Note d’Oriente 12: Intifada musicale

MS2Nella nuova puntata di Note d’Oriente parleremo della mancanza di libertà d’espressione nella Tunisia post-rivoluzionaria. Vi racconteremo a tal proposito il caso del rapper tunisino Weld El 15, ricercato dalla polizia a causa del suo ultimo singolo “Boulicia Kleb”. L’accusa rivolta dalle autorità al cantante e ai responsabili del video della canzone è quella di “Attentato al pubblico pudore, insulto ai funzionari e minaccia alla sicurezza dello Stato”.

Analizzeremo poi la situazione del cinema saudita il quale, nonostante la sostanziale diffidenza ancora presente nel paese, è un settore in grande ascesa e ha prodotto ultimamente titoli molto interessanti che trattano tematiche spinose della società. Il tema del divieto per le donne di guidare è affrontato in “Fatin Drives Me Crazy” di Muhammad Sendi mentre “One Man’s Tricycle” di Fahmi Farahat e Abdulaziz Al-Nujaym tratta il tema della salvaguardia dell’ambiente in un Paese in cui le questioni ambientali suscitano scarso interesse.

A dieci anni dall’inizio della guerra in Iraq le tv continuano a parlare di questo paese solo in termini di caos politico, crisi economica, morte e distruzione mentre l’arte e la scena musicale irachena sono vive e in piena salute. Nonostante la guerra abbia distrutto il paese, infatti, l‘antica tradizione artistica irachena si è dimostrata più forte di tutto e continua a svolgere un ruolo significativo nell’ispirare forme d’arte emergenti, fuori e dentro il paese.

Dal Medioriente ci sposteremo in Italia per parlarvi di alcuni rapper che meritano di essere conosciuti. Il primo è il siriano Mc Abo Hajjar, che vive a Roma e fa musica rap in arabo. Trasferitosi in Italia solo da pochi mesi, in Siria cantava nella band Mazzaj di Tartus, sua città di origine. Sono italiani di origine marocchina invece i Maghrebizz, che già dal nome mostrano una chiara intenzione di non voler dimenticare la loro terra seppur vivano in Italia da quando erano bambini e abbiano un perfetto accento e stile di vita milanese. Il loro è un rap di denuncia contro una  società  italiana priva di valori e ancora lontana dall’essere un luogo di integrazione, pace e giustizia.

Mentre l’arabo è vivo e creativo nelle rime di questi rapper che cantano in esilio, lo stesso non si può dire per il Libano dove la lingua araba rischia seriamente di scomparire a causa del maggior prestigio dell’inglese e francese, utilizzate come lingue d’insegnamento nelle scuole. In risposta a questo allarme c’è stato però chi si è mosso nel tentativo di salvaguardare una lingua così antica e ricca. Stiamo parlando di Suzanne Talhouk , fondatrice della ONG Feil Amer, che svolge un importante ruolo di conservazione e diffusione della lingua araba.

Concluderemo la puntata riportandovi due notizie sulla Siria. La prima riguarda la recentissima creazione della rivista culturale “Dimasheq”, nata dall’idea che l’opposizione al dispotismo non si esprime solo con le armi e la lotta, ma anche incoraggiando la libertà di pensiero e di espressione, la creatività e il dialogo, perché non c’è libertà senza emancipazione della mente. La seconda riguarda Khalifa, un artista diciannovenne di Aleppo che diffonde i suoi graffiti sugli edifici distrutti dai missili. Il messaggio che lascia è : “Un giorno questo sarà bellissimo” e questo suo slogan è sempre accompagnato da uno smile, che il giovane  spiega come un tentativo di donare un po’ di ottimismo a chi vede solo morte e distruzione.

 

Playlist della puntata:

Soapkills – Tango

Weld El XV – Boulicia Kleb

Cairokee – Mat el-Kalam

Fairouz – Habbeytak bis-Seif

Mazzaj Band – We fed up

Adonis – Ma 3indi Fikra

Kulna Sawa – Wen A Ramallah

Maryam Saleh – Nixon Baba

 

In redazione: Francesco Tomassi, Laura Lucarelli

 

L’archivio storico delle puntate è disponibile su Mixcloud

 

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