Terranave 25: Nuove energie

petrolio    Nonostante sia ormai evidente che i combustibili fossili siano in via di esaurimento, il mondo occidentale continua a investire in ricerca e infrastrutture per l’estrazione di gas e petrolio. L’Italia è uno dei primi Paesi ad andare in questa direzione, prevedendo nuove concessioni per trivellazioni nell’Adriatico e nello Ionio. Parallelamente alle scelte del mondo istituzionale, un’alternativa diversa sta crescendo. Si tratta di gruppi, associazioni e cooperative che stanno lavorando per ribaltare il modello energetico esistente, partendo dalle necessità reali delle comunità. In questa puntata di Terranave analizziamo con esperti e studiosi l’attuale mercato dell’energia per poi spostarci in Val Susa, dove un’associazione sta ripensando una nuova logica del consumo.

 

“Una revisione profonda del modello economico attuale, intrinsecamente dipendente dal petrolio e dalla struttura finanziaria che lo pervade, è fondamentale per avviare una transizione reale verso un modello economico e energetico frutto di considerazioni e decisioni prese dalle persone e per le persone, che parte dai bisogni e dai desideri delle comunità e non dei mercati finanziari”. Energia in che senso?, Associazione Recommon

 

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In “Trivella selvaggia”, il dossier del 2012 a cura di Legambiente sulle estrazioni petrolifere in Italia, si parla di circa 65 mila km quadrati di mare italiano in concessione a multinazionali del petrolio, di cui 45 mila nell’Adriatico per attività di prospezione e i restanti per attività di ricerca e estrazione. Con la recentissima Sen, la nuova Strategia energetica nazionale che apre le porte a nuove concessioni per iniziare l’attività di estrazione, i chilometri quadrati rischiano di aumentare. In Abruzzo il progetto Ombrina Mare prevede un impianto con una piattaforma petrolifera e una nave raffineria alta come un palazzo di dieci piani e lunga più del doppio del Colosseo, che stazionerà nel cuore del Parco Nazionale della Costa dei Trabocchi. In Sicilia la piattaforma Vega B andrà a incrementare il lavoro di una piattaforma già esistente di fronte alla costa ragusana, e ancora si stanno rilasciando concessioni nelle Tremiti e in Basilicata.

Secondo i calcoli di Legambiente, in Italia si consumano 72/73 milioni di tonnellate di petrolio all’anno, mentre le riserve certe sotto il mare italiano sarebbero circa 10,3/10,5 milioni di tonnellate.  Una produzione che basterebbe solo per otto settimane. Lo stesso Ministero dello sviluppo economico parla di un rilancio dell’attività estrattiva della durata di sette anni per il gas e di quattordici per il petrolio. Scenari a brevissimo termine. Ma perchè allora l’Italia si riapre all’estrazione? Il Belpaese risulta attraente per le compagnie straniere, richiamate dagli scarsi vincoli al rilascio di concessioni e dalle royalties molto basse. “Gli investimenti dell’Italia e dell’Unione Europea avranno implicazioni nefaste non solo nell’immediato, ma anche nel lungo termine” spiega Elena Gerebizza, dell’associazione Recommon “perchè sono orientati alla costruzione di infrastrutture volte a trasportare combustibili che finiranno nel giro di pochissimo. Un enorme spreco di risorse pubbliche”.

Il prezzo di gas e petrolio oggi non è determinato solo dall’incrocio tra domanda e offerta, ma anche dalle azioni speculative di attori finanziari, tra cui le stesse multinazionali del petrolio. Da quando si è passati dall’estrazione convenzionale a quella non convenzionale (ad es. le sabbie bituminose e il gas di scisto), sono aumentati anche gli investimenti necessari per le infrastrutture, così si sono modificate anche le interrelazioni tra alta finanza e multinazionali del petrolio: il nuovo sistema non è più finanziato dai prestiti ma dal mercato di capitali, come ad esempio i fondi pensione.

La soluzione? Ripensare e ribaltare il modello produttivo e il modello energetico. In Italia esistono già piccole realtà e comunità che stanno portando avanti un lavoro in questa direzione, come Etinomia, un’associazione della Val susa che riunisce circa cinquecento realtà imprenditoriali locali. Frutto del confronto con i movimenti No Tav e prodotto del laboratorio sociale generato da anni di vertenze, Etinomia fonde due concetti, l’etica e l’economia, e lavora per gruppi tematici, tra cui quello dell’energia e dell’ambiente. La consulenza per privati e per comuni italiani su consumi e risparmio, la creazione di un polo tecnologico dove confluiscono competenze e nuove idee e sperimentazioni, la stesura di progetti su tematiche ambientali, e ancora la promozione di serate informative per coinvolgere il pubblico, sono solo alcune delle attività dell’associazione.

 

 

Ospiti della puntata:

Giorgio Zampetti, Legambiente
Elena Gerebizza, Recommon
Ilio Amisano, Etinomia 

In redazione: Lianka Trozzi, Fouad Roueiha

Terranave è un programma a cura di Marzia Coronati

Proponete la vostra alternativa a radioterranave@gmail.com

 

Terranave è trasmesso da:

Radio Popolare Roma  (Roma, 103.3)  domenica 9,30
Radio Flash (Torino, 97.6)  giovedì 20,00
Radio Kairos (Bologna, 105,85)  sabato 13,00
Radio Città Fujiko (Bologna, 103.1) domenica 13,30
Radio Indygesta (Web Radio)
Radio Onda d’urto (Brescia, cremona, Piacenza, 99.6) mercoledì 13,00
Radio Ciroma (Cosenza, 105,7) martedì 19,30

 

Immagine di Napoli Monitor

 

 

 

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