L’Alchimista 22: Germania a porte chiuse

deutschland-Hartz-IVLa Germania è il paese che – nella vulgata comune – sta attraversando meglio di ogni altro la crisi a livello europeo, grazie a un sistema produttivo più solido. A determinare questa posizione di forza hanno contribuito però anche altri fattori, quali le riforme del mercato del lavoro portate a termine tra il 2003 e il 2005, conosciute come leggi Hartz. Queste riforme hanno accelerato sul terreno della flessibilità lavorativa, esercitando pressione sui salari che hanno subito una brusca contrazione. “Creare una classe di lavoratori ricattabili favorisce le imprese” – commenta Steffen Lehndorff, ricercatore sul mercato del lavoro, presso l’Università di Duisburg – “mettendo il paese in una posizione di forza sulla bilancia europea delle esportazioni”. Il diffondersi di lavori precari e scarsamente retribuiti, favorito dalle leggi Hartz, ha fatto il paio con la riforma dei sistemi di ammortizzazione sociale. “Ora i lavoratori sono sempre meno tutelati dai sussidi di disoccupazione” – racconta Steffen Lehndorff – “per far capo direttamente al sistema di welfare”. Questo ha dei costi per lo stato, che finisce per corrispondere parte del reddito vitale di più di un milione di cittadini-lavoratori, ma anche sulle persone, che sono costrette ad accettare lavori mal retribuiti o sotto-qualificati.
“Il welfare tedesco non è certo il modello perfetto che ci viene raccontato” – sottolinea Carmela Negrete, corrispondente da Berlino per ElDiario.es e per il periodico Diagonal – “offre delle garanzie ma impone un sistema di controllo molto rigido sulle vite e sulle scelte delle persone, con una serie di sanzioni per tutto quanto non viene considerato ben fatto”.
Fatti i conti per tempo con il mercato interno, ora il governo tedesco guarda con preoccupazione oltre confine. In particolare a quei lavoratori comunitari che possono varcare la frontiera tedesca e a cui la Germania, in virtù di accordi internazionali, è tenuta ad offrire le stesse garanzie di welfare e assistenza che ai propri cittadini. “Nel 2012 il governo ha emesso un decreto che esclude i cittadini non tedeschi dal godimento di misure di welfare non contributivo” – spiega Sabrina Apicella, attivista e studiosa di storia delle migrazioni – “limitando quindi i sussidi a quanti già abbiano lavorato nel paese e legando  strettamente lavoro e welfare”. La misura – presto dichiarata illegittima dalla corte costituzionale tedesca, che ha negato il diritto del governo di modificare un accordo internazionale per decreto e senza una discussione parlamentare – ha immediatamente colpito migliaia di cittadini del sud Europa, che si son visti negare i sussidi. “In migliaia sono tornati al proprio paese” – racconta ancora Carmela Negrete – “ma quello che molti non sanno è che ci si può appellare per via d’urgenza e che generalmente i ricorsi vengono vinti”. Esiste anche una piattaforma organizzata che sostiene quanti vogliano difendersi dalla misura,  fornisce informazioni e supporto legale, come racconta Sabrina Apicella.
Per far fronte alla pioggia di ricorsi vincenti il governo sta provando ora a ostacolarli, addossando al ricorrente parte delle spese legali.
Se queste misure hanno duramente colpito i cittadini italiani, spagnoli, greci e portoghesi residenti in Germania, l’obiettivo dichiarato della campagna “protezionistica” sono però i lavoratori bulgari e rumeni che dal 2014 avranno accesso libero e illimitato al mercato del lavoro europeo. Insieme alla Germania, Inghilterra, Austria e Olanda, invocano misure che limitino l’accesso a welfare e assistenza per i cittadini di altri paesi all’interno dell’UE. “I cittadini dell’Est Europa stanno subendo una vera e propria campagna denigratoria soprattutto in Inghilterra e Germania”- spiega Francesco Martino, corrispondente da Sofia per Osservatorio Balcani e Caucaso, “secondo questa campagna ci sarebbero delle orde di persone pronte a emigrare per pesare sui sistemi di welfare dei paesi più abbienti”. Pesa non poco la coincidenza di scadenze elettorali – come è evidente in Germania, al voto in settembre – che alimentano una retorica interna che non disdegna toni apertamente razzisti. “L’allusione è ai cittadini di etnia rom, molti dei quali vivono proprio in Bulgaria e Romania” – sottolinea Francesco Martino – “mentre nei rispettivi paesi non si sa molto di quanto accade in Germania e Inghilterra, se non che con la crisi la disponibilità ad accogliere di questi paesi è sicuramente ridotta”.
La partita è comunque aperta, la posta in gioco è l’idea di welfare come diritto universale del cittadino o come ammortizzatore sociale e diritto acquisito tramite il lavoro. Per il momento le voci “pesanti” a livello europeo sembrano spingere con decisione verso questa seconda ipotesi.

Ospiti della trasmissione:

-Steffen Lehndorff, ricercatore sul mercato del lavoro, Università di Duisburg
-Carmela Negrete, giornalista, corrispondente da Berlino per ElDiario.es e per il periodico Diagonal
-Sabrina Apicella, attivista e studiosa di storia delle migrazioni
-Francesco Martino, corrispondente da Sofia per Osservatorio Balcani e Caucaso

L’Alchimista viene trasmesso da:

Radio Citta Fujiko,  il  lunedì alle ore 13.00
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Radio Flash, il martedì alle ore 20
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In redazione: 
Ciro Colonna, Marzia Coronati

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