Efiubò: Posso lavorare all’estero?

impronta  Questa settimana a Efiubò si continua a parlare di lavoro. A rispondere ai quesiti oggi sarà la dottoressa Caterina Bove.

 

 

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E’ possibile lavorare all’estero con un permesso di soggiorno rilasciato in Italia? E se non è possibile, si sta muovendo qualcosa dal punto di vista legislativo per garantire questa possibilità in futuro?

No, con il permesso di soggiorno rilasciato in Italia si ha diritto a circolare nell’aria Schengen per un periodo massimo di tre mesi, ma non a lavorare. Fanno eccezione i titolari di permesso CE, soggiornanti di lungo periodo, che possono fare ricerca di lavoro anche in altri Paesi nello spazio Schengen, quest’ultimi se trovano lavoro entro tre mesi possono richiedere il permesso di soggiorno al Paese in questione senza passare per i flussi. E’ importante ricordare che entro il 20 maggio tutti i Paesi dell’Unione Europea devono recepire la direttiva europea in base alla quale anche i titolari di protezione internazionale, allo scadere dei cinque anni, potranno convertire questo permesso direttamente in un permesso per lungo soggiornanti.

All’ufficio di collocamento, nonostante io abbia fatto richiesta d’asilo ben più di sei mesi fa, non mi hannopermesso di lasciare i moduli per la ricerca del lavoro. Lo stesso problema mi è capitato direttamente con un privato che mi aveva offerto un impiego. Che documenti posso richiedere per provare che ho fatto richiesta d’asilo da più di sei mesi e che quindi ho la possibilità di cercare lavoro?

Trascorsi sei mesi dalla domanda di asilo, il permesso di soggiorno dovrebbe riportare la dicitura “richiesta di asilo più attività lavorativa”. Se non ci dovesse essere tale dicitura, potrai compilare una richiesta di rinnovo chiedendo espressamente alla Questura di inserirla. Comunque anche senza un permesso che riporta questa frase è possibile dimostrare che siano trascorsi i sei mesi dalla domanda utilizzando la data del modello C3, il formulario compilato all’atto della presentazione della domanda di asilo la cui copia la Questura deve avere rilasciato al richiedente asilo.

Il responsabile del centro di accoglienza dove vivo mi ha detto che devo lasciare la struttura perchè non hanno accettato la mia richiesta di asilo, anche se io ho fatto ricorso. E’ corretto comportarsi così? Cosa posso fare?

Per legge il responsabile lo può fare. Ci sono però due situazioni in cui il centro d’accoglienza ha il dovere di continuare a ospitarti: se non sono trascorsi sei mesi dall’inoltro della domanda di asilo o se sei in condizioni di salute tali da non poter lavorare. Se ti
trovi in una di queste due condizioni e il responsabile del centro ti nega comunque l’ospitalità ti consiglio di rivolgerti a un’associazione che si occupa di tutela dei diritti dei migranti.

Sono un richiedente protezione internazionale. Molti datori di lavoro quando vedono il “cedolino” (ricevuta  rilasciata dalla Questura in attesa di permesso di soggiorno) o di “attestato nominativo” dicono che non sono validi per lavorare. E’ vero? Come faccio, nel caso, a dimostrare il contrario?

Nei primi sei mesi il richiedente asilo non può lavorare, perciò sicuramente il primo cedolino non è valido, perchè ha la durata di tre mesi. Non è neanche valido l’attestato nominativo, che viene rilasciato dopo pochi giorni dalla richiesta di asilo ed è valido sino a che non si è accolti in un centro di accoglienza. L’ unico documento valido è quello rilasciato dalla Questura dopo sei mesi dalla richiesta.

 

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Efiubò è una rubrica radiofonica che risponde ai quesiti e ai dubbi legali dei migranti che vivono in Italia. Uscirà ogni quindici giorni a partire da oggi, 15 febbraio. Se hai anche tu dubbi o domande, scrivi a efiubo@gmail.com

 

 Efiubò è un progetto realizzato con il contributo dell’otto per mille della Tavola Valdese

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