Siria: liberi dietro le sbarre

549895_435946909818991_1512828386_nAhrar, khalf al qudban” , liberi dietro le sbarre, è il nome di una campagna lanciata dai giovani della società civile siriana che dal 7 al 10 aprile hanno deciso di ricordare i tanti priogionieri nelle carceri del regime di Damasco, in particolare quelli d’opinione e politici.  Ahrar, Liberi,  è la parola con cui si autodefiniscono gli attivisti contro il regime di Assad, in questo momento si stima che siano quasi 37.000, oltre a migliaia di persone di cui non si ha notizia e che potrebbero essere anch’esse prigioniere. Le condizioni di detenzione e le torture praticate nelle carceri, stando ai racconti di chi ne è uscito ed ai rapporti delle più accreditate organizzazioni umanitarie, sono indescrivibili. Dalla privazione del sonno alle percosse, dalle condizioni igeniche estreme allo stupro dei detenuti e dei loro congiunti come strumento di interrogatorio, fino alle mutilazioni. Persone costrette a leccar via il proprio sangue dal pavimento o assetate per giorni per poi esser costrette a bere le urine dei carcerieri. Le tecniche dell’esercito lealista e delle milizie pro Assad puntano essenzialmente alla distruzione psicologica dei detenuti, all’umiliazione estrema ricercata anche con ogni forma di abuso sessuale possibile. Tecniche che non sono risparmiate a nessuno: donne, uomini e bambini. Persino il sentimento religioso è usato per fiaccare la volontà degli interrogati, che quando sono islamici credenti vengono costretti a rinnegare il loro credo e ad adorare immagini del dittatore Bashar Al Assad.  La maggioranza dei prigionieri non sono direttamente coinvolti nei combattimenti e spesso non sono neanche attivisi politici, cosa che rende ancora più devastante l’impatto psicologico delle violenze percepite come totalmente immotivate dalle vittime. Dal canto loro anche il variegato arcipelago dell’opposizione armata in Siria si è reso protagonista di arresti, esecuzioni sommarie, saccheggi, violenze e stupri, anche se con numeri incomparabilmene inferiori ed in maniera meno sistematica di quanto non faccia l’esercito lealista e le milizie che sostengono il regime.
La campagna “Liberi dietro le sbarre” è stata lanciata dal Centro per la Documentazione delle Violazioni in Siria, VDC, una organizzazione della società civile siriana dedita a raccogliere dati, prove e testimonianze degli abusi dei diritti umani. Una documentazione effettuata seguendo gli standard internazionali, nel tentativo di perseguire i crimini che si stanno verificando in Siria quando la situazione permetterà la nascita di una giustizia transizionale sulla via dell’auspicata normalizzazione del paese. In questi giorni sui social network girano quindi le immagini e le storie di tanti ragazzi e ragazze arrestati e poi spariti, divorati nei centri di detenzione e tortura ufficiali o segreti di cui ormai è costellato un paese che fù la culla della civiltà.Le testimonianze ed i contributi inclusi nel servizio audio sono tratti dall’ ultima puntata di “Akhd ua aata”, trasmissione radiofonica dell’ emittente online Souriali
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