Dalla Romania al Cile fronte comune contro gli impatti ENEL

 Costerà oltre un miliardo di euro la nuova centrale a carbone che Enel progetta di realizzare a Galati, in Romania. “Un investimento modesto” spiega ai nostri microfoni l’attivista rumeno Ionut Brigle “che rischia tuttavia di generare danni pari a 9 miliardi di euro”. E’ questa la stima, secondo uno studio indipendente, degli impatti alla salute e all’ambiente che verrebbero causati dal nuovo impianto a carbone. “Galati” racconta Brigle mentre si trova ad un sit in davanti alla sede dell’Enel a Roma, “è un’area che ha già subito gli impatti di una pesante industrializzazione e dove una precedente centrale, in 40 anni di attività, ha provocato una media di 40 morti premature all’anno.” Il 30 aprile, in occasione dell’annuale assemblea degli azionisti dell’Enel, insieme a Brigle ci sono i rappresentanti di varie comunità e paesi investiti da progetti dell’azienda. Dal coordinamento nazionale contro le nuove centrali a carbone in Italia, al movimento contro le dighe in Patagonia, passando per la Colombia e il Guatemala.

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