La felicità araba, una speranza dopo decenni di rassegnazione

20130429_shadi È nelle librerie da pochi giorni il libro di Shady Hamadi, giornalista italo-siriano e collaboratore del Fatto Quotidiano, il cui titolo parafrasa l’ Infelicità araba di Samir Kassir per parlare della rivoluzione siriana contestualizzandola nella storia del Medio Oriente. Nelle 250 pagine di “La Felicità Araba: storia della mia famiglia e della rivoluzione siriana” Hamadi intreccia il racconto degli anni della dittatura del clan Assad con le vicende della sua famiglia che da questa storia sono state profondamente segnate. Oltre alla ricostruzione storica, nel libro si ritrovano i cambiamenti nelle speranze e nella mentalità degli arabi. Nella prima metà del secolo scorso il sogno socialista e pan-arabo aveva esaltato i popoli arabi, ma ne sono nati i regimi totalitari che hanno governato con il pugno di ferro molti paesi levantini negli ultimi decenni. Dalla disillusione di quella fase si è arrivati alla rassegnazione che ha chiuso gli arabi in un vittimismo che si è espresso con l’  immobilismo degli ultimi 40 anni. Ma con l’esplodere delle primavere arabe sopratutto i giovani si sono scossi dal torpore ed hanno deciso di prendere in mano il proprio destino, di ricominciare a cercare la felicità. In Siria le avvisaglie del cambiamento si erano avute all’inizio degli anni 2000, con la “Primavera di Damasco”  all’ indomani della salita al potere di Bashar Al Assad,  figlio ed erede di Hafiz, culminata nella Dichiarazione di Damasco del 2005. In quel documento intellettuali ed oppositori storici invitavano il governo del giovane Assad ad intraprendere la via per una graduale ed incruenta democratizzazione del paese, ma dopo una iniziale tolleranza molti furono arrestati e calò di nuovo l’inverno sulla Siria.

Il libro di Hamadi racconta la rivolta siriana attraverso episodi significativi, chiacchierate avute via internet con attivisti in prima linea e riportando come i media internazionali hanno descritto i fatti. Storie di coraggio e creatività, rabbia e frustrazione, ma sopratutto di speranza per una Siria che sia libera e democratica per tutti i suoi cittadini e le sue cittadine, in continuità con la millenaria tradizione di convivenza tra comunità di differenti fedi e culture che da sempre rendono la Siria un fecondo crogiuolo del pensiero e dell’arte araba e mediorientale.

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