profitti”.
All’inizio del 2013 la commissione europea ha pubblicato una bozza di legge in tal senso. La bozza costituisce un’interessante base di discussione ma la strada è in salita, e in particolare incontra l’opposizione di Inghilterra e Lussemburgo, che arrivano a mettere in campo un’azione legale presso la corte europea di giustizia per impedire che la misura venga varata. “I princípi evocati sono quelli della turbativa delle libera concorrenza” – continua Baranes – “ma non è altro che l’ennesima opposizione dei poteri finanziari, di cui la City londinese è il massimo esponente, a ogni tentativo di regolamentazione del loro operato”. Il nodo sta ancora una volta nel potere contrattuale e di azione che le istituzioni europee e dei singoli paesi hanno nel legiferare in materia economica e finanziaria, potere che sembra irrimediabilmente eroso dallo strabordare dei mercati nel campo della decisione politica. “E’ esasperante la lentezza delle istituzioni europee nel prendere coscienza della necessità di un cambiamento” – conclude Andrea Baranes – “a fronte di una finanza che ragiona in millesimi di secondo i tempi della decisione politica sono insufficienti e inadeguati”.

Ospiti della trasmissione:

-Christian Marazzi, economista e professore presso la Scuola Universitaria Professionale della Svizzera italiana
-Andrea Baranes, Fondazione Culturale Banca Etica

L’Alchimista viene trasmesso da:

Radio Citta Fujiko,  il  lunedì alle ore 13.00
Radio Beckwith, il mercoledì alle ore 10.00 e in replica la domenica alle ore 13,30
Radio Flash, il martedì alle ore 20
Radio Kairos, il mercoledì alle ore 15,30 e in replica il sabato alle ore 20.00
Radio Asterisco, il martedi alle ore 11.00 e alle ore 21.00 e il giovedì alle ore 10.00 e alle ore 16.00

In redazione: 
Ciro Colonna

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